Agosto 30th, 2011 Riccardo Fucile
I TAGLI AGLI ENTI LOCALI E IL CAPITALISMO MUNICIPALE… INVESTIMENTI E SPRECHI DELLE MUNICIPALIZZATE
A Napoli si paga una tariffa sui rifiuti superiore del 48,4 per cento alla media nazionale. E
quasi due volte e mezzo più cara rispetto a Firenze. Lì, per un appartamento di 80 metri quadrati, 135 euro l’anno. Nel capoluogo campano, 331.
Difficile da credere che la città italiana dove la tassa sulla spazzatura è la più alta in assoluto sia proprio quella che ha più problemi con l’immondizia.
Ma nel Paese dove il «capitalismo» municipale ha pian piano soppiantato il capitalismo di Stato, il sistema funziona così.
Palermo, per esempio.
Secondo le elaborazioni dell’ufficio studi della Confartigianato, effettuate sulla base dei dati del ministero dello Sviluppo economico e dell’Unioncamere, è la città dove il trasporto pubblico, pur non rappresentando sicuramente il massimo nazionale dell’efficienza, è invece mediamente più costoso: 515 euro per dieci abbonamenti mensili e 48 biglietti orari.
Non c’è confronto con Genova (398), al secondo posto, ma nemmeno con Napoli (396), al terzo.
Senza parlare di Milano: 338 euro, il 52,3% in meno.
Del resto, prendendo in esame un pacchetto di servizi pubblici locali (oltre al trasporto anche i rifiuti, l’acqua e l’energia) proprio Palermo è la città più cara d’Italia con l’unica eccezione di Cagliari (3.108 euro l’anno pro capite), che deve però fare i conti con l’estrema onerosità della distribuzione del gas.
Nel capoluogo siciliano ogni cittadino sostiene mediamente, dicono i dati del 2009, un costo di 2.633 euro l’anno, contro 2.559 di Genova e 2.537 di Napoli.
A Milano si spende il 42,6% meno che a Cagliari e il 20,8% meno che a Palermo.
Ancora più impressionante, tuttavia, è il peso della spesa pro capite sul Pil «individuale». Il costo dei servizi pubblici locali si «mangia» a Napoli il 16,1% del Prodotto interno lordo pro capite, contro il 6% a Milano, l’8,3% di Firenze, il 7,1% a Bologna, il 7,6% a Roma, che certo non è fra le città meno care (2.461 euro).
Come si spiega tutto ciò?
Che ci sia un rapporto fra questa situazione e le mancate liberalizzazioni, come sostengono da tempo autorevoli istituzioni, è assodato.
L’Ocse sottolinea, per esempio, come il costo dei servizi pubblici cresca nettamente più del costo della vita.
A giugno si è registrato per questi un rincaro del 4,8%, oltre due punti sopra l’inflazione. Fra il 2000 e il 2010 le tariffe dei servizi pubblici locali, escludendo quelli energetici, sono salite del 54,2% a fronte di una crescita dei prezzi pari al 23,9%.
Ed è stato un aumento astronomico anche rispetto alla media di Eurolandia, dove l’incremento delle tariffe si è attestato invece al 30,3%.
La Banca d’Italia dice che nel nostro Paese i principali servizi hanno un cosiddetto «mark up», cioè la differenza fra il prezzo della prestazione erogata e il suo costo, superiore del 19,2% alla media dell’area euro.
È ancora via Nazionale ad affermare in un proprio studio che riportando quel dato al livello europeo si potrebbe ottenere nei primi tre anni una crescita del Prodotto interno lordo pari al 5,4%.
Stima che porta la Confartigianato a calcolare un Pil aggiuntivo di 36,7 miliardi per il solo primo anno seguente a quello nel quale fosse applicata una vera liberalizzazione di questo mercato.
I dati della Banca d’Italia sul «mark up» sono eloquenti.
Le aziende che erogano servizi pubblici hanno sulla carta profitti ben più elevati della media europea, sebbene parametri di efficienza e conto economico non siano certo migliori.
Con tutta evidenza la causa va ricercata in un costo della politica indiretto che fa leva proprio sulla mancanza di concorrenza.
La prova? Fra il 2003 e l’anno che ha preceduto la nuova Grande Depressione, le aziende pubbliche locali hanno letteralmente allagato l’Italia.
Nel 2007 l’Unioncamere ne ha censite 5.152, numero superiore dell’11,9% a quello di quattro anni prima. In dieci anni, dal 1999 al 2009, le imprese controllate dagli enti locali, ricorda la Confartigianato, hanno raddoppiato il loro peso sull’economia, dal 2,3% al 4,6% del Prodotto interno lordo.
Tutto questo mentre la spesa delle amministrazioni scendeva dal 5,8% al 5,6% del Pil.
La crescita si è rivelata particolarmente impetuosa al Nord e nelle Regioni autonome. Nella provincia di Trento le aziende pubbliche locali rappresentano ormai il 13,3% al Prodotto interno lordo, avendo aumentato in un decennio il proprio peso di ben 8,6 punti. In Valle D’Aosta il loro contributo all’economia ha raggiunto l’11,3% (+8,3 punti), in Liguria l’8,2%, nel Friuli-Venezia Giulia l’8,2%, nella Provincia di Bolzano il 7,2%, in Emilia-Romagna il 6,9% e in Lombardia il 6,1%.
Un monitoraggio compiuto dall’Unioncamere su 4.018 di queste aziende, escludendo quelle finanziarie e in liquidazione, ha dimostrato che nel Centro Nord ognuna di esse ha chiuso il bilancio con un utile medio di 368.746 euro, contro un buco medio di 251.424 euro al Sud.
E se nel Centro Nord gli utili per addetto sono cresciuti, nel quadriennio preso in esame, di ben tre volte, passando da 2.147 a 6.500 euro, nelle Regioni meridionali il deficit pro capite si è ampliato del 14,7%, da 2.822 a 3.239 euro.
Il fatto è che mentre le aziende pubbliche locali del Sud aumentavano del 14,6% il costo del personale anche a causa di tre assunzioni in media per impresa, le loro consorelle centrosettentrionali lo diminuivano del 5,8%, grazie pure all’esodo medio di 9 addetti.
Il clientelismo c’entra forse qualcosa?
E l’efficienza?
Lo studio della Confartigianato segnala il caso del trasporto pubblico locale, dove il costo medio per un chilometro di percorso urbano raggiunge in Campania 7,14 euro, 2 euro e 39 centesimi più della Lombardia, 3 euro e 8 centesimi più del Veneto e quasi il quadruplo rispetto all’Umbria.
