LA DANIMARCA TEME CHE TRUMP SI PRENDA CON LA FORZA LA GROENLANDIA, ISOLA CHE E’ PARTE DEL TERRITORIO DI COPENAGHEN
IL THINK TANK DEFENSE PRIORITIES: “NON SAREBBE COSÌ DIFFICILE PER GLI STATI UNITI SCHIERARE SOLDATI IN GROENLANDIA, E NON È CHIARO CHI POTREBBE FIMPEDIRLO” …TRUMP VUOLE LA GROENLANDIA POICHÉ IL TERRITORIO È RICCO DI RISORSE MINERARIE E LA BASE SPAZIALE STATUNITENSE DI PITUFFIK (SITUATA NELLA PARTE NORD-OCCIDENTALE DELL’ISOLA) È FONDAMENTALE PER INDIVIDUARE EVENTUALI MISSILI A LUNGO RAGGIO DIRETTI VERSO GLI STATES
Dopo l’attacco in Venezuela, Danimarca e Groenlandia prendono le minacce di Donald Trump molto sul serio. Il “salto di qualità” nell’approccio del presidente americano – prendere con la forza quello che non gli viene concesso dopo averlo chiesto con le buone – e l’ultimo «abbiamo bisogno della Groenlandia, assolutamente», pronunciato ieri, suonano tetri per Nuuk e Copenaghen. La premier danese Mette Frederiksen reagisce subito: «Basta minacce, il diritto internazionale è dalla nostra parte. E siamo nella Nato».
Sune Steffen Hansen, uno degli analisti politici più quotati della Danimarca, spiega: «Le due situazioni, la nostra e quella del Venezuela, non si possono comparare. Non solo perché noi siamo alleati e parte della Nato, ma anche perché non è la prima volta che gli Usa interferiscono in Sud America: hanno sempre avuto interessi lì». Basta questo per dormire sonni tranquilli? «No. Oggi vediamo una nuova filosofia da parte di Trump nell’uso delle forze armate rispetto al primo mandato. Non sappiamo dove questo porterà».
Nel Paese scandinavo non sembra esserci spazio per l’ottimismo. Washington è da sempre l’alleato di una Danimarca entusiasta delle sue relazioni atlantiche e tiepida verso quelle continentali. Almeno fino alla rivoluzione copernicana di un anno fa, quando Trump disse di non escludere «l’uso della forza» per prendere l’isola. Poi c’è stata la visita del figlio, Trump Jr., a Nuuk, la capitale groenlandese e, nei mesi successivi, operazioni sotto copertura per infiltrarsi nella società dell’isola.
I groenlandesi hanno detto più volte che non ne vogliono sapere di entrare a far parte degli Usa. Alle ultime elezioni, pochi mesi fa, solo il 25% ha votato per i partiti indipendentisti. Il mantra per la maggior parte della popolazione è: «Un’indipendenza graduale, nel corso dei decenni, sotto e con l’aiuto del Regno».
Quanto la situazione sia tesa lo si intravede dalla cautela del governo danese. Nel 2019 Frederiksen […] aveva respinto al mittente come «assurde» le proposte di comprare la Groenlandia.
(da agenzie)
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