Febbraio 8th, 2012 Riccardo Fucile
LA LOCAZIONE DELLA SEDE DI VIA MACAGGI DELLA SEGRETERIA PROV. DI AN ERA PAGATA DA AN NAZIONALE… QUANDO AN SI E SCIOLTA E’ DIVENTATA LA SEDE DEL PDL, CON UN NUOVO CONTRATTO DI AFFITTO: NON INTESTATO AL PDL NAZIONALE, MA STRANAMENTE ALLA FONDAZIONE AN
Lo scandalo della scomparsa del tesoro di An denunciato stamane dal “Fatto Quotidiano” e la relativa
inchiesta aperta dalla Procura di Roma presenta degli aspetti che lasciano allibiti (leggere l’articolo in home page).
All’atto dello scioglimento di An, in seguito allla nascita del nuovo soggetto politico Pdl, avrebbe infatti dovuto seguire la messa in liquidazione del patrimonio mobiliare e immmobiliare del partito stesso, sulla base della determinazione congressuale.
A tal fine avrebbero dovuto essere nominati uno o più liquidatori per decidere come procedere in tal senso.
Questo avrebbe dovuto essere il compito dell’apposita fondazione creata per gestire questa fase, così come avvenuto per altri partiti.
Il comitato di gestione della stessa nominò un comitato di garanti che avrebbe dovuto “controllare gli obiettivi strategici da perseguire per la conservazione, la tutela e lo sviluppo delle risorse”, fissando un paletto: “il divieto di confusione tra il patrimonio di An e quello del neonato Pdl”.
Questo valeva per gli immobili di proprietà (e invece risulta dalle indagini della Procura di Roma che ben 28 immobili sono stati concessi gratis alla organizzazione giovanile del Pdl) e valeva a maggior ragione per gli affitti che avevano gravato fino a quel momento su An.
Veniamo al dunque: l’affitto della sede genovese di An, sita in via Macaggi, era pagata, finchè An era un partito in vita, dalla direzione nazionale di An.
Se An si scioglie la cosa più logica sarebbe stata quella di disdire l’affitto e restituire le chiavi.
Salvo che, cosa che è avvenura, i dirigenti locali del partito di Berlsconi e quelli di An non decidessero di farne la sede del nascituro Pdl.
Cosa perfettamente legittima, ma a quel punto logica e legge impongono che l’affitto venga intestato al Pdl (nazionale o locale che sia).
E invece che è accaduto?
Che l’affitto è stato intestato proprio alla “Fondazione An” di cui si parla: con il risultato che l’affitto della sede del Pdl genovese finisce così per essere pagato dai contributi degli iscritti ad An, magari compresi quelli che non avrebbero mai voluto avere nulla a che fare con il Pdl.
In pratica il Pdl è ospite di una fondazione privata che ha ereditato i beni dell’ex An che a sua volta li aveva in buona parte ereditati dal Msi, molti dei quali iscritti, se fossero ancora in vita, al solo pensiero di finanziare i berluscones, inseguirebbero coi forconi i componenti del comitato di gestione della fondazione suddetta.
A questo punto una domanda sorge spontanea: a che titolo la fondazione ha preso in carico una locazione che non era di sua competenza?
Chi ha avallato una palese violazione delle norme indicate nello statuto della fondazione in direzione opposta alle determinazioni del congresso di scioglimento di An?
E il canone di locazione è stato effettivamente versato e in che misura?
Attendiamo risposte.
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Febbraio 8th, 2012 Riccardo Fucile
INDAGINE DELLA PROCURA: PRESTATI SENZA AVERNE TITOLO 3,7 MILIONI AL PDL, UN ALTRO MILIONE CONCESSO A FONDO PERSO. AFFITTO GRATUITO DI 28 IMMOBILI AI GIOVANI BERLUSCONES, PARCELLE ANOMALE PER DECINE DI MIGLIAIA DI EURO
Dalla Fondazione “Alleanza Nazionale”, nata in seguito allo scioglimento e alla confluenza del partito
nel Pdl datata marzo 2009, sono spariti 26 milioni di euro.
E allo stato, tra pezze d’appoggio mancanti, prestiti milionari al partito di Berlusconi e immobili dati in uso gratuito ai giovani del Pdl, non c’è certezza di dove siano finiti.
Il retropalco dei partiti sopravvissuti alla Seconda Repubblica è uno spettacolo quotidiano.
L’ultimo in ordine di tempo, dopo lo scandalo Lusi-Margherita, sventola i simboli di una delle grande aggregazioni del dopoguerra italiano.
La casa di Giorgio Almirante e di Gianfranco Fini.
Un patrimonio di difficile stima che tra liquidità e immobili non risultava inferiore ai 400 milioni. Una cifra troppo alta per non scatenare brame e appetiti regolarmente finiti in tribunale.
La storia parte da lontano.
Nei giorni di marzo del 2009, in cui dopo il congresso nazionale, An decise per il 2011 di trasformare il partito in: “Fondazione che ne assuma l’emblema e la denominazione.
Alla fondazione competono tutti i diritti propri di An e ad essa sono assegnate le risorse materiali (…) e segnatamente ogni bene mobile e immobile direttamente o indirettamente posseduto comprese le partecipazioni in società e tutti icrediti verso soggetti pubblici o privati”.
Si optò per un comitato di gestione che avrebbe operato secondo le indicazioni di un altro organo, il comitato dei garanti.
Vennero designati i nomi dei singoli individui deputati al controllo degli “obiettivi strategici, anche di periodo, da perseguire per la conservazione, la tutela e lo sviluppo delle risorse (…) l’impiego e la destinazione dei fondi”.
