Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile
È UN FILONE DELL’INCHIESTA PORTATA AVANTI DALLA PROCURA DI CATANZARO, CHE VEDE IL GOVERNATORE ACCUSATO DI CORRUZIONE E MALVERSAZIONE – L’APERTURA DEL NUOVO FRONTE GIUDIZIARIO ARRIVA NEL PIENO DELLO SCONTRO TRA MAGGIORANZA E TOGHE SUL REFERENDUM. E RISCHIA DI AZZOPPARE LA SCALATA A FORZA ITALIA DI OCCHIUTO
L’indagine su Roberto Occhiuto è arrivata a Roma. Il presidente della Calabria è indagato per truffa (articolo 640 II comma codice penale) per i rimborsi di 3.800 euro al mese percepiti dalla Regione per l’automobile usata per l’esercizio delle sue funzioni nonostante il governatore già fruisse di un’altra auto pagata sempre dalla Regione.
L’indagine carsica sul presidente è emersa a Catanzaro come una fiumara in estate con l’avviso di proroga indagine di giugno e l’interrogatorio di Occhiuto, su sua richiesta, a luglio.
Il presidente, preso atto delle contestazioni, ha chiamato le elezioni anticipate cercando l’ordalia che lavasse tutto. A ottobre è stato riconfermato con il 57,2 per cento, tre punti in più del 2021. Il giudizio del popolo lo ha rieletto, ma non prosciolto.
La GdF sta ultimando il suo lavoro ed è arrivato il momento delle scelte per i pm. Dopo il terremoto politico, il sostituto Domenico Assumma, l’aggiunto Giancarlo
Novelli e il procuratore Salvatore Curcio, devono decidere se chiedere il processo o l’archiviazione.
Al Fatto risulta che Occhiuto resta indagato (oltre che a Roma per truffa) anche a Catanzaro per due casi di presunta corruzione: il primo legato ai rapporti con l’ex socio nella Tenuta del Castello Srl, Paolo Posteraro, e il secondo per i rapporti con Valentina Cavaliere, ex amministratrice della Tenuta.
Inoltre i pm catanzaresi contestano a Occhiuto una presunta malversazione ex articolo 316 bis del codice penale per i fondi europei ricevuti dall’Universitat Autònoma de Barcelona il 17 marzo 2022 dalla Tenuta del Castello nell’ambito del progetto comunitario di tracciamento delle uve: Trace Windu
Occhiuto non è mai stato amministratore ma solo socio di minoranza di Tenuta del Castello dal 14 febbraio 2019 al 27 aprile 2022. Come il socio Posteraro però avrebbe percepito un bonifico di 12 mila euro dalla società “la cui provvista – secondo la GdF – è stata costituita almeno in parte (…) grazie all’erogazione Trace Windu”.
La presunta truffa sui rimborsi per l’auto è finita a Roma perché il reato si compierebbe nel momento e nel luogo dell’incasso. E i bonifici dei rimborsi sono stati incassati presso l’agenzia di Roma dove il presidente, vicesegretario di FI ed ex deputato, ha il suo conto
La questione dell’auto – planata da poco sul tavolo del procuratore aggiunto di Roma Giuseppe De Falco – fu scoperta per caso dalla GdF intercettando il telefono di Paolo Posteraro, ex socio di Occhiuto ed ex collaboratore della di lui compagna, Matilde Siracusano, sottosegretario di Forza Italia, estranea all’indagine.
Nell’informativa della GdF si legge: “Con riferimento all’autovettura Audi Q4 Sportback 40 E-Tron, targata G.…A, nella disponibilità di Occhiuto, Posteraro riferiva alla moglie (Maria Gabriella Dodaro, magistrato della Corte dei Conti, all’epoca in servizio presso la Procura regionale per la Calabria, ndr) ’gliene pago un’altra in forza della quale lui pija un bel rimborso dalla Regione!’.
Inoltre, confermando quanto riferito alla moglie, sempre Posteraro evidenziava anche a O.B. che Occhiuto aveva la disponibilità dell’autovettura Audi Q4 Sportback 40 E-Tron, targata G…A, esclusivamente per giustificare il fatto che ‘pijava (prendeva, ndr) 5.000 euro u mise (al mese, ndr) di rimborso dalla Regione!’.
