Destra di Popolo.net

“NICOLE MINETTI NON HA MAI CAMBIATO VITA”. PARLA AL “FATTO” LA MASSAGGIATRICE GRACIELA MABEL DE LOS SANTOS TORRES, CHE HA LAVORATO NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI IN URUGUAY: “SONO LA TESTIMONE DEI FESTINI CON LE ESCORT NELLA TENUTA. MINETTI HA CONTINUATO A FARE QUELLO PER CUI ERA STATA CONDANNATA IN ITALIA, IL FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE. ERA LEI A SCEGLIERE LE RAGAZZE: ‘ESTA CHICA ME GUSTA, ESTA NO’”

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

LA 46ENNE DICE DI AVERE VISTO PASSARE AL “GIN TONIC” IMPRENDITORI, POLITICI E RAGAZZE ARRIVATE DA BRASILE, ARGENTINA, ITALIA: “C’ERANO ALCOOL, DROGA E SESSO. IO VENIVO MANDATA A SISTEMARE O PULIRE DOPO. MI DICEVANO SEMPRE: ‘NON GUARDARE’. GIUSEPPE CIPRIANI MI CHIESE MASSAGGI EROTICI. QUANDO MI RIFIUTAI INIZIARONO I PROBLEMI. E NICOLE MINETTI ERA LÌ, INDIFFERENTE” – È PRONTA A CONFERMARE TUTTO AI MAGISTRATI DI MILANO, SE DECIDESSERO DI CONVOCARLA

