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MA IL SALVINI CHE VUOLE CONDONI “PERCHE’ SIAMO IN GUERRA” E’ LO STESSO CHE DUE GIORNI FA DICEVA CHE “IL COPRIFUOCO SI FA IN GUERRA E NOI NON SIAMO IN GUERRA”?

Novembre 13th, 2020 Riccardo Fucile

COERENZA, QUESTA SCONOSCIUTA

Prima gli italiani? Meglio prima gli evasori.
Staccato clamorosamente nei sondaggi da Giorgia Meloni, il leader della Lega ricorre alla sua formuletta magica per recuperare consensi: i condoni.
Stavolta ne chiede tre, fiscale, tombale ed edilizio. E propone la metafora che aveva già  tirato fuori a maggio, alla fine del primo lockdown, per spiegare la sua idea che all’apparenza è semplicissima: “Io Stato ti chiedo 20 euro sui tuoi 100 euro che non puoi utilizzare per vari motivi, così quegli altri 80 euro li puoi rimettere nell’economia”.
Peccato che quei ‘vari motivi’ che Salvini non specifica siano evasioni fiscali, denaro non dichiarato, che non viene utilizzato in maniera legale ma che circola lo stesso, arricchendo sempre i soliti noti.
Che con la pandemia si sono arricchiti ancora di più, con la ricchezza che non viene distribuita a causa del blocco totale. I più ricchi sono più ricchi, i più poveri diventano poverissimi. Ma tra gli uni e gli altri, Salvini sceglie sempre gli alleati di sempre
Peraltro, nel suo tentativo di riguadagnare terreno, in pochi si accorgono di un’altra modifica nei discorsi del leader della Lega: “Se non fai un condono in tempi di guerra, quando lo fai?”. La guerra, beninteso, è la pandemia che stiamo affrontando.
La stessa che fino a due giorni fa fa Salvini sminuiva, come aveva fatto per tuta l’estate. “Il coprifuoco si fa in guerra, e noi non siamo in guerra” diceva.
E poi si domanda anche come mai stia precipitando nei consensi.

(da agenzie)

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BERNI NON CE L’HA FATTA: IL COVID SI E’ PORTATO VIA IL FORNAIO CHE REGALAVA IL PANE AI POVERI

Novembre 12th, 2020 Riccardo Fucile

IL PANETTIERE MILANESE, DURANTE IL PRIMO LOCKDOWN, AVEVA MESSO DELLE CESTE DI PANE FUORI DAL SUO NEGOZIO PER CHI NON AVEVA POSSIBILITA’

In Paolo Sarpi lo conoscevano in molti, forse tutti. Per trent’anni ha sfornato brioche e panini caldi per i grandi e i più piccoli. Poi è arrivato il Covid, il lockdown, e Berni — così era conosciuto Gianni Benardinello — aveva deciso di regalare le sue sfiziosità  a chi più ne aveva bisogno.
Fuori dal suo negozio aveva fatto trovare intere ceste di prodotti accompagnate da un messaggio semplice: “Per andare incontro a chi ha bisogno. Servitevi pure e pensate anche agli altri”. Purtroppo però la seconda ondata del contagio l’ha portato via. Aveva 76 anni.
Era un instancabile, Berni. Aveva imparato anche a costruire i droni e aveva fondato una startup con cui avrebbe iniziato a produrne su base industriale. Ai clienti del suo bistrot raccontava, tra una consegna e l’altra, di quello che aveva fatto nella vita: dall’orafo all’inventore di penne stilografiche, fino alla copertura della carica di vicesindaco a Trezzano sul Naviglio, il fotografo di moda, il pilota.
Diceva che “non c’è mestiere che non abbia esercitato e non c’è un ruolo qui dentro che non sappia svolgere anche io: dal pane all’impianto elettrico”.
Ieri, mercoledì 11 novembre, i funerali in una Chinatown che lo ha ricordato senza dare vita ad assembramenti
Ogni giorno avanzava pane e brioche che metteva in vendita a prezzi stracciati il giorno seguente qualora i poveri non lo ritirassero gratuitamente la sera prima.
Nel suo negozio si trovano ancora cinquanta tipi di pane differenti, mentre per quanto riguarda i biscotti era più legato alla tradizione: usava ancora la ricetta creata dalla bisnonna. Ora, tutto passerà  in mano alla famiglia.
Samuela, una delle figlie, ha dichiarato che “papà  sognava che Paolo Sarpi diventasse la strada più bella di tutta Milano. Lavoreremo anche per questo, dal nostro forno di famiglia”