La GdF segnalava anche una conversazione intercettata dalla quale emergeva un tamponamento effettuato dall’Audi Q4 guidata dal figlio di Occhiuto. Il Consiglio regionale calabrese riconosce ai consiglieri e al presidente un rimborso generoso per le spese sostenute per l’auto usata nell’esercizio delle funzioni: 3.800 euro al mese.
Nell’ipotesi dei pm quel rimborso non spetterebbe a Occhiuto, che avrebbe dovuto comunicare di avere a disposizione, grazie alla Regione, già un’altra auto: la Audi A6 citata dalla GdF e in precedenza una Land Rover.
Nei mesi scorsi, il Corriere di Calabria ha pubblicato una nota dell’Avvocatura regionale che assolveva a suo modo Occhiuto sostenendo tra l’altro che “il contributo erogato al presidente prescinda dall’utilizzo dell’autovettura di servizio a titolo gratuito”. Ora però sarà la Procura di Roma a valutare se a Occhiuto spettasse quel rimborso e se fosse obbligato a comunicare alla Regione di non averne bisogno.
Sarà il pm De Falco a dover decidere se notificare la richiesta di archiviazione o la chiusura indagine che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Un bivio che Occhiuto affronterà con il giusto distacco, da presidente eletto con 4 anni e mezzo di legislatura davanti.
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile
ANNULLATO IL PROVVEDIMENTO E REVOCATA LA SANZIONE COLLEGATA: VINCE LA LEGALITA’… SOSTENERE CHE DOVEVA “COORDINARSI” CON LA GUARDIA COSTIERA LIBICA, NOTA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, E’ UN ABORTO GIURIDICO
Il tribunale di Catania ha annullato il provvedimento di fermo amministrativo che pesava sulla
Sea‑Watch 5 e ha revocato la sanzione collegata. La misura faceva riferimento all’intervento del 25 gennaio, quando la nave ha soccorso 18 persone — tra cui due bambini molto piccoli — su un barchino in difficoltà. L’ong tedesca che gestisce l’imbarcazione ha dichiarato di essere pronta a tornare nel Mediterraneo e riprendere le attività di salvataggio non appena risolte le questioni logistiche.
Contesto giuridico e motivazioni
Secondo Sea‑Watch, il salvataggio è avvenuto in acque internazionali, nella zona SAR attribuita alla Libia. Le autorità italiane avevano contestato la mancata comunicazione delle coordinate all’autorità libica, motivo per cui era stato disposto il fermo e inflitta la sanzione. L’ong ha spiegato la scelta operativa citando le condizioni di pericolo manifeste a bordo e le ripetute violazioni dei diritti umani documentate nei centri di detenzione libici: notificare l’intervento alla Libia, a loro avviso, avrebbe potuto esporre le persone soccorse a ulteriori rischi.
Il caso solleva questioni delicate: da un lato gli obblighi procedurali legati al coordinamento SAR e alla notifica tra Stati, dall’altro la responsabilità di tutela delle persone recuperate in mare. Il pronunciamento di Catania elimina l’ostacolo amministrativo immediato, ma non chiude il dibattito giuridico sulle priorità operative in situazioni di emergenza.
Implicazioni pratiche
Con la revoca del fermo, la Sea‑Watch 5 può tornare a navigare. Resta però da definire l’articolazione pratica delle missioni: assegnazione dei porti sicuri, canali di comunicazione con le autorità competenti e criteri per eventuali deroghe quando a rischio ci sono vite umane. Le ong hanno annunciato contatti con le istituzioni per concordare i prossimi passaggi logistici; dai futuri confronti dipenderanno le modalità operative immediate.
Il precedente Palermo
Questo episodio si inserisce in un quadro giudiziario più ampio. Il tribunale civile di Palermo aveva riconosciuto un risarcimento a Sea‑Watch per il fermo della Sea‑Watch 3 nel 2019, legato alla vicenda con la comandante Carola Rackete: oltre 76mila euro per danni patrimoniali e spese legali. Quel precedente resta un elemento di riferimento nella discussione su autorizzazioni, zone SAR e limiti delle norme amministrative rispetto all’obbligo di soccorso.
