BERLUSCONI VINCE PERCHE’ L’ITALIA AMA “IL VECCHIO CHE AVANZA”
IL SUO PALESE ANACRONISMO PER LUI DIVENTA UN ELEMENTO DI FORZA, COME LA RIPROPOSIZIONE DELL’IDENTICO
L’unico partito che nell’infittirsi dei sondaggi sulle intenzioni di voto cresce vistosamente è
Forza Italia.
Persino il primato dei grillini, dati per vincitori delle prossime elezioni, oscilla stabilmente nello spettro del punto percentuale.
Tantissimo comunque, a riconferma che niente sembra scalfire un granitico consenso (stanno a un passo dal 30%), nemmeno certe clamorose dèbà¢cle televisive o la desolante silhouette di Spelacchio, l’albero di Natale dei romani che si erge di fronte a un perplesso Milite ignoto a incarnare l’inconcludenza del governo pentastellato della città .
LA RIMONTA DI BERLUSCONI
Invece Berlusconi cresce: partito due punti sotto la Lega, l’ha distanziata di oltre 3 punti. L’ultima rilevazione del tg di Mentana, lunedì 11 dicembre, dava gli azzurri al 15,7%, contro il 12,5% dell’alleato del Carroccio.
Il Cav, che mira di arrivare a ridosso delle urne con il 20%, e che dunque è in piena marcia trionfale, sembra destinato a riprodurre pari pari la campagna del 2013, cominciata con un siderale svantaggio rispetto a Bersani e finita ad un’incollatura dall’allora segretario Pd.ù
Berlusconi, nonostante i goffi tentativi di alfabetizzazione informatica, vince con l’assoluta fedeltà a modelli obsoleti
Quello del leader di Forza Italia è un fenomeno che ha del misterioso, e che meriterebbe di essere indagato ben oltre la sua superficie visto il modo con cui rovescia le categorie dello spazio-tempo.
Colpisce, ad esempio, come il suo palese anacronismo, esiziale per i suoi avversari, per lui diventi un formidabile elemento di forza.
Così come la riproposizione dell’identico: più l’uomo di Arcore ricalca i suoi vecchi modelli più si vede premiato nei consensi.
Poi si ha buon gioco a ironizzare, a dire che il meno tasse per tutti o che le pensioni minime a mille euro oramai sono slogan che appartengono a una sorta di modernariato della politica.
I SUOI ANTICHI STILEMI FUNZIONANO ANCORA
E che persino certe iniziative che rimandano a un coreano culto della personalità — stanno per riemergere dalle anonime retrovie in cui erano stati relegati i vari eserciti di Silvio e i meno male che Silvio c’è — ricordano più degli angosciosi fantasmi della storia che una moderna organizzazione del consenso.
Insomma, più resta fedele agli stilemi che nel 1994 accompagnarono la sua prima discesa in campo e più si rende credibile agli occhi degli elettori.
Eppure sono passati 23 anni, stagioni e protagonisti della politica si sono succeduti, la rivoluzione digitale che a quei tempi muoveva i primi passi è diventata realtà dilagante e condivisa.
Ma Berlusconi, nonostante i goffi tentativi di alfabetizzazione informatica, vince con l’assoluta fedeltà a modelli obsoleti. La tivù generalista contro quella on demand, il porta a porta sul territorio contro l’impalpabile aleatorietà dei social media, la barzelletta contro lo storytelling, la resistenza fisica tanto più strenua quanto sale il martirio mediatico nei suoi confronti.
Forse, alla luce di ciò che Berlusconi rappresenta, è il caso di rivedere la prosopopea del nuovo che avanza e l’idolatria di un futuro che sembra essere certezza solo nei discorsi di chi lo invoca
(da “Lettera43”)
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