“Sono io la testimone dei festini con le escort a Punta del Este”. E no, “Nicole Minetti non ha mai cambiato vita, ha continuato a fare quello per cui era stata condannata in Italia, il favoreggiamento della prostituzione”. Graciela Mabel De Los Santos Torres ha lavorato nella tenuta di Giuseppe Cipriani a Punta del Este per quasi vent’anni.
Massaggiatrice uruguaiana, 46 anni, racconta di avere visto passare nella finca “Gin Tonic” modelle, imprenditori, politici e ragazze arrivate da Brasile, Argentina, Italia e Uruguay.
Graciela aveva già parlato con Il Fatto Quotidiano, ma ora ha deciso di farlo uscendo allo scoperto, con nome e cognome, assumendo su di sé tutto il peso delle parole che confermerà ai magistrati di Milano, qualora decidessero di convocarla per una deposizione nell’ambito degli ulteriori accertamenti in corso richiesti dal Quirinale sui requisiti per la grazia concessa a Nicole Minetti.
“Mi sono decisa dopo il suo articolo di venerdì scorso, quello sull’accusa di molestie sessuali rivolta a Cipriani negli Stati Uniti da una sua dipendente che per questo fu subito licenziata, e si chiuse con accordi transattivi riservati. Mi sono riconosciuta perché è successo anche a me.
Il Fatto ha visionato chat, screenshot, fotografie, audio, mappe della tenuta e documenti forniti dalla donna. In diversi punti il suo racconto coincide con quanto riferito da altre fonti ascoltate dal giornale sul ruolo e sulla vita mai cambiata dell’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi e sull’ambiente che gravitava attorno alla finca uruguaiana di Cipriani. Quella che segue è la sua testimonianza.
Lei da quanto tempo conosce Giuseppe Cipriani?
“Sono rientrata in Uruguay da New York nel 2003, quando avevo 23 anni. In quel periodo ho iniziato a lavorare per lui, ancora prima dell’apertura ufficiale del primo hotel a Punta del Este. Facevo massaggi anche a casa sua. All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Non era più solo jet set internazionale”.
Che cosa è diventato?
“Un sistema. Un posto dove arrivavano continuamente ragazze da Brasile, Argentina, Italia per ricchi imprenditori, politici e ospiti importanti. Alcune con voli privati. C’era una rotazione continua. Le uruguaiane e le argentine, poi le brasiliane considerate ‘top model’, poi le italiane. Tutto molto organizzato”.
E come funzionava questo sistema?
“Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli ‘amici di casa’. E lì iniziavano alcool, droga e sesso. Io spesso venivo mandata a sistemare o pulire dopo. Mi dicevano sempre: ‘Non guardare’”.
E chi frequentava quell’ambiente?
“In quegli anni ho conosciuto imprenditori molto importanti e politici, sia uruguaiani che italiani. Ricordo anche cene con figure ai massimi livelli istituzionali uruguaiani. Per noi dipendenti era chiaro che quello fosse un ambiente protetto e intoccabile”.
Chi organizzava questi arrivi?
“C’erano intermediari argentini e brasiliani che chiamavano direttamente chiedendo tre, quattro, cinque ragazze. Alcune venivano mandate in giro per il mondo: Dubai, New York, Europa”.
Come era possibile tutto questo?
“In Uruguay l’immigrazione è molto corrotta. C’è chi con pochi soldi riesce ad avere timbri falsi su un passaporto, a modificare date di ingresso e uscita dal Paese e anche a non farle risultare proprio. Ed è lo stesso sistema che permetteva di chiudere gli occhi sui voli privati e sull’arrivo continuo e senza controllo delle ragazze”.
Lei parla anche di favori alle funzionarie dell’immigrazione
“Sì. C’era chi si occupava di fare regali alle funzionarie dell’immigrazione, le ‘cuponeras’: erano abbonamenti da dieci massaggi gratuiti. Quelle stesse funzionarie venivano poi da me, a casa mia, a fare i massaggi. Era tutto considerato normale”.
Era il suo lavoro, giusto?
“Sì. Facevo massaggi nella spa al piano terra della casa principale della tenuta, affacciata sul giardino ed esattamente sotto la finestra della camera da letto privata di Giuseppe Cipriani. È in questa area che è allestito anche il salone da parrucchiere in cui le ragazze venivano preparate prima delle cene. Per questo conosco bene il posto. Vi ho mandato mappe e screenshot con le frecce per spiegare esattamente dove succedevano le cose”.
Lei sostiene di avere subito molestie?
“Sì. Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. A un certo punto mi chiese apertamente massaggi erotici. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi. E Nicole Minetti era lì, presente e indifferente”.
Che cosa accadde?
“Una sera Nicole mi accompagnò nella camera di Giuseppe per fargli un massaggio. Lei entrò in bagno a fare la doccia e lui, appena rimasti soli, iniziò a chiedermi cose che io non avrei mai fatto: voleva sesso orale e che andassi a letto con lui. Mi rifiutai e da quel momento cambiarono atteggiamento nei miei confronti. Fu lì che iniziarono i problemi”.
Che tipo di problemi?
“Semplicemente smisero di chiamarmi. Da un giorno all’altro mi sostituirono con un’altra massaggiatrice disposta a fare quello che io non volevo fare”.
Chi può confermare che sia successo?
“Io mandai messaggi di protesta. Li mandai alla factotum e braccio destro di Cipriani, scrissi chiaramente: ‘Io non faccio quel tipo di massaggio e Giuseppe mi ha chiesto molte volte di fargli un massaggio erotico ’.
