Destra di Popolo.net

CENTRO IN ALBANIA, 203 AGENTI PER 25 MIGRANTI

Febbraio 18th, 2026 Riccardo Fucile

SPESI 670 MILIONI MA LA STRUTTURA E’ SEMIVUOTA… IL CONTO: 250 MILIONI PER I VIAGGI, 133 PER CIBO E PULIZIA… CON LA STESSA CIFRA AVREMMO POTUTO COMPRARE 620 TAC OGNI ANNO, 29 PER REGIONE

Mentre il governo è impegnato nella campagna per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, giocata con colpi bassi e mistificazioni di cui nemmeno uno come Nordio si riteneva capace, ci è preso l’uzzolo di verificare se i centri in Albania stanno fun-zio-nan-do, come assicurato dalla Meloni al momento della firma del protocollo d’intesa con l’Albania nell’ottobre 2024, quando la propaganda batteva sull’immigrazione.
Allora il governo ha indicato l’obiettivo di circa 3 mila trasferimenti al mese, 39 mila all’anno. Attualmente, secondo nostre fonti sul posto, nel centro di Gjadër sono presenti 25 “ospiti” di nazionalità diverse, soprattutto Egitto e Nord-Africa.
Il costo dell’operazione è di circa 670 milioni in 5 anni (2024-2028), 134 milioni l’anno. Oltre 250 milioni sono per i soli costi di viaggio, per portare i migranti in Albania e rimpatriarli nei loro Paesi, oppure per riportarli indietro. Già: la quasi totalità dei trasportati delle prime tornate (66 persone in tutto) è stata ricondotta in Italia.
A ottobre 2024, di 16 persone trasferite 4 sono state riportate subito in Italia perché vulnerabili o minorenni. Gli altri 12 sono tornati dopo pochi giorni a causa della mancata convalida del trattenimento da parte del Tribunale di Roma
A febbraio ’25, 43 migranti sono stati riportati a Bari perché i giudici hanno dichiarato illegittimi i trattenimenti. Ad aprile ’25, 7 persone sono state fatte
rientrare per ordine dei tribunali o per “inidoneità sanitarie”. Questo avanti e indrè a spese nostre (ogni rientro costa 80mila euro) è stato fatto passare dal governo come un sabotaggio delle “toghe rosse” (“Assurdo! In aiuto della sinistra parlamentare arriva quella giudiziaria”, dai social di FdI). In caso di migranti da Paesi con cui l’Italia non ha stipulato accordi per i rimpatri (come Africa Subsahariana, alcuni Paesi dell’Asia, Siria), questi vengono fatti sostare nel limbo di Gjadër per un mesetto, poi riportati in Italia, dove verranno rilasciati con l’intimazione di lasciare il Paese entro 30 giorni.
Il centro di Gjadër è un trittico di fortini circondati da un recinto di cemento armato e metallo. Dentro, c’è un padiglione in cui gli ospiti dormono in moduli provvisori; sono liberi di muoversi entro un recinto, ma non di uscire dalla struttura (nei dintorni della quale, comunque, ci sono solo montagne e sterpaglie).
C’è anche un carcere, vuoto; finora vi ha soggiornato un solo detenuto, che poi è stato riportato in Italia. La cooperativa che si occupa dei pasti e della pulizia è l’italiana Medihospes, che si è aggiudicata il bando da 133 milioni per la gestione di Gjadër e Shengjin, che è l’hotspot di arrivo e identificazione.
A Gjadër ci sono medici e infermieri (uno a turno) e, se occorre, psicologi. I migranti non hanno particolari esigenze, solo qualche mal di denti; al momento non ci sono epidemie. Come detto, i fragili o malati sono stati riportati ex lege in Italia.
Le forze di sicurezza sono composte da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza italiani per un totale di 183 persone, più 20 agenti della Polizia penitenziaria. Per oggi o domani è previsto l’arrivo di 35 nuovi ospiti e di un’altra trentina per il fine settimana. Da giugno, entrando nella campagna elettorale, si prevede l’arrivo di un centinaio di persone a settimana; di conseguenza raddoppierà il personale di polizia. Lo stipendio medio di un agente è di 2 mila euro al mese più una diaria di 100 euro al giorno (a cui si sommano 80 euro al giorno per albergo e pasti).
Il lavoro consiste nella vigilanza per i fermati e nella logistica: rifornimenti di carburante, riparazione dei mezzi, etc., per turni di 6 ore al giorno. È vero che ci sono cani randagi dentro alla struttura: sono 4, di piccola taglia, “adottati” dagli agenti.
Non risultano rivolte né risse, a parte quando un ospite staccò un pezzo di ferro dalla struttura dei moduli per usarlo come pugnale.
Ogni tanto si affaccia qualcuno del governo, con fotografi al seguito: viene intrattenuto nella “sala benessere” in attesa che un dirigente lo raggiunga e lo porti in visita al centro; più spesso si vedono europarlamentari di sinistra. Una macchina per la Tac modello base costa 200 mila euro: al costo dell’Operazione Albania lo Stato italiano avrebbe potuto comprare 620 Tac ogni anno, 29 per regione, diminuendo sensibilmente i tempi d’attesa per esami salvavita nella Sanità pubblica.
(da Il Fatto Quotidiano)

