Novembre 7th, 2016 Riccardo Fucile
“NON SI PUO’ ADDURRE A GIUSTIFICAZIONE IL TERREMOTO E I MIGRANTI QUANDO INCIDONO IN REALTA’ SOLO PER LO 0,1%”
“L’Italia non cessa di attaccare la Commissione, a torto, ma questo non sortisce i risultati sperati”. E “non può più dire, e se lo si vuole dire lo si può fare ma me ne frego in realtà , che le politiche di austerità sarebbero state continuate da questa Commissione come erano state messe in atto in precedenza”.
Il presidente dell’esecutivo comunitario Jean Claude Juncker respinge gli attacchi del premier italiano Matteo Renzi, ricordando che Roma “ci aveva promesso di arrivare a un deficit dell’1,7% nel 2017 e ora ci propone un deficit del 2,4% a causa dei terremoti e dei rifugiati, mentre il costo si riduce allo 0,1%”. Insomma, da un lato l’Italia chiede di aumentare il disavanzo giustificandosi con le “spese eccezionali” legate a sisma e migranti, dall’altro il Documento programmatico e la legge di Bilancio mostrano che le spese effettive per le due “emergenze” sono molto inferiori rispetto alle cifre rivendicate. Tra l’altro per la ricostruzione post terremoto sono a disposizione fino a 354 milioni a valere sul Fondo di solidarietà Ue, ma Palazzo Chigi non ne ha ancora fatto richiesta.
Il presidente del Consiglio ha risposto a stretto giro evocando, come sempre, la “stabilità delle scuole” contrapposta alla stabilità dei bilanci: “Juncker dice che faccio polemica. Noi non facciamo polemica, non guardiamo in faccia nessuno. Perchè una cosa è il rispetto delle regole, altro è che queste regole possano andare contro la stabilità delle scuole dei nostri figli. Si può discutere di investimenti per il futuro ma sull’edilizia scolastica non c’è possibilità di bloccarci”.
Per quanto riguarda i migranti, poi, “se i funzionari di Bruxelles vogliono che spendiamo meno”, facciano in modo che si “rispettino gli impegni presi e vedranno che il bilancio dell’Italia migliorerà ”.
Ma intanto da Roma anche l’Ufficio parlamentare di bilancio, cioè l’autorità indipendente chiamata a verificare le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del governo, ha espresso dubbi sulla possibilità che Bruxelles possa dire sì all’esclusione di quelle spese dal calcolo del deficit.
Le trattative continuano: il commissario europeo agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici ha annunciato che a margine dell’Eurogruppo in corso a Bruxelles avrebbe incontrato in bilaterale il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan “per la quindicesima o sedicesima volta”, perchè “c’è ancora del lavoro da fare” per avvicinare le posizioni sulle cifre previste per la manovra per il 2017″.
Juncker: “Italia ha gonfiato i costi per sisma e migranti”
Parlando alla riunione dell’associazione del sindacato europeo (Etuc) Juncker ha ricordato ancora una volta che “l’Italia oggi, nel 2016, può spendere 19 miliardi in più, che non avrebbe potuto spendere se non avessi riformato il Patto di stabilità nel senso della flessibilità indicato”.
E ancora: “Sono del parere che la saggezza vuole che teniamo in conto i costi del terremoto e dei rifugiati, come è vero anche per la Grecia, in Italia. Ma i costi aggiuntivi delle politiche dedicate alle migrazioni e al terremoto in Italia sono lo 0,1% del Pil, mentre l’Italia ci aveva promesso di arrivare ad un deficit dell’1,7% nel 2017 ed ora ci propone un deficit del 2,4% in ragione del terremoto e dei rifugiati, quando i costi sono dello 0,1%”.
E l’Upb conferma i dubbi: “Difficile considerare eccezionale il piano antisismico. E per i rifugiati chiediamo di riconoscere l’incremento di spesa rispetto al 2011-2013”
Gli stessi dubbi di Juncker, del resto, ce li ha anche il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro. “Allo stato delle informazioni attuali, non è possibile prevedere quale sarà l’esito delle decisioni della Commissione europea”, ha spiegato in audizione sulla manovra.