Numeri con un chiaro riscontro nel chilometraggio medio di ogni autista: 19.086 in Campania, 25.032 in Lombardia, 27.278 in Veneto, 43.255 in Umbria.
Caso particolare, il Lazio, dove il costo per chilometro è appena inferiore a quello campano (6 euro e 68 centesimi) pur con un chilometraggio pro capite (26.513) superiore alla media nazionale.
Cifre riferite al 2009, che evidentemente fotografano lo stato della gestione dell’Atac: al 31 dicembre di quell’anno l’azienda romana aveva accumulato un buco di circa 700 milioni di euro.
Dal 2004 al 2009 alla crescita dei fatturati dei servizi pubblici locali non ha poi fatto riscontro un incremento degli investimenti.
Diminuiti, anzi, dal 20,3% al 18,1% del giro d’affari. Un quarto circa degli stanziamenti viene assorbito proprio dal settore dei trasporti, che è al secondo posto.
La maggior parte dei fondi, poco meno del 33%, è infatti destinato al servizio di distribuzione dell’acqua, bandiera dell’ultimo referendum sui servizi pubblici locali che ha registrato una schiacciante maggioranza di no alla privatizzazione.
Ma per quanto siano percentualmente rilevanti, come stanno a dimostrare i dati pubblicati dalla Confartigianato, gli investimenti non riescono a modificare sostanzialmente una situazione davvero disastrosa: combinato disposto di una rete colabrodo e un’evasione tariffaria in alcuni casi allucinante.
Almeno se è vero che nel 2008 a fronte di oltre 8,1 miliardi di metri cubi immessi nella rete di distribuzione, quelli fatturati sono stati poco più di 5 miliardi e mezzo. Il 32% dell’acqua potabile, quantità che il rapporto dell’organizzazione degli artigiani paragona alla portata annuale del fiume Brenta, si volatilizza letteralmente.
L’elaborazione contenuta in quello studio, fatta sulla base dei dati Istat, mostra come ancora tre anni fa in Puglia per ogni 100 litri di acqua «erogata», se ne immettessero nella rete ben 87 di più.
Non molto meglio andava in Sardegna, con 85 litri, in Molise (78), Abruzzo (77) e Friuli-Venezia Giulia.
Nel 2009 questo andazzo è costato alle aziende locali che gestiscono il servizio idrico 2 miliardi e 947 milioni.
Più dei soldi cui i Comuni hanno dovuto rinunciare a causa dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa decisa dal governo di Silvio Berlusconi subito dopo le elezioni del 2008, più del giro di vite di 2 miliardi e mezzo imposto ai municipi dalla manovra dello scorso anno, più dei tagli lineari ai ministeri….
Che l’efficienza dei servizi pubblici locali non sia al top lo affermano poi gli stessi utenti. La percentuale di famiglie «molto o abbastanza soddisfatte» della loro qualità , sulla base delle statistiche ufficiali dell’Istat, è scesa fra il 2001 e il 2010 di 5,1 punti per l’energia elettrica, del 3,5% per il gas.
Letteralmente precipitato l’indice che segnala la soddisfazione per la «comprensibilità » della bolletta, calato del 12,9% relativamente al gas e del 10,3% alla luce.
Non bastasse, le rilevazioni dell’Autorità per l’energia informano che per 18 aziende su 32, ovvero il 56,3% del totale, l’indice di «qualità totale» rilevato presso i call center nel 2010 ha registrato un peggioramento.
Per non citare la vicenda mai risolta delle interruzioni «senza preavviso» di energia elettrica, il cui livello medio ha raggiunto, sempre nel 2010, ben 89 minuti l’anno, dei quali 44 per responsabilità delle imprese distributrici.
E va detto che al Sud i 44 minuti diventano ben 63, contro i 29 del Nord.
Per le piccole imprese fino a 20 dipendenti è un inconveniente costato lo scorso anno, secondo la Confartigianato, un miliardo e 56 milioni di euro.
Sergio Rizzo
(da “Il Corriere della Sera”)
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Agosto 29th, 2011 Riccardo Fucile
E INTONANO L’INNO NAZIONALE… L’INCONTRO DI MILANO SI TRASFORMA IN UN CORTEO SPONTANEO E BIPARTISAN: “COSTRETTI A RIDURRE I SERVIZI, DAL GOVERNO UNA RIDUZIONE DELL’11% DEI COSTI”
Dovevano essere solo 500.
Invece, i sindaci che si sono presentati a Milano contro i tagli agli enti locali previsti dalla manovra del governo sono oltre 2000.
E così, da ristretto incontro in un auditorium, si è passati a una vera e propria marcia per le strade del capoluogo lombardo conclusasi a Palazzo Marino, sede dell’amministrazione comunale milanese.
“Va al di là delle nostre aspettative — ha detto il presidente dell’Anci Lombardia e sindaco di Varese, Attilio Fontana, commentando il numero di partecipanti -. L’alta partecipazione dimostra che siamo coesi contro la manovra”.
Una coesione che ha portato gli amministratori a intonare l’inno d’Italia.
”Se i tagli non vanno via, dovremo portare i disabili e le persone delle mense della Caritas davanti a Palazzo Chigi”, ha denunciato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che partecipa in prima fila al corteo.
Il primo cittadino della Capitale ha affermato che se le cose restano come ora, i tagli saranno “devastanti”, con 270 milioni in meno per Roma l’anno prossimo, tagli che riguardano “servizi essenziali ai cittadini, la mobilità , i servizi sociali”.
Del resto, uno studio del Sole 24 Ore calcola il danno fiscale dei tagli agli enti locali in mille euro a famiglia in media.
E il governo ha già scelto questa via: nel decreto è prevista per comuni e regioni proprio la possibilità di aumentare le loro addizionali.
A regioni ed enti locali — a regime, cioè nel 2013-2014 — sono stati sottratti in tutto oltre 15 miliardi di euro, l’11% del costo dell’intero sistema delle autonomie: le regioni “normali” avranno 6,1 miliardi in meno, le regioni a statuto speciale tre miliardi, i comuni 4,5 e le province 1,3 miliardi.
All’importo rilevantissimo si somma la velocità dei risparmi previsti: l’ultima manovra, infatti, sottrae già dal prossimo gennaio 1,7 miliardi ai comuni, 0,7 alle province, due miliardi alle regioni speciali e 1,6 a quelle ordinarie (da sommare ai tagli del 2010 ovviamente).
