Settembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI CONTI APRE UN’INCHIESTA PER VERIFICARE EVENTUALI DANNI ERARIALI NEI CONFRONTI DEL LEGHISTA EDOUARD BALLAMAN PER AVER USATO L’AUTO PER FINALITA’ NON ISTITUZIONALI PER BEN 70 VOLTE… LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA COLPISCE ANCORA: IMBARAZZO IN VIA BELLERIO
La Procura della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha aperto un’inchiesta per verificare eventuali danni erariali in merito all’utilizzo dell’auto blu da parte del presidente del Consiglio regionale Edouard Ballaman (Lega Nord).
A dirlo è il procuratore generale della stessa Corte dei Conti, Maurizio Zappatori, che ha precisato che l’iniziativa è stata avviata sulla base di un servizio pubblicato sul quotidiano Messaggero Veneto.
Il giornale ha riportato, in un dossier dettagliato, una serie di episodi nei quali, dal 2008 al marzo 2010, Ballaman avrebbe utilizzato l’auto di servizio e l’autista per finalità non istituzionali.
Secondo il quotidiano, Ballaman avrebbe fatto dei viaggi a Caorle (Venezia), dove possiede una casa per le vacanze, e in altre località dove si svolgevano iniziative o incontri politici della Lega Nord.
Inoltre sono elencati tragitti per impegni professionali, verso la casa della fidanzata e attuale moglie a Camponogara (Venezia) e viaggi diretti ad aeroporti del Nord Italia non collegati a impegni istituzionali.
Il dossier precisa tutta una serie di episodi in cui il Ballaman ha usato l’auto blu per fini personali: si va dalla “prima” a Milano del film leghista “Barbarossa” all’accoglienza dei parenti all’aeroporto di Venezia, dalla visita dentistica della moglie ad altri impegni.
Circa 70 spostamenti con autista, del tutto ingiustificati.
Dall’aprile del 2010, Ballaman ha rinunciato all’auto blu, ottenendo così il rimborso chilometrico previsto per i consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia.
Per i consiglieri residenti a Pordenone, come Ballaman, il rimborso è di 3.200 euro al mese, un affare. Continua »
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Agosto 31st, 2010 Riccardo Fucile
ARREDI D’ORO, CORREDI PER LE RONDE, FUMETTI STORICI PIENI DI ERRORI, PENNE AL PEPERONCINO, PROPAGANDA PERSONALE COI SOLDI PUBBLICI…MOGLI SISTEMATE, APPALTI RADDOPPIATI, TRIPLI INCARICHI: COME LA LEGA SPRECA I SOLDI DEI CITTADINI
Ferisce più la penna della spada. Se poi è satinata con punta extrafine è dannatamente pericolosa.
Si tratta dell’ultima trovata propagandistica della Lega nel suo feudo del Nord-est.
Centinaia di biro griffate con il “Sole delle Alpi”, che sparano litri di peperoncino sugli immigrati pericolosi.
E soprattutto fanno campagna elettorale nelle borsette firmate delle elettrici. Le donne non devono più temere, perchè nel lungo elenco di sprechi targati Carroccio c’è pure questo sofisticato arnese. Il veleno è un estratto di pepe rosso in percentuali conformi alla normativa comunitaria, recitano le istruzioni. Il getto spara fino a due metri con precisione svizzera. E come al solito, a pagare ci penserà Pantalone.
Che mai volete che sia qualche migliaia di euro magari tagliati dai bilanci della polizia, se nel corpo a corpo con l’aggressore si potrà sfoderare l’arma con le insegne di Bossi?
C’è di tutto nelle pieghe dei bilanci targati Lega Nord.
E il colpo di grazia lo danno quasi sempre i capitoli caldi del gergo padano: cultura, prodotti locali e sicurezza.
Che non scatenano solo le polemiche, come nel caso dell’Inno di Mameli sostituito in Veneto con il Va’ Pensiero.
Ma soprattutto esborsi di soldi. Sempre pubblici.
Gli scolari lombardi forse non sanno che il fumetto camuffato da libro di storia che si sono visti distribuire qualche tempo fa è costato alla Regione 105 mila euro per 10 mila copie.
