BOCCIATURA SENZA PRECEDENTI: LA COMMISSIONE UE NON PUO’ CHE RESPINGERE LA MANOVRA DEL GOVERNO ITALIANO, LO SPREAD SALE A 317
E’ LA PRIMA VOLTA CHE AVVIENE UNA BOCCIATURA IMMEDIATA, TRE SETTIMANE DI TEMPO PER INVIARE UNA NUOVA BOZZA
La Commissione europea ha bocciato la bozza di manovra italiana. Il collegio dei
commissari – riunito nella sede dell’Europarlamento di Strasburgo – ha già dato il via libera all’opinione negativa sul Documento programmatico di bilancio che il governo aveva presentato il 15 ottobre scorso.
È la prima volta che la Commissione decide la bocciatura immediata, applicando così il secondo comma dell’articolo 7 del regolamento 473 del 2013, quello che le consente di respingere una manovra nei primi 15 giorni (le opinioni sugli altri bilanci saranno pubblicate entro la fine di novembre).
L’Italia ora ha tre settimane di tempo per inviare una nuova bozza di bilancio.
L’attesa bocciatura alla fine è arrivata: la Commissione Ue ha deciso di respingere il Documento programmatico di bilancio italiano e di chiederne uno nuovo, che dovrà essere inviato entro tre settimane a Bruxelles. L
o ha stabilito, riferiscono fonti europee, il collegio dei commissari: dall’esecutivo europeo è giunta la richiesta “di sottomettere di nuovo il Documento programmatico di bilancio. E’ la prima volta che lo facciamo. E’ una mossa senza precedenti”, ha spiegato una fonte in vista della conferenza stampa del vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e del commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, per l’annuncio ufficiale.
La mossa era prevedibile dopo lo scambio di lettere tra l’esecutivo europeo, rappresentato dagli ‘addetti’ alle questioni economiche Dombrovskis e Moscovici, e il Tesoro italiano.
Una prima missiva targata Ue aveva chiesto a Roma di rivedere i contenuti del progetto di bilancio, in considerazione che la previsione di un deficit/Pil al 2,4% nel 2019 (per altro con una previsione di crescita dell’economia all’1,5% sulla quale in molti hanno espresso dubbi) avrebbe generato una “deviazione significativa” dalla traiettoria concordata sui conti pubblici.
Un cambio di rotta non ammissibile, per un Paese con il debito oltre il 130% del Pil
A quel richiamo, il governo ha deciso di fare spallucce: pur ammettendo di aver scritto un documento che rigetta gli impegni presi in passato, il ministro Tria ha definito indispensabile la scelta per riportare l’Italia alla crescita sostenibile.
Ma – stando a quanto ricostruito a Strasburgo – le posizioni si sono compattate contro la richiesta ulteriore di sforamento italiano ed evitare l'”opinione negativa” che mette l’Italia dietro la lavagna è diventato impossibile anche per i fautori della linea morbida.
Alle ragioni strettamente tecniche – spesa pubblica in aumento eccessivo, assenza di rassicurazioni sul calo del debito e target di bilancio in genere – si sono sommate dunque le pressioni politiche che hanno messo la posizione di Lega e M5s in un vicolo cieco.
A questo punto, se l’Italia non si vorrà adeguare alla nuova richiesta di revisione, rischia di aprirsi una procedura per il debito tricolore che potrebbe a sua volta portare a sanzioni e in ogni caso a una stretta sorveglianza sulle finanze pubbliche.
(da agenzie)
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