Mi sfogai anche con una domestica che sapeva tutto quello che succedeva dentro la finca. Le scrissi: ‘Tra noi, secondo me è perché non ho accettato i tipi di massaggi che lui vuole. Hanno chiamato Cristina’”.
E lei che cosa fece?
“Andai da un avvocato, volevo denunciare. Fu lui a placare la mia rabbia. Mi spiegò che sarebbe stata una battaglia lunga anni, contro persone molto potenti, con altri avvocati da pagare e nessuna certezza di vincere. Mi disse che sarebbe stata la mia parola contro la loro”.
Come finì?
“L’unica cosa che potevo contestare facilmente erano stipendi e contributi non pagati, perché formalmente risultavo assunta come collaboratrice domestica, mentre lavoravo come massaggiatrice professionale della spa. Alla fine mi offrirono poche migliaia di dollari con un accordo di riservatezza.
Accettai quei soldi perché volevo solo andarmene il prima possibile da quell’ambiente tossico. Non fui coraggiosa. E rimasi in casa per un anno per paura di ritorsioni”.
Lei ha conservato altri documenti?
“Sì. Le chat, la busta paga, i messaggi. Ho imparato a conservare tutto nella vita. In passato ho avuto problemi di violenza domestica con il mio ex marito, anche se oggi ci parliamo ancora. So quanto sia importante tenere prove e documenti, perché quando una donna parla la prima cosa che fanno è cercare di screditarla. Io però non bevo, non mi drogo, cerco di vivere con equilibrio”.
Che ruolo aveva Nicole Minetti dentro questo ambiente?
“Nicole non era una presenza occasionale. Viveva lì per lunghi periodi. Tutti la conoscevano. Era lei a scegliere le ragazze: “esta chica me gusta, esta no”. Pensava al loro aspetto, dall’abbigliamento da indossare al parrucchiere. Loro la chiamavano ‘la deputata’, oppure ‘la Madama’. Tutti la temevano. Era molto fredda, calcolatrice. Quando arrivava lei cambiava il clima anche tra le ragazze era di paura”.
Lei sostiene che Minetti non abbia cambiato vita
“No. È questo che mi ha colpita della grazia. Io l’ho vista con i miei occhi vivere dentro quel mondo fino a marzo 2025, quando mi hanno licenziata. Nicole già prima faceva dei viaggi con l’Italia, ma per stabilire se avesse cambiato vita bisognava cercare dove aveva vissuto negli ultimi 15 anni. E non certo in Italia dove andava per viaggio e si è trasferita da poco”.
Lei ha conosciuto il figlio di Minetti e Cipriani?
“Sì. È un bambino bellissimo. Giocava sempre con il suo grande cane nero, Rio. Ho persino un video in cui giocano insieme a pallone. La persona che lo seguiva davvero era Fátima, la tata uruguaiana. Viveva praticamente ventiquattr’ore su ventiquattro con lui. Nicole spesso era altrove per lavoro”.
Lei era preoccupata per la salute del bambino?
“Io posso parlare solo di quello che ho visto negli anni in cui il bambino viveva lì. Dopo l’operazione negli Stati Uniti stava benissimo, e questa è una grande gioia. Quello che vedevo era un bambino che giocava, correva e viveva serenamente”.
Lei ha parlato anche di ragazze troppo giovani.
“Una ragazza mi raccontò piangendo di essere arrivata lì quando aveva solo quindici anni, portata dalla madre. Mi parlò di droga, depressione, anni molto difficili”.
Ha ancora contatti con alcune di loro?
“Sì. Ho ancora chat e screenshot. Una modella brasiliana mi scriveva messaggi molto affettuosi ringraziandomi perché cercavo di prendermi cura di lei. Io vedevo quelle ragazze come figlie”.
C’è anche Giovanna, ‘Gio’?
“Sì. Anche lei, brasiliana, oggi per fortuna è lontana da quell’ambiente. Ha passato un periodo molto buio ed è felice di essersi allontanata dalla finca
Perché nessuna parla?
“Per paura. Tutte dipendono economicamente da quel mondo. Nessuna si metterà contro Cipriani. Ha amicizie molto potenti e in Uruguay è riuscito a ottenere cose che nessun altro avrebbe ottenuto in così poco tempo: dalla legge che autorizza il casinò alla demolizione e ricostruzione del resort San Rafael”.
Lei stessa ha avuto paura?
“Moltissima. Dopo l’uscita degli articoli e dei video vidi auto ferme sotto casa mia e ricevetti telefonate. Rimasi chiusa nel mio appartamento. Qui è un posto piccolo. Quando tocchi persone così potenti hai paura anche della tua ombra. E la vita qui non vale nulla”.
Perché esce ora allo scoperto?
“Mi aveva sconvolta leggere che Nicole Minetti negli ultimi anni avrebbe ‘cambiato vita’. Non è vero. Nicole è rimasta dentro questo mondo fino a poco tempo fa. Poi ho letto il vostro articolo sulle molestie sessuali a New York, avvenute nello stesso periodo, mi sono riconosciuta in quella storia e ho deciso di parlare con nome e cognome, sperando che lo facciano anche altre. Anch’io mi sono ritrovata a scegliere tra affrontare persone molto potenti o sparire in silenzio”.
Confermerebbe tutto davanti ai magistrati?
“Sì. Ma con protezione. Io non sono una giornalista o un’investigatrice. Sono solo una donna come tante, che ha lavorato lì per vent’anni e che a un certo punto non è più riuscita a sopportate quello che vedeva e a tacere. Non so adesso cosa succederà di me, è chiaro che ho paura. Ma penso che se parlo io per prima, altre donne troveranno il coraggio di farlo. E tutto questo finirà”.