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COME SBIANCARE LA STORIA

Febbraio 18th, 2026 Riccardo Fucile

NEGLI USA PARLARE DI SCHIAVISMO OFFENDE LE ORECCHIE DEI SUPREMATISTI BIANCHI

La goffa cancel culture coltivata, con scellerata ottusità, negli ambienti della sinistra radicale americana, è stata una prova di puro dilettantismo rispetto alla sontuosa capacità censoria dei Maga. Ora la volontà di cancellare tutto ciò che disturba è tornata a scorrere, trionfalmente, nel suo alveo naturale, che è la destra reazionaria.
Le liste di proscrizione di libri “negativi”, l’ostilità all’insegnamento di Darwin, il fastidio per la voce delle minoranze, il pregiudizio antiscientifico che ha radici nel fondamentalismo religioso, prosperano nella base trumpista tanto quanto ai vertici (ecco un caso in cui la politica può vantare una forte capacità di rappresentanza: il popolino scomposto che diede l’assalto al Congresso può ben riconoscersi nello spregio dell’amministrazione Trump per la cultura, le regole democratiche e il rispetto degli altri. Trump non è più colto e nemmeno più gentile dell’ultimo dei suoi supporter, è solo centomila volte più ricco).
È di ieri la notizia (bella) che una giudice federale ha ordinato il ripristino dei pannelli sullo schiavismo nel piccolo museo di Philadelphia dedicato a George Washington. Quei pannelli raccontano dei nove schiavi neri al seguito di Washington: né poteva essere altrimenti, essendo lo schiavismo un connotato fondativo della nascita di quella Nazione.
L’amministrazione Trump, poche settimane fa, aveva mandato il National Park Service a rimuoverli, adoperando un’agenzia pubblica come una specie di polizia culturale. Parlare di schiavismo offende le orecchie dei suprematisti bianchi. Salvo che poi ci sono ancora dei giudici, in America.
(da Repubblica)

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“GLI UCRAINI HANNO IL DIRITTO DI PROVARE ODIO”: CHI E’ ANASTASIA KICHEROVA, LA DONNA RUSSA CHE HA GUIDATO L’UCRAINA ALLA CERIMONIA DI APERTURA DEI GIOCHI

Febbraio 18th, 2026 Riccardo Fucile

HA SFILATO CON ORGOGLIO: “UN PICCOLO GESTO PER DIMOSTRARE CE NON TUTTI I RUSSI LA PENSANO COME PUTIN”

