PIERO GRASSO: “SE VINCE IL SI’ AL REFERENDUM, LA MAGISTRATURA SARA’ PIÙ ESPOSTA ALLE PRESSIONI POLITICHE”
L’EX PRESIDENTE DEL SENATO, E GIA’ PROCURATORE ANTIMAFIA: “SI TENGANO PRESENTI CINQUE COSE. PRIMO: L’INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA NON È UN PRIVILEGIO DEI GIUDICI, MA UNA GARANZIA PER I CITTADINI. SECONDO: RIDURRE I CONTROLLI E DIVIDERE LE CARRIERE VA NELLA DIREZIONE DI INDEBOLIRE L’ARGINE AGLI ABUSI DI POTERE E NON RISOLVE IL PROBLEMA DELL’IMPARZIALITÀ DEL GIUDICE. TERZO: L’EQUILIBRIO TRA I POTERI È IL CUORE DELLA REPUBBLICA, E NON DOBBIAMO ACCETTARE UNA DERIVA UNGHERESE O TRUMPISTA. QUARTO: IL SORTEGGIO COME CRITERIO ELETTIVO È RIDICOLO PER QUALSIASI ORGANO COSTITUZIONALE. QUINTO: SI AUMENTANO I COSTI DI DECINE DI MILIONI DI EURO E NON SI RIDUCE NEMMENO DI UN GIORNO LA DURATA DEI PROCESSI”
Molti elettori si sentono disorientati da un dibattito tecnico e spesso opaco. Se dovesse spiegare in modo chiaro e diretto le ragioni della sua posizione, quali sarebbero i punti essenziali che i cittadini dovrebbero conoscere prima di andare a votare?
«Cinque cose semplici. Primo: l’indipendenza della magistratura non è un privilegio dei giudici, ma una garanzia per i cittadini. Secondo: ridurre i controlli e dividere le carriere va nella direzione di indebolire l’argine agli abusi di potere e non risolve il problema dell’imparzialità del giudice in alcun modo. Terzo: l’equilibrio tra i poteri è il cuore della nostra Repubblica, e non dobbiamo accettare nessuna crepa verso derive ungheresi o trumpiste. Quarto: il sorteggio come criterio elettivo è ridicolo per qualsiasi organo costituzionale. Quinto: si aumentano i costi di decine di milioni di euro e non si riduce nemmeno di un giorno la durata dei processi».
Se il referendum dovesse confermare la riforma, quale scenario si aprirebbe per il sistema giudiziario italiano nei prossimi anni?
«Si aprirebbe una fase di transizione lunga e complessa, con il rischio di una magistratura più esposta alle pressioni politiche. Mi preoccupano le riforme che a partire da questa potranno seguire per limitare i poteri del pm, come si è lasciato sfuggire chi ha ipotizzato di sottrargli la direzione della polizia giudiziaria».
Infine, senatore, questa battaglia sulla giustizia sembra destinata a segnare la legislatura. Crede che il voto referendario possa diventare anche un giudizio politico sull’idea di Stato e di legalità proposta da questo governo?
«Chi andrà al voto, mi sembra evidente, lo farà con tre motivazioni diverse. Ci saranno quelli che daranno un voto politico a favore o contro il governo. Quelli che hanno voglia di bastonare o difendere la magistratura, per ragioni personali o di gruppo. Infine, e spero siano molti, quelli che avranno la pazienza e l’attenzione di capire la riforma e scegliere nel merito. Dei primi due gruppi non parlo. Nel merito mi auguro che la scelta sia un netto no».
(da agenzie)
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