I comitati si insediarono il primo aprile del 2009 e in un amen, fu guerra tra gli ex colonnelli di An e i fedelissimi di Gianfranco Fini.
Una guerra sporca, senza esclusione di colpi, durata per mesi e persa dai secondi costretti ad assistere a un “golpe” nelle mura di casa.
Dal comitato di gestione, non a caso in piena bufera Montecarlo, venne estromesso Franco Pontone (espulso dal comitato dei garanti nel 2010) e al suo posto nominato il senatore Mugnai.
Da allora e fino ad oggi, complice la frattura tra Fini e Berlusconi, quello che era stato definito “il divieto di confusione del patrimonio di An con quello del Popolo della Libertà ” divenne un’autostrada senza caselli, controlli o pedaggi.
Con gestioni allegre, rappresaglie ad hoc (la vicenda del Secolo d’Italia), purghe staliniane e campo libero a transazioni impensabili. Immobili di An affidati in uso gratuito ai giovani del Pdl (28), prestiti bizzarri come quello del 12 luglio 2011, in cui il comitato di gestione della Fondazione di An concesse su richiesta degli onorevoli Crimi e Bianconi del Pdl, la cifra di 3.750.000 a titolo di prestito infruttifero al partito rivale.
Da aggiungere a un altro milione a fondo perduto per sostenere le elezioni regionali del Pdl e ad altri contributi di importo ancora incerto, a fronte “dell’impegno morale” di Bianconi di vigilare sul loro “puntuale utilizzo”.
E poi, ancora altro denaro, dalla casa madre dei neo “nemici”.
Forme di generosa erogazione “del tutto anomale” distribuite con fumose motivazioni definite “Iniziative promozionali in sede al Pdl”, senza rendiconti verificabili e con giustificazioni risibili ad accompagnare il salasso verso il feudo di B.: “Promuovere all’interno del partito la costituenda fondazione”.
In mezzo, vennero bloccate le iscrizioni degli ex An alla fondazione (300 euro di versamento) e rese surrettiziamente invalide quelle giunte dopo il 30 aprile 2010.
In una situazione simile, con l’uso disinvolto del denaro di un partito appannaggio di un altro (rivale e in costante battaglia) i finiani rimasti vicini al presidente della Camera e confluiti in Fli, hanno provato il contrattacco.
Prima ha tentato l’avvocato di Fini, Giuseppe Consolo.
Poi lo studio del deputato di Fli Antonio Buonfiglio si è messo al lavoro e ha presentato con l’omologo di cordata Enzo Raisi, un esposto al Tribunale di Roma a fine novembre.
Quattro pagine fitte di date e cifre utili a chiedere alla magistratura di procedere “alla nomina di uno o più commissari liquidatori e comunque all’adozione di ogni e più opportuno atto affinchè fossa data corretta e puntuale esecuzione alle determinazioni congressuali in ordine alla liquidazione e allo scioglimento formale di An”.
Liquidazione non avvenuta (comportandosi la fondazione, in compulsivo erogamento di fondi della comunità di An al Pdl, in regime di “continuità ” e in direzione del tutto opposta) e determinazioni originarie tradite.
Il tribunale si è mosso e ha prodotto una relazione sull’attivita di liquidazione: misteriosa e raggelante.
Analizzati i documenti delle parti, i periti del tribunale hanno evidenziato come non solo non si sia verificata alcuna liquidazione nè alcun passaggio formale sulla stessa, ma del denaro scomparso, non vi sia traccia.
Dentro il buco nero si trova di tutto.
Accensione di conti correnti intestati all’associazione senza riscontri per individuarli. Parcelle saldate per decine di migliaia di euro ad avvocati impegnati a difendere il Pdl.
Il famoso prestito da quasi 4 milioni erogato al partito di Berlusconi, poi restituito a distanza di qualche mese, senza che ci sia foglio di carta che nel rendiconto chiuso a ottobre del 2010 che lo ratificasse.
E poi altri milioni, sempre destinati al Pdl, a fondo perduto.
Una situazione incredibile che relega l’affaire Margherita alle piccole cose di valore non quantificabile e lascia sul terreno una differenza di valori, tra la Fondazione gestita dai colonnelli e quella immaginata da Fini & C., di 26 milioni in meno di due anni (2009-2011).
Una perdita di capitali e ideali di cui adesso qualcuno chiederà conto.
Alessandro Ferrucci e Malcom Pagani
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2012 Riccardo Fucile
LA RUSSA CONTRO CICCHITTO: “SEI SUCCUBE DI QUESTI”.. E SI AFFACCIA L’IPOTESI DELLA SCISSIONE
Il duro scontro in Aula (che i protagonisti definiscono «un battibecco») avvenuto tra Fabrizio Cicchitto e Ignazio La Russa – centravanti l’uno della squadra delle colombe, l’altro di quella dei falchi –, è solo la punta dell’iceberg.
I due l’altra mattina, davanti ai colleghi imbarazzati, hanno litigato fino agli insulti per una questione minore come la sanatoria sui manifesti abusivi dei partiti, che è stata avversata da Monti tanto da far desistere anche il Pdl dal sostenerla: «Tu sei succube di questi del governo, ti fai passare le cose sotto il naso!», l’accusa di La Russa, subito rintuzzata da Cicchitto, secondo il quale se non si fosse agito così sarebbe stato impossibile eliminare l’aggravio di contributi già previsti per i lavoratori autonomi
Ma al di là del merito della questione (a La Russa non è piaciuto nemmeno come è stato gestito il voto sulle mozioni Ue), la lite pubblica la dice lunga sul clima nel Pdl.
