Dicembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
I PASSI E GLI STRAPPI CHE HANNO RIMESSO LA CHIESA IN PISTA
Come nelle “Confessioni di un ottuagenario” di Ippolito Nievo, anche l’ottantenne Jorge Mario
Bergoglio ha vissuto una vertigine della mente e dell’anima.
La più sconvolgente che possa investire, e rapire, un uomo, rendendolo il Vicario di Dio in terra. E tuttavia è rimasto se stesso. Non cambiando nel frattempo solo secolo, ma millennio. Non solo paese, ma continente. Non solo mare, ma oceano.
“Ci faccia sentire il respiro dell’oceano”, Eminenza, gli dissi nell’introdurre un suo intervento a Buenos Aires, durante una tavola rotonda sulle rive del Rio de la Plata, dieci anni prima che salisse al soglio.
“Nell’aria”, esordì, “aleggia la promessa di una pesca copiosa”, schiudendo gli orizzonti e paragonando la globalizzazione al lago di Galilea, dove Gesù ammaestrava, e sceglieva, i discepoli. E’ tempo di “prendere il largo”, proseguì poi, lungi dall’immaginare che un giorno, di lì una decade, sarebbe toccato a lui di pilotare la nave.
Come ne “Il vecchio e il mare”, Bergoglio somiglia dolcemente, amaramente all’anziano pescatore che vede il proprio marlin divorato dagli squali, mentre si sforza di portarlo a riva. Brandelli di umanità , di territori e popoli, strappati a morsi e inghiottiti dalla “guerra mondiale a pezzi”: didascalia di cui detiene il copyright e che gli storici canonizzano già per descrivere, sintetizzandolo, il quadro della nostra epoca.
“Grace under pressure”, eroismo gentile, ossia la definizione del coraggio secondo Hemingway, con espressione di eleganza e bellezza ineguagliabile, che in un pontefice riveste valenze aggiuntive. Specie in Francesco.
Evidenziando l’insanabile, insostenibile contrasto tra il soffio leggero della grazia divina e il giogo gravoso della storia terrena. Il cumulo, esponenziale, tra il peso degli anni e quello dei millenni
L’idea, tipica dei profeti e degli esploratori, che da qualche parte si nasconda un eden o un eldorado da scoprire, lo spinge ancora oggi a gettare le reti e remare forte.
Sarà per questo che in occasione del proprio genetliaco Francesco si è fatto la barca. Non quella della Chiesa, che lo Spirito Santo gli affidò e il conclave suffragò in una sera uggiosa del marzo 2013.
Quanto piuttosto un gozzo variopinto, color pastello. Un “luzzu”, ad essere precisi, tradizionale imbarcazione dei pescatori maltesi, che approda tra i pastori del presepe a San Pietro e lo trasforma, una tantum, da campestre in marittimo. Impensato e a sorpresa, proprio come si addice a un dono di compleanno.
Dal centro del Mediterraneo al centro del colonnato: con il suo scafo largo e un po’schiacciato, predisposto a ospitare più persone possibile, il “luzzu” fa pendant, sull’altra sponda del Tevere, con la celebre “Barcaccia” di Trinità dei Monti, che affiora dal selciato, inaffondabile, perennemente in bilico tra il cielo e l’asfalto. Emblema suggestivo degli 80 anni di Bergoglio, trascorsi a navigare tra la gente. Ieri prete e oggi Papa di strada.
Regalo più azzeccato non si poteva dare per un nocchiero che ha sovrapposto i due timoni, del Vaticano e dei Boat People, fondendone destini e destinazioni, anche a costo di entrare in conflitto, e in collisione, col bastimento della civiltà occidentale.
Poichè di questo si tratta.
In quattro anni dall’elezione – giusto il tempo e la scadenza di un mandato presidenziale nelle Americhe — Francesco ha completato il riposizionamento strategico della Sede Apostolica, conforme alla traiettoria della propria vocazione biografica e geografica.
Ci voleva un figlio di emigranti, per intraprendere l’esodo della Chiesa fuori da se stessa, nell’accezione spazio-temporale del termine.
Fuori dai confini spaziali: modificando la pigmentazione purpurea del mappamondo e operando una redistribuzione di nomine cardinalizie, dunque di potere gerarchico, verso Sud e verso Oriente, nell’emisfero da cui proviene e in quello dove avrebbe voluto andare, se non gli fosse stato precluso dai superiori, a seguito dell’intervento chirurgico subito in gioventù.
Fuori dai confini temporali: passando il Rubicone del politicamente corretto e transitando dal collateralismo all’antagonismo.
Dalla collaborazione all’opposizione. Dalle Democrazie Cristiane del Novecento all’Internazionale del Terzo Millennio, degli ex-marxisti e neocomunisti, con un transfert emotivo tra il Vaticano e Cremlino, a cento anni dalla rivoluzione di ottobre.
Si potrebbe dire che Francesco, nei rapporti con i potenti, segue le regole, o la geopolitica, del tango.
Alla stregua di una milonga di Buenos Aires. Tirando dritto negli spazi stretti, dalle giungle colombiane alla via della seta. Dove guardarsi conta più che parlarsi. E ingaggiando una serie di abbracci asimmetrici, seducenti e audaci. Dai caudillos latinoamericani agli ayatollah di Teheran. Dal Patriarca ortodosso Kirill agli eredi protestanti di Martin Lutero.
Con il suo tango di misericordia, elevato a categoria diplomatica, Bergoglio rappresenta l’ultima spiaggia di un pianeta in cui le soglie di mediazione si assottigliano, mentre monta la marea dei nazionalismi.
“Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve, quattro, cinque anni, magari mi sbaglio”. Il Papa della Chiesa che esce da se stessa rivela di sentirsi, a sua volta, in uscita dal papato.
