Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
E’ IL PRIMO CASO CHE UN CANDIDATO VINCA CONTRO UN PREMIER USCENTE APPOGGIATO DA TRUMP, PUTIN E LEADER SOVRANISTI EUROPEI… POI CI SONO I PORTASFIGA
Da domenica notte Budapest è in festa. Le elezioni, che hanno registrato un’affluenza
record dell’80% secondo i dati preliminari, hanno posto fine ai 16 anni di governo del primo ministro di destra Viktor Orbán. Per gli ungheresi che brindavano e sventolavano bandiere nella capitale, questo significava votare per l’orientamento europeo del paese. Il famoso Ponte delle Catene di Budapest è stato illuminato con i colori nazionali ungheresi. Lungo la riva del Danubio decine di migliaia di persone hanno festeggiato, sventolando la bandiera nazionale e quella dell’Unione Europea, e alcuni brindando con champagne in bicchieri di carta
La sconfitta di Orbán
Il traffico si è bloccato lungo alcuni dei principali viali, con folle davanti ai pub che si accalcavano e persone che sventolavano bandiere nazionali, fermando le auto. Centinaia di persone hanno passeggiato sui ponti che attraversano il Danubio ben oltre la mezzanotte.
La sconfitta del premier filorusso è un effetto Trump: da quando il presidente degli Stati Uniti è tornato alla Casa Bianca i leader che ha sponsorizzato hanno perso male le elezioni. E poi, spiega oggi Il Foglio, l’Ungheria è il laboratorio di molti esperimenti – dell’appartenenza all’Ue come bancomat; delle amicizie speciali con Mosca e Pechino; dell’atlantismo anti Nato. Negli ultimi tre anni il modello si è logorato, Orbán è invecchiato con il suo messaggio e le sue promesse e tutto quello che è accaduto in Ungheria ha preso la forma di una battaglia fra il vecchio e il nuovo. Che non coinvolge soltanto Budapest, ma tutta l’Europa.
…e quella del populismo
Marc Lazar, professore di Sciences Po a Parigi e della Luiss a Roma e grande esperto dei populismi europei, in un’intervista a Repubblica dice che si tratta dell’effetto Maga al contrario: «A gennaio la campagna di Orbán ha pubblicato un video con gli endorsement di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Marine Le Pen, Santiago Abascal, Benjamin Netanyahu, Javier Milei e Alice Weidel. Oggi possiamo dire che questa è anche la loro sconfitta. Almeno Meloni, intelligentemente, ha poi taciuto, mentre Le Pen e Salvini sono andati persino a Budapest. Ma soprattutto è una sconfitta di JD Vance e Donald Trump. Nonché di Vladimir Putin, anche se l’Ungheria rimane dipendente dall’energia russa. Mi ha colpito che nei comizi di Péter Magyar gli elettori urlassero “Russi fuori!”, che nel 1988 era lo slogan del giovane Orbán e che porta alla memoria anche la rivoluzione del 1956. Nella Ue lo slovacco Robert Fico ora sarà isolato tra i filorussi. Per l’Europa è una bella notizia, vedremo cosa saprà farne».
Dio, patria e famiglia
Secondo Lazar a parte la retorica Dio, patria e famiglia «i sovranisti tra loro hanno forti divergenze: Le Pen più laica, Meloni più filoucraina. E quando vanno al potere spesso diventano più pragmatici, come ho mostrato in uno studio per l’Institut
Montaigne. Orbán ha invece potuto governare in modo più radicale, contro la magistratura e i media, perché la tradizione democratica ungherese è molto più debole».
Anche se il sovranismo non è ancora sconfitto: «Sono comunque piuttosto in forma e dimostrano di essere dei fenomeni profondi e radicati che non abbandonano facilmente la scena dopo una sconfitta, anche perché sono abili a occupare posti di potere strategici. Guardiamo alla Polonia, dove dopo la vittoria dell’europeista Donald Tusk alle legislative sono riusciti comunque a trionfare alle presidenziali. La dinamica è favorevole anche per gli spagnoli di Vox e favorevolissima in Francia per il Rassemblement National. Mentre in Italia Meloni è in difficolta per la dura sconfitta al referendum e il sostegno a Trump».
E Trump?
