Gennaio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
VI ERA UN TEMPO IN CUI IL MSI POTEVA VANTARE IL PRIMATO MORALE IN TEMA DI LEGALITA’, ESTRANEO A TANGENTI E GIOCHI DI PALAZZO.. IL TEMPO IN CUI FINI E LA MUSSOLINI RAGGIUNSERO IL 48% ALLE COMUNALI DI ROMA E NAPOLI… POI A QUALCUNO E’ APPARSA LA MADONNA CHE PROMISE LORO POSTI AL SOLE E SI CONVERTIRONO A DIFENDERE COSENTINO
C’è stato un tempo in cui La Russa tifava per Di Pietro. 
Un tempo in cui la legalità era un argomento di vitale importanza per la destra italiana.
Un tempo in cui l’Msi poteva vantare un primato morale in questo campo mentre Psi e Dc venivano spazzati via da tangentopoli.
Un primato che porterà Gianfranco Fini a sfiorare la vittoria a sindaco di Roma nel 1993, quando Forza Italia era solamente poco più di un’idea che frullava nella testa di Marcello Dell’Utri.
In quel tempo Riccardo De Corato, candidato sindaco del Msi, si incatenava al portone di via Foppa e mostrava un cartello: “Craxi in libertà , manette all’onestà “.
C’erano infatti anche i missini a tirare le monetine a Craxi davanti all’hotel Rafael.
Il coro “Bettino vuoi pure queste?”, cantato sventolando in aria le mille lire, era il più gettonato.
C’era una destra che appendeva manifesti insieme a sinistra e Lega Nord con scritte come “Vergognatevi, non avete dignità ” o “Ridateci i nostri soldi”.
Il primo aprile 1993 un centinaio di ragazzi protetti da una pattuglia di parlamentari missini (Buontempo, Nania, Maceratini, Rositani, Martinazzo, Pasetto, Matteoli, Poli Bortone e Gasparri) bloccavano per 50 minuti l’ingresso di Montecitorio.
Ricorda Filippo Facci che «quei ragazzi indossavano magliette con la scritta “Arrendetevi, siete circondati” mentre quei deputati che osarono sfidare il blocco vennero insultati e spintonati al grido di “ladri, mafiosi, figli di puttana”; è tutto verbalizzato da una nota del Ministero dell’Interno.
Contro il palazzo vennero tirate monetine con delle fionde sicchè una porta di vetro andò in frantumi.
Gli slogan chiedevano lo scioglimento delle Camere.
Pochi giorni prima un parlamentare di An si era presentato con la maglietta
“Fuori il bottino, dentro Bettino” e alcuni suoi colleghi avevano roteato delle spugnette indossando dei guanti bianchi, ciò mentre un altro deputato di An ciondolava un paio di manette e ancora un altro deputato leghista srotolava un celebre cappio».
Erano i tempi in cui il Msi avrebbe potuto dire elettoralmente la sua se avesse saputo dimostrare coerenza e lungimiranza, con Fini e la Mussolini al 48% a Roma e Napoli.
Ora La Russa e i caporali di giornata certi personaggi non li attaccano più, li difendono, indagati per mafia compresi.
“Poi videro la Madonna che gli promise posti al sole, l’uscita dal ghetto, assegni e incarichi per i parenti”.
Dalle battaglie di tangentopoli all’uscio del partito degli accattoni.
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Dicembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
MAI UNO SCONTRO, SEMPRE “QUATTO QUATTO” IN SECONDA FILA…. LA CARRIERA NELL’OMBRA DEL CAPOGRUPPO DEL PDL AL SENATO FINO ALLA LEGGE TV, IL TRADIMENTO DI FINI E L’APPRODO ALLA CORTE DEL SULTANO
L’allievo di Julius Evola, l’onorevole Giulio Maceratini, quel giorno di aprile (’93) blindava con il corpo l’ingresso di palazzo Montecitorio.
Una fila più indietro, ben visibile ma non troppo, c’era un giovane deputato del Movimento sociale italiano, il romano Maurizio Gasparri.
I missini urlavano contro i maneggioni barricati all’interno: “Ladri, ladri, ladri. Arrendetevi, siete circondati”.
E una coreografia di biglie e monetine sui vetri rendeva il messaggio più chiaro.
Reato senza condanna: interruzione attività parlamentare.