Per sindaci e governatori la strada è obbligata: taglio ai servizi e aumento delle tasse locali.
Ecco perchè, per la manifestazione di oggi a Milano, l’adesione tra gli amministratori locali è altissima e bipartisan.
E infatti insieme ai sindaci del Pdl, sfilano amministratori dell’opposizione.
Il fatto che a Milano ”siano accorsi tanti sindaci dimostra che i tagli sono sbagliati. La protesta è corale”, ha dichiarato il primo cittadino di Torino, Piero Fassino.
“I sindaci sono sempre in mezzo alla gente — ha detto ancora Fassino”, aggiungendo che ora si aspetta di sapere “in concreto” le modifiche alla manovra che presenterà al Governo.
Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha avanzato la proposta di tagliare allo Stato invece che ai Comuni: “Bisogna tagliare i costi dello Stato centrale — ha detto Tosi — cosa che finora non è mai stata fatta. I Comuni non ce la fanno più, bisogna andare a prelevare laddove ce n’è”.
Non è personalmente a Milano per protestare, ma anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, rappresentato da un suo assessore alla manifestazione dell’Anci, ha ribadito ‘il no’ del capoluogo partenopeo ai tagli ribadendo che “Napoli c’è, è in piazza, è mobilitata con le altre città a difesa dei diritti dei suoi cittadini”.
“Tagliare a regioni, province e comuni — ha spiegato nel suo sito — significa una crescita delle tasse e delle tariffe oppure una diminuzione dei servizi offerti ai cittadini da questi stessi. Settori come welfare, sanità , trasporti vedranno una contrazione dell’offerta e un danno per l’intera comunità . La domanda che da amministratori ci poniamo è allora la seguente: è possibile che questa sia l’unica strada percorribile per rispondere alla crisi economica in atto? La risposta è no, un’altra via si può costruire e va percorsa: si tratta di una manovra che preveda un vero e drastico abbattimento dei costi della politica e una lotta altrettanto drastica e vera all’evasione fiscale, perchè sia finalmente strutturale e duratura”.
Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni si è detto sicuro che “per il momento non ci sarà un innalzamento dell’età pensionabile per le donne, perchè la Lega Nord è contraria, ma la questione resta all’ordine del giorno del Pdl”.
Si tratta di “una riforma strutturale — ha spiegato — che permette di mettersi in linea con gli altri Paesi europei”.
Di questo avviso anche il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà , ex coordinatore regionale del Popolo delle Libertà . Secondo Podestà , infatti, considerato che le donne hanno un livello retributivo inferiore agli uomini e vivono di più, “se vanno in pensione prima si condannano ad un ultimo periodo di vita con una pensione da fame”.
Per il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, la manovra finanziaria “per quanto riguarda i tagli agli enti comunali, deve essere completamente ritirata”.
Pisapia ha definito la manifestazione “di protesta”, ma anche “di proposta” e, soprattutto, dimostra il senso di responsabilità degli enti locali che sono i soggetti istituzionali più vicini ai cittadini e che possono dare le risposte di cui i cittadini hanno bisogno”.
Il primo cittadino di Milano ha definito i tagli ai Comuni “l’ultima goccia di un vaso che ormai ha strabordato”.
“Non è più possibile per gli enti comunali accettare ulteriori tagli e, soprattutto, in questo modo e con questo metodo: cioè, senza essere consultati o dopo essere stati consultati, ma senza tenere conto di indicazioni precise, di proposte alternative che sono venute finora da parte dei Comuni” ha concluso.
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Agosto 28th, 2011 Riccardo Fucile
DA ROMA A VERONA, DAL PDL ALLA LEGA, LA PRASSI DELLA PRETESA DEI POSTI IN TRIBUNA D’ONORE ACCOMUNA TUTTA LA CASTA
Niente biglietti omaggio, siamo inglesi.
Accade a Londra per le Olimpiadi del prossimo anno.
Agli inizi di giugno nel Regno Unito la vendita dei tagliandi si è svolta per sorteggio. Una misura scelta per fronteggiare l’enorme richiesta.
E così, alla fine, tra i 250mila rimasti a secco c’è stato anche il pittoresco sindaco di Londra, Boris Johnson.
Altro che tribuna autorità con ingresso gratuito.
La marea degli esclusi ha fatto nascere un polemico dibattito nel Paese ed è intervenuto pure il primo ministro David Cameron: “Il sistema del sorteggio è l’unico modo per distribuire i biglietti in maniera giusta”.
Dal pianeta inglese, per noi surreale e sconosciuto, a quello italiano.
Immaginiamo l’assegnazione delle Olimpiadi del 2020 a Roma, candidata ufficialmente.
Potrebbe ripetersi la scena catturata dalle Iene di Italia 1 due anni fa.
Partita all’Olimpico tra Roma e Arsenal per la Champions League. Le Iene si appostano davanti alla sede del Coni di Gianni Petrucci e arrivano a contare quaranta auto blu in sei ore di appostamento.
La casta della politica manda gli autisti a ritirare i biglietti omaggio.
I contrassegni sono visibili: Ministero delle Finanze, Camera dei deputati, Presidenza del Consiglio, Senato della Repubblica, Ministero dell’Interno, Regione Lazio, finanche la paletta del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, pletorico e inutile organismo.
Qualche autista fa i nomi e i politici beccati sono due: l’allora sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli e l’allora governatore del Lazio Piero Marrazzo. Quest’ultimo smentisce l’auto blu ma non l’ambito tagliando gratuito: “La persona che ha dichiarato di essere stata da me delegata al ritiro del biglietto non è a me riconducibile. La persona invece che io ho incaricato ha utilizzato una normalissima utilitaria, senza nessun uso di palette o di lampeggianti”.
La tribuna autorità allo stadio è status symbol e benefit allo stesso tempo. E che resiste a ogni rivoluzione o rinnovamento.
Altro scandalo: i mondiali del 2006 in Germania, vinti dall’Italia.
La Federcalcio è stata commissariata dopo Moggiopoli ed è guidata da Guido Rossi.
Il glorioso settimanale Guerin Sportivo documenta che la Figc, che tramite il Coni è finanziata anche con soldi pubblici, ha sperperato 1.356.751 euro in biglietti omaggio per i mondiali teutonici.
Ma forse adesso qualcosa si sta rompendo.
