Febbraio 17th, 2026 Riccardo Fucile
GLI INDECISI SONO IL 24%…. AFFLUENZA PREVISTA TRA IL 46% E IL 50%
Il conto alla rovescia è iniziato: il 22 e 23 marzo si voterà al referendum sulla riforma della giustizia. Il confronto politico tra i sostenitori del Sì e quelli del No è già entrato nel vivo. Ma più ancora degli equilibri tra i due schieramenti, sarà decisiva la partecipazione al voto.
Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Swg per TgLa7, l’affluenza dovrebbe collocarsi in una forbice compresa tra il 46% e il 50%. Ma è il dato sulle intenzioni di voto il più sorprendente, perché i sostenitori delle due fazioni appaiono sostanzialmente in equilibrio: entrambi si attestano intorno al 38% dei consensi, mentre resta significativa la quota di indecisi.
I movimenti tra i partiti
La rilevazione fotografa anche l’andamento delle principali forze politiche. Tra i partiti maggiori si registra una lieve flessione per Fratelli d’Italia (-0,3%), Partito Democratico (-0,2%) e Lega (-0,2%). Crescono invece Movimento 5 Stelle (+0,1%) e Verdi e Sinistra (+0,2%), mentre Forza Italia resta stabile. Tra le forze minori si segnala l’avanzata di Futuro Nazionale, la nuova formazione guidata da Roberto Vannacci, che guadagna lo 0,3%, rubando di fatto voti sia alla Lega che a Fratelli d’Italia. In crescita anche Azione (+0,2%) e Italia Viva (+0,1%). In lieve calo +Europa e Noi Moderati (-0,1% ciascuno), mentre restano invariati il dato delle altre liste e quello degli indecisi.
Da dove arrivano i voti di Futuro Nazionale
L’analisi di Swg si concentra anche sulla provenienza dei consensi del nuovo partito di Vannacci. Secondo le stime, l’1,24% degli elettori arriverebbe dalla Lega, l’1,2% da Fratelli d’Italia, lo 0,2% da Forza Italia, lo 0,3% da CasaPound e lo 0,5% da altre forze politiche o dall’area dell’astensione. Un quadro che evidenzia come il
nuovo soggetto politico stia intercettando soprattutto voti provenienti dall’area del centrodestra, con una componente non trascurabile di ex astenuti.
(da Open)
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Febbraio 17th, 2026 Riccardo Fucile
COSA DICE L’ULTIMO SONDAGGIO SWG: LA META’ DEGLI ELETTORI DI CENTRODESTRA E’ FAVOREVOLE ALL’INGRESSO IN COALIZIONE
Il sondaggio di Swg conferma al rialzo la valutazione positiva delle scorse settimane. Se una
settimana fa Futuro nazionale veniva dato poco sotto il 3%, ora dice l’agenzia con sede a Trieste, la valutazione si è spostata verso l’alto, al 3,6%. Un andamento in costante crescita che non sembra essere intaccato, anzi, dalle prime uscite pubbliche del partito che alla Camera vanta una componente (all’interno del misto) di tre parlamentari e che la scorsa settimana, dopo aver dato battaglia sul decreto Ucraina, ha deciso comunque di non far mancare il proprio voto di fiducia al governo sul testo che invia armi e aiuti militari a Kiev (pur votando no al contenuto del provvedimento).
L’identikit del vannacciano§
Ma chi sono i possibili elettori di Vannacci e chi, pur non volendo per il momento spostarsi, osserva il nuovo movimento con curiosità e sarebbe disposto, magari in futuro a votarli? L’agenzia Swg ha scelto di sondare le possibili ragioni della nascita e dell’iniziale consenso verso Futuro nazionale. Secondo il campione sondato questo consenso nasce perché «esiste una parte del paese che non si sente rappresentata dai partiti attuali», per quasi la metà degli ascoltati, il 54%. Interessante che a pensarla così sia una solida maggioranza della Generazione Z, il 59%
A pensare che il motivo sia «l’avanzata dell’estrema destra in Italia” è invece il 45% del campione, di cui il 63% degli elettori di opposizione, sondati. Altro elemento considerato importante è che «i temi identitari stanno diventando centrali», cosa che pensa il 39% del campione, con una significativa componente, 47% di quelli che sostengono la maggioranza.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2026 Riccardo Fucile
LA GERMANIA DI FRIEDRICH MERZ NON ANDRÀ A WASHINGTON, NÉ COME PARTECIPANTE, NÉ COME OSSERVATORE… LA DUCETTA HA TENTATO FINO ALL’ULTIMO DI ORGANIZZARE UN BILATERALE CON TRUMP, CHE GIUSTIFICASSE UN SUO VIAGGIO NELLA CAPITALE USA. NON ESSENDOCI RIUSCITA, MANDERÀ ANTONIO TAJANI, CHE OGGI SI PRESENTERÀ IN PARLAMENTO A PRENDERSI GLI IMPROPERI DELL’OPPOSIZIONE
Il cancelliere Friedrich Merz non andrà a Washington per il Board of Peace. Sono state le domande dei giornalisti italiani a fonti del governo tedesco a confermarlo in modo esplicito: «Il cancelliere ha continui contatti con Meloni. Ma indipendentemente da questo, è chiaro che non andrà a Washington, né come partecipante né come osservatore».
