Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
GLI ECOLOGISTI: UN OMAGGIO AGLI SPECULATORI… CONCESSIONI PROLUNGATE E DIRITTO DI COSTRUIRE, LA LOBBIE DEI GESTORI DEI BAGNI: INCASSANO 16 MILIARDI, PAGANO SOLO 102 MILIONI DI IMPOSTE… NEL 2009 SU 573 CONTROLLI, BEN 551 IRREGOLARITA’
Se le notizie stampa sul decreto che cede le spiagge in concessione per 90 anni sono corrette e confermate, la Commissione europea sarebbe “molto sorpresa, perchè il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del mercato unico europeo”.
Lo ha indicato stamane una portavoce della Commissione Ue, riferendo che Bruxelles ha chiesto alle autorità italiane chiarimenti sul decreto presentato ieri dal ministro Tremonti.
Criticato per non aver smaltito la burocrazia e non aver fatto nulla per lo sviluppo economico, il Governo improvvisamente ieri si è svegliato ed ha inserito una norma nel decreto sviluppo che ha fatto saltare sulla sedia milioni di italiani.
Rispettando il principio secondo cui “vale tutto ciò che non è previsto dalla legge”, il Governo ha deciso di “regalare” le spiagge ai privati.
La ratio del provvedimento sta nel fatto che non si fanno grossi investimenti negli stabilimenti balneari in Italia, in quanto le concessioni sull’utilizzo dei tratti di spiaggia vengono assegnate di anno in anno.
E così ecco il colpo di genio: dare la concessione novantennale sulla superficie demaniale.
Durante la presentazione del decreto, il Ministro Tremonti ha tenuto a specificare che non si tratta di una vendita di spazio pubblico, in quanto la proprietà rimane allo Stato, ma solo una concessione a fare ciò che si vuole nell’area assegnata per i prossimi 90 anni.
Gli unici paletti entro cui gli imprenditori dovranno muoversi sono i vincoli paesaggistici e ambientali già stabiliti dalla legge.
Certo, se i vincoli ambientali rimanessero inalterati, in teoria difficilmente si potrebero operare sviluppi diversi da quelli già attuati fino ad oggi.
Anche perchè nel decreto è specificato che il diritto di passaggio e di utilizzo dev’essere garantito.
In realtà le nostre spiagge vengono di fatto “vendute” ai titolari degli stabilimenti balneari per quasi un secolo. Poi se ne riparlerà .
Uno stratagemma sul filo dell’incostituzionalità .
Il diritto di superficie è infatti un diritto molto simile alla proprietà privata mentre le spiagge fanno parte del demanio necessario, ossia quella parte del territorio nazionale che non può essere venduta per restare a disposizione di tutti
E’ questo lo stratagemma previsto dal ministro Tremonti per accontentare i potenti sindacati dei balneari italiani, terrorizzati dall’applicazione della direttiva europea sulla libera concorrenza,
L’Italia è infatti sotto procedura di infrazione comunitaria perchè non applica la direttiva Bolkestein ossia l’obbligo di fare aste pubbliche per assegnare le concessioni demaniali, così come succede in tutta Europa.
Tutti possono partecipare e chi offre di più si prende la concessione che, alla scadenza, viene rimessa all’asta, permettendo allo stato di realizzare guadagni proporzionati agli incassi delle attività oltre ad un salutare rinnovo tra i gestori.
Nella proposta di Tremonti a delimitare le aree saranno le Regioni su iniziativa dei comuni d’intesa con l’Agenzia del Demanio.
Il diritto viene rilasciato dietro il pagamento di un corrispettivo annuo e con l’accatastamento delle strutture presenti.
Le risorse provenienti dai diritti di superficie, riscosse dall’Agenzia delle entrate, sono versate all’entrate del bilancio dello Stato per essere riassegnate a un Fondo al ministero dell’Economia per poi essere annualmente ripartite tra la Regione, i comuni, i distretti turistici, e l’erario.
Inoltre sulle aree ‘vuote’ sarà possibile edificare solo in regime di diritto di superficie mentre in quelle già esistenti sarà possibile ristrutturare e anche ricostruire.
Ed è proprio il nuovo cemento all’orizzonte che induce Legambiente a parlare di «un piano casa» al cui interno sarebbe annidato «un regalo senza precedenti a mafiosi, abusivi e speculatori».
Per il presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza, siamo arrivati a «un punto così basso» in cui il «Bel Paese viene smembrato», e dato in pasto «a criminalità e speculatori, privatizzando il patrimonio costiero».
Il Wwf Italia accende «un allarme» per «il pericolo lungo quasi un secolo».
Secondo il Codacons con, quello che chiama, il «Piano spiagge vengono create le premesse per un grande piano di cementificazione del territorio aprendo agli speculatori».
Lo Stato ha incassato “soltanto” 103 milioni di euro provenienti dalle concessioni demaniali marittime a fronte dei 16 miliardi di euro di guadagni stimati per le imprese della balneazione.
Sono questi le cifre relative alla concessioni demaniali marittime (periodo 2009) secondo un dossier dei Verdi intitolato Spiaggiopoli.