Anastasia Kucherova vive a Milano da quattordici anni e lavora come architetta. Pur non essendo un’atleta, lo scorso 6 febbraio ha preso parte alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, accompagnando sul prato di San Siro la delegazione ucraina composta da cinque atleti. Avvolta in un piumino argentato con cappuccio e occhiali scuri, ha sfilato con orgoglio. Nata in Russia, aveva espresso alla coreografa il desiderio di rappresentare l’Ucraina, nonostante l’assegnazione delle delegazioni fosse casuale.
Il gesto contro la Russia
Sul suo profilo Instagram, Kucherova ha raccontato il suo ruolo alle Olimpiadi 2026, approfondito poi in un’intervista all’Associated Press: «Quando cammini accanto a queste persone, capisci che avrebbero ogni diritto umano di provare odio verso qualsiasi russo – ha dichiarato – ma credo sia importante compiere un piccolo gesto per dimostrare che non tutti la pensano allo stesso modo».
Gli atleti hanno subito intuito le sue origini e le si sono rivolti in russo. Per Kucherova è stato il segno di «un legame profondo» tra russi e ucraini, «che potrebbe continuare a esistere, se non ci fosse la guerra».
Un gesto, quello di Kucherova, che assume il valore di una forma di resistenza simbolica nei giorni che segnano il secondo anniversario della morte per avvelenamento di uno dei più noti oppositori di Vladimir Putin, Alexei Navalny. «Gli ucraini non hanno alcuna possibilità di ignorare la guerra: è la loro quotidianità», ha osservato. «Eppure continuano a volersi bene, a sposarsi, a praticare sport, a prendere parte alle Olimpiadi. Lo fanno mentre tutto intorno a loro è devastato».
La delegazione ucraina e i famigliari che combattono da 4 anni
La delegazione ucraina sfilava con la pattinatrice di short track Yelyzaveta Sydorko come portabandiera ed era composta, tra gli altri, dal pattinatore artistico Kyrylo Marsak. Entrambi hanno i padri impegnati in prima linea al fronte. «Non esiste davvero alcuna parola capace di cancellare il dolore che queste persone hanno già vissuto, né qualcosa che possa avvicinarle al perdono – ha raccontato Kucherova -. Mi sono voltata verso di loro, non sapevo cosa dire, e mi sono limitata ad assicurare
che l’intero stadio li avrebbe accolti con una standing ovation». In un primo momento, ha spiegato all’agenzia di stampa, gli atleti si sono mostrati scettici. Poi, però, San Siro li ha avvolti in un applauso caloroso. «Sembrava che lo stadio riconoscesse la loro indipendenza, il desiderio di libertà, il coraggio di essere arrivati fino alle Olimpiadi». Dietro gli occhiali scuri, gli occhi di Kucherova si sono riempiti di lacrime.
(da Open)

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LA SPAGNA AUMENTA IL SALARIO MINIMO PER AIUTARE GIOVANI E DONNE: ORA VALE 1.221 EURO AL MESE

Febbraio 18th, 2026 Riccardo Fucile

SANCHEZ: “E’ UN ATTO DI GIUSTIZIA SOCIALE”

