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“GIORGIA MELONI È ACCUSATA DI AVER TENTATO DI TRUCCARE LE ELEZIONI”: IL QUOTIDIANO BRITANNICO (CONSERVATORE) “TELEGRAPH” PARLA DEL BLITZ DEL CENTRODESTRA SULLA LEGGE ELETTORALE

Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile

“LE OPPOSIZIONI DEFINISCONO IL TESTO AUTORITARIO, DECISO A PORTE CHIUSE E SENZA CONFRONTO” … “MA NON È L’UNICA RIFORMA CONTROVERSA PROMOSSA DA MELONI. C’È ANCHE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, UNA PROVA FONDAMENTALE PRIMA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO. UNA SCONFITTA POTREBBE INTACCARE LA SUA AURA DI FIDUCIA E INVINCIBILITÀ”

Giorgia Meloni “è stata accusata di aver tentato di truccare le prossime elezioni italiane dopo che la coalizione di governo ha approvato una controversa riforma elettorale“. Inizia così l’articolo del Telegraph che parla dell’accordo raggiunto dal centrodestra sulla nuova legge elettorale.
Il blitz notturno della maggioranza che punta a un nuovo sistema proporzionale con un corposo premio di maggioranza finisce così anche sulle pagine del noto quotidiano del Regno Unito.
Il Telegraph riporta anche le critiche dei partiti di opposizione che definiscono “autoritaria” questo testo, deciso a porte chiuse e senza confronto con le altre forze politiche. La testata britannica ricorda anche che la legge elettorale “non è l’unica riforma controversa promossa da Meloni”.
Il riferimento è alla riforma costituzionale della Giustizia firmata dal ministro Carlo Nordio. Il referendum del 22 e 23 marzo viene così definito dal Telegraph come “una prova fondamentale per Meloni prima delle elezioni politiche del prossimo anno”. “Una sconfitta – si legge – potrebbe intaccare la sua aura di fiducia e invincibilità, sebbene abbia insistito sul fatto che non si dimetterà“.
(da agenzie)

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“UN BALLOTTAGGIO COSÌ CONGEGNATO NON SERVE A NULLA”: IL POLITOLOGO ROBERTO D’ALIMONTE SPIEGA COSA NON VA CON LA LEGGE ELETTORALE “STABILICUM” BY GIORGIA MELONI

Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile

“È UN SISTEMA CHE FUNZIONA IN CHIAVE DI GOVERNABILITÀ SOLO SE UNA COALIZIONE VINCE CON OLTRE IL 40% DEI VOTI. MA ANCHE IN QUESTO CASO NON È DETTO CHE CHI VINCE ABBIA UNA MAGGIORANZA SOLIDA” … “ANCHE SE IL BALLOTTAGGIO SCATTASSE, POTREBBE NON GARANTIRE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA A CHI VINCE. INFATTI SE UNA COALIZIONE OTTENESSE IL 39 % DEI SEGGI IN PRIMA BATTUTA, E POI VINCESSE IL BALLOTTAGGIO, I 70 SEGGI DEL PREMIO DI GOVERNABILITÀ DELLA CAMERA O I 35 DEL SENATO NON SAREBBERO SUFFICIENTI A GARANTIRLE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA DEI SEGGI”

