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IL PAPA AI VOLONTARI ONG: “GRAZIE A CHI SALVA VITE SENZA CHIEDERE NIENTE”

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

“SILENZI COMPLICI SU INGIUSTIZIE”

“Dio ha bisogno delle nostre mani per soccorrere”. In occasione del quinto anniversario della sua visita a Lampedusa, Papa Francesco ha celebrato una messa per i migranti.
Nella Basilica di San Pietro a Roma erano presenti 200 persone, fra i quali stranieri da poco arrivati in Italia, volontari delle ong (tra cui quelli della spagnola Open Arms) e soccorritori.
Nell’omelia il Pontefice ha ricordato l’appello “all’umana responsabilità ” nel suo primo viaggio ufficiale in Sicilia, ribadendo che “purtroppo le risposte a questo appello, anche se generose, non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti”.
Un ringraziamento è andato a chi presta soccorso nel Mar Mediterraneo che si fermano “per salvare la vita del povero picchiato dai banditi, senza chiedergli chi fosse, la sua origine, i motivi del suo viaggio o i documenti: ha semplicemente deciso di prendere in carico e salvare la vita”, come nella parabola del buon samaritano.
“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo”, ha continuato, “ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità  dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti”.
E a coloro che sono stati salvati, “voglio ribadire — ha aggiunto Francesco — la mia solidarietà  e incoraggiamento, poichè conosco bene le tragedie dalle quali state scappando. Vi chiedo di continuare ad essere testimoni di speranza in un mondo sempre più preoccupato per il suo presente, con pochissima visione del futuro e riluttanza a condividere”.
Ai migranti il pontefice ha chiesto di avere “rispetto per la cultura e le leggi del Paese che accoglie” per mettere in campo “congiuntamente un percorso di integrazione”. “Superare tutte le paure e le inquietudini”, è stato il suo appello.
C’è una “ipocrisia sterile di chi non vuole ‘sporcarsi le mani’”, ha continuato. “Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti. Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà  e della misericordia”.
La questione dei migranti ha bisogno di “una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità , un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata”.
E ha concluso: “Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità  di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso”.

(da agenzie)

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LA VISITA DI MACRON A PAPA FRANCESCO E L’INCONTRO CON LA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO

Giugno 26th, 2018 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE FRANCESE GUARDA ALL’ESPERIENZA DEI CORRIDOI UMANITARI MESSA   IN CAMPO DALLA COMUNITA’