Tutto nasce dalla guerra tra la Lazio di Claudio Lotito e il Coni, proprietario dell’Olimpico, che reclama la “tassa” di 1.311 biglietti gratis a partita da distribuire alle varie caste (compresi i direttori di giornale).
Allo stadio i politici arrivano all’ultimo momento, fanno parcheggiare comodamente le auto blu in posti riservati, sgranocchiano qualcosa all’apposito buffet e infine si accomodano sulle poltroncine imbottite del Coni, come illustrate dalle foto del Portfolio, prese da Dagospia.
Una pacchia che però adesso è a rischio.
Lo dimostrano gli ampi vuoti delle tribune centrali in occasione dell’incontro tra Lazio e Rabotnicki all’Olimpico, preliminare di Europa League.
Sia il Coni, sia la Federcalcio non hanno ritirato i biglietti messi a disposizione dalla società : 350 circa al posto dei 1.311.
Nelle stesse condizioni si trova anche la Roma.
Il nuovo presidente americano Tom DiBenedetto si è posto il problema sin dal suo arrivo nella Capitale. “Chi sono quelli in tribuna? E quanto pagano?”, chiese. La risposta: “Sono autorità , non pagano nulla”.
A Trigoria , la questione sarà esaminata nei prossimi giorni e gira già un’ipotetica cifra: 6.555.000 annui.
Cioè quanto si potrebbe ricavare dalla vendita degli abbonamenti dei posti assegnati dal Coni alla casta.
Una cifra al ribasso, peraltro, ottenuta moltiplicando 1.311 per 5mila euro, il costo attuale della tessera per le tribune d’onore, laterali rispetto a quella del potere.
Per quest’anno sarà impossibile non onorare l’impegno con il Coni perchè Di Benedetto ha ereditato il vecchio contratto.
Ma dalla stagione 2012-13 sarà chiesta una drastica revisione sul modello Lotito.
Del resto, all’Olimpico pagano tutti tranne i vip. Anche i disabili.
Per loro l’abbonamento, comprensivo di un accompagnatore, è ridotto ma non gratuito: 350 euro.
Il benefit dello stadio gratis non riguarda solo Roma.
Il 5 agosto scorso, il Corriere del Veneto ha dato conto del malumore di Luca Campedelli, presidente del Chievo.
Nella nuova convenzione per il Bentegodi, di proprietà comunale, l’amministrazione del leghista Flavio Tosi ha preteso: 32 posti della tribuna autorità , 50 poltroncine, 20 tessere di servizio, la disponibilità di 10 distinti superiori e 40 curve.
La casta è casta, ovunque.
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Agosto 24th, 2011 Riccardo Fucile
UN QUARTO DEGLI OTTOMILA CENTRI ITALIANI, QUELLI CON MENO DI MILLE ABITANTI, RISCHIA DI ESSERE SOPPRESSO, INSIEME AL PATRIMONIO DI STORIA LOCALE… I SINDACI MARCIANO SU ROMA CON UNA CAROVANA DI 600 BUS
Forse il borgo farà la fine di un grappolo d’uva, lo vendemmieranno e addio, un colpo di
forbice e zac.
Il numero magico, che invece magari è malefico, è 728: rappresenta gli abitanti di Barolo, il paese col nome del vino, anche se poi è il vino ad avere preso il nome dal paese per poi portarlo a spasso nel mondo.
Chiedete a un ghiottone giapponese, domandate a un mangione svizzero, interrogate un santo bevitore tedesco.
Barolo? Tutti avranno le pupille accese, come quando si guarda il bicchiere nel controluce di una candela, dentro il bel fresco di una cantinotta.
La scure dell’articolo 16 della manovra sta per abbattersi su un comune piemontese su due: tu sì, tu no, è una tremenda roulette.
In Piemonte, i piccoli borghi sono 597 su 1.206, così i sindaci hanno deciso di portare simbolicamente le chiavi del municipio in prefettura.
Tenetele voi, qui non servono più.
Oppure, hanno pensato di noleggiare un torpedone, uno per cittadina, e così raggiungere Roma per dare voce ai villaggi di Asterix, in una colonna di quasi seicento bus.
Li ascolteranno? Chissà .
Ma la lezione “no Tav” della Val Susa dovrebbe insegnare che non si scherza con la gente di collina e montagna, con gli abitanti dei paesaggi d’uva e di pietra.
“Il nostro paese è un nome che significa storia, geografia, turismo, cultura, ottimo cibo e grandi vini, mica si può cancellare per decreto”.
Walter Mazzocchi, come si dice ancora da queste parti, è il primo cittadino di Barolo. Con la sua larga e rassicurante cadenza piemontese, racconta perchè a Roma stanno prendendo “ciò per bròca”, cioè lucciole per lanterne.
“Il numero degli abitanti non può essere l’unico criterio per accorpare o meno i comuni. A Barolo arrivano persone da ogni angolo del pianeta, abbiamo il Museo del vino nel castello acquistato nel 1970 con una sottoscrizione popolare. Il municipio rappresenta un punto di riferimento, riflette una partecipazione che è civica, non politica, non partitica”. E che alla collettività non costa nulla: “Perchè tutti abbiamo rinunciato a indennità e gettoni di presenza: sindaco, assessori e consiglieri. Siamo un comune a costo zero, e come noi quasi tutti i borghi della provincia di Cuneo. Istituire una specie di sindaco podestà sarebbe un grave colpo per l’intero sistema democratico”.
La via d’uscita non è l’accorpamento, ma l’unità d’intenti.
“Da dieci anni ci siamo consorziati in 14 paesi, creando l’Unione dei comuni della collina di Langa. Questa forma associata ci permette di gestire servizi come il trasporto degli scolari, le mense, la polizia locale, i tributi e la difesa del suolo, senza che nessuno abbia perso la propria identità , nè le prerogative amministrative”.
Ci sono comuni che rischiano di essere tagliati per poche decine di abitanti, altri che si sentono più tranquilli ma fino a un certo punto, perchè in collina si fa in fretta a perdere gente e certezze.
A Roddi, 1.500 abitanti, c’è la sede dell’Università dei cani da tartufo: un centro di addestramento che è una miniera d’oro per la gastronomia nazionale.
E il Comune ha stabilito, con delibera ufficiale, che Roddi ora diventa “il paese della poesia”.
Versi in bacheca di grandi autori, da Leopardi ad Alcmane, accompagnano il turista lungo le mura che salgono al castello.
L’iniziativa verrà inaugurata domenica prossima, all’interno di un giorno dedicato interamente alla poesia. “Idee simili sono possibili nei borghi più piccoli”, spiega il sindaco Roberto Giacosa.