(da Il Fatto Quotidiano)

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A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ

Putin ha perso il suo cavallo di Troia in Europa e il suo castello è venuto giù in un attimo. La sconfitta di Viktor Orban alle elezioni ungheresi, un mese fa, è un colpo fatale per lo zar del Cremlino. La crepa della vittoria di Peter Magyar (non certo un moderato, ma intenzionato a rimettere Budapest nel binario dell’Ue, se non altro per tornare a incassare i miliardari fondi di Bruxelles) si è trasformata in una voragine.
L’Ucraina, dopo anni passati a sorbirsi la retorica dei putiniani de noantri sull’inevitabilità di una resa, ha ora il coltello dalla parte del manico: i formidabili droni low cost riescono a penetrare in profondità il territorio russo, e lo sblocco dei 90 miliardi di prestito, finora ostacolato da Orban, permetterà a Kiev di proseguire lo sforzo bellico senza preoccuparsi delle casse.
Gli aiuti americani ormai non arrivano da un anno e mezzo, eppure le truppe di Zelensky resistono e rispondono a uno degli eserciti più grandi del mondo.
Come riassume David Carretta sul “Foglio”, “Kyiv è riuscita a sviluppare un’industria della difesa in grado di produrre quasi tutto ciò di cui ha bisogno per mantenere la linea del fronte.
I 90 miliardi di euro del prestito dell’Ue metteranno al sicuro il bilancio pubblico e la produzione di armi. Putin ha perso Viktor Orbán, il suo cavallo di Troia nell’Ue, il che potrebbe significare più sanzioni europee contro la Russia e più passi avanti dell’Ucraina verso l’adesione”.
La debolezza di Putin è apparsa evidente al mondo sabato 9 maggio. La data del “giorno della vittoria”, solitamente celebrato mettendo in mostra missili, carri armati e meraviglie dell’arsenale, quest’anno si è tenuta in tono dimesso, è stata “la più sottodimensionata della storia”, come scrive Anna Zafesova sulla “Stampa”. Per fare numero, sono stati chiamati nientemeno che i soldati della Corea del Nord, che Kim Jong-Un manda a morire per mostrare la sua fedeltà all’ex agente del Kgb.Putin era talmente terrorizzato da un’eventuale attacco ucraino che ha chiesto a Trump di dichiarare un cessate il fuoco, ed è stato “trollato” in diretta da Zelensky, che ha siglato un decreto per “ordinare di non compiere attacchi sulla Piazza Rossa”.
Un modo per dire che, se avessero voluto, gli ucraini avrebbero potuto colpire nel cuore del regime putiniano (la Russia ha schierato il grosso delle sue difese aeree nelle zone occupate del Donbass, lasciando sguarnita la Capitale, ormai sotto tiro dei droni di Kiev).
Anche le parole di Putin hanno un significato chiaro, come racconta ancora Zafesova: “Il ‘signor Zelensky’ invece del ‘capo di una cricca di neonazisti’. Conoscendo l’abitudine quasi superstiziosa di Vladimir Putin di non chiamare mai i suoi nemici più odiati con il loro nome, la sua decisione di menzionarlo potrebbe essere il segno di un mutamento degli umori di Mosca, quasi più della promessa di una guerra che ‘sta andando verso la conclusione’.
È vero che il dittatore russo fondamentalmente non ha detto nulla di nuovo – vuole che l’Ucraina si ritiri da tutto il Donbas, ma il modo in cui l’ha detto, e la necessità che ha sentito di dirlo potrebbe essere un messaggio”.
La proposta di nominare un negoziatore, nella persona di Gehrard Schroeder, praticamente un suo dipendente, si può invece catalogare nella categoria “trumpate alla vodka”.
Come Trump ha nominato suo genero, Jared Kushner, e il suo amico Steve Witkoff, come “mediatori” per le crisi in giro per il mondo (che sfruttano per chiudere affari miliardari), Putin fa il nome dell’ex cancelliere tedesco, lobbista per il colosso dell’energia Gazprom, sapendo di non poter essere preso sul serio
Una sola persona potrebbe sbrogliare la matassa: Donald Trump. Il Nerone della Casa Bianca, però, non ha alcun interesse al dossier ucraino: impelagato nella suicida guerra all’Iran, la sua tesi è che il destino di Zelensky sia un affare soltanto europeo: il suo messaggio agli alleati dell’Ue è, in soldoni, “vedetevela voi, a me di Kiev non me ne frega un dazio”.
Quel che non dice Trump è che gli europei si occupano dell’Ucraina almeno da gennaio 2024, quando è iniziato il suo secondo mandato. Gli Usa hanno tagliato gli aiuti militari e restano in campo con la preziosa intelligence, che potrebbe però essere sostituita quasi completamente dagli ottimi servizi britannici.
A livello economico, sono gli Stati dell’Ue a sostenere Kiev, che ormai rappresenta la punta di lancia della NATO. Finanziare Zelensky, è stato un ottimo investimento: l’industria militare ucraina è in grado di competere in tutto il mondo, come dimostra l’interesse degli stati del Golfo per i droni prodotti nelle fabbriche del Paese ex sovietico: gli ucraini sanno come abbattere gli Shahed iraniani, perché lo fanno da quattro anni, mentre emiratini e qatarioti sprecano missili patriot da milioni di dollari ciascuno.
L’esercito di Kiev è addestrato, combattivo, agile: tutto quello che non sono quelli europei, che però possono sfruttare quell’esperienza per riformarsi e prepararsi alla guerra del futuro.
Poi c’è la questione interna: Putin è alle prese con un’economia che sopravvive soltanto grazie alla guerra, e per la prima volta nella sua carriera, vede il suo potere sfaldarsi. Conclude Zafesova: “Le tensioni interne si moltiplicano.
Tre elementi corroborano questa lettura: l’assassinio del numero due dei servizi segreti militari in febbraio, lo scontento interno alle élite per la situazione economica sempre più grave e per il lockdown digitale imposto dal leader russo; e la riduzione al minimo delle apparizioni pubbliche di Putin.
Secondo diversi rapporti interni che circolano tra le capitali dell’Ue, la popolarità di Putin è in netto calo e il leader russo vive in un clima di inquietudine crescente
(da Dagoreport)

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“DOVREMMO CREMARE I NIGERIANI PER RIEMPIRE LE BUCHE DELLE NOSTRE STRADE”: LA “PROPOSTA” POLITICA CR9IMINALE DI GLENN GIBBINS, CANDIDATO DI REFORM UK, PARTITO DI NIGEL FARAGE, NELLA CIRCOSCRIZIONE DI SUNDERLAND

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

IL COLMO E’ CHE GIBBINS, ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI GIOVEDÌ SCORSO, E’ STATO ELETTO CONSIGLIERE COMUNALE – I POST PUBBLICATI SUI SOCIAL DALLO SVALVOLONE: CHE HA DEFINITO DUE CONDUTTRICI TV (MEL E SUE) “LESBICHE, GRASSE, RIPUGNANTI E PIÙ TRISTI DI SEMPRE”… E’ LA DIMOSTRAZIONE CHE LA FOGNA VA SPURGATA SENZA PIETA’ PRIMA CHE TRABOCCHI IN STRADA

