Ottobre 4th, 2011 Riccardo Fucile
ECCO L’IMPATTO DEI TAGLI ALLE DETRAZIONI, CON IL RITORNO DELL’IRPEF SULLA PRIMA CASA….CONFESERCENTI: FRANCIA E GERMANIA IN DIECI ANNI LE HANNO TAGLIATE, NOI ALZATE
La caccia disperata alle risorse per far fronte alla frana dei conti pubblici e al
contenimento del debito, rischia di far passare in secondo piano la questione fiscale.
Ed in invece l’Italia sta per salire in testa alla classifica degli Stati che spremono più soldi dalle tasche dei contribuenti.
Soprattutto dopo la manovra d’agosto.
Un fenomeno più grave di quanto rivelino i documenti ufficiali.
Andiamo per ordine.
La pressione fiscale, secondo i dati della «nota di aggiornamento» al Def (Documento di economia e finanza) pubblicato il 22 settembre scorso, salirà in modo rilevante.
Lo ammette anche il governo tant’è che le stime ufficiali parlano di un incremento di circa 1 punto percentuale dal 2010, quando la pressione si collocava al 42,6 del Pil al 2014 quando arriverà al 43,7 per cento.
Un balzo notevole, soprattutto se si pensa alle parole d’ordine del centrodestra berlusconiano che ha affrontato campagne elettorali vincenti brandendo lo slogan liberista «meno tasse per tutti» e ha speso 2 miliardi per eliminare l’Ici dalla prima casa.
Ma i dati ufficiali, come dimostra uno studio della Confesercenti, non dicono tutta la verità : in realtà la pressione fiscale già nel 2013 raggiungerà , con un salto di 2,2 punti, il record storico del 44,8 per cento, stracciando ampiamente il «primato» segnato durante la rincorsa all’euro di Prodi nel 1997 (quando si toccò quota 43,3 per cento).
E collocandosi in vetta all’Europa, consolidando con tutta probabilità il sorpasso della Francia già effettuato tre anni fa.
Nella «nota di aggiornamento» non viene infatti considerata l’applicazione della «clausola di salvaguardia» cui è affidato il compito di portare a casa, a regime nel 2014, un totale di 20 miliardi grazie al taglio e al riordino della giungla delle agevolazioni fiscali.
Meno detrazioni e deduzioni e dunque più tasse: a partire, ad esempio, dal ritorno dell’Irpef sulla prima casa. Il paradosso sta nel fatto – come argomenta lo studio – che i 20 miliardi sono stati calcolati ai fini del raggiungimento dei saldi di finanza pubblica e del cosiddetto «pareggio di bilancio», ma non per l’effetto che avranno sull’aumento della pressione fiscale.
Lo tsunami delle tasse – il cui vento già si è fatto sentire con una serie di imposte «federali», dalle imposte di soggiorno, all’aumento delle addizionali comunali, a quello dei balzelli provinciali sulla Rc auto e sui passaggi di proprietà – soffierà ancora più forte dopo le manovre d’agosto.
Il 60 per cento dell’intervento, da circa 60 miliardi, è infatti costituito da entrate.
Nell’elenco: l’aumento dell’Iva, dell’Irap per banche e assicurazioni, dell’Ires per l’energia, rendite finanziarie, contributo di solidarietà e tassa sui depositi dei titoli di Stato.
A conti fatti l’Italia rischia la maglia nera in Europa: nei primi dieci anni del nuovo millennio il nostro paese è stato uno dei pochi che ha visto crescere la tassazione (quasi due punti di Pil) in un contesto in cui gli altri hanno ridotto le imposte (4 punti in meno in Svezia, oltre 2 in Francia e Spagna e 2 in Germania).
Oggi rischiamo di peggiorare la situazione.
«I dati testimoniano – spiega Marco Venturi, presidente della Confesercenti – che la pressione fiscale diventerà sempre più insopportabile se non ci saranno correzioni di rotta rapide. Agire ancora sulla spesa fiscale sarebbe un vero boomerang, bisogna tagliare le spese, soprattutto quelle improduttive».
Roberto Petrini
(da “la Repubblica“)
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Settembre 28th, 2011 Riccardo Fucile
IMBARAZZATI A RIVELARE LA LORO PROVENIENZA ALLA LONDON SCHOOL OF ECONOMICS
Un dedalo di strade nel cuore di Londra, a due minuti dalle rive del Tamigi e alle spalle della City finanziaria.
Mette quasi soggezione addentrarsi tra le architetture severe della London School of Economics, cittadella del sapere a fianco di quella delle banche, ateneo da dove sono passati politici, capi di stato e premi Nobel. In questi spazi solenni dedicati alla critica e alla riflessione, sotto il motto virgiliano Rerum cognoscere causas, sono sempre più numerosi gli studenti italiani.