È arrivato con 25 minuti di ritardo, ma si è intrattenuto con papa Francesco addirittura per 57 minuti, un tempo record.
Emmanuel Macron è salito a palazzo apostolico in Vaticano questa mattina dopo un’udienza concessa a Palazzo Farnese a una delegazione della Comunità  di Sant’Egidio.
Con Francesco si è intrattenuto di più di quanto non avevano fatto prima di lui Barack Obama (50 minuti) e Donald Trump (30 minuti).
L’incontro è stato cordiale. Macron, accompagnato anche della premiere dame Brigitte Trogneux che indossava un abito nero lungo fin sotto al ginocchio e ha raccolto i capelli biondi, ha alla fine salutato Francesco con una inusuale “carezza”.
Un gesto spontaneo del Capo di Stato, con il cenno della mano a sfiorare il volto del Papa, e avvenuto al momento dei saluti dopo lo scambio dei doni
Ricevendo fra le sue mani una copia preziosa del “Diario di un curato di campagna”, romanzo di Georges Bernanos, il Papa ha ringraziato Macron confessandogli: “Ho letto quest’opera diverse volte e mi ha fatto bene: è un libro che ho sempre amato molto”.
Nel donare a Macron il medaglione di San Martino che offre metà  del suo mantello a un povero, Francesco ha spiegato al presidente francese: “È una medaglia realizzata da un artista romano del secolo scorso. Ritrae San Martino. E vuole sottolineare la vocazione dei governanti in aiuto dei poveri. Tutti siamo poveri”. Il Papa ha anche donato a Macron i suoi documenti Evangelii gaudium, Laudato Si’, Amoris Laetitia, Gaudete et exsultate e l’ultimo Messaggio per la Giornata mondiale della pace.
Al centro del colloquio principalmente la questione migranti.
Come anticipato ieri dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, è grande l’attenzione vaticana per l’atteggiamento dell’Europa in merito, quindi le questioni bilaterali specie alla luce della posizione non rigidamente laicista espressa dal presidente francese qualche mese fa in un incontro con i vescovi del suo Paese.
Sono tutti temi dei quali il presidente francese ha parlato anche con Sant’Egidio.
Si è parlato – fanno sapere dalla Comunità  – dell’auspicio di soluzioni umanitarie di accoglienza e integrazione per i migranti, di corridoi umanitari, di Africa e di pace. “Macron ascoltava parecchio Riccardi e Impagliazzo, attento alle soluzioni concrete, interessato moltissimo ai corridoi umanitari, e molto alla ‘scuole della pace’ in Africa, scuole di alfabetizzazione per minori in situazioni difficili e quindi cosa significa costruire un futuro in Africa. E poi ha visto con favore anche la necessità  più in generale di riaprire canali legali (oltre ai corridoi umanitari) d’ingresso per chi ha bisogno, insomma tutto ciò che può legalmente favorire l’arrivo di migranti. Ha parlato poco e ha molto ascoltato. Ultimo tema il dialogo interreligioso come strada per la pace. È voluto stare tanto con Sant’Egidio, più di tre quarti d’ora”.
Non è un caso che la giornata odierna del presidente francese, Emmanuel Macron, a Roma si sia aperta con una visita a Palazzo Farnese di una delegazione della Comunità  di Sant’Egidio.
È al lavoro per la pace e l’accoglienza degli ultimi proprio della Comunità , migranti in primis, messo in campo anche con l’invenzione dei cosiddetti corridoi umanitari, che il presidente francese guarda. L’idea adesso è quella di ampliare questa esperienza dei corridoi umanitari
Macron è accompagnato a Roma dalla moglie Brigitte, dal ministro dell’Interno, Gerard Collomb, incaricato dei culti religiosi, e dal ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian.

(da agenzie)

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TUTTI I NEMICI DI PAPA FRANCESCO: DAI PRELATI AMANTI DEL LUSSO AI POLITICI CORROTTI

Marzo 13th, 2018 Riccardo Fucile

CINQUE ANNI DI PONTIFICATO CON NEMICI NEL COLLEGIO DEI CARDINALI E PARROCI CHE DISATTENDONO LE SUE INDICAZIONI QUANDO VANNO A TOCCARE I LORO INTERESSI

