CONSULENZE, PROMOZIONI E BUDGET GONFIATI: LE SPESE PAZZE DI PETRECCA A CARICO DEI CONTRIBUENTI
RAI IN SCIOPERO CONTRO LE MANCATE DIMISSIONI
Il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca da giorni è nell’occhio del ciclone per le sue papere, finite pure sul New York Times, durante la telecronaca della cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Ma sul tavolo dei vertici Rai, oltre alla figuraccia che ha portato prima solo i giornalisti di Rai Sport, poi della Rai tutta a ritirare le firme da servizi e dirette, sono finite anche le spese d
Petrecca. E non sono leggere. Il 3 febbraio, nel corso di una riunione con il capo del personale, sono state segnalate le spese pazze del direttore: un’escalation fatta di assunzioni, promozioni e gratifiche come non se ne vedevano da tempo, ma soprattutto di un budget cresciuto in modo vistoso. Dall’arrivo di Petrecca sarebbero state autorizzate consulenze esterne per 640mila euro in più rispetto all’anno precedente. I conti delle rubriche parlano chiaro: nel 2024 i programmi storici — dalla Domenica sportiva a Dribbling, passando per Il 90° del sabato e Il processo del lunedì sera — costavano complessivamente 1,7 milioni di euro. Nel 2025, con la nuova gestione (da marzo), la cifra è salita a 2,34 milioni. Tutto a carico dei contribuenti.Lo sciopero contro Petrecca
È anche su questo sfondo che oggi in Rai va in scena lo sciopero bianco contro Petrecca. Una protesta decisa dall’Usigrai per chiedere all’azienda un intervento dopo l’imbarazzante telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi invernali, finita nel mirino dei giornali di mezzo mondo. Per i vertici di Viale Mazzini, però, quella figuraccia non è bastata a giustificare le dimissioni del direttore di Rai Sport, invocate da più parti. Da questa mattina i giornalisti Rai realizzano servizi e dirette senza firma. L’informazione è garantita, su tg e web, ma senza “metterci la faccia”: una modalità già adottata dagli inviati della redazione sportiva a partire dalla scorsa settimana. A fine edizione, poi, arriva la lettura di due comunicati. Uno dell’Usigrai, che ha proclamato la protesta, l’altro di Unirai, il sindacato di destra che allo sciopero si è subito opposto. Una scena non inedita nella tv pubblica, dove anche le note sindacali diventano terreno di scontro.
Il comunicato dell’Usigrai e di Unirai
Il testo dell’Usigrai è secco e va dritto al punto: «Nonostante l’immagine di Rai Sport e della Rai siano state danneggiate, nulla è avvenuto. Continueremo a difendere l’autorevolezza dell’informazione Rai per garantire a voi cittadini un servizio pubblico di qualità». Di tutt’altro tono il comunicato di Unirai, con un incipit che pare già un manifesto: «Unirai crede nel servizio pubblico. Crede in una Rai capace di unire il Paese, di rappresentare l’Italia nel mondo». Nessun cenno alle gaffe del direttore, solo l’esaltazione degli ascolti olimpici. Tanto è bastato ai piani alti di Viale Mazzini per evitare repliche ufficiali: la linea è già rappresentata dagli “amici” del sindacato giallo.
/da agenzie)
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