Abbiamo chiesto ad alcuni di loro cosa pensano delle ultime “performance” di Berlusconi, se devono vergognarsi o sono costretti a subire commenti ironici, da parte dei loro colleghi di corso, magari per il solo fatto di essere rappresentati istituzionalmente dal geniale inventore dei bunga bunga party.
Niccolò Regoli ha 20 anni, e sta iniziando il terzo anno del corso di Geografia ed Economia.
Agli impegni di studio unisce anche il mandato di presidente dell’Italian Society, associazione che organizza conferenze e incontri inevitabilmente rivolti ad osservare cosa accade nel nostro Paese.
Nonostante la giovane età , il toscano Niccolò è in Gran Bretagna già da diversi anni. “Innanzitutto, osserva con un po’ di cautela, è importante precisare che all’estero sono filtrate principalmente certe notizie e informazioni, ossia quelle più scandalistiche”.
Va bene, ma sono cose che hanno fatto male?
“Nell’ambito universitario in cui vivo, queste notizie non creano disprezzo nei confronti dell’Italia ma piuttosto un senso di curiosità e perplessità . È sicuramente difficile per noi all’estero spiegare le vicissitudini che affliggono l’Italia senza essere guardati con un’espressione confusa e dubbiosa”.
Più diretto Philippe Bracke, 29 anni, milanese nonostante nome e origini belghe, e ormai all’ultimo anni di dottorato in economia.
Dalle sue parole emerge la vergogna dell’italiano che si sente sotto i riflettori.
“Quando dico di venire dall’Italia, aggiunge sferzante, molto spesso il mio interlocutore replica con la battuta ironica ‘Che personaggio il vostro primo ministro!’.
Io ridacchio, cerco di minimizzare, ma dentro di me so perfettamente che gli scandali che coinvolgono i nostri politici sono incomprensibili agli occhi di chi viene da altre parti del mondo”.
Sullo stesso registro è Luca Faloni, torinese, fresco ex dell’ateneo.
Oggi Luca, 27 anni, un master nel 2007 e uno nel 2010, lavora per la Bain and Company, una società di consulenza. “All’estero ormai siamo abituati da anni alle continue gaffe, più o meno serie e problemi giudiziari, di Berlusconi”.
Poi ci confida una seconda preoccupazione: “Mi dispiace che oltre al continuo danno all’immagine del Paese e alla reputazione di tutti gli Italiani, nell’ultimo periodo ciò stia avendo ripercussioni notevoli anche per la stabilità finanziaria del nostro Paese. In questi mesi di turbolenza economica stiamo dando continuamente conferma di avere un governo ed in particolare un premier, incapace di pensare ai problemi seri del Paese. Non a caso i mercati finanziari hanno affossato il nostro mercato e il nostro debito”.
Quindi Berlusconi è un’aggravante per gli italiani d’oltremanica?
“Il mio giudizio su Berlusconi sarebbe lo stesso anche se non fossi all’estero, sia chiaro. Ma vivendo in un paese come l’Inghilterra, dove politici si dimettono immediatamente quando vengono sorpresi ad abusare della loro posizione, si capisce che certe cose che in Italia sembrano normali proprio non lo sono.
Te lo immagineresti David Cameron a fare battute sulla Merkel?”.
Andrea Valdambrini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
“A BERLUSCONI MANCANO GIUDIZIO E RAGIONE”…”LA SUA REAZIONE E’ SEMPLICEMENTE QUELLA DI INVEIRE”…PIOVONO CRITICHE SIA DA DESTRA CHE DA SINISTRA
“Bunga bunga Berlusconi ci farà affondare tutti in un aggravamento della crisi dell’euro? E’il peggior capo di governo d’Europa”.
L’interrogativo e l’accusa, sparate online dal sito della Bild, il quotidiano più letto d’Europa, riassume ed estremizza con efficacia il durissimo giudizio tedesco.
Come Standard&Poor sottolinea il problema dell’Italia è soprattutto politico, ma Berlusconi ancora una volta sembra non saper far nulla di meglio che inveire.
Ecco in sostanza il giudizio a caldo dei massimi media tedeschi, appena uscito nelle loro edizioni online a commento del declassamento dell’Italia da parte della grande agenzia di rating internazionale e soprattutto delle reazioni del presidente del Consiglio.
Un giudizio sparato in apertura o tra i primi titoli dei siti, che unisce trasversalmente media conservatori, liberal e progressisti, testate filogovernative o critiche verso l’esecutivo.
E che fornisce una conferma drammatica del pessimo rating politico di Berlusconi agli occhi dell’establishment della prima potenza europea.