A Papa Francesco questi primi cinque anni di pontificato hanno donato sicuramente tanti amici, ma soprattutto molti e accaniti nemici.
Per Jorge Mario Bergoglio gli oppositori sono arrivati subito, a fumata bianca appena levatasi nel cielo, quando l’ormai ex arcivescovo di Buenos Aires, entrato in conclave a 76 anni compiuti, ovvero in età  da dimissioni canoniche, ha rifiutato i segni della regalità  pontificia: croce d’oro, mozzetta e scarpe rosse, rocchetto ricamato di pizzo e il trono per ricevere l’atto di obbedienza dei cardinali elettori.
Vederlo uscire vestito di bianco dalla cosiddetta “Stanza delle lacrime” per molti dei porporati che lo avevano appena votato è stato un vero e proprio choc. Soprattutto perchè il pontificato di Benedetto XVI, che si era concluso da appena due settimane, aveva rispolverato dal museo i paramenti di Pio IX e il trono di Pio XII.
Bergoglio divenuto Francesco non dimentica fin dal primo momento che la sua elezione è stata resa possibile dalle dimissioni del suo predecessore.
È proprio dal Papa emerito, le cui infondate voci di un aggravamento di salute si susseguono di settimana in settimana, che è arrivato il regalo più bello e inaspettato per questo quinto anniversario di pontificato.
Una lettera nella quale Benedetto XVI, da Bergoglio definito spesso “il nonno saggio a casa”, invita a “opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi”.
La risposta più eloquente ai nemici di Francesco che gli oppongono Benedetto XVI.
Nemici che in questi cinque anni si sono decisamente moltiplicati, soprattutto all’interno della Curia romana dove ci sono cardinali che non nascondono che se tornassero sotto le volte della Cappella Sistina non darebbero più il loro voto a Bergoglio.
Desacralizzante, comunista, marxista, peronista, eretico, scismatico e populista: le accuse non sono mancate e sono diventate di anno in anno, di riforma in riforma pesantissime. Alimentando il sogno sedevacantista di archiviare questo pontificato e di poter tornare presto ai fasti anacronistici del papato risorgimentale.
Nemici Francesco li ha avuti fin da subito nel collegio cardinalizio: da Raymond Leo Burke che ha più volte manifestato la sua volontà  di “resistere alle decisioni papali”; a Carlo Caffarra, Walter Brandmà¼ller e Joachim Meisner che insieme a Burke si sono opposti alle aperture ai divorziati risposati; a Gerhard Ludwig Mà¼ller reo di aver ostacolato l’opera di tolleranza zero nel contrasto alla pedofilia del clero; fino ad Angelo Bagnasco che ha incarnato una Cei che non ha saputo per nulla sintonizzarsi sulla rivoluzione chiesta da Francesco di una “Chiesa in uscita, accidentata, sporca e ferita”.
Oppositori dichiarati come l’arcivescovo ciellino Luigi Negri che non ha mai risparmiato violentissimi attacchi contro Bergoglio e le sue aperture ai divorziati risposati.
Ma nemici sono anche quei vescovi e parroci che disattendono completamente le indicazioni pastorali di Francesco, soprattutto quando toccano i loro interessi.
E allora non di rado aumentano critiche, contestazioni e mal di pancia quando il Papa ribadisce con forza che le “messe sono gratis” e che non devono esistere tariffari per i sacramenti.
Così come quando attacca il lusso di cardinali, vescovi, preti e suore che vivono da faraoni, usano l’auto ultimo modello, amano il lusso e la vita agiata.
I nemici di Bergoglio sono anche i politici corrotti, chi sfrutta le persone con il lavoro in nero, chi ama le tangenti e i soldi sporchi, spesso macchiati di sangue.
Corruzione che, come Francesco ricorda spesso suscitando forti critiche curiali, è presente anche in Vaticano.
È qui che si gioca la credibilità  di Bergoglio, amatissimo più fuori che dentro la stretta geografia cattolica. Un Papa che non predica bene e razzola male, come insegna un famoso detto della saggezza popolare, ma che vive per primo ciò che chiede alle gerarchie della sua Chiesa.
Rifiuta il lusso vivendo in un modesto bilocale di appena 70 metri quadrati in un semplice albergo come Casa Santa Marta e preferisce girare con un’utilitaria.
Nessuno dei capi dicastero della Curia romana in questi cinque anni di pontificato ha abbandonato il suo appartamento, in media di 400 metri quadrati, per seguire l’esempio di Francesco. Già  questo è indicativo di quanto questo stile di vita decisamente controcorrente sia mal digerito da cardinali e vescovi arroccati sui privilegi secolari della casta clericale.
Eppure Bergoglio non ha paura di restare isolato, come del resto è chiamato a essere ogni Papa. E anche di avere chi rema contro le sue riforme soprattutto quando cerca di bonificare lo Ior, da sempre il luogo privilegiato dove in Vaticano si riciclano i soldi sporchi.
O di contrastare decisamente la piaga aberrante della pedofilia del clero.
Francesco non ha sicuramente paura della solitudine, nè dei nemici che anno dopo anno sembrano aumentare e diventare sempre più aggressivi nascondendosi dietro fake news, manifesti irridenti affissi per le strade di Roma o un falso Osservatore Romano che attacca la presunta poca misericordia di Bergoglio verso gli oppositori. Tra gli attacchi dei suoi nemici e la finta ammirazione dei carrieristi Francesco non ha dubbi: “Io ho allergia degli adulatori. Mi viene naturale, non è virtù. Perchè adulare un altro è usare una persona per uno scopo, nascosto o che si veda, ma per ottenere qualcosa per se stesso. È indegno. I detrattori parlano male di me e io me lo merito perchè sono un peccatore. Quello non mi preoccupa”.