Per questo «in molti Paesi c’è stato un effetto Trump al contrario. Tutte le indagini che abbiamo dimostrano che gli europei lo rigettano, per i dazi, il caso Groenlandia e le guerre in Medio Oriente. Tra i suoi alleati Jordan Bardella e Meloni lo sostengono ora con discrezione. Orbán invece era totalmente allineato, la sua Ungheria è il laboratorio politico dei Maga e della Heritage Foundation, con l’unica differenza che Trump vuole distruggere la Ue mentre i sovranisti vogliono cambiarla dall’interno e un po’ ci stanno riuscendo, come sull’immigrazione e l’ecologia. Vance è andato a Budapest martedì, con Trump che si è collegato durante il comizio. In Ungheria abbiamo assistito dunque a un grande scontro interno all’Occidente, degno della grande battaglia di secoli fa tra cattolici e protestanti: da una parte la democrazia illiberale di Orbán e Trump, dall’altra quella liberale europea. E ha vinto quest’ultima».
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL DI FDI SI ERA SCATENATA LA RIVOLTA CONTRO LA LINEA SERVILE VERSO TRUMP
La nota di Palazzo Chigi arriva al termine di una giornata segnata da polemiche per il comunicato diffuso in mattinata dalla premier dopo il durissimo attacco del presidente statunitense contro il Pontefice
«Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza. Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra». La nota di Palazzo Chigi arriva al termine di una giornata segnata da polemiche per il comunicato diffuso in mattinata dalla premier Giorgia Meloni dopo il durissimo attacco del presidente statunitense contro Papa Leone, che secondo Trump sarebbe stato eletto proprio grazie a lui e giudicato «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera». Nel primo intervento, pubblicato intorno alle 9 e rilanciato anche sui social, la presidente del Consiglio aveva ringraziato il Pontefice per il suo impegno «a favore della pace», senza però citare direttamente Trump. Un’assenza che molti, tra opposizione e utenti sui social, hanno interpretato come una presa di distanza solo implicita dalle parole del leader Usa.§
La nota della premier sui social e la valanga di commenti negativi
«A nome mio personale e del governo italiano, desidero rivolgere a Papa Leone XIV il ringraziamento e l’augurio più sincero per il buon esito del viaggio apostolico che lo condurrà per la prima volta in Africa e che lo porterà a toccare quattro Nazioni: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale», aveva scritto la premier nella nota ufficiale. E poi ancora: «Possa il Ministero del Santo Padre favorire la composizione dei conflitti e il ritorno della pace, interna e tra le Nazioni, nel solco del percorso tracciato dai suoi Predecessori, e dare sostegno e conforto alle comunità cristiane che avrà modo di incontrare durante il viaggio». Proprio sotto quel post si è scatenata la reazione degli utenti, con numerosi commenti che chiedevano una condanna esplicita delle parole di Trump. «Pensavo avessi condannato le parole che ha usato Trump contro il papa», scrive un utente. «Mezza parola su quanto dichiarato da Trump? Una sorta di solidarietà? No?», si legge ancora. E c’è chi aggiunge: «Per un attimo avevo sperato in una presa di distanza dalle dichiarazioni del presidente Usa sul Papa… peccato».
La condanna delle opposizioni
Sulla stessa linea anche le opposizioni, che hanno criticato la mancata citazione diretta del presidente statunitense accusando la premier di ambiguità. «La premier Meloni, “madre, cristiana”, ancora non si è schierata. Forse anche qui “non condanna e non condivide”, come sugli attacchi in Iran che stanno provocando morte, distruzione e danni economici enormi per tutti noi?», ha commentato il leader del M5s Giuseppe Conte. Anche Angelo Bonelli (Avs) è intervenuto duramente: «Mentre augura buon viaggio a Papa Leone XIV, tace vergognosamente sull’attacco e sulla blasfemia di Donald Trump». Più cauta invece la posizione della segretaria del Pd Elly Schlein, che ha evitato un attacco diretto alla premier, limitandosi a ribadire la condanna alle parole di Trump. Il chiarimento serale di
Meloni arriva dunque come risposta alle polemiche, esplicitando una posizione che, secondo la presidente del Consiglio, era già contenuta nel messaggio del mattino ma che non era stata percepita come tale.