Un bell’elenco di refusi storici, forse non voluti, ma pagati a caro prezzo: le incisioni rupestri dei Camuni datate 3000 dopo Cristo, un passaggio che sembra attribuire la strage di piazza Fontana ai sessantottini, i galli che cantano “we are the padan cocks” e Garibaldi che scompare dalla storia dell’Unità d’Italia.
A Trieste c’erano arrivati per primi con una legge ad hoc sulle origini celtiche del popolo friulano, costata 6 miliardi di vecchie lire e documentari etnici da 200 mila euro a botta.
Senza contare lo studio della lingua locale nelle scuole, costato finora oltre 35 milioni anche grazie ai baracconi come l’Arlef, l’Agenzia regionale che lo gestisce, dove fra presidente e cda le poltrone sono cinque volte i dipendenti, per un costo mensile di quasi 100 mila euro.
In Veneto le polemiche sono esplose lo scorso marzo in piena campagna elettorale. Nemmeno l’ex ministro leghista Luca Zaia, eletto governatore a furor di popolo, lesinava in quanto a spesa pubblica proprio nei giorni in cui il Senatùr tuonava da Gemonio ordinando ai suoi di “portare le forbici in Regione per tagliare gli sprechi”.
Chi ha sfogliato la rivista “Il Welfare”, stampata da Buonitalia spa (società partecipata dal ministero delle Politiche agricole) e costata alle casse pubbliche 5 milioni di euro, avrà di certo apprezzato il book fotografico del nuovo Doge, distribuito a migliaia di famiglie venete.
Ritraeva Zaia in differenti mise: dal gessato allo sportivo, fra bottiglie di vino, formaggi e salumi.
Se poi qualcuno non l’avesse ricevuto, bastava dare un’occhiata al portale del ministero.
Fino alla notte del 18 marzo, denuncia un esposto alla Procura di Padova, vi comparivano i manifesti elettorali del ministro.
Cliccandoci sopra, poi, l’utente-navigatore veniva collegato al sito della campagna elettorale sotto lo slogan “Prima il Veneto”.
Sempre al ministero, gli statali in orario di lavoro garantivano la visione in rete di spot elettorali, messaggi politici, materiali personali del candidato leghista. Caricati dall’utente “Mipaaf”, che altro non è che la sigla del dicastero romano.
C’è pure un taglio del nastro che ha scatenato la bufera.
Quello, sempre voluto dalla Lega, del faraonico palazzo della Provincia di Treviso all’ex manicomio di Sant’Artemio.
Un appalto che doveva costare 35 milioni di euro, ma che è lievitato fino a 80 milioni.
E se qualcuno ripete che sono aumenti fisiologici, lo scontrino degli arredi parla chiaro: 12.840 euro sonanti per un solo tavolo e 531.426 euro per le sedie.
Fino agli incarichi ai parenti: promozioni e aumenti di stipendio per mogli, fratelli e amici. Tutto targato Carroccio.
Stefania Villanova, la consorte del sindaco di Verona Flavio Tosi fu nominata a capo della segreteria dell’assessorato alla sanità della Regione senza concorso, ma a stipendio triplo. Continua »
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Agosto 26th, 2010 Riccardo Fucile
IN ATTESA DEL FEDERALISMO, NASCE LA “SECESSIONE DEL CALICE” E SCOPPIANO LE LITI DI CAMPANILI: “LA CAPITALE DELLE BOLLICINE SIAMO NOI”…. IN BALLO 57 MILIONI DI BOTTIGLIE DI SPUMANTE DOCG E UN FATTURATO ANNUO DI 370 MILIONI DI EURO
Fa quasi sorridere la “guerra delle bollicine” esplosa intorno al Prosecco trevigiano: succede che l’amministrazione comunale di Valdobbiadene decida lo strappo rispetto ai partner storici di Conegliano che pure dista solo una manciata di chilometri e condivide il marchio Docg.
L’amministrazione di Valdobbiadene, ritenendosi “la capitale del Prosecco” vuole dare vita a un evento legato specificatamente al proprio territorio.
