Destra di Popolo.net

OLTRE UN MILIONE DI VISITE: GRAZIE A VOI, “DESTRA DI POPOLO” FA OPINIONE E CONTROINFORMAZIONE

Agosto 9th, 2011 Riccardo Fucile

TAGLIATO UN TRAGUARDO CHE BEN POCHI SITI DI DESTRA HANNO MAI RAGGIUNTO… OLTRE CINQUEMILA ARTICOLI POSTATI… RACCONTANDO SEMPRE VERITA’, ANCHE QUELLE SCOMODE: SOLO COSI’ PUO’ GERMOGLIARE UNA NUOVA DESTRA SOCIALE E POPOLARE CHE DIA SPERANZA AL NOSTRO PAESE

Nel concederci una settimana di ferie, approfittiamo dell’occasione, per una volta, per parlare di noi e festeggiare con i nostri lettori il raggiungimento di un traguardo impensabile: un milione di visite, obiettivo raggiunto da pochissimi siti italiani di destra.
Il nostro/vostro blog (senza il vostro aiuto non sarebbe stato possibile arrivare a certi numeri) è cresciuto in modo impressionante nell’ultimo anno con oltre 400.000 visite, pur non essendo pubblicizzato da nessuno, in quanto notoriamente diamo fastidio a tutti (in primis alla “becerodestra” che governa il nostro paese).
Ogni giorno cerchiamo di interpretare lo spirito e i valori che dovrebbero animare la destra sociale italiana: solidarietà , meritocrazia, unità  nazionale, attenzione ai ceti deboli e più esposti alla crisi economica, lotta alla Casta e alla corruzione, alla criminalità  e alle infiltrazioni mafiose nei partiti.
Ci siamo fatti tanti amici in quell’Italia pulita e onesta che, a destra come a sinistra, lotta per una società  migliore e una politica pulita.
Siamo felici di rappresentare questa Italia, fatta di giovani, di donne, di uomini che non svendono la propria dignità  e i valori, anche differenziati, in cui credono, comunque la pensino.
Ci siamo fatti anche qualche nemico, ma non è un problema: di lerciume in Italia ce n’è tanto, saremmo dei folli se pensassimo che non diamo fastidio a certi soggetti.
C’è a chi fa comodo che esistano ancora una destra e sinistra intrallazzate tra loro negli scandaletti da Prima Repubblica, c’è chi trova funzionale ai propri interessi una destra becera e puttaniera, reazionaria e borghese, parolaia e tangentara.
Siamo anche orgogliosi, insieme agli amici genovesi di Futuro e Libertà , di avere denunciato anomalie nella gestione della politica locale del partito di Fini, offrendo a Gianfranco una opportunità  unica, finora non sfruttata.
Quella di rappresentare il primo partito in cui, proprio dall’interno e prima di eventuali provvedimenti di altro genere, tali anomalie vengono denunciate: abituati ai berluscones che difendono l’indifendibile, negando persino l’evidenza o a un certo Pd alla Penati e alla Pronzato dove tanti sapevano ma troppi sono stati zitti per convenienza, anche questa scelta è elemento di speranza e novità  per il sistema politico italiano.
Noi dettagliamo, documentiamo, denunciamo, sempre e solo dati alla mano.
Siamo riusciti, con la nostra piccola macchina da guerra mediatica, a fare diventare giustamente il caso Fli-Genova un caso nazionale: ora qualcuno dovrà  decidere a Roma da chi vuol farsi rappresentare.
E rivolgiamo nell’occasione un invito a chi milita in altri partiti: se vedete cose che non vanno o infiltrazioni della ciminalità  fate come noi, denunciatele.
Così si fa pulizia morale, così si costruisce una nuova politica, solo cosi può rinascere la fiducia nella “cosa pubblica”.
Senza la vostra coraggiosa denuncia state certi che dai vertici nessuno farà  mai un cazzo (ammesso che lo faccia dopo).
Vi o ci espelleranno da qualche organismo, non vi o ci daranno retta?
Peggio per loro, si sputtaneranno da soli, altro che parlare di legalità , dovranno chiudersi in casa a doppia mandata.
Sono cose che stiamo vivendo serenamente e lucidamente sulla nostra pelle, tra minacce, scippi persino di pagine facebook con iscritti in carico, diffamazione continuata, diffide patetiche.
Noi rispondiamo coi fatti e coi documenti, con le testimonianze e le norme giuridiche che abbiamo sempre osservato (a differenza di altri che saranno chiamati a risponderne) ): il fronte della legalità  si è allargato, stampa e opionione pubblica sono con noi.
E’ la rivolta degli “indignados” futuristi che vogliono un partito pulito e la possibilità  di fare politica senza inciuci e frequentazioni con inquisiti e condannati, attenzionati e pataccari.
Qualche autorevole esponente nazionale di Futuro e Libertà  ha chiesto il commissariamento del partito in Liguria: vedremo chi in Fli oserà  opporsi e poi magari continuare ad andare in Tv a parlare di legalità , rischiando gavettoni di ridicolo.
Comunque vada, abbiamo vinto.
Buon ferragosto a tutti, ci rileggiamo il 18 agosto.

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LA CASTA NON RINUNCIA AI PRIVILEGI: E SUL WEB SCOPPIA LA RIVOLTA BIPARTISAN

Luglio 16th, 2011 Riccardo Fucile

IL “FATTO QUOTIDIANO” CITA “DESTRADIPOPOLO.NET”: “UNA CLASSE POLITICA CHE RAPPRESENTA LA CASTA DELLA VERGOGNA”… DA DESTRA A SINISTRA SI SCATENA LA PROTESTA DEGLI ELETTORI: “SIETE TUTTI UGUALI”