“Perchè il turismo è fatto di tante cose, non è solo stare a tavola. La cultura è un tassello fondamentale della nostra proposta. Chi vuole tagliare i piccoli comuni, non si rende conto che così elimina un tessuto sociale fatto di operosità , volontariato e passione”.
Ed è bello salire nel borgo, leggendo sui mattoni l’attacco dell’Infinito, con gli occhi che si perdono oltre il parapetto, e il venticello che fa vibrare ogni lettera stampata sui fogli trasparenti. “Pensiamo che dare valore alla poesia, in questi tempi di prevalenza economica, sia un segno importante”, dice il professor Giovanni Tesio, presidente del Premio Roddi.
La strada che taglia le colline di Pavese e Fenoglio, in un saliscendi da vertigine, lambisce vigne dove tra poco si comincerà a vendemmiare.
Prima i moscati, poi gli altri bianchi. È stata una primavera caldissima, quindi le piogge inattese e di nuovo l’aria che bolle e il sole che cuoce: sarà una grande annata anche per i rossi, per i Nebbioli che rappresentano il petrolio di Langa.
La realtà della provincia di Cuneo, chiamata Granda (è la terza più estesa d’Italia dopo Bolzano e Foggia, ha quasi 600 mila abitanti, però frazionati in decine e decine di sparuti borghi), racconta un paesaggio di enorme bellezza, ma anche di solitudine.
Da qualche anno, grazie al vino è arrivata la ricchezza, ma sempre al prezzo di un lavoro durissimo, “perchè la terra è bassa e la schiena si deve piegare”, come dicono i contadini di qui.
Non è più la Langa dei disperati, niente più malora ma Slow Food, eppure il segno della precarietà non è poi molto diverso dai tempi di Beppe Fenoglio e dei suoi giorni di fuoco.
“Perchè camminiamo sulle uova, e il governo non ci aiuta”.
Gianni Galli, giornalista, è il sindaco di Murazzano, Alta Langa, 873 abitanti, dove alle viti si sostituiscono i noccioleti e il frutto più prelibato si chiama, appunto, “nocciola tonda e gentile”: finisce anche dentro la Nutella, ed è detto tutto.
Murazzano è inoltre il paese della robiola, da cui il famoso Murazzano Dop, uno dei nove a denominazione di origine protetta del Piemonte.
Sono tesori grandi e fragili, succulenti e delicatissimi: basterà un decreto per farli soffrire?
“Ha ragione chi dice che Tremonti dovrebbe fare l’assessore in un piccolo comune per qualche settimana, così capirebbe.
Qui non facciamo politica, ma cerchiamo di risolvere i problemi. Qui il sindaco si occupa anche di rifiuti e dei buchi nelle strade, fa promozione turistica e organizza gli scuolabus, senza trascurare i lampioni rotti. La gente mi ferma per la via e mi parla di cose pratiche, di questioni che possono sembrare minime e invece sono lo scheletro, l’ossatura di ogni comunità . Perdere il municipio, per un comune come Murazzano, significherebbe sentirsi isolati, senza punti di riferimento. Anche l’accorpamento è un’operazione azzardata, perchè ci sono frazioni con poco o niente da spartire, esclusi, magari, i confini. Noi non siamo le zavorre d’Italia, e nessun amministratore pubblico percepisce un soldo. Io, come sindaco ho rinunciato a circa 1.300 euro lordi al mese, e nessun consigliere incassa il gettone di presenza”.
A parte che non si tratterebbe di un gettone d’oro da antico telequiz, semmai di un minuscolo rimborso pari all’inaudita cifra di 17 euro a seduta.
Sono questi i numeri che rischiano di affossare l’Italia?
“Abbiamo calcolato che il costo delle amministrazioni dei piccoli comuni valga meno di 5 milioni di euro all’anno, cioè quanto undici deputati”.
Franca Biglio, sindaco di Marsaglia e presidente dell’Associazione piccoli comuni d’Italia, è colei che vuole organizzare il viaggio dei 597 pullman a Roma.
E, si badi, non c’è neppure una spinta localista, questo non è il becero leghismo dei “padroni a casa nostra”.
Qui, semmai, si chiede che la casa non venga chiusa, e che il paese non faccia la fine di un grappolo a fine estate, dopo i giorni di fuoco che certamente verranno.
Maurizio Crosetto
(da “La Repubblica“)
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Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile
SECONDO LA RESPONSABILE FINIANA DEL SETTORE LEGALITA’ I PARTITI DOVREBBERO SOTTOSCRIVERE UN CODICE ETICO CHE LI IMPEGNI A NON RIPRESENTARE GLI AMMINISTRATORI RIMOSSI PERCHE’ SOSPETTATI DI ESSERE COLLUSI CON I POTERI CRIMINALI
“L’ atto amministrativo che decreta lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazione mafiosa dovrebbe far acquisire ai partiti politici l’etica per il divieto alla candidatura, almeno per la tornata successiva allo scioglimento, degli amministratori rimossi perchè o sospettati di essere collusi o comunque condizionabili dai poteri criminali, anche se non intaccati giudiziariamente”: questa la proposta dell’on. Angela Napoli, responsabile del settore Legalità di Futuro e Libertà , nonchè coordinatrice regionale della Calabria.
“Il periodo di commissariamento di questi Comuni dovrebbe, infatti, portare ad una rigenerazione della politica che spazzi via qualsiasi tipo di compromesso e che sia in grado poi di proseguire l’attività legalitaria della terna commissariale. Purtroppo nell’ultima competizione elettorale, che ha fatto seguito al secondo scioglimento del consiglio comunale di Taurianova per infiltrazione mafiosa, è stato rieletto proprio il sindaco dell’ amministrazione sciolta” denuncia l’esponente finiana.
La città ha dovuto prendere atto che, con deliberazione n. 15 del 28.07.2011, immediatamente eseguibile, la nuova Giunta municipale di Taurianova si è affrettata a revocare le deliberazioni del Commissario Prefettizio n. 09/2007 e della Commissione Straordinaria n. 55/2009 e n. 44/2010, con le quali era stata stabilita la costituzione di parte civile dell’Ente, quale persona offesa, in presenza dei reati: associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, peculato, peculato mediante profitto dell’errore altrui, malversazione a danno dello Stato, concussione, corruzione per un atto d’ufficio, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata in pubblico servizio e per tutti i procedimenti penali aperti per fatti connessi in violazione alle norme di cui al D.P.R. n. 380/2001, all’art. 624 c.p. eventualmente aggravato ai sensi dell’art. 625 c.p. n. 7, nonchè D. L.vo n. 152/2006.
