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ALLUVIONE DI GENOVA, DICIAMO QUALCHE VERITA’ SU CAUSE E RESPONSABILITA’

Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

DITTE CHE NON POTREBBERO LAVORARE SONO INVECE AL SERVIZIO DI ENTI PUBBLICI, COLLAUDI MAI FATTI, UN’EMERGENZA CHE CREA BUSINESS…E UN GOVERNATORE CHE DIVENTA ANCHE COMMISSARIO DI SE STESSO

Vediamo di porre in luce alcune questioni:
1) con l’emergenza arrivano più soldi da gestire e chi li gestisce lo può fare in deroga a molte norme, come ben sappiamo per le ormai note vicende della Protezione Civile tra Bertolaso & Balducci;
2) Burlando era il Commissario per l’emergenza prima e lo è di nuovo per quella nuova;
3) le opere che lui dichiara effettuate per la “messa in sicurezza” del Fereggiano (quelle della ditta del Furfaro Antonio già  citato negli atti dell’Antimafia e che, al quotidiano Il Secolo XIX qualche mese fa, dichiarava che lui fa offerte con ribassi altissimi perchè non partecipa per guadagnare ma per “cambiare i soldi”), ovvero copertura e parcheggio sul torrente, NON SONO STATE ANCORA COLLAUDATE, visto che la stessa Regione Liguria dice che il collaudo è ancora in corso!
Chiaro?
Se non arrivano i soldi per le emergenze, i soldi in cassa sono pochi e certi appalti e incarichi proprio non si possono dare.
Con le emergenze i soldi da distribuire sono di più… molti di più e, con gli incarichi di somma urgenza e le procedure “semplificate”, tutto si svolge in modo sempre più lontano dal possibile controllo da parte dei cittadini.
La notizia che il collaudo delle opere sul Fereggiano non sia stato ancora concluso è stata scritta e data ieri, nero su bianco, dalla Regione durante la Conferenza Stampa di Burlando, ma pare che questo “dettaglio” non abbia attirato molta attenzione.
Ora vediamo quanto ci vuole anche per far emergere la questione della ditta incarica per i lavori annunciati e lodati dallo stesso Burlando, Commissario Delegato della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Protezione Civile, ovvero quella del Furfaro… oltre al fatto che la Eco-Ge dei Mamone, per cui il Prefetto di Genova, nel luglio 2010, ha trasmesso agli Enti Appaltanti un’informativa antimafia atipica, finalizzata ad evitare che a questa società  venissero dati e confermati incarichi pubblici, continua a lavorare alla grande con incarichi diretti da parte delle Società  pubbliche, con subappalti di lavori delle Società  pubbliche e con incarichi di somma urgenza per l’emergenza alluvione di questi giorni.
A Genova le misure interdittive, tipiche o atipiche che siano, sono sistematicamente ignorate… un dato inquietante che pare non interessi ai più!
Deve esserci una allergia inguaribile rispetto al termine ed alla pratica della “prevenzione”… ma così qualcuno, alla fine, può gestire più soldi e seguire meno vincoli, mentre altri possono incassare ben di più di quanto le povere casse degli Enti locali possono offrire in assenza dei disastri che, con distruzione e drammi, portano anche stanziamenti straordinari!
Prima creo il danno e poi riparo il danno, spendo soldi pubblici prima e ne se spendo di più dopo… che bel modo di Amministrare!

Ufficio di Presidenza
Casa della Legalità 

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ALLUVIONE DI GENOVA: LA “INTERDETTA” ECO-GE DI MAMONE ALL’OPERA SULLE STRADE NEL SILENZIO DELLE AUTORITA’

Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile

NONOSTANTE LE DICHIARAZIONI RESE DAL PREFETTO ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA LA DITTA DI MAMONE E’ UNA DELLE PRINCIPALI DITTE IMPEGNATE PER L’EMERGENZA SU MANDATO DEGLI ENTI LOCALI… SONO GLI STESSI MAMONE CHE ERANO STATI RICEVUTI DA NAN NELLA SEDE DI FLI GENOVA