Infatti “vi sono alcune difficoltà nel collocare un piano straordinario di prevenzione antisismico in un quadro di eccezionalità ai fini delle regole europee. Lo spazio richiesto (0,2 punti percentuali di pil) non comprende solo nuove risorse, ma anche l’impatto sui conti di misure adottate negli scorsi esercizi (già presenti nel bilancio a legislazione vigente) legate a più generali finalità di ristrutturazione del patrimonio immobiliare e all’efficienza energetica. Inoltre, la richiesta di esclusione per il solo 2017 non sembrerebbe coerente con la dimensione necessariamente pluriennale di un eventuale piano di prevenzione sismica”.
Quanto alle spese per i migranti, “già l’anno scorso la Commissione ha riconosciuto che si tratta di un evento eccezionale. Sull’evento non ci sono dubbi, i dubbi sono sulla spesa”.
Ma “nel documento italiano si chiede di riconoscere non l’incremento di spesa rispetto al periodo precedente ma rispetto al periodo 2011-2013. Questo fa una enorme differenza. Se prendiamo la differenza tra il 2016 e il 2017 è molto più modesta”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 7th, 2016 Riccardo Fucile
“SVANTAGGI PER LE PICCOLE IMPRESE, LEGARE LE MISURE ALL’ISEE, DUE QUINTI DEI PENSIONATI PIU’ POVERI PENALIZZATI DALLE DETRAZIONI, NULLA PER LA POVERTA’ DEI GIOVANI”
Gli interventi a sostegno della famiglia ”sono di modesta entità , frammentari e non selettivi dal
punto di vista dei mezzi”.
Non è “il massimo dell’equità ” l’aumento delle detrazioni per i pensionati, che va soprattutto a vantaggio dei più ricchi. Servono un “più esteso riferimento, nella definizione delle misure, alle condizioni economiche complessive” indicate dall’Isee, e interventi più “organici e coordinati” su pensioni e lotta alla povertà .
Quanto alla riduzione delle tasse per le imprese, a ricavarne benefici sono soprattutto le più grandi, a dispetto delle promesse del premier alle pmi.
A mettere il sigillo a tutti i dubbi sull’equità della legge di Bilancio per il 2017 firmata Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan arrivano ora i giudizi di Istat, Bankitalia, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di Bilancio, i cui rappresentanti sono stati auditi lunedì nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
“Per le famiglie interventi di modesta entità ”
Gli interventi a sostegno della famiglia ”sono di modesta entità , frammentari e non selettivi dal punto di vista dei mezzi”, ha detto il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro. Inoltre andrebbero ad “affiancare e talvolta a sommarsi a misure già esistenti, sottraendo risorse al raggiungimento di finalità non ancora assolte”.
Anche le misure in ambito pensionistico, tra cui l’introduzione dell’Ape e l’estensione della quattordicesima, “affrontano in modo specifico alcune situazioni di emergenza ma al di fuori di un disegno organico”.
Del resto, secondo Pisauro, tutta la manovra si caratterizza per “la presenza di alcuni interventi di ampia portata (in particolare a sostegno degli investimenti privati) e molte misure frammentarie destinate a finalità diverse difficilmente riferibili a un disegno organico di politica economica”.
Istat: “Effetto delle detrazioni meno importante nei due quinti più poveri”
“Le detrazioni fiscali non sono il massimo dell’equità ”, ha detto il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva.
“L’aumento delle detrazioni Irpef per i pensionati risulta avere effetti meno importanti nei due quinti più poveri, sia in termini di quota di spesa totale, sia di beneficiari (in valore assoluto e in percentuale)”.
Questo a fronte del fatto che il combinato disposto tra aumento della quattordicesima e delle detrazioni Irpef e ampliamento della no tax area per i pensionati, nel loro insieme, “innalzano di un miliardo di euro il reddito delle famiglie” con uno o più componenti pensionati.
Secondo Alleva “l’aumento della quattordicesima risulta concentrato nella parte meno ricca della popolazione: più dell’80% della maggiore spesa è destinato a individui che appartengono a famiglie nei primi tre quinti di reddito equivalente e soltanto il 4,5% all’ultimo quinto”.