“Non riesco a credere a quanti nigeriani ci siano in città… dovrebbero cremarli tutti e usarli per riempire le buche delle nostre strade!”. A scrivere così online nel marzo 2024 è stato Glenn Gibbins, un candidato di Reform Uk – il partito di Nigel Farage – nella circoscrizione di Sunderland, nel nord inglese. Ebbene, giovedì scorso, alle elezioni amministrative in Inghilterra stravinte proprio da Farage, Gibbins ha ottenuto il seggio da consigliere comunale. Nonostante tutto.
Non solo. Gibbins, eletto nel collegio di Hylton Castle, è travolto di critiche anche perché sono spuntati altri post, pubblicati online dal nuovo consigliere comunale, e poi cancellati come quello sui nigeriani. Vedi i migranti arrivati via mare definiti “un esercito di musulmani che col tempo si rivolterà contro di noi” e “la nostra tolleranza è la più grande arma dei musulmani”.
Ma ci sono anche insulti misogini e omofobi, come le presentatrici televisive Mel e Sue marchiate come “le conduttrici lesbiche più grasse, ripugnanti e tristi di sempre”, mentre, durante la partita di rugby Irlanda-Giappone del 2021, avrebbe scritto così di una commentatrice donna: “Vorrei che si limitassero a cucinare, cucire e occuparsi della casa”.
Ma tutto questo non sembra un grosso problema per il partito di Nigel Farage. Il vicepresidente di Reform UK, Richard Tice, ha detto stamani alla Bbc: “Questo weekend stiamo festeggiando il nostro incredibile successo alle elezioni. Ma come ogni partito, abbiamo procedure interne per valutare i casi in cui qualcuno abbia detto o fatto qualcosa di sbagliato.
Condanno tutto ciò che è sbagliato e inappropriato. Ma gli elettori hanno già sentito simili campagne diffamatorie e l’atteggiamento sprezzante contro di noi, e come risposta, ciononostante, hanno votato in massa per noi”. Tuttavia, nel pomeriggio Reform UK ha successivamente deciso di sospendere Gibbins dal partito, in attesa delle indagini interne.
(da Dagoreport)

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IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU. TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN, AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA”

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

Il più grande ostacolo alla pace in Iran non è il regime degli ayatollah o ciò che ne rimane, ma Benjamin Netanyahu.
Ieri, dopo che Trump aveva aperto all’accordo, e aveva dato il suo via libera all’inviato Steve Witkoff per chiudere il negoziato con il regime di Teheran, s’è messo di traverso il solito “Bibi”: “La guerra non è finita, c’è ancora l’uranio da portare via”.Sia il tycoon che il suo alleato israeliano hanno un “problema” elettorale: a ottobre si vota in Israele e Netanyahu non può arrivare al voto senza aver ottenuto lo scalpo nucleare del suo nemico storico. I cittadini israeliani sostengono la guerra in Iran ancor più di quella a Gaza (considerano Teheran un nemico esistenziale). Trump, invece, ha bisogno di arrivare a novembre con la guerra finita. Come, non gli importa: dichiarerà vittoria nonostante tutto. Esticazzi dell’uranio…
Le scorte di uranio arricchito in possesso dell’Iran devono essere “rimosse” prima della conclusione della guerra di Usa e Israele contro Teheran. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu in un’intervista alla Cbs.
La guerra “non è finita, perché c’è ancora materiale nucleare, l’uranio arricchito, che deve essere portato fuori dall’Iran. Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati”, ha aggiunto Netanyahu in un estratto di intervista del programma ’60 Minutes’. “Si interviene e lo si porta via”, ha rincarato il leader israeliano, rispondendo alla domanda su come l’uranio potesse essere rimosso.
“Credo che la guerra abbia ottenuto risultati significativi”, ha detto Netanyahu, aggiungendo che oltre al nucleare, “ci sono ancora le forze per procura sostenute dall’Iran e i loro missili balistici che intendono ancora produrre. Certo, ne abbiamo neutralizzata gran parte, ma c’è ancora del lavoro da fare”.
Alla domanda su come portarlo via, se con un’azione militare, il premier ha replicato che “”il presidente Trump mi ha detto: ‘Voglio intervenire lì’, e io credo che, dal punto di vista pratico, sia fattibile. Non è quello il problema. Se si raggiunge un accordo sul punto, si interviene e si porta a termine l’operazione, perché no? È il modo migliore”.
Su un’azione di forza, senza accordo, “ne parlerò con gli Usa, perché non ho intenzione di parlare delle nostre capacità o dei nostri piani militari; sto semplicemente cercando di stabilire quanto tempo ci vorrà per raggiungere tale obiettivo. Non fornirò una tempistica precisa, ma dirò che si tratta di una missione di importanza assolutamente cruciale”, ha concluso Netanyahu.
(da agenzie)