La manovra finanziaria picchia duro nelle tasche dei cittadini, ma non incide minimamente sui costi della politica.
Su internet si scatena la protesta degli elettori di entrambi gli schieramenti: “La verità  è che siete tutti uguali e ve ne fregati di noi!”
Una manovra lacrime e sangue che svuota le tasche degli italiani.
Di tanti italiani, ma non di tutti.
Perchè anche questa volta la Casta si è salvata e ha deciso di non risparmiare sui suoi sprechi.
Una decisione che ha sollevato l’indignazione degli elettori sia di centrodestra che di centrosinistra, uniti per una volta nella protesta che da Facebook a Twitter sta facendo ribollire il web.
Eppure c’è chi già  aveva previsto una manovra contro gli italiani e a favore del Palazzo.
Infatti giovedì pomeriggio, alla vigilia dell’approvazione, Nickols sul forum dei giovani padani ne era già  convinto: “Non metteranno le mani nelle tasche dei parlamentari”. Tanti gli elettori del Carroccio infuriati contro il mantenimento dei privilegi e, visto che la piattaforma di Radio Padania è ancora “momentaneamente chiusa” dalla sconfitta della Moratti a Milano, si sfogano sulla pagina Facebook dell’eurodeputato Matteo Salvini.
“Leghista fino a ieri convinto — scrive Luigi -, alla prossima tornata voterò il partito che si impegni pubblicamente a dimezzare il numero dei politici, gli stipendi e le pensioni della Casta”.
Gli gli fa eco Carlo, che lo invita anche a dare il buon esempio: “Avete negato la crisi per un paio di anni, un governo che salta da uno scandalo all’altro, tagli alla spesa sociale imponenti e spesa della casta immutata. Dia l’esempio, metà¡ del suo stipendio a un associazione di beneficenza”.
E infine Bob se la prende con Tremonti e con chi ha sostenuto la sua manovra da “truce tributarista”: “Quel piccolo ‘genio’ — commenta — che fa su costi della politica, vitalizi, auto e aerei blu? Li rimanda alla prossima legislatura”.
Sul versante Pdl, invece, il sito ForzaSilvio non ha avviato nessuna discussione sui mancati tagli che fanno però capolino negli sms inviati su Spazio Azzurro, piattaforma online degli elettori di centrodestra.
Il moderato chiede “perchè si possono fare da subito i tagli ai vitalizi delle persone normali mentre si rinviano quelli della casta” e chiede “il licenziamento di Tremonti che ha fatto ‘macelleria sociale’ e non ha tagliato la Casta”. L’indignazione prosegue nei commenti di Paola che, ormai, trova addirittura inutile l’esistenza di un forum online del Pdl e scrive: “Credo che questo Spazio Azzurro non abbia più ragione di esistere. Quindi, Cav. chiudilo e vai a divertirti tu che puoi. Noi dobbiamo pagare le pensioni alla casta”.
Gabriele poi trova insopportabile che i politici siano “sempre nello sfarzo” e promette: “non voterò più”.
Come Giuseppe che per lo stesso motivo spiega che di “queste e altre ingiuste discriminazioni alle prossime elezioni ne terremo conto”.
E anche sui blog di riferimento per la maggioranza, gli elettori non usano mezzi termini.
Senatori e deputati sono “ladri” per decine di utenti sulla pagina facebook di Daw blog e destradipopolo.net descrive questa classe politica la “Casta della vergogna”.
Durissimo il post di Leonardo Facco che su Movimento Libertario osserva: “L’arroganza, la protervia, l’arbitrarietà , la presunzione di questi cialtroni non ha limiti”, perchè ci costringono a pagare anche “qualche prebenda loro personale”.
Ma anche i siti dell’opposizione sono inondati dalle critiche dei loro elettori.
Sulla pagina facebook del Partito democratico infatti, piovono commenti severi alla nota “Vitalizi dei parlamentari e costi della politica. La fiducia posta dal Governo ha impedito di votare le nostre proposte”.
Lì il partito punta il dito contro le “ricostruzioni pelose” di Libero sui due interventi dei senatori Marilena Adamo e Francesco Sanna contrari ai tagli.
Maria, elettrice di centrosinistra osserva che “da un’opposizione che si propone a divenire forza di governo queste scivolate come minimo sconcertano” e Salvo chiude lapidario: “La verità  è che siete tutti uguali e ve ne fregati di noi!”.
Nessuno sconto alla Casta anche sulla pagina facebook di Antonio Di Pietro che si difende: “Noi l’abbiamo detto e proposto […]. Hanno scelto un’altra strada, quella di togliere ai cittadini e salvare la Casta”.
Per i suoi fan online, “il costo della politica è ormai insostenibile sia economicamente che moralmente” e Pd e “Pd meno L sono uguali circa la salvaguardia dei privilegi della casta”.
Purtroppo, infatti, per tanti “era un finale già  scritto” perchè “non c’erano dubbi sul fatto che la casta si sarebbe preservata a discapito dei cittadini”.
Su Twitter intanto piovono messaggi contro i mancati tagli con l’hashtag #bastacasta e su Facebook è stato creato l’evento “Un milione di firme per ridurre gli stipendi ai politici italiani” sottoscritto da oltre 580mila persone e fissato per il 31 maggio 2012 per chiedere, fra l’altro, la “riduzione del 30% degli stipendi”, le “auto blu solo alle 4 più importanti cariche dello Stato italiano”e “l’abolizione del 70% dei vitalizi per i politici italiani” perchè “guadagnano abbastanza per pagarsi la maggior parte delle cose quotidiane da soli”.

Eleonora Bianchini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL CONTO SALATO PER GLI UFFICI DEI SENATORI: SPESI 81 MILIONI DI EURO IN 14 ANNI

Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile

DENUNCIA DEI RADICALI: ISITITUZIONI USATE COME UN BANCOMAT PER IMPRENDITORI AMICI DEI POTENTI….PER GLI UFFICI DI 86 SENATORI LO STATO SPENDE 5.654 A TESTA PER UNA STANZA A ROMA…SI SPENDE DI PIU’ DI AFFITTO CHE SE AVESSERO COMPRATO LO STABILE