Uno stabilimento balneare di 10.000 metri quadrati paga soltanto 1.000 euro al mese, come l’affitto di un bilocale a Roma o Milano.
Nello specifico – si legge nel dossier – uno stabilimento paga in media quasi 1,4 euro per metro quadro all’anno, con punte pari a 0,93 euro per spiagge definite di bassa valenza turistica e 1,86 per quelle di alta valenza.
Il giro di affari degli stabilimenti balneari, «tra i cui privilegi c’è l’esenzione al rilascio dello scontrino fiscale», si apoggia anche sull’evasione fiscale che «per l’Agenzia del Demanio si aggira intorno al 50%».
In base agli ultimi controlli della Guardia di Finanza, afferma il dossier, «nel 2009 su 573 controlli sono state rilevate 551 irregolarità pari a oltre il 96%».
A fronte delle stime che parlano di 16 miliardi di euro all’anno di incassi «i gestori dichiarano circa 2 miliardi l’anno, pur avendo 600.000 addetti nel settore».
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Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile
POCO PRIMA CASINI AVEVA ATTACCATO BERLUSCONI RICORDANDO CHE STRANAMENTE E’ AMICO DI TUTTI I DITTATORI DEL PIANETA, DA GHEDDAFI A BEN ALI, DA PUTIN AL PRESIDENTE DELLA BIELORUSSIA LUKASHENKO… IL MINISTRO VIENE RIPRESO MENTRE CHIEDE A UN COLLABORATORE: “MA CHI E’ QUESTO?”
Quando militava nel Msi milanese stava sulle balle a molti militanti in quanto ritenuto un parolaio raccomandato.
La sua origine benestante lo rendeva inviso alla base che vedeva già allora una certa spocchia negli atteggiamenti del “figlio del senatore La Russa”.
Dopo un periodo da “desasparecido”, in seguito agli incidenti milanesi, ‘Gnazio riemerge grazie ai buoni uffici di donna Assunta Almirante che si era rivolta a lui per trovare occupazione a un congiunto.
Ed ecco Nosferatu scalare le posizioni all’interno del Msi, in simbiosi con l’altro paracarro finiano di allora, Maurizio Gasparri.
Uno a Milano, l’altro a Roma, creano la corrente finiana per eccellenza, quello dei “giovani vecchi” rampanti e ambiziosi che poi troveranno la consacrazione in An.
Ripuliti da vecchie nostalgie, in nome delle quali amavano vincere i congressi contro chi avrebbe voluto un moderno partito “sociale”, portabandiera del conservatorismo più becero, a contatto del Berlusca si sentono improvvisamente dei miracolati.
Chi si scopre statista, chi esperto in telecomunicazioni, chi ministro, chi capogruppo.
Il peggio non è però tanto essere arrivati a questi incarichi, è quello di credere di esserne all’altezza.
Presi da ambizione smodata e a forza di frequentare i salotti di Palazzo Grazioli, saranno loro, dopo aver fatto da servi a Fini per decenni, a tradirlo nel momento del bisogno.
Dimenticando che se hanno un posto politico al sole e non in un consiglio di circoscrizione, lo devono al Gianfri.
La quota 70-30 all’interno del Pdl permette loro di “promuovere” una corte di ex An devoti al “due di coppe” e di poter contare su una truppa di adepti da mettere sul tavolo della trattativa con Silvio.
Fino alla nomina di ‘Gnazio a triumviro e ministro della Difesa.
Ma l’ex portatore di pastore tedesco con dama bionda al seguito ai comizi missini èin fondo un tipico italiano.
Di quelli che se gli dai una divisa rischi di vederlo trasformato in generale anche nell’atteggiamento.
Se poi uno è già presuntuoso di suo, addio equilibrio.
Vedere ‘Gnazio da Santoro o da Floris è uno spasso: sguardo ieratico da invasato, atteggiamenti isterici, modo di porsi spesso arrogante, oscilla tra spocchia e vittimismo, strilli e accuse per tutti, passato e presente, difese penose e arringhe senza costrutto.
Persino controproducente per chi lo manda.
Ricordiamo la sua mitica frase prima delle Regionali, quando nel Pdl si temeva il sorpasso di Zaia in Veneto, dopo aver negato la ricandidatura a Galan: “Non ci sarà nessun sorpasso della Lega, andrò personalmente a fare campagna elettorale in Veneto”.
C’ è andato, il Pdl è crollato e la Lega è volata avanti.
In altri tempi, dopo una figura del genere, un politico si sarebbe dimesso, in altri ancora sarebbe stato cacciato.
Con Silvio no, vieni inviato a rappresentarlo a Ballarò, come ieri sera.
Ma che ti combina ‘Gnazio, profondo conoscitore della politica europea?
Di fronte ad uno scontato attacco di Casini a Berlusconi, in cui il segretario Udc si chiede come sia possibile che Silvio sia amico di tutti i dittatori, da Gheddafi a Ben Ali, da Putin a Lukashenko ( il presidente che indice elezioni farsa e che Silvio ha omaggiato durante l’unica visita ufficiale di un leader europeo in Bielorussia), il ministro prima sorride nervoso.