Come Abramo sulla via dell’Orbe, Francesco interroga Dio, che l’ha posto a iniziare in tarda età un nuovo cammino, nella stagione della vita in cui le forze diminuiscono e in una stagione della storia in cui le sfide aumentano.
Come Mosè, dalla vetta del monte, osserva l’Urbe, vicina e lontanissima. Città eterna ed eterna promessa. Illuminata, non luminosa, sotto i fari dell’ultimo scandalo.
Come Pietro, infine, mette in mare ogni giorno la sua barca di Papa di strada, lo scafo largo e colorato, le reti capienti, lungo le rotte tra l’asfalto e il cielo, confidando nella pesca promessagli dal Signore.
(da “la Repubblica“)
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Novembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
I PRECEDENTI: DAGLI AUGURI DI MORTE ALLA CIRINNA’ AL TERREMOTO DELL’AQUILA
Radio Maria annuncia oggi sul suo sito di aver sospeso la trasmissione di Padre Giovanni Cavalcoli
per le infami parole sul terremoto come castigo divino.
La decisione è ipocrita. La radio si è infatti mossa soltanto dopo il richiamo del Vaticano, mentre prima non ha fatto nulla se non correggere i media che avevano tirato in ballo il suo direttore Don Livio Fanzaga.
Oggi infatti, a distanza di appena cinque giorni dai fatti, Radio Maria si accorge di ritenere «inaccettabile la posizione di Padre Giovanni Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile.Tale posizione non è in linea con l’annuncio della misericordia che è l’essenza del cristianesimo e dell’azione pastorale di Papa Francesco. Radio Maria si scusa se tali espressioni possono aver offeso la sensibilità dei fratelli terremotati ed esprime loro piena solidarietà e vicinanza nella preghiera. Radio Maria assicura, come già in passato, i collegamenti di preghiera con le zone terremotate per far sentire loro la vicinanza di tutta la Chiesa».
Perchè se ne è accorta cinque giorni dopo?
Perchè ieri si è lamentato il Vaticano: ieri infatti monsignor Angelo Becciu, sostituto alla segreteria di Stato, ha detto che quelle sul terremoto come castigo divino “Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede”.
Becciu ha spiegato che si tratta di affermazioni “datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perchè contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo”. “I terremotati ci perdonino, a loro solidarietà del Papa”.
Monsignor Becciu è uno dei prelati più vicini a Papa Francesco: per questo, e soltanto per questo, Radio Maria oggi interviene per sospendere la trasmissione di Cavalcoli.
Ma cosa aveva fatto Radio Maria l’altro ieri?
Aveva pubblicato una nota su Facebook nella quale curiosamente non faceva nemmeno il nome del “conduttore esterno” che parla “a titolo personale” sulla radio cattolica (evidentemente all’insaputa di Gesù).
Da parte dell’emittente di Don Livio Fanzaga era arrivata soltanto la precisazione su chi fosse stato a dire quelle parole orribili.
Don Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, non si è accorto nemmeno tre giorni dopo che erano state pronunciate che quelle parole erano “inaccettabili e non in linea con l’annuncio della misericordia” (aveva soltanto scritto che non rispecchiavano il pensiero di Radio Maria).
Se ne è accorto soltanto quando è arrivato un segnale forte dal Vaticano. E se quel segnale non fosse arrivato non se ne sarebbe “accorto” mai
I precedenti di Radio Maria
Questo perchè le parole “al di fuori della misericordia” di Cavalcoli sono molto simili a quelle pronunciate da Don Livio Fanzaga nei confronti di Monica Cirinnà all’epoca dell’approvazione della legge sulle Unioni Civili:
Nel febbraio scorso Don Livio Fanzaga su Radio Maria augurò la morte a Monica Cirinnà , relatrice del testo della legge sulle Unioni Civili: «…(la Cirinnà )…che adesso brinda a Prosecco, eh eh, alla vittoria. Signora, arriverà anche il funerale, stia tranquilla. Glielo auguro il più tardi possibile, ma arriverà anche quello».
Non solo: quando le Iene mostrarono qualche tempo fa un video in cui si dimostravano una serie di violenze nei loro confronti, l’emittente che continua a portare il nome del Vaticano ne pubblicò un altro dal quale si evinceva… che le cose erano andate proprio come avevano raccontato le Iene.
Senza alcuna vergogna e con sprezzo della realtà , Radio Maria continua da anni a finire sui giornali per storie di questo genere: nel 2009 in occasione del terremoto in Abruzzo e in occasione dello tsunami del dicembre 2004 si parlava sempre di “castigo divino”
Il Vaticano, invece di dissociarsi, dovrebbe capire che è il momento di dire basta. Perchè Padre Cavalcoli non ha fatto niente altro che seguire la linea editoriale dell’emittente.
E il pesce di solito puzza dalla testa.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
RADIO MARIA SI SCUSA… LA CEI: “GIUDIZIO DI UN PAGANESIMO SENZA LIMITI”
“Radio Maria ritiene inaccettabile la posizione di padre Giovanni Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende dalla sua trasmissione mensile”.
Lo afferma una nota di Radio Maria, l’emittente cattolica di Erba ai cui microfoni il frate domenicano, noto per le sue posizioni tradizionaliste, aveva affermato che il terremoto sta punendo il nostro paese perchè sono state approvate le unioni civili tra persone dello stesso sesso
“Tale posizione non è in linea con l’annuncio della misericordia che è l’essenza del cristianesimo e dell’azione pastorale di papa Francesco”, chiarisce nella nota l’emittente radiofonica a poche ore dalla ferma condanna del Vaticano che prendendo le distanze da quanto detto dallo speaker ha definito “deplorevoli” le affermazioni mandate in onda.