“Standard&Poor ammonisce che l’insufficienza di riforme e la prospettiva di instabilità politica sono problematiche, ma a Berlusconi mancano ravvedimento, giudizio, ragione, per cui la sua reazione è semplicemente quella di inveire contro l’agenzia di rating accusando i media e parlando di decisione fuori dalla realtà e mossa da motivazioni politiche”, sottolinea Spiegel online.
Il quale sottolinea in modo impietoso i dati del debito sovrano italiano e della debole crescita economica.
Non meno duro il giudizio della Sueddeutsche. Il sito del quotidiano liberal di Monaco sottolinea che il downgrading è “un duro colpo al governo Berlusconi e alla sua lotta contro l’alto debito pubblico”, anche se non soprattutto perchè Standard&Poor mette sotto accusa la perdurante incertezza politica a Roma. Berlusconi, commenta la Sueddeutsche, “reagisce sfrenato”.
Di “duro colpo all’Italia” parla la liberalconservatrice Frankfurter Allgemeine.
Il declassamento deciso dall’agenzia, nota, sottolinea l’insufficienza di riforme e le carenze della manovra, e il premier reagisce subito con accuse.
Die Welt, quotidiano conservatore e filogovernativo di qualità dell’editoriale Springer mette in rilievo come “attualmente Silvio Berlusconi non appare in grado di far uscire il paese dalla crisi”.
Spietato, anche con le immagini, Bild online.
Apre la sezione economia con una foto, con un euro spaccato in fotomontaggio al centro del tricolore e un’immagine di Berlusconi colto in una smorfia.
Bunga bunga Berlusconi ci tirerà tutti a fondo?, si chiede l’articolo di Bild online. Ricorda il peso del debito pubblico italiano, cita i sondaggi sul crollo di popolarità del Cavaliere, e sottolinea le critiche italiane e internazionali alla sua politica economica e di bilancio.
Non solo: definisce Berlusconi “il peggior capo di governo d’Europa” e racconta ancora una volta ai lettori gli scandali sessuali, il suo vantarsi (nelle note registrazioni) di aver posseduto otto donne, i processi a suo carico.
Nuovo colpo per l’euro, dice ancora Bild, e citando fonti del partito di maggioranza relativa (la CduCsu della cancelliera Merkel) sottolinea come per motivi politici il caso Italia sia pericoloso per tutta l’Eurozona e per le tasche degli elettori tedeschi.
Il giudizio di Standard&Poor, e la sua sottolineatura delle motivazioni soprattutto politiche del basso rating italiano, sono anche l’apertura dei tg del mattino della Ard, l’autorevole prima rete tv pubblica tedesca 8, e del suo sito.
Insomma, bocciatura da parte dei media della potenza-guida dell’Unione europea, non solo da Standard&Poor.
Bocciatura doppia: per le cifre e le cause del declassamento, e per la reazione tutta invettive del premier.
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Settembre 21st, 2011 Riccardo Fucile
DER SPIEGEL COMMENTA L’INTERCETTAZIONE IN CUI IL CAVALIERE INSULTA LA MERKEL: “PAROLE CHE DIFFICILMENTE POSSONO ESSERE SUPERATE PER VOLGARITA’ E ROZZEZZA”
Il capo del governo italiano avrebbe detto «cose brutte» su Angela Merkel e i diplomatici adesso
temono una crisi italo-tedesca.
Con questo incipit, e con un titolo ancor più esplicito, “Zotico e volgare”, il settimanale Der Spiegel torna sulle parole “sconce” che Silvio Berlusconi avrebbe pronunciato per definire la sua collega tedesca.–
E il settimanale, al contrario di altri media tedeschi, decide di metterle nero su bianco: “culona inchiavabile” avrebbe detto il presidente del Consiglio italiano, secondo quanto riportato dal Fatto quotidiano.
Poi lo Spiegel si lancia in un analitico tentativo di tradurre ad uso tedesco la colorita definizione.
«Si tratta di parole che possono difficilmente essere superate in quanto a volgarità e rozzezza», commenta il settimanale, che oltretutto provengono dal premier della terza potenza economica europea e inoltre si rivolgono, offendendolo, al cancelliere di un paese che più di qualsiasi altro contribuisce al salvataggio dell’euro.
Non è la prima volta che Angela Merkel deve sopportare lo humor “sguaiato” del Cavaliere: quando a Trieste nel 2008 le fece cucù all’improvviso da dietro una statua, o quando a un importante vertice Nato in Germania fece attendere la padrona di casa a lungo sulla porta mentre era al telefono.
Ma nel mezzo di questa crisi – conclude lo Spiegel – queste esternazioni sono «insopportabili».