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato per il 2026 un aumento del salario minimo. La somma sotto la quale nessun imprenditore può scendere è salita a 1.221 euro al mese per quattordici mensilità, al netto dell’Irpef, ovvero circa 17mila euro all’anno. L’aumento è del 3,1%, ovvero di 37 euro al mese o 518 euro all’anno, rispetto alle condizioni precedenti. Sarà retroattivo dal 1° gennaio di quest’anno.
Il provvedimento è stato annunciato dalla ministra del Lavoro Yolanda Diaz, che ha descritto il salario minimo interprofessionale come una “misura femminista”, perché sta avendo un “impatto di genere senza precedenti”. Infatti, la differenza nella paga tra uomini e donne in Spagna è più bassa rispetto alla media europea e secondo la ministra è scesa del 22% proprio grazie all’introduzione del salario minimo, che avrebbe aiutato un milione e mezzo di lavoratrici. È l’ottavo aumento dal 2018: in questo periodo la somma è cresciuta di oltre il 60%.
L’altra categoria che secondo Diaz ha beneficiato della paga minima sono “i giovani”. Il salario minimo ha avuto un effetto positivo sull’occupazione, e “non c’è scienza né posizione accademica che possa sostenere che il salario minimo abbia un impatto negativo” sull’economia, ha detto.
La ministra del Lavoro, peraltro, ha anche duramente criticato le associazioni imprenditoriali che hanno deciso di non sottoscrivere l’accordo tra governi e sindacati. “Il Paese sta andando bene, sta crescendo del 2,8% ed è l’unico Paese
dell’Ocse in crescita, con margini aziendali enormi, e occorre quindi che si faccia lo sforzo di distribuire un po’ della ricchezza ai lavoratori”, ha detto in conferenza stampa. Il governo, secondo Diaz, “sta facendo la sua parte con l’aumento del salario minimo”, mentre restano “molti salari intermedi che non sono dignitosi”.
La viceministra ha ricordato che il salario mediano nel Paese è di 1.668 euro al mese. Il problema, infatti, resta: “In termini salariali” la Spagna è “a 25 punti di differenza negativa rispetto all’Unione europea”. Un attacco in particolare è stato rivolto al presidente della Ceoe, l’equivalente spagnolo di Confindustria, Antonio Garamendi: “Gli chiedo prudenza e responsabilità, guadagna 23 volte tanto il salario minimo interprofessionale”. Garamendi aveva parlato di una “mancanza di rispetto e un disprezzo senza precedenti per il dialogo sociale”.
Come detto, l’accordo governo-sindacati era stato sottoscritto ieri. Erano presenti la ministra Diaz e i rappresentanti delle principali sigle sindacali del Paese. Alla cerimonia della firma aveva partecipato il primo ministro Pedro Sanchez, che aveva parlato di un “passo molto importante per migliorare la vita di 2,5 milioni di lavoratori”.
Aumentare il salario minimo “è una questione di giustizia sociale e di intelligenza economica”, aveva detto Sanchez. “Questo aumento del salario minimo interprofessionale invia un messaggio molto chiaro e potente a milioni di persone: il loro lavoro è importante, il loro impegno è importante e la loro dignità è importante”. E non erano mancate le critiche alle associazioni degli imprenditori: “Chiedo ai datori di lavoro di fare la loro parte: che paghino di più, che si siedano al tavolo con i sindacati e che si arrivi a un aumento generalizzato degli stipendi”. Concludendo: “Quando è il momento di stringere la cinghia, la stringiamo tutti, e quando è il momento di distribuire i profitti, li distribuiamo tra tutti”.
(da agenzie)

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MELONI ATTACCA I GIUDICI PERCHE’ IL VIMINALE E’ STATO GIUSTAMENTE CONDANNATO A PAGARE 700 EURO PER IL MIGRANTE TRASFERITO ILLEGALMENTE IN ALBANIA MA NON DICE I TRE MOTIVI PER CUI AVEVA RAGIONE IL MIGRANTE

Febbraio 18th, 2026 Riccardo Fucile

LA SOLITA CACIARA AD USO GONZI MA SE AL VIMINALE SBAGLIANO A NON RISPETTARE LE NORME DA LORO STESSI FISSATE LA COLPA NON E’ DEI GIUDICI

