DALLA DC A FRATELLI D’ITALIA: LA PARABOLA DI ROSSO ALLA CORTE DELLA MELONI
IL POLITICO CHE DIEDE IL VIA A RIMBORSOPOLI E’ STATO SOTTOSEGRETARIO CON BERLUSCONI
Cinquantanove anni, Roberto Rosso è il mattatore della politica torinese. Una lunga carriera
iniziata a Trino Vercellese, di cui è stato sindaco in passato e vicesindaco ancora fino a pochi mesi fa), che lo ha portato a maggio a entrare nella giunta di centrodestra guidata da Alberto Cirio ottenendo, tra le altre, anche la delega agli Affari legali.
Muove i primi passi nella democrazia cristiana, ed è tra i primi a seguire Silvio Berlusconi nel 1994 quando nasce Forza Italia.
Nel 2001 si candida sindaco di Torino per il centrodestra e costringe Sergio Chiamparino a un inatteso ballottaggio da cui poi esce sconfitto. Durante la campagna elettorale, tra propone di cambiare nome a corso Unione Sovietica, ma viene subissato di critiche.
Arrivano poi incarichi nazionali, compreso il ruolo di sottosegretario al lavoro del Governo Berlusconi, nel 2004, poi il ritorno in Piemonte, come vicepresidente della giunta del leghista Roberto Cota.
E’ lui durante una diretta radiofonica, nel 2012, a far scoppiare la Rimborsopoli del Piemonte. Racconta ai microfoni di Telelombardia di aver ospitato per la settimana bianca in montagna un consigliere regionale del Piemonte che si faceva firmare le spese per ottenere il rimborso.
Sono i mesi delle inchieste su Belsito e sui consigli regionali di mezza Italia e anche il Piemonte di Cota viene travolto dallo scandalo. Non Rosso che nel 2016 con una lista civica corre di nuovo come sindaco a Torino e entra in consiglio comunale.
L’ultima avventura di Rosso è con Giorgia Meloni, per cui si candida alle regionali dello scorso maggio.
E’ il primo a partire con la campagna elettorale, tappezza la città di manifesti con il suo nome e alla fine è campione di preferenze a Torino, con 4 mila 777.
Una dote che gli consente di ottenere un posto da assessore, nonostante l’ostilità di un pezzo di Fratelli d’Italia. Oggi è assessore ai rapporti con il consiglio, alla semplificazione e ai diritti civili.
Sovranista ma istrionico. Un connubio minaccioso che infatti ha messo il suo nome in bilico fino all’ultimo nella squadra di Cirio.
Alla fine per lui si è trovato un posto “dignitoso, ma senza pericoli”, con un incarico che lui stesso ha ribattezzato di sottosegretario del governo regionale,
Anche da lì, comunque non sono mancate le gaffe. La prima a giugno, in occasione del gay pride, quando ha interrotto la tradizione degli ultimi cinque anni durante i quali gli assessori regionali del centrosinistra sfilavano accanto alle bandiere arcobaleno.
“Non ci vado, è una carnevalata” aveva detto sollevando un coro di proteste. Salvo poi compiere una totale giravolta, a novembre, quando si è presentato alla Trans freedom march, organizzata per commemorare le vittime della transfobia e per rivendicare i diritti delle persone transgender.
“Ho ritenuto che fosse giusto onorare la memoria delle oltre 300 vittime di transfobia nel mondo” aveva detto l’assessore regionale contestato dai manifestanti.
“Credo che sia doveroso essere presenti a questo tipo di cortei. Io sono un liberale e penso si debba dare spazio a ogni posizione. L’intolleranza è da condannare in ogni campo. Bisogna iniziare a non avere pregiudizi, a confrontarsi, a dialogare, pur mantenendo la propria idea e le proprie convinzioni”.
Nei sei mesi da assessore regionale ha cavalcato l’onda della semplicazione, varando un pacchetto per cancellare le tante leggi inutile. Ama le sceneggiate, Rosso che poco più di un mese fa, proprio per celebrare l’approvazione del “taglia leggi” ha fatto stampare le leggi da abrogare su risme e risme di carta e poi le ha portate al macero, insieme al presidente Cirio, per la soddisfazione di telecamere e macchine fotografiche.
(da “La Repubblica”)
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