La misura, ha spiegato, interessa complessivamente “il 5,2% della popolazione totale, pari a circa 3,1 milioni di persone, con un beneficio medio di 250 euro”. Tuttavia c’è un problema di fondo: “I giovani sono oggi una delle categorie più svantaggiate: si tratta di generazioni che, spesso, dopo anni di istruzione e formazione, faticano a inserirsi nel mercato del lavoro, con ricadute che interessano i comportamenti, le condizioni economiche, le scelte riproduttive e di vita”. E per loro c’è poco o nulla.
Bankitalia: “Tener presente che la povertà è aumentata soprattutto nelle fasce giovani”
Sul capitolo pensioni e sul sostegno alla povertà bisogna mettere in campo misure “il più organiche possibile” e gli interventi devono essere “coordinati per evitare che ci siano sovrapposizioni” e fasce che restano ”scoperte”, ha sottolineato il vice direttore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini.
Dopo aver commentato l’introduzione della flessibilità in uscita attraverso l’anticipo pensionistico, Signorini ha aggiunto che “altre misure contenute nella manovra hanno una natura ibrida, in parte assistenziale e in parte previdenziale. Per quanto ne siano apprezzabili le finalità , ne andrebbe meglio chiarita, in prospettiva, la relazione con altre forme di sostegno a situazioni di disagio o di bisogno e il modo in cui si inquadrano nel sistema definito dalle riforme pensionistiche”.
E, “nello stabilire le priorità nell’ambito della spesa assistenziale, andrebbe considerato il fatto che negli ultimi anni — a seguito della crisi economica che ha inciso soprattutto sui redditi da lavoro mentre quelli da pensione sono rimasti pressochè stabili — l’incidenza della povertà assoluta è rimasta sostanzialmente invariata tra gli anziani, mentre è quasi raddoppiata nel complesso della popolazione: oggi l’incidenza della povertà tra coloro che hanno almeno 65 anni è di circa il 4 per cento, mentre è di quasi l’11 tra i minori“.
Corte dei Conti: “Tener conto delle condizioni economiche espresse dall’Isee”
“I limitati margini finanziari per interventi a sostegno delle famiglie e delle situazioni di disagio consiglierebbero un più esteso riferimento, nella definizione delle misure, alle condizioni economiche complessive” indicate dall’Isee, ha auspicato il presidente della Corte dei Conti Arturo Martucci di Scarfizzi in audizione, sottolineando che si tratta “di uno strumento importante per consentire di orientare al meglio le risorse disponibili”.
“La manovra avvantaggia le grandi imprese e lascia fuori le piccole” — Sul fronte degli interventi per le aziende, a fare il bilancio finale degli interventi messi in campo dalla manovra è stata ancora l’Istat.
“Complessivamente il 57% delle imprese risulta avvantaggiato dalla combinazione” tra riduzione dell’Ires, proroga del superammortamento e riduzione dell’Ace, cioè “i tre principali interventi” sulla tasse per le imprese.
Ma a trarne vantaggio sono soprattutto le grandi: “L’effetto combinato implica una leggera redistribuzione del carico fiscale a vantaggio delle grandi imprese, di quelle strutturate, delle esportatrici e di quelle ad alta intensità tecnologica e di conoscenza”. In particolare “il beneficio varia tra il circa il 9,3% delle imprese fra 1 e 9 addetti e il 13,2% delle imprese con 500 e più addetti“.
“Noi”, ha chiosato Alleva, “facciamo una analisi che supporta il Parlamento nel comprendere se, in una logica di scelte, si coinvolgono i soggetti voluti. C’è un vantaggio maggiore per le controllate estere (che rappresentano una parte cospicua delle grandi imprese, maggiormente avvantaggiate, ndr) piuttosto che le altre. Ma bisogna considerare che in termini assoluti offrono il maggior contributo al gettito fiscale, quindi bisogna considerare il quadro complessivo”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 7th, 2016 Riccardo Fucile
I GIUDIZI DELL’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO, DELLA CORTE DEI CONTI E DI BANKITALIA: “RECUPERO DI 4,3 MILIARDI DI EVASIONE FISCALE E’ ELEMENTO INCERTO”
“L’effetto sull’equilibrio dei conti non è privo di rischi. Non tanto per l’incremento delle spese in conto capitale in disavanzo, quanto per l’assunzione di impegni permanenti dal lato delle spese correnti (in particolare per le pensioni e il pubblico impiego) compensati solo in parte da entrate permanenti e certe”.