Poi lascia la parola a Antonio Puri Purini, ex ambasciatore italiano a Berlino: «Non è più un’Opera Buffa, ma una Tragedia. Dopo queste voci, chi potrà ancora porgere la mano all’Italia, che pure ne ha così tanto bisogno in questa drammatica situazione economica?».
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Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
“IN GERMANIA BASTA NOMINARE BERLUSCONI E TUTTI SI METTONO A RIDERE”…”IL PIU’ ANONIMO CONSIGLIERE COMUNALE QUA SAREBBE STATO COSTRETTO A DIMETTERSI: I TEDESCHI NON COMPRENDONO COME GLI ITALIANI RIESCANO A CONVIVERE CON TALE DEGRADO MORALE”
«Sospetti simili qui bastano a far dimettere un viceconsigliere comunale». 
Così parla Giovanni di Lorenzo, direttore di Die Zeit.
Direttore, che impressione fanno queste rivelazioni?
Non sembrano nuove, completano un’ immagine già ben nota. Quanto accade in Italia con Berlusconi in Germania non solo è inconcepibile, appare surrealeo tragicomico. Parlavo la settimana scorsa a due conferenze, con pubblico borghese. Bastava nominare Berlusconi o il suo governo e scoppiavano a ridere. Come italiano ciò mi addolora molto. E le voci di frasi irripetibili sulla cancelliera?
Voci, senza prove esaurienti come invece per le escort. Ma per come conosco la cancelliera, non farebbe una piega, non reagirebbe, perchè parliamo di qualcosa al di sotto del livello di una persona civile.
In Germania un politico locale, Boetticher, si è dimesso per un amore vero con una minorenne. Cosa sarebbe di un cancelliere che recluta escort?
Non riuscirebbe a sopravvivere una settimana. In Italia si sa da anni, senza conseguenze».
Con che conseguenze per l’ immagine dell’ Italia?
In Germania stupisce anche che tutte le intercettazioni finiscano sui giornali. Proprio in questo momento così drammatico rivelazioni da film di cattivo gusto sono il massimo di quanto non ci si vorrebbe aspettare. L’ abitudine a simili notizie dall’ Italia sfiora l’ inverosimile, in una Germania certo non bigotta: Boetticher si è dimesso non per l’ amore con la minorenne, ma perchè l’ aveva lasciata prima di candidarsi. Ministro degli Esteri e sindaco governatore della capitale sono gay dichiarati, il cattolico governatore bavarese ha un figlio extraconiugale e nessuno si scandalizza».
L’ imprevedibilità dell’ amore è diversa dal pagare escort?
Qui il solo sospetto basterebbe a far dimettere un viceconsigliere comunale. I tedeschi, sia di destra che di sinistra, non capiscono come gli italiani riescano a convivere con tale degrado morale. Se almeno un governo moralmente impresentabile lavorasse bene sul debito, sui gravissimi problemi del paese, chiunque lo governi. Invece no, vedono un governo concentrato sui propri problemi.
L’ Italia può ancora salvarsi?
Gli italiani sono capaci di tutto, persino di salvarsi. Qui causa scetticismo l’ apparente mancanza di forza di costruire un’ alternativa politica. –
Andrea Tarquini
(da “La Repubblica“)
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Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
BRUXELLES STOPPA 36 MILIONI DI EURO DI FONDI STRUTTURALI DESTINATI ALLA CALABRIA… SI AGGIUNGONO AI 72 MILIONI CONGELATI ALLA CAMPANIA E AI 12 ALLA SARDEGNA….I GOVERNATORI: “TUTTO REGOLARE”
La Commissione europea ha bloccato 36 milioni di euro di finanziamenti alla Calabria che si vanno ad aggiungere ai 72 milioni congelati per la Campania e ai 12 per la Sardegna. E tutto perchè “il sistema di gestione e di controllo regionale non è ancora ritenuto completamente affidabile dai servizi di audit della Commissione”.
A dirlo è il commissario europeo alle politiche regionali Johannes Hahn, in risposta a un’interrogazione parlamentare di cinque eurodeputati del Partito democratico.
Si tratta di finanziamenti del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e del Fondo sociale europeo (Fse), molti dei quali dovevano servire per opere di risanamento ambientale.
Secondo il commissario Hahn, “al primo settembre 2011 nessuno degli otto grandi progetti previsti dal programma è stato notificato alla Commissione europea”.
Sempre Hahn ricorda poi che il primo giugno scorso Bruxelles ”ha inviato al presidente della Regione Calabria una lettera con cui gli rammentava il debole tasso di avanzamento del programma invitandolo ad adottare misure concrete per attuare rapidamente tutti gli interventi”.