Un partito terrorizzato, spaccato tra chi vorrebbe andare al voto subito, chi trova la mossa irresponsabile, tra chi punta ancora sull’alleanza con la Lega e chi già guarda a un Ppe italiano con il Pdl nucleo centrale, alleato all’Udc e allargato a esponenti del governo come Passera, chi infine – se ne è parlato ieri notte al vertice – non esclude nemmeno un patto con il Pd anche alle amministrative
A unire il partito oggi c’è solo il panico proprio per le prossime amministrative, che rischiano di diventare «la nostra Caporetto» come dice un ex an spiegando che «dai nostri sondaggi, su 28 capoluoghi di Provincia oggi ne perderemmo 23».
E in questo clima prendono corpo anche i peggiori fantasmi. Il più pericoloso è quello di una scissione tra la componente degli ex an (a parte Gasparri, i più duri nei confronti del governo) e il resto del partito, e ieri a confermare l’agitazione sono girati sondaggi commissionati «dai vertici del Pdl» in cui, testati come due partiti separati, l’ex An otterrebbe il 6% e l’ex Fi il 25%.
«Non siamo pazzi, nessuno di noi ci pensa!», smentisce Altero Matteoli, mentre La Russa giura che «non sono io il più arrabbiato, in tanti pensiamo che o il governo si decide a trattarci come si deve, e la smette di martellare per decreto avvocati e tassisti e agire solo con disegni di legge sul mercato del lavoro, oppure ognun per sè…».
La tentazione di staccare la spina a un governo che viene percepito come lontano, disinteressato se non ostile è insomma sempre più forte, «e se perdiamo amen, faremo opposizione e fra tre anni torneremmo noi al governo» dicono i più agguerriti, non ultimi big come Verdini, Brunetta, Romani. Sapendo però che sarà «difficilissimo» ottenere le elezioni.
Per spegnere le micce sotto Palazzo Chigi – che stanno mettendo in grande difficoltà Angelino Alfano – è dovuto intervenire ieri Berlusconi: prima in pubblico e poi a cena con i vertici del partito in subbuglio il Cavaliere ha ribadito che una crisi oggi sarebbe «da irresponsabili» e, assicura Paolo Bonaiuti, «è questa la nostra linea».
In verità , chi parla quotidianamente con l’ex premier non ci giura.
Per ora le telefonate da Berlino di Alfano e Frattini che gli assicuravano che «la Merkel ci ha detto che tu presidente passerai alla storia come il politico che ha permesso la democrazia dell’alternanza in Italia», nonchè i consigli dei moderati come Fitto, Cicchitto, Quagliariello, Gelmini e naturalmente Letta, secondo i quali «non possiamo obbedire agli ordini di Bossi, saremmo finiti», hanno funzionato: Berlusconi ieri è apparso convinto che per ora si debba mantenere l’appoggio a Monti, anche perchè un accentuarsi della crisi con il voto anticipato non solo «sarebbe data in carico a noi», ma travolgerebbe anche le aziende di famiglia
Ma nulla è scontato: la possibile condanna al processo Mills, lo scontro tra le anime del partito (in agitazione anche per i congressi locali), potrebbero aprire altri scenari.
Per questo «adesso dobbiamo temporeggiare – dice una convinta “colomba” –. Se riusciamo ad arrivare a marzo, quando si chiuderà la finestra per il voto anticipato, per il Pdl inizia una storia tutta nuova».
Paola Di Caro
(da “Il Corriere della Sera”)
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Novembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
I NOMI DI ALEMANNO E MATTEOLI…”GUARGUAGLINI AUTORIZZO’ I PAGAMENTI”
Tutti i partiti partecipavano alla spartizione delle nomine in Enav e Finmeccanica.
Anche i Comunisti italiani sono riusciti a ottenere un consigliere. Ma quando si è trattato di distribuire affari e favori, la parte del leone l’avrebbero fatta Udc, An e Forza Italia.
Gli imprenditori che volevano ottenere i lavori consegnavano i soldi ai manager e questi li giravano ai politici, talvolta riuscendo a ottenere una robusta «cresta».
Ma nei verbali di interrogatorio e negli altri atti processuali dell’inchiesta che ha portato agli arresti l’amministratore delegato Guido Pugliesi e due manager ci sono pure i finanziamenti non dichiarati, le società segnalate dai parlamentari e agevolate per ottenere l’assegnazione delle commesse, i ministri che avrebbero ottenuto il via libera nell’assegnare i posti di dirigenza.
Sono le rivelazioni di chi, dopo essere finito in carcere, ha deciso di collaborare con la magistratura e ha coinvolto il leader udc Pier Ferdinando Casini, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’ex titolare dei Trasporti Altero Matteoli, il parlamentare Marco Follini, quando era vicepresidente del Consiglio.
Tra loro Tommaso Di Lernia, che ha svelato di aver portato insieme a Pugliesi, 200 mila euro al tesoriere udc Giuseppe Naro il 2 febbraio 2010 e poi ha chiamato in causa molti altri parlamentari e membri di governo.
Ma soprattutto il consulente del presidente Pier Francesco Guarguaglini e della moglie amministratore di Selex Marina Grossi, Lorenzo Cola.
Entrambi stanno rispondendo da tempo alle domande del pubblico ministero Paolo Ielo. I manager dimostrano di esserne informati, tanto che in una intercettazione ambientale un dirigente di Enav afferma: «Ielo pensa di fare il milanese, ma a Roma le cose si fanno alla romana. O si calma o lo calmano».