(da Fanpage)

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PER IL COMIZIO A BENEVENTO SENZA MASCHERINA, SALVINI PAGA LA MULTA DI 280 EURO

Novembre 10th, 2020 Riccardo Fucile

E’ ARRIVATA LA MULTA COMMMINATA DAL SINDACO MASTELLA

Si era presentato al comizio senza mascherina. E sfidando le misure anti-Covid come al solito aveva accettato di fare diversi selfie con i suoi sostenitori. Per questo motivo il leader della Lega, Matteo Salvini, era stato multato e oggi ha pagato la sanzione. Il fatto risale allo scorso 25 agosto, quando l’esponente del Carroccio si era recato a Benevento per partecipare ad un incontro della campagna elettorale delle elezioni regionali della Campania.
In quell’occasione Salvini, il segretario regionale della Lega, Nicola Molteni, e altri dirigenti locali del Carroccio incontrarono i simpatizzanti del partito in via Traiano senza indossare la mascherina.
Il comportamento fu subito stigmatizzato dal sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che annunciò di aver fatto elevare una multa, da parte degli agenti della polizia locale, per il mancato uso del dispositivo di protezione individuala in presenza di assembramento.
E oggi, a tre mesi di distanza, Salvini e Molteni hanno pagato la sanzione di 280 euro (più le spese di spedizione postale).

/(da agenzie)

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QUANTE ORE DI SONNO PERDERA’ BIDEN PER SALVINI CHE DICE: “NON MI CONGRATULO CON LUI”?

Novembre 10th, 2020 Riccardo Fucile

SARA’ CERTAMENTE IL PIU’ GRANDE CRUCCIO DEL NUOVO PRESIDENTE USA

«Il vincitore non lo decidono i giornali». Così, Matteo Salvini — nel corso di una conferenza stampa in Senato — a proposito delle elezioni Usa.
Il leader della Lega non si è ancora voluto congratulare con Joe Biden per l’ormai certa vittoria nella competizione elettorale negli Stati Uniti, preferendo aspettare l’esito dei possibili ricorsi che Donald Trump e il suo staff legale hanno preparato.
Dunque, Salvini non si congratula con Biden, rompendo così un cerimoniale che è già  stato fatto proprio da diverse istituzioni italiane, a partire dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
«Congratularmi con Biden? Aspetto il risultato delle elezioni — ha detto Salvini -. Visto che c’è una discussione ancora aperta, e non in uno ma in diversi stati, quando ci sarà  il risultato definitivo avrà  tutte le congratulazioni del caso».ù
Matteo Salvini, tuttavia, dimentica che in Pennsylvania Biden ha 45mila voti di margine rispetto a Trump, proprio lì dove, nel 2016, l’attuale presidente degli Stati Uniti vinse di 44mila. Situazione analoga anche in Wisconsin, con Biden avanti di 20mila, laddove Trump nel 2016 vinse di 23mila voti.
Ancora più clamoroso il caso del Michigan, con Biden avanti di 149mila voti, mentre Trump nel 2016 vinse di 11mila voti.
Eppure, quattro anni fa, non ci fu tutta questa attesa per riconoscere la sconfitta di Hillary Clinton o la vittoria di Donald Trump.
Del resto, non è la prima volta che Matteo Salvini — negli ultimi giorni — ha condiviso dichiarazioni che fanno l’occhiolino alla campagna social sovranista USA: il caso dell’affermazione sul numero maggiore di schede rispetto ai votanti (rivelatasi una fake news) fa scuola.
Ma, siamo sicuri, Joe Biden si farà  una ragione anche di questo.

