IL PREZZO DELLA BENZINA CONTINUA A CRESCERE: LA VERDE IN MODALITÀ SELF VIENE VENDUTA A 1,78 EURO AL LITRO, IL GASOLIO SI ASSESTA A 2,140 EURO, SI MOLTIPLICANO I DISTRIBUTORI CON I CARTELLI “CARBURANTE ESAURITO”
NON SI TRATTA DI UN’EMERGENZA DI FORNITURE, MA DI UN EFFETTO COLLATERALE DELLA MISURA VARATA DAL GOVERNO IL 19 MARZO SCORSO
Ancora in salita il costo dei ‘pieno’ in Italia: la benzina in modalità ‘self’ viene oggi venduta,
in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti
del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), a 1,781 euro al litro (era 1,777 sabato), mentre il prezzo del gasolio si assesta sui 2,140 euro al litro (2,130 sabato). Sulla rete autostradale invece, fa sapere il Mimit, il prezzo medio ‘self’ è di 1,816 euro al litro per la benzina e 2,157 euro al litro. Continua così l’operazione di controllo del Mimit lungo la rete distributiva dei carburanti.
I cartelli con scritto «carburante esaurito» o «benzina esaurita» comparsi qualche settimana fa in diversi distributori italiani — da Treviso a Como, lungo la rete urbana e in alcuni casi anche su quella autostradale — hanno riacceso un riflesso ormai familiare tra gli automobilisti: la paura di restare senza rifornimento.
Ma al momento si tratta più di una percezione alimentata dal contesto internazionale, con il nuovo rialzo delle tensioni geopolitiche e la guerra in Iran che ha riportato volatilità sui mercati energetici, che ad una vera emergenza su presunte mancanze di materia prima raffinata. Non siamo di fronte ad uno «shortage», ma è chiaro che bisognerà monitorare l’andamento del conflitto e la riapertura (o meno) dello stretto di Hormuz da dove passa il 20% del petrolio globale.
Gli effetti collateral
Il fenomeno osservato nelle settimane scorse è stato molto circoscritto e, soprattutto, temporaneo. A svuotare alcuni serbatoi non è stata una rottura strutturale della filiera, bensì un effetto collaterale della misura varata dal governo il 19 marzo scorso: il taglio delle accise di 24,4 centesimi al litro deciso con decreto d’urgenza per contenere l’impatto della crisi petrolifera sui consumatori. Una riduzione che, almeno in teoria, avrebbe dovuto alleggerire il conto alla pompa. In pratica, però, aveva innescato una corsa selettiva verso i distributori più convenienti.
La corsa alle pompe più economiche
D’altronde quando il prezzo cala all’improvviso, il comportamento dei consumatori tende a cambiare. Si cerca di fare il pieno prima del necessario, a rifornirsi più spesso, a «bloccare» il risparmio finché dura
Secondo i dati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nei giorni successivi al 23 marzo solo il 60% delle stazioni ha effettivamente abbassato i prezzi, mentre in alcuni casi — l’11,4% — si sono registrati addirittura aumenti. Il
risultato è stato un forte spostamento degli automobilisti verso le pompe più convenienti.
Quel che è certo è che i benzinai non lavorano con riserve illimitate. Ogni impianto ha una capacità di stoccaggio definita — generalmente tra 15mila e 30mila litri — e i rifornimenti seguono una logica programmata, non istantanea. Se in pochi giorni la domanda raddoppia o triplica perché un distributore vende a un prezzo molto più basso degli altri, una scorta pensata per durare una settimana può finire in 48 ore.
Per questo i cartelli “esaurito” visti una ventina di giorni fa non vanno letti come il segnale di una crisi di approvvigionamento nazionale, ma come il sintomo di una distorsione locale e temporanea: alcuni impianti sono stati letteralmente presi d’assalto, altri — spesso meno competitivi sul prezzo — hanno continuato a lavorare con flussi normali.
Non c’è un’emergenza carburanti in Italia, né una rottura generalizzata della rete distributiva. C’è però una filiera sotto pressione, stretta tra l’instabilità geopolitica, la reazione dei consumatori ai prezzi e la necessità di trasferire rapidamente gli sconti fiscali senza creare squilibri tra un impianto e l’altro. Il rischio più concreto, almeno nel breve periodo, non è quello di non trovare benzina o diesel, ma di continuare a pagarli molto più del previsto, soprattutto se la crisi internazionale dovesse prolungarsi. Ed è proprio su questo terreno — più che sulla paura delle pompe vuote — che si giocherà nelle prossime settimane la partita tra governo, operatori e consumatori.
(da agenzie)
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