“Una parte politicizzata della magistratura continua a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa”. Questa è la morale, secondo Giorgia Meloni, nel caso dell’uomo trasferito illegalmente in Albania a cui il ministero dell’Interno deve riconoscere un risarcimento di 700 euro perché il suo invio nel Cpr di Gjader era irregolare.
La presidente del Consiglio, a tre giorni di distanza dalla notizia, ha postato un video sui social prendendosela con la magistratura per la sentenza. Il messaggio è arrivato dopo giorni in cui la stampa di destra aveva battuto molto sulla vicenda, perché successivamente alla decisione sul rimborso è emerso che a carico del 56enne algerino ci sarebbero 23 sentenze di condanna emesse per vari reati tra il 1999 e il 2023 (l’uomo vivrebbe in Italia dal 1995).
Proprio sulle condanne Meloni ha insistito nel suo video. “Un cittadino algerino irregolare in Italia che ha alle spalle 23 condanne tra le quali lesioni per aver picchiato una donna a calci e pugni non potrà essere trattenuto in un Cpr né trasferito nel centro in Albania per il rimpatrio”, ha detto. “Per lui alcuni giudici hanno stabilito addirittura, non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il ministero dell’Interno dovrà risarcirlo con 700 euro per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione”.
QUELLO CHE MELONI HA DIMENTICATO DI DIRE
In realtà la sentenza in questione, arrivata il 10 febbraio dal tribunale di Roma per un ricorso presentato ad aprile 2025, non ha vietato la detenzione in un Cpr. Ha stabilito che il trasferimento era irregolare, principalmente per tre motivi legali.
Che non ci sarebbe stato un provvedimento per motivare il trasferimento in Albania; che la persona interessata non sarebbe stata avvisata (gli era stato detto che sarebbe stato inviato a Brindisi); e che la detenzione nel centro albanese avrebbe impedito il diritto agli incontri familiari (l’uomo ha due figli).
Meloni non ha chiarito che la sentenza, peraltro solo in primo grado, è una valutazione sul caso specifico fatta sulla base delle norme internazionali e delle
leggi che il governo stesso ha varato. Finora, peraltro, è l’unica condanna nei confronti dell’esecutivo per un trattenimento in Albania.
Al contrario, la presidente del Consiglio ha rilanciato l’attacco ai giudici riprendendo la retorica utilizzata più volte in passato: ovvero che sia la magistratura a ‘impedire’ al governo di portare avanti le sue politiche.
(da Fanpage)

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L’UCRAINO SQUALIFICATO PER IL CASCO RICEVERA’ 200.000 EURO DAL PRESIDENTE DELLA SQUADRA DI CALCIO SHAKHTAR: “ORGOGLIO E RISPETTO”

Febbraio 18th, 2026 Riccardo Fucile

IL PROPRIETARIO DEL CLUB GLI HA VERSATO LA CIFRA CHE AVREBBE INCASSATO L’ATLETA SE AVESSE VINTO L’ORO

Ha perso le Olimpiadi, ma ha guadagnato il rispetto dei suoi connazionali. E un mucchio di soldi. Vladyslav Heraskevych squalificato dai Giochi invernali di Milano Cortina perché non ha rinunciato al casco con le immagini di atleti ucraini uccisi dalle bombe dei russi in quattro anni di guerra avrà dal proprietario della squadra di calcio Shakhtar Donetsk oltre 200.000 dollari.
“A Vlad Heraskevych è stata negata l’opportunità di competere per la vittoria ai Giochi Olimpici, ma torna in Ucraina da vero vincitore” spiega Akhmetov in un comunicato del club.
“Il rispetto e l’orgoglio che si è guadagnato sono la ricompensa più alta. E io voglio che abbia abbastanza energia e risorse per continuare la sua carriera sportiva, ma anche per lottare per la verità, la libertà e il ricordo di coloro che hanno dato la vita per l’Ucraina”.
La cifra non è casuale: è il premio in denaro che avrebbe guadagnato se avesse vinto la medaglia d’oro ai Giochi nella sua gara di Skeleton.
Il Cio gli ha vietato di gareggiare con quel casco: gli aveva consentito di allenarsi e di parlarne, di parlare dei colleghi uccisi, di mettere una fascia nera al braccio, ma in gara no.
Le regole sul divieto di “messaggi politici” e sulla “le regole sulla libertà di espressione” sono rigide. E non ha voluto ammettere un’eccezione.
Heraskevych ha perso anche il ricorso presso la Corte Arbitrale dello Sport poche ore prima delle ultime due manche della sua competizione, aveva già le prime due manche a causa della sua squalifica.
(da agenzie)