L’attacco di Trump a Papa Leone
Le polemiche nascono dalle dichiarazioni con cui Donald Trump ha duramente criticato Papa Leone XIV. In un lungo post, il presidente americano lo ha definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», accusandolo di non riconoscere i risultati della sua amministrazione. Trump ha inoltre affermato di preferire «suo fratello Louis perché è totalmente Maga», sostenendo che il Pontefice avrebbe posizioni troppo critiche verso la politica estera statunitense. Nel messaggio, il tycoon ha rivendicato anche le proprie politiche su sicurezza, economia e immigrazione, accusando il Papa di non comprenderne la portata e difendendo le operazioni militari statunitensi.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
CHI HA CREATO LA FOTO E COSA E’ CAMBIATO PER ATTACCARE IL PAPA
Dal mondo cattolico erano arrivate reazioni durissime contro il presidente americano
per quell’immagine considerata “blasferma” anche dagli sciiti del regime iraniano. Ma sono stati i commenti dei suoi sostenitori Maga a travolgerlo sul suo social: cosa gli avevano scritto
Ha ceduto sotto la valanga di commenti critici dei suoi sostenitori Maga Donald Trump, che ha fatto sparire dal suo profilo Truth l’immagine pubblicata dopo gli attacchi durissimi contro papa Leone XIV. Si tratta di un’immagine generata con l’intelligenza artificiale in cui appare nei panni di una sorta di Gesù guaritore, con una mano sulla fronte di un uomo nell’atto di aiutarlo. Il post è comparso il 13 aprile, a pochi giorni dalle dichiarazioni durissime rivolte al pontefice, il primo papa statunitense della storia della Chiesa cattolica. La tensione era già alta dopo le§critiche di Leone XIV alle politiche migratorie dell’amministrazione e al conflitto contro l’Iran, con il papa che aveva parlato esplicitamente di «follia della guerra».
L’immagine di Trump nei panni di Gesù e l’attacco al Papa
Sullo sfondo del ritratto digitale campeggia una grande bandiera americana, l’aquila testabianca, alcuni soldati, i caccia militari, la Statua della Libertà e un edificio che richiama il Campidoglio. Accanto a Trump compaiono un’infermiera, un soldato, un uomo con cappellino e una donna in preghiera, tutti bianchi, tutti appartenenti alla base elettorale trumpiana, tradizionalmente molto religiosa. Nella mano sinistra del presidente risplende una luce intensa, a evocare una figura messianica. Il contesto in questo caso è quello di un attacco diretto al papa, al quale Trump domenica aveva detto: «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa incredibile. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano». Aggiungendo che «Leone dovrebbe darsi una regolata come papa». Il pontefice ha risposto senza giri di parole: «No, non ho paura dell’amministrazione Trump».
La reazione dell’Iran: «Profanare Gesù non è accettabile»
L’immagine ha provocato reazioni anche fuori dagli Stati Uniti. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è intervenuto su X condannando «l’insulto» rivolto a Leone XIV «a nome della grande nazione dell’Iran». «Dichiaro che la profanazione di Gesù, il profeta di pace e fratellanza, non è accettabile per nessuna persona libera. Vi auguro gloria da parte di Allah», ha scritto Pezeshkian, trasformando l’attacco di Trump in un terreno inatteso di solidarietà tra il regime teocratico di Teheran e il Vaticano§
Da dove arriva l’immagine originale
Il ritratto non è una creazione nuova. La versione originale, anch’essa prodotta con l’AI, era stata pubblicata il 6 febbraio scorso da Nick Adams, acceso sostenitore Maga, con figure angeliche alle spalle di Trump. Nella nuova versione rilanciata dall’account presidenziale, qualcuno nello staff ha pensato che fosse una buona idea modificare uno degli angeli trasformandolo in una figura più oscura, quasi demoniaca, forse per dare all’immagine un tono più minaccioso nei confronti di
Leone XIV. Alcuni utenti sui social hanno sostenuto che si trattasse della Statua della Libertà, ma il tentativo di reinterpretazione non sembra aver convinto nessuno.
La reazione durissima della base Maga
Il post non aveva convinto nemmeno una parte della base trumpiana. Su Truth i commenti critici si sono moltiplicati rapidamente, con diversi sostenitori del presidente che hanno preso le distanze. «Io sono al 100% per il presidente Trump, ma questa mi dà fastidio», ha scritto un utente. Un altro ha chiesto esplicitamente la rimozione del contenuto: «Signor presidente, con tutto il rispetto, lei non è Gesù. Di certo non fa una bella figura». C’è chi ha parlato di blasfemia e chi ha letto nell’immagine un «segnale» inquietante, arrivando a evocare la figura dell’anticristo. Una reazione che sembra allargare una crepa già esistente nel movimento Maga, già diviso sulla guerra in Iran.
(da agenzie)
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