(da “Il Fatto Quotodiano”)

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SCHIAFFO DI BENEDETTO XVI AI SEDICENTI TRADIZIONALISTI CHE ATTACCANO PAPA FRANCESCO IN SUO NOME

Marzo 12th, 2018 Riccardo Fucile

“BASTA STOLTO PREGIUDIZIO CONTRO DI LUI, TRA NOI DUE PIENA CONTINUITA'”

C’è uno “stolto pregiudizio” contro Papa Francesco.
A sorpresa – e alla vigilia del quinto anniversario del conclave – Benedetto XVI interviene per spezzare le contestazioni delle frange tradizionaliste contro il suo successore.
In una lettera, Joseph Ratzinger liquida l’immagine che descrive Bergoglio come – sono parole del Papa emerito – “un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre – aggiunge ancora Benedetto – io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano di oggi”.
Il testo è stato letto dal prefetto della Segreteria per la Comunicazione Dario Viganò in occasione della presentazione della collana ‘La teologia di Papa Francesco’.
Proprio riferendosi a questi testi, Benedetto XVI rileva che “mostrano a ragione che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità  interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”.
Il Papa emerito ringrazia di aver ricevuto in dono gli undici libri scritti da altrettanti teologi di fama internazionale che compongono la collana curata da don Roberto Repole, presidente dell’Associazione Teologica Italiana. §
Il nuovo responsabile editoriale della Libreria Editrice Vaticana, fra Giulio Cesareo, ha precisato che sono in corso trattative con editori di tutto il mondo e finora la collana è pronta a essere distribuita anche in inglese, spagnolo, francese, portoghese, polacco e romeno.

(da agenzie)

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“OFFERTE MISERE”: E IL PARROCO DI MODICA LE GETTA IN STRADA

Febbraio 1st, 2018 Riccardo Fucile

IL VESCOVO DI NOTO INTERVIENE: “BRUTTO GESTO CHE NON DEVE PIU’ RIPETERSI”

È accaduto durante le esequie di un’anziana a Modica.
Il parroco, non contento degli spiccioli lasciati nel cestino delle offerte, avrebbe, stando al racconto di alcuni testimoni, gettato in strada le monete in corso di cerimonia, offeso per l’esiguità  delle offerte.
Il prete avrebbe chiesto in precedenza ai fedeli una maggiore generosità  per sostenere un progetto di solidarietà . Il sacerdote adesso è nella bufera, criticato dai parrocchiani e ripreso dal suo vescovo, monsignor Antonio Staglianò.
Sul caso è intervenuto pubblicamente il presidente del Comitato Festa e membro degli affari economici della parrocchia in cui è avvenuto il fatto, Peppe Minardi: “Non avrei mai voluto scrivere questo post, ma dopo quello che è successo oggi nella mia parrocchia del Cuore Immacolato di Maria in occasione di una cerimonia funebre, mi sento in dovere, come presidente del Comitato Festa e come membro degli affari economici di questa parrocchia, di prendere le dovute distanze dal gesto alquanto offensivo del nostro parroco”.
Della questione è stato immediatamente informato il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, che ha ricevuto la comunità  ed il parroco che si è reso protagonista del gesto.
“È un gesto brutto e disdicevole che non deve più accadere. Non è giusto, però, che passi il messaggio che i preti sono attaccati al denaro. Don Mario Martorina ha chiesto pubblicamente scusa e perdono per quanto ha fatto. Aveva impostato bene l’omelia chiedendo generosità  per i bambini di Betlemme a cui sarebbero andate le offerte. Ritrovandosi dei centesimi impulsivamente ha commesso un gesto inconsulto e li ha buttati fuori dalla chiesa nel contesto di un funerale che stava celebrando, in un contesto oltretutto di particolare emozione”.
Il vescovo ha parlato con padre Martorina e i membri della comunità  che hanno chiesto un incontro con lui. “È stato un brutto gesto, le persone erano amareggiate – conclude il vescovo – ma da tutti è arrivata l’attestazione che don Mario non è una persona attaccata al denaro; fa del bene ai bambini di Betlemme, ha delle iniziative per l’India e fa carità  ai poveri della sua parrocchia personalmente. Il parroco ha chiesto scusa e perdono”.