Motivazione delle citate revoche?
Norma statutaria comunale ritenuta dalla Giunta municipale di superamento alle citate delibere revocate. Statuto, tuttavia, inapplicabile in assenza di apposito regolamento.
E nelle more?
L’Ente valuterà l’opportunità di costituirsi parte civile nei procedimenti per reati contro l’ambiente, contro il territorio e per l’abusivismo edilizio nel centro storico e nel centro della città !
Conclude la Napoli: “Chiedo alle Autorità preposte alla vigilanza sugli atti, se nelle more dell’approvazione del regolamento dovessero emergere reati quali quelli previsti nelle delibere revocate dall’attuale Giunta municipale di Taurianova, ossia, ad esempio, associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, peculato, corruzione,che farà l’Amministrazione? Fermo restando che in un Ente sciolto per infiltrazioni mafiose non mi sembra si possa ravvisare una obiettività di valutazione anche sui reati contro l’ambiente, ecc., dove la ‘ndrangheta ha grossi interessi”
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Agosto 19th, 2011 Riccardo Fucile
LA POLVERINI DOPO LA GITA A RIETI IN ELICOTTERO STAVOLTA VOLEVA SFONDARE SUL BAGNASCIUGA… ARRIVARE IN AUTO SULLA BATTIGIA SA DI CAFONAL: TANTO VALEVA ARRIVASSE SU UNA MOTOVEDETTA DELLA CAPITANERIA DI PORTO
Aridaje. Renata Polverini l’ha fatto ancora. 
Lunedì di ferragosto a Capalbio, simbolica enclave di sinistra, gita al mare con la deputata Melania Rizzoli (Pdl) e il marito Angelo.
La governatrice del Lazio, un tempo finiana e per un attimo berlusconiana, frantuma un mito: sfila tra i granelli di sabbia che ispirarono gloriose entrate in campo e meste uscite di scena per politici, scrittori e intellettuali rossi.
Con il suo stile, inconfondibile.
Il lido “Ultima Spiaggia” di Capalbio ha un viottolo che trasforma il deputato in grisaglia in bagnante con il costume.
Qui il parcheggio, lì l’ombrellone.
Duecento metri, trecento per esagerare.
Durante quei passi rilassanti il potere sveste l’abito di casta.
Soltanto i fornitori del ristorante e i disabili con l’accompagnatore possono superare la catena all’ingresso.
Angelo Rizzoli fatica a camminare, e prosegue a bordo con la moglie Melania e l’ospite Polverini.
Un’auto di scorta del presidente inchioda davanti ai parcheggiatori — racconta il sito dell’Espresso — sorpresi perchè la catena sia attaccata al paletto.
Loro devono seguire la Polverini persino sul bagnasciuga con le ruote di una berlina, non a piedi: “Chi devo chiamare? Io ho l’obbligo di stare con il vigilato”.
E poi parole appuntite, un po’ di tensione.
Un bel battibecco con chi riceve da anni magistrati e ministri e indica un pertugio per il posteggio.
La Polverini è già al tavolo vista mare per un pranzo con amici e colleghi.
Forse ignora, forse dimentica: “Il presidente ha saputo. Non vuole commentare, però”, dice la portavoce.
Tutto normale.
Come per l’elicottero che la Protezione civile usa per spegnere gli incendi, ma che la Polverini ha noleggiato un mese fa per inaugurare la fiera del peperoncino di Rieti.
Nemmeno per la traversata sul lago di Bracciano aveva un risposta, doveva correre dall’amico Guglielmo Rositani a Rieti e poi rientrare per una cena con la Coldiretti.
L’ex sindacalista ha un mantra del tipo: “Io sono io, e voi…”.
E dunque disse: “Non c’è nulla da chiarire e mi meraviglia la vostra enfasi. Io sono il presidente regionale, se ritengo di utilizzare un mezzo veloce, per due situazioni diverse, posso farlo. Non gravo sul denaro pubblico”.
A scuola di politica nel salottino cartonato di Ballarò, in teoria la Polverini predica benissimo.
In una recente intervista, annunciando di aver rinunciato a un paio di fuoriserie tedesche per una modesta monovolume Fiat, la governatrice soffriva il peso di avere una scorta: “Quattro agenti, due per turno che salgono in macchina con me. Me li hanno assegnati dopo la vertenza Alitalia e qualche minaccia ricevuta. Non mi piace il codazzo”.
Con un’analisi da sinistrorsi proprio da “Ultima Spiaggia”, l’episodio di Capalbio spiega il significato di “codazzo”: un amministratore al mare, pur con la legittima scorta, evita di praticare l’essere casta.
Dieci giorni fa, tanto per pensare a un vizio, ecco la governatrice che circumnaviga l’isola di Ponza con un gommone e due uomini di scorta.
Una scena che gli americani potrebbero ambientare nella baia di New York per l’ennesimo film di azione, ma la Polverini era a Ponza, tremila abitanti a largo di Latina.
La questione politica, seria, è il presidente del Lazio in trasferta.
Appena lascia l’ufficio in Regione e inforca la Fiat Ulysse verso il raccordo che circonda la capitale, la Polverini colleziona figure memorabili: in campagna elettorale a Genzano, sfoggiando la sua dialettica istituzionale, cercò il confronto pacifico con un gruppo di contestatori.
Così: “Nun me faccio mette paura da una zecca come te” .
Eppure con il piglio di chi conosce le congiunture economiche e politiche, mentre la sanità laziale stramazza tagliando i posti letto negli ospedali, la Regione Lazio butta via 15 milioni di euro per la pubblicità aerea dei “prodotti di origine controllata e garantita” locali.
Tra elicotteri, gommoni e Fiat Ulysse non è facile tenere la bussola.
E succede.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 19th, 2011 Riccardo Fucile
PROTESTA DEI PRIMI CITTADINI, IL 26 DAVANTI A PALAZZO CHIGI E IL 29 A MILANO: “NON E’ IN GIOCO LA NOSTRA POLTRONA, MA LA VITA DEL NOSTRO PAESE”
La manovra economica del governo è ancora avvolta nell’incertezza, ma i Comuni hanno deciso di non perdere tempo lanciando subito una mobilitazione straordinaria contro i tagli e la sopressione dei municipi inferiori ai mille abitanti.
