ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI: LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’
SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO?
Altissima tensione sulla “trattativa esclusiva” tra la Holding Exor, cassaforte della famiglia
Agnelli-Elkann, e Antenna Group del magnate greco Theo Kyriakou per la vendita del gruppo Gedi.
Il negoziato doveva concludersi il 31 gennaio ma i due contraenti non riescono a trovare un accordo sul valore dell’operazione. Per disfarsi di “Repubblica”, “Stampa”, HuffPost, le radio Deejay, Capital e m2o, più la concessionaria di pubblicità Manzoni, la sommetta (non ufficiale) che John Elkann vorrebbe incassare gira intorno a 120/140 milioni di euro.
Dopo oltre sei mesi di “due diligence” di un plotone di avvocati e contabili, portati a termine i “conti della serva”, pare che Kyriakou sarebbe disposto a fare un bonifico che non raggiungerebbe nemmeno 90 milioni di euro.
I “numeri” non quadrano e le probabilità che l’operazione con il greco antennato vada a puttane aumentano giorno dopo giorno, al pari delle perdite accumulate dal
Gruppo Gedi, in un lustro 360 milioni, quasi tutte imputabili a “Repubblica” e “Stampa”.
“Oggi ‘Repubblica’ è iscritta a bilancio per 65 milioni di euro, nel 2019 valeva 150 milioni”, scrive Stefano Vergine sul “Domani”. “Sono dati che aiutano a capire perché Elkann ha deciso di vendere, da tempo, e uscire definitivamente dall’editoria italiana (non da quella internazionale, visto che è azionista di maggioranza di ‘The Economist’)”. E conclude: “Con questi numeri, però, piazzare bene Gedi non è facile”.
Non è facile nemmeno per John Elkann, già di suo incazzatissimo per il rischio di andare a processo con l’accusa di truffa allo stato e frode fiscale per la causa intentate dalla madre Margherita sull’eredità “occulta” di Marella Agnelli, ritrovarsi la palla al piede di Gedi.
Se salta la trattativa con Kyriakou, che fa il presidente di Exor? Prende il fardello Gedi e lo mette all’asta al miglior offerente? Riciccia Leonardino Del Vecchio, che ha scoperto di avere smanie da editore, avendo già egli rilevato il 30% de “il Giornale” e la maggioranza delle quote di QN?
Finora, tutto era andato in discesa per Elkann: l’acquisizione nel 2020 de “La Repubblica” e “La Stampa”, da sempre quotidiani di riferimento del Partito Democratico, è stata un’abile mossa non solo per squagliare via via la ex Fiat in Stellantis, senza rotture di cojoni mediatiche e sindacali, ma anche per portare a termine tranquillamente la cessione delle grandi aziende italiane della Holding Exor: dalla Magneti Marelli, al gruppo statunitense CK Holdings, alla Iveco agli indiani di Tata Motors, mentre Iveco Defence Vehicles è stata acquistata il 30 luglio 2025 da Leonardo, azienda partecipata dallo Stato (di seguito, l’elenco di tutte le cessioni da quando c’è il nipotino dell’Avvocato a capo di Exor).
Mentre per Stellantis e imprese dell’indotto lo stillicidio dei licenziamenti e cassa integrazione e incentivi all’esodo continua inesorabile: la delocalizzazione e il disinvestimento che, tra il 2023 e il 2025, hanno coinvolto non solo grandi multinazionali come Stellantis e Whirlpool, ma anche numerose Pmi, hanno causato la perdita di oltre 35.000 posti di lavoro.
L’unico “rosso” che fa felice il malmostoso Elkann è quello del Cavallino Rampante: la Ferrari ha chiuso il 2025 con 7,146 miliardi di euro di ricavi netti, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente.
Mentre la vendita della Juventus, un’altra palla al piede che al 30 giugno 2025 ha registrato una perdita netta di 58,1 milioni di euro, è stata opportunamente messa in standby: la sollevazione popolare per l’errore arbitrale che è costata la sconfitta dei bianconeri con l’Inter domenica scorsa, fa ben capire che solo il calcio, e non la politica, potrebbe oggi far esplodere una rivoluzione nel Belpaese.
Dunque, portato trionfalmente a termine gran parte del lavoro di liquidazione, la “copertura” dei giornali del gruppo Gedi non serviva più a John Elkann, ed era giunto il momento di togliersi il fardello prima di trasferirsi stabilmente sotto il ciuffo del prediletto Trumpone. Ma, si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco…
(da Dagospia)
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