(da agenzie)

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SALVINI FA RIDERE TUTTA ITALIA: “COMMISSARIO COTTICELLI SCANDALOSO COME CHI L’HA NOMINATO”, MA L’HA NOMINATO IL SUO GOVERNO

Novembre 7th, 2020 Riccardo Fucile

LA NOMINA DEL COMMISSARIO ALLA SANITA’ CALABRESE RISALE AL GOVERNO GIALLO-VERDE E FU SOTTOSCRITTO DALLA LEGHISTA STEFANI

“La scandalosa inadeguatezza del commissario Cotticelli dimostra la scandalosa inadeguatezza di tutto il governo, che l’aveva appena confermato alla guida della Sanità  calabrese. I cittadini non meritano uomini come Arcuri e Cotticelli, ora sia la Calabria a riprendersi in mano la sua dignità  e la sua Sanità ”.
Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini. Ma il segretario del Carroccio dimentica che la nomina di Cotticelli è arrivata quando ancora faceva parte del Governo.
La scelta del commissario Cotticelli, nell’occhio del ciclone per le sue dichiarazioni sul piano pandemico calabrese, risale infatti al 7 dicembre 2018, ad opera dell’allora ministro dell’Economia Tria, di concerto con la ministra della Salute Grillo e sentita la ministra degli Affari Regionali Stefani, ed era stata confermata il 19 luglio 2019.

(da agenzie)

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“TRUMP’S ITALIAN CHEERLEADER”: COME ALL’ESTERO SFOTTONO SALVINI

Novembre 6th, 2020 Riccardo Fucile

LA MASCHERINA GRIFFATA, GLI SLOGAN DA COMPLOTTISTA MESSI ALLA GOGNA

Prima la mascherina griffata con il logo della campagna elettorale di Trump, poi l’assurda affermazione di voler vigilare su inesistenti brogli elettorali per l’ormai certa vittoria di Biden: “ha ragione Trump, fa bene a chiedere di controllare voto per voto. “Ci sono posti dove ci sono più voti che votanti. Ci saranno sorprese, aspettatevele. Confido che possano arrivare delle sorprese”.
La sopresa è che anche questa volta Salvini ha rilanciato una bufala, come ha dimostrato Snopes. Ma il leader della Lega grazie al suo attivismo pro Trump si è guadagnato il titolo di Trump’s Italian cheerleader dall’Independent.
“Salvini” continua il pezzo, “non ha mai nascosto il suo supporto a Trump, è apparso in pubblico con il cappello Maga e una mascherina Trump 2020″.
Il giornale inglese Independent ha riservato a Matteo Salvini un nomignolo poco lusinghiero, ossia ‘Cheerleader di Trump’: come si legge nell’articolo: ‘Il politico sovranista Matteo Salvini ha iniziato a diffondere false teorie complottiste riguardo le elezioni americane. Su Radio24 questa mattina, Salvini non ha fornito alcuna prova ma ha ripetuto le parole di Trump sul fatto che negli Usa sia in atto una frode elettorale”.
“Salvini” continua il pezzo, “non ha mai nascosto il suo supporto a Trump, è apparso in pubblico con il cappello Maga e una mascherina Trump 2020 e ha anche copiato alcuni slogan trumpiani per la sua campagna in Italia”.

(da agenzie)

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CONFRONTO DI STILI: “MELANIA E’ LA SFINGE DELL’AMERICA FAKE, JILL PIU’ CLASSICA, MA SPRINT”

Novembre 5th, 2020 Riccardo Fucile

L’ANALISI DELLA PROBABILE EX FIRST LADY E DI CHI STA PER SUBENTRARLE … “JILL BIDEN INSEGNA ALL’UNIVERSITA’, HA PORTAMENTO, SA COME MUOVERSI E NON E’ UNA RITOCCATA DALLA CHIRURGIA PLASTICA”