Nuovi ritrovamenti e impatto umano
Parallelamente alla vicenda giudiziaria, sono stati segnalati ritrovamenti drammatici: Sea‑Watch ha indicato il recupero di almeno 15 cadaveri sulle coste di Calabria e Sicilia. Le autorità stanno verificando i corpi tramite accertamenti medico‑legali; indizi preliminari collegano queste morti al ciclone Harry, che ha creato condizioni meteomarine estremamente pericolose. L’ong ha definito quei corpi «vite concluse ai confini dell’Europa», avvertendo che il numero potrebbe non rappresentare l’intero bilancio.
Cosa resta aperto
Le indagini in corso chiariranno cause e responsabilità, e potrebbero influenzare eventuali adeguamenti normativi o procedure operative. Sul piano pratico, il tema resta lo stesso: trovare un equilibrio credibile tra obblighi amministrativi, cooperazione internazionale e, prima di tutto, la protezione delle persone in pericolo. I prossimi giorni diranno se il confronto tra ong, autorità nazionali e organismi di coordinamento SAR porterà misure concrete per mitigare i rischi lungo le rotte del Mediterraneo.
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile
PETRECCA CERCA GIUDA, MA LA DOMANDA È: LO RICONOSCERÀ? O LO SCAMBIERÀ PER QUALCUN ALTRO COME HA FATTO CON MATILDA DE ANGELIS (CONFUSA CON MARIAH CAREY) E KRISTY COVENTRY (CHE HA SPACCIATO PER LA FIGLIA DI MATTARELLA)?
Un’immagine tratta da un quadro di Guido Reni, “San Matteo e l’Angelo”, e una scritta che richiama un passo del Vangelo di Matteo, precisamente il versetto Mt26, 20-29.
A postarlo nelle sue stories Instagram è il direttore di RaiSport Paolo Petrecca, poco dopo che aver rimesso in mandato nelle mani dell’ad Rai, Giampaolo Rossi, in seguito alla bufera scatenatasi per la telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi. I versetti citati da Petrecca contengono la celebre frase rivolta da Gesù agli apostoli durante l’Ultima Cena: “In verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. Difficile capire a chi Petrecca si riferisca, fuori o dentro la Rai.
I versetti dal 20 al 29 recitano infatti: “Quando fu sera, si mise a tavola con i dodici. Mentre mangiavano, disse ‘In verità vi dico: uno di voi mi tradirà’. Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono a dirgli uno dopo l’altro ‘Sono forse io, Signore?’ Ma egli rispose ‘Colui che ha messo con me la mano nel piatto, quello mi tradirà'”.
Poi, il passo del Vangelo di Matteo, evocato da Petrecca, continua cambiando tono: “‘Certo, il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato’. E Giuda, il traditore, prese a dire: ‘Sono forse io, Rabbì?’ E Gesù a lui ‘Lo hai detto'”.
Il passo citato dal direttore dimissionario di Rai Sport, conclude: “Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver pronunciato la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo ‘Prendete, mangiate, questo è il mio corpo’. Poi prese un calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: ‘Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati. 29 Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo
frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio'”.
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile
PER PETRECCA È STATA “FATALE” LA FIGURA DI PALTA FATTA DURANTE LA CERIMONIA D’APERTURA DELLE OLIMPIADI. NELLA SUA TELECRONACA HA CONFUSO SAN SIRO CON L’OLIMPICO, POI MATILDA DE ANGELIS CON MARIAH CAREY E, DULCIS IN FUNDO, LA PRESIDENTE DEL CIO KIRSTY COVENTRY CON LA FIGLIA DI MATTARELLA
Il direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca, ha rimesso il proprio mandato nelle mani
dell’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi e lascerà l’incarico al termine delle Olimpiadi di Milano – Cortina. La responsabilità di Rai Sport – in via transitoria – sarà affidata a Marco Lollobrigida. Lo annuncia una nota della Rai.