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“PIANTEDOSI? È PARTITO BENE, POI SI È UN PO’ PERSO PER STRADA” (È STATO FULMINATO DAGLI OCCHIONI DI CLAUDIA CONTE) . L’EX CAPO DELLA POLIZIA FRANCO GABRIELLI A “UN GIORNO DA PECORA”: “IO FEDERATORE DEL CENTRO SINISTRA? NESSUNO ME LO HA CHIESTO, NON È UN RUOLO CHE MI PIACEREBBE RICOPRIRE. LE PRIMARIE SARANNO UN BAGNO DI SANGUE. CHI VOTEREI TRA CONTE E SCHLEIN? VEDIAMO CHI CI SARÀ” (E’ UN ALTRO CHE VOTEREBBE SILVIA SALIS)

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

“IO MINISTRO DELL’INTERNO? SU QUELLO SI POTREBBE RAGIONARE” … QUANDO GABRIELLI E’ STATO FERMATO DA UNA PATTUGLIA DI POLIZIA: “NON MI AVEVANO RICONOSCIUTO, HO MOSTRATO I DOCUMENTI E BASTA. POI HANNO REALIZZATO…”

Io nel ruolo di federatore del c.sinistra? “Non è un ruolo che mi piacerebbe ricoprire e nessuno me lo ha chiesto. Ognuno deve fare quello che sente di poter
fare”. Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli. Fare il ministro dell’Interno, invece, è un ruolo che potrebbe piacerle? “Quello è un discorso su cui si potrebbe ragionare”, ha risposto l’ex sottosegretario a Rai Radio1.
“E’ assolutamente escluso che io partecipi alle primarie, non sono interessato né ad una leadership né a fare le primarie. Chi voterei tra Conte e Schlein? Vediamo chi ci sarà. Credo che le primarie siano un bagno di sangue dove alla fine i concorrenti dovranno necessariamente estremizzare le loro posizioni per conseguire il consenso. Vorrò vedere il giorno dopo queste dichiarazioni ecumeniche se tutto questo sarà possibile”. Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli.
Il ministro Piantedosi? “E’ partito bene poi si è un po’ perso per strada. Il voto che gli darei? I conti si fanno alla fine…” Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli.
L’ex capo della Polizia, sottosegretario, capo del Sisde e Prefetto di Roma Franco Gabrielli si è raccontato oggi a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, dove, tra un ragionamento sulla politica e sull’attualità, ha raccontato anche aspetti di sé meno conosciuti.
Ad esempio – hanno chiesto i conduttori Giorgio Lauro e Nancy Brilli -, ci dica: tra tutti i ruoli che ricoperti, a quale è più legato? “A quello di Capo della Polizia”. E come mai? “Dovete sapere a 12 anni già sognavo di diventarne funzionario”.
Già da quell’età? E come mai? “Forse perché all’epoca – ha spiegato Gabrielli a Radio1 – mi appassionai ad un telefilm che si chiamava ‘Qui Squadra Mobile’, che raccontava quel mondo”. Quando ricopriva quel ruolo, è mai stato ‘fermato’ proprio dalla Polizia? “Certo. A volte anche non riconoscendomi”.
E cosa ha fatto in quei casi? “Semplicemente ho mostrato i documenti e basta”. Le è successo anche recentemente? “Si’, alla stazione di Milano, ero seduto, una pattuglia mi ha fermato. E mi hanno chiesto i documenti. Poi hanno realizzato…”
(da Da “Un Giorno da Pecora” – Rai Radio1)

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MA E’ IL CARROCCIO O IL PARTITO ISLAMICO? LA SVOLTA MULTIETNICA DELLA LEGA RISCHIA DI FAR VENIRE IL COCCOLONE AI REDUCI DI PONTIDA

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

NELLA LISTA PER LE AMMINISTRATIVE A VALENZA, IN PROVINCIA DI ALESSANDRIA, COMPAIONO ZYBER FARUKU, SVETLANA MIROSHNIK, MANUEL HYSA, MATILDA UKU E ABDELSALAM RAMADAN ABDELGHAFAR HAGAG. ALTRO CHE “PRIMA IL NORD” … CHISSA’ COSA PENSA SALVINI (CHE UN MESE FA ERA IN PIAZZA A INVOCARE LA REMIGRAZIONE) DELLO SLOGAN ELETTORALE DEL CANDIDATO HAGAG: “INCLUSIONE E ACCOGLIENZA” – NON È UN CASO ISOLATO, A VIGEVANO IL SEGRETARIO LEGHISTA HA SCONFESSATO I SUOI