Infatti le misure una tantum, dalla voluntary disclosure alla rottamazione delle cartelle di Equitalia passando per le altre misure di contrasto all’evasione e il rinnovo delle concessioni sulle frequenze, “costituiscono circa metà delle maggiori entrate nette (complessivamente 6,3 miliardi)”.
E si tratta di entrate tutt’altro che sicure: in particolare il gettito della voluntary bis “rischia di essere sovrastimato, tenuto conto che i criteri di adesione risultano sostanzialmente invariati rispetto alla prima edizione, mentre dalla sanatoria sono esclusi i soggetti che hanno ne hanno già usufruito”.
E’ stato lapidario il giudizio del presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) Giuseppe Pisauro, in audizione alla Camera sulla legge di Bilancio e il decreto fiscale collegato.
Ma anche il presidente della Corte dei conti Arturo Martucci di Scarfizzi e il vicedirettore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini, pur con diverse modulazioni, non hanno mancato di evidenziare che le coperture della manovra per il 2017 sono ballerine e tutt’altro che sicure.
Ufficio parlamentare bilancio: “Ipoteca notevole sul quadro di finanza pubblica”
Duro il verdetto del numero uno dell’Upb, entrato in rotta di collisione con il governo già in occasione della presentazione dell’aggiornamento del Def. Pisauro ha affermato che la prevalenza di coperture legate al recupero dell’evasione fiscale pone “una ipoteca notevole sul quadro di finanza pubblica” e la manovra comprende “molte misure frammentarie destinate a finalità diverse difficilmente riferibili a un disegno organico di politica economica”.
Di conseguenza “il giudizio complessivo” sulla manovra “è nell’intervallo dell’accettabilità ma con dei rischi”.
Peraltro “il mantenimento della clausola sull’Iva“, la cosiddetta clausola di salvaguardia, “e il suo rafforzamento nel 2019 con la finalità di garantire la tenuta dei conti rendono difficile identificare gli obiettivi della programmazione di bilancio di medio termine”.
Non basta: la rottamazione delle cartelle, “consentendo ai contribuenti di estinguere il debito di imposta al netto di sanzioni e interessi di mora, finisce per premiare i contribuenti meno meritevoli e per questa via può contribuire a indebolire il senso di obbedienza fiscale della platea dei contribuenti”.
Bankitalia: “Alto grado di incertezza su introiti da lotta a evasione”
“Le misure con effetti temporanei rappresentano circa i due terzi del maggior gettito atteso nel 2017″, ha fatto i conti Signorini, mentre dalla spending review arriverà solo “un decimo delle coperture per il prossimo biennio”.
“Secondo le valutazioni ufficiali, il complesso delle misure in tema di evasione e di recupero del gettito“, dalla rottamazione delle cartelle alla riapertura dei termini per l’emersione dei capitali nascosti al fisco, “produrrà maggiori entrate per 6,4 miliardi nel 2017, 5,9 nel 2018 e 4,3 nel 2019”.
“Queste somme rappresentano più della metà delle maggiori entrate previste per il biennio 2017-18, e oltre il 40 per cento per il 2019. Rispetto alle stime di interventi di altra natura, la valutazione del gettito derivante dal contrasto all’evasione ha un grado di incertezza superiore”.
Al contrario la revisione e razionalizzazione della spesa si attesta a “quasi un miliardo nel 2017 e oltre 1,5 miliardi nel 2018” tra tagli ai ministeri per “circa 0,7 miliardi l’anno e minori stanziamenti per il servizio sanitario nazionale per circa un miliardo nel 2018″.
Si tratta di appena “un decimo delle coperture per il prossimo biennio”, e si noti che la fetta più grossa arriva appunto dalle minori risorse alla sanità .
Corte dei Conti: “Elementi di problematicità , limitato il ruolo della spending review”
Martucci di Scarfizzi è stato più netto: “Sul fronte delle coperture emergono taluni elementi di problematicità che inducono a qualche approfondimento”, ha esordito il presidente dei magistrati contabili, osservando che “le risorse derivanti dalle misure di contrasto dell’evasione fiscale disposte con il DL 193/2016” sono quantificate in “oltre 4,2 miliardi nel 2017 e nel 2018 e 3,3 miliardi nel 2019” e “oltre il 30 per cento delle maggiori entrate è derivante da misure una tantum quali la voluntary disclosure e l’asta per i diritti d’uso delle frequenze a banda larga“.