Il “carrierino” (nomignolo adolescenziale) Gasparri, ai tempi di cortei e lotte, batteva le piazze con tattica raffinata: mai uno scontro. Sempre in regia. Fedele a se stesso: “La mia era una famiglia moderata che votava Msi. Mio padre era ufficiale dei carabinieri. Io sono nato e cresciuto in caserma, sono andato fin da bambino alle parate militari. Mi piacevano De Gaulle, Salazar, i colonnelli greci. Fidanzate solo di destra”.
Non c’era mai nella Roma di piombo con spedizioni punitive e cazzotti in faccia: “O se c’era — maligna un vecchio camerata — stava quatto quatto”.
Ha studiato tra i rossi del liceo “Tasso”, scalato gerarchie politiche, Fronte della Gioventù, poi i movimenti universitari.
Nell’83 Gasparri manifestava – dall’altra parte – per chiedere l’autonomia di chi studia dal giogo dei partiti.
Gasparri col fascismo aveva un rapporto protetto. Mai aderente col rischio di farsi male. Pochi saluti romani, poche canticchiate di Faccetta nera: “Una volta – ricorda – al cimitero Verano per la commemorazione dei morti della Marcia su Roma”.
Più che sufficiente insomma.
Disse a Sabelli Fioretti: “Dal punto di vista igienico è meglio della stretta di mano. Mi tocca stringere centinaia di mani, sudate, calde, sporche. E al Sud, addirittura il bacio. Il saluto romano è più pulito. Dovrebbero imporlo le Asl, per evitare contagi”.
Era il 2002, governo Berlusconi, ministro per le Comunicazioni.
La destra finalmente al potere, emancipata, rinnovata, a tratti berlusconiana nel midollo.
A Gasparri fu affidata la missione di riformare il sistema televisivo a favore di Mediaset: la legge che porta il suo nome fu approvata con un rinvio di Carlo Azeglio Ciampi, 130 sedute e 14 mila emendamenti.
Gasparri correva più veloce del suo passato fascista.
A volte, però, tornava missino. Quei missini di Giulio Caradonna, che nel ’68 liberò a bastonate la Sapienza dai comunisti: “Se non ci conoscete, pregate la madonna, noi siamo gli arditi di Caradonna”.
Gasparri nel ’68 aveva 12 anni, ma rese omaggio a Caradonna con Ignazio La Russa ai nostalgici funerali: la bara ricoperta con la bandiera della Repubblica sociale e centinaia di saluti romani.
Non un secolo fa, ma nel novembre 2009.
Gli ex parlamentari di Alleanza nazionale faticano a riconoscere il militante Maurizio, che inneggiava ai colonnelli greci e più avanti persino al pm Antonio Di Pietro: “Meglio di Benito Mussolini”.
Per cambiare ancora, dimenticare il duce: “Mi hanno regalato un suo ritratto, che me ne faccio?”.
Fra le tante amnesie storiche c’è un insulto duro e puro ai leghisti: “Le elezioni padane sono garantite da una legge: la 180, detta Basaglia, sulla chiusura dei manicomi”.
Scaricati gli ultimi residui missini, il busto e la faccia di Gasparri, s’adattano al ruolo di paroliere berlusconiano, instancabile collezionista di gaffe.
Con quel cipiglio che rimanda a Igor (Martin Feldman) di “Frankenstein junior”.
Profilo nazionale: “Don Sciortino di ‘Famiglia Cristiana’ non è un sacerdote, fa bisboccia e non usa la tonaca”.
Profilo internazionale: “Con Obama Al Qaeda forse è più contenta”.
Soffre l’astinenza da interviste deliranti.
Durante i giorni del caso di Piero Marrazzo, dei ricatti e dei transessuali, il senatore fu costretto all’ennesima autopsia storica. Zona Acqua Acetosa, periferia romana che pullula di prostitute e travestiti, qui nel ’96 la Punto bianca di Cretino Gasparri frenò: “Stavo andando a cena in un circolo che si trova nei paraggi”.
Un equivoco disse ai commensali: “M’hanno fermato i Carabinieri qua vicino. Pensa se passava qualcuno e me vedeva, poteva pensà¡ che annavo coi trans!”.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
LA COERENZA DELL’EX SOCIALE: ORA SI LAMENTA PER LA SCARCERAZIONE DEI FERMATI E VORREBBE SCHEDARE TUTTI… MA QUANDO VENNE ARRESTATO NEL 1989 PER RESISTENZA AGGRAVATA E MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA PER AVER TENTATO DI BLOCCARE IL CORTEO PRESIDENZIALE DI BUSH, PERCHE’ ACCETTO’ DI ESSERE SCARCERATO DOPO POCHE ORE?