Il Prefetto di Genova, Musolino, uno dei maggiori esperti di contrasto alle mafie, nel luglio 2010 ha promosso un interdizione atipica antimafia, come ricordavamo nei giorni scorsi, per la ECO-GE.
Gli Enti locali e le loro società , così come – ad esempio – anche il Commissario per la Bonifica dell’Acna di Cengio, hanno ignorato categoricamente tale provvedimento. Così i lavori all’ACNA sono proseguiti ed in corso; così hanno avuto incarico dalla “Fiera di Genova” per allestimento e smantellamento di Euroflora; così hanno il grosso dei subappalti per i lavori della nuova strada di Cornigliano commissionati dalla Sviluppo Genova; così come sono stati chiamati, nell’ottobre 2010, dall’AMIU (al 100% del Comune di Genova) per i lavori di somma urgenza relativi all’alluvione di Sestri Ponente.
Non solo, ma questi esempi ci bastano per rendere l’idea di quanto quell’interdizione all’ECO-GE sia stata totalmente ignorata.
Il Prefetto Musolino durante la “missione” a Genova della Commissione Parlamentare Antimafia, come ha ricordato anche “Il Secolo XIX”, è tornato sulla questione.
In tale sede ufficiale ha ricordato chi sono i Mamone e ricordato del provvedimento adottato dalla Prefettura. Si legge nella Relazione:
“L’instaurazione di rapporti di parentela o “comparaggio” tra gli appartenenti alle diverse cosche, attraverso matrimoni, battesimi, comunioni o cresime, considerati strumento utile a rinsaldare i legami tra le famiglie, ha ingenerato vincoli di non belligeranza a garanzia del sodalizio criminale.
A tal fine si rammenta come, nel comprensorio ligure, tal Silvio Crisino (indicato dai collaboratori di giustizia quale banchiere delle cosche calabresi operanti in Liguria), sia divenuto cognato di Luigi Mamone, mentre i Fazzari risultano apparentati con i Gullace, a loro volta padrini dei giovani Mamone, con cui sono legati da vincoli familiari anche i Raso”.
In annotazione al Luigi Mamone si legge, sempre nella Relazione alla Commissione:
“La famiglia Mamone, di origini calabresi, è proprietaria di una nota e avviata impresa locale impegnata nelle bonifiche ambientali. A seguito di un approfondimento della DIA quest’Ufficio ha emesso nel 2010 una certificazione “atipica” nei confronti di Gino Mamone figlio del succitato Luigi”.
Nella stessa Relazione in riferimento alle misure preventive contro la ‘ndrangheta si legge anche:
“… come già  detto, in Liguria tendono a mantenere un profilo molto basso ed a evitare più plateali manifestazioni, probabilmente per non compromettere il clima di tranquillità  che è funzionale alla loro progressiva infiltrazione nella società  e nell’economia legale.
Gli stessi episodi criminali che, di volta in volta, si devono registrare finivano spesso per essere letti singolarmente e ricondotti, perciò, a fatti di criminalità  comune.
A riprova di quanto detto, basti pensare al ridotto numero di misure di prevenzione sia patrimoniale che personale (sorveglianza speciale) applicate nell’ultimo decennio a livello regionale, peraltro, per lo più riconducibili a fenomeni di criminalità  comune.
Sebbene non ancora comprovato da specifiche evidenze giudiziarie, si percepiva, però, la sussistenza di una realtà  criminale nei confronti della quale si poneva la necessità  di elevare il livello di attenzione, specie in chiave preventiva”.
Ed a precisazione si legge: “In tal senso sul fronte dell’attivazione delle tutele antimafia, quest’Ufficio avrebbe, come già  detto, emesso di lì a poco, una certificazione “atipica” nei confronti di Gino Mamone, noto imprenditore calabrese, titolare di una avviata attività  di bonifiche ambientali”.
Ma nuovamente l’allarme e la misura preventiva in merito alla ECO-GE dei Mamone è stata sistematicamente ignorata dagli Enti Locali…
Sono giorni che la solleviamo nel “silenzio”, perchè pare che nessuno voglia affrontare la questione.
Infatti la ECO-GE è impegnata nei lavori di somma urgenza per l’emergenza alluvione a Genova proprio in questi giorni. I loro mezzi sono a San Fruttuoso (Via G.Torti, Via Filippo Casoni, Piazza Manzoni/Corso Galliera) a Marassi (Corso Sardegna), a Quezzi (Via Fereggiano), a Staglieno (Piazzale Adriatico) ed alla Foce (nell’area di Piazzale Kennedy ove vengono raccolti i detriti ed il fango che poi sui camion vengono portati altrove).
In via Fereggiano abbiamo incontrato un giornalista di una testata locale e gli abbiamo fatto notare quei mezzi all’opera nonostante il provvedimento del Prefetto, ci ha risposto che magari lavorano gratis.
Poi abbiamo incontrato un consigliere comunale del Pdl che ci ha detto che non sapeva che vi fosse stato il provvedimento del Prefetto.
Poi abbiamo incontrato l’assessore regionale al bilancio che prima ci ha risposto “in una situazione di emergenza….” ed alla nostra replica “proprio a partire dall’emergenza questi soggetti non dovrebbero esserci” ha risposto “su questo sono d’accordo con voi” e quindi gli abbiamo detto: “allora fai qualcosa!”
Ma nel frattempo quei mezzi della ECO-GE continuano ad operare… e nessuno a parte noi osa sollevare la questione.

