SECURITY SENZA FRONTIERE
LA STORIA DEGLI ADDETTI ALLA SICUREZZA DEI CAPI DI STATO E’ COSTELLATA DI SUCCESSI MA ANCHE DI CLAMOROSI FALLIMENTI
Ogni decisione si gioca sul filo di pochi istanti. Distinguere una minaccia concreta da una fasulla, proteggere senza eccedere, reagire agli imprevisti senza perdere il controllo. La storia degli addetti alla sicurezza dei Capi di Stato e delle loro delegazioni è costellata di successi, ma anche di clamorosi fallimenti
Il premier israeliano Rabin colpito a morte, malgrado lo stuolo di agenti più bravi al mondo che insegnano agli altri come proteggere presidenti e ministri, il presidente
americano Reagan salvato dalla prontezza della scorta e gettato nell’auto presidenziale.
Mentre presidenti e diplomatici stringono mani, ci sono loro, guardie del corpo scelte tra le unità d’élite che monitorano ogni incontro, calcolano ogni rischio, controllano ogni movimento. Così è per i grandi eventi internazionali che raggruppano Capi di Stati, così sarà per le olimpiadi Milano-Cortina.
L’accesso delle “scorte” in Italia ha regole precise. L’ambasciata dei paesi invitati invia l’elenco degli addetti alla sicurezza al ministero degli Esteri che poi lo trasmette al ministero dell’Interno. Lì ci sono i nomi delle guardie del corpo, le personalità a cui sono affidate e il tipo di arma che portano con sé. […]
Con loro hanno un passaporto diplomatico, ma per essere autorizzati a girare armati serve il via libera del prefetto su delega del ministero dell’Interno. I motivi per non dare il nulla osta? Pochissimi e precisissimi.
Ogni autorità sceglie i “suoi uomini”: la sicurezza del presidente francese, ad esempio, è affidata all’unità scelta Groupe de sécurité de la présidence de la République e quella del premier israeliano agli agenti dello Shin Bet. La scorta del presidente americano, poi, è affidata al Secret Service, mentre quella delle sue delegazioni al diplomatic service.
A garantire la sicurezza, ad occuparsi del presidio e del coordinamento, è il paese ospitante e l’ha spiegato nel dettaglio l’altro giorno il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Da un lato c’è il servizio di scorta passiva, ovvero il dispositivo di sicurezza di cui fanno parte gli operatori scelti in autonomia dalle autorità estere in arrivo in Italia, dall’altro ci sono tutte le altre tipologie di attività di polizia «dirette e gestite in via esclusiva da autorità italiane, in primis prefetture e questure». […]
Nulla può essere lasciato al caso, ogni singolo dettaglio dev’essere vagliato, analizzato, condiviso. Gli addetti alla sicurezza arrivano settimane prima, visionano i percorsi, si informano su eventuali punti deboli nei piani di security, chiedono, ad esempio, dove si posizionano i cecchini, si interfacciano quotidianamente con le autorità del paese ospitante. Vengono individuate delle zone rosse e particolare attenzione riguarda il percorso dei cortei istituzionali. Accanto ai presidenti e ai diplomatici, ci sono le loro guardie del corpo.
Poi l’imponente dispositivo di sicurezza, che in alcuni casi prevede anche la presenza, su un blindato con le portiere aperte e i mitra in mano, dei Gis, l’unità d’élite dell’Arma dei Carabinieri, o dei Nocs, corpo d’élite della polizia di Stato per operazioni ad alto rischio.
Differente il discorso per gli agenti del Qatar che proprio ieri sono stati visti sfilare a Milano. Sono arrivati in Italia per imparare le tecniche di vigilanza e sicurezza nell’ipotesi, chissà, un giorno di ospitare i giochi olimpici.
La presenza nel Paese, con arma di ordinanza, si inserisce nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto il 25 settembre a Doha tra il titolare del Viminale e il suo omologo Khalifa bin Hamad Al Thani e i centoquattro agenti sono stati affidati al coordinamento di due funzionari della polizia italiana.
Da Monaco ad oggi Spartiacque nei dispositivi di sicurezza degli eventi internazionali fu l’attacco terroristico che sconvolse le Olimpiadi di Monaco del 1972, quando un commando di Settembre Nero irruppe negli alloggi del villaggio e uccise undici atleti israeliani.
(da La Stampa)
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