Ottantuno milioni e 600 mila euro: è lo spaventoso conto che è stato presentato ai contribuenti italiani per gli uffici di 86 senatori a partire dal 1° maggio 1997.
Circa 950 mila euro ciascuno. Ovvero, 67.857 euro l’anno, 5.654 al mese, per una stanza nel centro di Roma.
Tanto per capire, con quei soldi si paga a Roma la pigione di una decina di appartamenti in periferia.
Oppure l’affitto di almeno un paio di uffici da 123 metri quadrati come quello di proprietà  dell’Ipab occupato in piazza Campitelli dall’assessore alla Casa del Comune, l’europarlamentare Alfredo Antoniozzi.
Ma per capire come si è arrivati a spendere una cifra che ha dell’incredibile è necessario tornare al 1997, quando l’amministrazione di palazzo Madama (presidente del Senato era Nicola Mancino e segretario generale Damiano Nocilla) stipula con una società  dell’immobiliarista Sergio Scarpellini un contratto d’affitto di un ex albergo romano, il Bologna, dove collocare 86 studi di altrettanti senatori.
Prezzo, tre miliardi e mezzo di lire l’anno: un milione 807.599 euro più Iva e rivalutazione Istat.
Scarpellini è un personaggio piuttosto noto negli ambienti istituzionali: è il proprietario dei palazzi Marini, occupati, con un meccanismo contrattuale di cui beneficia la sua società  Milano 90, del tutto analogo a quello dell’ex albergo Bologna, dagli uffici dei deputati.
Ma per cifre molto più ingenti, considerando i volumi: in 13 anni l’amministrazione di Montecitorio ha speso 561 milioni per gli affitti e i servizi annessi.
I contratti prevedono infatti che Scarpellini fornisca alla Camera non solo gli spazi fisici ma anche il servizio chiavi in mano: portineria, commessi, pulizie, bar…
Così anche all’ex albergo Bologna.
Dove il Senato paga dal 1997 per i servizi una cifra netta aggiuntiva alla pigione pari a un milione 291.142 euro l’anno.
Tutto sembra filare liscio fino al 2001, quando il Senato decide di far valere una clausola contrattuale che gli garantisce il diritto ad acquistare l’immobile. Il prezzo viene fissato da un collegio arbitrale in 23 milioni 920.475 euro.
Ma Scarpellini lo contesta e ne nasce un contenzioso.
Alla fine il Senato rinuncia all’acquisto e Scarpellini rinuncia a due anni di pigione.
E si va avanti con l’affitto, grazie a un nuovo contratto di 10 anni con scadenza il 1° maggio 2013.
Nel frattempo però l’amministrazione del Senato, dove è salito alla presidenza Marcello Pera e Antonio Malaschini è diventato segretario generale, non se ne sta con le mani in mano.
Sono gli anni in cui non si bada a spese e qualche mese prima compra un palazzetto a Largo Toniolo dalla società  di un signore che ha rilevato quello stabile da un fallimento e non è certamente un illustre sconosciuto.
È un senatore in carica. Si chiama Franco Righetti, autore di una lunga traversata centrista dal Ccd all’Udeur.
Pur senza i numerosi protesti bancari che per giunta affliggono l’onorevole in questione, ce ne sarebbe abbastanza per porsi più d’una domanda.
Che però, al Senato, nessuno si pone.
In quel palazzetto, secondo i piani, dovrebbero in futuro finire una parte degli uffici dell’ex albergo Bologna.
Ma l’avventura immobiliare si rivela un mezzo disastro: il palazzetto è composto da una decina di appartamenti classificati come abitazione, e il Comune di Roma non concede il cambiamento di destinazione d’uso.
La pratica si sblocca soltanto nel 2008, quando il sindaco Walter Veltroni si candida alle politiche e nella giunta tecnica che gli subentra compare come «sub commissario» con delega all’urbanistica proprio una dirigente del Senato. Fulmineo, a quel punto, il via libera del Comune.
E i lavori possono partire: in quel palazzetto troveranno posto 30-35 uffici.
Non contenti, mentre si sta comprando il palazzetto di Largo Toniolo, i signori del Senato concludono un’altra ardita operazione immobiliare: l’affitto dall’Isma, l’Istituto Santa Maria in Aquiro, di un altro palazzetto di 3 mila metri quadrati a poca distanza dal Pantheon.
È così malandato che saranno necessari interventi costosissimi.
Ma la ristrutturazione sarà  quasi interamente a spese dello Stato. S
enza considerare che il Senato comincia fin da subito, prima ancora dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, a pagare l’affitto: 425 mila euro l’anno più Iva e adeguamento Istat.
Il calvario va avanti otto anni e oggi non è ancora finito.
Dopo lavori interminabili, soltanto nei giorni scorsi sono stati consegnati i primi 21 uffici.
La ristrutturazione, gestita come quella del palazzetto di Largo Toniolo dal provveditorato alle opere pubbliche del Lazio, già  regno di Angelo Balducci, è costata allo Stato 26 milioni: quasi 9 mila euro al metro quadrato, cifra addirittura superiore, secondo le quotazioni di mercato, al valore dell’immobile.
Ben 7 volte il costo che una perizia del Demanio, rivelata dalla trasmissione Le Iene su Italia 1, aveva considerato congruo: pena la possibilità  di dichiarare nullo quel contratto.
Che però, guarda caso, nessuno si sogna di impugnare.
Commenta il segretario radicale Mario Staderini: «Sembra che la priorità  fosse far girare soldi più che avere nuovi uffici. La sensazione è che Camera e Senato siano stati utilizzati come un bancomat per imprenditori d’area e annesse spartizioni partitocratiche. E ora ci ritroviamo una città  della politica che occupa 220 mila metri quadrati, quattro volte il Louvre».
E il bello è che se i radicali non avessero preteso che fossero resi pubblici tutti i contratti, di questo pasticcio non si conoscerebbero molti dettagli.
Il bilancio è agghiacciante.
Per affittare gli 86 uffici dell’ex hotel Bologna il Senato ha già  sborsato, Iva compresa, circa 26 milioni mezzo: tre milioni in più di quello che, secondo la stima contestata da Scarpellini, sarebbe costato acquistare l’immobile.
Altri 25,7 milioni per comprare e ristrutturare il palazzetto di Largo Toniolo dove andrebbero 35 uffici.
Per non parlare dei 29,4 milioni andati in fumo per Santa Maria in Aquiro, che dovrebbe accogliere altri 51 (ma c’è chi dice 54) uffici: 26 milioni per ristrutturarlo più 3,4 milioni di affitti inutilmente pagati per 8 anni, dal 1° marzo 2003 a oggi.
Per questo immobile lo Stato ha speso più quattrini di quanti ne sarebbero serviti per comprarlo.
Invece l’immobile resterà  di proprietà  dell’Isma e quando sarà  scaduto il contratto, nel 2021, se il Senato vorrà  continuare a occupare quegli uffici dovrà  pagare una pigione raddoppiata: 850 mila euro.
Un affarone.
Il totale speso finora per quegli 86 uffici è dunque di 81,6 milioni.
Oltre alle bollette e ai servizi necessari al loro funzionamento.
Il tutto per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, se si eccettua il piccolo stabile di Largo Toniolo.
Risponderà  mai qualcuno per questo immane spreco di denaro pubblico?