Il passo indietro di Petrecca – appreso da fonti Rai – è arrivato dopo che il direttore di Rai Sport è finito al centro delle polemiche per gli errori nella telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina, nella quale ha deciso di cimentarsi al posto del collega Auro Bulbarelli, costretto a farsi da parte dopo aver spoilerato informazioni sulla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.§Sul piede di guerra era scesa anche la redazione di Rai Sport, dicendosi pronta alla sciopero alla fine dei Giochi. A sostegno della protesta, era stato anche attuato uno sciopero delle firme dei giornalisti dei tg e dei gr. Petrecca era finito inoltre al centro di nuove contestazioni per le spese “pazze” della sua direzione, lievitate, secondo indiscrezioni filtrate sulla stampa dopo una riunione con il capo del personale, a suon di assunzioni, promozioni e gratifiche e consulenze esterne.
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile
SI TRATTA DELL’AVANZATA PIÙ COSPICUA DAL GIUGNO 2023… I RUSSI SONO IN PANNE DA QUANDO ELON MUSK HA TOLTO LORO LA TECNOLOGIA DI “STARLINK” E SONO RIMASTI SENZA INTERNET
Base della 157esima Brigata Droni, droni e ancora droni: sono l’arma del presente sul fronte russo-ucraino, preannunciano le guerre del futuro e dominano i pensieri di tutti gli esperti di questioni militari. Quasi l’80 per cento delle perdite nei due eserciti sono ormai dovute a quest’arma.
Sono ancora soprattutto i droni che stanno permettendo agli ucraini di resistere all’invasione a quattro anni dal suo inizio e negli ultimi giorni, sembra, persino di guadagnare terreno ricacciando le avanguardie russe. Forse sino a 200 chilometri quadrati strappati ai soldati di Mosca tra mercoledì e domenica scorsi.
La notizia rimbalza da inizio settimana tra i blogger militari nei due campi. Ma usiamo il condizionale perché si tratta di avanzamenti nella cosiddetta zona grigia, ossia quella parte di territorio che nessuna delle due parti controlla e perché le due propagande contribuiscono ad aggiungere le ambiguità della disinformazione al caos connaturato alla guerra.
Gli esperti di faccende militari citati dalla France Press utilizzando dati dello Institute for the Study of War di Washington e oggi ripresi da alcuni media ucraini segnalano che i 200 chilometri quadrati riconquistati in meno di una settimana rappresenterebbero l’avanzata ucraina più cospicua da quelle del giugno 2023 e sono simili per estensione ai successi russi nello scorso dicembre.
«I contrattacchi ucraini fanno leva sul recente blocco di Starlink alle forze armate russe, che i blogger militari di Mosca affermano avere creato enormi problemi alle comunicazioni tra le unità al fronte e anche all’utilizzo dei droni», riportano le fonti.
Il problema delle comunicazioni per i russi è stato accentuato anche dalla decisione di Putin di tagliare i collegamenti con Telegram. Il Cremlino tende a censurare le notizie diffuse in rete, specie quelle relative alle ingenti perdite.
Di recente il nuovo ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, ha sostenuto che tra morti, feriti e dispersi i russi avrebbero perso 35.000 soldati in gennaio e 30.000 in dicembre.
(da Corriere della Sera)
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Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile
L’ONU PARLA DI 486 VITTIME ACCERTATE NEL MEDITERRANEO DALL’INIZIO DELL’ANNO, MA IL NUMERO POTREBBE ESSERE MOLTO PIÙ ALTO
La certezza non c’è. E forse non arriverà mai. Ma quattro cadaveri, riemersi in 10 giorni lungo la
costa tirrenica calabrese, compongono un quadro che inquieta gli investigatori: potrebbe trattarsi di un naufragio fantasma, l’ennesimo, di un barcone carico di migranti svanito senza richiesta di soccorso, senza coordinate.
L’ipotesi che prende corpo è quella della rotta Algeria-Sardegna, l’unica compatibile con corpi restituiti dal Tirreno mentre le altre tratte insistono sullo Ionio. I resti, in avanzato stato di decomposizione, sono stati riportati a riva dalle mareggiate che hanno colpito il litorale tra Scalea, Amantea, Paola e Tropea.