Melania Trump “rimarrà  negli annali come una delle figure più random della storia degli Stati Uniti, sfinge pop di un’America in cui il fake risulta più credibile del vero”. L’analisi impietosa della (probabile ex) first lady arriva direttamente da Palazzo Madamas, “osservatorio permanente sullo stile dei poteri forti”, account nato in questi giorni sui social network.
HuffPost ha raggiunto telefonicamente il misterioso fondatore — ex firma della moda che oggi studia i look dei potenti — per chiedergli di fare un confronto tra la moglie di Donald Trump e la (probabile) prossima first lady, Jill Biden, moglie di Joe, che in questo momento è a un passo dalla Casa Bianca.
“Il paragone non è possibile”, spiega, “perchè comunque Jill Biden è stata già  moglie di un vicepresidente (il suo attuale marito Joe)” nell’era Obama, quindi durante il mandato di un “presidente popolarissimo”, ed è una donna che da tutta la vita sta sotto i riflettori, visto che suo marito era già  senatore e politico navigato”.
Insomma, è abituata alla ribalta mediatica, “sa cosa dire e cosa non dire, sa come muoversi”. Diversamente Melania, “anche se senza dubbio è in assoluto la più fotogenica first lady della storia, perciò avvantaggiata come icona di stile”, si è ritrovata in quel ruolo “senza avere gli strumenti per farlo, tanto che è fin troppo facile darle addosso”.
Il suo guardaroba? “In questi quattro anni ci ha regalato una serie di autentiche perle finte: dal power dressing da soap opera per i viaggi di Stato, agli outfit ‘Top Gun’, fino a quelli ‘La mia Africa’, con un citazionismo talmente letterale da rasentare il cosplay (la pratica di travestirsi da personaggi di videogiochi, fumetti o della letteratura fantasy, ndr)”. Quasi come se fosse “una che interpreta un ruolo e non una che è first lady”.
Gli abiti di per sè “le stanno bene, sono impeccabili, perfetti, ma sono muti, non dicono granchè” e spesso risultano “fuori contesto”. Quando è venuta in Italia “ha voluto omaggiare il nostro Paese scegliendo Dolce & Gabbana, ma il cappotto da oltre 50.000 dollari che ha indossato non ha aiutata la sua popolarità “.
Lei si veste “come si sarebbe vestita una moglie del Presidente Usa negli anni Ottanta, quando le prime donne d’America non avevano voce e si guardava solo come arredavano la Casa Bianca e quali charity sostenevano”.
Si tratta di uno “stile conservatore”, che “non prende rischi” e forse alla fine “è meglio così”: le volte che ha cercato di fare dei passi un po’ più azzardati “è stato un disastro”, come quando “ha messo il famoso parka con la scritta ‘I really don’t care. Do u?’ ed era appena stata con il marito a visitare un campo di rifugiati’…”. In quell’occasione “non si è capito a cosa di riferisse ed è stato completamente frainteso”.
Prima di lei c’era stata Michelle Obama, “con un senso dello stile pazzesco, che padroneggiava lo strumento della moda e che ha capito subito che gli abiti della first lady non sono una questione di sessismo, ma un canale attraverso cui si può fare politica”.
Lo ha compreso quando ha indossato “i designer americani, promuovendo dei giovani stilisti, che è la stessa cosa che fa Kate Middleton in Inghilterra”, che addirittura in occasione del fidanzamento ufficiale ha messo “un abito di un famoso pronto moda inglese che poi ha fatto soldout in una settimana in tutto il Paese”. Lei con la sua scelta “voleva sostenere quel settore dell’economia”.
Melania è stata “il colpo di scena nel colpo di scena dell’elezione di Trump” e con lei “d’un tratto ci siamo trovati come in un film di Almodovar”. Forse “non voleva nulla di più di sposare il miliardario Trump e farci un figlio”, quindi è probabile che si sia trovata in una situazione più grande di lei.
“La cosa le è caduta tra capo e collo e non l’ha saputa gestire bene: pensiamo al plagio di un discorso di Michelle Obama, episodio che ha contribuito a farne un meme nottetempo”. Il fondatore di Palazzo Madamas non si ferma più ed emette la sua sentenza: “Da un punto di vista paradossale e comico i suoi errori comunicativi sono fantastici, inarrivabili”.
La consorte del democrat Biden, invece, “sa gestire la sua presenza mediatica ed ha un profilo molto diverso: è una professoressa universitaria d’inglese”.
Il punto di contatto potrebbe essere “la bellezza e il fatto che anche lei abbia avuto nella vita una breve parentesi di modelling come Melania, prima di incontrare Joe Biden”.
A differenza della signora Trump, però, “niente jet privato, niente foto di nudo sulla pelliccia e con addosso solo gioielli”. Jill è “una donna che si cura ed ha un certo portamento”. Il suo è uno stile “abbastanza conservatore, però sprint”, da classica signora americana “volitiva, che se c’è da fare una cosa la fa senza chiedere il permesso al marito”.
Guardando le foto che girano in Rete si nota la sua passione per le scarpe alla moda, come le J’adior di Dior e in passato le rockstud di Valentino.
“La sua — fa notare l’ex penna del fashion system — è una storia ancora tutta da scrivere, però a giudicare da come ha affrontato la campagna elettorale, mi sembra che non si sia mai messa delle cose particolarmente obbrobriose”. Vedremo se i designer “faranno a gara a vestirla o se faranno come Tom Ford che si rifiutò di vestire Melania, anche se poi motivò la scelta dicendo che una first lady dovrebbe indossare capi non troppo costosi”. Quella di Jill Biden è una “bellezza matura che lei porta con naturalezza e non con una maschera di chirurgia plastica”.

