ART.18: SUL WEB DIVAMPA IL DIBATTITO DEL POPOLO DEL PD
LA RIFORMA DEL LAVORO ACCENDE LA DISCUSSIONE NEL PARTITO: CENTINAIA DI INTERVENTI, TRA L’OBBLIGO DI NON FAR CADERE IL GOVERNO E L’ESIGENZA DI DIFENDERE I DIRITTI DEI LAVORATORI
I rapporti con la Cgil. I veti incrociati. La necessità di risolvere le tensioni interne per garantire la sopravvivenza del partito. La riforma del lavoro annunciata dal governo di Mario Monti accende la discussione nel Partito Democratico.
Dai vertici ai militanti: un confronto che prosegue senza sosta dalla serata di ieri.
E sui social network l’attenzione degli elettori del partito di Pierluigi Bersani è alle stelle.
Le richieste sono tante, difficili da tenere insieme: appoggiare il governo, non retrocedere di un passo sull’articolo 18, modernizzare salvaguardando i diritti dei lavoratori. E in tanti avvertono questo passaggio come decisivo per il futuro del Pd.
I messaggi diretti a Bersani e ai leader dei democratici sono centinaia.
E se in tanti considerano positivi molti punti della riforma Monti-Fornero – “la retribuzione degli stage, il nuovo regime dei co.co.co. sono misure importanti” – il punto dolente è la parziale riscrittura dell’articolo 18.
Il solo indennizzo previsto per i licenziamenti economici non soddisfa gli elettori del Pd.
C’è chi scrive: “Voto Pd da sempre. Ma adesso mi toccherà spostarmi più a sinistra”. Ancora: “Ma cosa state combinando? Come si fa ad accettare tutto questo? La libertà di licenziamento avrà risultati devastanti”.
Certo, c’è chi appoggia il segretario e confida nella “discussione parlamentare”.
Ma non manca chi fa notare differenze di peso politico all’interno della maggioranza che sostiene Monti: “Caro Bersani, il Pdl riesce e vince sui Taxi, sulle Farmacie, sui Notai, sull’asta delle frequenze TV, la responsabilità dei giudici, le intercettazioni, la concussione, la corruzione. Il Pd, invece, accetta la nuova riforma delle pensioni con la disperazione dei lavoratori che si sono dimessi a pochi anni dal pensionamento, l’aumento delle tasse, la diminuzione del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. E oggi l’articolo 18”.
Sullo sfondo, un interrogativo diffuso: “Ma chi dovrebbe difendere le classi più deboli in questo Governo?”.
In tanti si affidano a slogan. Secchi, decisi.
“Non voterò chi appoggerà questa riforma”, “Meglio scendere in piazza con la Fiom e la Cgil”, “Speriamo che gli altri partiti di sinistra si sveglino”.
C’è chi immagina spostamenti di consenso verso Sinistra e Libertà e Italia dei Valori, perchè “almeno loro hanno una posizione chiara”.
Le accuse sono dure: “Vi lascio ai vostri inciuci. Speriamo che Vendola e Di Pietro si sveglino”.
Ancora: “Bersani, vi scongiuro, a questo punto è meglio che non facciate più niente. Ve lo chiede un lavoratore. Detto questo, il mio voto potete dimenticarvelo”.
Sullo sfondo, le due anime del Pd.
C’è chi sottoscrive le parole di Enrico Letta: “Lavoreremo ancora fino alla fine per soluzioni più condivise, ma il nostro voto favorevole non può essere messo in discussione”.
E chi condivide e rilancia quelle dei rappresentanti della sinistra del Partito.
Come Stefano Fassina: “La riscrittura dell’articolo 18 non va bene, perchè rischia di rimanere un guscio vuoto con un notevole allargamento delle possibilità di licenziamento”.
Carmine Saviano
(da “La Repubblica“)
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