«Al momento non abbiamo elementi per collegare i ritrovamenti a un naufragio specifico», ha detto il procuratore di Paola Domenico Fiordalisi. Nel Tirreno risultano due dispersi scomparsi l’11 febbraio nell’affondamento del peschereccio «Luigino» davanti a Santa Maria Navarrese, in Ogliastra.
Ma lo stato dei cadaveri rinvenuti in Calabria non è compatibile con una permanenza in acqua di pochi giorni. E il primo ritrovamento, l’8 febbraio a Scalea, è precedente al naufragio del «Luigino».
Gli ultimi due corpi sono stati avvistati ieri, a Paola e a Tropea, in quest’ultimo caso da studenti che dalle finestre della classe hanno visto galleggiare una sagoma tra le onde.
Solo quando la corrente l’ha spinto verso riva, la Guardia costiera è riuscita a portarlo a terra. Sembrerebbe una donna, ma sarà l’autopsia a stabilirlo. Dal mare che in queste settimane ha travolto pontili e strade in Calabria e Sicilia, negli stessi giorni sono stati portati sulle coste italiane 11 cadaveri tra Trapani, Pantelleria e Marsala.
Durante il ciclone Harry la Guardia costiera ha segnalato almeno 8 barche in difficoltà, con circa 380 persone a bordo. Una cifra che per alcune organizzazioni umanitarie che operano in Africa sarebbero sottostimate. L’agenzia Onu per le migrazioni parla di 486 vittime accertate nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno, ammettendo che centinaia potrebbero non essere state registrate
(da Corriere della Sera)
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Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile
“IL FUOCO HA DIVORATO UN PEZZO DELLA MEMORIA DI NAPOLI. SONO ANDATI IN FUMO LE PAROLE, I PENSIERI, LE EMOZIONI CHE SU QUELLE TAVOLE HANNO PRESO FORMA” … “IL TEATRO PER NAPOLI È UN LINGUAGGIO DEL CUORE. DA SCARPETTA AI DE FILIPPO, DA NINO TARANTO A LUISA CONTE, PARTENOPE HA SEMPRE AFFIDATO L’ESPRESSIONE PIÙ PROFONDA DEI SUOI SENTIMENTI, PASSIONI ED EMOZIONI ALLE TAVOLE DEL PALCOSCENICO”
Con il Sannazaro non si è incendiata una semplice sala teatrale. Ad andare in fiamme è un pezzo dell’anima della città più teatrale d’Italia. Perché il teatro per Napoli è un linguaggio del cuore. Da Scarpetta ai De Filippo, da Nino Taranto a Luisa Conte, Partenope ha sempre affidato l’espressione più profonda dei suoi sentimenti e trasalimenti, passioni ed emozioni alle tavole del palcoscenico.
Il Sannazaro incarna da sempre la forza di questo legame tra il carattere vesuviano e l’arte scenica. Soprattutto dal 1971 quando a dirigerlo era stata la grande attrice Luisa Conte con suo marito Nino Veglia. Il loro intento era quello di restituire al Sannazaro il ruolo di teatro popolare, ma nel senso più alto del termine.
Da quel momento la sala divenne un caso quasi unico nel panorama nazionale, con stagioni costruite attorno a pochi titoli di grande successo, repliche quotidiane, sale sempre esaurite e un pubblico fidelizzato. Tanto da entrare negli annali dello spettacolo come “teatro dei record”.
Negli anni Settanta e Ottanta Luisa Conte, in particolare, incarnò una figura di capocomica carismatica, nella migliore tradizione della scena partenopea, capace di coniugare rigore artistico e profonda empatia con il pubblico. Attorno a lei si formarono generazioni di attori che avrebbero segnato il teatro napoletano contemporaneo.
Ma il glorioso spazio di via Chiaia, nel cuore della Napoli storica, ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Sin dalla sua fondazione, avvenuta il 26 dicembre 1847, quando Napoli era una delle capitali europee dello spettacolo. Fu un evento mondano di grande rilievo che rivelò immediatamente la vocazione del teatro per l’alta prosa e per un pubblico colto, composto prevalentemente dall’aristocrazia e dall’alta borghesia.