Il 27 giugno 2011, nel carcere di Regina Coeli Di Lernia afferma: «Enav ha acquisito per una cifra spropositata un ramo di azienda di Optimatica, per un valore di circa 15 milioni di euro. Optimatica è una società vicina al ministro Matteoli, credo che eroghi finanziamenti alla fondazione a lui riconducibile ed è attraverso questi favori che Pugliesi si è garantito l’appoggio per la conferma nel ruolo di amministratore delegato. Fondamentalmente la conferma di Pugliesi alla carica di ad è dovuta a due canali: l’appoggio di Matteoli e l’appoggio di Milanese, favorito attraverso l’operazione della barca (il pagamento delle rate di leasing ndr ) e la somma di 10 mila euro mensili che l’imprenditore Proietti erogava a Milanese per pagare un affitto per il ministro Tremonti. Il manager Raffaello Rizzo era un uomo di Pugliesi e il suo ruolo era quello di favorire le imprese che erogavano finanziamenti all’Udc e alla frangia romana riconducibile all’attuale sindaco, di Alleanza nazionale.
Sostanzialmente tali imprese portavano finanziamenti all’Udc alle feste del partito, a fare delle donazioni.
Per contro i finanziamenti agli uomini di An, secondo quanto mi ha riferito Pugliesi, avvenivano direttamente nell’ufficio di Pugliesi, dove gli imprenditori portavano le somme di denaro che Pugliesi dava agli uomini di An».
Poi Di Lernia si concentra sull’Udc: «Ricordo anche che in un’occasione, in relazione ai lavori fatti a Venezia, vennero assegnati lavori a una società che si chiama Costruzioni e Servizi, vicina a Follini, all’epoca vicepresidente del Consiglio. Con riferimento al versamento dei 200 mila euro Pugliesi mi disse che erano destinati a Casini. Vennero consegnati al tesoriere dell’Udc perchè erano assenti sia Cesa che Casini, impegnati in un’operazione di voto, secondo quanto mi disse il tesoriere medesimo».
Il 6 settembre viene interrogato il commercialista Marco Iannilli che risulta in società con Di Lernia e afferma: «Consegnai a Di Lernia 300 mila euro su indicazione di Cola, parte dell’acconto dovuto a Pugliesi (complessivamente 600 mila euro) la cui quota parte, nella misura di 300 mila euro, avrebbe dovuto essere consegnata al partito di riferimento di Pugliesi, l’Udc».
Il 24 agosto 2011 Lorenzo Cola conferma lo schema già acquisito dai pubblici ministeri ma aggiunge dettagli e nomi.
Afferma a verbale: «Sul piano strettamente formale il potere di nomina del cda di Enav apparteneva al ministero dell’Economia, sul piano sostanziale era frutto di una precisa spartizione politica. In concreto, nella prima fase ossia tra il 2001 e il 2002 vi era un tavolo delle nomine o laboratorio interno alla maggioranza composto da Brancher, Cesa, Gasparri o La Russa e un uomo della Lega. Quanto ai riferimenti politici dei soggetti che si sono succeduti nel tempo, posso dire che Pugliesi è sempre stato in quota udc originariamente riferibile a Baccini. Devo aggiungere che dentro Finmeccanica il riferimento è Bonferroni, deputato ancora ora confermato nel ruolo di cda della holding. A quanto mi risulta Nieddu venne nominato direttamente dal Tesoro, Martini aveva come riferimento An e il ministro Matteoli».
E poi rivela: «Nell’ultima tornata di nomine io fui messo a conoscenza che Matteoli aveva ottenuto un accordo con Tremonti per il quale avrebbe potuto decidere le presidenze delle società … Ed è proprio per ingraziarsi Matteoli che Pugliesi, tre giorni prima dell’ultima nomina del Cda di Enav fa l’operazione Optimatica chiudendo un contratto poco inferiore alla soglia oltre la quale sarebbe scattata la necessità di una delibera del Cda. Nieddu mi ha riferito di un incontro avvenuto all’Harry’s bar di Roma tra Matteoli, un suo parente e un apicale di Optimatica nei giorni precedenti la delibera di Pugliesi. Poco dopo Optimatica ha assunto quel parente di Matteoli».
Cola racconta di «buste» piene di soldi – anche 300 mila euro – che l’ex direttore generale di Alenia Paolo Prudente gli consegnava da portare a Lorenzo Borgogni «per le necessità di pagamento di entità istituzionali».
E poi racconta come «agli inizi del 2008 è avvenuta la consegna di somme di denaro a Bonferroni quando portai a Borgogni 300,350 mila euro in contanti».
Codice con Guarguaglini: «fare i compiti»
Per mesi Cola ha negato che i vertici di Finmeccanica fossero a conoscenza delle tangenti versate ai politici e invece il 24 agosto scorso rivela: «Nelle nostre discussioni (con Guarguaglini, ndr ) l’attività di sovrafatturazione e di pagamento di tangenti veniva definita “fare i compiti”.
Locuzione che serviva per definire anche l’attività di mettere a posto le carte, la contabilità e tutto il resto, per evitare si scoprissero i fatti illeciti che intervenivano. Quando qualcuno incappava in qualche vicenda giudiziaria, e a ciò veniva dato risalto mediatico, dicevamo che avevano fatto male i compiti».
Anche l’amministratore di Selex era «consapevole», secondo Cola.
Afferma il consulente nell’interrogatorio del 9 dicembre 2010: «Si parlava con l’ad Marina Grossi del fatto che per lavorare in Enav occorreva pagare tangenti. È un sistema che lei ha ereditato e che ha continuato a realizzare».