Insomma il messaggio è chiaro: “Per evitare il rischio di riduzione delle risorse comunitarie, la Calabria deve documentare a Bruxelles entro il 31 dicembre 2011 di aver realizzato investimenti per un ammontare pari a 472,747 milioni di euro, di cui il 50 per cento a carico del Fondo regionale”.
E poi ancora, per quanto riguarda il Fondo sociale europeo, sempre la Calabria “deve fornire le pezze d’appoggio relative a spese effettuate pari a 111,6 milioni di euro”. Quindi, in parole povere, quanto, come e dove è stato speso con relative pezze giustificative.
Sembra proprio che Bruxelles non sia più disposta ad aprire il portafogli senza garanzie di risultati.
Negli ultimi anni il Mezzogiorno si è visto stanziare milioni e milioni di euro dall’Unione europea, rientrando, per quanto riguarda la programmazione dei fondi strutturali 2000-2006, tra le cosiddette “regioni a obiettivo 1”, ovvero regioni in ritardo di sviluppo (con un Pil inferiore al 75% della media europea) dove si è cercato di promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale.
Adesso la nuova programmazione 2007-2013 non prevede più obiettivi di questo tipo, dati ormai per raggiunti.
Il treno è passato, sembrano dire da Bruxelles, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Contrariamente ad altri Paesi, come la Spagna, che hanno fatto un uso più responsabile dei fondi Ue, alcune regioni meridionali d’Italia hanno sprecato e sperperato, con grandi opere mai finite, appalti milionari e spese spesso gonfiate all’inverosimile.
A dover controllare la corretta spesa di questi fondi sono le autorità locali, che devono poi notificare il tutto alla Commissione europea.
Ed è qui che casca l’asino, visto che proprio “le carenze di gestione e controllo” sono alla base dello stop ai fondi di Bruxelles.
“Per la Campania”, ha detto il portavoce del commissario Hahn, Ton Van Lierop, “risultano sospesi 72 milioni di euro, per la Calabria 36 milioni e per la Sardegna 12 milioni”.
“Si tratta di domande di pagamento presentate a Bruxelles e sospese in attesa di chiarimenti che dovranno arrivare entro due mesi”, ha precisato il portavoce, “sempre che le regioni interessate non vorranno perdere i finanziamenti”.
A sentire il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti (Pdl), va invece tutto bene. “Lo stato di avanzamento del programma operativo della Calabria procede in maniera soddisfacente”.
“Nell’incontro al ministero dello Sviluppo economico, è stata definita la road map per raggiungere il target di spesa per il 2011 e porre rimedio al blocco dei pagamenti che grava su procedure del 2009 e cioè ad un anno prima del nostro insediamento”.
Insomma, tutta colpa della passata amministrazione di centrosinistra.
Tesi supportata anche dal ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto (Pdl). “I dati relativi alla risposta del Commissario Hahn all’interrogazione degli eurodeputati del Pd sono aggiornati al 31 dicembre 2010 e dunque non colgono l’avanzamento procedurale e finanziario degli ultimi 8 mesi”.
Gli fa eco dalla Campania Stefano Caldoro (Pdl): “Il blocco dei pagamenti da parte dell’Ue nei confronti della Campania è relativo ad impegni delle vecchie amministrazioni negli anni 2008 e 2009″.
Ma Bruxelles non sembra interessata a chi vada la colpa, al centrosinistra o al centrodestra.
Se entro il 31 dicembre non arriveranno risposte soddisfacenti la Commissione europea chiuderà i rubinetti, e a pagare saranno come sempre i cittadini.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 18th, 2011 Riccardo Fucile
FINI: NUOVO ESECUTIVO, BASTA CARNEVALATE PADANE…PAROLE D’ORDINE DIMISSIONI, DA DESTRA E DA SINISTRA…TORBIDI INTRECCI TRA SESSO E AFFARI…COMPROMESSA L’IMMAGINE DELL’ITALIA
Parola d’ordine, dimissioni. Di destra e di sinistra.
Le “cene galanti”, le ragazze sull’aereo presidenziale, l’intreccio tra sesso e affari e, soprattutto, le conversazioni scabrose tra il cavaliere e Gianpaolo Tarantini sono l’argomento del giorno nell’agenda delle opposizioni, che chiedono a gran voce un passo indietro al capo del Governo.
“No a un premier a mezzo servizio”:
Il leader di Futuro e Libertà , Gianfranco Fini, ha preso spunto dalle intercettazioni sul caso escort per sparare a zero contro Silvio Berlusconi. “Auspico un nuovo governo con un nuovo premier” ha detto Fini, che sull’inchiesta di Bari sul sistema Tarantini “preferisce non giudicare”, pur ammettendo che l’immagine del Paese “continua ad aggravarsi” .