Sergio Rizzo
(da “Il Corriere della Sera”)

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CONCORSI BEFFA: “DESTRA DI POPOLO” BATTE IN TRIBUNALE IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI GENOVA

Marzo 7th, 2011 Riccardo Fucile

REO DI AVER DENUNCIATO LE INCONGRUENZE DI CONCORSI PUBBLICI DI CUI ERANO GIA’ NOTI, ALL’INTERNO DELL’ENTE, I VINCITORI ANCOR PRIMA DELL’ESITO DELLA PROVA, INDOVINANDO QUATTRO NOMI DI VINCITORI SU SEI, IL   NOSTRO DIRETTORE ERA STATO CITATO IN SEDE CIVILE PER DIFFAMAZIONE E DANNI ALL’IMMAGINE DELLA PROVINCIA DI GENOVA DAL PRESIDENTE REPETTO…IL TRIBUNALE HA   DECISO: NON ESISTE REATO DA PARTE DI FUCILE NE’ NEL MERITO, NE’ IN TERMINI DI DIRITTO

Quando Davide batte Golia: potrebbe essere l’immagine adatta per focalizzare questa vicenda.
Da una parte un sito coraggioso, tanti dipendenti della Provincia di Genova che ci segnalano fatti circostanziati, nomi, vicende, un politico (il nostro direttore) che non ha paura di metterci la faccia e riportare le segnalazioni, pur mantenendo la riservatezza sui nomi.
Nella speranza che qualcuno dall’alto intervenga per porre fine a una   serie di concorsi beffa.
Ne parla la stampa cittadina, ma non interviene nessuna autorità  preposta a dare spiegazioni e a ristabilire la trasparenza necessaria a concorsi che vedono partecipare centinaia di ragazzi e ragazze genovesi nella illusione di avere qualche chance di   poter trovare occupazione.
Tace la patetica finta opposizione di centrodestra   in Provincia, tacciono le autorità  preposte al controllo di legittimità  sulle denunce pervenute dall’interno dell’Ente, non tace la Giunta provinciale e il suo presidente Repetto.
Che, invece che nominare una commissione interna per verificare se i concorsi si sia svolti o meno in maniera consona ai regolamenti, pensano bene di citarci davanti al tribunale civile per “danni all’immagine” e diffamazione.
Un tipica operazione di “intimidazione” come denunciato in aula dal nostro legale, avv. Graziano Lercari.
Lo stesso sistema usato da altri politici del Pdl a livello nazionale contro la libera stampa, viene usato a Genova dal Pd (che pur firmava a livello nazionale appelli nei confronti di chi aveva chiesto i danni all’Unità ) contro chi ha osato sollevare il tappeto, scoperchiando la polvere annidata sotto.
E mentre partiva la caccia ai nostri presunti informatori interni in Provincia, Golia-Repetto, coi soldi pubblici, si pagava la causa contro di noi, piccoli Davide.
Neanche il decoro di pagarsela di tasca propria.
Ma a differenza di chi strepita contro la magistratura, noi non ci siamo mai lamentati, conosciamo bene le pressioni che il potere sa esercitare contro chi disturba i manovratori.
Noi abbiamo fiducia e rispetto nelle istituzioni del nostro Paese, non siamo fuggiti dal “giudice naturale”, ci siamo difesi, dimostrando la nostra correttezza.
Il tribunale ci ha   dato ragione nel merito dei fatti e in punta di diritto, respingendo la richiesta della Provincia di Genova.
Quando avremo la motivazione della sentenza la pubblicheremo, per noi il caso è chiuso, per altri (dal Pdl genovese al latitante Brunetta) non è mai iniziato.
Abbiamo solo cercato di difendere il diritto di un migliaio di ragazzi e ragazze genovesi a non essere presi per i fondelli quando si presentano a sostenere un concorso pubblico.
Qualcuno forse dovrebbe chiederci scusa?
Non ci saranno scuse, tranquilli, non è nel loro Dna, cosi come il rassegnare le dimissioni per aver perseguito chi segnalava anomalie, invece che indagare su chi le aveva generate.
Questa è la politica in Italia.
In altri Paesi avrebbero subito convocato chi denunciava tali evidenti anomalie concorsuali per vederci chiaro e per ristabilire la legalità  e la dignità  dell’Ente.
Da noi invece si denuncia solo chi osa fare segnalazioni e magari si invita a pranzo qualche giornalista per indurlo a “soprassedere” sulla vicenda.
Questa è la “vostra politica”.
Spiacenti noi siamo diversi.
E tosti più che mai.

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IERI 6.000 VISITE IN UN GIORNO FESTIVO

Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile

“DESTRA DI POPOLO” RINGRAZIA I SUOI LETTORI

Ieri, pur essendo un giorno festivo, il nostro/vostro sito ha battuto un altro piccolo record: quello di 6.000 visite giornaliere, vicino alle 8.000 ottenute qualche tempo fa in un giorno feriale.
La notizia diventa anche una occasione per ringraziarvi: siamo scomodi e lo sappiamo, andiamo spesso controcorrente e ne siamo orgogliosi, siamo anche un po’ odiati in certi ambienti, ma per noi è un onore.
Non siamo omologati o sudditi acquiescenti, diciamo verità  scomode e spesso anticipiamo anche i tempi di tante metamorfosi politiche.
Siamo in fondo solo aperti al confronto delle idee, qualità  sempre più rara in un ambiente di presunta destra cloroformizzata e cortigiana.
Ma proprio nel momento in cui si cerca di far tacere il dissenso e le voci libere del nostro Paese, a maggior ragione ci conforta il numero crescente di lettori che ci seguono.
A destra c’è bisogno di verità , libertà  e circolazione di idee.
Non siamo nati servi e non vogliamo che il nostro mondo umano finisca nel ridicolo.
Ribellarsi non è solo un diritto, è diventato un dovere civile.

