ROMA, UNA FILIALE “MAGA” IN EUROPA. L’ITALIA DI GIORGIA MELONI SARÀ L’UNICO GRANDE PAESE UE A PARTECIPARE AL “BOARD OF PEACE” DI TRUMP, IL CLUB PRIVATO CREATO DAL TYCOON E COMPOSTO DA DITTATORI, AUTOCRATI E MONARCHI ASSOLUTI
LA GERMANIA DI FRIEDRICH MERZ NON ANDRÀ A WASHINGTON, NÉ COME PARTECIPANTE, NÉ COME OSSERVATORE… LA DUCETTA HA TENTATO FINO ALL’ULTIMO DI ORGANIZZARE UN BILATERALE CON TRUMP, CHE GIUSTIFICASSE UN SUO VIAGGIO NELLA CAPITALE USA. NON ESSENDOCI RIUSCITA, MANDERÀ ANTONIO TAJANI, CHE OGGI SI PRESENTERÀ IN PARLAMENTO A PRENDERSI GLI IMPROPERI DELL’OPPOSIZIONE
Il cancelliere Friedrich Merz non andrà a Washington per il Board of Peace. Sono state le domande dei giornalisti italiani a fonti del governo tedesco a confermarlo in modo esplicito: «Il cancelliere ha continui contatti con Meloni. Ma indipendentemente da questo, è chiaro che non andrà a Washington, né come partecipante né come osservatore».
In Germania in realtà la domanda non si pone da tempo. Era stato lo stesso Merz, a Villa Pamphilj il 23 gennaio, a chiudere il tema, quando precisò che, com’è attualmente strutturato il Board of Peace, «non possiamo accettarne le strutture di leadership in Germania per motivi di diritto costituzionale».
La questione non è più stata riaperta, a differenza di quanto successo in Italia. I motivi sono molteplici: ma tanto più dopo i discorsi di Monaco è chiaro che Berlino ritiene di non poter partecipare a un organismo speciale che vorrebbe sostituirsi all’Onu, che è inoltre lontano dall’impostazione iniziale di implementare la fase 2 del cessate il fuoco a Gaza.
Merz coltiva il rapporto con Trump, ma ha tracciato dei distinguo: sì a una linea pragmatica comune, senza aderire a ogni iniziativa, senz’altro non a quelle Maga. Tant’è che prepara il prossimo viaggio a Washington, dal 2 al 4 marzo.
Oggi Antonio Tajani si presenterà in Parlamento per comunicare l’adesione dell’Italia al Board of Peace per Gaza nel ruolo di Paese osservatore, subito dopo ci sarà un voto sulla risoluzione di maggioranza, e poi un altro su una risoluzione comune delle opposizioni.
Al termine del dibattito parlamentare il ministro degli Esteri dovrebbe annunciare che sarà lui a volare a Washington, giovedì, alla celebrazione che Donald Trump ha preparato per se stesso e per l’avvio del Consiglio che si occuperà della “fase due” della ricostruzione nella Striscia. Se le ultime indiscrezioni sono confermate, Tajani andrà al posto di Giorgia Meloni.
La questione della partecipazione al Board si è complicata per la premier, anche se lei, va precisato, fino alla fine non ha escluso di andare personalmente e avrebbe provato in tutti i modi a trovare una buona ragione per salire sull’aereo e raggiungere l’amico Donald.
Ha sperato che ci fosse un leader di peso, almeno un altro oltre a lei (e a Trump) che siede nel G7. Ha tentato con Friedrich Merz, ma inutilmente, perché il cancelliere ha fatto trapelare […] che non ha la minima intenzione di sedere assieme a caudilli, monarchi assoluti del Golfo, dittatori o autocrati.
Cosa che invece, a quanto pare, non sarebbe dispiaciuta a Meloni, per la quale l’unico limite all’ingresso dell’Italia nel Board è rappresentato dalla Costituzione che
vieta l’adesione in organismi internazionali dove qualcuno – nel caso specifico sempre Trump – conta più degli altri.
Da quanto è possibile ricostruire delle trattative che hanno impegnato la diplomazia tra Roma e Washington nelle ultime ore, la premier ha provato anche a sondare la possibilità di un bilaterale con il presidente americano, occasione che a suo avviso avrebbe potuto giustificare il suo viaggio verso la Casa Bianca. Nulla da fare. E così Meloni ha ceduto a Tajani l’impegno di rappresentare l’Italia nella riunione inaugurale e la scelta di «esserci come Paese osservatore».
Le opposizioni presenteranno un testo per dare un mandato opposto e chiedere che l’Italia non abbia a che fare con il Board in nessun modo. Il documento ha compattato Pd, M5S, Avs, Più Europa, Italia Viva e in questo caso Azione. Poche altre volte Carlo Calenda ha preso parte a testi unitari delle opposizioni, ma sul punto resta durissimo nelle critiche a Meloni: definisce il Board, «una congrega di dittatori, affaristi, approfittatori guidato a vita da Trump» che ha presentato «un progetto delirante di sviluppo immobiliare stile Palm Beach, sulle macerie di Gaza» in cui «i palestinesi non sono neppure contemplati. Trascinarci – aggiunge – in questo obbrobrio offende la dignità dell’Italia e degli italiani»
Sono accuse a cui Meloni si troverà a rispondere di persona. Nel frattempo, il suo pensiero viene codificato e trasmesso ai parlamentari di Fratelli d’Italia dallo staff del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, con il solito dossier. Si difende il principio che «l’Italia possa giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati».
A differenza di quanto sostenuto da una parte dell’opposizione – è scritto – «lo status di osservatore permetterebbe di evitare la violazione del dettato costituzionale». Meloni e i suoi uomini si fanno scudo con la presenza a Washington di rappresentanti della Grecia, dell’Unione europea, e «non sono esclusi emissari di Francia, Germania e Regno Unito». Nessuno però a livello di leader, se non il presidente di Cipro, anche in qualità di presidente di turno del semestre europeo.
Sulla partecipazione dell’Ue e in quale formula avverrà, c’è stato un equivoco tra Roma e Bruxelles. Tajani in mattinata aveva assicurato che anche la Commissione avrebbe aderito come l’Italia, nel ruolo di «osservatore», una definizione che invece fonti ufficiali dell’esecutivo Ue hanno preferito sfumare, confermando comunque la presenza a Washington della commissaria al Mediterraneo Dubravka Suica.
(da Repubblica)
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