Alla festa futurista di Novedrate, in provincia di Como, il presidente della Camera ne ha avute anche per la Lega: “L’Italia esce dalla crisi tutta intera e non ha bisogno di carnevalate padane, ma di un governo che governi e di un premier che non dica scherzosamente che lo fa a mezzo servizio perchè ha la mente impegnata altrove. Credo che, al di là delle dichiarazioni di questo o di quello — ha aggiunto Fini — gli italiani abbiano capito che così non si può andare avanti, anche tanti italiani che hanno votato per il centrodestra“.
Concetti simili espressi dal Pd, che ha chiesto espressamente a Berlusconi di farsi da parte. “L’Italia, con i suoi gravi problemi, non si può permettere un esecutivo che governa a tempo perso. Le parole sono finite. Berlusconi si rechi al Quirinale e rassegni le dimissioni” ha detto Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Partito democratico, parlando a nome di Bersani. Il vice presidente dei democratici al Senato, Luigi Zanda, invece, ha usato parole dure nei confronti degli altri esponenti della maggioranza. “Le cose sono arrivate a un punto tale che i parlamentari della maggioranza che dovessero continuare a sostenere Berlusconi — ha detto Zanda — si renderebbero personalmente corresponsabili del discredito internazionale e dell’umiliante degrado civile che stanno travolgendo l’Italia”.
Sulla stessa linea d’onda l’Italia dei Valori, con il portavoce Leoluca Orlando che ha annunciato un’interrogazione parlamentare per avere chiarimenti sulle spese sostenute dal premier per le ragazze.
“Berlusconi deve dire agli italiani se, per far viaggiare le escort, si è avvalso dei voli di Stato pagati con i soldi dei contribuenti. E’ già abbastanza indegno — ha chiesto — che in un momento così difficile a guidare il Paese ci sia un premier a tempo perso. Sarebbe oltremisura esagerato se, a questo, si aggiungesse anche il fatto che per i suoi festini privati Berlusconi mettesse anche le mani nelle tasche dei tartassati cittadini italiani. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione urgente alla presidenza del Consiglio dei ministri ed esigiamo una risposta nel più breve tempo possibile”.
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Settembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO BILD RIPORTA IL CASO E IN GERMANIA CRESCE L’ASTIO CONTRO IL NOSTRO PAESE… LA DELICATA SITUAZIONE ECONOMICA DELL’ITALIA NON PUO’ PRESCINDERE DALL’APPOGGIO EUROPEO DELLA GERMANIA
Sulla crisi dell’euro la Germania ha cambiato linea: basta battaglie di principio, è il momento del pragmatismo e dei compromessi per salvare la moneta unica e l’Europa. Che, nel concreto, significa dare abbastanza morfina alla Grecia da non trasformare la sua agonia in un cataclisma e proteggere l’Italia dal crollo di sfiducia.
Con un’incognita, tra le tante: la presunta intercettazione telefonica, comunque non trascritta, di cui si parla da giorni nei corridoi romani.
Quella in cui Silvio Berlusconi si riferisce con termini poco lusinghieri al cancelliere Angela Merkel (“culona inchiavabile”, sarebbe l’espressione letterale).
Poco importa ormai che sia vera o falsa, perchè sta diventando uno degli elementi che alimentano la ritrosia tedesca nei confronti dell’Italia.
“Berlusconi ha insultato la cancelliera?”, si chiedeva ieri il tabloid tedesco Bild.
Tutto sembra credibile, dopo che si è letto dell’intercettazione berlusconiana sul “Paese di merda”.
La situazione è già così delicata che nessuno dei protagonisti può permettersi ulteriori incidenti diplomatici, soprattutto alla vigilia del vertice bilaterale tra Italia e Germania del 21-22 ottobre.
Perchè il nuovo corso tedesco, sancito dall’uscita del fiscalmente ortodosso Juergen Stark dalla Banca centrale europea, prevede una difesa senza indecisioni dell’Italia di fronte ai mercati.
Ieri, a Roma per un vertice col ministro Paolo Romani, si è speso addirittura il ministro e vicecancelliere Philipp Roesler: “Quella dell’Italia è una manovra molto importante, l’approvazione è un segnale di stabilità ”.
Poi il ministro liberale, leader di un partito, l’Fdp, in pesante crisi di consensi (è al 4 per cento), ha aggiunto: “L’attacco dei mercati contro l’Italia lo percepiamo come un attacco a tutta la zona euro”.
Parole che pesano, venendo da un ministro 38enne dalle idee molto nette sulla crisi, tanto da auspicare quasi il fallimento della Grecia e l’uscita dall’euro.