Addio alla tradizionale e unitaria “Mostra nazionale dello spumante”, organizzata insieme a Conegliano e largo al nuovo evento enogastronomico intitolato “Valdobbiadene brinda alla vita”: quattro giorni di esposizioni, assaggi, degustazioni e convegni a settembre, sponsor il Comune e la Regione Veneto.
Proprio Zaia che si era battuto per il riconoscimento della Doc Prosecco e della Docg Conegliano-Valdobbianese Prosecco, ora si trova in mezzo al fuoco amico incrociato.
Nella zona si tratta peraltro di un giro di affari di 370 milioni di euro l’anno per 57 milioni di bottiglie e un export in crescita del 3% nonostante la crisi internazionale.
Conegliano per ora ha reagito con fair play alla scissione, ma i produttori locali hanno fatto notare che “senza uno sforzo per ridurre l’eccessiva frammentazione, non riusciremo a diventare efficaci sul mercato”.
Il timore, tra gli imprenditori, è che questa frattura rischi di indebolire il fronte vinicolo trevigiano, tuttora convalescente dopo la batosta del Tocai che la Corte europea del Lussemburgo, dopo una battaglia legale decennale, ha riconosciuto marchio esclusivo ungherese, proibendo quindi ai veneti di farne uso. Continua »
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Agosto 25th, 2010 Riccardo Fucile
LA LEGA E TREMONTI BLOCCANO IL QUOZIENTE CHE SGRAVEREBBE LE TASSE DELLE FAMIGLIE CON FIGLI: COSTA 3 MILIARDI CHE E’ MEGLIO SPUTTANARE NEL FEDERALISMO… EPPURE IL QUOZIENTE FAMILIARE ERA NEL PROGRAMMA DEL PDL, VERO SILVIO? … BOSSI CHIEDE LA TESTA DELLA MORATTI E DI GALAN, MA NEI SONDAGGI NON VA OLTRE L’11% CONTRO IL 12,3% DI QUESTA PRIMAVERA
E’ in programma stamane all’ora dell’aperitivo, non a caso a Villa Campari, residenza
non monegasca del premier sul Lago Maggiore, sita a Lesa, in provincia di Novara, il solito vertice tra Berlusconi e Bossi.
E come sempre, invece che un “vis a vis” tra i due, Bossi avrà il solito seguito di badanti (Cota e Calderoli in primis) e potrà contare anche sulla presenza da lui richiesta del suo infiltrato nel Pdl, il ministro Tremonti.
Il premier a questo punto ha esteso il vertice anche a qualche suo uomo di fiducia, per non sentirsi accerchiato.
L’incontro verte sul futuro delle sorti del governo ed è stato preceduto da una settimana tesa, con Silvio molto irritato nei confronti del Carroccio (chi è causa del suo mal, pianga se stesso).
Si stanno scontrando due interessi contrapposti, con il Pdl che non vuole elezioni anticipate e cerca semmai di allargare la propria maggioranza e la Lega che invece le invoca al più presto.
E’ risultato evidente che come Berlusconi ha cercato una sponda in Casini, per lo meno su qualche singolo provvedimento che gli sta a cuore ( uno a caso? il processo breve, ovvio), Bossi abbia iniziato un fuoco di sbarramento a base di insulti nei confronti dell’Udc, onde far fallire questa ipotesi.
Qualcuno sostiene che lo scopo della Lega sia quello di ottenere un forte successo elettorale: una favola metropolitana, perchè se si vanno a vedere i sondaggi, il Carroccio è dato tra il 10% e l’11%, ben lontano dal 12,3% delle regionali di promavera 2010 e dall’11,5% delle europee.
Un risultato certamente superiore all’8,3% delle politiche 2008, ma che invertirebbe il trend degli ultimi due anni.
In realtà il fine di Bossi è quello di far fuori Berlusconi e di spianare la strada all’infiltrato Tremonti.
Se al Senato non dovesse certificarsi, come dicono i sondaggi elettorali, una maggioranza di centrodestra, Silvio dovrebbe fare un passo indietro e favorire un governo tecnico con Tremonti premier.
E a Silvio non rimarrebbe che la promessa, tra due anni, di una candidatura a Capo dello Stato.
Con tutti i rischi che comportano promesse di questo genere.