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DONNE E UOMINI IN PIAZZA PER LA DIGNITA’: UN MILIONE DI PERSONE CONTRO IL GOVERNO, ANCHE LA VERA DESTRA C’E’

Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile

OVAZIONE PER GIULIA BONGIORNO A ROMA: “NON SI SELEZIONA LA CLASSE DIRIGENTE CON I FESTINI, CHI TACE E’ COMPLICE, HANNO PAURA DI VOI”…ANCHE “DESTRA DI POPOLO” PRESENTE ALLA MANIFESTAZIONE DI GENOVA…FINI: “BASTA CONSIDERARE LA DONNA IN BASE ALLA SUA AVVENENZA E ALLA SUA DISPONIBILITA'”

Donne e uomini in piazza in tutta Italia (e non solo) per la dignità : la parola d’ordine è “se non ora, quando?”.
In 230 città  della Penisola si sono svolte manifestazioni «per chiedere più rispetto per libertà  e i diritti delle donne», senza bandiere di partiti e sindacati, ma con la precisa richiesta di dimissioni del premier Berlusconi.
In piazza del Popolo a Roma decine di migliaia di persone si sono radunate sotto un palco rosa con lo slogan “tempo di esserci tutte e tutti, vogliamo un Paese che rispetti le donne”.
Ripetuto un grido rivolto al presidente del Consiglio: «Dimettiti».
L’attrice Isabella Ragonese ha dato il via alla manifestazione: «Sono una bambina, non ho fatto il femminismo, sono una precaria, sono una madre, sono una commessa, un’impiegata e oggi mi dimetto da tutto. Oggi 13 febbraio scendo in piazza» ha detto tra gli applausi.
Quindi è partito dal palco l’urlo delle donne indignate, dopo un minuto e mezzo di silenzio: «Se non ora quando?», e la piazza ha risposto «Adesso!». Presenti a Roma lo stato maggiore del Pd, ma segretario e parlamentari restano lontani dal palco, mischiati tra la folla.
La deputata di Fli Giulia Bongiorno ha parlato dal palco: «Non sono qui per criticare i festini hard, ma per farlo quando diventano sistema di selezione della classe dirigente – ha detto nel suo intervento, applauditissimo -.
Chi tace in questa situazione può diventare complice. Questa non è una piazza di moralisti, come ha detto qualcuno nei giorni scorsi, questo è un modo per sminuire la vostra presenza qui. Si ha paura di voi».
Una selva di fischi si leva quando dal palco viene citato Giuliano Ferrara. Molte le voci in difesa del presidente della Repubblica Napolitano.
La manifestazione romana si è chiusa con la “conta” («Siamo più di un milione nel mondo» ha detto l’attrice Angela Finocchiaro) e con l’intervento di Francesca Izzo, la docente universitaria stratega dell’iniziativa. «Da questa piazza non si torna indietro – ha detto -. Il prossimo appuntamento è per l’8 marzo e poi insieme ci impegniamo a costruire gli Stati Generali delle donne italiane, aperti anche agli uomini, che serviranno a far sentire la nostra voce».
C’è stata anche una deviazione imprevista. Numerose donne (oltre un migliaio) si sono staccate dalla manifestazione in piazza del Popolo ed è partito un corteo spontaneo che ha raggiunto Montecitorio: le manifestanti, urlando slogan contro il premier, hanno scavalcato le transenne e sono arrivate davanti alla porta della Camera.
A Milano l’appuntamento era in piazza Castello, dove si sono radunate 60mila manifestanti (secondo gli organizzatori) accomunati dalla sciarpa bianca, sotto una selva di ombrelli per la pioggia.
«Questo è un prologo» ha detto Antonio Di Pietro, che ha partecipato al raduno milanese, del referendum sul legittimo impedimento che lui chiede sia fissato il 19 maggio, cioè con il secondo turno delle amministrative.
Presenti anche Nichi Vendola, il candidato sindaco Giuliano Pisapia e la consigliera di zona del Pdl Sara Giudice, che ha raccolto le firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti.
Manifestazioni in tutta Italia
A Napoli sono scese in piazza 100mila persone: niente bandiere, solo un tricolore. Molte donne indossavano magliette bianche con la scritta “Mi riprendo il mio futuro”.
A Palermo diecimila manifestanti in piazza Verdi: presenti anche molti uomini e famiglie con bambini. «Senza rendercene conto – dicono alcune delle partecipanti – abbiamo superato la soglia della decenza. Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità  delle donne e delle istituzioni». I sardi hanno risposto con manifestazioni in una ventina di piazze all’appello del Comitato organizzatore “Se non ora quando”.
A Cagliari c’erano personalità  dello spettacolo, della cultura, del mondo cattolico, universitario, della politica, non solo del centrosinistra.
A Bari un corteo di 10mila persone ha sfilato per le strade, presenti anche migliaia di uomini; sugli striscioni “chi governa deve dare il buon esempio e non chiedere il legittimo impedimento”, “indisponibile”.
A Pescara piazza Sacro Cuore si è riempita come non accadeva da decenni; assenti i rappresentati del Comune, guidato da una giunta di centrodestra.
A Pesaro un migliaio di persone ha partecipato alla mobilitazione in piazza del Popolo: “siamo stufe di mantenere una classe dirigente venduta e comprata”, “vogliamo dignità “, “non sono una sua dipendente” si leggeva sugli striscioni.
Migliaia di persone anche in piazza dei Giudici a Firenze.
A Genova più di cinquemila persone si sono ritrovate in piazza Caricamento; presente il sindaco Marta Vincenzi.
Ha partecipato al corteo anche una delegazione   di “Destra di Popolo” con il nostro direttore.
A Torino piazza San Carlo era affollata come nelle storiche manifestazioni del Primo Maggio. «Siamo 100mila» dicono gli organizzatori.
A Trieste tremila persone hanno affollato piazza Unità  d’Italia.
Le donne italiane sono scese in piazza anche all’estero.
A Tokyo un gruppo di manifestanti ha protestato «contro il degrado della politica e della cultura».
Un migliaio di donne, ma anche tanti uomini e famiglie al completo, si è radunato a Bruxelles: sui cartelli “noi non siamo in vendita”, “ora, te ne devi andare ora”, “bandire Berlusconi dal Consiglio europeo”, “Silvio enjoy bunga bunga in jail”.
Più di 150 persone hanno partecipato al presidio davanti alla sede delle Nazioni Unite di Ginevra.
A Londra alcune centinaia di persone, molti gli uomini, si sono raggruppati sul marciapiede di Whitehall.
Durissimo l’intervento di Gianfranco Fini all’Assemblea Costituente di Futuro e Libertà  a Milano: «Basta considerare la donna in ragione della sua avvenenza e della disponibilità . Siamo diventati lo zimbello del mondo occidentale».
«La dignità  delle donne deve riguardare tutti, destra, sinistra e anche noi uomini» ha detto il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.
E la presidente del Partito Democratico Rosy Bindi, anche lei in piazza del Popolo: «Vogliamo porre al centro della nostra vita e della vita del Paese la parole dignità , dignità  della persona, della donna, della democrazia».