In Germania in realtà la domanda non si pone da tempo. Era stato lo stesso Merz, a Villa Pamphilj il 23 gennaio, a chiudere il tema, quando precisò che, com’è attualmente strutturato il Board of Peace, «non possiamo accettarne le strutture di leadership in Germania per motivi di diritto costituzionale».
La questione non è più stata riaperta, a differenza di quanto successo in Italia. I motivi sono molteplici: ma tanto più dopo i discorsi di Monaco è chiaro che Berlino ritiene di non poter partecipare a un organismo speciale che vorrebbe sostituirsi all’Onu, che è inoltre lontano dall’impostazione iniziale di implementare la fase 2 del cessate il fuoco a Gaza.
Merz coltiva il rapporto con Trump, ma ha tracciato dei distinguo: sì a una linea pragmatica comune, senza aderire a ogni iniziativa, senz’altro non a quelle Maga. Tant’è che prepara il prossimo viaggio a Washington, dal 2 al 4 marzo.
Oggi Antonio Tajani si presenterà in Parlamento per comunicare l’adesione dell’Italia al Board of Peace per Gaza nel ruolo di Paese osservatore, subito dopo ci sarà un voto sulla risoluzione di maggioranza, e poi un altro su una risoluzione comune delle opposizioni.
Al termine del dibattito parlamentare il ministro degli Esteri dovrebbe annunciare che sarà lui a volare a Washington, giovedì, alla celebrazione che Donald Trump ha preparato per se stesso e per l’avvio del Consiglio che si occuperà della “fase due” della ricostruzione nella Striscia. Se le ultime indiscrezioni sono confermate, Tajani andrà al posto di Giorgia Meloni.
La questione della partecipazione al Board si è complicata per la premier, anche se lei, va precisato, fino alla fine non ha escluso di andare personalmente e avrebbe provato in tutti i modi a trovare una buona ragione per salire sull’aereo e raggiungere l’amico Donald.
Ha sperato che ci fosse un leader di peso, almeno un altro oltre a lei (e a Trump) che siede nel G7. Ha tentato con Friedrich Merz, ma inutilmente, perché il cancelliere ha fatto trapelare […] che non ha la minima intenzione di sedere assieme a caudilli, monarchi assoluti del Golfo, dittatori o autocrati.
Cosa che invece, a quanto pare, non sarebbe dispiaciuta a Meloni, per la quale l’unico limite all’ingresso dell’Italia nel Board è rappresentato dalla Costituzione che
vieta l’adesione in organismi internazionali dove qualcuno – nel caso specifico sempre Trump – conta più degli altri.
Da quanto è possibile ricostruire delle trattative che hanno impegnato la diplomazia tra Roma e Washington nelle ultime ore, la premier ha provato anche a sondare la possibilità di un bilaterale con il presidente americano, occasione che a suo avviso avrebbe potuto giustificare il suo viaggio verso la Casa Bianca. Nulla da fare. E così Meloni ha ceduto a Tajani l’impegno di rappresentare l’Italia nella riunione inaugurale e la scelta di «esserci come Paese osservatore».
Le opposizioni presenteranno un testo per dare un mandato opposto e chiedere che l’Italia non abbia a che fare con il Board in nessun modo. Il documento ha compattato Pd, M5S, Avs, Più Europa, Italia Viva e in questo caso Azione. Poche altre volte Carlo Calenda ha preso parte a testi unitari delle opposizioni, ma sul punto resta durissimo nelle critiche a Meloni: definisce il Board, «una congrega di dittatori, affaristi, approfittatori guidato a vita da Trump» che ha presentato «un progetto delirante di sviluppo immobiliare stile Palm Beach, sulle macerie di Gaza» in cui «i palestinesi non sono neppure contemplati. Trascinarci – aggiunge – in questo obbrobrio offende la dignità dell’Italia e degli italiani»
Sono accuse a cui Meloni si troverà a rispondere di persona. Nel frattempo, il suo pensiero viene codificato e trasmesso ai parlamentari di Fratelli d’Italia dallo staff del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, con il solito dossier. Si difende il principio che «l’Italia possa giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati».
A differenza di quanto sostenuto da una parte dell’opposizione – è scritto – «lo status di osservatore permetterebbe di evitare la violazione del dettato costituzionale». Meloni e i suoi uomini si fanno scudo con la presenza a Washington di rappresentanti della Grecia, dell’Unione europea, e «non sono esclusi emissari di Francia, Germania e Regno Unito». Nessuno però a livello di leader, se non il presidente di Cipro, anche in qualità di presidente di turno del semestre europeo.