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L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI

Febbraio 18th, 2026 Riccardo Fucile

CONTE TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI

Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte è raccontato spesso come un partito quasi “staliniano”. Nella crisi di identità perenne del suo principale alleato, il Pd dalle mille correnti, l’apparente stabilità del M5s è un dato più unico che raro. Talmente unico, e talmente raro, che a dispetto della superficie, qualcosa si muove.
Anche nell’ex partito di Beppe Grillo, conquistato dall’ex “avvocato del popolo”, inizia a montare una “maretta”, come la definisce “Repubblica”: “L’ultima scossa interna sarebbe stata avvertita nel procedimento per la scelta del futuro capogruppo parlamentare del Senato.
Con il secondo mandato del leader Conte va rinnovato a norma di statuto il vertice. E, secondo le voci interne, l’ex presidente del Consiglio si appresterebbe a varare le nomine dei cinque vicepresidenti, che andranno poi ratificate dal voto on line degli iscritti”.
Continua “Rep.”: “Le fonti più disparate nel M5S danno per scontata l’ascesa di Stefano Patuanelli alla vicepresidenza”. E proprio l’ex ministro dello Sviluppo economico, stando ai rumors di via di Campo Marzio, starebbe emergendo come uno dei principali oppositori di Peppiniello.
Le divergenze tra l’ingegnere triestino e l’ex presidente del Consiglio, in particolare, riguardano i tempi di “attuazione” del Campo largo. Patuanelli, infatti, spinge per sancire il prima possibile, ufficialmente, l’alleanza con il Pd e le altre formazioni “progressiste”.
Conte, invece, che con le sue posizioni critiche verso l’Ucraina e indulgenti verso Putin rappresenta una spina nel fianco dei dem, vuole rimandare la decisione a ottobre, “dopo la pace” (evidentemente è convinto che Trump, che ai tempi di Palazzo Chigi lo chiamava “Giuseppi”, riuscirà a costringere Zelensky alla resa che gli chiede Putin).
L’avvocato di Volturara Appula temporeggia perché è certo di essere lui il “predestinato”, il candidato premier del centrosinistra. Conte non ha mai abbandonato l’ambizione di tornare a Palazzo Chigi: ha vissuto l’avvicendamento con Draghi come il tradimento di un “usurpatore” e il suo sogno è tornare a suonare la campanella in Consiglio dei ministri.
L’ultima scossa interna sarebbe stata avvertita nel procedimento per la scelta del futuro capogruppo parlamentare del Senato. Con il secondo mandato del leader Giuseppe Conte va rinnovato a norma di statuto il vertice, e secondo le voci interne l’ex presidente del Consiglio si appresterebbe a varare le nomine dei cinque vicepresidenti, che andranno poi ratificate dal voto on line degli iscritti.
Al momento nei corridoi delle due Camere più di un parlamentare stellato dà per “blindata” la riconferma della vicaria Paola Taverna; sicura quella di Michele Gubitosa, ma anche di Mario Turco
Se non si passasse da cinque a sette vicepresidenti (è una delle ipotesi a cui sta lavorando Conte) sarebbero comunque almeno due i posti da assegnare ex novo: quello di Riccardo Ricciardi, da oltre un anno capogruppo alla Camera, e quello dell’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, dimessasi a ottobre in polemica con quella che ha definito l’eccessiva attenzione del Movimento contiano alle “alleanze di palazzo”.
Le fonti più disparate nel M5S danno per scontata l’ascesa di Stefano Patuanelli alla vicepresidenza, ma c’è anche un tema di equilibri di genere: fra le donne in corsa ci sono l’ex vicepresidente del gruppo a Montecitorio Vittoria Baldino (che però “vorrebbe una delega vera”, raccontano a Montecitorio) e la presidente della Vigilanza Rai Barbara Floridia. Candidato alla promozione anche Ettore Licheri, ex presidente dei senatori, che potrebbe rientrare in un eventuale organico a sette.