Dopo la fase 2 della crisi, cioè l’esplosione della crisi di sfiducia attorno ai Paesi ad alto debito, siamo entrati nella fase 3: la Germania ha deciso che le conviene salvare la moneta unica, anzichè punire i Paesi che hanno sbagliato sul deficit (e magari si sono indebitati per comprare i prodotti dell’export tedesco).
Lo dimostra l’esito del colloquio telefonico di ieri sera del cancelliere tedesco con il presidente francese Nicolas Sarkozy: entrambi sono “convinti” che il futuro della Grecia sia nell’euro.
Il governo di George Papandreou, da parte sua, si impegna a centrare gli obiettivi di bilancio.
“Ci troviamo nel mezzo di un processo politico molto complesso, molte persone dubitano di un lieto fine.
In momenti del genere la tentazione di soluzioni semplici e veloci è grande. Ma non abbiamo davanti soluzioni semplici”, ha spiegato la Merkel sabato in un’intervista a Der Tagesspiegel.
Questo significa due cose precise: niente eurobond, cioè il debito europeo anelato dai Paesi come l’Italia che sperano di usare la Germania come scudo per almeno una parte dei propri titoli, ma anche niente disimpegno dalla gestione della crisi.
In questa chiave vanno lette le polemiche dimissioni di Juergen Stark, venerdì scorso, dal direttivo della Banca centrale europea: l’economista tedesco ossessionato dall’inflazione non voleva l’Italia nell’euro a suo tempo e contestava la scelta della Bce di comprare i titoli di Stato per rassicurare i mercati.
Non è più tempo per gli intransigenti, è il messaggio della Merkel che in 24 ore sostituisce Stark con il più moderato Jà¶rg Asmussen.
Visto che perfino gli Stati Uniti partecipano alla gestione dell’eurocrisi, è sempre più difficile per la Germania resistere nel suo atteggiamento di azionista di maggioranza che rifiuta di essere coinvolto nel momento di difficoltà .
Domani, al vertice Ecofin, ci sarà anche il segretario al Tesoro Tim Geithner, a sancire che quello in discussione è il destino comune di Usa e Ue.
Per guidare l’Europa, però, la Germania deve essere compatta.
E la Merkel fatica ogni giorno di più a tenere insieme una coalizione in cui diversi partiti, dall’Fdp di Roesler ai conservatori della Csu, ammiccano alla parte più isolazionista dell’elettorato.
Se la famosa intercettazione di Berlusconi dovesse materializzarsi, giustificare il salvataggio dell’Italia e del suo governo per la Merkel sarebbe ancora più difficile.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
UN RE MIDA ALLA ROVESCIA: TUTTO QUELLO CHE TOCCA SI DISSOLVE…UN TEMPO QUALCUNO SI DIVERTIVA, ORA E’ SOLO GROTTESCO
Andiamo alla sintesi brutale, usando il lessico informale del berlusconismo: la “culona
inchiavabile” si è chiavata “Papi”.
Oppure, in modo didascalico: Angela Merkel ha strapazzato Silvio Berlusconi.
O anche, con tono epico-storico: la Germania è per la terza volta in battaglia con l’Italia, è una guerra asimmetrica, la guerra dello spread, e noi siamo di nuovo a un passo da Caporetto.
Ci deve essere sicuramente una nemesi, nel dramma dei mercati che stiamo vivendo, se l’ingiuria goliardica che fino a ieri nel nostro paese sarebbe stata archiviata con un’alzata di spalle, sul piano internazionale, oggi è stata punita dal flagello vendicativo del tasso impazzito, dal morbo che in questi tempi feroci corrode senza rimedio le monete, i paesi e le leadership.
Avvertenza per il lettore: questo articolo non può che essere scurrile.
Immaginate l’impatto devastante dello stilema classifica-Discoring applicato al repertorio zoologico della cosiddetta “diplomazia del sorriso”, quella di cui il Cavaliere ha fatto ampio e orgoglioso sfoggio in questi anni.
La crisi ha prodotto anche questo ribaltamento.
Tutto quello che un tempo a molti appariva grossolano e divertente, ma sopportabile, adesso diventa insostenibile, grottesco, e persino compromettente.
Provate a prendere anche una dichiarazione apparentemente amena del nostro presidente del Consiglio che, nella conferenza di fine anno, sembrava soltanto azzardata: “Il mio orgoglio è quello di aver portato in dote all’Italia una mia diplomazia privata. Mi vanto di avere tre grandi amici nel mondo: Ben Alì, Mubarak e Gheddafi”.
Micidiale. In meno di un anno dei tre amici uno è finito in carcere, due sono latitanti.
Ieri si poteva sorridere, oggi, questa frase appare surreale e vagamente iettatoria.
