L’INDICE DI GRADIMENTO DI TRUMP È SCESO DI 17 PUNTI IN MENO DELL’INIZIO DEL MANDATO, L’APPOGGIO DEGLI ISPANICI, CHE FURONO DECISIVI NEL 2024, È ANDATO A FARSI BENEDIRE
AGLI AMERICANI NON FREGA NIENTE DEL REGIME CHANGE A TEHERAN: VOGLIONO SOLO CHE SI FERMI L’IMPENNATA DEL PREZZO DELLA BENZINA. TRUMP AVEVA PROMESSO CARBURANTE SOTTO I DUE DOLLARI AL GALLONE: IN ALCUNI STATI HA APPENA SUPERATO I SEI
Trump vive un momento delicato se consideriamo gli indici di gradimento dei sondaggi
americani. V E’ vero che è meno popolare adesso, a meno di 15 mesi dall’insediamento, di quanto lo fosse allo stesso punto del suo primo mandato. È vero anche che è meno popolare adesso (secondo alcuni sondaggi, non tutti) di quanto lo fosse il povero Joe Biden dopo la disastrosa prestazione nel dibattito elettorale che lo condannò a chiamarsi fuori dalle presidenziali del 2024.
È soprattutto vero che, da settimane, i sondaggi indicano un’erosione importante nell’appoggio degli ispanici, uno dei fattori decisivi della sua vittoria schiacciante del 2024 (7 «stati in bilico » a 0 a suo favore, vittoria anche nel voto popolare oltre che nel collegio elettorale dei 50 stati). Però, sette mesi sono lunghi
I recenti sondaggi collocano il suo indice di gradimento complessivo tra il 35-40% circa: la media calcolata da Nate Silver (sondaggista che peraltro viene da una serie di gravi errori di calcolo) ha mostrato recentemente un calo di Trump sceso nei consensi al di sotto del 40%, con un indice di gradimento netto intorno a -17.
Gli sviluppi in Iran potrebbero cambiare le cose nei prossimi giorni, ma le difficoltà economiche più generali sembrano pesare maggiormente in questo momento. Perché l’impressione è che Trump potrebbe anche sgominare gli ayatollah e insediarsi personalmente a Teheran come nuovo Leader Supremo (con o senza turbante) ma senza riportare i prezzi della benzina a livelli accettabili e, magari, i prezzi del carrello della spesa al supermarket, servirebbe a poco in materia di consensi
La promessa fatta a ottobre – benzina sotto i due dollari al gallone: in California però ha appena superato i sei dollari – sarà usata contro di lui e contro il partito in estate, nella fase finale della campagna elettorale di novembre quando Trump potrebbe perdere la maggioranza alla Camera e (forse, ma è più difficile) anche al Senato.
In un sistema bipartitico però conviene anche guardare l’altra parte: gli indici di gradimento del partito democratico (che al momento è senza leader) sono bassini, e lo sono ormai da tempo. Non superano Trump in modo significativo nella percezione generale dell’opinione pubblica; entrambi i partiti sono ampiamente impopolari presso il grande pubblico.
Dati recenti sul gradimento del partito Democratico: RealClearPolitics (fine marzo 2026): 36% di opinioni favorevoli / 56% di opinioni sfavorevoli (saldo netto -20). Sondaggio Cnn (fine marzo): 30% favorevole / 58% sfavorevole.
Altri sondaggi condotti tra il 2025 e l’inizio del 2026 (NBC, YouGov, ecc.) hanno mostrato che il dato si aggira tra il 30% e il 35% di favorevoli, con una percentuale di sfavorevoli compresa tra il 55% e il 60% — spesso descritta come una delle peggiori valutazioni del partito degli ultimi decenni.
Anche all’interno della propria base, l’entusiasmo e le opinioni positive sul partito si sono attenuati dopo il 2024 (ad esempio, AP-NORC ha rilevato che solo circa il 70% dei democratici vede il proprio partito in modo positivo, in calo rispetto al recente passato).
Anche il Partito Repubblicano è in difficoltà, ma spesso registra risultati leggermente migliori rispetto ai democratici in termini di gradimento sebbene entrambi siano impopolari con la maggioranza degli indipendenti e dall’elettorato nel suo complesso.
(da Corriere della Sera)
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