Poi, al rientro in studio, mentre il conduttore Giovanni Floris gli da’ la parola, ‘Gnazio viene ripreso mentre, con un collaboratore alle sue spalle, si informa sul dittatore bielorusso, evocato poco prima dal leader Udc: “Lukashenko, chi e’ questo?”, chiede il ministro.
Chissà che avrà pensato Lukashenko, stamane, leggendo le agenzie.
Forse: “La Russa? ma chi è costui?”.
Beh, si può anche informare, ma in ogni caso non ha perso niente.
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Maggio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
DUE ATTORI DA AVANSPETTACOLO CHE SI CONTENDONO IL PALCOSCENICO: UNO VIVE SOTTO RICATTO PERENNE DEI BEONI PADAGNI, L’ALTRO E’ COMPLICE DI UN CRIMINALE DI GUERRA… IL PRIMO CI FA FARE FIGURE DA PIRLA NEL MONDO, IL SECONDO FA IL PACIFISTA A ORE E INVOCA I FUCILI SOLO CONTRO MERIDIONALI E IMMIGRATI
“Abbiamo trovato l’accordo su tutti i punti previsti dalla nostra mozione”. 
Lo ha detto poco fa il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, al termine della riunione di maggioranza a Palazzo Chigi.
Non sono suonate le campane a festa, ma, per chi temeva una crisi di governo e la messa in discussione della pensione da parlamentare, non sono suonate neanche le campane a morto.
Il governicchio Berlusconi-Scilipoti può andare avanti in coma vegetativo, in attesa del duro risveglio elettorale.
Dopo quasi una settimana di chiacchiere, con minacce e schiarite, ultimatum e riconciliazioni, al dunque la maggioranza si è ricompattata sulla missione italiana in Libia.
E non poteva essere altrimenti, non essendo fattibile nè uscire dalla Nato, salvo essere spernacchiati in tutto il mondo, nè rinunciare allo stipendio da parlamentare e perdere le elezioni.
I punti più controversi che rischiavano di mettere in difficoltà la maggioranza erano due “apparenti” condizioni posti dal Carroccio nella mozione: la fissazione di una data precisa per il disimpegno dalla nostra missione in Libia e la questione del suo finanziamento, che non deve prevedere ricarichi fiscali ai danni dei contribuenti.
Sapete su quale base è stato trovato il compromesso?
Si questa frase che l’indossatore leghista Reguzzoni ha anticipato ai giornalisti: “Il governo si impegnerà con gli alleati nel fissare una data per la fine della missione e poi comunicarla al Parlamento”.
Cioè il nulla, tutto come prima: quando finirà la guerra in Libia, ce ne andremo anche noi come tutti gli altri, prima no.
Tanto è vero che si parla di “fine della missione” non di “fine della nostra missione”.
Reguzzoni infatti non è entrato nel merito degli accordi, salvo anticipare la decisione di “individuare con gli alleati una data per la fine delle ostilità “. «Abbiamo trovato un accordo nella maggioranza» ha poi cercato di spiegare, aggiungendo che «l’accordo è stato considerato soddisfacente per il mio partito».
In pratica il pacifista a ore Bossi adesso ha deciso che si può bombardare Gheddafi, rimediando una figura da bauscia.
Non che la controparte abbia dato migliore immagine, se non quella del solito personaggio soggetto ai ricatti dei beoni padagni per via delle sue vicende giudiziarie private.
“Si impapocchierà un documento confuso per accontentare tutti – aveva previsto in mattinata l’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema – Spero che in tutto questo l’immagine internazionale dell’Italia, già caduta in basso, non precipiti. Quando si partecipa a missioni così complesse bisognerebbe cercare di comportarsi seriamente”.
Ma nessuno dice l’oggetto reale della trattativa e cosa ha ottenuto Bossi per rinunciare ad arrancare alla marcia pacifista: il posto da vicesindaco per Salvini a Milano (cui la Moratti si era opposta), almeno un posto da sottosegretario per Brigandì (colui che era entrato al Csm in quota Lega senza averne titolo, dopo aver rinunciato al posto da parlamentare e, una volta cacciato, si era ritrovato senza stipendio da entrambe le parti).Nonchè una serie innumerevole di posti negli Enti che contano e che emergeranno nei prossimi giorni.
Il partito “di lotta e di governo” si è calato le braghe: anche a culo nudo, meglio essere comodi su una morbida e remunerata poltrona.
Cala il sipario sul palcoscenico da avanspettacolo.
In attesa del nuovo atto.
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Maggio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
LA POLITICA ITALIANA VERSO GLI STRANIERI E’ STATA SCONFESSATA PIU’ VOLTE DA TUTTE LE ISTITUZIONI EUROPEE E DA DUE AGENZIE DELL’ONU…LEGGI CONTRARIE ALLE DISCIPLINE UE, REGOLAMENTI IN CONTRASTO AL DIRITTO COMUNITARIO, DISPOSIZIONI ILLECITE DI POLIZIA
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea boccia l’Italia per il reato di clandestinità ?
La notizia è clamorosa, ma non sorprendente.