Il Comitato Direttivo dell’Anci, l’associazione dei comuni italiani, è stato convocato in via straordinaria per giovedì prossimo.
Ufficialmente all’ordine del giorno figurano “le valutazioni e decisioni sugli effetti della manovra finanziaria, sui servizi pubblici locali e sulla spesa per gli investimenti dei comuni”, ma in realtà la bocciatura delle misure antideficit da parte degli amministratori è già netta e l’allarme è alle stelle.
“Siamo ad un passaggio decisivo per il futuro delle nostre comunità . Per questo mi rivolgo direttamente a te per chiedere a te ed ai tuoi colleghi amministratori di partecipare ad una grande manifestazione di sindaci e amministratori dei piccoli Comuni che Anci ha indetto per il giorno 29 agosto a Milano”, scrivono il presidente facente funzione dell’Anci, Osvaldo Napoli, e il coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni, Mauro Guerra, in un passaggio della lettera inviata ai colleghi per sensibilizzarli alla partecipazione alla manifestazione organizzata a Milano presso l’Auditorium Gaber.
L’evento sarà “in concomitanza con il dibattito sulla manovra in Commissione al Senato”. “Una grande manifestazione – affermano ancora Napoli e Guerra – contro le norme riguardanti i piccoli Comuni e contro i tagli che colpiranno tutti i Comuni”.
L’appuntamento di Milano non è però l’unico in agenda.
Con una lettera dai toni altrettanto drammatici, l’Anpci, l’associazione dei piccoli comuni d’Italia, ha chiamato infatti a raccolta tutti i suoi iscritti per una grande manifestazione da tenere a Roma venerdì 26 agosto davanti a Palazzo Chigi.
“Se non saremo in tanti, uniti e decisi, questa potrebbe essere la nostra ultima battaglia. Dobbiamo assolutamente vincerla per il bene dei nostri cittadini e dell’Italia stessa. Pertanto ognuno di voi si dia da fare al massimo, senza risparmio di energie”, esorta la presidente Franca Biglio, primo cittadino di Marsaglia, in provincia di Cuneo.
“Ogni sindaco porti con sè la fascia tricolore, il gonfalone e le chiavi del comune per consegnarle ai nostri governanti”, – raccomanda ancora Biglio, chiedendo ai sindaci di “chiudere il municipio il giorno della partenza e sulla porta apporre un cartello con la scritta: ‘La comunità di … è a lutto per la prematura scomparsa del Comune soppresso da fuoco ritenuto amico. Il Comune resterà chiuso a tempo indeterminato'”.
“Qui – conclude la presidente dell’Anpci – non è in gioco la nostra poltrona, ma la vita del nostro paese”.
Un’altra manifestazione convocata dalle amministrazioni comunali del Centro Italia è programma poi il 23 settembre a Perugia.
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Agosto 2nd, 2011 Riccardo Fucile
SPESE GONFIATE, FONDI SCOMPARSI E PRESUNTE MAZZETTE SULLE INIZIATIVE PER IL VENTENNALE DELLA TRAGEDIA CHE COSTO’ LA VITA A 53 PERSONE… INQUISITO ANCHE PONZONI DEL PDL…IL CASO IREALP, ENTE A GUIDA LEGHISTA CREATO COI FONDI PER LA CATASTROFE E FINITO IN UN BUCO MILIONARIO
Dopo il terremoto dell’Aquila, l’alluvione della Valtellina.
Il malaffare non si ferma neppure davanti alle catrastrofi naturali e alle loro tragiche conseguenze.
E riesce ad approfittare persino delle commemorazioni.
La tragedia valtellinese, che alla fine di luglio del 1987 provocò la morte di 53 persone e la cancellazione di interi paesi (qui le immagini dell’epoca), è protagonista di due inchieste che ora sembrano trovare un punto di contatto: quella della Procura della Repubblica di Monza contro l’ex assessore regionale del Pdl Massimo Ponzoni, svelata pochi giorni fa, e quella della Procura di Sondrio, che ha già portato alla richiesta di rinvio a giudizio di diversi amminstratori locali, anche loro di centrodestra.
Tutto parte dalle iniziative indette in provincia di Sondrio nel luglio 2007 per ricordare la strage: un grande convegno, delle mostre e una esercitazione in grande stile della Protezione civile, denominata “Valtellina 2007″, alla presenza dell’allora direttore Guido Bertolaso.
A Ponzoni, recordman di preferenze in Brianza, già inquisito per corruzione e bancarotta fraudolenta, citato a ripetizione nelle carte dell’inchiesta Crimine-Infinito sulla ‘ndrangheta in Lombardia, la Procura di Monza contesta diversi episodi, tra i quali la corruzione e il peculato in merito all’organizzazione dell’esercitazione e di altre attività collaterali.
Come parte offesa figura la Fondazione Irealp (Istituto di ricerca per l’ecologia e l’economia applicate alle aree alpine).
Fondi Irealp per 250 mila euro sarebbero stati stanziati, per iniziativa dell’allora assessore alla protezione civile, per la realizzazione del convegno.
Soldi ricevuti dalla Comunità montana di Morbegno, che a sua volta aveva incaricato degli aspetti organizzativi un’altra società pubblica, Eventi valtellinesi.
Qui appare il nesso con l’inchiesta della Procura di Sondrio, che ha chiesto il rinvio a giudizio del presidente della comunità montana, Silvano Passamonti (già coordinatore provinciale di Forza Italia), e del project manager di Eventi Valtellinesi Luca Spagnolatti.
Con loro, il 15 giugno 2010, finirono in carcere o agli arresti domiciliari per ordine del gip Pietro Della Pona, altri quattro amministratori locali e una professionista: uno shock per la politica della provincia lombarda, una sorta di Tangentopoli in versione alpina.
Secondo l’accusa, le spese erano state gonfiate.
A fronte di un costo reale intorno ai 100 mila euro, Eventi valtellinesi inserì ulteriori costi fittizi, come l’utilizzo di spazi che in realtà erano nella disponibilità della Comunità montana, e spese abnormi per l’acquisto di sedie (11 mila euro), pulizie (7 mila euro), impianto audio e video (19 mila euro).
L’inchiesta valtellinese si è limitata alle presunte malversazioni nell’utilizzo dei fondi. Ora quella della Procura di Monza, condotta dal pm Giordano Baggio, apre un nuovo fronte, relativo all’origine dello stanziamento.