Di fronte ai magistrati di Napoli, con i quali ha cominciato a collaborare da qualche settimana, il responsabile delle relazioni istituzionali di Finmeccanica Lorenzo Borgogni si è definito «collettore dei rapporti con i politici».
Cola gli assegna un ruolo diverso: «Borgogni gestiva il livello di pagamenti destinati ai politici». Lo stesso manager ammette di aver fatto «assumere la figlia di Floresta (Ilario, ex deputato di Forza Italia, ndr ), che ne aveva fatto richiesta a Martini, in una delle società del gruppo Finmeccanica».
Agli atti è allegata un’intercettazione telefonica dello stesso Borgogni con tale «Marco».
Marco: senti mi ha chiamato Filippo eh, che dice su, su quel discorso che facciamo ogni anno della loro offerta di partito a Milano eccetera…
Borgogni: di partito? del ministero!
Marco : parti …eh del Pd, credo sia una cosa del Pdl, no? dice che te ne ha parlato a te pure|
Borgogni: no
Marco: su Milano, lui mi ha anche detto che gli hai indicato che non volevi comparire come Finmeccanica ma con una società esterna
Borgogni: Vabbè, ma se ne parla quando torni dai
Marco: e no, questo si ok! no perchè lui dice scusami sto all’ultimo con l’acqua alla gola eccetera, perchè lui deve parlare con qualcuno dei nostri… tra oggi e domani.
Borgogni impreca e poi, via sms, spiega che di questa cosa non bisognava parlare al telefono.
Scrive Ielo nella sua richiesta di arresto poi negata dal giudice: «Il tenore della telefonata appare essere inequivoco. Si tratta di una contribuzione al Pdl che rischia di essere confusa con una contribuzione al Pd, palesemente illecita, in ragione del fatto che deve essere effettuata con una società esterna. Carattere di illiceità emerge anche dalla reticenza e dal fastidio manifestati da Borgogni il quale evidentemente sa o presume di essere intercettato».
Fiorenza Sarzanini
(da Il Corriere della Sera)
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Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO LE DIMISSIONI DEL CAVALIERE IL PDL SI SPACCA, NEL MIRINO SOPRATTUTTO VERDINI… MA C’E’ CHI RIMPIANGE LO STRAPPO CON FINI: TRA QUESTI LA RUSSA
In nero. Come delle vedove. 
Le donne del Pdl, dalla Rizzoli alla Rossi, dalla Savino alla Biancofiore, sfilano per il Transatlantico e ostentano il loro lutto con un insolito total black.
Pantaloni, camicie, gonne, giacche. I
n aula, il partito dell’amore riserva un’ovazione di pancia al premier, ma fuori, sui divanetti e nel cortile di Montecitorio, si celebra un lucido processo di testa a B.
In tanti, donne e uomini azzurri, avrebbero voluto “l’ultimo colpo di coda del Caimano”. Testuale.
Non un Capo rassegnato e terreo in volto.
Il paradosso è che sono rimasti berlusconiani senza Berlusconi. E gli rinfacciano, spietati e nostalgici allo stesso tempo, una lunga serie di errori.
Pure i leghisti si lagnano: “Bossi si sente tradito da Berlusconi”.
Ignazio La Russa, a capo di una pattuglia mista di ex An ed ex forzisti anti-Monti, fa un’ammissione nel chiuso della barberia: “Al momento della rottura siamo stati troppo duri con Fini”.
“Fregati da Pomicino, non dai pm” .
L’elenco dei rimpianti che conduce al governo Monti via mercati finanziari inizia dal dicembre dello scorso anno: lo strappo di Fli e i Responsabili di Domenico Scilipoti in maggioranza. Voci sparse dai capannelli del Pdl: “Dopo la rottura con Fini bisognava andare subito al voto”. Poi: “Sei mesi fa dovevamo cedere all’Udc di Casini e mettere Alfano a Palazzo Chigi”.
Punto d’arrivo: “Alla fine il presidente non è stato fatto fuori dai magistrati, ma da Cirino Pomicino che ha fatto la campagna acquisti per Casini”.
E sono arrivati “i poteri forti, le banche, il capitalismo finanziario”.
Cioè, Mario Monti.
L’ultimo atto di B. è un ritorno alle ideologie del Novecento. I postmissini sono i più agguerriti. La ministra Meloni, lo stesso La Russa parlano di “vittoria del capitale e dei padroni”.
Marcello de Angelis, direttore del “Secolo d’Italia” con un passato nero da extraparlamentare, fa un paragone tremendo: “Veltroni ha ricordato i tempi dell’unità nazionale contro le Brigate Rosse. Stavolta invece serve contro il terrorismo finanziario. Con una differenza però: nominare Monti è come se all’epoca avessero messo Mario Moretti o Renato Curcio a capo del governo per combattere le Br”.
Continua De Angelis: “È da luglio che Napolitano preparava tutto”.
La linea anticapitalista va da Scilipoti ai comunisti di “Liberazione”.
Tutto il potere a Bilderberg, la famigerata lobby dei potenti di tutto il mondo.
Anche Daniela Santanchè si adegua: “Da domani vigilerò sui rapporti tra Goldman Sachs e la Pubblica amministrazione”.
Un altro ministro deluso, Gianfranco Rotondi, da sofista democristiano, fornisce una versione diversa: “Stanotte ho sognato Francesco Cossiga che mi ha detto che sta rinascendo il centrosinistra con il trattino. Noi facciamo il centro. Il Pdl è morto”.