Finalmente la maggioranza di governo ha partorito un testo sulla riforma elettorale. Dopo tante illazioni si può ragionare sui fatti. Come ci si aspettava, […] l’ennesimo sistema elettorale della Seconda Repubblica sarà un proporzionale con premio di maggioranza.
È un peccato che si debba fare una ulteriore riforma elettorale ma è un fatto che l’attuale sistema di voto per le elezioni di Camera e Senato non va bene. Non è né carne né pesce.
È un sistema misto. Anche il proporzionale con premio su cui punta il governo oggi è un sistema misto. In questo caso la miscela prevede da una parte l’assegnazione della maggioranza dei seggi su base proporzionale e dall’altra un premio da dare al vincente che dovrebbe assicuragli la maggioranza assoluta dei seggi e quindi la possibilità di governare.
Questo premio, etichettato come premio di governabilità, consiste in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.
Per ottenerlo occorre avere più voti di tutti, a patto di averne almeno il 40 per cento. Cosa succede se nessuna coalizione arriva a questa soglia ? Qui c’è una novità rispetto alle illazioni che circolavano fino a qualche tempo fa.
Se nessuno arriva al 40% ma ci sono due coalizioni che stanno tra il 35 e il 40% si va al ballottaggio e chi vince prende il premio. Se però nessuna coalizione arriva a questa soglia o anche se lo fa solo una coalizione il ballottaggio sparisce e l’assegnazione di tutti i seggi viene fatta con il proporzionale.
E così la governabilità, che è la giustificazione di questa riforma, va a farsi benedire. In pratica, si tratta di un ballottaggio finto.
Tra l’altro un meccanismo del genere lascia in piedi l’incentivo alla formazione di terze forze che puntino a non far scattare il premio per giocare un ruolo pivotale nella formazione dei governi
Questo è un punto critico. Ma c’è dell’altro. Anche se il ballottaggio scattasse potrebbe non garantire la maggioranza assoluta a chi vince. Infatti se una coalizione ottenesse il 39 % dei seggi in prima battuta e poi vincesse il ballottaggio i 70 seggi del premio di governabilità della Camera o i 35 del Senato non sarebbero sufficienti a garantirle la maggioranza assoluta dei seggi.
Un ballottaggio così congegnato non serve a nulla . Questo è un sistema elettorale che funziona in chiave di governabilità solo se una coalizione vince con oltre il 40% dei voti. Ma anche in questo caso non è detto che chi vince abbia una maggioranza solida. Infatti se una coalizione vincesse solo con il 40% o poco più potrebbe non avere una maggioranza o averne una molto risicata.
Tutto questo perché non si vuole un ballottaggio vero. E non lo si vuole perché non si capisce che le preferenze espresse dagli elettori al secondo turno contano quanto quelle espresse al primo, per cui non vale l’obiezione che il ballottaggio possa scattare solo se una coalizione prende una data percentuale di voti al primo turno.
Rispetto ai sistemi elettorali con premio di maggioranza in vigore nei Comuni e nelle Regioni il premio previsto da questa riforma è una novità. Infatti gli altri premi sono congegnati in modo tale da garantire una maggioranza precisa a chi vince.
Nella legge Calderoli, il famigerato Porcellum, era il 54 % alla Camera. Nella legge Ciaffi è il 60% nei comuni superiori ai 15.000 abitanti .
Qui il premio è un numero di seggi predeterminato e quindi, come abbiamo fatto notare, può non garantire una maggioranza assoluta. Il perché si sia preferito questa soluzione a quelle già sperimentate è una questione sulla quale avremo modo di tornare.
Qui ci limitiamo ad aggiungere che la riforma prevede un tetto alla maggioranza che il vincente può ottenere con il premio. Alla Camera sono 230 su 400 e al Senato sono 114 su 200.
In entrambi i casi si tratta del 57 per cento. Si tratta di una maggioranza ampia ma inferiore a quella conquistata dal centro-destra con l’attuale sistema elettorale alle ultime elezioni. In ogni caso è una percentuale non facile da raggiungere. Infatti occorre che una coalizione superi il 50 % dei voti
In questa riforma ci sono molti altri aspetti da analizzare, dalla soglia di sbarramento alla assenza del voto di preferenza, al meccanismo per l’assegnazione dei seggi previsti dal premio di governabilità, alla indicazione sulla scheda del candidato premier, al rischio che con o senza ballottaggio si producano esiti diversi tra le due camere. Avremo occasione di farlo in un altro momento.

(da agenzie)

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IL TEMA DELLA SICUREZZA, CAVALCATO DALLA MELONI PER VINCERE LE ELEZIONI, È DIVENTATO L’ELEMENTO DI FRAGILITÀ DEL CENTRODESTRA: PER LA PRIMA VOLTA IN OLTRE TRE ANNI LA MAGGIORANZA REGISTRA UN CALO SENSIBILE NEI SONDAGGI, COME TESTIMONIA LA SUPERMEDIA YOUTREND

Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile

DE ANGELIS: “E’ L’EFFETTO DI UNA CAMPAGNA POLITICIZZATA ALL’INSEGNA DELLA RADICALIZZAZIONE, PROPRIO SUL TERRENO DELLA SICUREZZA. ROGOREDO E IL POLIZIOTTO ARRESTATO DIVENTA IL CASO DI SCUOLA DI UNO SPOT AL CONTRARIO RISPETTO ALLE POSIZIONI DEL GOVERNO. CHE DISVELA MECCANISMO E RACCONTO FARLOCCO”