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DALLA CHIESA ARRIVA UNO SCHIAFFONE ALLA TRUMPETTA: IL SEGRETARIO DI STATO VATICANO, PIETRO PAROLIN, FA SAPERE CHE “IL VATICANO NON PARTECIPERÀ AL BOARD OF PEACE PER GAZA”. E CRITICA LA DECISIONE DI GIORGIA MELONI DI SALIRE A BORDO DEL BARACCONE DI TRUMP

Febbraio 18th, 2026 Riccardo Fucile

“ABBIAMO PRESO NOTA CHE L’ITALIA PARTECIPERÀ COME OSSERVATORE, EVIDENTEMENTE CI SONO PUNTI CHE LASCIANO PERPLESSI, PUNTI CRITICI CHE AVREBBERO BISOGNO DI TROVARE DELLE SPIEGAZIONI”

“Il Vaticano non parteciperà al Board of Peace per Gaza. Poi abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore, evidentemente ci sono punti che lasciano perplessi, punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni.
La cosa importante è che si stia tentando di dare una risposta ma per noi ci sono delle criticità che andrebbero risolte”.
Lo ha detto il segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, lasciando palazzo Borromeo dopo il bilaterale con l’Italia con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni.
Il segretario di Stato ha anche indicato qual è una delle “criticità” che per il Vaticano andrebbero risolte, vale a dire il ruolo delle Nazioni Unite nelle crisi internazionali: “una preoccupazione – ha spiegato infatti Parolin – è che a livello internazionale è soprattutto l’Onu che gestisce queste crisi”.
(da agenzie)

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TELE-MELONI CONTINUA A COLLEZIONARE INSUCCESSI E ORMAI IL SERVIZIO PUBBLICO SI RITROVA IN UN PANTANO: IN TRE ANNI LO SHARE È SCESO DI TRE PUNTI, DAL 38% AL 35% A FAVORE DI MEDIASET, CHE SI RINFORZA

Febbraio 18th, 2026 Riccardo Fucile

ALLA MANCANZA DI IDEE SI AGGIUNGONO LE FIGURACCE: IL RISULTATO È STATO QUELLO DI TUMULARE L’IDENTITÀ DELLE SINGOLE RETI… NON È UN CASO CHE AD AVERE LA PEGGIO SIA STATA RAI2, COLATA A PICCO, MENTRE RAI3 RESTA IN PIEDI SOLO GRAZIE AI PROGRAMMI STORICI COME “REPORT” E “CHI L’HA VISTO?”

