ATAC, TRE MILIONI DI EURO AI MANAGER
ARRIVANO I PREMI A QUADRI E DIRIGENTI PER I “TRAGUARDI RAGGIUNTI NEL 2017″… SORGE SPONTANEA UNA DOMANDA: QUALI?
Dopo gli aumenti di stipendio è la volta dei premi. Mentre ATAC si avvia faticosamente
verso il concordato (la settimana scorsa il tribunale ha concesso altri due mesi di proroga per la presentazione del piano) arrivano tre milioni e 158 mila euro solo di premio da versare a quadri e dirigenti per i traguardi raggiunti nel 2017.
Spiega Andrea Arzilli sul Corriere della Sera:
Del monte premi stimato, un milione e 73 mila euro sono da pagare ai 47 manager che amministrano l’azienda — zavorrata da 1,4 miliardi di debito — col compito di traghettarla nella delicatissima fase di richiesta di concordato preventivo in tribunale, procedura che ha appena ottenuto una proroga di due mesi grazie alla sponda dell’accordo siglato con i sindacati sul piano industriale.
«Passo fondamentale per risanamento e rilancio di Atac», dice l’ad, presidente e dg Paolo Simioni dopo le firme conCgil-Cisl-Uil che attivano dal primo gennaio il cambio da 37 a 39 delle ore di lavoro settimanale per i dipendenti. Pure per i dirigenti che però potranno contare su un bonus medio di circa 25 mila euro.
Con picchi di 40mila per sette manager, due dei quali risultano addirittura in aspettativa. Tanti soldi se paragonati agli stipendi medi dei lavoratori italiani (20.660 mila euro secondo Il Sole 24 Ore), ma non così tanti se accostati ai 108mila euro che rappresentano la media degli emolumenti erogati da Atac ai suoi manager, al netto dei cambi di governance e della volontà politica dell’azionista.
Proprio per rafforzare la posizione dell’azienda davanti al Tribunale fallimentare, scrive infatti Il Messaggero, il presidente e ad Paolo Simioni è riuscito a strappare un accordo con le principali organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Faisa Cisal e Ugl); l’intesa permetterà di far partire subito l’aumento di produttività previsto dal piano.
Autisti e macchinisti dovranno lavorare 39 ore a settimana, come avviene nel resto d’Italia da anni — lo prescrive il contratto nazionale della categoria — e non più solo 37 ore, come era stato tollerato fino a oggi grazie a un generoso accordo interno.
(da “NextQuotidiano”)
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