(dalla “Casa della legalità “, Ufficio di Presidenza)

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L’ALLUVIONE DI GENOVA: FUORI DA SCUOLA L’APPUNTAMENTO CON LA MORTE

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

GIOIA E JANISSE DI 8 E 1 ANNO NON CI SONO PIU’, TRAVOLTE DALL’ONDATA DI ACQUA E FANGO CHE HA DEVASTATO GENOVA, MA ANCHE VITTIME DELLA CATTIVA GESTIONE DELL’EMERGENZA…LA RABBIA DEL PERSONALE DELLA SCUOLA

L’inferno di acqua, fango e detriti ancora negli occhi. Lacrime che scorrono sulle guance.
«È una nostra bambina, Gioia, veniva a scuola qui e ora non c’è più», si dicono insegnanti, bidelli e amministrativi nell’atrio della Giovanni XXIII, materna, elementari e medie, in piazza Ferraris, alla fine di via Fereggiano, nel cuore della tragedia.
Gioia, otto anni, ieri mattina era al sicuro nella sua classe, la III B.
Ma la mamma, Shiprese Djala, 28 anni, albanese, preoccupata per quell’apocalisse di pioggia, è corsa a scuola a prenderla, con la piccola Janissa, un anno, tra le braccia.
Tutte e tre sono morte nell’androne di un palazzo a pochi metri dalla scuola, travolte dall’onda di piena.
Alla Giovanni XXIII non si danno pace. «Arrivavano i genitori lividi dalla paura e dall’apprensione per i loro bambini. Cercavamo di convincerli a restare, di trattenerli, ma molti temevano di rimanere bloccati – racconta il segretario della scuola, Tommaso Pezzano -, allora per non lasciarli andare li mandavamo dai vigili urbani, lì fuori, che fossero loro a persuaderli. Altri invece si sono fermati con noi, abbiamo raccolto i panini e l’acqua che c’erano ancora nel refettorio e lo abbiamo diviso. Un papà  ha racimolato tre candele e con quelle ci siamo aiutati fino a sera quando la cinquantina di persone, adulti e bambini che erano rimasti qui sono stati portati via dai soccorritori».
«Un padre – ricorda Pezzano con gli occhi che si riempiono di lacrime – è venuto a piedi da Nervi, chilometri di marcia sotto la pioggia, mi ha guardato con il terrore negli occhi: la mia bambina?, mi ha chiesto. L’ho rassicurato, la piccola era con noi, ai piani alti della scuola. Quel pover’uomo ha camminato per due ore per la sua bambina».
Ma tra il personale della scuola c’è anche tanta rabbia.
«Ci hanno mandato una nota dal Comune – racconta Pezzano -, poche righe: stato di allerta meteo, ma che cosa significa? Tutto e nulla. E noi cosa avremmo dovuto fare?. Nessuno ci dava indicazioni».
Nella comunicazione scritta del Comune di Genova, testualmente, «si invitano pertanto le famiglie a connettersi tempestivamente con i mezzi di comunicazione pubblici per acquisire informazioni su eventuali provvedimenti adottati a tutela della pubblica incolumità ».
«Si’, peccato che alle 11 luce e quindi tv e internet sono saltati, neppure i cellulari funzionavano e anche per questo molti genitori sono corsi a scuola per prendere i loro bambini, per portarli a casa, per averli sotto gli occhi – dice Pezzano amaramente -. Abbiamo deciso noi autonomamente di tenere i bambini rimasti e di accogliere quelli che volevano entrare. Ma nessuno per ore e ore si è presentato per chiederci come andava. Eppure noi eravamo al centro dell’inferno. Solo alle 13 una vigilessa, disperata perchè aveva perso il suo collega e non riusciva a trovarlo, è entrata nella scuola e ci ha detto di andare ai piani alti per metterci in salvo».
All’interno della scuola, dunque, i bimbi erano effettivamente sicuri ma molti sono convinti che la chiusura degli istituti avrebbe potuto evitare la tragedia, «dando ai cittadini – dice un insegnante – il vero senso dell’allarme e della preoccupazione delle autorità ».