“Radio Maria si scusa se tali espressioni possono aver offeso la sensibilità dei fratelli terremotati ed esprime loro piena solidarietà e vicinanza nella preghiera. Radio Maria assicura, come già in passato, i collegamenti di preghiera con le zone terremotate per far sentire loro la vicinanza di tutta la Chiesa”, spiega l’emittente.
La propria posizione fra l’altro padre Cavalcoli l’ha ribadita anche dopo le polemiche che si sono levate dal Vaticano, da parte dei vescovi dei paesi colpiti dal forte sisma e dal mondo laico.
A La Zanzara, trasmissione condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo su Radio 24 spiega: “Risentendo le mie parole, tutto sommato è un’opinione legittima. Si può pensare che il terremoto possa essere un richiamo, un castigo… Le unioni gay sono un peccato? Si capisce… Un omosessuale è una persona che pecca contro natura. Due uomini che stanno insieme cosa sono? Peccatori”, continua.
“Ha letto la storia di Sodoma e Gomorra? Perchè vengono castigate? Per i peccati. Il castigo esiste, senz’altro. Semplicemente, sono peccati che meritano il castigo divino, non dico niente di nuovo”
Anche la Conferenza Episcopale italiana si schiera con il Vaticano: “La stessa emittente ha per fortuna preso le distanze da questo giudizio che abbiamo potuto leggere.
È un giudizio di un paganesimo senza limiti” commenta monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei.
(da agenzie)
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Ottobre 29th, 2016 Riccardo Fucile
GRAZIE AL PROGETTO “COLOUR IN FAITH” NOVE LUOGHI DI CULTO SONO STATI DIPINTI, AGGREGANDO LE COMUNITA’ DI ENTRAMBE LE RELIGIONI”… SIMBOLI DI UNITA’ E PLURALISMO
Chiese e moschee colorate di giallo per accendere il dialogo interreligioso nel Kenya a maggioranza cristiano, ma dove l’infiltrazione jihadista ad opera dei guerriglieri somali di Al-Shabaab sta rendendo sempre più insicuro professare la propria fede.
Si chiama «Colour in Faith» il progetto coordinato dall’artista colombiano Yazmani Arboleda e da Nabila Alibhai fondatori del gruppo civico inCOMMONS con sede a Nairobi, capitale del Kenya.
In totale nove luoghi di culto (cinque chiese e quattro moschee) sono stati dipinti in tutto il Paese aggregando le comunità di entrambe le religioni. Musulmani che hanno verniciato le pareti delle chiese e cristiani che lo hanno fatto con le tradizionali moschee bianco-verdi dello Stato africano.
«Il nostro obbiettivo è trasformare questi luoghi sacri in simbolo di unità e pluralismo — ha detto Arboleda a Quartz — abbiamo cercato di approfondire queste due religioni e trovare dei punti in comune per creare uno spazio di riflessione». «Il Kenya ha una storia alle spalle di pluralismo e convivenza religiosa, ma negli ultimi dieci anni le cose sono peggiorate e ci troviamo di fronte ad uno snodo cruciale» – afferma Nabila Alhibai, una delle ideatrici del progetto -. Non è stato facile cambiare le tradizioni degli imam locali, in un primo momento contrari all’idea di vedere ridipinte di giallo le loro moschee».
Il prossimo anno il Kenya andrà alle urne e sarà uno dei momenti più attesi in Africa soprattutto dopo i violenti scontri che hanno caratterizzato le presidenziali nell’ultima tornata elettorale. In aggiunta l’estremismo islamico minaccia di lasciare il segno. Progetti come inCOMMONS che abbracciano le comunità in tutto il Paese sono cruciali per cercare di garantire pace e dialogo nel Corno d’Africa.
Lorenzo Simoncelli
(da “La Stampa”)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
“CONTRO IL PAPA SI COALIZZANO NOSTALGIE, CHIUSURE CULTURALI E ATTEGGIAMENTI POLITICI”
«Chi ha paura del rinnovamento, non crede al Vangelo». 
Agli oppositori di Francesco che individuano in Putin il difensore della cristianità , l’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte applica le categorie della «cecità ideologica» e della «nostalgia strumentale».
Nell’inchiesta pubblicata ieri sul La Stampa viene ricostruita la galassia anti-Bergoglio e il presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso individua le «storture teologiche» del dissenso al Pontefice della misericordia.
Lefebvriani, ultraconservatori che evocano crociate contro l’invasione islamica, nemici del Concilio e avversari delle aperture pastorali del Papa argentino sulla comunione ai divorziati risposati e sul dialogo con il governo cinese. Lei è stato segretario speciale al recente Sinodo dei vescovi sulla Famiglia, cosa tiene insieme un’opposizione al Pontefice così diversificata?
«L’interesse unificante è il mantenimento dello status quo. Il Vangelo è libertà , rinnovamento, docilità allo Spirito Santo. Non credere al Vangelo induce a scambiare per pericoloso sovversivo chi predica la parola di Gesù. La paura del rinnovamento nasconde la paura dello Spirito Santo che guida la Chiesa. Ma è un fenomeno da ricondurre nelle sue reali dimensioni. E proprio la lezione del Sinodo è utile al riguardo»
Si riferisce alle resistenze interne alle gerarchie ecclesiastiche?
«All’inizio sembrava che la Chiesa fosse spaccata in due e invece alla fine c’è stata una grande maggioranza al Sinodo. La collegialità episcopale ha sconfessato le posizioni estreme di chiusura e di opposizione a un libero confronto».
Al Papa viene addebitata anche l’accoglienza verso i migranti?
