ARMATA ROTTA: I 350MILA SOLDATI RUSSI MORTI NEGLI ULTIMI 10 MESI DI GUERRA NON STUPISCONO NESSUNO. GIÀ DALL’EPOCA SOVIETICA, MOSCA SI È SEMPRE DISINTERESSATA AGLI UOMINI AL FRONTE. COME RACCONTA SARAH A. TOPOL NEL SUO LIBRO-REPORTAGE “DISERTORE”
“L’ARMA PIÙ POTENTE DELLA RUSSIA È DI AVERE TANTI UOMINI CONSIDERATI SACRIFICABILI, MANDARLI AL FRONTE A ONDATE CONTINUE. E QUESTO È SUCCESSO ANCHE IN QUESTO CONFLITTO, CON SUPERIORI CHE SENTONO PARLARE DELLE PERDITE DEI LORO SOLDATI MENTRE GIOCANO AI VIDEOGIOCHI AL SICURO IN UN BUNKER, MANGIANDO PIZZA”
Pubblicato sul New York Times Magazine all’inizio del 2025, il reportage di Sarah A. Topol sui disertori dell’esercito russo è oggi diventato un libro. «Disertore. Una storia d’amore e di guerra» (NR Edizioni, traduzione di Gianluca Di Tommaso) racconta le vicende di Ivan, capitano russo che si ritrova prima a combattere in Ucraina e poi a fuggire dall’esercito e dal Paese insieme alla moglie Anna.
Un lavoro che è frutto di ore e ore di conversazione sul campo con soldati e con fonti russe – tutti rigorosamente anonimi – e che restituisce un ritratto della decomposizione dell’apparato militare, ormai ridotto a un grande tritacarne che manda gli uomini a morire, dove i superiori stanno nei bunker a mangiare pizza senza neanche sapere cosa succede al fronte.
«Ho parlato con 18 disertori analizzando la situazione in cui si trovavano i soldati anche prima dell’invasione dell’Ucraina», racconta Topol
Siamo a quasi quattro anni di una guerra che secondo i Russi doveva essere risolta in poche settimane. Come si spiega?
«Da una parte ci sono le aspettative russe e il modo in cui è stata pianificata, più come un’operazione di intelligence che una vera guerra. Il secondo aspetto è ovviamente la resistenza ucraina e la sottovalutazione della volontà del popolo ucraino di difendere il
proprio Paese e il proprio territorio.
L’altra ragione è la totale impreparazione dell’esercito russo sul campo. Un quarto aspetto è la mancanza di modernizzazione dell’esercito russo dai tempi dell’Unione Sovietica».
In che senso?
«È una sorta di corpo gonfio: ci sono troppi ufficiali con troppi pochi ruoli significativi e molti di questi cercano solo di giustificare la loro esistenza. Non solo, l’unico modo in cui le verifiche vengono fatte per, ad esempio, capire che tipo di equipaggiamento esiste è tramite reportage fotografici. Quindi ci sono militari che posano per foto per dimostrare alla direzione di aver svolto il compito che dovrebbero svolgere».
Leggendo il libro sembra che questa guerra in realtà non la volesse nessuno, solo Putin.
«Nessuno era entusiasta. I russi non tifavano per l’invasione dell’Ucraina, ma una volta iniziata, sono stati in grado di accettare la situazione e di rimanere in Russia continuando a partecipare al sistema e alla sua economia, principalmente usando giustificazioni del tipo “anche se è una guerra fatta in mio nome, io non la sostengo, sto solo cercando di sopravvivere”. Una tendenza universale e umana».
È l’apatia morale che descrive nel libro.
«Ivan e Anna appartengono a una generazione diversa da quella dei loro genitori, i quali erano in un certo senso convinti delle inadeguatezze del progetto sovietico. Loro sono invece cresciuti in un periodo in cui c’era effettivamente un certo ottimismo sulla Russia, ma un ottimismo principalmente economico che permetteva di sperare di poter migliorare la propria vita e di
raggiungere un sogno capitalista, comprare un appartamento, fare figli, avere un lavoro e stare fuori dalla politica».
Cito dal libro: “Questa guerra ha fatto riemergere i peggiori istinti della cultura militare russa”.
«Il modo in cui la Russia tratta il proprio esercito è un vero e proprio tritacarne. C’è una totale mancanza di preoccupazione per gli uomini al fronte. È stato così fin dall’epoca sovietica.
L’arma più potente della Russia ha sempre avuto è di avere tanti uomini considerati sacrificabili, mandarli al fronte a ondate continue. E questo è successo anche in questo conflitto, con superiori che sentono parlare delle perdite dei loro soldati mentre giocano ai videogiochi al sicuro in un bunker, mangiando pizza. La crudeltà verso i propri uomini è qualcosa che la Russia non è riuscita a cambiare».
La defezione è una condanna senza fine?
«Putin è stato molto chiaro su questo punto quando ha parlato di disertori e traditori del Paese e l’ha dimostrato uccidendo molti dissidenti e disertori all’estero».
Cosa vogliono i russi oggi?
«Parliamo da tempo di quanto sia instabile l’economia russa, ma in qualche modo l’economia russa continua a resistere. È sull’orlo del collasso, ma non crolla. La domanda oggi è: come convinco una popolazione che è nel suo interesse avere la pace con un mondo che loro percepiscono essergli contro?
Che cosa puoi offrire al cittadino medio per far sì che si opponga a un sistema che ha così tanto potere su di lui? È difficile da qui capire quanto la militarizzazione degli scolari e dei giovani adulti abbia cambiato la psiche della popolazione russa».
(da agenzie)
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