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ESISTE UNA DESTRA FUORI DAL CORO CHE GUARDA AL FUTURO DEL NOSTRO PAESE

Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile

IL BERLUSCONISMO HA IMPEDITO A QUESTA DESTRA DI CRESCERE COME E’ INVECE AVVENUTO IN ALTRI PAESI EUROPEI… BASTA VIVERE NELLA TRINCEA, FINIAMOLA CON I TORCICOLLO E LE PAGELLE SULLA “CONDOTTA” PASSATA, MENTRE INTORNO LA SOCIETA’ ITALIANA E’ IN CRISI VALORIALE, PRIMA ANCORA CHE ECONOMICA… OCCORRE SAPER “GUARDARE OLTRE” E DELINEARE NUOVI ORIZZONTI PER LE GIOVANI GENERAZIONI

Pubblichiamo un intervento di un caro amico e la relativa risposta del nostro direttore

Prima di arrivare al nocciolo di questo scritto meglio precisare a scanso di equivoci: non sono mai stato berlusconiano, mi distinguono da lui e dalla sua politica scelte etiche di vita, visione del mondo, ipotesi di futuro sociale.
Da Fiuggi in poi non ho più votato se non in elezioni locali e solo per amicizia verso qualche candidato.
Credo che Riccardo mi conosca abbastanza bene e sappia che in 50 anni di scelte politiche non ne ho mai fatto una per motivi di interesse personale, sa che il percorso comune che abbiamo fatto testimonia come io abbia sempre pagato il conto delle mie scelte sia penalmente che civilmente.
Ora il motivo del mio intervento: quando nacque questo sito la stima verso il suo responsabile, e, se permettette, l’affetto personale che a lui mi lega, mi fecero felice che tornasse una voce libera e fuori da ogni coro per esprimere un pensiero che fosse sopra le parti e al solo servizio della verità .
Ora , purtroppo, mi pare che la deriva presa sia in parte un tradimento di queste premesse.
Vale la pena essere il bollettino del Fatto, di Repubblica, di Travaglio?
E’ una certezza assoluta che la magistratura italiana sia al di sopra di ogni sospetto circa una sua personale volontà  di rivincita contro berlusconi?
E Fini può essere l’uomo del riscatto di una destra sociale, civile, etica?
Mi sembra che vi sia troppa voglia di farsi sdoganare da chi ci ha odiato per oltre 60 anni, troppa fregola nel riconoscere onestà  intellettuale a chi onestà  intellettuale non ne ha mai avuta.
Quando uomini di sinistra mi dicono “hai ragione” mi domando sempre quale sia la loro convenienza e faccio mio il motto di Sun Tzu “Vincere sventolando le bandiere del nemico equivale a perdere”.
Rolando Robustelli


Caro Rolando,
colgo l’occasione delle tue osservazioni per rispondere pubblicamente non solo a te, ma, indirettamente, a qualche altro “vecchio militante” che tocca i tuoi stessi tasti ed argomentazioni.
Vediamo di andare per singoli punti.

1) Questo sito nasce, per una “intuizione” personale, tre anni fa come “voce fuori dal coro”, espressione di una “destra sociale” certamente non rappresentata a livello nazionale (se non da macchiette o da personaggi che se ne sono fregiati solo per giustificare correnti interne ai partiti, salvo poi tradirne le aspettative, una volta raggiunti i loro poco nobili scopi).
Abbiamo a suo tempo criticato l’allora governo Prodi, abbiamo seguito con attenzione le prime mosse del governo Berlusconi, cercando di trovare almeno un motivo, almeno uno ripeto, che potesse corrispondere alle nostre idee di   destra.
Se non ci siamo riusciti è proprio perchè abbiamo mantenuto quella onestà  intellettuale che hai richiamato, quell’esigenza di essere solo al “servizio della verità “.
Nessuna deriva da parte nostra, solo una progressiva, lancinante deriva di un governo sempre più rispondente al programma razzista, egoista e antinazionale della Lega, nulla a che vedere con quello del Pdl e con quello di una vera destra sociale.
Il vero traditore del programma ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi, coi suoi sporchi interessi processuali, la sua arroganza, la sua volgarità  politica che impedisce tuttora qualsiasi dibattito interno.
Sarkozy in Francia ha vinto le elezioni senza bisogno di allearsi con Le Pen che pur avrebbe portato in dote un 15% di voti.
In Italia il Pdl è da due anni sotto ricatto di un partito che sta sul cazzo a 9 italiani su 10 e che rappresenta l’antitesi di una destra civile, unitaria, meritocratica e solidale.

2) Proprio in quanto “liberi” riprendiamo articoli di interesse generale o specifico da varie testate, comprese Repubblica e Il Fatto.
Se ne condiviamo il contenuto, almeno in parte, non vedo dove sia il problema.
Ma rovesciamo la domanda: “E’ un problema se qualcun altro sostiene le stesse cose che da anni sosteniamo noi?” .
O qualcuno ritiene che esistano ancora i buoni e i cattivi, in una logica da bunker che ormai trova asilo politico solo nei giornali killer vicino al premier?
Ma andiamo oltre: pensate davvero che i Travaglio e i Di Pietro siano di sinistra?
O non piuttosto “regalati” alla sinistra proprio da un certo tipo di destra affaristico-mafiosa che certamente noi non siamo disposti a difendere?