Che Gianni Alemanno protesti contro la scarcerazione di tutti i fermati durante i disordini di Roma del 14 dicembre è comprensibile.
È pur sempre il sindaco della città , e quei venti milioni di danni sono difficili da digerire.
Lui nel 1990, quando ai margini della “Pantera” prendeva parte da destra alla protesta studentesca contro la riforma Ruberti, si limitava a tuonare contro
“il portato tecnocratico e privatizzante della riforma sull’autonomia universitaria, che favorisce l’omologazione dei nostri atenei ai modelli economicistici pienamente funzionali al sistema neocapitalistico”.
Ma forse — chissà — gli saranno tornati in mente anni più lontani, quando uscire di galera non era mica così facile.
Nel maggio 1988 Alemanno fu eletto segretario nazionale del Fronte della Gioventù e ai cronisti tornarono subito in mente quegli otto mesi di carcere che il trentenne futuro sindaco di Roma si fece quando di anni ne aveva soltanto ventitrè.
Correva l’anno 1982, il Muro di Berlino era ancora ben saldo e l’allora giovane militante del Msi, avuta notizia del colpo di Stato del generale Jaruzelski in Polonia, espresse tutta la sua indignazione lanciando una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma.
Sarà poi prosciolto, ma a nessun magistrato venne in mente di scarcerarlo immediatamente; forse per via di quel precedente dell’anno prima.
Il 21 novembre 1981 Alemanno fu bloccato da due carabinieri di fronte al bar “La Gazzella” nel rione Castro Pretorio, assieme all’allora segretario del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna Sergio Mariani, per aver partecipato all’aggressione dello studente Dario D’Andrea di 23 anni.
Incidenti di gioventù, figli di un’epoca in cui la violenza politica era pane quotidiano per una buona fetta di quella generazione.
Forse il sindaco ha a cuore che i giovani d’oggi non ripetano gli stessi errori. In fondo fu lui stesso, nel 1988, a dichiarare di aver imparato dal carcere “che la violenza deve essere assolutamente rigettata come mezzo di azione politica”.
Rinunciare alla violenza sicuramente, evitare di scontrarsi con le oggi tanto amate forze dell’ordine, forse.
Il 29 maggio 1989 Alemanno ci ricasca: assieme ad altri dodici militanti viene arrestato con l’accusa di “resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentativo di blocco di corteo ufficiale”.
A Nettuno, infatti, è atteso il presidente degli Stati Uniti George Bush e al trentunenne segretario del Fronte della Gioventù, con il Muro di Berlino ancora in piedi seppur scricchiolante, gli Stati Uniti non vanno molto a genio.
I giovani missini intendono impedire che il corteo presidenziale raggiunga il cimitero americano di Nettuno, visita ritenuta offensiva “alla memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori”.
A disperdere i manifestanti ci pensano polizia e carabinieri.
Questa volta Alemanno viene scarcerato dopo poche ore, non senza che l’organizzazione giovanile missina critichi con durezza l’operato delle forze dell’ordine, colpevoli di aver “aggredito brutalmente i manifestanti, colpendoli con calci e pugni, con la bandoliera usata come frusta fino a colpire alcuni giovani con le radio in dotazione”.
Il giorno dopo, a Milano, si tiene un comizio in piazza Oberdan per esprimere solidarietà ai tredici camerati arrestati.
Tra i relatori c’è il segretario regionale del Msi, Ignazio La Russa.
Una domanda ci sorge spontanea: perchè a suo tempo Alemanno non rifiutò di essere scarcerato subito, visto che ora vorrebbe che i fermati restassero in galera, per lo stesso identico reato?
D’accordo che si nasce rivoluzionari e si muore pompieri, ma un minimo di coerenza in questo mondo è bandita?
E’ proprio necessario diventare forcaioli per convenienza, una volta che ci si è potuti sedere alla corte del sultano?
Un po’ di dignità sindaco, o la frequentazione del ciarpame senza pudore genera mostri?