Come racconta un investigatore non tutti i rivoli di quei 250 mila euro sono stati tracciati, e una parte della somma potrebbe anche essere “tornata” in modo occulto verso gli uffici regionali.
E non è finita.
La Procura di Monza contesta a Ponzoni e ad altre tre persone il “reato di corruzione commesso in relazione all’affidamento di lavori da parte di Irealp a beneficio della società Instudios srl”, a quanto si sa sempre in riferimento alla manifestazione valtellinese.
La Instudio fa capo a Sergio Pennati, il commercialista di Desio, in provincia di Monza, che curava le società immobiliari che Ponzoni possedeva insieme ad altri big del Pdl in Regione Lombardia: l’assessore Massimo Buscemi, il consigliere Giorgio Pozzi e Rosanna Gariboldi (moglie del deputato azzurrro Giancarlo Abelli), che nel 2010 ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione per riciclaggio, in relazione alle vicende del “re delle bonifiche” Giuseppe Grossi. Società che poi sono fallite, dando origine all’accusa di bancarotta fraudolenta per Ponzoni.
Quanto agli enti pubblici coinvolti, anche loro hanno fatto una brutta fine.
La Fondazione Irealp era stata istituita proprio grazie ai i fondi straordinari stanziati per l’alluvione in Valtellina con la legge 102 del 1990, anche se aveva visto la luce soltanto alla fine del 2006.
Guidata dall’ex consigliere regionale leghista Fabrizio Ferrari (con 6.500 euro al mese di retribuzione da commissario straordinario), ha chiuso il suo ultimo bilancio con un buco da un milione e mezzo di euro e il primo marzo di quest’anno è stata accorpata a un altro ente, l’Ersaf (Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste). “Vogliamo sapere come mai sono esplose le spese per lavori affidati a terzi proprio nell’ultimo anno e la ragione stessa di certe consulenze assegnate a una sola persona”, chiede un’interrogazione su Irealp presentata dal Pd in Consiglio regionale nell’aprile scorso.
Quattro mesi dopo non è pervenuta alcuna risposta.
Quanto a Eventi valtellinesi, definita dalla Procura di Sondrio una “società bancomat” per le spese folli dei suoi amministratori, da un anno a questa parte è in fase di smantellamento.
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Luglio 29th, 2011 Riccardo Fucile
IPOTESI DI ABUSO D’UFFICIO: I COSTI DI RISTRUTTURAZIONE DELL’EDIFICIO SALITI DA 3 A 18 MILIONI
C’è un pastrocchio tutto italiano nella storia della ricostruzione della Questura
dell’Aquila.
Un pastrocchio scritto nelle carte della Procura della Repubblica che ieri ha notificato gli avvisi di garanzia a dirigenti pubblici – tra cui l’ex provveditore alle Opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna, Giovanni Guglielmi.
Una storia di appalti affidati senza gara – che lievitano del 450% – e poi finiscono nelle mani di aziende legate alla politica.
I lavori per il palazzo della Polizia gravemente lesionato dal terremoto, almeno all’inizio, dovevano costare 3 milioni di euro.
Come da preventivo della società Inteco spa – la stessa che aveva ricevuto, con procedura d’urgenza, anche l’affidamento del puntellamento della struttura appena dopo il sisma.
Senza gara, ma con affidamento diretto da parte dello Stato, vista “l’urgenza” della ricostruzione post-sisma.
Poi però la Inteco ha presentato via via un conto diverso. I numeri sono lievitati clamorosamente, fino ad arrivare a un preventivo di spesa di 18 milioni di euro.
A bloccare la super lievitazione del prezzo è intervenuta la Corte dei Conti – sezione Controllo lavori pubblici – che ha segnalato l’anomalia della procedura, invitato il provveditorato a revocare l’affidamento diretto e a procedere con gara d’appalto.
La Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti ha rilevato che l’incremento dei costi denota una modifica sostanziale dell’oggetto contrattuale, con una procedura in deroga “omissiva di qualsiasi competizione concorrenziale”.
Mettendo in evidenza che i nuovi lavori senza pubblicazione del bando e gara non sono “connotati da elementi emergenziali”, visto che si tratta della ricostruzione in toto di un’opera pubblica, il nuovo contratto appariva come “un’originale modalità di individuazione del contraente”.
Non solo, i giudici contabili hanno poi inviato le carte anche alla Procura della Repubblica. Il pm Stefano Gallo ha aperto un’indagine coadiuvato dagli uomini della Guardia di Finanza dell’Aquila.
E ieri – a conclusione delle indagini – sono arrivati gli avvisi di garanzia. Nove in tutto. L’accusa, per tutti, è di abuso d’ufficio.
Gli indagati sono Giuliano Genitti, Lorenzo De Feo, ingegneri, Carlo Clementi, dirigente pubblico, attualmente in servizio nel capoluogo; Giovanni Guglielmi, ex provveditore; con loro, quattro esponenti interni ed esterni del comitato tecnico amministrativo, tutti provenienti da Roma; infine, il rappresentante legale della ditta Inteco Spa, che aveva ricevuto inizialmente l’affidamento diretto dei lavori, poi ritirato.
E la questura?
La gara pubblica che si è – regolarmente – svolta alcuni mesi fa è stata vinta dalla società Nicando srl (amministrata da Giuseppina Patriciello, sorella dell’europarlamentare del Pdl Aldo Patriciello).
Gara vinta con un ribasso del 47%. Base d’asta quasi dieci milioni, offerta della Nicando di 4 milioni e 600 mila euro circa. Quindi da 3 milioni – poi arrivati a 18 – ora ricostruire la Questura dell’Aquila costerà quasi 5 milioni.
Se tutto procederà per il verso giusto i lavori saranno terminati entro un anno.
Ma la famiglia Patriciello – ora affidataria dei lavori – con le costruzioni ha già un procedimento penale in corso per “cemento scadente”.
Il 24 febbraio del 2011 Aldo Patriciello, Europarlamentare del Pdl, è stato rinviato a giudizio dal gup di Isernia con l’accusa di falso ideologico, truffa e frode in pubbliche forniture.
Secondo gli inquirenti molisani, Patriciello assieme al fratello Gaetano nel 2004 avrebbe fornito all’impresa Aldani di Bologna (titolare dell’appalto per la costruzione del primo lotto dell’autostrada San Vittore-Termoli) calcestruzzo scadente da utilizzare per la costruzione dei pilastri di un viadotto.
L’inchiesta venne ribattezzata “Piedi d’Argilla”.
Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica“)
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