Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile
LE OPPOSIZIONI: “AVETE USATO UN OMICIDIO PER FARE PROPAGANDA PER IL SI’ AL REFERENDUM, STRUMENTALIZZANDO UN FATTO DI CRONACA CHE ORA SI RITORCE CONTRO DI VOI”… LE DICHIARAZIONI DI SALVINI E BIGNAMI SUBITO DOPO IL FATTO… GRAZIE AI MAGISTRATI DI MILANO E’ EMERSA LA VERITA’
La segretaria del Pd Elly Schlein chiede che il leader della Lega e la premier si scusino: “È una
tragedia su cui si è innescata subito una speculazione politica da parte della presidente del consiglio Meloni e del vicepremier Matteo Salvini, che pur di attaccare i giudici in vista del referendum costituzionale hanno una volta ancora strumentalizzato gravemente un fatto di cronaca”.
Sul caso Rogoredo Avs, M5S e Pd chiedono un’informativa urgente del ministro Piantedosi: “Questa informativa è necessaria non solo per difendere l’onorabilità della polizia di Stato, che ha gli anticorpi per difendersi, perché svolge una funzione democratica al servizio del Paese, ma perché riteniamo che il governo e in primis il ministro Piantedosi deve chiarire l’uso politico che è stato fatto dal governo e dalla maggioranza per piegare questa vicenda agli interessi politici di questo Governo”, spiega Angelo Bonelli di Avs.
“Un quarto d’ora dopo che era accaduto” il fatto “avete provato a mettere una norma nel decreto sicurezza che garantisse l’impunità per questi fatti. Volevate il modello Ice, il modello della polizia di Trump, che ammazza le persone per strada”, aggiunge il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi.
Furfaro (Pd): “Cosa dice ora Bignami?
Il deputato del Pd Marco Furfaro su X scrive: “Era il 29 gennaio, tre giorni dopo i fatti di Rogoredo. E a Dritto e rovescio, il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, si scagliava contro i magistrati per aver osato indagare il poliziotto responsabile dell’omicidio e i suoi colleghi. ‘Questo si gira, gli punta una pistola, il poliziotto gli spara, ahimè lo uccide, e la magistratura lo indaga per omicidio volontario’. Poi, gran finale: ‘Io da avvocato dico che questo non è giusto e dico anche che se si vuole cambiare questa giustizia bisogna votare sì al referendum’. Solo che poi quella giustizia lì, quella cattiva, quella ingiusta, quella da cambiare col referendum, ha fatto il suo lavoro. E ha scoperto un po’ di cose”.
“Tipo che la pistola non aveva le impronte della vittima e sarebbe stata piazzata lì – prosegue -. Tipo che la vittima stava al telefono, non puntando un’arma. Tipo che l’agente pare si facesse pagare il pizzo dai pusher. Delle cosette, insomma. Cosa dice oggi il capogruppo di Fratelli d’Italia? Tutto questo lo sappiamo perché un pm ha aperto quel fascicolo che Bignami voleva impedire. Votate sì, diceva, ‘e cambiate questa giustizia’. Che tradotto significa: votate sì e un caso come Rogoredo non verrà mai più scoperto. Grazie, Bignami. Come spot per il no non avremmo potuto fare di meglio”.
Per Angelo Bonelli di Avs “La presidente Giorgia Meloni, insieme a Matteo Salvini, deve chiedere scusa agli italiani per le bugie raccontate al solo scopo di criminalizzare i magistrati e alimentare la loro campagna referendaria. Il caso del poliziotto di Rogoredo ne è un drammatico esempio”.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile
IL POLIZIOTTO HA APERTO IL FUOCO ANCHE SE LO SPACCIATORE ERA DISARMATO. POI, PER GIUSTIFICARE LA SPARATORIA, HA PIAZZATO UNA PISTOLA GIOCATTOLO VICINO AL CORPO
“La posizione dell’amministrazione è molto chiara, di estremo rigore professionale: a nessun poliziotto è consentito operare al di fuori delle regole, giuridiche e deontologiche”. Lo ha sottolineato il capo della Polizia Vittorio Pisani parlando della vicenda di Rogoredo.