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Dicembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
AGGREDISCE A FAVORE DI TELECAMERA UNO STUDENTE, GLI DA’ DEL VIGLIACCO E GLI INTIMA DI STARE ZITTO, UNA PENOSA FIGURA DA MACCHIETTA… FA FINTA DI DIFENDERE GLI AGENTI MA DIMENTICA CHE LE FORZE DELL’ORDINE IL GIORNO PRIMA GLI HANNO DATO DEL BUFFONE…E IL FIGLIO GERONIMO ENTRA NEL CD DELL’ ACI
Nome, cognome ed eventuali precedenti.
Attenzione a mettersi contro il ministro della Difesa Ignazio La Russa, attenzione a contraddirlo: lui si informa, non dimentica.
L’abbiamo provato martedì sulla nostra pelle quando ci ha aggredito in Transatlantico, o visto tante volte in Parlamento durante i lavori.
E ancora nelle trasmissioni televisive, pronto a saltare alla giugulare degli avversari. Ma l’ultima ha del clamoroso.
Giovedì sera durante Annozero si è scagliato contro Luca Cafagna, rappresentante del Collettivo di Scienze politiche di Roma, reo di aver cercato di spiegare le ragioni della manifestazione del 14 dicembre.
La tecnica? Sempre la stessa: alza la voce, dà sfogo alla sua raucedine, porta il petto in avanti e “gioca” sulle punte.
Paonazzo sgrana gli occhi e mostra i denti.
Ragionare con lui, impossibile.
Così giovedì eccolo protagonista mentre attacca a colpi di “vigliacchi-vigliacco” ripetuto all’ossesso, “fifone” detto a mo’ di sfida, “incapace” come accusa preventiva, quasi provocatoria.
E ancora “la tua è apologia di reato”, tanto per dare forma a un’accusa, fino a “la polizia avrebbe potuto spazzarvi via”, pronunciato con un tono vicino al rammarico.
Quindi il dito portato al naso corredato da un classico “stai zit-to!!!”.
Lo ordina il ministro.
Chi era presente non ha dubbi: “Sembrava un uomo poco in sè, uno che non stava proprio bene”, il commento di uno dei ragazzi, anonimo, perchè ora ha paura. Una scena inedita, mai vista da parte di un rappresentante delle istituzioni, con lo stesso Nicola Porro allibito e pronto a vestire il ruolo del paciere, con frasi del tipo “stai tranquillo, resta qui, se te ne vai sbagli”.
“È stato incredibile — ricorda lo stesso Cafagna —, non ho mai visto un ministro comportarsi così, mai visto uno con il suo ruolo saltare in piedi e bloccare la trasmissione con un atteggiamento intimidatorio”.
Non solo un atteggiamento.
Il giorno dopo di La Russa è anche peggio del precedente, se possibile, visto che dal Senato lancia nuove accuse allo studente: “Sapevo chi era quel ragazzo, conosco il suo nome e cognome e cosa fa, so che si è distinto contro ragazzi inermi”.
Quindi “l’ho chiamato vigliacco — aggiunge il ministro — perchè difendeva chi ha colpito proditoriamente uomini delle forze dell’ordine nel corso degli scontri di martedì, ma anche per qualche episodio universitario”.
Insomma, ha cercato sue informazioni. E i canali non gli mancano.
“Sembra quasi una minaccia — continua uno stupito e preoccupato Cafagna —, una minaccia inquietante. Voglio precisare una cosa: sono incensurato, non ho alcun precedente, faccio parte di un collettivo e il massimo delle mie colpe è stato di aver organizzato qualche manifestazione non autorizzata. Basta. E pensare che ieri, alla fine della trasmissione, si è anche avvicinato per giustificare la sua reazione”.
Dopo lo schiaffo, la carezza: si è alzato, è andato dai ragazzi e gli ha detto di non avercela con loro.
La reazione? “Un deciso rifiuto — spiega uno degli universitari presenti —, inammissibile: ci ha accusato di cose vergognose, di avercela con le forze dell’ordine, di essere dei delinquenti. Poi quel paragone con i suoi figli e quelli di Casini, così bravi da non scendere in piazza…”.
Già , polizia e prole.
Partiamo dalla prima: l’ex colonnello di aenne ha accusato Michele Santoro di non aver invitato nessun rappresentante delle forze dell’ordine. Nessuno a difenderli.
Eppure, interpellati da “il Fatto” i sindacati di polizia, ci hanno spiegato che la serata di Annozero non era la loro priorità , a differenza “degli ulteriori tagli apportati con l’ultima Finanziaria al comparto sicurezza e difesa: una cifra vicina ai due miliardi e mezzo di euro”.