La sostanza però non cambia, rispetto ai ragionamenti degli An contro “i padroni”: “Questo è un golpe, non c’è dubbio”.
La rissa per i sottosegretari.
Alle tre del pomeriggio, le varie bande del Pdl entrano in fibrillazione per il pranzo tra B. e Monti.
Si va immediatamente al sodo: “I sottosegretari sono politici o tecnici?”.
Si fanno le divisioni, calcolando la formula breve di Monti: dodici ministri e venticinque posti di sottogoverno.
Nel Pdl il dibattito è più largo: Frattini, Bernini, Fitto e altri ministri uscenti si battono per un esecutivo politico che li incolli alla poltrona fino al 2013.
Il sabato del potere perso.
Mario Pepe, cervello politico degli ex Responsabili, è crudele con il sottosegretario all’Istruzione Pino Galati, nominato meno di un mese fa: “Galati non ha fatto in tempo a sedersi sull’auto blu”.
Sulla strategia da seguire, le correnti di pensiero nel Pdl sono tre: i frattiniani per il 2013, gli ex An per il governo tecnico a tempo e infine i peones per il voto immediato.
Dopo il fallito tentativo di lanciare Lamberto Dini, La Russa, Matteoli, Meloni più Sacconi e Brunetta sono i crociati del Monti tecnico a tempo con l’esclusivo programma economico della lettera alla Bce (niente riforme istituzionali quindi, nè legge elettorale).
In serata, all’ufficio di presidenza del Pdl a Palazzo Grazioli, è questa la linea che passa, simmetrica a quella del Pd di Bersani. “Così stacchiamo la spina quando vogliamo”, è il refrain bipartisan che si sente a Montecitorio e che consente ai due poli di non mettere troppe impronte digitali su questo nuovo esecutivo.
E il fatto che Gianni Letta rimanga fuori fa gongolare di gioia molti berlusconiani invidiosi che non hanno mai sopportato il Ciambellano già andreottiano di Palazzo Chigi.
In questo storico sabato 12 novembre 2011 sono tante le vendette amare che si consumano. Un autorevole forzista della primissima ora ammette: “Berlusconi ha fatto la fine che si merita. In questi anni ha dato troppo spazio a deputati di prima nomina dimenticandosi dei vecchi amici”.
Verdini nel mirino.
L’accusato numero uno si chiama Denis Verdini, il banchiere peone diventato triumviro onnipotente del Pdl e regista di tutte le trattative nell’ultimo anno.
Il Responsabile centrista Francesco Pionati, mancato sottosegretario in più di un’occasione, fa un tipo di ragionamento simile: “Berlusconi si è infilato in un vicolo cieco a causa dei cattivi consiglieri. Gli ho sempre detto di liberarsi della zavorra per dare un colpo d’ala. Ma non è successo ed eccoci qua. Il berlusconismo però non è morto”.
L’ultima immagine dei berlusconiani nell’ultimo giorno di B. è quella dei ministri che vanno alla residenza privata del premier per l’ufficio di presidenza del Pdl.
Chi va a piedi, chi in macchina.
Per tutti lo stesso trattamento: “Buffoni, andate a lavorare”.
Lo gridano anche al falco Giorgio Stracquadanio, che per l’ennesima volta litiga con giornalisti e passanti.
I sostenitori del Pdl in piazza sono pochissimi. Non è una foto da guerra civile. S
ono giovani e capitanati dalla napoletana Francesca Pascale.
Un deputato centrista del Pd, Stefano Graziano, annota: “Il film è finito, vedrete, da lunedì si ribalterà tutto e inizierà una storia tutta nuova”.
Con tanti berlusconiani che si sentono orfani di B.
Fabrizio D’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
GLI EX AN SI SMARCANO DAL PARTITO…ANTONIONE, GAVA, DESTRO, PITTELLI E SARDELLI DANNO VITA A “COSTITUENTE POPOLARE LIBERALE”
Prove di cambiamento di orizzonte politico.
C’è chi come Gabriella Carlucci passa in una notte dal Pdl all’Udc c’è anche chi preferisce compiere un percorso di transizione a tappe.
Così oggi i deputati Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli e Sardelli ex esponenti del Pdl hanno formalizzato la costituzione all’interno del gruppo Misto della Camera dei deputati della componente «Costituente popolare liberale-Pli».
Ha aderito anche Enzo Scotti in rappresentanza di «Noi Sud».
All’iniziativa dei deputati «malpancisti» ha avuto un «ruolo determinante» il Partito liberale italiano con il quale, spiega Pittelli, «è stato raggiunto un accordo di collaborazione politica».
Poi tocca agli ex An nel Pdl.
È quasi pronto infatti un documento che sarà sottoscritto da una trentina di deputati dell’ex An, oggi nel Pdl, nel quale si sostiene che l’opzione principale resta quella delle elezioni anticipate dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi.
Ma si aggiunge che se il Pdl dovesse proporre un nuovo governo, riferiscono diverse fonti, allora questo dovrà essere solo tecnico e portare ad elezioni in primavera.
Il testo è in corso di elaborazione e la decisione è stata presa al termine di una riunione con i grandi strateghi Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e una trentina di deputati che hanno sostenuto in queste ore la linea del voto anticipato.
In movimento anche la corrente di Matteoli e quella di Alemanno pur in posizione differenti: su una linea di rottura il primo, possibilista il secondo.
Gli ex colonnelli di An si riposizionano in vista dei regolamenti di conti interni al Pdl e attendono gli eventi.