(da agenzie)

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VESCOVI CONTRO LA LEGA: BASSETTI CRITICA IL RIFERIMENTO ALLA RAZZA E LA CULTURA DELLA PAURA

Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile

“IMMORALE FARE PROMESSE A VUOTO”

“Bisogna reagire a una cultura della paura che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente”.
Nella prolusione al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, ha parlato così del delicato tema dei migranti e spiega chiaramente qual è la posizione dei vescovi italiani. Una posizione critica nei confronti di quella espressa, in più occasioni, dalla Lega Nord
La Cei guarda a una dimensione di apertura perchè, ha spiegato Bassetti, “non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese”.
Sul tema dei migranti, il cardinale ha espresso pieno consenso alle posizioni del Papa, compresa la comprensione per il sentimento di timore che vivono i Paesi di accoglienza. “Avere dubbi e timori non è un peccato”, ha ripetuto con le parole di Papa Francesco nella Giornata del migrante”.
Tuttavia, ha continuato Bassetti con le parole del Papa, “il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte”.
“In questa direzione non mancano, infatti, risposte positive e generose”, ha aggiunto Bassetti citando ancora Bergoglio che “ha voluto parlarne con gratitudine al corpo diplomatico, auspicando che le difficoltà  che il Paese ha attraversato in questi anni, le cui conseguenze permangono, non portino a chiusure e preclusioni, ma anzi ad una riscoperta di quelle radici e tradizioni che hanno nutrito la ricca storia della Nazione e che costituiscono un inestimabile tesoro da offrire al mondo intero”. E ricordando che Francesco ha riconosciuto la generosità  dell’Italia nell’accogliere i migranti, Bassetti ha scandito: “Sono grato di questo bel riconoscimento del Papa al nostro Paese”.
“Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società . Tre verbi, tre azioni pastorali, tre sfide concrete per il futuro”.
È questa l’indicazione ai vescovi del cardinale Bassetti. Per il presidente della Cei c’è “un’urgenza sociale di pacificare ciò che è nella discordia”. “Il nostro Paese – ha aggiunto sembra segnato da un clima di ‘rancore sociale’, alimentato da una complessa congiuntura economica, da una diffusa precarietà  lavorativa e dall’emergere di paure collettive”.
Il cardinale Bassetti ha invitato i politici in campagna elettorale “alla sobrietà “, “nelle parole e nei comportamenti”. “La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già  si sa di non riuscire a mantenere”, ha sottolineato.
“Altrettanto immorale – ha aggiunto – è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti”.

(da “Huffingtonpost”)

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CI SARA’ UN FUNERALE UNICO PER ALEX E LUCA, I FIDANZATI MORTI INSIEME PER LE ESALAZIONI DI MONOSSIDO

Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile

ARZIGNANO, LE PAROLE DI DON CASTEGNARO: “VIVIAMO IL DRAMMA DI DUE GIOVANI MORTI IN MONTAGNA, NON MI INTERESSA IL LORO ORIENTAMENTO”