Tradotto vuol dire: tetto agli straordinari, nessun riordino delle carriere, quindi meno sicurezza per i cittadini. Auto ferme per mancanza di benzina o manutenzione, caserme fatiscenti o dismesse, fino alla mancanza di fogli per ricevere le denunce.
Proprio lunedì 13, nel primo giorno di discussione in Parlamento per la fiducia a Berlusconi, abbiamo intercettato i sindacati di polizia mentre manifestavano davanti a Montecitorio, urlare “buffone” e “bruttone” allo stesso La Russa mentre attraversava la piazza.
Lui non li ha degnati di uno sguardo, spalle contro, più attento a rilasciare interviste. Questo il bilancio.
Secondo aspetto: i figli maschi del ministro si chiamano Geronimo, Lorenzo Cochis e Leonardo Apache.
Gli ultimi due sono appena maggiorenni, Geronimo, avvocato con velleità da notaio (ha partecipato all’ultimo concorso annullato per irregolarità ) è uno dei più introdotti nel belvivere milanese, tanto da sedere nel cda di Premafin, la holding del gruppo Ligresti.
Vuol dire serie A della finanza, altro che disoccupazione.
Appendice alla serata di Annozero: ieri La Russa ha incontrato Di Pietro, anche lui presente in trasmissione, davanti Montecitorio: il ministro l’ha salutato, il leader dell’Idv gli ha risposto “fascista”, e testimoni raccontano che, ancora una volta, la reazione di La Russa è stata a dir poco stupefacente.
Come sempre.
Alessandro Ferrucci
da “Il Fatto Quotidiano“
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Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
DEGRADATI SUL CAMPO: AN AVEVA CIRCA L’11% DEI CONSENSI, ORA FUTURO E LIBERTA’ SFIORA IL 9%… SILVIO HA CAPITO CHE I COLONNELLI NON CONTANO UNA MAZZA, HANNO SOLO PORTATO I DIRIGENTI, NON CERTO L’ELETTORATO DI AN… E PRETENDONO SEMPRE POSTI, CREANDO DISSENSI ANCHE TRA GLI EX FORZISTI… NEL NUOVO PARTITO NON AVRANNO POTERE, FORSE FARANNO L’INCHINO AI VISITATORI, COMPITO CUI SONO PORTATI
La crescita di Futuro e libertà , che ha superato l’8% delle intenzioni di voto e inizia a pesare quanto la vecchia An, ha messo ormai in ombra gli ex colonnelli del partito di Gianfranco Fini e ha già fatto pentire Silvio Berlusconi della supervalutazione fatta per tenerli con lui.
Gli hanno anche fatto rimediare figure barbine, come quando asserivano che i parlamentari con Fini sarebbero stati 4 e invece furono 44.
Silvio questo non lo ha mai perdonato a Gasparri, La Russa, Matteoli e Alemanno.
Tanto che ora il premier pensa insistentemente a un nuovo partito che si richiami alla vecchia Forza Italia e che sterilizzi il loro peso.
Analizzando gli ultimi sondaggi sulle intenzione di voto, il premier si è reso conto che questi avrebbero dovuto controllare il voto del loro ex partito e ridurre il peso di Fini a decimali, mentre è avvenuto il contrario.
An ormai veleggiava, prima della fusione, intorno all’11% dei consensi.
Alla fine vien fuori che il presidente della Camera sta riprendendo il peso che aveva nella vecchia Alleanza Nazionale mentre i colonnelli del consenso, da Ignazio La Russa ad Altero Matteoli, da Gianni Alemanno a Maurizio Gasparri, insieme fanno il 2-3%.
Infatti se si considera che il partito di Fini è dato tra l’8 e il 9% emerge che
senza Fini, ma con i colonnelli, il Pdl equivale esattamente a Forza Italia del 2006 più un 2-3%.
Un errore di valutazione da parte del Cav che a questo punto pensa di ritornare al suo vecchio partito e di alleggerire anche il peso di costoro, quasi tutti premiati con un ministero e con La Russa che ha pure avuto un terzo del coordinamento nazionale.
Senza contare che anche localmente la gestione di La Russa ha creato parecchi problemi agli ex forzisti, determinando molti abbandoni e polemiche a non finire..
Nel nuovo partito che il premier ha in mente forse finiranno a fare gli uscieri, con relativo inchino ai visitatori, compito cui sono sicuramente portati.