3) La magistratura è al di sopra di ogni sospetto?
Certamente no, ma a destra non c’è spazio per i vigliacchi e i furbetti del quartierino.
Ci si presenta e ci si difende da uomini.
Mi spiace dover fare un esempio personale, ma a questo punto la coerenza l’impone.
Chi ci segue da anni sa che abbiamo fatto in passato una campagna in difesa dei concorsi puliti in Provincia a Genova.
Avevamo saputo che di certi concorsi pubblici “giravano” già  mesi prima i nomi dei vincitori e lo abbiamo dichiarato, azzeccando 4 nomi dei vincitori su 6.
Vicenda che aveva trovato vasta eco anche sui giornali locali.
Una battaglia condotta, tanto per essere chiari, senza alcun aiuto e supporto da parte del centrodestra locale, che anzi si era vigliaccamente defilato. Sarebbe bastato che il Pdl cavalcasse e approfondisse lo scandalo e sarebbe saltata la giunta, invece silenzio e connivenza.
A quel punto il presidente della Provincia mi ha citato per “danni all’immagine” di fronte al Tribunale civile (stesso metodo usato da Berlusconi contro l’Unità ), affidando la causa al miglior studio legale sulla piazza (tanto per capirci, fattura tre volte quello di Ghedini).
Risultato? Abbiamo chiesto che venissero sentiti vari testimoni che avrebbero comfermato determinate procedure “insolite”.
Possibilità  negata, caso più unico che raro.
Vi erano precari che hanno personalmente assistito a vicende anomale, vi erano dipendenti che avrebbero potuto illustrare che era possibile favorire qualcuno a scapito di altri.
Sono stati ammessi a testimoniare? No.
Perderemo la causa per aver raccontato solo la verità ? Probabile.
Ma per noi sarà  un motivo di onore, ripeto di onore!
A destra vogliamo continuare a starci così, a testa alta, saranno altri che incontrandoci per strada abbasseranno lo sguardo, non noi che abbia solo ricercato verità  e giustizia.
Ma non abbiamo posto in essere artifici per sottrarci al giudizio, non abbiamo cercato “favori”: in tribunale ci siamo presentati, caro Silvio.

4) Fini può rappresentare la nostra destra?
Non l’abbiamo mai sostenuto, ho spesso ripetuto che in venti anni non siamo mai stati con Fini, sempre dall’altra parte, nelle battaglie interne al Msi.
Ma quando per una volta nella sua vita, Gianfranco mostra di avere le palle e, pur avendo tutto da perdere, ha il coraggio di dare una svolta alla sua esistenza, dovremmo essere così coglioni da lasciarlo solo in questa battaglia?
O dovremmo schierarci coi “boia”, solo perchè lui sarebbe un “traditore”, come se i Gasparri, i La Russa, gli Alemanno e i Matteoli fossero gli “onesti” e gli “uomini coerenti e probi”?
Ma quando il nostro mondo saprà  mai valutare il momento politico e le tesi che uno porta avanti senza soffrire di torcicollo?
Ma chi si salverebbe allora, nel variopinto mondo della destra italiana, in base a questo metro di giudizio?
Almirante? Rauti? Storace? La Mussolini? Nessuno è mai stato coerente, hanno cambiato posizioni a seconda della convenienza, almeno quanto Fini.
E allora si abbia l’onestà  di valutare la posizione di Fini senza preconcetti: se oggi non abbiamo leggi da regime militare è grazie a lui e ai Granata, alla Bongiorno, ai Bocchino, alla Perina, tutto il resto sono solo chiacchiere.
Noi guardiamo ai fatti.
Qualcuno è scandalizzato perchè Fini si allea con Casini?
E con chi doveva allearsi, con qualche puttaniere o con Cosentino forse?
O con qualche bastardo rifiuto umano che nega una ciotola di riso a una bimba immigrata in un asilo?
O con chi ha fatto carriera a destra favorendo le prestazioni della moglie presso un notabile di partito?
Sono questi i punti di riferimento di chi oggi critica Fini?
Bene teneteveli, noi della compagnia di certa feccia ne facciamo a meno da un pezzo.
Se Fini non sarà  all’altezza lo criticheremo, come è doveroso e come abbiamo fatto in passato.
Ma lezioni di morale da delinquenti seriali non le accettiamo.

5) Nessuno ci ha sdoganati, non cerchiamo approvazioni a sinistra, raccontiamo solo fatti ed esprimiamo idee di destre.
Se qualcuno ci riconosce onestà  intellettuale è perchè il mondo va avanti, è finito il tempo di chi fomenta odio per sopravvivere.
Ricordatevi piuttosto quel regime che ha campato per anni sul sangue dei ragazzi di destra e di sinistra che si massacravano nelle strade, mentre loro continuavano a macinare tangenti, corruzione delle coscienze, odio e divisioni e impedendo a intere generazioni di confrontarsi sul terreno delle idee.
Se uno che non la pensava come me oggi mi dà  ragione, devo per forza pensare che lo faccia per interesse?
O non perchè le idee che porto avanti, la mia corenza e il mio stile di vita non meritino il suo rispetto?
E le sue idee, la sua coerenza e il suo modello di vita non meritino il mio?
Ma quando impareremo a crescere in questo Paese e a liberarci di chi, proprio grazie a questi steccati, da decenni cura solo i propri interessi e non il bene del nostro popolo?

Noi non abbiamo rinunciato a sognare, ma neppure a odiare la cosa peggiore su cui si fonda la politica italiana: il conformismo che ci impedisce di arrivare a una democrazia compiuta, vera, sofferta.
Una destra e una sinistra che sappiano competere sul piano delle idee e della visione della vita.
Tutto il resto è fare il gioco di chi specula sulle nostre intelligenze, sulla nostra vita, sui nostri sacrifici, sulla nostra pelle.
Vogliamo lottare per salvare un Paese che va a a puttane, non un premier che ci va per demenza senile.
E se a qualcuno non piace quello che scriviamo, libero di non leggerci.
Il mondo editoriale è pieno di fondoschiena, di tette e di chi da decenni ve lo mette nel culo raccontandovi palle.
Abbonatevi a quelli.
Noi siamo diversi.

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Gennaio 31st, 2011 Riccardo Fucile

VI OFFRIAMO LA OPPORTUNITA’ DI FARVI CONOSCERE DA MIGLIAIA DI PERSONE… UNA SOLUZIONE PER VEICOLARE LA VOSTRA IMMAGINE E LE VOSTRE IDEE   AL DI FUORI DEL SOLITO GIRO DI CONOSCENZE

Caro amico,
il nostro sito viaggia ormai oltre le 800.000 visite e a una media superiore alle 1.500 entrate giornaliere, con punte anche di diverse migliaia.
Oltre 200 articoli al mese, almeno sette al giorno che rinnovano completamente ogni 24 ore la home page, approfondimenti e attualità  senza steccati politici, essendo seguiti da lettori di vario orientamento.
Siamo stati classificati sia da “il Giornale” che da “Repubblica” tra i primi 10 siti italiani di area centrodestra, siamo costantamente monitorati da istituzioni, ministeri, partiti, enti locali, università , quotidiani ed enti culturali.
Rappresentando quindi un ottimo veicolo di comunicazione , riteniamo giunto il momento, dopo tre anni di vita, di esaminare la possibilità  di ospitare dei banner pubblicitari nella nostra home page, sia da parte di privati, che di politici che di aziende.
Banner anche con richiami a siti personali.
A chi volesse creare un sito personale, ma non ha ha il tempo per aggiornarlo quotidianamente e seguirlo, possiamo offrire anche tale opportunità .
Chi fosse interessato ad approfondire il discorso può contattarci senza impegno via mail, lasciandoci un recapito telefonico o telefonando al n. 334-3308075.
Vi forniremo la soluzione di vostro interesse.
Ricerchiamo anche collaboratori interessati a raccogliere, nelle rispettive regioni, adesioni pubblicitarie al nostro progetto.