È previsto un funerale unico per l’addio di Alex Ferrari e Luca Bortolaso, i due ragazzi vicentini di 21 anni, fidanzati da più di un anno, che sono morti martedì per le esalazioni di monossido di carbonio in una villetta di montagna a Ferrara di Monte Baldo (Verona), dove stavano trascorrendo le vacanze natalizie assieme a due amiche, loro coetanee, una residente in provincia di Verona e l’altra di Mantova.
Per volere dei familiari il rito funebre si terrà  domani pomeriggio, 5 gennaio, ad Arzignano (Vicenza), nella chiesa di San Giovanni Battista.
Le due parrocchie di provenienza dei ragazzi, (Bagnolo di Lonigo, quella di Luca, e la frazione di San Bortolo di Arzignano, quella di Alex) sarebbero state troppo piccole per ospitare la folla di parenti, amici e conoscenti che arriveranno da tutto il vicentino per dare ai due ragazzi l’ultimo saluto.
Anche se il rapporto tra la Chiesa e le coppie omosessuali sia a volte conflittuale, differente da caso a caso anche in base alla sensibilità  delle persone coinvolte, don Roberto Castegnaro, che domani terrà  il funerale, ha chiara quale sia la priorità : “Vivremo la triste giornata di domani come il saluto a due ragazzi giovani morti in montagna. Non ho conosciuto Luca e Alex, sono qui da poco e ho cinque parrocchie da gestire. Ho accettato di tenere la funzione e solo dopo ho saputo che si trattasse di una coppia omosessuale, ma per me non cambia nulla. Ripeto, è il dramma di due esistenze spezzate troppo presto e dovrò impegnarmi per diffondere il messaggio di fede in un momento così tragico”.
Ad ascoltarlo, domani nella chiesa di Arzignano, ci saranno molti giovani.
“Penserò all’omelia solo dopo aver conosciuto e parlato con la famiglia di Luca, che incontrerò questo pomeriggio. In base a questo sceglierò dai testi sacri le letture che possano aiutare a confortare chi domani sarà  a piangere la scomparsa di questi due ragazzi”
A ricordare l’amico Luca il cantante Marco Carta. In un post su Facebook ha detto che di lui gli resteranno impressi “il sorriso e la dolce timidezza”.

(da agenzie)

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“I CRISTIANI SONO I PRIMI AD AVER DIMENTICATO IL NATALE”: INTERVISTA A MASSIMO CACCIARI

Dicembre 25th, 2017 Riccardo Fucile

“LE OMELIE DI MOLTI PRETI SPESSO SONO DELLE LEZIONI DI ANTI RELIGIONE”