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Dicembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
COINVOLTA ANCHE L’AZIENDA RIFIUTI, VIA IL CAPOSCORTA DI ALEMANNO… ALL’ATAC CHIAMATE 850 PERSONE, CIRCA 1.000 GLI ARRUOLATI ALL’AMA… APERTO FASCICOLO DA PARTE DELLA PROCURA E DELLA CORTE DEI CONTI
Non bastava la bufera esplosa sulla Parentopoli in Atac, la società del trasporto pubblico romano che dopo l’elezione di Gianni Alemanno in Campidoglio ha imbarcato più di 850 persone, tutte per chiamata diretta e legate da rapporti familiari o politici ad esponenti del centrodestra locale, dirigenti aziendali e sindacalisti.
Ora, per il sindaco della capitale si apre un nuovo fronte: il reclutamento di un migliaio di nuovi dipendenti (sui 7mila totali) in un’altra ex municipalizzata, l’Ama, che si occupa di raccogliere e smaltire i rifiuti della città .
Dove, partire dal 2008, sono stati assunti, tra gli altri, il genero dell’ad Franco Panzironi, braccio operativo della Fondazione alemanniana Nuova Italia; la figlia del caposcorta del sindaco, Giorgio Marinelli, il quale aveva già provveduto a piazzare il primogenito in Atac; la compagna dell’ex capogruppo pdl in Campidoglio, ora traslocato a La Destra, Dario Rossin; oltre alla solita pletora di mogli, cognati e cugini di vari pidiellini di secondo piano, ma assai utili in campagna elettorale.
La prova provata di come l’occupazione clientelare delle società controllate dal Comune sia ormai diventato un sistema. Ai confini del lecito.
Tant’è che sia la Procura della Repubblica sia la Corte dei Conti hanno aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità sotto il profilo penale e del danno erariale.
Finora l’unico a rimetterci è stato il caposcorta del primo cittadino che si è dimesso dal suo incarico.
Ad annunciarlo, lo stesso inquilino del Campidoglio: «Marinelli non è più il mio caposcorta, è ritornato in polizia», decisione assunta «in via precauzionale per evitare speculazioni sull’accaduto», ha spiegato Alemanno, negando tuttavia ogni suo coinvolgimento.
«Non mi occupo di assunzioni, sull’Ama non mi risultano particolari scandali e poi non mi ricordavo neanche che quell’agente avesse una figlia», ha tagliato corto.
E pazienza che l’azienda dei rifiuti abbia sostanzialmente confermato il numero dei dipendenti (954) arruolati a partire dal «9 agosto 2008, giorno di insediamento della nuova amministrazione», e ammesso di aver effettuato, «come prevede la normativa vigente», delle semplici selezioni affidate ad agenzie per l’impiego pubbliche e private.
Per il sindaco sotto assedio ora è tempo di cambiare: «Bisognerebbe rendere obbligatoria la pratica dei concorsi anche per le municipalizzate, così come si fa al Comune, in modo da superare il problema delle chiamate dirette o dalle selezioni fatte da agenzie interinali», dice ora che dalle sue parti tutto il sistemabile è stato sistemato.
Che triste immagine della destra…
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI ROMA HA CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE DELL’INCHIESTA SU PRESUNTE IRREGOLARITA’ LEGATE ALLA VENDITA DEL’EX IMMOBILE EREDITATO DA AN: “INSUSSISTENZA DI AZIONI FRAUDOLENTE”
«Nessuna truffa»: i pm di Roma che si sono occupati dell’inchiesta sulla casa di
Montecarlo hanno chiesto l’archivazione del procedimento penale.
Il procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, e l’aggiunto Pierfilippo Laviani hanno accertato l’insussitenza di azioni fraudolente in merito alla vendita di un appartamento di proprietà di Alleanza Nazionale a una società offshore, per cui erano indagati sia il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sia l’ex tesoriere di An Francesco Pontone.
Lo riferiscono fonti giudiziarie.
Adesso sarà il gip a decidere nelle prossime settimane se archiviare o meno l’inchiesta.
I pm, ascoltati testimoni e studiate le carte giunte dal Principato di Monaco, ritengono che non ci sia stata alcuna frode nella vendita della casa, precedentemente donata all’ex partito di Fini da una sostenitrice, la nobildonna Anna Maria Colleoni.
L’appartamento in questione è occupato attualmente da Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini, Elisabetta Tulliani.