Sulla partecipazione dell’Ue e in quale formula avverrà, c’è stato un equivoco tra Roma e Bruxelles. Tajani in mattinata aveva assicurato che anche la Commissione avrebbe aderito come l’Italia, nel ruolo di «osservatore», una definizione che invece fonti ufficiali dell’esecutivo Ue hanno preferito sfumare, confermando comunque la presenza a Washington della commissaria al Mediterraneo Dubravka Suica.
(da Repubblica)
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Febbraio 17th, 2026 Riccardo Fucile
PER DUE VOLTE ERA STATO CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DEGLI STATI UNITI
Il reverendo Jesse Jackson, attivista per i diritti civili, ministro battista e due volte candidato
alla presidenza, è morto martedì all’età di 84 anni, ha comunicato la sua famiglia. Lo afferma la famiglia, come riporta Nbc News.
«Nostro padre era un leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo», ha dichiarato la famiglia Jackson in una nota. Jackson nacque a Greenville, nella Carolina del Sud, e raggiunse la notorietà nell’era dei diritti civili, partecipando alle manifestazioni con Martin Luther King Jr.
Jackson, racconta la Cnn, era quello che gli esperti definiscono «un americano originale»: nato da una madre adolescente non sposata a Greenville, nella Carolina
del Sud, durante l’era di Jim Crow, divenne un’icona dei diritti civili e un politico innovativo, che negli anni ’80 si candidò due volte in modo elettrizzante alla presidenza. La duplice candidatura di Jackson alla nomination democratica per la presidenza ispirò l’America afroamericana.
Era una figura di spicco per la comunità nera ben prima che Barack Obama raggiungesse la scena nazionale. Jackson raggiunse la notorietà nazionale per la prima volta negli anni ’60 come stretto collaboratore del reverendo Martin Luther King Jr. Dopo l’assassinio di King nel 1968, Jackson divenne uno dei leader per i diritti civili più influenti d’America, con grande disappunto di alcuni collaboratori di King, che lo consideravano troppo sfacciato.
Ma la sua Rainbow Coalition, un’audace alleanza di neri, bianchi, latini, asiatico-americani, nativi americani e persone Lgbtq, ha contribuito ad aprire la strada a un Partito Democratico più progressista.
«La nostra bandiera è rossa, bianca e blu, ma la nostra nazione è un arcobaleno: rosso, giallo, marrone, nero e bianco, e siamo tutti preziosi agli occhi di Dio», ha detto una volta Jackson. Una delle frasi più caratteristiche di Jackson era «Mantieni viva la speranza». La ripeteva così spesso che alcuni iniziarono a farne una parodia, ma per lui non sembrava mai perdere significato.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2026 Riccardo Fucile
IL ROGO SI È INNESCATO ALLE SEI DELLA MATTINA, PROBABILMENTE A CAUSA DI UN CORTOCIRCUITO. LA PRESENZA DI MATERIALE ALTAMENTE INFIAMMABILE HA ALIMENTATO IL ROGO: LA PROCURA INDAGA PER INCENDIO COLPOSO
Spaventoso incendio nella notte a via Chiaia a Napoli all’interno di un condominio intorno alle 6 del mattino. In fiamme è andato il Teatro Sannazaro la cui cupola è andata distrutta ma pesanti danni si sono verificati anche al suo interno. Tanto che il comandante dei vigili del fuoco ha spiegato stamattina che la storica sala è ormai distrutta. L’incendio è stato spento soltanto intorno alle 9.
La prima segnalazione e le foto diffuse sui social da Enrico Pennella. Sono giunti al teatro anche il sindaco Gaetano Manfredi e il prefetto Michele Di Bari. Il sindaco ha confermato che il teatro è andato completamente distrutto.
Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco. Area irrespirabile in tutto il quartiere. Le cause del rogo sono ancora da chiarire ma pare che l’incendio sia scaturito da un cortocircuito all’interno del palazzo.
Alcune persone sono rimaste intossicate dal fumo. Al momento sembra sia andata distrutta la cupola del teatro e danni si sarebbero verificati anche ai palazzi adiacenti.
Sul posto è arrivata Lara Sansone, proprietaria e direttrice artistica del teatro. La nipote dell’attrice Luisa Conte è scoppiata in lacrime dopo che le hanno riferito lo stato del teatro. La cupola del teatro, in seguito al crollo, ha colpito la platea. A causa delle fiamme alcune persone sono rimaste intossicate e condotte in ospedale ma nessuno è in pericolo di vita. La Sansone ha chiesto aiuto al sindaco, ma il teatro è privato e quindi bisogna studiare una strada per poter intervenire.
(da agenzie)
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