“Lo stato di diritto non è un principio giuridico astratto, noi per primi siamo tenuti a dimostrarlo concretamente ogni giorno perché è un metodo di lavoro – aggiunge – il rispetto della persona umana, dell’integrità fisica e della sua dignità è un dovere assoluto”. Un dovere che “va esercitato nei confronti di chiunque e garantito a colui che commette un reato”.
“L’immagine sana è quella dei colleghi investigatori della questura di Milano e questo è molto importante, perché noi abbiamo necessità di essere punto di riferimento per la nostra collettività e il cittadino deve avere quotidianamente fiducia nel nostro operato”.
“Penso che aver dimostrato come la Polizia di Stato ha operato l’arresto di un ex appartenente alla Polizia di Stato, anzi lo definirei un delinquente – ha concluso – penso che questa sia l’immagine sana del nostro modo di operare”.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile
“IL CENTRODESTRA PERDE VOTI, UN ELETTORE SU 5 DI FORZA ITALIA ANDRA’ ALLE URNE PER VOTARE NO”… MELONI DOVREBBE SCENDERE IN CAMPO? “FOSSI IN LEI, NON LO FAREI. IL RISCHIO DI UNA SCONFITTA PESANTE È CONCRETO”
«A meno di clamorosi imprevisti o errori di uno dei due schieramenti, questa sarà la
tendenza con cui si arriverà al voto». Roberto Weber, presidente dell’Istituto Ixè, presenta così l’ultima rilevazione sul voto referendario che porterà gli italiani alle urne il weekend del 22-23 marzo per esprimersi sulla riforma costituzionale della giustizia.
Il sondaggista è stato il primo a registrare il sorpasso del fronte del No e il suo nuovo studio sembra confermare il trend: con un tasso di affluenza tra il 40 e il 45%, i contrari oscillerebbero tra il 52% e il 54%, i favorevoli tra il 46% e il 48%.
A definire la situazione attuale ha contribuito, spiega Weber, il ritorno in campo di un terzo attore che si è inserito tra i due fronti e che potrebbe avere un ruolo «cruciale» nell’esito del referendum: gli astensionisti che per questa riforma hanno deciso di ritornare alle urne.
Weber, quali sono i rapporti di forza all’interno di questo terzo gruppo?
«Per uno che vota Sì, ce ne sono due che votano No».
Chi sarebbero questi ormai ex astensionisti che per il referendum hanno deciso di tornare alle urne?
«Sono quelli che non si sentono né di destra né di sinistra, che, ad oggi, non andrebbero a votare alle prossime elezioni».
Di quanti voti parliamo?
«Circa il 25% di quelli che andranno a votare. È una parte minoritaria ma decisiva, perché gli altri due schieramenti sono più o meno in equilibrio».
Come si possono inquadrare?
«Non è gente che milita, ma che ascolta e su quello che sente costruisce il proprio giudizio. Si può dire che rappresenti il ritorno di un po’ di opinione pubblica».
Cosa registrate, invece, all’interno dei due schieramenti?
«Una maggiore compattezza del fronte del No rispetto a quello del Sì, dove vediamo più frammentazione e, soprattutto, una maggiore propensione a rimanere a casa i giorni del voto».
In quale partito è più accentuato questo fenomeno?
«Nella parte di elettorato che vota Forza Italia e Noi moderati».
Ma sono loro ad aver partorito la riforma. Berlusconi ne è sostanzialmente il padre putativo.
«Beh, da quello che ci risulta il 20% di questi elettori andrà alle urne per votare No».
Quindi uno su cinque. Un numero così rilevante?
«Per dare un’idea, il livello di compattezza del No all’interno del Pd è del 97,4%».
Quindi il centrodestra perde voti sia per il maggiore astensionismo che per la crescita del No tra le loro fila.
«Sì, stanno soffrendo questa doppia dispersione. Il loro è un elettorato meno motivato».
E gli attacchi alla magistratura fatti da Meloni? Stanno rafforzando il fronte dei favorevoli alla riforma?
«No, non stanno pagando. Insistere su un piano squisitamente politico non frutta perché la credibilità è bassa».