Così come nel Pdl aumentano le distanze tra i “critici” Scajola, Formigoni, Crosetto e Pisanu, i “collaborazionisti” Frattini, Lupi, Cicchitto e i “pasdaran” Verdini, Brambilla, Romani, Brunetta.
Silenziose e meditative Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo.
Da segnalare poi che Santo Versace, ex Pdl, è passato all’Api di Rutelli.
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Agosto 27th, 2011 Riccardo Fucile
ANCHE AN AVEVA ESPRESSO UNA CLASSE POLITICA PIGRA E INSULSA: GENTE CHE AL MASSIMO AVREBBE POTUTO ASPIRARE A FARE L’ASSESSORE DI UNA MEDIA CITTA’ ITALIANA….IL NODO POLITICO DELLE ALLEANZE VA SCIOLTO: RITORNARE CON IL PDL O COSTRUIRE UNA DESTRA DIVERSA
La strana coppia Bocchino-Began mi fa venire in mente due cose: che la guerra non certo titanica per il controllo di Fli da parte di Urso e dello stesso Bocchino era guerricciola di mezze tacche e avrebbe in ogni caso riservato delusioni.
Colpa di Fini? Non lo so.
Aveva a disposizione quel pezzo di classe dirigente di An e quello ha usato.
Personalmente non credo che Bocchino abbia seguito Fini per convinzione politica, credo che abbia intravisto una possibilità di crescita e maggiore visibilità politica e l’ha sfruttata.
Dal suo punto di vista ha fatto bene, ma tutte queste lamentele su di lui mi fanno pensare che sono state riposte troppe aspettative su un “cavallo” sbagliato.
La seconda cosa che mi viene in mente riguarda la cronica incapacità di Fini di circondarsi di persone non deludenti.
Va detto a sua giustificazione che An aveva espresso una classe dirigente pigra e insulsa, compresi quelli che provenivano dal Fronte anni Ottanta (da me stessa aureolati in un libro). Gente che avrebbe al massimo potuto aspirare a un assessorato di una media città italiana ha voluto pensare in grande, con effetti disastrosi.
An è stata una specie di Dc molto più incline al compromesso e molto meno utile al paese. Detto questo mi interessa il dopo: guardiamo in faccia la realtà .
Fli si ricongiungerà con i fratelli separati del Pdl e ricomincerà l’eterna guerra lobbistica tra le correnti che già ammazzarono An.
Penso che allo stesso Fini non interessi il 3 per cento dei consensi di irriducibili antiberlusconiani della prima ora (tra cui me stessa, ovvio).
Perciò a Mirabello sarebbe utile una parola chiara su questo punto, su quello delle alleanze, poichè tutti sappiamo che la prossima volta a vincere sarà la sinistra.
Dunque Fli deve scegliere se arginare i “danni” assieme ai vari servitori di B. o se continuare nel cammino vagheggiato che era quello di cambiare i connotati a una destra impresentabile fino al superamento di quella stessa, logora, categoria.
Temo che questa seconda strada sia ritenuta troppo difficile.
Magari Fini è convinto della sua validità ma non ha la forza politica per andare fino in fondo.
Il nodo, purtroppo, mi sembra questo e mi sembra ben più imbarazzante delle frequentazioni di Italo.
Annalisa Terranova
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Luglio 19th, 2011 Riccardo Fucile
LA CASA DELLA LEGALITA’, OSSERVATORIO SULLA CRIMINALITA’ E LE MAFIE, INTERVIENE SULLA VICENDA LOCALE DI FUTURO E LIBERTA’: FINI VUOLE PULIZIA, NAN ACCOGLIE IN SEDE I MAMONE…IL PRESIDENTE DELLA CAMERA DIA L’ESEMPIO: ACCOMPAGNI NAN ALLA PORTA
Gianfranco Fini rilancia la necessità espressa da Paolo Borsellino affinchè la politica faccia
pulizia prima e indipendentemente dalle sentenze e dai rilievi penali di certe frequentazioni, contiguità e connivenze.
E Paolo Borsellino aveva ragione…
Gianfranco Fini farebbe bene, oltre che riprendere le parole ed il messaggio di Paolo Borsellino, nel giorno dell’anniversario della strage di Via D’Amelio, anche nel dare l’esempio con il proprio partito…
Già in AN aveva lasciato dei portoni spalancati, ove entravano direttamente pullman di finti tesserati dalle cosche, che condizionavano congressi, liste ed eletti (provi a dare un occhio alla provenienza dei signori prediletti dal locale della ‘ndrangheta di Ventimiglia, e troverà Eugenio Minasso, Alessio Saso, Vincenzo Moio… e se ci si sposta sul candidato alle regionali del 2010 a Genova, spalleggiato da boss quali Gangemi, Condidorio, Bruzzaniti e Gorizia, di nuovo è un altro parto di An, Aldo Praticò).
Problema passato? No!
Il responsabile regionale di FLI in Liguria, l’avv. Enrico Nan, chi ti va ad incontrare?
I Mamone, ovvero gli esponenti della famiglia della ‘ndrangheta che si è fatta impresa e che – legata ai Mammoliti ed ai Gullace-Raso-Albanese e Piromalli – ha costruito un vero e proprio monopolio degli appalti pubblici (anche a seguito di interdizione atipica antimafia del Prefetto Musolino, di un rinvio a giudizio per corruzione, di un inchiesta per il controllo degli appalti pubblici, di miriadi di contestazioni di illeciti ambientali… nonchè un tentativo – documentato dalla Dia – di corruzione di un pubblico ministero)…
I Mamone che hanno appoggiato Burlando ed il centrosinistra alle amministrative e che per operare alla meglio si sono anche costituiti una propria loggia Massonica… sono stati ricevuti senza problemi dal Nan presso la sede di FLI a Fiumara…
Lo sa che uno degli uomini legati ai Mamone, ovvero il Pietro Malatesti, con la gestione del Nan, era indicato come uno dei Presidenti di Circolo di FLI?