Dicono che… più che una lista della Lega sembri il catalogo partenze di un terminal internazionale. E non perché a Valenza i candidati prendano il volo. Il problema, sussurrano nel centrodestra, è capire semmai dove finisca il Carroccio di Matteo Salvini e dove inizi il corso accelerato di multiculturalismo applicato.
A far sobbalzare più d’un leghista col rosario identitario in tasca sarebbe stata la lista presentata nella città dell’oro
Basta leggere i nomi per far venire un mancamento ai reduci di Pontida: Zyber Faruku, Svetlana Miroshnik, Manuel Hysa, Matilda Uku e Abdelsalam Ramadan Abdelghafar Hagag. Altro che “prima il Nord”: qui pare direttamente “United Colors del Carroccio”.
Ma il capolavoro, raccontano i più perfidi, sarebbe il santino elettorale del candidato Hagag. Slogan: “Inclusione ed accoglienza”. Una roba che se la legge Salvini rischia un coccolone. Anche perché appena un mese fa il Capitano sfilava a Milano invocando la remigrazione, mentre nel frattempo i suoi amministratori sembrano impegnati a organizzare il controfestival dell’integrazione felice.
A Vigevano il leader leghista è già stato costretto a sconfessare i suoi dopo l’arruolamento di due esponenti della comunità islamica, uno dei quali avrebbe persino inneggiato ad Allah in un volantino elettorale.
A Gattinara, invece, il segretario provinciale vercellese della Lega Daniele Baglione ha pensato bene di inaugurare un centro culturale islamico proprio nel giorno della manifestazione milanese sulla remigrazione. Tempismo che potrebbe costare caro all’ambizioso dirigente piemontese.
E dire che nella città dell’oro il Carroccio aveva già dovuto ingoiare il diktat di Fratelli d’Italia sulla mancata ricandidatura del sindaco uscente Maurizio Oddone. Il primo cittadino correrà comunque per un posto in consiglio comunale

(da agenzie)

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SONDAGGIO BIDIMEDIA: SCHLEIN VINCEREBBE LE PRIMARIE DEL CAMPO LARGO CON IL 37,5% MA PERDEREBBE CONTRO GIORGIA MELONI (52,3% CONTRO 47,7%)

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

ANCORA UNA VOLTA LA SORPRESA E’ SILVIA SALIS CON IL 26% DI VOTO POPOLARE… NONOSTANTE ABBIA GIA’ DETTO CHE NON INTENDE CANDIDARSI ALLE PRIMARIE GLI ITALIANI CERCANO DI FAR CAPIRE AI VERTICI TAFAZZIANI DELL’AREA LARGA CHI PUO’ DAVVERO SCONFIGGERE I SOVRANISTI

Se dovessero tenersi le primarie del campo largo, Elly Schlein sarebbe in netto vantaggio, staccando gli altri leader con un ampio margine. Giuseppe Conte fermerebbe a più di dieci punti di stacco, seguito a distanza ravvicinata dalla sindaca di Genova Silvia Salis, individuata da molti del fronte progressista come possibile guida del campo largo.
In un sfida a duello con Giorgia Meloni però, Schlein uscirebbe sconfitta. La premier incassa il 52,3% contro il 47,7% della segretaria Pd.
Vediamo nel dettaglio l’ultimo sondaggio Bidimedia.
Elly Schlein in vantaggio su Conte e Silvia Salis
La rilevazione offre un’istantanea sui rapporti di forza all’interno dell’elettorato di centrosinistra in vista di ipotetiche primarie decidere la leadership della coalizione. Quello che emerge più chiaramente è l’evidente vantaggio di Elly Schlein. La segretaria Pd si posiziona nettamente al primo posto, raccogliendo il 37,5% delle preferenze dei potenziali elettori del campo largo (composto da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e +Europa). Una prima posizione rafforzata dall’ampio distacco dagli altri contendenti: un totale di undici punti percentuali che garantiscono a Schlein un margine di sicurezza abbastanza rassicurante.
Il presidente del M5s Giuseppe Conte infatti, ottiene il 26,5% delle preferenze, posizionandosi secondo. L’ex premier è tallonato dalla sindaca di Genova Silvia Salis, che si attesta al 25,9%. La differenza tra i due candidati è di appena sei decimi. Un testa a testa che suggerisce che la partita per accreditarsi come principale alternativa alla leadership della Schlein c’è ed è fortemente competitiva.
Negli scorsi giorni Conte, di rientro da un periodo di convalescenza a causa di un’operazione che l’ha costretto a fermarsi, ha parlato delle primarie come “momento di partecipazione democratica” per “scongiurare possibili derive leaderistiche”. Dall’altra parte Salis resta contraria, ritenendole divisive.
Resta un 10,1% di elettori indecisi che al momento, seppur propenso al voto alle primarie, non si riconosce nella terna dei possibili leader proposti.

(da Fanpage)

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PUTIN È MESSO TALMENTE MALE CHE PER RIEMPIRE LA PIAZZA ROSSA HA DOVUTO CHIEDERE AIUTO A CICCIO-KIM: PER LA PRIMA VOLTA, ALLA PARATA DEL GIORNO DELLA VITTORIA DEL 9 MAGGIO HA SFILATO UN CONTINGENTE DELL’ESERCITO DELLA COREA DEL NORD

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

LA COMMEMORAZIONE QUEST’ANNO SI È SVOLTA IN UN CLIMA DIMESSO: “MAD VLAD” ERA TERRORIZZATO DA POSSIBILI INCURSIONI DEI DRONI UCRAINI, E HA CHIESTO A TRUMP DI DICHIARARE UN CESSATE IL FUOCO DI DUE GIORNI PER EVITARE SCHERZETTI