La parola del Vangelo l’ha ascoltata fuori dal tempio: “Le Chiese sono diventate delle grandi scuole di ateismo. Nella gran parte di esse, la forza paradossale del verbo di Cristo viene trasformata in un discorso catechistico e ripetitivo, un piccolo feticcio consolatorio e rassicurante, un idoletto. È l’opposto di ciò che insegnava Gesù domandando ai suoi discepoli: ‘Chi credete che io sia?'”.
Massimo Cacciari era ancora uno studente al secondo anno di liceo quando, tra lo Zarathustra di Nietzsche e le prime letture di Hegel, aprì le pagine del Nuovo Testamento: “Fu entusiasmante sentire la straordinarietà  di quel testo, la bellezza di una storia che induce ad andare alla ricerca, senza certezze, rischiando. Al novanta per cento, i preti sono incapaci di rendere la potenza di quel racconto. Le loro omelie, spesso, sono delle lezioni di anti religione”.
Negli anni sessanta e settanta, mentre erano di moda i capelloni, Marx, i pantaloni a zampa d’elefante, Marcuse, l’eros e la civiltà , Kerouac, la Cina e Janis Joplin, Cacciari leggeva i testi della teologia cristiana: “Nelle riviste della sinistra non organiche al partito comunista — “Quaderni Rossi”, “Contropiano” — discutevamo della Santa Romana Chiesa insieme a Giorgio Agamben, Mario Tronti, Giacomo Marramao. Avevamo idee diverse, ma condividevamo le stesse letture: tutte abbastanza eretiche”.
Il Natale degli alberi in pivvuccì, degli acquisti online e i centri commerciali aperti tutto il giorno; il Natale della neve luccicante incollata sulle vetrine, delle barbe bianche, delle renne e delle slitte, non lo scandalizza: “Basta sapere che la nascita di Cristo non ha niente a che vedere con quello che vediamo intorno a noi. Il Natale è diventato un festa per bambini e adulti un po’ scemi. Non c’è da levare alti lai contro il consumismo. C’è solo da riflettere, meditando con sobrietà  e disincanto”.
Nel suo libro, “Generare Dio” (Mulino), mostra — da laico — che nel mistero dell’incarnazione di Dio c’è un personaggio che abbiamo avuto sempre sotto gli occhi, eppure non siamo stati ancora in grado di vedere nella sua interezza: Maria.
Perchè, professore?
Maria è stata pressochè ignorata anche dai filosofi che hanno interpretato l’Europa e la Cristianità , come Hegel e Schelling. Il discorso ha privilegiato il rapporto del padre con il figlio. Maria è stata ridotta a una figura di banale umiltà , un grembo remissivo e ubbidiente che si è fatto fecondare dallo spirito santo senza alcun turbamento.
Invece?
Quando l’Arcangelo Gabriele le annuncia che concepirà  e partorirà  un figlio e che egli sarà  chiamato Figlio dell’Altissimo, Maria ha paura. Si ritrae, dubita, è assalita dall’angoscia, medita. Il suo sì non è affatto scontato. Nel momento in cui lo pronuncia, è un sì libero e potente, fondato sull’ascolto della parola. Perchè Maria giunge a volere la volontà  divina.
Nessuno se n’era accorto prima?
Nel pensiero, solo pochi autori — penso a Baltasar — hanno riflettuto sulla figura di Maria. È nella pittura — nella grande pittura occidentale — che Maria si innalza al ruolo di protagonista assoluta. Siamo di fronte a uno di quei casi in cui l’espressione figurativa è andata molto più in profondità  del linguaggio.
Cosa riesce a mostrare?
Che se si toglie alla nascita di Cristo la scelta di questa donna che accoglie nel suo ventre il figlio di Dio e il suo Logos, l’incarnazione diventa una commedia. Maria è libera. Anzi, di più: il suo libero donarsi all’ascolto è in realtà  un’iper libertà .
Perchè iper?
Quando — nel giardino dell’Eden — Adamo mangia il frutto dell’albero della conoscenza obbedisce al proprio desiderio. La sua libertà  è la libertà  di soddisfare i propri impulsi. Maria, invece, riflette, s’interroga, soffre. Poi, fa la volontà  dell’altro. La sua libertà  è quella di far dono di sè. È come suo figlio: fa la volontà  del padre. E qual è la libertà  maggiore: quella che ti incatena a te stesso; oppure quella che ti libera dall’amor proprio?
Ma la libertà  può essere slegata da ciò che si desidera?
Ma perchè non si dovrebbe desiderare di donare se stessi agli altri? Perchè non può essere questo l’oggetto del desiderio, anzichè quello di soddisfare le proprie pulsioni?
Possiamo riuscirci?
Gesù, Maria, Francesco ci hanno dato degli esempi della libertà  intesa come dono. È oltre umano seguirli? Può darsi. E può anche darsi che proprio qui s’incontrino la radicalità  del messaggio cristiano e il super uomo di cui parlava l’anti cristiano Nietzsche: nell’impossibile.
Ma se è impossibile, perchè provarci?
Perchè l’impossibile non è una fantasia, un gioco inutile e vano. L’impossibile è l’estrema misura del possibile. E, se non orienti la tua vita in quella direzione, rimarrai prigioniero del tuo tempo. È questo il messaggio di Gesù: per essere libero, abbi come misura la mia impossibilità .
Se non possiamo essere come lui, perchè Cristo si è fatto uomo?
Perchè è necessario avere come misura qualcosa che ci oltrepassa per riuscire a spingerci altrove. Cristo non predicava nei templi: predicava fuori, nelle strade. I suoi discepoli dicevano: “È fuori”. Nel senso: “È fuori di testa, è pazzo”. Eppure, Gesù ha segnato un prima e un dopo nella storia dell’uomo, ha creato il mondo culturale e antropologico in cui viviamo. C’è qualcosa di più realistico di questo? Senza quell’impossibilità  niente ci spingerebbe a uscire da noi, a ri-orientare diversamente le nostre vite.
Perchè dovremmo farlo?
Per liberare il nostro tempo dalle sue miserie. Più la nostra epoca ci rinserra dentro di essa, più servono grandi idee, pensieri limite, parole ultime. Sono le uniche cose che ci possono sradicare dal tempo in cui ci viviamo.
Come lo definirebbe?
Osceno, nel senso letterale del termine: un tempo in cui tutto deve essere posto sulla scena: i nostri pensieri, le nostre fotografie, i nostro segreti. Niente deve stare in una zona scura. Invece, è proprio dal buio che proviene la luce che illumina e rivela. Pensi alla pittura d’Europa, la terra del tramonto: cosa raffigurerebbe senza il gioco dell’ombra?
È tutto davvero così esposto?
Al contrario. Quella della trasparenza è solo un’ideologia. Mai come oggi le potenze che governano il mondo sono state così nascoste. Al di là  dell’apparenza, la nostra è l’epoca dell’occulto, dei poteri anonimi, di ciò che non si vede. Mentre, nel caso di Maria, la luce divina si copre d’ombra per manifestarsi nella realtà , nel nostro tempo l’oscuro si nasconde dietro la luminosità . Lucifero è negli inferi, però finge di essere portatore di chiarore. La nostra epoca è attraversata dallo spirito dell’anti-Cristo. Ci sono stati momenti in cui esso si è manifestato nella sua forma pura. Oggi, invece, circola mascherato.
Anche la politica avrebbe qualcosa da imparare da Maria?
Maria è una figura della libertà , non è il santino che raccontano i preti. La sua humilitas è meditazione e ascolto. Se leggessero ancora, i politici potrebbero imparare anche da lei. Se non altro, per essere più consapevoli della storia in cui si collocano. Il dramma, però, è che c’è stata una completa divaricazione tra il sapere e il potere.
Per quel che riguarda le figure religiose, i cristiani non potrebbero aiutarli?
I cristiani sono i primi ad aver dimenticato il Natale, smettendo di predicare la paradossalità  del verbo.
Anche il Papa?
Il discorso è più complesso. Francesco si inscrive nella tradizione ignaziana, dove l’etica della fede si coniuga alla volontà  di potenza e l’assoluta dirittura morale ed etica si combina a una grande capacità  di catturare il mondo nelle proprie reti.
Perchè neanche le femministe hanno riflettuto su Maria?
Perchè anche loro — benchè protagoniste dell’ultima vera rivoluzione degli ultimi decenni — sono rimaste vittime della lettura maschilista dell’incarnazione. Hanno guardato Maria come un figura servile, totalmente oscurata dal rapporto tra padre e figlio, non riuscendo a scorgere quello che c’è oltre.