Le cronache dell’epoca descrissero il Sannazaro come un jolie bouquet, una bomboniera. In effetti la sala, progettata dal celebre architetto Fausto Niccolini, era decorata in bianco e oro, impreziosita da stucchi e affreschi di artisti di grido, capace di coniugare eleganza e raccoglimento. Nella seconda metà dell’Ottocento il Teatro Sannazaro si affermò come uno dei palcoscenici più prestigiosi della città. Nel 1888 fu il primo teatro napoletano a essere illuminato con luce elettrica, un primato tecnologico che ne consolidò l’immagine di luogo moderno e all’avanguardia.
Un’immagine destinata a rafforzarsi un anno dopo, nel 1889, quando il Sannazaro ospitò l’attesissima prima di Na Santarella di Eduardo Scarpetta. Un autentico evento teatral-mondano premiato da un successo clamoroso. Oltre cento repliche, che gli valsero la fama di spazio portafortuna.
Si può dire che il grande teatro italiano ed europeo abbia calpestato le sue tavole. Star del calibro di Eleonora Duse, Emma Gramatica e Sarah Bernhardt, Ermete Novelli, Ermete Zacconi e Ruggero Ruggeri contribuirono a fare del Sannazaro un luogo privilegiato della drammaturgia moderna.
Una tendenza destinata ad accentuarsi negli anni Trenta del Novecento quando il teatro si aprì alle nuove tendenze della scena urbana, come il cinema-varietà, che univa proiezioni cinematografiche e numeri dal vivo.
Di quegli stessi anni è l’incontro storico tra il Sannazaro e i De Filippo, destinato a lasciare un’impronta indelebile nella storia del teatro italiano. Il grande Eduardo presenta proprio nella sala di via Chiaia alcune delle sue prime commedie di successo, contribuendo alla nascita di una nuova comicità borghese. E sempre al Sannazaro Eduardo incontra per la prima volta Luigi Pirandello, un incontro
Lo ha ricordato ieri Marisa Laurito che proprio con Eduardo ha iniziato la sua carriera di attrice. Ma che ha voluto ricordare il ruolo di Luisa Conte, che nella seconda metà del Novecento ha strappato il teatro dalla decadenza cui sembrava avviato e ne ha fatto uno degli spazi più cari al cuore dei napoletani e non solo. Alla scomparsa della grande attrice e impresaria, nel 1994 il testimone artistico del teatro passò alla nipote Lara Sansone, affiancata da Salvatore Vanorio.
Che hanno contribuito a mantenere viva la bandiera della grande tradizione teatrale partenopea senza rinunciare a un dialogo con la contemporaneità. Ecco perché ieri in via Chiaia il fuoco non ha bruciato solo un edificio teatrale. Ha divorato un pezzo della memoria di Napoli. Sono andati in fumo le parole, i pensieri, le emozioni che su quelle tavole hanno preso forma. E di cui adesso sentiamo maledettamente la mancanza.
(da “la Repubblica”)
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Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile
“LA VERSIONE DELL’AGENTE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI”… ALTRI QUATTRO POLIZIOTTI INDAGATI
Lo scorso 26 gennaio un poliziotto ha ucciso con un colpo di pistola alla testa il 28enne
Abderrahim Mansouri durante un’operazione antidroga in via Giuseppe Impastato, al limitare del “bosco della droga” di Rogoredo (Milano). Ieri, mercoledì
18 febbraio, sono stati inseriti nel registro degli indagati anche altri 4 agenti, accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso.
“Questa novità rafforza quelli che sono stati i nostri dubbi sin dall’inizio, ovvero sul fatto che il nostro assistito avrebbe puntato una pistola finta contro il poliziotto, dandogli il pretesto e il motivo per ucciderlo”, ha riferito a Fanpage.it l’avvocato Marco Romagnoli, che insieme alla collega Debora Piazza rappresenta la famiglia della vittima. “Come dimostrano anche i risultati dell’autopsia, la versione resa dall’agente fa acqua da tutte le parti”. L’ipotesi dei legali, come riportato da Ansa, è che il 28enne “non avesse la pistola” e che qualcuno l’avrebbe messa lì successivamente.