A guadagnarci da questa situazione allora è la magistratura?
«Sa che, per la prima volta dopo 20 anni, la fiducia nella magistratura ha superato il 50%? Ben 8 punti in più rispetto allo scorso novembre».
È l’effetto Meloni?
«Più che altro, è l’effetto paura».
Paura per i contenuti della riforma?
«No, è troppo tecnica per essere abbastanza conosciuta. C’è una preoccupazione più generalizzata per l’instabilità politica dell’Italia, dell’Europa e del pianeta, che alimenta la diffidenza verso una riforma che tocca un argomento serio come la giustizia».
Centra in qualche modo l’apparizione a sorpresa del presidente Mattarella alla seduta del Csm
«La sua presenza lì “non da presidente del Csm, ma da presidente della Repubblica”, come ha detto nel suo discorso, è indubbiamente arrivata alla gente. Quando Meloni poi attacca i magistrati per il caso Sea Watch, in realtà risponde a lui, non ai giudici».
Che l’attacco ai magistrati non alimenti il fronte del Sì è una notizia.
«Non aiuta se l’attacco diventa una questione esclusivamente politica. Per i fatti di cronaca, invece, è diverso».
Che intende?
«Faccio un esempio: chi segue con attenzione il caso Garlasco e ha un giudizio negativo sull’operato della magistratura è compattamente a favore del Sì».
Sorprendente.
«Se il governo insiste su vicende giudiziarie come questa, potrebbe ottenere un ritorno in termini di voti».
E per quanto riguarda le preferenze per fasce di età?
«Sembra confermato che tra i più giovani il fronte del No è in maggioranza. Tra gli over 60, invece, c’è più equilibrio».
Perché è convinto che questa tendenza rimarrà stabile?
«Il nostro è un mestiere fatto per sbagliare, ma questo è quello che traspare dai dati. Poi, certo, tutto può cambiare. L’elettorato è volatile e, se sbagli, rischi di pagare lo scotto. Si ricorda le elezioni del 2006?».
In effetti, manca ancora un mese al voto. La campagna elettorale, fino a oggi abbastanza blanda da entrambe le parti, non può cambiare le sorti del voto?
«Penso che la campagna si accenderà nelle prossime settimane e che, nei limiti del possibile, verranno investiti dei fondi, ma non penso che possa incidere in maniera decisiva sull’esito del voto».
Meloni dovrebbe scendere in campo da protagonista?
«Fossi in lei, non lo farei. Il rischio di una sconfitta pesante è concreto».
Il suo sondaggio si basa su una percentuale di affluenza tra il 40 e il 45%. Se aumenta il numero di votanti cambia qualcosa?
«In buona sostanza, no. Però credo che questa percentuale di affluenza sia persino troppo ottimistica».
Quanto pensa che sarà?
«Metterei la forbice tra il 35% e il 50%».
Alcuni suoi colleghi hanno pubblicato sondaggi ipotizzando un tasso di affluenza al 60%.
«Lo escludo. Negli ultimi 20-30 anni non abbiamo quasi mai visto referendum con queste percentuali. Se pensa che alle ultime elezioni in Lombardia, una delle regioni più ricche d’Italia e d’Europa, è andato a votare il 41% degli aventi diritto…».
(da Il Centro)
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Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile
IL MAI PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO TRASFORMA PUCCI IN UN MARTIRE DELLA LIBERTA’ D’ESPRESSIONE: “LA SUA COLPA E’ DI NON ESSERE DI SINISTRA”….LO SMEMORATO ‘GNAZIO, PERO’, DIMENTICA CHE E’ STATO IL COMICO A SFILARSI: NESSUNO GLI HA VIETATO DI ANDARE SUL PALCO DELL’ARISTON
In un video pubblicato sui propri canali social, il Presidente del Senato Ignazio La Russa è intervenuto sulla recente polemica che ha coinvolto il comico Andrea Pucci in relazione alla sua partecipazione al prossimo Festival di Sanremo. La Russa ha citato la conferenza stampa di Carlo Conti, conduttore e direttore artistico della kermesse, confermando che l’invito rivolto a Pucci era stato libero da condizionamenti esterni.