Ma Bossi così facendo sta anche mostrando il vero volto della classe dirigente leghista nei confronti degli interessi degli italiani tutti.
Perchè nel programma del Pdl era ben segnata l’introduzione del quoziente familiare, ovvero la detassazione dei nuclei familiari numerosi, un cavallo di battaglia anche dell’Udc di Casini. Continua »
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Agosto 20th, 2010 Riccardo Fucile
IL PDL NAVIGA NELLA NEBBIA: OGGI VARERA’ UN DOCUMENTO GENERICO IN 4 PUNTI CHE VERRA’ PORTATO IN PARLAMENTO “CON CALMA”… SI TEME CHE BOSSI AL NORD E FINI AL SUD FACCIANO SCENDERE IL PDL AI MINIMI STORICI… IL PREMIER CONTINUA NEL TEATRINO DELLA POLITICA SENZA UNA LINEA E CON LA SOLA PREOCCUPAZIONE DI SOTTRARSI AI PROCESSI
Alle 12.30 di oggi è fissato il vertice dello stato maggiore del Pdl a Palazzo Grazioli che dovrebbe avere il compito di stilare gli ormai famosi 4 punti da sottoporre al Parlamento per chiedere su di essi la fiducia.
Ma le cose strada facendo sono cambiate, la stessa periodica richiesta del “fidato alleato” Bossi di andare a votare a novembre ha fatto insospettire il Cavaliere che ora ha cambiato le carte in tavola.
Tanti piccoli segnali: il vertice che doveva durare due giorni si concluderà invece stasera e i temi “sicurezza e immigrazione” che avrebbero creato attrito con i finiani sono stati accantonati.
La linea sarebbe quella di preparare un «documento politico» in quattro punti – giustizia, federalismo, Sud e fisco – illustrando i contenuti dei singoli capitoli a grandi linee.
Ma a specificare che cosa ci sarà davvero dentro – quali provvedimenti, in che forma, in quale articolato – dovrebbero provvedere poi «i gruppi parlamentari», nei tempi che ci vorranno.
Tempi non infiniti, ma nemmeno rapidissimi, proprio per evitare che un possibile incidente porti dritti a quel voto a novembre che Bossi cerca.
Si parla dunque di fine settembre perchè il documento approdi in Aula: un tempo sufficiente per capire se la maggioranza può ricompattarsi, magari con un’apertura al gruppo dei finiani se non al loro leader, con il quale i rapporti restano inesistenti, o se davvero si andrà al voto.
Alcuni dei contenuti dei 4 titoli si conoscono: sulla giustizia si chiederà una «riforma complessiva» che preveda la riforma di processo penale, Lodo Alfano e processo breve; sul federalismo si ribadirà la necessità di votare i tre decreti attuativi che riguardano Regioni, costi standard della Sanità e Province, sul Sud è prevista la riorganizzazione delle risorse in vista di grandi riforme infrastrutturali, nonchè incentivi su ricerca e turismo, e sul fisco si rimanderà a tempi migliori l’eventuale calo delle aliquote.
Insomma un documento sul nulla che avrebbe potuto stilare anche Capezzone, senza necessità di riunire l’intelligentia pidiellina.
Il “contrordine” del premier deriva una una serie di fattori che hanno indotto alla prudenza Berlusconi.
Ieri persino Pisanu gli ha fatto capire che non è il caso di andarsi a cercare guai, oltre a quelli che ha già generato la sua dissennata politica in questi due anni.
Il tentativo di sottrarre ai 34 finiani della Camera una decina di deputati è andato male e anche se il premier ne convincesse qualcuno a votare per il governo, Bocchino ha già fatto presente di avere “un elenco di deputati che verranno con noi al momento opportuno”. Continua »
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Agosto 19th, 2010 Riccardo Fucile
CON IL LODO MONDADORI PAGHERA’ PER TASSE EVASE SOLO 8,6 MILIONI INVECE CHE 173, CON IL PROCESSO BREVE NON VUOLE NEANCHE ANDARE IN TRIBUNALE: ERANO NEL PROGRAMMA DEL PDL ANCHE QUESTE LEGGI?… LO SCARICANO ANCHE GLI INDUSTRIALI E LA CHIESA: LA PAURA DELLE ELEZIONI LE HA SOLO LUI, NON CERTO UNA DESTRA VERA
La dimostrazione di cosa intenda questo governo per democrazia la si è avuta nelle
ultime settimane: attacchi, ricatti, minacce, killeraggio mediatico. Chiunque non stenda il tappeto rosso all’incedere del sovrano e del suo instabile e arrancante giullare leghista viene sottoposto a pressioni indebite se non ad anatemi e accuse mediatiche.