«Di fronte a un cambiamento epocale come il fenomeno migratorio, un conto è un atteggiamento di comprensibile preoccupazione, un altro è la negazione ideologica, pregiudiziale e anti-evangelica di qualunque forma di accoglienza. Le migrazioni non sono solo questione di trasferimento di persone. È giusto interrogarsi su come garantire buona integrazione»
Perchè Francesco provoca reazioni accese di dissenso?
«Contro il Papa si coalizzano chiusura culturale, nostalgie, staticità di atteggiamenti ideologici e politici. Invece di abbandonarsi al Dio, frange minoritarie si arroccano. È un’operazione, però, senza prospettive».
La stupisce l’esaltazione del presidente russo Vladimir Putin da parte degli ultratradizionalisti che attaccano papa Bergoglio?
«No. È la dimostrazione che quando prevale la cecità ideologica tutto diventa strumentale e ci si arrampica sugli specchi pur di sostenere le proprie ragioni fino a raggiungere scenari impensabili. Gesù stende le braccia sulla croce ad abbracciare tutti, quindi preghiamo perchè gli oppositori del Papa ritrovino serenità e lucidità per discernere. Soltanto così vedranno quale dono provvidenziale sia questo pontificato».
Giacomo Galeazzi
(da “la Stampa”)
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Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
UNA VITA DEDICATA AI PIU’ DEBOLI E’ UN MODELLO ANCHE PER I LAICI E PER CHI NON CREDE
MadreTeresa… Piazza San Pietro gremita. “Santità . Santità . Santità …” Oggi ne ho lette davvero
tante su Madre Teresa di Calcutta. Non sempre i pareri sono stati concordanti, però.
Gli esperti ed i commentatori hanno variamente spaziato e sino al punto di supporre che il suo “sorriso” fosse soltanto di “facciata”. Ognuno ha il diritto, e la libertà , di interpretare gli eventi della storia, della crono-storia e dell’attualità così come meglio crede.
Farlo con metodo, però, sarebbe molto meglio, e non soltanto dal punto di vista dei risvolti empirici, ma (anche e soprattutto) dal punto di vista del corretto uso della ragione…
Comunque sia, poco mi interessano quali fossero le convinzioni profonde di questa donna in merito “al credo”, alle sue sfaccettature ed al relativo modus di materializzazione empirico-concettuale.
Sulla “santità ” si potrebbe discutere per giorni e giorni e non è detto che si arrivi ad un “dunque” realmente appagante. Qualcuno sorriderebbe. Qualcuno direbbe che sono cavolate. Qualcun altro, ancora, si farebbe mille volte il segno della croce supplicando perdono…
Non mi permetterei mai di sostituirmi ai grandi pensatori della storia. Ho le mie convinzioni, però. Quelle convinzioni che mi inducono a ritenere che la “santità “, anche se io parlerei di solidarietà , potrebbe “tranquillamente” assumere la sostanza del valore “trasversale ed indipendente”, anche rispetto a qualsivoglia dimensione strettamente religiosa.
Un valore “laico”. Un modo di vivere e di agire. Un’aspirazione addirittura ribelle in certi casi.
Uno stato d’animo, una tensione etica. Un quid qualificante indipendentemente dall’eventuale riconoscimento formalmente dato.
Quel valore che vive nelle nostre spinte ideali, nelle nostre scelte; finanche nelle nostre “non azioni” quando sono necessarie…
Ho conosciuto uomini di Chiesa che, al netto della tonaca sempre pulita “e lustrata”, erano del tutto privi di qualsivoglia, autentica spinta (fosse anche soltanto ideale) verso la “santità /solidarietà “, ed uomini e donne – che sebbene fossero peccatori incalliti (almeno dal punto di vista del “credo”) – non hanno avuto (e non hanno) eguali in termini di “vicinanza” al prossimo ed alla collettività .
Forse sbaglierò, ma la “santità ” (quale tensione solidaristica effettiva – anche non strettamente religiosa – verso gli altri) potrebbe davvero appartenersi a tutti.
I grandi pensatori assumeranno che la “santità ” sarebbe cosa molto più complessa della mera tensione verso il prossimo. Chissà . Può darsi. Sinceramente manco mi interessa.
Quello che davvero mi conquista solo le sfaccettature, le varianti, le possibilità … “Dove c’è disperazione si porti la speranza”: è una frase di una preghiera di San Francesco. La usò anche la Thacher allorquando si insediò come Primo Ministro Britannico diversi anni fa…
Forse, le cose sono molto più semplici di qualsivoglia speculazione aristocraticamente concettuale.
L’uomo, quando vuole, sa essere uno spettacolo senza pari e Maria Teresa, il “suo appassionato spettacolo d’amore” lo ha consumato fino in fondo…
Nostro Signore continuerò a cercarlo nell’uomo che mi sta di fronte. Gli andrò incontro. Cercherò di sorridergli. Quando sarà necessario, lo abbreccerò pure.
Forse, l’umanesimo illuminato, è anche questo…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Agosto 1st, 2016 Riccardo Fucile
SUL VOLO DI RITORNO DALLA POLONIA: “QUANDO SI METTE AL CENTRO DELL’ECONOMIA MONDIALE IL DENARO E NON L’ESSERE UMANO, QUESTO E’ GIA’ UN PRIMO TERRORISMO”
«Non è giusto dire che l’islam sia terrorista, a me non piace parlare di violenza islamica». Papa Francesco dialoga con i giornalisti sull’aereo che lo riporta da Cracovia a Roma e risponde così a una domanda sull’uccisione di padre Jacques Hamel, l’anziano sacerdote francese sgozzato mentre celebrava la messa.
I cattolici sono sotto choc dopo il barbaro assassinio di padre Hamel. Lei ci ha detto che tutte le religioni vogliono la pace, ma lui è stato ucciso nel nome dell’islam. Perchè quando parla di terrorismo lei non pronuncia mai la parola islam?