(da “Huffingtonpost”)

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PAPA FRANCESCO ALLA MESSA DI NATALE: “E’ GESU’ CHE DA’ A TUTTI NOI IL DOCUMENTO DI CITTADINANZA”

Dicembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

“IN GIUSEPPE E MARIA VEDIAMO LE ORME DI MILIONI DI PERSONE CHE NON SCELGONO DI ANDARSENE MA CHE SONO OBBLIGATE A SEPARARSI DAI LORO CARI, SONO ESPULSI DALLA LORO TERRA”… UN MONITO AI TANTI POLITICI INFAMI CHE SI SPACCIANO PER CRISTIANI

“La fede di questa notte ci porta a riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente e ci spinge a dare spazio a una nuova immaginazione sociale, a non avere paura di sperimentare nuove forme di relazione in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”.
Con queste parole Papa Francesco ha rinnovato il suo appello alla solidarietà  sociale e in particolare all’accoglienza dei migranti nella messa della Notte di Natale da lui presieduta nella basilica di San Pietro gremita di fedeli.
“Nei passi di Giuseppe e Maria – ha sottolineato Francesco – si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”.
“Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza. Colui che nella sua povertà  e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l’autentica libertà  sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità  del più debole”.
“La fede di questa notte ci porta a   riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente e ci spinge a dare spazio a una nuova immaginazione sociale, a non avere paura di sperimentare nuove forme di relazione in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”. Con queste parole Papa Francesco ha rinnovato il suo appello alla solidarietà  sociale e in particolare all’accoglienza dei migranti nella messa della Notte di Natale da lui presieduta in San Pietro.
“Nei passi di Giuseppe e Maria – ha sottolineato Francesco – si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”.
Papa Francesco ha poi citato l’omelia della messa d’inaugurazione del Pontificato di San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”, ha ripetuto con forza.
“Natale – ha affermato – è tempo per trasformare la forza della paura in forza della carità , in forza per una nuova immaginazione della carità . La carità  che non si abitua all’ingiustizia come fosse naturale, ma ha il coraggio, in mezzo a tensioni e conflitti, di farsi ‘casa del pane’, terra di ospitalità “.

(da agenzie)

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