(da “Il Secolo XIX”)

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CULTURA LEGHISTA: VIRGILIO ERA UN TERRONE

Ottobre 29th, 2011 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE AL TURISMO DI MANTOVA SI SCAGLIA CONTRO LA CELEBRAZIONE DEL POETA PERCHE’ “SE N’E’ ANDATO A ROMA, POI IN CALABRIA E A NAPOLI, UN TRADITORE INSOMMA”…E SENTENZIA: “MEGLIO IL PADANO TEOFILO FOLENGO”

“Cara Mantova, bentornata in Lombardia”.
Così esultava Roberto Formigoni l’anno scorso per la città  lombarda espugnata dal centrodestra.
Non calcolava la Tunisia. Proprio il viaggio in Tunisia fatto dal sindaco del Pdl Nicola Sodano per negoziare il prestito del raro mosaico di Virgilio tra le Muse per la grande mostra virgiliana aperta a Palazzo Te il 15 ottobre ha scatenato la Lega, alleata di giunta sempre più inquieta: cultura sprecona, costi eccessivi.
In più, la provocazione dell’assessore al Turismo, Vincenzo Chizzini: era meglio celebrare il poeta Teofilo Folengo, perchè Virgilio, testuali parole, “se n’è andato a Roma, in Calabria, infine a Napoli, dove è sepolto. Ci ha traditi”.
Ma non bastava Virgilio terrone.
Il parlamentare bossiano Gianni Fava ha bollato l’inaugurazione con gli ospiti tunisini (console, ministro, sindaco di Cartagine), presente la connazionale Afef Jnifen con Marco Tronchetti Provera, come “ricettacolo di soubrette a fine carriera”.
L’estrema rozzezza dei toni ha fatto infuriare il mite sindaco Sodano, inasprendo i rapporti già  tesi.
Al punto che la parte oltranzista della Lega minaccia di ritirare i suoi assessori.
Chissà  se il presidente Napolitano, già  pesantemente offeso dal capogruppo leghista l’anno scorso, verrà  a omaggiare Virgilio il 7 dicembre.
Meglio la prima della Scala.

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LA PROCURA: “NELLE REGIONALI 2010, BEN 926 FIRME DELLE LISTE PDL E FORMIGONI SONO FALSE”….LA LISTA FORMIGONI AVEVA SOLO 300 FIRME IN PIU’ DI QUELLE NECESSARIE, 618 SONO FALSE

Ottobre 19th, 2011 Riccardo Fucile

L’ AVVISO DI CHIUSURA INDAGINE PER FALSO IDEOLOGICO NOTIFICATO A 15 PERSONE, TRA CUI 4 CONSIGLIERI PROV. MILANESI DEL PDL E LA ATTUALE COLLABORATRICE DI NICOLE MINETTI

Lo scrive il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, nell’avviso di chiusura delle indagini per falso ideologico, notificato a 15 persone, tra cui 4 consiglieri provinciali milanesi del Pdl e Clotilde Strada, collaboratrice di Nicole Minetti e all’epoca responsabile del partito per la raccolta delle firme.
Nell’atto si parla di “firme apocrife”.
In particolare, le indagini degli inquirenti hanno accertato la falsità  di 618 firme presentate per la lista “Per la Lombardia” di Formigoni (a sostegno del listino ne vennero presentate circa 3800 in totale e la quota necessaria per legge è di 3500) e di 308 firme per la lista della circoscrizione provinciale milanese del Pdl.
Secondo gli inquirenti, poi, il sistema di falsificazione delle firme per le elezioni del 28-29 marzo 2010 era già  stato messo in piedi tra gennaio e febbraio.
Clotilde Strada, come si legge nell’avviso di chiusura che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, ha agito “in qualità  di vice responsabile del settore elettorale del Pdl Lombardia, ma in concreto unica effettiva responsabile dell’attività  di raccolta delle firme dei sottoscrittori necessarie per la presentazione delle liste”.
E ha agito in “concorso” con i consiglieri provinciali Massimo Turci e Barbara Calzavara, anche loro indagati, assieme agli altri due consiglieri della Provincia, Nicolò Mardegan e Marco Martino. Strada, stando al capo di imputazione, avrebbe consegnato a Turci e Calzavara, nell’ambito di un “disegno criminoso”, gli “elenchi dei sottoscrittori” delle liste “già  compilati con le generalità  complete e le firme apocrife”.
I consiglieri, che dovevano autenticare le firme in qualità  di “pubblici ufficiali”, attestavano invece “artatamente” di avere “previamente identificato ciascun sottoscrittore con il documento”, quando in realtà  non lo avevano fatto.
E in più, sempre stando all’imputazione, attestavano “falsamente” come “vere, autentiche ed apposte in loro presenza” firme che non lo erano.
Al consigliere Turci è contestato di avere da solo autenticato 536 firme false del ‘listinò di Formigoni e 205 di quello del Pdl.
Tra gli indagati anche il consigliere provinciale di Varese del Pdl Franco Binaghi, il sindaco di Magenta (Milano) Luca del Gobbo, il consigliere provinciale di Pavia Gianluigi Secchi e quello provinciale di Monza Massimo Vergani.
L’inchiesta era nata a seguito di un esposto in Procura dei Radicali di Marco Cappato che, dopo aver dato battaglia nei tribunali amministrativi per chiedere l’annullamento delle elezioni, si erano presentati con tre scatoloni con dentro oltre 500 firme da loro ritenute false.
Nel corso delle indagini era anche stato sentito come teste Guido Podestà , presidente della Provincia di Milano ed ex coordinatore lombardo del Pdl.
Nella primavera del 2010 il   listino dell’attuale presidente della Lombardia, fu momentaneamente escluso dalla competizione elettorale (per essere poi riammesso all’ultimo momento).