Non sa chi è Malatesti, cerchi sul nostro sito e troverà quanto basta, da atti ufficiali quali un rapporto del Gico alla Procura della Repubblica di Genova, in merito ai rapporti dei Mamone con altri esponenti della criminalità organizzata calabrese (come lo Stefanelli Vincenzo, oltre che con il Carmelo Gullace, i Rampino, i Gorizia…) e – ma guardi che roba – per il condizionamento del voto alle elezioni Il brindisi del 1993 di Gino Mamone con i boss… e poi appalti su appalti amministrative del 2007 per il Comune e la Provincia di Genova e naturalmente per questioni di affari & appalti.
Persino Mastella disse che con certa gente non voleva avere a che fare (pensi un po, Mastella!)…
E pare anche che con i Mamone, ad incontrare Nan, ci fossero personaggi di quel Tigullio dove i Nucera di Condofuri (a partire dal Santo Nucera), ma anche i Piromalli, la fanno da padroni.
Ed allora: on. Fini non è forse il caso di dare l’esempio che l’invito formulato da lei oggi a Palermo può essere tradotto in pratica oltre che mediaticamente sparato nel giorno della memoria di Borsellino?
Borsellino diceva che certe frequentazioni devono trovare risposta dalla politica, mettendo fuori dalla porta i protagonisti, anche se di penalmente rilevante non vi è nulla nei loro atti e comportamenti.
Quindi: accompagna Nan alla porta o quella di oggi era solo sparata mediatica?
Nan dice che non li conosceva… ma a dirigere partiti in terre dove la ‘ndrangheta da decenni condiziona politica, economia, pubbliche amministrazioni e settori di controllo, non ci possono essere, crediamo, persone che non “conoscono” famiglie e personaggi arcinoti.
L’ingenuità , come le frequentazioni e contiguità , non si può tollerare, non condivide?
In molti, iscritti e dirigenti di FLI a Genova le hanno chiesto provvedimenti, non li hanno visti e si sono dimessi in massa… cosa penseranno nel sentirla parlare bene ma razzolare male?
Provi a porsi questa domanda e, non sarebbe male, che, coerentemente a quanto a detto oggi, dia una risposta.
Casa della Legalità
Ufficio di Presidenza
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Luglio 4th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO AVER SFASCIATO IL MONDO GIOVANILE, AVER PERSO CREDIBILITA’ CON LA PARENTOPOLI ROMANA, ESSERSI PRESO BACCHETTATE PERSINO DA RICCARDO MUTI, L’EX SOCIALE ALEMANNO HA RIUNITO AL BAR L’EX FIDANZATA SALTAMARINI, L’INQUISITO LANDOLFI E POCHI ALTRI SOPRAVVISSUTI …NE E’ USCITO UN DOCUMENTO RIVOLUZIONARIO: “MAI PIU’ PARLAMENTARI NOMINATI”: FORSE SOLO RACCOMANDATI ?
Arrivano alla spicciolata Mario Landolfi, Barbara Saltamartini, Paola Frassinetti, tra gli altri.
E poi il sindaco di Roma. Da lui nemmeno un’ora prima è arrivata la nota più stonata dell’Alfano day.
Alemanno ha interpretato il ruolo di chi ha detto “il re è nudo”, evidenziando come il consiglio nazionale del Pdl altro non sia stato che una kermesse priva di alcuna partitura diversa da quella decisa a piacimento da Berlusconi.
E del resto era sua l’eredità politica che i convenuti a Via della Conciliazione erano chiamati ad accettare.
Solo che il presunto de cuius, politicamente parlando, non si sentiva affatto finito ed Alfano, che essendo stato suo assistente è abituato a capirne anche i sospiri, se ne è reso subito conto correndo ai ripari e rassicurandolo sul fatto che sarà comunque lui, il Cavaliere, il candidato a premier del 2013.
Come se fosse davvero Angelino il leader in grado di incoronare Silvio.
Avrebbero ragione gli scontenti se non fosse che per anni la cosa gli è andata a fagiolo e ha permesso loro di posare le natiche su ben retribuite poltrone.
Quel che è peggio è che costoro hanno voluto dare in passato anche una patina ideologica alla loro corrente, come sedicenti appartenenti al gruppo della destra sociale, elaborando teorie disattese e avendo come prassi quella di rimanere stretti osservanti della politica dei berluscones.
In realtà la nomina di Angelino Jolie a segretario è solo un passaggio che è servito a superare lo schema del 70-30 e annegare gli ex An ( si vedranno tutti a Mirabello tra qualche settimana per contarsi) dentro il Pdl.
E per liquidare il triumvirato dei coordinatori, soprattutto La Russa.
Come? Con un’improvvisa correzione apportata nella notte alla norma statutaria approvata in mattinata (non a caso ha tanto insistito per la votazione l’unico dei tre coordinatori che manterrà un ruolo centrale, Denis Verdini) in base alla quale il segretario del Pdl “può avvalersi dei tre coordinatori”.
Nella prima versione, quella proposta da La Russa, c’era invece scritto un ben più vincolante “si avvale”.
Da ieri gli ex An sono l’opposizione interna al partito.
Una garanzia, se l’opposizione interna la faranno loro, che Berlusconi possa restare al suo posto per altri 10 anni.
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