Tuttavia, il comico ha deciso di rinunciare alla partecipazione a seguito di quelle che La Russa definisce “intollerabili accuse, minacce e aggressioni”. Secondo il Presidente del Senato, l’ostilità nei confronti di Pucci sarebbe scaturita da critiche ideologiche, con l’accusa principale di “non essere di sinistra”. Nel video, La Russa esprime piena solidarietà all’artista, dicendo di comprendere la sua scelta di non voler “mettere a rischio il proprio equilibrio”.
Allo stesso tempo, si rivolge direttamente a Conti per chiedere un gesto riparatore: “Mi aspetto magari una sorpresa. Ci sono tanti modi per ripagare l’ingiusta sofferenza e l’ingiusto obbligo di rinuncia che ha costretto Pucci a ‘gettare la spugna’. Spetta al conduttore trovarne uno per far sì che la presenza riparatoria dell’artista sia comunque garantita”, le parole della seconda carica dello Stato.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile
SE L’ELETTORATO MODERATO, CHE HA GONFIATO DI VOTI FDI FINO AL 30%, NON PARE GRADIRE PER NIENTE LA RISSA INSCENATA DAI NORDIO E APPLAUDE LA SAGGEZZA DEL CAPO DELLO STATO, SERGIO MATTARELLA, LA DESTRA EX MISSINA STA CON I MAGISTRATI… COMUNQUE VADA, IL RAPPORTO DELL’ARMATA BRANCA-MELONI CON I MAGISTRATI SARA’ PER SEMPRE COMPROMESSO
Maledetto il giorno che è stato promosso ‘sto cazzo di referendum sulla riforma della
giustizia! Doveva essere un successo clamoroso, è diventato uno stillicidio rischiosissimo per gli equilibri dell’Armata Branca-Meloni.
Quel che è certo, è che il referendum del 22/23 marzo è lo snodo attorno a cui ruotano tutti gli equilibri e le questioni più delicate: la resa dei conti interna alla Lega? Rimandata al 24 marzo, così come le beghe in Forza Italia la Famiglia Berlusconi e i tajanei.
Ad avere tutto da perdere, però, è Giorgia Meloni. La Ducetta dei due mondi (Colle Oppio e Garbatella), dopo averci sbomballato con la litania del fatto che quello del 22-23 marzo “non è un voto politico” e “non è un referendum su di me”.
Dopo l’ultima rilevazione di Ixè, che registra un vantaggio del “No” di ben sei punti, con la fiducia nei magistrati che sarebbe il quadruplo di quella nei partiti, i contrari alla riforma della giustizia salgono al 53%, contro il 47% di favorevoli.
Tutti gli istituti hanno certificato una clamorosa rimonta: se qualche mese fa chi si schierava con il Governo era avanti di venti punti, ora i contrari se la giocano.
E già questo conferma quanto sia stata mal giocata la partita della comunicazione, con lo scivolone da matita blu del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha parlato di “sistema paramafioso” al CSM.
Un altro dato evidenziato da tutti i sondaggisti è che solo un’affluenza alta favorirebbe la vittoria del “Sì”.
Ed ora la premier, dopo averlo politicizzato attaccando al muro un giorno sì e l’altro pure la magistratura, preso atto della possibile sconfitta, sarà costretta a metterci la faccia, personalizzando il referendum salendo su un palco e urlando a squarciagola “Vota Giorgia!”: è convinta di essere l’unica a poter trascinare al voto gli indecisi, con la sua abilità oratoria da “So’ una der popolo”.
Di contro, e per questo la premier è sull’orlo di una crisi di nervi, potrebbe esserci un effetto non desiderato. Se è vero che la Meloni sarebbe in grado di mobilitare i suoi Fratelli d’Italia, è altresì vero che l’elettorato moderato che ha gonfiato Fratelli d’Italia dal 4-10% fino al 30%, non pare gradire per niente la rissa inscenata dai Nordio mentre applaude la saggezza democristiana del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Come spiega Roberto Weber, patron di Ixè, a Daniele Cristofani sul “Centro”, a giocare un ruolo nella rimonta del “No” sarebbero molti “astensionisti che hanno deciso di tornare alle urne. In questo gruppo, sostiene Weber, “Per uno che vota Sì,
ce ne sono due che votano No”: “Sono quelli che non si sentono né di destra né di sinistra, circa il 25% di quelli che andranno a votare. È una parte minoritaria ma decisiva, perché gli altri due schieramenti sono più o meno in equilibrio”.