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EMERGENZA EPIDEMIA FELINA: UNA ONLUS CHIEDE AIUTO, DIAMOGLI UNA MANO CONCRETA

Ottobre 17th, 2011 Riccardo Fucile

A REGGIO CALABRIA LA PANLEUCOPENIA STA UCCIDENDO I GATTI OSPITI DELLA CAT HOUSE, NATA UN ANNO FA PER INIZIATIVA DI POCHE VOLONTARIE… SONO GIA’ DECINE I GATTI RICOVERATI, LA TERAPIA COSTA 25 EURO AL GIORNO

A Reggio Calabria è piena emergenza felina.
Una terribile epidemia, la panleucopenia, sta uccidendo tutti i gatti ospiti della cat house, nata a Reggio Calabria meno di un anno fa grazie all’ammirevole iniziativa di poche volontarie che si sostengono con le donazioni che arrivano da tutta Italia. Questa estate sono stati abbandonati davanti alla cat house decine di micini. Affrontare l’emergenza senza l’aiuto delle istituzioni è diventato impossibile.
Grazie a chi ha cuore e amore verso queste creature, si è potuto procedere al ricovero di circa 45 gattini in alcune cliniche veterinarie della Sicilia, mentre a Reggio Calabria sono in sedici i gatti ricoverati che lottano per la vita.
Le terapie di ogni micino costano 25 euro al giorno.
Si è scatenata una vera corsa di solidarietà  su Facebook, sulle varie pagine create per dare aiuto tra cui “Aiuto x la Cat House di Daniela Gironda e i suoi 100 gatti a rischio morte”.
Si tratta di un’Associazione di volontari che accoglie i gatti abbandonati per strada, li cura e li mette al sicuro, si prodiga per l’affidamento presso le famiglie che ne fanno richiesta.
Il tutto in forma assolutamente gratuita e senza alcuna sovvenzione da parte degli Enti pubblici.
Un’opera assolutamente encomiabile, resa possibile solo grazie alla grande passione messa in campo dai volontari e dalla loro enorme forza d’animo.
Negli ultimi mesi sono centinaia i gatti salvati.
Numeri enormi per un’Associazione cosi piccola che si appoggia solamente sul lavoro volontario quotidiano di due ragazze, Daniela e Sabrina, e sul supporto dei tanti attivisti che da ogni parte d’Italia inviano sostegni economici e morali.
Un’opera encomiabile dunque, messa in pericolo negli ultimi giorni da una grave epidemia di gastroenterite che ha messo in ginocchio praticamente tutti i gatti della Cat House e che rischia di decimarli in pochissimo tempo.
A questo punto il lavoro dei volontari, seppur fondamentale, non basta più.
“Servono medicine, trasportini, cibo, coperte e anche un aiuto fisico” è quanto si legge sulla pagina facebook dell’Associazione Il GattoNero Onlus.
L’emergenza può essere sconfitta solamente con l’aiuto di tutti.
Diamo una mano all’Italia migliore, quella del volontariato sociale.