Da quando è nato l’ultimo governo Berlusconi, con il leghista Maroni al ministero dell’Interno, la politica italiana verso gli stranieri extracomunitari (ma anche comunitari, quando si trattava di Rom rumeni o italiani) è stata sconfessata più volte e in modo molto pesante, praticamente da tutte le istituzioni europee, oltre che da almeno due agenzie dell’Onu.
Leggi contrarie alle discipline dell’Unione e alle convenzioni internazionali firmate dall’Italia, direttive non recepite, regolamenti contrari al diritto comunitario, disposizioni di polizia e comportamenti illeciti: delle condanne e dei richiami che sono arrivati da Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo si perde il conto.
L’elenco.
Berlusconi ha preso colpi in tutte le sedi europee e tutti provocati da trasgressioni alle norme sull’immigrazione e la tutela dei diritti umani.
Si può cominciare dal 9 luglio del 2008, quando il Parlamento europeo, in seduta plenaria, approva con una notevole maggioranza una mozione di condanna delle misure introdotte in Italia per l’identificazione dei rom, le famose impronte digitali da prendere ai bambini.
A favore della mozione si esprimono, non solo le sinistre, ma anche numerosi deputati (non italiani) del centro e della destra.
L’impatto politico del voto è tale che il giorno stesso ben tre ministri, Maroni, Frattini e Ronchi (Politiche comunitarie), si presentano alla stampa estera per cercare di minimizzarne il significato.
L’inveterata abitudine del ministro dell’Interno a smorzare i toni (“si è trattato di un voto solo della sinistra”; “i parlamentari non conoscevano i documenti”; “il commissario alla Giustizia era contrario”) rovina però la manovra.
Il giorno dopo la condanna dell’Italia è sui giornali di tutta Europa.
Maroni smentito da Barroso.
Più volte Maroni costringe il commissario Ue alla Giustizia Jacques Barrot, che pure è un conservatore politicamente assai vicino al centro-destra italiano, e lo stesso presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, altrettanto ben disposto verso Berlusconi, a smentirlo pubblicamente.
Il ministro sostiene che le misure contenute nel suo “pacchetto” sulla sicurezza sono perfettamente in linea con le direttive Ue?
Barrot gli fa notare che non è vero affatto: è illegale, secondo il diritto comunitario, l’obbligo di registrarsi imposto ai nomadi, anche a quelli di cittadinanza europea, e altrettanto lo è quello di costringerli a certificare la provenienza delle proprie risorse.
Altre obiezioni riguardano i decreti legislativi di recepimento delle direttive, perchè limitano la libera circolazione, i diritti ai ricongiungimenti familiari e il riconoscimento dello status di rifugiato politico.
Una lunga lista.
Un vulnus, quest’ultimo, che viene denunciato con forza anche dall’agenzia dell’Onu sui rifugiati politici (Unhcr ).
D’altronde il capo del Viminale ha un rapporto tutto suo con l’Onu: l’8 ottobre del 2008 racconta alla Camera dei Deputati che l’Alto Commissario per i rifugiati politici Antà³nio Gutierres avrebbe “elogiato” l’Italia per la sua politica di accoglienza degli esuli.
Falso: nel suo rapporto Gutierres ha elogiato il Bangla Desh, l’Ucraina e gli Emirati arabi uniti, ma ha evitato accuratamente di includere l’Italia fra i “buoni”.
Ma tanto, quale deputato andrà mai a controllare?
Qualche settimana dopo la controversia sui decreti di recepimento, lo stesso Barrot è costretto, suo malgrado, a “sollecitare le autorità italiane” perchè correggano la legge sulla manovra finanziaria che viola in quattro articoli le norme comunitarie in materia di diritti degli stranieri (diritto alla casa, all’uguaglianza di trattamento fiscale, all’accesso al credito in certi consumi).
Il governo, ovviamente, se ne frega e l’Italia rischia ancor’oggi una procedura di infrazione con relativa, salatissima multa.
Una politica preoccupata solo dalla sicurezza.
Nel giugno del 2008 lo svedese Thomas Hammarberg, commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa (organismo in cui sono presenti tutti gli stati del continente, da non confondersi con il Consiglio europeo) dopo una visita in Italia si dice “estremamente preoccupato” per le discriminazioni e le violenze esercitate contro i rom (in qualche caso anche da parte di forze di polizia) e per le misure del “pacchetto sicurezza”.
“Una politica dell’immigrazione – scrive in un rapporto – non può essere ispirata solo da preoccupazioni di sicurezza. La valorizzazione dei diritti fondamentali e dei princìpi umanitari è largamente assente nelle misure prese in Italia, che rischiano di aggravare il clima di xenofobia”.
In un nuovo rapporto sull’Italia, dopo un’altra visita effettuata in gennaio, nell’aprile del 2009 Hammarberg scrive che “permangono preoccupazioni per quanto riguarda la situazione dei rom, le politiche e le pratiche in materia di immigrazione e il mancato rispetto dei provvedimenti provvisori vincolanti richiesti dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo”.
Il carcere per il reato di clandestinità : No.
Il 15 luglio del 2009 il Parlamento italiano approva la legge che istituisce il reato di clandestinità .
Da Bruxelles parte subito una richiesta di spiegazioni, in quanto la legge confligge, in diversi punti con la direttiva 2008CE/115 sui rimpatri di extracomunitari in caso di soggiorno irregolare”.