Soprattutto, c’è a detta di Weber “una maggiore compattezza del fronte del No rispetto a quello del Sì, dove vediamo più frammentazione e una maggiore propensione a rimanere a casa nei giorni del voto. Soprattutto nella parte di elettorato che vota Forza Italia e Noi moderati.
L’effetto Meloni? Più che altro, è l’effetto paura per l’instabilità politica dell’Italia, dell’Europa e del pianeta, che alimenta la diffidenza verso una riforma che tocca un argomento serio come la giustizia”
Ai moderati che si preoccupano per il possibile caos all’orizzonte va poi aggiunto lo zoccolo duro della destra: gli ex missini, passati poi in Alleanza nazionale e traghettati infine a Fratelli d’Itaila sono, tradizionalmente, per Dna, giustizialisti.
Erano gli ex missini, che rivendicavano la propria diversità morale da chi aveva sempre gestito il potere. a vedere nei magistrati una mano santa per un repulisti delle élites corrotte della Prima Repubblica.
Poi il corpaccione molle di Fratelli d’Italia, una volta arrivato al potere, ha scoperto il garantismo. Ma la destra storica resta agganciata a “Legge e ordine”, a favore dei magistrati e forze di polizia.
Potrebbe vincere il “Sì”, potrebbe vincere il “No”, ma conterà anche la misura della vittoria: 40%?, 50%, 60%?.
Morale della fava: comunque vada, il rapporto dell’Armata Branca-Meloni con la casta dei magistrati sarà per sempre compromesso. Nordio e Mantovano possono inventarsi tutte le separazioni delle carriere e i Csm a sorteggio che vogliono, ma finché sarà in vigore l’art. 112 della Costituzione, che impone l’obbligatorietà dell’azione penale, sarà impossibile mettere la giustizia sotto il tallone della politica.
Del resta, un tipino che la sa lunga, il navigatissimo Ignazio La Russa, non avendo nessunissima voglia di schierarsi contro i magistrati (anzi!), ha preso una netta distanza dall’Armata Branca-Meloni: “E’ giusta la separazione, ma forse il gioco non valeva la candela…”
(da Dagoreport)
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Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile
SU SPIAGGE DA CARTOLINE, LE ONDE RESTITUISCONO LE SPOGLIE DI QUELLI CHE ERANO ESSERI UMANI
Le braccia mozze, aperte in ultimo segno di resa di quel che resta di un uomo trovato ad Amantea. Il corpo spezzato e offeso di Tropea, nel cuore della Costa degli dei. Il simulacro di quel che era una donna ai piedi del castello della Colombaia, a Trapani. E lo stesso a Pantelleria, Marsala, Scalea.
Su spiagge da cartolina, le onde restituiscono le spoglie di quelli che erano esseri umani.
«U vidi ca, si ‘ncrisciu. Lo vedi, il Mediterraneo si è stancato di nascondere le nostre vergogne», dice Antonio mentre misura a passi lunghi la spiaggia e con gli occhi le onde. Sono quelle che a Tropea hanno restituito il corpo di un uomo e una paura nuova a chi in quei giorni con terrore guardava la Calabria sbriciolarsi sotto l’ennesima tempesta, con strade trasformate in fiumi di fango, belvedere e lungomare piegati, interi pezzi di costa collassati.
«Dopo aver visto quel cadavere dalla finestra, molti ragazzi, terrorizzati dal maltempo, hanno capito che si muore anche in mare. Troppo spesso». La professoressa Loredana Giroldini è la responsabile di plesso del liceo scientifico di Tropea. È dalle finestre dell’ultimo piano che il 17 febbraio i ragazzi hanno visto il corpo di un uomo tra le onde e capito di essere affacciati su una potenziale ecatombe.