Per contributi e donazioni
1) conto PAYPAL: danielagironda@gmail.com (e-mail)
2) BONIFICO Bancario: IBAN: IT26X0335901600100000015904
Intestato all’Associazione “Il Gattonero ONLUS” Banca Prossima
3) Conto BANCOPOSTA: Intestato a: Daniela Paola Gironda
IBAN: It67h0760116300000068740737
4) CARTA ricaricabile POSTEPAY n. 4023600599611151 intestata a Daniela Gironda; CODICE FISCALE di Daniela: GRNDLP74M52H224Q
5)CARTA ricaricabile POSTEPAY n. 402360046871902 intestata a BRUNO ANGELA. Codice fiscale: brnngl84s51h224j
(dando ANCHE il codice fiscale, pure chi NON ha una propria POSTEPAY PUO’ DONARE DA una qualsiasi RICEVITORIA SISAL o dalle POSTE).

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PARMA, EX ASSESSORE ALLA SCUOLA CONDANNATO PER TELEFONATE A LUCI ROSSE

Ottobre 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL POLITICO SOSTIENE CHE SI E’ TRATTATO DI COLLEGAMENTI INVOLONTARI, MA IL GIUDICE NON GLI CREDE: UN ANNO E SEI MESI

Mentre Berlusconi sponsorizza il partito “Forza Gnocca”, uno dei suoi uomini riceve una condanna di un anno e sei mesi proprio a causa dell’eccessivo interesse per la pornografia.
E’ successo ancora una volta a Parma, facendo infittire ulteriormente i rapporti tra Comune e Procura della Repubblica: dopo “Easy money”, che ha portato all’arresto di un assessore e di un funzionario, “Green money”, che ha visto le manette ai polsi del comandante dei vigili e 4 dirigenti pubblici, l’inchiesta sull’ospedale vecchio, ora arriva una bastonata anche per Giampaolo Lavagetto, ex assessore alle politiche scolastiche prima che la delega passasse nelle mani di Giovanni Paolo Bernini, ora in carcere.
L’ex assessore comunale è stato infatti condannato a 1 anni e 6 mesi in rito abbreviato, con l’accusa di peculato a causa dei collegamenti illegittimi effettuati con il cellulare comunali a siti internet pornografici.
Il tutto predisposto dal Gup Alessandro Conti, dopo aver ascoltato le richieste del pm Roberto Licci (2 anni) e dell’avvocato Amerigo Ghirardi (assoluzione).
Alla fine, comunque, nessun dubbio: Lavagetto si è collegato volontariamente ai siti hard con il cellulare pubblico, nonostante i tanti errori e la poca chiarezza della vicenda.
E così, l’attuale consigliere provinciale si ritrova con una condanna che ovviamente è stata sospesa, e un’interdizione dai pubblici uffici per il prossimo anno e mezzo.
Benchè Lavagetto sia il secondo assessore del Comune a ritrovarsi coinvolto in un’inchiesta penale, la sua vicenda è scoppiata ben due anni fa, con toni poco trasparenti. Il tutto è infatti uscito sulla stampa nello stesso momento in cui Lavagetto decise di candidarsi per la presidenza della Provincia, nonostante le fatture contestate risalgano al periodo settembre — gennaio 2009. In quel quadrimestre, infatti, molti assessori ricevettero bollette record da parte di Telecom Italia: Lavagetto sicuramente la più onerosa, con 90mila euro da pagare.
Una cifra che però non tornava, tanto che dopo alcuni controlli la Telecom confermò di aver sbagliato la fatturazione: in realtà  la cifra spesa per i collegamenti a siti internet wap era di 408 euro in quattro mesi.
Intanto si diffonde la notizia e la somma da pagare con soldi pubblici per Pietro Vignali è comunque alta, per cui il sindaco volle vederci chiaro presentando un esposto in Procura: dopo alcune indagini emerse che 170 euro erano stati spesi per l’abbonamento wap, mentre 230 per connettersi a siti hard.
Lavagetto allora propose subito al Comune di rimborsare la spesa, che a suo dire si era verificata per collegamenti involontari, con mille euro forniti personalmente.
Ma all’amministrazione non basta: va avanti. E per l’assessore viene chiesto il rinvio a giudizio.
Lavagetto sceglie il rito abbreviato: a suo favore una perizia di parte che dimostra come i collegamenti ai siti porno siano avvenuti davvero involontariamente, cliccando su una “vetrina” contenente i vari link.
Ma il pm ordina una controperizia, che dimostra come per quanto alcuni collegamenti siano stati involontari, altri, i primi, siano stati effettuati volontariamente con un cellulare che non era di sua proprietà .