Le “difformità “, si legge nella richiesta, sono molte e, fra queste, il fatto che la legge italiana prevede l’accompagnamento coattivo alla frontiera come modalità ordinaria di espulsione mentre la direttiva dispone che la modalità ordinaria sia il rimpatrio volontario.
Il “trattenimento” nei cosiddetti centri di identificazione e di espulsione, inoltre, nelle legge italiana viene disposto in tutti i casi in cui non si può eseguire l’espulsione immediata mentre, secondo la direttiva, il trattenimento non dev’essere automatico.
Ma soprattutto la legge italiana è in contrasto con il diritto comunitario perchè contempla il ricorso alla pena detentiva (fino a 5 anni) per punire la mancata partenza volontaria nonostante la notifica di un ordine di allontanamento.
E’ proprio questa “difformità ” in materia di carcerazione che ha provocato la sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia.
Le sanzioni per inadempienza.
Va sottolineato, a questo punto, che il governo italiano si è ben guardato di recepire la direttiva 115 nonostante avesse dovuto farlo entro il 24 dicembre dell’anno scorso.
Il che costerà all’Italia altre sanzioni per l’inadempienza.
E costringerà i giudici chiamati a esprimersi su comportamenti che attengono al reato di clandestinità a non applicare la legge italiana ma ad obbedire al superiore diritto comunitario.
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Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER ITALIANO AMMETTE: “SUI MIGRANTI LO SFORZO DI PARIGI E’ 5 VOLTE SUPERIORE AL NOSTRO”…ACCORDO TOTALE SUI BOMBARDAMENTI IN LIBIA…VIA LIBERA ALL’OPA DI LACTALIS SU PARMALAT… E SUL NUCLEARE: “L’ATOMO E’ IL FUTURO, LA VITTORIA DEL SI’ LO AVREBBE AFFOSSATO”
“Un incontro molto positivo”.
Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha definito il vertice intergovernativo a Villa Madama con il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, appena concluso.
La convergenza dei due leader sui tanti temi affrontati sarebbe stata totale, secondo quanto dichiarato dal premier italiano nella conferenza stampa a margine.
Durante il suo intervento, il premier italiano ha anche accennato alla recente decisione del governo di frenare sull’energia nucleare, nonostante “siamo assolutamente convinti che sia il futuro per tutto il mondo”, ha detto. Berlusconi ha così spiegato il motivo della moratoria governativa: il timore dell’opinione pubblica dopo il disastro di Fukushima avrebbe reso il nucleare “impossibile per anni”.
Meglio aspettare “uno o due anni perchè si tranquillizzino”, ha concluso.
“Tra Italia e Francia ci sono delle tensioni, — ha dichiarato Sarkozy sul merito dell’incontro — non ha importanza sapere di chi è la colpa, ma non hanno motivo di esistere”.
Nemmeno sulla gestione dell’immigrazione e sulla questione libica, quindi. Proprio su quest’ultimo punto, il presidente francese ha sottolineato di aver accolto positivamente la decisione italiana di un maggiore coinvolgimento militare.
Non si tratterà di bombardamenti, ha chiarito ancora una volta Berlusconi, ma di “inteventi con razzi di estrema precisione su singoli obiettivi militari, dove si possa escludere con certezza la possibilità di danni alla popolazione civile”.
Insomma sempre di bombardamenti si tratta.
Un passaggio dell’incontro è stato dedicato anche alla Siria, nuovo fronte caldo di proteste anti-regime.
“Siamo molto preoccupati per gli sviluppi e le numerose vittime. — ha dichiarato Berlusconi — Facciamo un appello forte alle autorità di Damasco affinchè diano un seguito concreto e immediato alle riforme annunciate”.
Durante il vertice, Berlusconi e Sarkozy hanno discusso al telefono con il leader del Comitato nazionale transitorio di Bengasi, Mustafa Jalil, per fare il punto della situazione.
Jalil ha ringraziato l’Italia per la decisione di utilizzare i propri veivoli in azioni militari in Libia.
Scelta del tutto condivisa anche dal presidente francese che, sin dai primi momenti delle operazioni, aveva richiesto un maggiore coinvolgimento.
Una decisione difficile, ha dichiarato Berlusconi, “per il passato coloniale e per i trattati di amicizia siglati con il popolo libico, ma riteniamo che del nostro intervento ci sia bisogno”.
Anche perchè, ha specificato il premier italiano, era stato richiesto dalla Nato e dagli Stati Uniti.
Nessun problema con i vertici della Lega, secondo Berlusconi, nonostante il Carroccio si sia opposto con fermezza.
“Ci siamo già sentiti — ha spiegato il premier — e li richiamerò anche tra poco per spiegare la questione”.
Ma il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, insiste: “La Lega Nord è contraria alla guerra. Questa è la posizione che porteremo con Umberto Bossi al prossimo Consiglio dei Ministri”.
I due leader hanno firmato una dichiarazione congiunta su Libia e Nord Africa, con la richiesta alla Ue di una maggiore cooperazione — anche sul piano degli investimenti — con i paesi della sponda sud del Mediterraneo. Durante il vertice, inoltre, è stata decisa la nomina di due stretti collaboratori di Berlusconi e Sarkozy, che si occuperanno di “affrontare il tema immigrazione, sviluppando i trattati già esistenti”, ha spiegato il premier italiano.