E dire che il Cavaliere era quello che nel momento in cui si decideva la guerra diceva “Non voglio disturbare Gheddafi”, e che solo quattro mesi dopo rivelava in un retroscena pubblicato dal Corriere della Sera: “Muammad mi vuole uccidere!”.
Se “la diplomazia del sorriso”, almeno nella testa di Berlusconi ha veramente avuto un senso, adesso non ce l’ha più nemmeno lì.
Perchè l’uomo che si immaginava Re Mida ha ormai assunto un tocco rovesciato, tutto quel che sfiora, si dissolve, il carisma spavaldo è stato corroso dal senso del ridicolo.
Ricordate le corna, esibite davanti agli scout, sulla testa dell’allora ministro degli Esteri spagnolo Josep Piquè, nel tentativo di elevare a lingua di Stato l’estetica di Pierino?
In questa Europa , non c’è più spazio per scherzare, non c’è scongiuro o burla possibile per chi cambia cinque Finanziarie in due mesi.
Dice De Benedetti che Berlusconi, dopo aver promesso di non mettere le mani nelle tasche degli italiani “Deve aver sbagliato pantaloni”. Sublime.
Ma ai mercati non si possono raccontare nuovi miracoli italiani.
C’è stato un passaggio di epoca, bisognerebbe prenderne atto.
Ricordate il siparietto ridanciano con il primo ministro danese (e all’epoca) presidente di turno dell’Ue, Anders Fogh Rasmussen?
“Lui è il premier più bello d’Europa. Penso di presentarlo a mia moglie perchè è anche più bello di Cacciari. Con tutto quello che si dice in giro…”.
Povero Silvio. Lì iniziava il calvario che lo portava al divorzio e alla satiriasi sulla via di Casoria e dell’Olgettina.
C’era bisogno di esibirlo davanti al mondo? E che dire del memorabile discorso pronunciato davanti al capogruppo dell’Spd a Strasburgo, era il lontano 2003, quando i mulini erano bianchi e Berlusconi (essendo più giovane) non aveva ancora i capelli: “Siete turisti della democrazia. Lei può fare la parte del kapò in un film sui nazisti!”.
All’epoca si poteva sorridere, oggi l’estetica della barzelletta non può risolvere i rapporti di forza con la Banca centrale.
Alla culona inchiavabile, Berlusconi fece anche attendere sconcertata, una lunga discussione al telefonino mentre il protocollo richiedeva una sfilata marziale.
E che dire di quel grido da gita scolastica, “Mr Obamaaaa!”, che strappò un gesto di sconcerto anche alla regina Elisabetta e alla sua borsetta? Si poteva fare peggio?
Sì, definire il presidente americano “abbronzato”. Lo sventurato lo ha fatto.
Adesso non servono a nulla le carnevalate con i capelloni gemelli di foca bianca assieme all’amico Putin”, che pure non alleggerivano l’imbarazzo per l’abbraccio stringi-tette (con bacio rifiutato) all’operaia russa, durante la visita di Stato (considerato più grave — purtroppo — dell’apprezzamento erotico alla terremotata italiana).
Non fa più ridere l’idea che abbiamo avuto un premier convinto che “in Cecenia siano stati rispettati i diritti civili”, non serve più a nulla il tentativo imbarazzato di nascondere la figuraccia mondiale fatta con la presidente finlandese Tarja Halonen, sostenendo di aver intrecciato, nelle trattative per assegnare la sede dell’agenzia alimentare, diplomazia e corteggiamento.
Figurarsi.
Eppure Berlusconi, parlando di fronte al presidente della commissione Ue Josè Manuel Barroso, aveva così vantato le sue liaisons dangereuses: “Quando si insegue un risultato bisogna usare tutte le armi che si hanno a disposizione… e quindi io ho rispolverato tutte le mie arti da playboy, ormai lontane nel tempo, e utilizzato una serie di sollecitazioni amorevoli nei confronti della signora presidente”.
Povera Tarja: dopo il bunga bunga è difficile sorridere su queste battute.
Oppure sulle strapaesanerie del tipo: “Posso parlare della superiorità del culatello sulla renna affumicata, anche perchè ho dovuto sottostare alla dieta finlandese e so cosa significa…”.
Ora c’è la dieta tisanoreica, il cucù ce lo fanno la Merkel, lo spread, i miliardi che vanno in fumo ogni giorno, nelle aste dei titoli di Stato.
Ora, se volesse davvero sorprendere, Berlusconi dovrebbe ripetere la scena che fece con Zapatero.
Andarsene senza spiegazioni.
Noi al contrario di Josè Luis, capiremmo: Cucù Silvio.
Luca Telese blog
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, Esteri, Europa, governo, Politica | Commenta »