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IL PAESE (E NON SOLO) VA A PUTTANE: E’ TEMPO DI UNA DESTRA VERA CHE ESCA DALL’EQUIVOCO BERLUSCONIANO

Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile

SFUGGIRE AI PROCESSI, DENIGRARE LE ISTITUZIONI, ATTACCARE LA MAGISTRATURA, INVITARE LE AZIENDE A LASCIARE IL PAESE, COLTIVARE L’AMICIZIA DI DITTATORI COME GHEDDAFI E PUTIN NON HA NULLA DI DESTRA… MANTENERE INTERESSI PRIVATI, CONDURRE UNA VITA DA SULTANO CON RELATIVO HAREM, ASSEGNARE POSTI A VELINE, FAR ENTRARE A PALAZZO GRAZIOLI ESCORT, NON HA NULLA DI DESTRA… COMPRARE DEPUTATI, VINCERE BARANDO, CREARSI UNA CORTE DI MIRACOLATI E DI KILLER, RIDICOLIZZARE IL PAESE ALL’ESTERO NON HA NULLA DI DESTRA… I DANNI DEL BERLUSCONISMO LA DESTRA LI PAGHERA’ PER LUNGHI ANNI

Ogni tanto è opportuno che da destra, quella vera, si faccia il punto sulle vicende politiche italiane. Per uscire definitivamente da un equivoco che noi (all’inizio in solitudine) denunciamo da anni.
Ovvero che la coalizione che ci mal-governa non ha nulla a che vedere con la tradizionale sintesi politica che identifica una destra, una sinistra e un centro.
In qualsiasi altro Paese si sa chi governa, pur con le varie sfumature ed alleanze.
In Italia no.
Siamo in realtà  amministrati da una coalizione affaristico-razzista che si fonda sugli interessi di un leader che detiene il controllo di 5 Tg su 6 e sui ricatti di un partito xenofobo che sta sulle balle a 9 italiani su 10.
Qualche povero imbecille, figlio del berlusconismo, ritiene e purtroppo lo dice pure in giro con orgoglio, che questa coalizione sia di “destra”.
Basterebbe aver letto, non dico tanto, ma almeno dieci libri di autori di destra, per capire quanto segue.
Un uomo (o una donna) di destra non sfugge ai processi, li affronta, anche quando fossero segnati dal pregiudizio. E molti di noi se sanno qualcosa.
Un uomo di destra non attacca le istituzioni, crede nei valori della Nazione e li difende.
Un uomo di destra non mette quotidianamente in cattiva luce apparati dello Stato perchè, denigrandoli, fa perdere ai cittadini anche la certezza del diritto.
Un uomo di destra non si prostra e non fa affari con dittatori, magari pure ex comunisti, che hanno sulla coscienza migliaia di omicidi di gente inerme.
Una cosa è mantenere normali rapporti diplomatici, altra frequentare da amiconi dacie e tende da beduini.
Un uomo di destra cerca di difendere gli interessi economici del proprio Paese, non quelli di un anonimo manager italo-canadese, cerca di tutelare i nostri lavoratori e non invita un’azienda a trasferirsi all’estero.
Semmai l’opposto: cerca aziende straniere disposte ad investire in Italia.
Un uomo di destra, se decide di dedicarsi alla politica, lo fa per passione e amore per l’Italia, per dare un futuro ai nostri giovani, per assicurare benessere e giustizia sociale a tutti.
Non lo fa per interesse.
E se ha   interessi pregressi, un uomo di destra sa lasciarli alle spalle definitivamente.
Un uomo di destra non scende in politica per pararsi il culo dai processi per fatti privati, perchè è mosso solo dall’orgoglio di fare qualcosa di positivo per il proprio Paese, non da altro.
Un uomo di destra puo’ avere le proprie debolezze e i propri vizi, ma allora non scende in politica, trascinando nel gorgo un intero mondo politico di riferimento.
Se ama aprire l’impermeabile ai giardinetti lo faccia e ne risponda in privato, non a nome di una comunità  umana che merita rispetto.
Un uomo di destra deve essere d’esempio: non frequenta sgallettate, veline, oche giulive, non fa entrare escort professioniste o apprendiste a Palazzo, non si circonda di una corte di servi e miracolati, non assolda killer iscritti all’albo dei giornalisti per far sparare a pallettoni sui nemici, non compra deputati, non distribuisce posti a troie e parenti, non usa faccendieri per “acquisire” parlamentari con promesse e prebende.
Un uomo di destra lotta per vincere con la sola forza delle proprie idee e dei propri valori.
Non può vincere mai barando, perchè vorrebbe dire rinnegare la propria vita di sacrifici e le idee in cui crede.
Un uomo di destra preferisce perdere a testa alta dalla parte giusta che vincere da quella sbagliata.
Un uomo di   destra sa rispettare le idee altrui, cerca di capire, recepire, concedere la buona fede al prossimo, sa mediare nel superiore interesse del Paese.
Non vive di rancori e di ricordi, di regolamento di conti e di diffamazioni: quando arriva a governare, sa essere ancora più umile perchè c’è sempre qualcosa da imparare dagli altri.
Un uomo di destra odia il conformismo, l’arroganza, la presunzione, le “certezze”, non si circonda di servi ma di critici, cerca stimoli, non stolta obbedienza.
Se qualcuno vede in questo modesto affresco qualcosa di riferibile al berlusconismo, contini pure a votarlo.
Chi invece pensa che la destra sia tutt’altra cosa si metta in cammino verso un nuovo orizzonte.
Occorreranno anni per riparare ai danni del berlusconismo, ma lo spazio per una destra vera, sociale, nazionale, popolare, valoriale esiste più che mai.
E’ tempo di andare oltre.

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