«A me non piace parlare di violenza islamica, perchè tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze, qui in Italia: c’è quello che uccide la fidanzata o la suocera, e questi sono violenti cattolici battezzati. Se parlassi di violenza islamica dovrei parlare anche di violenza cattolica? Gli islamici non sono tutti violenti. E’ come una macedonia, ci sono i violenti nelle religioni. Una cosa è vera: in quasi tutte le religioni c’è sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Anche noi ne abbiamo. E quando il fondamentalismo arriva a uccidere – si può uccidere con la lingua, lo dice l’apostolo Giacomo, non io, e si può uccidere con il coltello – non è giusto identificare l’islam con la violenza. Ho avuto un lungo dialogo con il grande imam di Al Azhar: loro cercano la pace e l’incontro. Il nunzio di un paese africano mi diceva che nella capitale del suo paese c’è sempre una coda di gente per passare la porta santa e alcuni si accostano ai confessionali. Ma la maggioranza va avanti a pregare all’altare della Madonna, e ci sono musulmani che vogliono fare il Giubileo. Quando sono stato in Centrafrica sono andato da loro, l’imam è salito sulla papamobile. Si può convivere bene. Ci sono gruppetti fondamentalisti. Mi domando, quanti giovani che noi europei abbiamo lasciati vuoti di ideali vanno alla droga, all’alcool o vanno là e si arruolano. Sì, possiamo dire che il cosiddetto Isis è uno stato islamico che si presenta come violento, perchè come carta d’identità ci fa vedere come sgozzavano gli egiziani. Ma questo è un gruppetto, non si può dire, non è vero e non è giusto dire che l’islam sia terrorista».
Oltre alle preghiere e al dialogo, quale iniziativa concreta si può adottare per contrastare la violenza islamica?
«Il terrorismo è dappertutto, lei pensi al terrorismo tribale di alcuni paesi africani. Il terrorismo cresce quando non c’è un’altra opzione. Ora dico qualcosa che può essere pericoloso… Ma quando si mette al centro dell’economia mondiale il dio denaro e non l’uomo e la donna, questo è già un primo terrorismo. Hai cacciato via la meraviglia del creato e hai messo al centro il denaro. Questo è un primo terrorismo di base… pensiamoci».
Santità , la repressione in Turchia dopo il golpe forse è peggiore del colpo di stato: militari, giudici, diplomatici, giornalisti. Più di 13mila arrestati, oltre 50mila persone silurate. Una purga. L’altroieri il presidente Erdogan ha detto a chi lo criticava: pensate agli affari vostri! Vogliamo chiederle: perchè finora non ha parlato di questo? Teme ripercussioni sulla minoranza cattolica?
«Quando ho dovuto dire qualcosa che non piaceva alla Turchia ma della quale ero sicuro, l’ho detta, con le conseguenze che voi conoscete – ha risposto il Papa con un evidente riferimento alle sue parole sul genocidio armeno – Ma ero sicuro. Non ho parlato finora perchè non sono ancora sicuro, con le informazioni ricevute, su che cosa stia succedendo lì. Ascolto le informazioni che arrivano in Segreteria di Stato, e quelle di qualche analista politico importante. Sto studiando la situazione con la Segreteria di Stato e la cosa ancora non è chiara. E’ vero, sempre si deve evitare il male ai cattolici. Ma non al prezzo della verità . C’è la virtù della prudenza, ma nel caso mio voi siete testimoni che quando ho dovuto dire qualcosa che toccava la Turchia, l’ho detta».
Come sta dopo la caduta che le abbiamo visto fare a Czestochowa?
«Guardavo la Madonna e mi sono dimenticato dello scalino! Ero col turibolo in mano e quando ho sentito che cadevo, mi sono lasciato andare e questo mi ha salvato. Se avessi opposto resistenza, avrei avuto delle conseguenze. Invece è andato tutto bene».
Nel suo primo discorso al Wawel subito dopo il suo arrivo in Polonia lei ha detto che inizia a conoscere l’Europa centro-orientale partendo da questo paese. Come le è sembrato?
«Era una Polonia speciale, perchè era invasa ancora una volta, ma dai giovani! Cracovia l’ho vista tanto bella, la gente polacca tanto entusiasta. Questa sera, con tutta questa pioggia, c’era tanta gente per strada, non solo giovani ma anche le vecchiette. Avevo una conoscenza dei polacchi da quando ero bambino, perchè dove lavorava papà sono arrivati dei polacchi. Erano buoni e ho ritrovato questa bontà ».
I nostri figli giovani sono rimasti commossi dalle sue parole che corrispondono bene al loro linguaggio giovanile. Come si è preparato con esempi così vicini alla loro vita?
«A me piace parlare con i giovani e mi piace ascoltare i giovani. Loro mi mettono sempre in difficoltà perchè mi dicono cose che non ho pensato o che ho pensato a metà . Giovani inquieti, creativi… e da lì prendo questo linguaggio. Tante volte devo domandare che cosa significano alcune espressioni. Il nostro futuro sono loro, e dobbiamo fare il dialogo tra passato e futuro. Per questo io sottolineo tanto l’importanza del dialogo tra i giovani e i nonni, perchè possiamo dare anche la nostra esperienza: che loro sentano il passato, la storia, che la riprendano e la portino avanti con il coraggio del presente. E’ importante. A me non piace quando sento dire: questi giovani dicono stupidaggini! Anche noi ne diciamo tante. Loro dicono stupidaggini e dicono cose buone, come noi, come tutti. Noi dobbiamo imparare da loro e loro da noi. E così si cresce senza chiusure e senza censure».