Ops, è davvero il mondo al contrario. La sicurezza, ovvero il terreno su cui la destra (a ogni latitudine) vince le elezioni alimentando le paure e facendo la faccia feroce, è diventato l’elemento di fragilità del centrodestra italiano. E lo è diventato proprio
perché, pur essendo appunto al governo, amplifica quel meccanismo – allarmismo e faccia feroce – come se stesse all’opposizione. Un riflesso quasi istintivo.
Per la prima volta dopo tre anni, si registra – e non è affatto banale – il primo calo nei sondaggi, rilevato dalla Super-Media di Youtrend, che segnala, al contempo, un testa a testa sul referendum, ove Meloni&Co hanno dissipato il patrimonio di un consistente vantaggio. E’ l’effetto di una campagna politicizzata all’insegna della radicalizzazione, proprio sul terreno della sicurezza
Lo schema, squisitamente trumpiano, è questo: prendo un caso di cronaca, lo deformo nel racconto, con qualche falsità, indicando il nemico (i giudici), e presento le varie misure, ignorandone gli effetti reali, come una soluzione punitiva. Compresa la riforma della giustizia.
È quel che è accaduto, in un crescendo, dai fatti di Torino in poi, nel tentativo di un rilancio politico, dopo un fase di appannamento, da Trump a Niscemi. Dopo Torino è stato sfornato l’ennesimo pacchetto sicurezza, con una valanga di nuovi reati e l’ipotesi dello scudo penale per i poliziotti, la cui efficacia è pressoché inesistente e l’urgenza nulla.
E infatti è stato licenziato venti giorni dopo. Il racconto: noi i reati li mettiamo (come se l’attuale codice penale fosse insufficiente) ora tocca alle toghe “remare dalla stessa parte”, con annesse contumelie contro quelle che avrebbero scarcerato i delinquenti di Torino, ma che in verità non li avevano liberati, ma messi ai domiciliari perché non erano quelli delle martellate.
Al contempo viene annunciato il blocco navale, come se ci fosse un’emergenza anche se non c’è, perché funzionano gli accordi con i paesi africani. Ma anche in questo caso conta l’effetto annuncio, visto che peraltro è stato presentato un disegno di legge dai tempi non brevi per l’approvazione. E, sempre in omaggio alla curva, è stato riempito il famoso centro in Albania con 70 poveri cristi, trasferiti però dai Cpr italiani.
Il picco si è raggiunto con Rogoredo, dove al grido di “la difesa è sempre legittima” e contro il “doppiopesismo di certa magistratura” (severa coi poliziotti, indulgente con Askatasuna) si sono precipitati in tv Meloni e Salvini. E pure il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Difesa legittima, la causa di giustificazione è evidente”.
Piuttosto sorprendente che, visto il ruolo, non avesse sentito l’esigenza di approfondire il caso. Evidentemente è in ansia da prestazione. Si è messo a fare Salvini dopo che Salvini, incassata l’assoluzione su Open Arms, si è candidato per il Viminale al prossimo giro
Ecco, viene cavalcata la comunicazione, come giustificazione a posteriori del decreto sicurezza e dalla bontà dello scudo penale, presentato nel racconto nella sua versione originaria, non come è stato licenziato dal Quirinale, che scudo non è. Poi viene fuori che a Rogoredo non c’è stata legittima difesa, che il poliziotto ha manomesso la scena del crimine, che il soggetto in questione tra i colleghi veniva chiamato Thor sia perché in molti di lui avevano paura sia perché girava con un martello sempre in mano (come i picchiatori di Torino).
E viene fuori proprio grazie alla magistratura, che ha operato col massimo della responsabilità: fascicolo aperto dal capo della procura Marcello Viola in prima persona, ipotesi iniziale di omicidio colposo, indagini in mano alla squadra mobile della polizia di Stato e alla questura di Milano.
Il quadro opposto rispetto al pregiudizio denunciato. Insomma, Rogoredo diventa il caso di scuola di uno spot al contrario rispetto alle posizioni del governo. Che va ben oltre Rogoredo e disvela meccanismo e racconto farlocco. L’opposizione non è la sinistra, che come noto non ha una politica sulla sicurezza, e può limitarsi a godersi lo spettacolo. L’opposizione è, molto semplicemente, la realtà.
(da agenzie)

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