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SUL CONDONO E’ SCONTRO NELLA MAGGIORANZA, IPOTESI PDL DI FAR SLITTARE IL VOTO SULLA LEGGE BAVAGLIO

Ottobre 10th, 2011 Riccardo Fucile

L’ESECUTIVO NAVIGA ORMAI A VISTA E TEME DI NON RIUSCIRE PIU’ A SERRARE I RANGHI…ANCHE CONFINDUSTRIA E BOSSI CONTRARI AL PROVVEDIMENTO, SI APRONO ALTRE CREPE NEL PDL

Fronti contrapposti nella maggioranza.
L’esecutivo naviga a vista e a Palazzo Grazioli si teme di non riuscire più a serrare i ranghi, così si sta valutando l’ipotesi di far slittare il voto sulla legge Bavaglio previsto per mercoledì
Prima negato e smentito, poi ripescato e confermato.
L’ultimo balletto dell’esecutivo si sta consumando attorno al condono. Una norma che divide la stessa maggioranza ma che prende corpo nel decreto sviluppo che, secondo quanto annunciato da Silvio Berlusconi, dovrebbe essere approvato entro metà  mese.
Umberto Bossi ha spiegato di essere contrario così come Giulio Tremonti che vuole puntare sulla lotta contro l’evasione, ma il Pdl insiste sulla necessità  di percorrere questa strada.
E a bocciare il condono arriva anche Confindustria. Emma Marcegaglia è stata fin troppo chiara: “La logica del condono dà  un messaggio assolutamente sbagliato, è una cosa che in un certo senso premia i furbi e noi abbiamo bisogno invece che tutti paghino le tasse e rispettino le regole. Quindi non credo che questa sia la scelta giusta”.
Anche secondo il numero uno di viale dell’Astronomia è necessario puntare sulla lotta all’evasione, come vuole il titolare dell’Economia che domani incontrerà  Bossi nel quartier generale della Lega in via Bellerio.
E oltre a Lega e Confindustria, il Pdl deve fare i conti con i frondisti del partito.
L’ultimo a uscire definitivamente allo scoperto è stato il governatore lombardo Roberto Formigoni. Il condono, ha detto, “non è la strada giusta”.
E mentre il ministro Rotondi garantiva che l’ipotesi non è nell’agenda del governo, il suo collega d’esecutivo, Ignazio La Russa apriva all’eventualità  così: “Ha ragione chi pensa che il condono fiscale può dare un segnale non positivo alla lotta all’evasione, ma siamo davanti a una casa che brucia e senza preconcetti dobbiamo vedere qual è la medicina con meno controindicazioni”.
Insomma, il condono è nei pensieri del Cavaliere.
Ma dovrà  giocare una nuova partita con Tremonti, contrario ad una misura incentivo all’evasione; fare i conti con Bossi e con i frondisti del partito, che nel chiedere un cambio di passo di ampio respiro partono dai singoli provvedimenti.
E al fronte interno già  aperto da Beppe Pisanu e Claudio Scajola, si aggiunge Raffaele Lauro, senatore del Pdl e membro della commissione affari costituzionali che boccia il condono e critica pesantemente i colleghi di partito che hanno difeso il provvedimento. “Definire eticamente giusto il condono fiscale grida vendetta al cospetto di Dio, costituisce un’aberrazione politica e rappresenta una offesa gravissima a tutti i contribuenti corretti, qualsiasi possa essere la destinazione delle risorse ricavate”, ha tuonato.
“Se il decreto per lo sviluppo sarà  impostato su una simile logica condonistica, piuttosto che sulle riforme strutturali, indicate anche dalla Bce e più volte da Bankitalia, il provvedimento non avrà  futuro e dimostrerà  l’impotenza del Governo ad affrontare la decadenza italiana, con tutte le conseguenze”.
L’incapacità  dell’esecutivo ad affrontare la crisi è dunque ormai riconosciuto anche all’interno dei partiti di maggioranza.
Nel Pdl, ma anche nella Lega.
Umberto Bossi sta combattendo una guerra interna per cercare di tenere ancora sotto scacco i ribelli del Carroccio che da mesi hanno individuato la loro nuova guida: Roberto Maroni.
Ma il ministro dell’Interno, per il momento, è rientrato nei ranghi.
Eppure l’esercito c’è e la rivolta verso il cosiddetto cerchio magico prosegue, alimentata dalle scelte “sbagliate” del Senatùr.
L’asse Arcore-padano dunque rimane ancora in vita ma traballa sempre più vistosamente.
E la settimana che si apre è decisiva per la maggioranza e per il governo.
Occhi puntati soprattutto sul voto di mercoledì sul ddl intercettazioni.
Il relatore del provvedimento, Enrico Costa, sta tentando una mediazione con l’Udc, presenterà  un testo morbido proprio per accontentare i centristi.
Ma nel partito di via dell’Umiltà  c’è pessimismo sulla possibilità  di un’intesa e, anzi, si punta il dito contro l’atteggiamento di Pier Ferdinando Casini che si lascia guidare da Gianfranco Fini. E Angelino Alfano ha chiuso all’Udc sulla proposta di invitare Berlusconi a fare un passo indietro, proponendo così una sorta di equilibrio: il premier resta ma addolciamo il testo sul Bavaglio.
Certezze nel Pdl non ce ne sono.
Neanche sui numeri della Camera, che oggi appaiono a rischio.
Per questo motivo il Pdl non esclude affatto un rinvio della discussione, magari di una ventina di giorni.
Sulle intercettazioni è possibile un’ulteriore riflessione, anche per capire se la maggioranza è capace ancora di serrare i ranghi.
E’ infatti previsto il voto segreto che, considerato il clima di tensione nel Pdl, potrebbe riservare non poche sorprese.
Rischio che potrebbe esserci anche qualora si decidesse di porre la fiducia sul testo. Raccontano che pure il ministro della Giustizia Nitto Palma sia contrario a ricorrere a quest’arma.
La preoccupazione non è solo quella di andare incontro ad eventuali trappole, ma anche di irritare il Quirinale che da sempre sul tema chiede un dialogo aperto tra le forze in Parlamento.
Il Guardasigilli vorrebbe arrivare ad un’ampia convergenza anche sulla prescrizione breve in discussione al Senato, un provvedimento — questo l’ulteriore timore — che potrebbe subire l’alt del Colle per motivi di incostituzionalità .
La maggioranza, quindi, naviga a vista sia sulla giustizia.
Giochi aperti anche sul decreto sviluppo: il ministro Paolo Romani, è in contatto con i tecnici del dicastero dell’Economia, il gruppo costituito dai vertici del Pdl sta lavorando con il sottosegretario Luigi Casero per sbrogliare la matassa ma il condono non piace a molti.
Ed è un elemento a favore di quanti sono critici e desiderosi di liberarsi del Cavaliere.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FIRME FALSE PER LE REGIONALI, LA CONSULTA SALVA COTA E FORMIGONI