Abbiamo visto i “pedalini della Libertà ” attaccare il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in fase preventiva: o Berlusconi forever o elezioni è il grido di battaglia.
Squallidi figuri che un tempo inneggiavano al “boia chi molla” della rivolta popolare di Reggio Calabria hanno mutato negli anni, per un piatto di lenticchie, quel motto in “boia chi molla la poltrona”.
Chi non si adegua finisce oggetto di dossieraggio di servizi presunti deviati, terminologia patetica per nascondere il fatto che tanto deviati non sono, visto che rispondono a un “padrone”.
Se fossero deviati avremmo visto saltare qualche testa, invece vediamo dirigenti inquisiti sedere sempre al proprio posto, come denunciato dal finiano Briguglio in sede di Copasir.
Quei giornali da barbiere vicini al premier dei cui articoli lui “non sapeva mai nulla” e che “aveva dato mandato di cedere” dedicano paginate non solo a Fini, reo di essersi ribellato al sultanato del “ciarpame senza pudore”, ma persino al singolo parlamentare in sospetto di finianesimo.
Hanno persino fatto la tabella dei finiani da impiccare e di quelli da mandare ai campi di rieducazione alle Cayman per recuperarli.
Da mesi parlano di riforma della giustizia, ma le sole leggi che vengono votate sono quelle ad personam per evitare ciò che fa un comune cittadino di fronte a un’accusa: presentarsi in tribunale e difendersi, per dimostrare la propria innocenza.
A maggior ragione un “uomo di destra” che è uso affrontare gli avversari a viso aperto e guardandoli negli occhi, non scappando per vergognose scorciatoie.
Siamo arrivati ad approvare una legge salva-Mondadori che permetterà alla casa editrice di proprietà della famiglia del premier di sanare con 8,6 milioni una multa per evasione fiscale del 1991 pari a 173 milioni, tutt’ora in contestazione.
Siamo giunti al controllo quasi completo dei Tg, con la Rai asservita al potere, notizie censurate o presentate in modo ambiguo.
A tanti servi, moralmente pezzenti, che inneggiano alla fucilazione dei dissidenti chiediamo: a che pagina del programma del Pdl sottoposto al voto elettorale erano queste leggi?
Quello per interderci cui “sta lavorando” in questi giorni il duo comico per predisporre i 4 quattro punti su cui chiedere la fiducia a metà settembre.
La realtà è un’altra: il programma elettorale è stato tradito da Berlusconi e la scissione dei finiani è stato solo un tardivo, ma apprezzabile atto di dignità per chi si richiama ancora a valori ed etica di destra.
Un governo forzaleghista, una coalizione aziendal-razzista, non ha nulla, ripetiamo nulla, a cui vedere con la tradizione, la cultura, le radici morali, sociali e politiche della destra europea.
Un governo con ministri e sottosegretari inquisiti per gravi reati corruttivi e contiguità con associazioni segrete o mafiosi nulla ha a che spartire con una destra che rispetta le istituzioni, la magistratura e le forze dell’ordine.
Un governo dove siedono ministri che insultano una parte del Paese, la bandiera italiana e l’unità dello Stato non esiste in alcuna parte del mondo. Continua »
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Agosto 9th, 2010 Riccardo Fucile
COMINCIA A VEDERSI IL BLUFF FEDERALISTA NEI NUOVI STUDI DI SETTORE REGIONALIZZATI: LE CITTA’ PIU’ TARTASSATE SONO MILANO, VENEZIA E BOLOGNA… 220.000 AZIENDE DEL SETTORE EDILE DEL NORD SARANNO SOGGETTE A PIU’ TASSE…I RISULTATI DELLO STUDIO DELLA CGIA DI MESTRE
Il fisco in salsa federalista sa già di promessa mancata.