La sparatoria e le indagini
Secondo la versione resa dall’agente, il 28enne avrebbe puntato un’arma – poi risultata essere una pistola a salve – contro di lui, costringendolo a sparare per difendersi. Tuttavia, secondo quanto riferito a Fanpage.it dall’avvocato Marco Romagnoli gli esiti preliminari dell’autopsia e la ricostruzione della traiettoria del colpo sembrerebbero raccontare una dinamica differente: il proiettile avrebbe colpito il giovane “di lato”, dunque, “la vittima non poteva star guardando e quindi puntando l’arma contro il poliziotto”.
Inoltre, stando ai risultati delle luci forensi, utilizzate per rilevare le tracce invisibili a occhio nudo, non sono state rilevate impronte digitali sulla replica della Beretta 92 che Mansouri avrebbe impugnato la sera del 26 gennaio. Anche se, come ha spiegato a Fanpage.it Salvatore Spitaleri, biologo forense e criminalista, ex Ris dei carabinieri di Messina, potrebbe essere dovuto anche “a causa del fango” che potrebbe “aver cancellato eventuali tracce”.
A complicare ulteriormente il quadro della vicenda è anche la ricostruzione delle ore precedenti alla sparatoria. Dopo un servizio in solitaria nella zona di piazzale Corvetto, l’agente ha riferito di essersi spostato verso il bosco di Rogoredo, dove ha poi incontrato Mansouri. Una sequenza di azioni e decisioni operative che la procura sta ora analizzando nel dettaglio, verificando la coerenza tra quanto dichiarato e gli elementi raccolti.
Tutti questi elementi hanno portato gli inquirenti a interrogarsi non solo su quanto accaduto lo scorso 26 gennaio, ma anche sulla condotta dell’agente in procedimenti passati. Per questo, la procura di Milano ha aperto un fascicolo per falso ideologico a carico del poliziotto riguardo un verbale d’arresto del 2024 a carico di un 20enne tunisino, poi assolto. Il tribunale di Milano aveva anche trasmesso gli atti ai pm per valutare “condotte penalmente rilevanti” perché erano emerse “numerose affermazioni che non coincidono con quanto si può vedere dalle immagini delle telecamere di sorveglianza”.
Oggi, a quasi un mese di distanza dalla morte del 28enne, il pm Giovanni Tarzia, che coordina le indagini insieme con il procuratore Marcello Viola, ha notificato gli inviti a comparire ai 4 nuovi indagati che saranno interrogati nei prossimi giorni. “Io e l’avvocata Piazza accogliamo con grande stupore e con la massima stima per la procura questa notizia”, ha commentato a Fanpage.it l’avvocato Romagnoli. “Questa novità rafforza i nostri dubbi sin dall’inizio. Mansouri era un ragazzo giovane, faceva lo spacciatore, ma non era uno sbandato, non faceva uso di stupefacenti, era lucido e centratissimo. Non avrebbe mai realizzato una condotta tanto irrazionale come quella di puntare una pistola finta contro un poliziotto, dandogli il pretesto e il motivo per ucciderlo”.
(da Fanpage)
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Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile
CON IL LORO STIPENDIO, I GIOVANI NON RIESCONO A NEMMENO A CAMPARE: SOLO I PIU’ FORTUNATI RIESCONO A VIVERE DISCRETAMENTE GRAZIE ALL’AIUTO DELLA LORO FAMIGLIA
«Alla fine la questione è veramente semplice: bisogna mettere mano al portafoglio e fare un investimento corale sulla retribuzione fissa di ingresso dei neolaureati, alle prime esperienze professionali. Non c’è scorciatoia, in Italia vanno alzati i salari, abbiamo una fascia di ingresso che interessa i primi 2, 3 anni in azienda molto più bassa della media europea». Marco Morelli è un manager di lungo corso che parla da un osservatorio molto ricco di dati, quello di amministratore delegato di Mercer Italia, la multinazionale che fa parte di Marsh e ha tra i suoi focus la strategia sul capitale umano.