Perché la struttura fisica, o quel che ne rimane, identifica quello e gli altri cadaveri ritrovati come migranti, le condizioni raccontano una permanenza in acqua di settimane o più e i tempi sono compatibili con i giorni del ciclone Harry. Che
secondo la Guardia costiera lascia in eredità almeno 380 “dispersi”. Per Refugees in Libya, che ha mappato le partenze dalla Tunisia, almeno mille.
Per un momento, il mare lo ha adagiato sulla battigia, ma subito se l’è ripreso, sembrava lo volesse risucchiare, poi di nuovo lo ha portato a riva. È stato allora che il comandante dell’Ufficio marittimo Giuseppe Durante, una carriera da operativo fra i primi salvataggi nel canale di Otranto e anni di servizio in quello di Sicilia, si è lanciato in acqua per recuperarlo.
«Quell’uomo è partito con l’intenzione di toccare terra e io a terra l’ho accompagnato – ha spiegato ai suoi – Almeno questo, glielo si doveva. Insieme a una degna sepoltura». È il primo comandamento del mare: indietro non si lascia nessuno.
«Potrebbero essercene altri — ragionano i pescatori in capannelli al porto — E chissà nelle calette o fra gli scogli, d’inverno non ci va mai nessuno». La Guardia costiera ha fatto dei giri di ricognizione, con elicotteri e motovedette. Ma l’area interessata è immensa, con i venti di Scirocco, Libeccio e Maestrale che si sono dati il cambio e presi a botte, il Mediterraneo ha restituito corpi fino a Scalea, Paola, Amantea.
«Chiediamo al governo italiano di aiutarci a identificare i corpi dei nostri cari spariti in mare», supplica da Sfax il dottor Ibrahim, unico medico negli accampamenti informali di migranti tra gli ulivi alla periferia della città. Su quelle barche aveva almeno quattro familiari, di nessuno ha notizie.
«Attraverso la nostra legale, alcune famiglie hanno presentato denuncia di scomparsa in Italia e di comparazione fra le salme ritrovate e le persone segnalate», spiega Silvia De Meo di Mem. Med, associazione che da anni prova a dare nomi ai corpi di chi il mare restituisce e risposte alle famiglie che sulla sponda sud aspettano. E insieme a Asgi, Mediterranea e Alarm phone anche oggi chiede prelievo del dna, degna e tracciabile sepoltura, impegno e verità sui naufragi.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile
UN TREND PREOCCUPANTE, VISTO CHE L’IA È PROGRAMMATA PER COMPIACERE GLI UTENTI E NON PER AIUTARLI REALMENTE, SBATTENDOGLI IN FACCIA LE VERITÀ DIFFICILI DA ACCETTARE… MOLTI PISCHELLI STANNO ADDIRITTURA SVILUPPANDO UNA “DIPENDENZA AFFETTIVA” VERSO L’AI
L’intelligenza artificiale è diventata amica, compagna, psicologa, prof, amante. Quasi un
adolescente su due (il 41,8%, secondo Save the Children) le chiede aiuto quando si sente triste, solo o in ansia. E più o meno gli stessi le chiedono consiglio sulle relazioni, i sentimenti, le decisioni da prendere a scuola o al lavoro.
Tra chi la usa, in tantissimi (63,5%) hanno trovato più facile e soddisfacente confidarsi con l’IA che con una persona reale. «La dipendenza verso l’IA non è solo psicologica ma anche affettiva», spiega Marco Crepaldi, psicologo e presidente dell’associazione Hikikomori Italia. Che mette in guardia: «Dobbiamo stare attenti al legame morboso, perché rischia di sostituire le relazioni umane».
Per Skuola.net il 65% dei ragazzi, interagendo con l’IA, ha la possibilità di «dire tutto senza provare vergogna»; mentre per il 57% il valore aggiunto è «non sentirsi giudicati».
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile
I TURISTI INTERNI SONO AUMENTATI DEL 12,3% RISPETTO ALLO STESSO GIORNO DEL 2025: È UN NUOVO MASSIMO STORICO – ANCHE I CINESI SI SPOSTANO TUTTI INSIEME, METTENDO A DURA PROVA IL SISTEMA STRADALE E FERROVIARIO (ALMENO LORO NON HANNO SALVINI COME MINISTRO DEI TRASPORTI)
La stagione dei viaggi per la Festa di primavera (capodanno cinese), nota come chunyun e considerata la più grande migrazione umana annuale al mondo, segna nuovi record sia sul fronte ferroviario sia su quello complessivo dei trasporti interregionali.
Secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti cinese, citati da Xinhua, il 20 febbraio i viaggi giornalieri interregionali hanno raggiunto quota 352,999 milioni, superando per la prima volta i 350 milioni in un solo giorno. Il dato rappresenta un aumento del 12,3% rispetto allo stesso giorno del 2025 e costituisce un nuovo massimo storico.
Per l’intero periodo di 40 giorni, dal 2 febbraio al 13 marzo, sono attesi 9,5 miliardi di viaggi interregionali, sarebbe un nuovo livello record. Sul fronte ferroviario, le ferrovie cinesi hanno registrato finora 258 milioni di viaggi di passeggeri dall’inizio del periodo di traffico intenso. Solo il 21 febbraio, 20/mo giorno della stagione, sono stati effettuati circa 17,19 milioni di viaggi ferroviari, secondo quanto riferito da China State Railway Group Co., Ltd., citata dalla Cgtn. Per far fronte alla forte domanda, sono stati programmati 2.203 treni passeggeri aggiuntivi, mentre le autorità hanno rafforzato la capacità sulle principali direttrici e migliorato i servizi nelle stazioni e a bordo.
La Festa di Primavera, nota anche come Capodanno cinese e celebrata quest’anno il 17 febbraio, dà tradizionalmente avvio a un massiccio flusso di rientri familiari e spostamenti turistici in tutto il Paese. A dicembre, la Cina ha raggiunto i 50.000 km di ferrovie ad alta velocità, una lunghezza sufficiente a circondare il globo. Nell’intera Unione europea i chilometri di ferrovie sono 8.500, stando ai dati del 2023 citati dal Financial Times. A poco più di due decenni dal suo lancio, la rete cinese ad alta velocità collega ora il 97% delle città con una popolazione superiore al mezzo milione di abitanti.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2026 Riccardo Fucile
L’INTUIZIONE ARRIVÒ DOPO AVER VISSUTO PER ANNI NEGLI STATI UNITI. QUANDO, NEL 1926, RIENTRÒ IN ITALIA, PORTÒ CON SÉ UNA “TOSTIERA” PER SERVIRE AI CLIENTI IL TOAST AMERICANO. MA IL PANE TOSTATO NON ERA ADATTO AI PALATI RAFFINATI DEI TORINESI, COSÌ DECISE DI SERVIRLO CRUDO… IL TERMINE “TRAMEZZINO” FU IDEATO DA GABRIELE D’ANNUNZIO, ASSIDUO FREQUENTATORE DEL LOCALE
L’intuizione fu di Angela Demichelis Nebiolo, conosciuta come “La Signora del Mulassano”.
Fu lei, cento anni fa, a mettere a punto, al Caffè Mulassano di Torino, il tramezzino, il sandwich celebre in tutto il mondo.
Donna avanti sui tempi e imprenditrice di successo, Angela partì a 15 anni per Detroit dove sposò Onorino Nebiolo. Con lui condivise anni di gestione di ristoranti e locali negli Stati Uniti.
Poi, nel 1926, rientrò in Italia, portando con sé una “tostiera”: fu così che poté servire per la prima volta in Italia il “toast” americano. Intuì, però, che per il palato più raffinato dei torinesi, il pane dei toast, caratterizzato da una speciale maglia glutinica, era più apprezzato a crudo con svariate farciture. Nacquero così i suoi tramezzini, compresi quelli con la bagna cauda e il tartufo.
A dare il nome ai suoi “paninetti” fu però Gabriele D’Annunzio, assiduo frequentatore del locale. Coincidenza: il tramezzino, che viene celebrato in una serie di manifestazioni quest’anno, nacque per accompagnare l’aperitivo con il Vermouth, che proprio nel 2026 compie 240 anni e viene ricordato al Museo del Risorgimento italiano di Torino.
( da “Oggi”)
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