C’è una domanda che molti pongono in questi giorni: la polizia australiana indaga su nuove accuse contro il cardinale George Pell. Questa volta si tratta di accuse di abusi su minori. Secondo lei qual è la cosa giusta da fare da parte del cardinale?
«Le prime notizie arrivate erano confuse. Erano notizie di 40 anni fa e neppure la polizia ci aveva fatto caso in un primo momento. Poi tutte le denunce sono state presentate e in questo momento sono nelle mani della giustizia. Non si deve giudicare prima che lo faccia la giustizia. Se io dessi un giudizio a favore o contro, non sarebbe buono perchè giudicherei prima. E’ vero, c’è il dubbio. E c’è quel principio chiaro del diritto: in dubio pro reo. Dobbiamo aspettare il corso della giustizia e non fare prima un giudizio mediatico, un giudizio delle chiacchiere. Bisogna stare attenti a quello che deciderà la giustizia. Una volta che giustizia ha parlato, parlerò io».
La settimana scorsa si è parlato di una partecipazione del Vaticano tra i negoziatori per la crisi in Venezuela. E’ una possibilità concreta?
«Due anni fa ho avuto un incontro positivo con il presidente Maduro. Poi lui ha chiesto udienza l’anno scorso, ma l’ha cancellata perchè aveva l’otite. Ho lasciato passare del tempo e quindi gli ho scritto una lettera. Ci sono stati contatti per un eventuale incontro. Sì, con le condizioni che si fanno in questi casi: si pensa in questo momento – ma non sono sicuro – alla possibilità che nel gruppo della mediazione, ci sia anche un rappresentante della Santa Sede».
Prima di iniziare la conferenza stampa Francesco ha ricordato l’inviata della Rai morta a Cracovia: «Vorrei dare a voi, perchè siete compagni di lavoro, le condoglianze per la morte di Anna Maria Jacobini. Oggi ho ricevuto la sorella e le nipoti. E’ una cosa triste di questo viaggio».
Poi il Papa ha festeggiato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, nel suo ultimo giorno di incarico, insieme a Mauro, un addetto ai bagagli dei voli papali, anche lui alla fine della sua esperienza lavorativa.
«Vorrei ringraziare padre Lombardi e Mauro, perchè questo sarà l’ultimo viaggio che fanno con noi. Padre Lombardi a Radio Vaticana per più di 25 anni, poi dieci anni nei voli papali. E Mauro, 37 anni incaricato dei bagagli. Li ringrazio tanto».
Al termine della conferenza stampa, come introduzione alla Gmg del 2019 a Panama, il giornalista Javier Martinez Brocal di Rome Reports ha regalato a Francesco un cappello Panama che il Papa ha indossato.
Andrea Tornielli
(da “La Stampa”)
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Luglio 31st, 2016 Riccardo Fucile
MUSULMANI E CATTOLICI IN PREGANO INSIEME: “IL DIALOGO DEVE PROSEGUIRE DA OGGI IN MODO ANCORA PIU’ INTENSO”
E’ il giorno dei musulmani in chiesa insieme ai cattolici per una preghiera comune. Imam e semplici
fedeli islamici sono stati invitati a partecipare alla messa della domenica in diverse città italiane e francesi, e in tutto il mondo, per diffondere un messaggio di pace e fratellanza.
L’appello, lanciato in Francia dal Centro per il culto musulmano francese in segno di solidarietà dopo il brutale assassinio di padre Jacques Hamel, è stato accolto dalla Coreis, la Comunità religiosa islamica italiana, e apprezzato dalla Cei, che attraverso il suo portavoce Ivan Maffeis ha parlato di “un gesto enorme”.
L’invito è stato accolto dai musulmani in molte città italiane, e da Torino a Bari sono in corso diverse iniziative e celebrazioni per un momento di conciliazione tra le due fedi.
Più di 15mila, a livello nazionale, i musulmani che si sono recati in Chiesa, secondo quanto dichiarato da Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), che ha partecipato in mattinata alla messa nella chiesa di San Giuseppe a Cesenatico.
“Non bastano più messaggi di solidarietà , note di condanna, parole di biasimo. Oggi entreremo in Chiesa per compiere un gesto semplice e concreto: diremo ai nostri fratelli offesi dalla violenza che noi ci siamo, e vogliamo dar loro un abbraccio”, ha detto in un’intervista al Mattino l’imam Yahia Pallavicini, presidente della Coreis.
“A Rouen — osserva l’imam italiano — è stato varcato quel confine intangibile che assicura al fedele pace e protezione. In Chiesa trovava rifugio chi fuggiva dai nazisti. Nessuno può trovarvi la morte”.
“L’Isis uccide in nome di un Islam falso, che si avvale della religione per perseguire obiettivi barbari che i veri musulmani hanno in totale spregio. Non sarà certo il gesto di oggi a porre fine al terrorismo. Ma — sottolinea — a partire da questo gesto, vogliamo dare, insieme alla Francia, il segnale che l’Islam europeo è presente e intende dare una risposta culturale forte contro l’estremismo”.
Pallavicini ritiene “condivisibile” lo stop ai cosiddetti “imam-fai-da-te”: si tratta, dice, di una proposta che “la Coreis sollecita ormai da tempo”, la comunità euromediterranea deve “marcare distanze profonde da certe derive panarabiste e jihadiste che tentano di inquinare l’Islam alla radice”
Bagnasco: “Creare isolamento attorno a fanatici omicidi”
“Siamo molto grati per questa risposta pronta, tempestiva e chiara”, ha commentato il presidente della Cei Angelo Bagnasco, “se continuano su questa strada si potrà creare un vero isolamento attorno a questi fanatici omicidi”.