Che ha voluto anche porre fine alle polemiche di questi giorni con la Francia a proposito dei permessi temporanei ai migranti tunisini.
“Non hanno diritto all’asilo, è un’immigrazione economica, non dovuta a nessuna guerra”, specificava l’Eliseo.
Oggi, Berlusconi ha dato pubblicamente ragione al collega francese, riconoscendo lo sforzo della Francia “superiore cinque volte a quello italiano”. “Nessuna accusa quindi”, ha chiarito.
Insieme alla dichiarazione congiunta, i due leader hanno firmato una lettera, indirizzata al presidente dell’Unione europea, Herman Van Rompuy, e al presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, con alcune proposte di modifica provvisoria del trattato di Schengen, in situazioni eccezionali, e la richiesta di potenziamento dell’agenzia Frontex, il sistema di pattugliamento europeo delle frontiere esterne.
“E’ necessaria la solidarietà di tutti i Paesi della Ue”, ha concluso Berlusconi.
“Crediamo nel futuro dei gruppi europei, l’abbiamo sempre detto”, ha spiegato il presidente francese riguardo al capitolo economico dell’incontro.
Che, proprio stamattina, ha visto scendere in campo il gruppo d’oltralpe Lactalis con l’opa lanciata per l’acquisto del gruppo italiano Parmalat.
Una proposta “non ostile”, ha spiegato Berlusconi, che pure ha ammesso quanto sia singolare che l’iniziativa sia arrivata proprio questa mattina, data dell’appuntamento tra i due Paesi.
La strada che Italia e Francia intendono percorrere, nel caso Lactalis-Parmalat e più in generale, è quella di una co-partecipazione.
Per raggiungerla, secondo Sarkozy, è naturale “un periodo di tensione, per mettersi d’accordo”.
“Voi avete le piccole e medie imprese, noi i grandi gruppi. — ha continuato il presidente — Non c’è bisogno di farci la guerra”.
Massima disponibilità da parte della Francia, invece, ad appoggiare la candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea.
Il presidente Sarkozy si è detto “molto felice” di sostenere la figura di Draghi, “perchè è una persona di grande qualità , e in più è italiano”.
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Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile
NELL’EDIZIONE TEDESCA DELLA RIVISTA, BERLUSCONI VIENE DEFINITO “IL PIU’ PENOSO PREMIER DI TUTTI I TEMPI”… L’INCREDIBILE STORIA DI SESSO E BUGIE CHE AVVILISCE L’ITALIA E FA RIDERE LA GERMANIA
Nei media tedeschi Berlusconi è un protagonista assiduo: scandali, processi, disastri economici, gaffe internazionali, storiacce varie.
Una tv pubblica l’ha perfino utilizzato come spauracchio, per mostrare dove può andare a finire il sistema delle comunicazioni se gli utenti non pagano il canone.
Mancava soltanto l’edizione di Playboy made in Germany.
Che rimedia nel fascicolo in edicola questa settimana (molto atteso, perchè la playmate è un’attrice turca che rompe il tabù del nudo islamico), con ben quattro pagine di servizi dedicati al “Sultan der Poebene” e alla sua “infinita storia di corruzione”.
Sommario: “Come sua santità l’ipocrita Silvio Berlusconi divenne il più penoso premier di tutti i tempi, e come, nonostante tutto, vuole restarlo”.
Il lungo servizio, accompagnato da due sapide schedine sul bunga-bunga e sull’attitudine del Nostro di “andare a puttane invece di governare”, comincia dall’episodio delle foto strappate all’intimità di Villa Certosa da Antonello Zappadu e ripercorre tutte le tappe dell’incredibile storia di sesso e bugìe che ha avvilito l’Italia ma non ha mancato (purtroppo) di divertire molti in Germania. E non solo in Germania, of course.
Ricorda le accorate parole sul “marito malato” di Veronica Lario all’indomani del compleanno di Noemi, si sofferma sulle caratteristiche delle girls dell’Olgettina, spiega come e perchè Nicole Minetti è finita a rappresentare i contribuenti nel parlamento regionale della Lombardia e azzarda una stima delle sue misure toraciche (“a occhio e croce una D”), ricostruisce i gusti sessuali del settantaquattrenne anfitrione di Arcore.
Il contenuto, in qualche modo, era stato già anticipato dal titolo: “Poebene” è il modo con cui i tedeschi chiamano la Val Padana (letteralmente: pianura del Po); ma Po, nella lingua di Goethe, vuol dire anche, scherzosamente, sedere, chiappe, deretano, lato B. Culo.
Lo usano i bambini e gli adulti più disinibiti, ma ha una sua discreta valenza semantica nell’ambito della pornografia.
E quindi si adatta bene al personaggio.
E’ probabile che, più o meno consapevolmente, i redattori di Playboy abbiano giocato anche sul secondo significato.
