LA SQUALIFICA DELLO SKELETONISTA UCRAINO VLADYSLAV HERASKEVYCH, PER IL CASCO DECORATO CON LE FOTO DEGLI ATLETI UCRAINI MORTI IN GUERRA, DIMOSTRA LA PAVIDITA’, L’INETTITUDINE E L’IPOCRISIA DEL COMITATO OLIMPICO
HERASKEVYCH, PREMIATO IN PATRIA CON UN’ALTA ONORIFICENZA, HA MESSO A NUDO L’IPOCRISIA DEL CIO: “QUESTA SITUAZIONE È IN LINEA CON LA PROPAGANDA RUSSA. NON HO VOLUTO UNO SCANDALO, L’HA CREATO IL CIO CON LA SUA INTERPRETAZIONE DELLE REGOLE”
Incontro all’alba, com’è nelle tregue. A Cortina, alle 8,15. In un angolo dell’area riservata agli atleti dei Giochi, si siede la presidente del Comitato olimpico internazionale, Kirsty Coventry. Di fronte c’è Vladyslav Heraskevych, portabandiera e portatore di grane, accompagnato dal padre. La questione è chiara: il campione di skeleton s’è messo in testa l’idea d’un casco decorato con le foto degli atleti ucraini morti in guerra, il Cio vuole che se lo tolga. I due parlano un’ora e un quarto.
Kirsty ci prova, vuole convincere Vladi a mollare: non gli basterebbe una fascia nera sul braccio, simbolo che in base alla Carta Olimpica — articolo 50: vietato manifestare in gara, con parole o con atti, le proprie convinzioni politiche o religiose — sarebbe comunque una concessione? Di più, non è possibile e il Cio, da Losanna, è irremovibile: Heraskevych abbassi la testa. O rinuncia, o sarà squalificato.
«Siamo già stati dalla tua parte nel ’22 — ricorda la Coventry —, quando a Pechino avevi esposto il cartello contro la guerra. Ma qui è diverso…». Alla fine, l’ucraino s’alza e se ne va. La Coventry è in lacrime. Il padre di Vladi raggiunge il bordo pista e piange. Stop. Non gioca più. Il comunicato esce pochi minuti dopo: Vladi è squalificato, Olimpiadi finite.
Inutile parlarsi, lo skeletonista ha ripetuto che il casco secondo lui è regolarissimo e che pure altri atleti ucraini, adesso, sono disposti a metterne uno. «Negli ultimi giorni — spiega la capa del Cio —, abbiamo consentito a Vladyslav d’utilizzare il casco durante gli allenamenti. Nessuno, io in particolare, è in disaccordo con il messaggio. È un messaggio potente di commemorazione, un messaggio di memoria, e nessuno lo contesta. Non si tratta del messaggio, ma di regole».
È la tesi ufficiale: «Non è il messaggio che conta — aggiunge un portavoce —, bensì il luogo dove viene espresso. Ci sono 130 conflitti in corso nel mondo. Durante la competizione, non possiamo mettere in primo piano 130 conflitti diversi, per quanto terribili siano. Noi vogliamo che Heraskevych gareggi».
Lui, lo skeletonista, non si fa intenerire dalla commozione della Coventry: «questa situazione è in linea con la propaganda russa. E non promette nulla di buono. Non ho voluto uno scandalo col Cio: il Cio l’ha creato con la sua interpretazione delle regole, che molti considerano discriminatorie».
È una giornata di sgarbi e cortesie: all’atleta viene ritirato pure l’accredito olimpico, salvo ripensamento (e restituzione) nel pomeriggio; da Kiev, gli arriva l’onorificenza dell’Ordine della Libertà, massimo abbraccio del presidente ucraino. In patria, Vladi è già un simbolo: «Lo sport non è indifferenza, siamo orgogliosi di lui e del suo gesto — dice Volodymyr Zelensky —. Il coraggio vale più delle medaglie: 660 atleti e allenatori ucraini sono stati uccisi dalla Russia durante la guerra. Centinaia dei nostri sportivi non potranno più partecipare ai Giochi. Eppure, 13 russi in Italia partecipano ai Giochi sotto bandiere “neutrali”, anche se nella vita sostengono pubblicamente l’aggressione russa. Sono loro, da squalificare».
(da Corriere della Sera)
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