“Non sempre abbiamo sentito una reazione corale, ora questo invece si sta creando” ha detto il cardinale da Cracovia, dove ha partecipato assieme ai giovani italiani alla Giornata mondiale della gioventù conclusasi oggi.
E’ vero — ha osservato Bagnasco in dichiarazioni riportate da Famiglia Cristiana — che “il mondo musulmano è abbastanza frammentato per motivazioni di carattere teologico, che non ci competono, ma su questo punto fondamentale di condanna netta della barbarie si può essere tutti d’accordo. E ora mi pare che si vada in questa direzione. La religione vera porta sempre all’amore, alla pace, illumina la vita, tutto ciò che invece si tinge di morte può dirsi religioso ma non lo è, mai”.
L’arcivescovo di Genova ha anche spiegato che “non si possono militarizzare le chiese“, messaggio condiviso dal ministro della Difesa Roberta Pinotti. Proprio per questo motivo gli agenti dispiegati nei luoghi di culto durante le celebrazioni di oggi saranno in borghese. “Grazie a tutti quegli italiani di religione islamica che indicano alle loro comunità la via del coraggio contro il fondamentalismo” ha scritto invece su Twitter il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.
Tre imam in Santa Maria in Trastevere: “Qui siamo a casa”
Nella capitale tre imam hanno partecipato alla messa a Santa Maria in Trastevere per portare solidarietà alla Comunità di Sant’Egidio.
Seduti in prima fila, davanti all’altare, tra gli altri, l’imam delle Moschea di via dei Frassini di Centocelle e rappresentante dell’Ucoii, Mohammed ben Mohammed, l’imam della sala di preghiera di Magliana, Sami Salem, e l’imam della sala di preghiera di via Candia, Mohammed Hassan Abdelghaffar.
“Qui siamo a casa” hanno dichiarato. “Oggi la nostra presenza è simbolica per mandare un messaggio ma la collaborazione esiste da tanto tempo”. “Tutte le religioni sono religioni di pace, fratellanza e uguaglianza”. “Dobbiamo avere coraggio noi imam per affrontare il terrorismo. Voi persone di fede siete pronte a collaborare con noi per evitare questa maledizione”.
“Siamo qui per testimoniare solidarietà dopo l’attentato di Rouen — ha detto Mohammed ben Mohammed prima di entrare in chiesa — per esprimere vicinanza e unità . Nel discorso di venerdì ho invitato i fedeli a denunciare chiunque sia intenzionato a fare un danno alla società . Tra i fedeli sono sicuro che c’è chi è pronto a denunciare. Le moschee non sono luoghi in cui i fanatici si radicalizzano, le Moschee fanno il contrario del progetto di terrorismo: diffondono pace e dialogo”. Pochi i distinguo, tra cui però quello del portavoce della Grande Moschea di Roma in disaccordo con l’iniziativa perchè ne teme “il tono spettacolare”.
Abdullah Cozzolino: “Dialogo più intenso”
A Napoli i rappresentanti della Confederazione islamica campana hanno partecipato alla messa del mattino nella Cappella del Tesoro di San Gennaro in Duomo. Presente il segretario generale Abdullah Cozzolino che ha dichiarato che “il nostro dialogo con la comunità e i nostri fratelli cattolici proseguirà , ma da oggi deve proseguire in modo più intenso. C’è bisogno di più dialogo, di più affermazione di valori comuni che sono i valori di pace, di solidarietà , di amore, per rispetto del nostro unico Dio, misericordioso e compassionevole”.
Le altre città .
A Torino i rappresentanti delle moschee dell’Associazione islamica delle Alpi partecipano alla Messa nella chiesa della Consolata, il santuario nel centro del capoluogo.
A Milano la Coreis sarà presente con una delegazione, guidata dall’imam Muhyiddin Bottiglioni, alla messa nella parrocchia di Santa Maria in Caravaggio, “un segno di profondo rispetto verso la sacralità della vita, dei luoghi e dei ministri del culto” ha dichiarato il religioso.
A Bari musulmani e cattolici leggeranno insieme la Bibbia e il Corano (prima in italiano poi in arabo), nella cattedrale di San Sabino.
“Il terrorismo che sta sconvolgendo il mondo non è l’Islam, tutto ciò che è violenza ‘is not in my name’, perchè l’Islam è una religione di pace che ci unisce alle altre fedi”. E’ il messaggio dell’imam di Trieste, Nader Akkad, che questa mattina ha partecipato a un incontro con la comunità islamica nella chiesa di Notre Dame de Sion, organizzato dal presidente di Studium Fidei, don Ettore Malnati.
A Firenze l’incontro è avvenuto nel Duomo di Santa Maria del Fiore, dove è giunta la visita dell’imam e presidente dell’Ucoii Izzedin Elzir, accompagnato dalla sua famiglia.
L’imam Ahmad Abd al-Majid Macaluso ha invece partecipato alle 11 alla messa nella cattedrale di Palermo. Kamel Layacki, imam per la comunità islamica veneta, ha partecipato, assieme a un gruppo di fedeli musulmani, alla messa in duomo a Padova
Imam bresciano: “Non temo ritorsioni”
“Non ho paura. Come me la pensano gli altri Imam con i quali sono in contatto” ha raccontato Ahmed El Balazi, imam di Vobarno, nel Bresciano, che ha fortemente preso le distanze dai terroristi definendoli “criminali e falliti”.
L’imam ha poi aggiunto: “Questa gente sporca troppo la nostra religione ed è brutto sapere che tanta gente considera tutti i musulmani terroristi, non è così”. “Una cosa è la religione, un altro il comportamento di musulmani che non ci rappresentano”.
“Non sanno neppure cos’è l’Islam”
I “terroristi che sporcano la fede islamica, con attentati che colpiscono non solo in Europa ma prima di tutti altri musulmani, sono bestie e non sanno neppure cos’è l’Islam: un vero musulmano non tocca neppure una gallina”.