L’ora più buia della Rai si riassume in una cifra: tre punti in meno di share negli ultimi tre anni. Dal 38 al 35, uno per cento. Tre punti che incidentalmente coincidono con la rottamazione dei vertici di viale Mazzini e le bordate della Lega di Matteo Salvini per non aumentare i finanziamenti alla Rai.
Risultato: la Tv pubblica con meno spot e meno risorse crolla e Mediaset si rinforza. Da un lato poche idee e meno investimenti su programmi e acquisizioni, dall’altro continuità manageriale e prodotti convincenti. Così, in cerca di una nuova identità editoriale crolla Raidue e cresce Rete4.
Come a dire: le strategie in campo e il ricambio in atto non hanno portato fortuna alla causa di “Tele Meloni”. Le reti pubbliche finiscono nel pantano mentre più o meno tutte le concorrenti private crescono in fatturato e ascolti.
Infatti, nonostante l’anno appena passato sia segnato dalla Tv generalista in calo del 2, 82 per cento (da 8,15 a 7,92 milioni di individui nel minuto medio), Mediaset si porta a casa un più 1,26% grazie ad una gestione efficace del pubblico e a un’architettura di palinsesto orientata alla continuità.
In questi ultimi tre anni si è passati da un’offerta per reti a un’offerta per generi («troppo confusa» sostengono tecnici ed esperti del settore) e nella partita sono «saltati non solo i parametri e la capacità di gestione del palinsesto» ma le certezze e le identità delle reti
I casi più emblematici sono Raidue ma anche Raitre. La seconda rete è il punto massimo dell’instabilità strategica nel confronto tra i due anni (2024-2025). Ha subito continue riorganizzazioni di palinsesto, e perfino Il collegio, storico format di successo, solo in questo inizio di anno ha subito ben tre cambiamenti di giorno nel palinsesto prima di essere retrocesso definitivamente in seconda serata.
Stessa situazione per Raitre che perde solo lo 0,21% di share grazie alla “coerenza” di pubblico e a pilastri informativi come Report stabilmente sopra la media dell’8 per cento di share, Chi l’ha visto? e Splendida cornice che si conferma intorno al milione di spettatori.
E Raiuno? Resta a galla per via della fiction e degli eventi ma per il resto è allarme. Un allarme che preoccupa – e non potrebbe essere diversamente – anche l’azionista di riferimento della Rai, il ministero del Tesoro sul cui tavolo è stato recapitato uno studio sulla crisi che investe mamma Rai: sia nel merito degli ascolti sia sul fronte dei ricavi. Il nodo, infatti, è editoriale ma anche finanziario.
La polemica sul direttore di Raisport, Paolo Petrecca «è un mini-simbolo della debacle, di come è gestita l’azienda rimasta orfana di dirigenti e uomini prodotto, sì lottizzati ma almeno capaci». Risorse, che la Rai in questa fase non possiede: perché i tetti pubblicitari sono diventati invalicabili e ferrei e perché il canone non è mai stato agganciato nemmeno all’inflazione. E così, o si vara una profonda riorganizzazione dell’azienda «o la concorrenza schiaccerà la Tv pubblica».
Come accaduto, ad esempio, nella recente perdita dei diritti delle Atp Finals a vantaggio del rivale dove racconta un top manager di viale Mazzini, «Mediaset ha fatto solo il suo mestiere. È la Rai che non aveva le risorse per vincere la gara». Taglia oggi e taglia domani, (certo la Bbc sta peggio che annuncia tagli per 600 milioni) lascia andare via Flavio Insinna, Amadeus e Fabio Fazio anche Rete 4 è cresciuta al 7,7%, Italia 1 del 2, 51% e perfino Affari Tuoi, da leader incontrastato dell’anno passato, ha ceduto lo scettro alla Ruota di Jerry Scotti.
Dal settembre dello scorso anno al 7 febbraio scorso (Olimpiadi escluse), in prima serata, Mediaset si piazza al 22,23 per cento di share e Raiuno si ferma al 21,11. Sul fronte generaliste non va meglio a mamma Rai (secondo i dati Auditel elaborati da studio Frasi): Mediaset più 20,3 per cento contro la Rai a meno 9,5%. E in prima serata il quadro non migliora, anzi: in termini di audience più 45,1% di share Canale 5 meno 9,6 per cento Raiuno.
La Rai punta tutto sull’accoppiata Sanremo-Olimpiadi. I risultati di Milano-Cortina premiano gli ascolti. E perfino Raidue esce dal coma risalendo al 14,02 per cento. Lo sport e le medaglie vinte richiamano gli italiani. Ma il tema non è nella sfida sulla lunga distanza. Anche i Tg battono la fiacca. Con il segno più davanti ci sono solo il Tg5 di Clemente Mimun, il notiziario del Tg4 e Studio aperto

(da agenzie)

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