“Un contingente dell’Esercito popolare coreano composto da forze di terra, navali e aeree ha partecipato alla parata del Giorno della vittoria a Mosca”, ha riferito l’agenzia di stampa nordcoreana Kcna, citata da quella sudcoreana Yonhap, aggiungendo che la marcia ha avuto luogo su invito della Russia.
Dopo la parata il presidente Vladimir Putin ha incontrato il comandante del contingente nordcoreano e “ha espresso la sua gratitudine”, ha aggiunto la Kcna. La parata ha segnato la prima volta in cui le truppe di Pyongyang hanno sfilato pubblicamente sul suolo russo in una cerimonia di questo tipo.
La partecipazione della Corea del Nord alla parata russa del Giorno della vittoria è servita a dimostrare i legami militari sempre più stretti tra i due Paesi, ha affermato il ministero per la Riunificazione sudcoreano. “Sfilando per la prima volta alla parata del Giorno della vittoria in Russia, la Corea del Nord ha messo in mostra i propri legami militari con la Russia”, ha dichiarato Yoon Min-ho, portavoce del dicastero di Seul.

(da agenzie)

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GIULI FA PIAZZA PULITA DEL SUO STAFF E SI METTE CONTRO GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, LICENZIANDO IL CAPO SEGRETERIA EMANUELE MERLINO, FEDELISSIMO DEL SOTTOSEGRETARIO

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

A PALAZZO CHIGI CASCANO DAL PERO E TRATTANO PER SALVARE MERLINO. MA IL MINISTRO RESISTE: “O LUI O ME. NON MI FIDO PIÙ” … L’ACCUSA MOSSA DA GIULI A MERLINO È DI PASSARE INFORMAZIONI A FEDERICO MOLLICONE, CAPO DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA E ARCI-NEMICO DEL DANDY CARIATO

«Ma se Meloni ha potuto far dimettere Santanchè e Delmastro, perché io non posso mandare via due membri del mio staff?», si chiede, privatamente, Alessandro Giuli, nell’ennesimo giorno di tormenta al Ministero della Cultura.
Il clima, a Palazzo Chigi, è furente. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari deve subire uno smacco a cui non è abituato: Emanuele Merlino è un suo fedelissimo. E Fazzolari, detto per inciso, negli ultimi tempi con Giuli ha fatto sponda nella vicenda Biennale, schierandosi contro l’apertura del padiglione russo voluto da Pietrangelo Buttafuoco.
Dunque questa mossa non se l’aspettava, la vive come una sgarberia. Pure Giorgia Meloni non era stata messa a parte dei decreti di siluramento già pronti e bollinati. Sua sorella Arianna, che con Giuli ha un rapporto d’amicizia, aveva intuito lo scontento del titolare del Mic. Ma la convinzione era di poter rammendare lo strappo. Invece la premier apprende ieri dai siti online dei giornali – l’anticipazione è del Corriere – che la cacciata è già effettiva.
C’è un margine per salvare almeno Merlino? Trattative in corso. I big della fiamma si muovono sottotraccia. Il pressing dei fazzolariani è forte. Ma il ministro, per ora, resiste: «O lui o me», è un altro dei messaggi in bottiglia che trapela dalla sua cerchia. Sarebbe in bilico pure la capo di gabinetto del Mic, Valentina Gemignani, moglie di l’ex deputato Basilio Catanoso, l’ultimo capo di Azione giovani prima di Meloni.
L’ex presidente del Maxxi non ne fa una questione politica, ma di “macchina”, di
funzionamento del ministero. Che nella sua lettura avrebbe rischiato la paralisi, per colpa dei dirigenti chiamati ad assisterlo sul piano operativo.
«Non mi fido più». Considerazioni, malumori, che si mischiano ai veleni. Merlino, dicono altri da FdI, sarebbe stato accusato dal ministro di passare informazioni a Federico Mollicone, il meloniano tendenza Rampelli che guida la commissione Cultura della Camera. Arci-nemico interno di Giuli. Il grosso del partito però s’interroga sul perché di una mossa non concordata, che sfida il gran regista di Chigi. Altra battuta maligna: «Non è che Giuli vuole compiacere certi ambienti di sinistra?».
I Fratelli che poco apprezzano il ministro raccontano pure che il rapporto di Giuli con Meloni sia sempre più accidentato. Che probabilmente non verrebbe candidato alle prossime Politiche, ammesso che questa sia la sua intenzione. La premier ha sofferto la lite pubblica con Salvini
Quello di ieri è l’ennesimo tornante travagliato. Ricuciture? Difficili. Battuta che circola dentro FdI (sempre dagli anti-Giuli): «Era meglio mettere Mazzi alla Cultura e tenere al Turismo Santanchè, che aveva guai giudiziari per le sue imprese, ma come ministro funzionava».
Giuli, solitario, è convinto che la sua sia la giusta battaglia. La gestione del caso del documentario su Regeni, privato di finanziamenti pubblici, l’ha fatto imbestialire. Tanto da far arrivare messaggi indiretti alla famiglia, per scusarsi. E chiedere un incontro. Forse farà pace con i genitori del ricercatore. Con altri, nel governo, sembra decisamente più complicato.
(da agenzie)

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