Magari ispirati da un’icastico confronto che Ruby Rubacuori (le cui avventure sono molto seguite dalla stampa popolare in Germania) istituì tra se medesima e Noemi Letizia: “Lei è la Pupilla, io sono il Culo”.
Il Po, appunto.
Paolo Soldini
(da “Il Fatto Quotidiano)
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Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile
GLI SPAZI E I MODI CON CUI BERLUSCONI HA INVASO I MEDIA NON SONO DA DEMOCRAZIA….LO STRAPOTERE DEGLI SPAZI RISERVATI AL PREMIER E AL GOVERNO SUI CANALI TELEVISIVI PUBBLICI E QUELLI DI SUA PROPRIETA’
Visto che l’Italia non riesce a mettere un freno allo strapotere mediatico di Berlusconi e del suo governo, è forse arrivato il momento che se ne occupi un organismo internazionale.
La richiesta arriva da Ernesto Maria Ruffini, avvocato, che con il supporto dell’associazione Articolo 21 e del direttore del ‘Futurista’ (area Fli) Filippo Rossi, ha appena presentato una dettagliata denuncia all’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea.
Nel documento, a pochi giorni dalla nuova tornata elettorale, viene richiesto «che l’Osce, tramite il proprio Rappresentante per la libertà dei mezzi d’informazione, valuti e garantisca l’effettivo rispetto in Italia dei principi di pluralismo, di imparzialità , di completezza, di obiettività e di parità di trattamento nei mezzi di informazione in vista delle prossime consultazioni elettorali».
Un po’ come avviene nelle democrazie “a rischio” in occasione delle elezioni, anche in Italia serve insomma un organismo internazionale che possa controllare il comportamento dei media.
Andando a sfogliare l’esposto presentato all’Osce, ci si trova di fronte a un lungo elenco di violazioni al pluralismo e alla libertà di espressione, per cui l’Italia è stata più volte richiamata dalle istituzioni internazionali.
La diatriba tra Rete4 e Europa 7, la divisione delle frequenze stabilita dalla legge Gasparri, le sentenze della Corte Costituzionale forniscono un sommario riassunto dei fatti avvenuti solo negli ultimi anni.
Più interessanti sono però le segnalazioni dell’Agcom sul tempo dedicato dai tg agli esponenti della maggioranza rispetto a quello dell’opposizione, disponibili sul sito internet dell’autorità e sufficienti a chiarire la sproporzione di attenzione dedicata a Berlusconi e ai suoi uomini.
Nei giorni scorsi, con il regime di par condicio già in vigore “è stato possibile rilevare nell’ambito delle principali edizioni del Tg1 (ore 13.30 e ore 20.00) e del Tg 5 (ore 13.00 e ore 20.00) un vistoso squilibrio esistente tra i tempi di antenna concessi all’On. Silvio Berlusconi rispetto a quelli dedicati a tutti gli altri leader politici di opposizione” si legge nell’esposto.
Solo lunedì 11 aprile sul Tg1 e sul Tg5, Berlusconi ha avuto complessivamente un tempo di parola di 3 minuti e 46 secondi, a fronte dei 54 secondi di Pier Ferdinando Casini, dei 22 secondi di Gianfranco Fini e dei 15 secondi di Pierluigi Bersani.
Anche in regime di par condicio c’è chi è più uguale degli altri.
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Aprile 19th, 2011 Riccardo Fucile
UNA VOLTA I TEDESCHI VIETAVANO L’INGRESSO AGLI ITALIANI E AI CANI: CI ABBIAMO MESSO DECENNI PER CONQUISTARE DIGNITA’ E RISPETTO, GRAZIE AL SACRIFICIO E AL LAVORO DI TANTI NOSTRI MIGRANTI… ORA, GRAZIE A LUI, SIAMO SPUTTANATI IN TUTTO IL MONDO COME UN PAESE CHE ACCETTA SENZA PROTESTARE DI FARSI RAPPRESENTARE DA UN INDIVIDUO DEL GENERE
E’ solo una foto, quella che vedete a fianco, ma è significativa.
Si tratta di un cartello esposto da coloro che gestiscono un ristorante a Berlino e fotografata da un turista.
E significative sono le scritte: “Berlusconi-elettori non benvenuti” e “Niente cervello-niente servizio”.
A giudicare da come sono scritte, sembrano opera di qualcuno di madrelingua tedesca.
Il punto non è tanto il cartello in sè, che può essere valutato anche come goliardico o una boutade.
E’ ciò che rappresenta: la sfiducia e il disprezzo verso gli italiani che eleggono come capo del governo una persona del genere.
Infatti non è un caso isolato: di recente, durante la sfilata dei carri allegorici del carnevale di Dussldorf è stato mostrato un carro dove un mafioso sodomizzava un Berlusconi felice.
A Berlino un altro carro mostrava sempre Berlusconi che nuotava in un mare di tette.
Il nostro è l’unico capo di governo che non viene mai associato ad alcuna attività legislativa, positiva o negativa che sia.
E per gli italiani che viaggiano per lavoro o per turismo all’estero, diventa persino imbarazzante dover dare spiegazioni su come da noi si riesca a sopportare un personaggio del genere e continuare a votarlo.