«Non dico di guardare alla Svizzera dove si sfiorano i 90mila euro, ma i 32mila euro lordi di ingresso dei neolaureati italiani sono troppo distanti dai 57.500 della Germania, dai quasi 57mila dell’Austria, o dai 47.500 dell’Olanda e questo riduce l’attrattività del nostro Paese. Poi è vero che tante aziende mettono in atto virtuose politiche di welfare e percorsi di crescita delle persone, ma questo non basta per attirare i talenti più giovani.
Dobbiamo accettare il fatto che le retribuzioni vanno alzate e portate sopra la soglia di 40mila euro lordi. Poi senz’altro i benefit e il welfare sono importanti, ma le grandi città e alcune aree del Paese sono molto costose e pongono un tema di costo della vita, tant’è che si dovrebbe tornare a ragionare anche di differenziali a seconda delle diverse aree geografiche.
Lo stesso stipendio a Palermo e a Taranto non regge lo stesso potere di acquisto a Milano o a Roma. Non possiamo dimenticare che l’Italia è un Paese che ha un potere di acquisto molto diverso a seconda dei territori. Le prime esperienze dei neolaureati, di chi ha meno di 30 anni devono contemplare l’importanza dell’esperienza professionale ma anche la necessità di sostenere il loro tenore di vita. Il livello medio italiano che oggi si attesta a 32mila euro è troppo basso, va alzato almeno del 25-30%».
Il report di Mercer, contenuto nella Total remuneration survey, ha coinvolto 735 aziende che sono presenti in Italia, per un totale di circa 270.000 osservazioni retributive. Il campione è rappresentativo di imprese di medie e grandi dimensioni, con in media un fatturato di 830 milioni di euro e circa 1.430 dipendenti.
Se prendiamo i settori, quello che paga meglio è il Life Science, con una retribuzione di ingresso media di 34mila euro, superiore del 6,25% alla media nazionale. Seguono la manifattura (33.525 euro), i beni di largo consumo (32.950 euro), l’high tech (32.825 euro) e l’energia (32.250 euro).
I servizi non finanziari restano invece il settore meno competitivo, con una retribuzione di ingresso pari a 28.400 euro, circa l’11% in meno della media. Analizzando lo storico dei dati, va detto che in Italia si osserva un’evoluzione delle retribuzioni di ingresso dei neolaureati a partire però da un livello molto più basso e non con la stessa rapidità di altri Paesi. Nel nostro Paese, secondo i dati rilevati da Mercer, parliamo di un livello di ingresso che nel 2022 era di 30mila euro e nel 2025 è salito a 32mila, con un aumento del 7%.
Nel confronto con l’Europa, insomma, l’Italia resta ancora poco competitiva. I neolaureati italiani si collocano nella parte bassa della classifica, davanti solo a Spagna e Polonia, che peraltro recentemente hanno cominciato ad accelerare.
Non solo: dalla survey emerge come solo il 16% delle aziende italiane dichiari di avere una politica specifica e strutturata dedicata ai neolaureati, e appena il 36% offre percorsi di carriera formalizzati. Meno della metà, inoltre, investe in programmi di formazione professionale o di istruzione. Morelli evidenzia che «oltre ad avere livelli salariali di ingresso più bassi, l’Italia è anche un Paese dove la crescita retributiva è molto lenta
Il gap si riduce solo nel momento in cui si arriva alle posizioni apicali dove c’è un sostanziale allineamento con le principali economie europee. Il problema quindi è sulla parte più bassa e sul suo attraversamento».
Cosa fare? Per Morelli innanzitutto bisognerebbe «provare ad adottare politiche di detassazione degli stipendi: il cuneo fiscale in Italia è molto elevato e ricade sulle imprese. Ridurlo potrebbe facilitare l’innalzamento dei livelli retributivi.
Inoltre i benefit andrebbero detassati senza fissare soglie come accade oggi: questo potrebbe portare a contratti integrativi più genorosi. A questo proposito andrebbero incentivate nella contrattazione di secondo livello politiche di pay for skill, immaginando di remunerare le competenze aggiuntive acquisite dal lavoratore. Infine resta da declinare la Pay Transparency che è una grande occasione per avere retribuzioni più eque».
(da agenzie)
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