La notizia che Fini e Pontone fossero stati iscritti sul registro degli indagati non era mai stata diffusa in precedenza.
L’inchiesta era nata dalla denuncia di alcuni esponenti del partito La Destra di Francesco Storace, nella quale si chiedeva di accertare se l’immobile ereditato dalla contessa Annamaria Colleoni fosse stato oggetto di una svendita.
«Qualsivoglia doglianza sulla vendita a prezzo inferiore – sostengono i pm – non compete al giudice penale ed è eventualmente azionabile nella competente sede civile».
Il valore dell’immobile, secondo quanto comunicato dal Principato di Monaco, era triplicato al momento dell’alienazione rispetto a quello dichiarato a Fini successori, 273mila euro.
«Tale valutazione – si spiega – della Chambre Immobiliere Monegasque, è stata però effettuata in astratto, senza tener conto delle condizioni concrete del bene, descritto dai testi come fatiscente».
«Sono contento e soddisfatto – commenta il senatore di Futuro e libertà , Pontone – in questo modo è stato dimostrato che si tratta di un’azione sballata presa contro il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e contro il sottoscritto».
Il vicepresidente dei deputati di Futuro e Libertà , Benedetto Della Vedova, esulta invece sul proprio profilo di Facebook: «E andiamo avanti!»
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Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile
STASERA SI RIUNISCE L’UFFICIO DI PRESIDENZA DEL PDL: LA MONTAGNA PARTORIRA’ UN TOPOLINO….COORDINATORI REGIONALI SCELTI SOLO DAGLI ELETTI, ESCLUSI GLI ISCRITTI…IL PREMIER POTRA’ FREGARSENE DELLE DECISIONI DELLE ASSEMBLEE REGIONALI… RESTANO I VICECOORDINATORI PERCHE’ ALTRIMENTI CI SAREBBE LA FUGA VERSO I FINIANI
Sostengono gli ottimisti che stasera, all’Ufficio di presidenza, nascerà il nuovo partito, quanto meno scoccherà la scintilla che dovrebbe portare prima o poi a rivoluzioni tipo elezione democratica dei dirigenti e addirittura del coordinatore unico, l’Erede Designato.
Si assiste a un vortice di incontri conviviali, ma soprattutto è in atto una scomposizione delle vecchie alleanze interne che rimodella la mappa del mondo berlusconiano.
Prevale la spinta centripeta, la tendenza a cercare compromessi.
Addirittura qualcuno vede prendere corpo in queste ore un nuovo grande «correntone» centrale, all’ombra del Cavaliere si capisce, con la benedizione di due personaggi esterni, Letta e Confalonieri.
Ne farebbero parte praticamente tutti i berlusconiani di buona volontà : dagli ex-An Gasparri e La Russa fino ai «picciotti» siciliani di Alfano, passando per i pretoriani di LiberaMente.
Un tipico pateracchio italico, degno del peggiore correntismo dei partiti della prima Repubblica, insomma.
Saranno anche finiti i tempi della divisione 70% Forza Italia, 30% An, sarà anche vero che il fine è di ridimensionare le truppe fameliche di La Russa, invise ormai alla maggioranza degli ex forzisti che vogliono prendere maggiori poteri, sarà anche che prima o poi cesserà il ruolo dei triumviri per arrivare al coordinatore unico (in pole position Scajola, Gelmini, Bondi e Lupi), ma per ora si punta a “democratizzare” le strutture periferiche regionali.
Si fa per dire.
Il meccanismo di elezione dei coordinatori regionali infatti coinvolgerà solo gli eletti (sindaci, parlamentari, amministratori locali), non i tesserati che continueranno a non decidere una mazza.
All’art.6 della bozza si sancisce poi che Silvio può fregarsene delle decisioni prese dalla base: “il Presidente può, a suo insindacabile giudizio, e senza l’obbligo di motivare la decisione, non dare seguito alle indicazioni delle Assemblee regionali”. Un sistema per non finire ostaggio degli ex An che potrebbero imporsi nelle assemblee locali, ma non certo un esempio di democrazia interna.
C’era aperta la questione dei vicecoordinatori regionali, in base alla logica della divisione dei posti Firza Italia/An. Si era detto che sarebbero stati eliminati, ma indovinate come è andata a finire? Sarebbero state troppe le poltrone da far saltare e La Russa e Gasparri sono insorti: il rischio sarebbe stato quello di favorire la grande fuga dei delusi verso i finiani. Così la bozza 4 mantiene le due cariche.