A sorpresa, da una prima indagine sugli effetti dei nuovi studi di settore “regionalizzati”, si scopre che non solo l’obiettivo di pagare meno tasse si allontana, anzi si ribalta, ma a versare di più sarà proprio quella parte del Paese che da sempre lo invoca, il Nord.
Le città più tartassate sono proprio Milano, Venezia e Bologna.
Notizia ferale per i 3,6 milioni di contribuenti soggetti agli studi.
A partire dalle 220.000 aziende del settore edile, le prime a testare il nuovo meccanismo di accertamento legato alle diversità territoriali.
Entro il 5 agosto, si sono dovute confrontare con un livello di fatturato presunto, relativo al 2009, superiore a quello del 2008 anche del 17%.
E dunque saranno soggette a più tasse.
La simulazione, condotta dalla Cgia di Mestre, tiene conto dei criteri introdotti dalla legge 133 del 2008, pensati come apripista del federalismo fiscale.
In pratica, con il nuovo modello, si fanno rientrare tre tipi di correttivi “federalisti”.
Il primo, territoriale, è basato su indicatori locali come retribuzioni, reddito disponibile e quotazioni immobiliari.
Il secondo, congiunturale, scorpora gli effetti della crisi.
Il terzo, individuale, considera livelli di calo di fatturato molto rilevanti.
Tre correttivi che nelle intenzioni dovevano alleggerire i ricavi presunti su cui calcolare le tasse, proprio perchè legati al territorio. Continua »
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Agosto 5th, 2010 Riccardo Fucile
DOVEVA APRIRE LA CRISI E ANDARE DA NAPOLITANO NON AVENDO PIU’ LA MAGGIORANZA ALLA CAMERA…ALLA FINE LA PAURA DELLE ELEZIONI HA DIMOSTRATO DI AVERLA LUI…NAPOLITANO E’ A STROMBOLI, FINI VA TRANQUILLO IN VACANZA E SILVIO RESTA CON GASPARRI E BOSSI A GIOCARE CON IL PALLOTTOLIERE
La seduta per discutere la mozione di sfiducia a Caliendo era in realtà iniziata con 24 ore di anticipo e la spada di Damocle delle dichiarazioni di Berlusconi: “Voglio 316 No alla sfiducia o si va subito alle urne”, con l’evidente scopo di forzare il clima politico, dopo l’annunciata astensione dei finiani, dell’Udc, dell’Api e dei repubblicani.
In pratica il rischio era che non si arrivasse a 316 voti, il minimo per garantire al governo una maggioranza.
“Dobbiamo colpire Fini ora, prima che si organizzi sul territorio” era stato il suggerimento dei falchi ex An e di qualche kamikaze forzista.
Ma al di là delle dichiarazioni bellicose di facciata, il dubbio ha cominciato a insinuarsi tra le file pidielline: persino un ortodosso come Osvaldo Napoli aveva ammesso che “quando si va a votare, si sa come inizia e non si sa come finisce”.
Ma ci sono altri motivi inconfessabili che stavano emergendo, ora dopo ora.
1) i sondaggi riservati (quelli veri, non quelli taroccati che vengono passati sui media) sono tutt’altro che rassicuranti per il Pdl, in costante calo.
2) tra le file piedielline si dà per scontato che Fini potrebbe arrivare a una percentuale a doppia cifre e, qualora si formasse una cordata con Casini e altri soggetti politici, potrebbe sfondare il muro del 20%, con un Pdl ridotto al 27%
3) se la sinistra mettesse un campo un ticket Vendola-Chiamparino, impostando una campagna elettorale sulla questione morale, potrebbe andare incontro a un miglioramento
4) L’unico alleato rimasto al Cavaliere, ovvero la Lega, teme che elezioni possano segnare la fine del suo potere di ricatto nei confronti del premier, aprendo nuovi scenari che li vedrebbero nel ruolo di gregari e non più di protagonisti.
5) Nel Pdl c’è il rischio della “grande fuga”: girano nomi di oltre dieci nuovi aderenti a “Futuro e Libertà ” di area forzista (Chiara Moroni è solo un avamposto).