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Aprile 13th, 2011 Riccardo Fucile
SCOPERTO IL BLUFF DI MARONI, ORA ANCHE LE REGIONI LEGHISTE DOVRANNO DARE OSPITALITA’ AI TUNISINI E AI PROFUGHI, SENZA PIU’ SCARICARE L’ACCOGLIENZA SULLE REGIONI DEL CENTRO-SUD… LA SOLIDARIETA’ NON DEVE AVERE PIU’ STECCATI
Per il ministro dell’Interno e Palazzo Chigi si fa notte fonda. 
Perchè a dispetto della telefonata con cui Silvio Berlusconi ha «rassicurato» Roberto Maroni sulla «condivisione della linea assunta in Europa», il vertice in Lussemburgo, nel sigillare di fatto l’emergenza profughi all’interno delle nostre frontiere, promette una immediata reazione a catena tutta di segno domestico.
Di più: caccia la Lega e il suo ministro in un angolo.
Evaporata la possibilità di “disperdere” oltre la frontiera francese buona parte dei 20 mila, tra clandestini e profughi, che hanno raggiunto il nostro Paese in questi primi quattro mesi dell’anno, si riapre infatti da oggi il redde rationem della «solidarietà nell’accoglienza» tra il Centro-Sud e le grandi Regioni del Nord a trazione leghista: Lombardia, Piemonte, Veneto.
E dunque torna a materializzarsi l’incubo elettorale che ha sin qui orientato le scelte del Governo.
Per settimane, rassicurati da Maroni e dalla “trovata” dei permessi di soggiorno temporanei che, nell’azzardo di Palazzo Chigi, avrebbero dovuto spalancare le porte dell’area Schengen ad almeno 15 mila cittadini tunisini, Cota (governatore del Piemonte), Zaia (governatore del Veneto), Formigoni (governatore della Lombardia) non sono infatti andati oltre un generico impegno ad «accogliere i soli profughi».
Certi che il giorno in cui avrebbero dovuto fare sul serio e misurarsi con la pancia del loro elettorato sarebbe stato lì da venire.
Ma, oggi, Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile e neo commissario straordinario per l’emergenza profughi, forte dell’accordo siglato la scorsa settimana nella “cabina di regia” Stato-Regioni, presenterà il conto di quell’impegno alla «condivisione dell’emergenza».
Ebbene, il conto dice che nel giro di pochi giorni, la Lombardia dovrà mettere a disposizione strutture per ospitare oltre 3.200 tra profughi e clandestini con permesso di soggiorno temporaneo: un terzo in più di Lazio e Campania, una volta e mezza la quota assegnata alla Puglia.
Il Piemonte dovrà farsi carico di oltre 1.400 presenze.
Il Veneto di 1.600.
In un’aritmetica che, a questo punto, non contempla margini di negoziazione e che – a stare al piano di emergenza licenziato dal Viminale – fissa in una proporzione di 1 migrante ogni 1.000 abitanti la soglia massima di accoglienza delle 18 Regioni (l’Abruzzo è escluso) e delle due provincie autonome del nostro Paese.
«Per fortuna la matematica e i dati Istat sulla distribuzione della popolazione in Italia non sono opinabili», ripetono in queste ore i tecnici del Viminale e della Protezione Civile.
«Se la Lombardia, con i suoi 9 milioni e 800 mila abitanti, conta per il 16 per cento della popolazione italiana, contribuirà all’accoglienza del 16 per cento dei 20 mila tra clandestini e profughi presenti in questo momento sul nostro territorio. E se la Basilicata conta per lo 0,9 per cento, alla Basilicata non si potrà chiedere, al momento, di accogliere più di 200 migranti».
Questo significa – aggiungono le stesse fonti – che, di qui ai prossimi giorni, «andranno progressivamente smantellate le tendopoli in Sicilia, in Puglia, in Campania e redistribuito il carico dell’accoglienza sull’intero territorio nazionale, alleggerendo quelle Regioni che oggi contano presenze superiori a quanto stabilito dal piano».
Il passaggio promette di essere tutt’altro che politicamente agevole.
Cota e Zaia, ieri, si sono precipitati ad accusare l’Unione («Europa scandalosa e vergognosa»), ma si sono guardati bene (al contrario di quanto accaduto per l’intera giornata in Umbria, Emilia Romagna, Basilicata) dal dare alcuna indicazione su numeri e strutture pronte per l’accoglienza, di cui pure, entro oggi, dovranno dare conto al Governo.
Non esattamente un buon inizio, pensando che i numeri dell’emergenza, oggi fermi a 20 mila migranti, dovrebbero comunque essere destinati a salire con l’aumento del flusso dei profughi dalla Libia.
E che la situazione di Lampedusa e dei respingimenti promette settimane molto complicate.
L’isola ha cominciato a bruciare dei fuochi dei 1.000 clandestini in attesa di essere rimpatriati. Sono i primi segnali della rivolta. Non saranno gli ultimi. Non fosse altro perchè il loro rientro – ammesso e non concesso che dalle coste tunisine non ci siano nuovi arrivi – potrà procedere, secondo gli accordi con Tunisi, a un ritmo di 60 migranti al giorno, sei giorni su sette.
E, dunque, non sarà completato prima di venti giorni.
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