(da “Huffingtonpost”)

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“MORTO DA PATRIDIOTA”: LO STREET ARTIST ANDREA VILLA SEPPELLISCE I NO MASK

Novembre 1st, 2020 Riccardo Fucile

I MANIFESTI AFFISSI A TORINO

«Morto da patridiota» è l’ultima opera dello street artist senza nome di Torino che durante la notte di Halloween ha affisso i suoi manifesti con la scritta No Mask inciso su una lapide.
Il poster che sbeffeggia i negazionisti del Coronavirus, si trova in piazza Zara e alla rotonda di Viale Dogali, negli stalli pubblicitari. Lo street artist, che vuole restare anonimo, si firma come Andrea Villa.
L’autore ha raccontato a Open che l’idea per l’ultima opera è giustificata dal fatto che «l’autorizzazione dell’opinione pubblica alla demagogia culturale ha creato una degenerazione dei costumi dovuta principalmente all’ incapacità  degli utenti ad usare i nuovi media per arricchire il loro bagaglio culturale».
Secondo Villa il diritto di informazione «dovrebbe essere tolto al popolo perchè citando Umberto Eco “genera una legione di imbecilli”, e quindi penso che il popolo dovrebbe essere guidato da una classe aristocratica intellettuale poichè fondamentalmente non capisce un cazzo».

(da agenzie)

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SALVINI DALLA CONQUISTA DEL MONTE BIANCO A “SIAMO TUTTI FRANCESI”

Ottobre 30th, 2020 Riccardo Fucile

DOPO LE CAZZATE SULLA FRANCIA CHE CI VUOLE RUBARE LA VETTA SI PASSA AL “SIAMO TUTTI FRANCESI”

Salvini è fatto così,qualche giorno fa soffiava sul fuoco della bufala del Monte Bianco “rubato” dalla Francia: “Mentre Di Maio dorme, la Lega va ai piedi del Monte Bianco per ribadire ai francesi che non possono fare quello che vogliono! #giùlemanidalmontebianco #Italia”.
La storia del Monte Bianco, come spiega bene Butac, è la solita fake news: “è vero che negli anni i Comuni confinanti hanno di volta in volta cercato di dire la loro su dove stesse esattamente il confine tra le vette.
Ma non c’è nessuna “invasione”, bensì una disputa, completamente amichevole, basata perlopiù su ragioni logistiche (chi deve soccorrere chi nel caso siano sul confine?). Disputa di cui tutti sono a conoscenza, guarda caso basta consultare un po’ di cartine geografiche per accorgersi di che non vi è un confine ben delineato per nessuno. Dare a intendere che la Francia ci stia invadendo serve solo a quella narrazione che ci vuole come Cenerentola d’Europa, bistrattata da tutti”.
E Salvini ci ha sguazzato fino a che non gli è convenuto dire altro dopo l’attentato di Nizza. Da allora il leader della Lega ha cambiato completamente tono twittando: “Ora con i parlamentari della Lega a Roma all’Ambasciata di Francia, Paese sotto attacco della violenza bestiale del terrorismo islamico.   Oggi siamo tutti francesi senza se e senza ma, ma serve un impegno di tutti per sradicare dall’Italia e dall’Europa il fanatismo .. chi uccide in nome di Allah. No alla Turchia in Europa, tolleranza zero contro Stati-canaglia come l’Iran, chiusura dei luoghi di culto dove si inneggia all’odio”.
Chissà  quanti giorni ci vorranno per ricominciare la conquista del Monte Bianco.

(da Giornaletttismo)

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