IL PARTITO REPUBBLICANO SI RIBELLA A TRUMP: NEL “GRAND OLD PARTY” CRESCONO LE VOCI CRITICHE CONTRO IL PRESIDENTE DAZISTA. SENTONO ARIA DI BATOSTA ALLE MIDTERM DI NOVEMBRE E ALZANO LA TESTA DI FRONTE ALLE FOLLIE DEL TYCOON, CHE VUOLE TIRARE DRITTO SUI DAZI NONOSTANTE LA SENTENZA DELLA CORTE SUPREMA
ORMAI È CHIARO A TUTTI CHE LE TARIFFE SONO UN BOOMERANG: A PAGARE I RINCARI SONO SOPRATTUTTO I CONSUMATORI AMERICANI, GIÀ STUFI DELLA POLITICA AUTORITARIA DEL PRESIDENTE
Per Sarah Huckabee Sanders la Corte suprema ha sbagliato. Non perché, a differenza dei
giudici costituzionali, lei consideri legali i dazi della Casa Bianca, ma perché «il modo migliore per spingere Trump a fare qualcosa è dirgli che non può farlo».
La governatrice dell’Arkansas conosce bene il presidente: è stata, in passato, la sua portavoce. Lo conoscono bene e la pensano, terrorizzati, nello stesso modo, anche molti parlamentari repubblicani, da tempo sulle spine per i sondaggi che li danno perdenti alle elezioni di midterm del 3 novembre.
Deputati e senatori convinti che i dazi sono una delle zavorre più pesanti che trascinano Trump nell’impopolarità: fin qui quasi tutti hanno taciuto temendo la vendetta politica di un presidente che ha promesso di far perdere il seggio a chi contesterà le sue politiche.
Ora, però, lo scenario sta cambiando, coi parlamentari dei distretti in bilico che hanno cominciato ad alzare la testa: se tacciono le loro possibilità di riconferma si fanno sempre più remote alla luce dal cambio di umore di molti elettori indipendenti e anche conservatori irritati da una politica anti-immigrazione troppo dura, dall’assenza dei miglioramenti promessi sul fronte dei prezzi e anche dai dazi.
È di ieri l’ultimo sondaggio Ipsos-Abc-Washington Post : i sostenitori di Trump sono scesi al 39% mentre quelli che lo bocciano sono a quota 60%. Un dato così negativo Ipsos-Abc non lo registrava dall’indomani dell’assalto al Congresso del gennaio 2021. E tra i vari settori di attività giudicati, dall’immigrazione alla politica
estera, gli intervistati hanno dato a Trump i voti più bassi proprio su dazi (64% di bocciature) e inflazione (65%).
La sentenza della Corte suprema e l’ostinazione di Trump, deciso ad aggirarla per dimostrare di avere poteri di fatto assoluti, mettono sempre più in difficoltà chi deve difendere seggi «di frontiera» e possono risvegliare un Congresso fin qui silenzioso.
Il perché lo spiega il deputato del Nebraska Don Bacon, uno dei sei repubblicani che una decina di giorni fa hanno votato alla Camera la risoluzione dei democratici che mira a bloccare i dazi di Trump sul Canada.
Bacon riconosce che il presidente potrà annullarla col suo veto, ma spiega che il clima politico sta cambiando: i repubblicani che fin qui si sono nascosti, subendo in silenzio lo scippo della loro potestà legislativa da parte della Casa Bianca, ora dovranno uscire allo scoperto davanti alla sentenza di una Corte suprema a maggioranza conservatrice che ribadisce solennemente che solo il Parlamento può imporre dazi e tasse salvo pochi casi estremi.
Del resto è la stessa prima mossa di Trump a chiamare in causa il Congresso: il suo nuovo dazio universale del 15% può avere una durata massima di 5 mesi. Dopo, avrà bisogno di un voto parlamentare. Difficile che i repubblicani lo sostengano compatti se dovranno votare dazi impopolari in estate, a poche settimane dalle elezioni. E il pronunciamento della Corte ha già fatto uscire allo scoperto contro i dazi politici e senatori conservatori di grande prestigio come l’ex vice di Trump, Mike Pence, e i senatori Mitch McConnell, Chuck Grassley, John Curtis e Rand Paul.
Trump ha sempre contato sul suo istinto politico. Ma dal caso Epstein in poi la sua credibilità appare minata anche tra i suoi fedelissimi.
Sui dazi ha continuato a sostenere che li pagano gli altri Paesi, ma sono ormai numerosi gli istituti di ricerca che hanno dimostrato che, in realtà, essi gravano al 90% su imprese e consumatori americani. Dato da ultimo confermato da uno studio della Federal Reserve.
E quando Kevin Hassett, capo del Consiglio economico della Casa Bianca, ha provato a ridicolizzare questo studio arrivando a chiedere misure disciplinari contro i suoi estensori, ha ricevuto smentite secche da molti economisti mentre il Wall Street Journal , voce del mondo economico conservatore, in un editoriale ha replicato con toni sprezzanti alle minacce di Hassett.
Un vero regalo per i democratici che ancora non hanno metabolizzato la sconfitta alle presidenziali e non hanno un leader . Mentre i repubblicani faticano risalire una corrente: non hanno un bersaglio democratico da attaccare.
(da “Corriere della Sera”)
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