E’ quanto ha affermato parlando nella basilica di San Guadenzio, a Novara, Abbane Al Milud, presidente del Centro culturale islamico di Novara.
“Dobbiamo proporre gli insegnamenti dei dottori, che spiegano cos’è la vera religione — ha aggiunto — contro questi terroristi che sfruttano l’ignoranza dei giovani indottrinati su Internet”.
“Noi iniziamo la giornata ‘In nome di Dio clemente e misericordioso’, ma non credo che gli assassini di padre Jacques abbiano pronunciato queste parole prima di uccidere il sacerdote — ha aggiunto Abn Al Gaffour, presidente del Coreis per l’Italia.
“Quell’ ‘Allah u Akbar’ che pronunciano sempre — ha proseguito — mi ricorda tanto il ‘Gott mit uns’ dei nazisti, ma non si uccide in nome di Dio”.
Rettore moschea Parigi: “Un atto fondamentale”
La partecipazione di alcuni musulmani alla messa in omaggio a padre Jacques Hamel, ucciso a Saint-Etienne, è “un atto fondamentale nella storia delle nostre due religioni in Francia”: così il Grande rettore della Moschea di Parigi, e presidente della Consiglio francese del Culto Musulmano, Dalil Boubakeur, dopo la messa a Notre-Dame-de-Paris.
“Non abbiamo mai avuto un legame così forte”, ha aggiunto, spiegando che “oggi la situazione è molto grave. E’ arrivato il momento di cambiare i nostri comportamenti, di non dividerci. Dobbiamo essere il Paese dell’unità e della fraternità ”.
Valls: “Urgente un patto con la seconda religione di Francia”
Il premier francese Manuel Valls, ha commentato l’iniziativa in un intervento sul settimanale Le Journal du Dimanche: “L’islam ha trovato il suo posto nella Repubblica, nonostante i ripetuti attacchi populisti, della destra e dell’estrema destra. Questo rifiuto insopportabile dell’Islam e dei musulmani, queste parole, questi atti, come le parole e gli atti antisemiti, anti-cristiani, devono essere combattuti con estrema forza”. “E’ urgente un vero patto”, ha proseguito “con la seconda religione in Francia, per aiutarla a sbarazzarsi di coloro che la minano dall’interno”. “Bisognerà rivedere alcune regole per arginare i finanziamenti dall’esterno” e “compensare aumentando le possibilità di raccogliere fondi”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile
“ABITUATI COME SIAMO AL CINISMO, QUESTO INVITO SEGNA UNA SVOLTA”
«Sarebbe una cosa grande. Se anche solo uno su dieci dei cinque milioni di islamici che vivono in Francia rispondesse all’appello del Consiglio francese per il culto musulmano e domenica si recasse in una chiesa, nell’ora della Messa, in segno di solidarietà dopo Rouen, sarebbe davvero una cosa grande. Tanto grande che, abituati come siamo al cinismo e al pessimismo, quasi fatichiamo a crederci».
Così Avvenire accoglie, in un editoriale firmato da Martina Corradi, l’iniziativa lanciata venerdì dall’organismo ufficiale dell’Islam francese, che chiede ai fedeli di esprimere «solidarietà e compassione» ai cattolici e a padre Jacques Hamel, il sacerdote massacrato martedì 26 luglio da due terroristi islamici nella sua chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray
«Il rispetto delle altre fedi»
L’appello invita «i responsabili delle moschee, gli imam e i fedeli a rendere visita alle chiese a loro più vicine in occasione della messa di domenica mattina».
Significativa anche la richiesta alle 2.500 moschee di Francia di «cogliere l’occasione della preghiera del venerdì per ribadire il ruolo preponderante che occupa nella religione musulmana il rispetto delle altre fedi, così come degli uomini che le rappresentano».
Già martedì il Consiglio aveva definito l’attentato «un atto orribile e terrificante».
La posizione di Papa Francesco
L’iniziativa della massima istanza dell’islam francese è un gesto senza precedenti, che rappresenta una prima risposta importante alle richieste che da tempo le comunità musulmane europee si vedono rivolgere da istituzioni e media affinchè condannino senza ombre e senza distinzioni il terrorismo che agisce in nome della loro fede. L’editoriale di Avvenire, da questo punto di vista, è un’ottima sintesi della posizione – culturale e spirituale – espressa dall’attuale pontificato sulla «guerra mondiale» in corso, che non è, afferma il Papa, una guerra di religione o tra religioni, ma una guerra dichiarata da organizzazioni di assassini in nome di un’interpretazione assassina dell’Islam.
Il no ad «accostamenti sommari»
La decisione degli imam francesi scalda dunque il cuore della Chiesa, perchè – scrive il quotidiano dei vescovi – «si può dire che già questo appello, dall’organismo che rappresenta in maniera ufficiale le 2.500 moschee del Paese, è ciò che si sperava, uno dei segni che si attendevano. Non solo la presa di posizione di un imam o di un altro, ma l’invito a un gesto corale».
Il Papa si conferma leader concreto che guarda ai fatti e nemmeno nel frangente più drammatico rinuncia al dialogo, convinto che identificare un’intera comunità con il terrorismo sia il più grande assist possibile agli assassini.
L’editoriale ne esprime il pensiero con chiarezza: « Bisogna pregare per questa domenica francese. Quale respiro buono verrebbe a tutti noi da una domenica francese di solidarietà e di pace».
La Chiesa aspetta i musulmani ma non accuserà chi non verrà : sarà colpa dell’«accostamento sommario» tra gli assassini e un miliardo e mezzo di persone.
Gianluca Mercuri
(da “il Corriere della Sera”)
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