“PER FORTUNA CHE C’È LA FRANCIA”: PARIGI UNICA CAPITALE CON UN LEADER CON LA SCHIENA DRITTA, EMMANUEL MACRON, CAPACE DI RISPONDERE A TRUMP A TONO SENZA UMILIARE LA PROPRIA STORIA E LA DIGNITÀ (COME FANNO TUTTI GLI ALTRI LECCHINI)
“NON SI PUÒ NON AMMIRARE L’ORGOGLIO DI UNO STATO CHE RIFIUTA DI ESSERE VASSALLO, QUASI A RICORDARE CHE QUELLA È LA TERRA DOVE È STATA TAGLIATA LA TESTA A UN RE. E CHE GLI AUTOPROCLAMATI RE O IMPERATORI CON IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA ALLA DONALD TRUMP NON POSSONO CALPESTARE INDIFFERENTEMENTE SENSIBILITÀ, DIFFERENZE, PARERI CONTRARI AD UNA VISIONE UNILATERALE DEL MONDO”
Per fortuna che c’è la Francia. Non Emmanuel Macron: la Francia. Può piacere o no la tentazione fuori tempo massimo dei rigurgiti di grandeur, di sciovinismo, se volete. Ma, se da un lato, secondo i detrattori, e in Italia sono parecchi da Salvini e Meloni in giù, questo è il segnale di un senso di superiorità, dall’altro non si può non ammirare l’orgoglio di uno Stato che rifiuta di essere vassallo, quasi a ricordate
che quella è la terra dove è stata tagliata la testa a un re. E che gli autoproclamati re o imperatori con il delirio di onnipotenza alla Donald Trump non possono calpestare indifferentemente sensibilità, differenze, pareri contrari ad una visione unilaterale del mondo.
Emmanuel Macron dunque. Il presidente impopolare, il presidente che molto ha deluso da quel 2017 in cui fu salutato come il portatore di un vento nuovo, il rappresentante non ancora quarantenne di una generazione che prometteva aria fresca nelle stanze del potere e che invece è stato il garante dei ricchi, ecco che a poco più di un anno dal passo di addio riscopre le radici lunghe di un atteggiamento nazionale che non è mai mutato quando ha sentito in pericolo la dignità.
Così osa rifiutare l’invito dell’inquilino della Casa Bianca a far parte di quel “Consiglio della pace per Gaza”, qualunque cosa voglia dire, che nei giorni è lievitato fino a includere personaggi stravaganti o impresentabili, come Vladimir Putin.
Tanto da rendere trasparente il tentativo dell’amministrazione Usa di pensionare definitivamente le Nazioni Unite per sostituirle con un organismo i cui commensali, per parafrasare il Manzoni, hanno il solo compito di annuire dal primo piatto al dolce a qualunque parola del loro padrone.
Il quale padrone ha ovviamente risposto alla lesa maestà con la solita bastonatura mediatica del reprobo, pubblicando anche un messaggio privato di Macron che lo invitava a cena a Parigi come fosse la prova di chissà quale incongruenza e non un tentativi di dialogo. E minacciando dazi al 200 per cento su champagne e vini francesi. La politica internazionale ridotta a capriccio del tiranno.
Macron resiste e risponde, un’insolenza per il tycoon. Macron emulo di quel de Gaulle che nel 1966 non esitò ad uscire dal comando militare Nato per poter perseguire un proprio programma di difesa che non dipendesse da altri paesi, mantenendo autonomia anche nelle opzioni sul nucleare.
Macron come Chirac e il suo ministro degli Esteri Emmanuel de Villepin che nel 2003 si opposero alla sciagurata guerra in Iraq di George Bush figlio, unico a farlo con tanto vigore e veemenza durante una drammatica riunione alle Nazioni Unite. [
La Francia, come l’Italia, è stata aiutata dall’alleato arrivato oltre Atlantico a liberarsi dal nazifascismo. Nonostante questo debito di riconoscenza non ha mai rinunciato ad avere una voce propria, ad alzare questa voce come sarebbe salutare oltre che giusto fare quando un amico sbaglia, senza supinamente subire i diktat.
Macron si è messo a capo dei Volenterosi quando ha capito che Trump vuole scaricare l’Ucraina e accettare la pace ingiusta proposta da Mosca. Ha avuto il coraggio di dire no all’uomo più potente del mondo in ogni occasione in cui ha violato il diritto internazionale oltre ai diritti dei suoi stessi partner. Ha mandato truppe in Groenlandia per creare un ostacolo alle mire rapaci della Casa Bianca. È molto probabile che lascerà l’Eliseo nel 2027 con un record di impopolarità in patria. E tuttavia, nelle scelte geopolitiche, con la schiena dritta.
(da Domani)
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