Se questo è il nuovo che avanza, il rischio è che le vecchie regole continuino a governare un partito sempre più lontano dai cittadini.
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Ottobre 14th, 2010 Riccardo Fucile
E ALL’HOTEL DE RUSSIE, IGNAZIO LA RUSSA URLA A CICCHITTO: “O BERLUSCONI RISPETTA I PATTI O FACCIAMO SALTARE TUTTO”… GLI EX AN VOGLIONO TUTTI I POSTI NEGLI INCARICHI LASCIATI VACANTI DAI FINIANI, MA BERLUSCONI LI CONSIDERA INVECE I VERI COLPEVOLI DELLO SFASCIO DEL PARTITO…A CORTE ORA VOLANO LE SEGGIOLE
Slitta ancora la riforma dell’Università .
Il disegno di legge, approvato al Senato lo scorso 29 luglio tra le proteste di molti ricercatori, docenti e studenti, doveva approdare alla Camera.
L’inizio dell’esame, però, è stato inizialmente spostato di un giorno dalla conferenza dei Capigruppo di Montecitorio.
Un ritardo dovuto all’analisi tecnica della Ragioneria Generale dello Stato, che ha di fatto stroncato le modifiche apportate a Montecitorio alla riforma.
Alla fine il governo ha deciso di rinviare l’esame del testo a dopo la fine della sessione bilancio.
Non prima, dunque, di fine novembre o inizio dicembre.
Il “nodo” evidenziato dalla Ragioneria è proprio quello delle coperture del provvedimento, in particolare la norma sul piano di sei anni di concorsi per nove mila ricercatori universitari.
Un punto che “Futuro e Libertà ” considera «dirimente», ovvero l’assunzione dei ricercatori prevista nell’articolo 5 bis: oltre al parere contrario, si contesta anche la quantificazione stessa dei costi, chiedendo l’acquisizione di una relazione tecnica.
“Il governo – aveva commentato Chiara Moroni dopo il primo rinvio – deve trovare la copertura, semmai rinviando l’esame del provvedimento a dopo la Finanziaria”.
La morale è che è stata fatta una figuraccia: inutile impostare delle riforme se poi non ci sono i mezzi finanziari per realizzarle.
Tremonti non ha tirato fuori i soldi per l’Università e la Gelmini è finita su un binario morto.
La proposta della Gelmini prevedeva l’assunzione di 9.000 ricercatori con la qualifica di associato dal 2011 al 2016 al ritmo di 1.500 l’anno: costo a regime, ovvero alla fine del ciclo di assunzioni, 480 milioni di euro l’anno.
Tremonti aveva imposto invece gia nel 2011 un taglio agli atenei di 830 milioni per arrivare nel tempo a 1,3 miliardi di tagli.
A che serve allora spacciare riforme se non si è in grado di finanziarle?
Mistero.
Ovviamente questa decisione di Tremonti ha scatenato le proteste della Gelmini ( per una volta ha ragione: potevano dirglielo subito) e nel pomeriggio di ieri ad Arcore c’è stata una lite tra il premier e Tremonti.
“La devi finire di fare il maestro del rigore solo quando vuoi tu, se i soldi ci sono per la Lega, li devi trovare anche per l’Università ” è sbottato il premier che ha poi aggiunto: “Non voglio fare figuracce, se non arrivano i fondi ci saranno conseguenze serie”.
E ai suoi ha aggiunto che “Tremonti sta complottando alle mie spalle”, in vista di un governo tecnico.
Ma due giorni fa, a Roma, all’hotel De Russie, è andato in scena un altro spettacolo.
La Russa ha minacciato Cicchitto che “se continua così, noi ex An facciamo gruppi autonomi: o Berlusconi rispetta i patti o facciamo saltare tutto”.
Quanche giorno prima il premier aveva accusato proprio gli ex An: “se siamo a questo punto è colpa loro”.
Che vuole in concreto La Russa? Che il posto di Italo Bocchino e gli altri lasciati vacanti da chi ha aderito a Futuro e Libertà vadano agli ex An.
Altrimenti come ripaga chi ha tradito Fini?
Una nobile battaglia sul programma insomma.
argomento: AN, Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, finanziaria, Gelmini, governo, Lavoro, LegaNord, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, scuola, Università | Commenta »