Ottobre 5th, 2011 Riccardo Fucile

SECONDO LA CORTE COSTITUZIONALE IL CONTROLLO SULLA REGOLARITA’ DEGLI ISCRITTI SPETTA SOLO AL GIUDICE CIVILE…. SCONGIURATO COSI’ IL RISCHIO DI ANNULLAMENTO DEL VOTO: CI VORRANNO ANNI PRIMA CHE UN GIUDICE CIVILE SI ESPRIMA SULLA FIRME FALSE…I RADICALI: “D’ORA IN POI SARA’ IMPOSSIBILE OTTENERE GIUSTIZIA CONTRO UNA QUALSIASI TRUFFA ELETTORALE”

La Corte Costituzionale ha deciso: spetta solo al giudice civile il controllo sulla veridicità  delle firme per la presentazione di liste e candidati alle elezioni. I
l che, considerando che i tempi della giustizia civile in Italia superano di gran lunga la durata di una legislatura, significa solo una cosa: Roberto Formigoni e Roberto Cota, rispettivamente governatori di Lombardia e Piemonte, non rischiano più l’annullamento del voto di maggio 2010, quando sono stati eletti alla guida delle due giunte regionali.
Amara sconfitta, invece, per i Radicali, che avevano raccolto le prove della presunta combine e che ora minacciano di rivolgersi agli organi di giustizia internazionali per ricorrere contro la decisione della Cassazione.
Per ora, tuttavia, i Radicali hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a cui chiedono di intevenire.
Per Marco Cappato, già  candidato premier alle regionali ‘incriminate’ (ma poi escluso), la questione “non riguarda soltanto le elezioni regionali del Piemonte, nè soltanto quelle della Lombardia, dove noi Radicali abbiamo portato le prove della gigantesca truffa elettorale compiuta nella presentazione delle liste di Roberto Formigoni, con un migliaio di persone che hanno confermato in Procura della Repubblica di non aver mai firmato quelle liste”.
Per l’esponente dei Radicali — che si rivolge direttamente al capo dello Stato, “la conseguenza della sentenza di oggi significa, per il futuro del Repubblica italiana da Lei presieduta, che d’ora in poi sarà  ufficialmente impossibile per chiunque ottenere giustizia contro una qualsiasi, anche se gravissima, truffa elettorale in tempo utile prima della fine del mandato di chi è stato eletto grazie a quella truffa, ad ogni livello locale o nazionale che sia”.

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