E poi rimane il timore del premier di rimanere “prigioniero politico” di Fini. Perchè i casi sono due, in caso di apertura della crisi: o Napolitano ridà l’incarico a Silvio o prova altre strade.
Nel primo caso Fini ha sagacemente detto che lo voterebbe e a questo punto il premier rimarrebbe prigioniero politico di Fini fino alla consumazione o fino a quando il Gianfri non deciderà di staccare la spina.
Se ha i voti, Silvio deve governare, come fa a rifiutare? Continua »
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Agosto 3rd, 2010 Riccardo Fucile
ORA BASTA SPOT: GLI ELETTORI DEL PLD HANNO VOTATO PER LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, NON PER LE LEGGI AD PERSONAM, PER QUELLA DELLA SCUOLA E DELLA SICUREZZA, NON PER SOLI TAGLI CHE NE PREGIUDICANO IL FUNZIONAMENTO… PER LA LEGALITA’, NON PER UN “PARTITO DELLA LIBERTA’ VIGILATA”, PER UN’ITALIA UNITA, NON PER LA SECESSIONE, PER L’ETICA POLITICA NON PER I PUTTANIERI
La classe politica italiana nel corso del dopoguerra, quando litiga per le poltrone, ama usare il metodo apparentemente nobile di richiamarsi al programma.
“Entrerete a far parte della giunta?”, chiede il giornalista all’esponente locale di uno dei tanti partiti che pullulano nel nostro Paese.
Mai che dicano: “se ci danno un assessorato sì”, la risposta ipocrita è sempre fotocopiata: “dipende dal programma”.
Questa regola del richiamo al programma vale prima, per acchiappare la poltrona, e vale dopo per mantenerla.
Anche il premier è due anni che parla di “rispetto del programma”, salvo, in primo luogo, confondere quello del Pdl con quello della Lega e, in secondo luogo, fottersene.
Scendiamo nel dettaglio con una serie di esempi concreti.
1) Riforma della giustizia: sono due anni che abbiamo sentito solo parlare di legittimo impedimento, processo breve, lodo Alfano, tutti provvedimenti ad personam che servono al premier per scapolare da due processi.
Sarebbe questa la riforma dell’ordinamento giudiziario necessario per assicurare una giustizia più rapida?
2) Sistema carcerario: dopo due anni di chiacchiere, nulla è stato fatto.
Mai come ora, dopo l’ultimo indulto, gli istituti di pena sono cosi a tappo, con oltre 66.000 detenuti, una vergogna per un paese occidentale.
3) Riforma della scuola: tagli massicci di miliardi spacciati per riforma che hanno portato tanti istituti persino alla colletta tra i genitori per comprare la carta igienica, blocco degli scatti per 4 anni e meritocrazia propugnata proprio da colei che, per passare l’esame di Stato da avvocato, è andata a sostenerlo a Catanzaro.
4) Sicurezza: tagli di 3 miliardi di euro alle forze dell’ordine, questure con volanti ferme per mancanza di pezzi di ricambio, straordinari non pagati agli agenti, mancano persino le crocchette per i cani poliziotto, aumenti contrattuali di 10 euro lordi a chi rischia la pelle per la Casta.
Per un governo di centrodestra davvero un bel fiore all’occhiello
5) Immigrazione clandestina: lo abbiamo già scritto spesso, Maroni fa solo spot.
Circa 8.000 profughi in meno a Lampedusa, 300.000 irregolari in più in un anno arrivati comodamente in aereo e treno col visto turistico e mai più visti. Anche perchè per rintracciarli occorrerebbero agenti che non ci sono.
Molti stanno in ufficio a fare il lavoro che dovrebbe fare un civile.
Per non parlare dei 5 miliardi di dollari regalati a Gheddafi per fare il lavoro sporco sui profughi al nostro posto: una vergogna che ci ha gratificato di decine di condanne internazionali.
6) Nel programma del Pdl era forse prevista una legge sulle intercettazioni “formato bavaglio” a magistrati, forze dell’ordine e stampa libera?
Era previsto ridurre la possibilità di indagine per reati connessi alla criminalità mafiosa? Continua »
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