A UCCIDERE IL PICCOLO DOMENICO, IL BAMBINO DI DUE ANNI E MEZZO A CUI È STATO TRAPIANTATO UN CUORE “BRUCIATO”, SONO STATE APPROSSIMAZIONE, ARROGANZA E INCOMPETENZA
I PROBLEMI SONO INIZIATI GIÀ IN FASE DI ESPIANTO: CI SAREBBE STATO UN “DRENAGGIO INSUFFICIENTE DURANTE LA FASE DI PERFUSIONE, CON CONSEGUENTE MASSIVA CONGESTIONE DI FEGATO E CUORE” … LA RICOSTRUZIONE DELL’INCREDIBILE CATENA DI ERRORI: IL BOX PER IL TRASPORTO DI VECCHIA GENERAZIONE E IL GHIACCIO SECCO, CHE HA BRUCIATO IRRIMEDIABILMENTE L’ORGANO, SENZA CHE NESSUN MEDICO SE NE ACCORGESSE
Adesso si procede per omicidio colposo e si guarda con decisione a Bolzano, da dove nuove ombre si allungano sulla morte del piccolo Domenico. Il pubblico ministero Giuseppe Tittafiore […] ha disposto l’autopsia sul corpo del piccolo e ha formalmente aggravato in omicidio colposo l’ipotesi di reato inizialmente contestata a sei sanitari dell’ospedale Monaldi di Napoli (tra medici e paramedici).
A loro sono arrivati gli avvisi di garanzia e i loro cellulari sono stati sequestrati. Ma potrebbero essere iscritti anche altri sanitari che avrebbero operato, o sarebbero stati presenti, nella sala operatoria dell’ospedale San Maurizio di Bolzano dove si è verificata la prima di una sequenza di criticità che non ha lasciato scampo a Domenico.
Lì il team Monaldi composto da una cardiochirurga e da un assistente ha proceduto all’espianto del cuore dal corpo di un bambino di quattro anni morto in una piscina comunale in provincia di Bolzano. E lì si è consumato certamente il pasticcio del ghiaccio: nel frigo isotermico – peraltro mancante del termostato perché non di ultima generazione – utilizzato per il trasporto dell’organo, qualcuno a Bolzano ha
aggiunto ghiaccio secco, anziché quello tradizionale, che durante il trasporto ha congelato l’intero contenuto del contenitore, cuore incluso.
A versare il ghiaccio nel frigo sarebbe stato personale di sala presente, quindi estraneo al team napoletano che aveva l’esclusiva competenza di ogni fase dell’intervento. Ma se questo aspetto appare di più agevole verifica, quanto emerso nelle ultime ore è ancora più delicato e angosciante.
Il team di Napoli avrebbe avuto problemi anche nella fase dell’espianto del cuore: da una relazione firmata da Michael Mayr, direttore del Dipartimento delle Salute della Provincia autonoma, emerge che ci sarebbe stato un «drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione, con conseguente massiva congestione di fegato e cuore, che ha richiesto un intervento correttivo emergente da parte del team di Innsbruck»
Il team era presente perché incaricato dell’espianto di altri organi (fegato, reni e polmoni) destinati a pazienti di altre parti d’Italia
Bisognerà chiarire se il cardiochirurgo Guido Oppido sia stato troppo precipitoso nelle fasi dell’operazione: secondo alcuni esperti, il cardiochirurgo avrebbe dovuto aspettare l’arrivo dell’organo, controllarne lo stato e dunque procedere alla rimozione del cuore del ricevente e impiantare quello donato.
Seguendo questa prassi, ci sarebbe stato il tempo di accorgersi che nella box c’era «un blocco di ghiaccio». Gli avvocati di Oppido, i legali Alfredo Sorge e Alfredo Manes, si dicono invece «convinti sin d’ora, in ogni caso, che il nostro assistito abbia fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso, e tutto quanto era umanamente possibile, per salvare la vita del piccolo Domenico, peraltro lottando contro il tempo e contro i minuti».
(da La Stampa)
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