Al contrario “il ruolo assegnato alla riduzione della spesa è limitato“.
Peccato, ha ammonito, che la Corte abbia “in diverse occasioni richiamato i limiti dei mezzi di copertura affidati al contrasto dell’evasione, che per loro natura scontano margini di incertezza e ma si rapportano a maggiori spese o a sgravi fiscali certi“.
La conclusione è che “le scelte operate con la legge di bilancio si muovono su un terreno oggettivamente difficoltoso poichè, nel passato non sempre i risultati sono stati all’altezza delle attese“.
Martucci di Scarfizzi ha rincarato la dose spiegando che uno dei pilastri del “nuovo corso” promesso dal governo contro l’evasione fiscale, cioè la discussa trasmissione trimestrale delle fatture Iva, potrebbe sì “incidere in modo strutturale sull’azione di contrasto all’evasione”, ma “l’esclusione da tali novità del settore delle vendite al dettaglio non consente di intercettare l’evasione che avviene a valle del processo di produzione e di distribuzione dei beni e dei servizi”.
Per quanto concerne i 2,7 miliardi attesi dalla rottamazione delle cartelle, “occorre chiedersi quali saranno le modalità di copertura delle spese di funzionamento della ‘nuova’ riscossione (circa un miliardo per metà rappresentate dal costo dei circa 8mila dipendenti), fin qui coperte dal sistema di aggi e rimborsi che tanto peso hanno avuto nello scioglimento di Equitalia.
Così come occorre verificare in quale misura la ‘nuova’ funzione di riscossione potrà contare sugli adeguati poteri in linea con le migliori pratiche internazionali auspicate da Ocse e Fmi considerato che gli ultimi anni hanno portato ad un progressivo ridimensionamento dei poteri assicurati ad Equitalia”.
Pochi dati sui risultati delle misure anti evasione adottate in passato
Il magistrato ha poi ricordato che già nella relazione 2015 la Corte ha puntualizzato che “delle 56 misure che negli ultimi sette anni sono state intestate al contrasto all’evasione, solo per una si dispone di una puntuale consuntivazione, mentre per oltre la metà non si è in grado di avere neppure un aggiornamento delle previsioni iniziali a suo tempo definite”.
Morale: non ci sono dati che confortino riguardo alla solidità delle previsioni del governo.
Quel che è sicuro è che “nel passato non sempre i risultati sono stati all’altezza delle attese”. Sarebbe quindi opportuno “prevedere prudentemente un esame in corso d’anno“.
“Potrebbe valutarsi, poi, la possibilità di un collegamento più stretto tra maturazione delle coperture e attivazione di impegni di spesa, agendo sui tempi di avvio di determinati interventi, e in alcuni casi condizionando le realizzazioni al concretizzarsi dei gettiti attesi”.
Tutto considerato, il permanere di vincoli stringenti per la finanza pubblica consiglia “di guardare alla programmazione per il prossimo triennio con particolare attenzione e cautela”, avverte la Corte, “in un contesto che vedrà un probabile ri-orientamento della intonazione della politica monetaria e, quindi, il venir meno dei suoi positivi riflessi sul servizio del debito“.
Il riferimento è al calo degli interessi pagati dai titoli di Stato, merito del quantitative easing della Banca centrale europea, che ha comportato ingenti risparmi per le casse pubbliche.
“Necessarie risorse alternative per eliminare aumenti di Iva e accise anche nel 2018 e 2019”
Sullo sfondo resta la spada di Damocle delle clausole di salvaguardia su Iva e accise, eliminate per il 2017 ma non per gli anni a seguire.
“La diminuzione del disavanzo rispetto al 2017 avviene grazie all’attivazione delle clausole di salvaguardia, abolite per il 2017, ma confermate per il 2018 e ulteriormente inasprite per il 2019”, ha ricordato Signorini.
Visto che “parte delle coperture ha natura temporanea”, “se si vorrà in futuro evitare, come in passato, l’attivazione delle clausole di salvaguardia, sarà necessario il reperimento di risorse alternative”. E si parla rispettivamente di oltre 19 (per il 2018) e oltre 22 miliardi (per il 2019) da trovare solo per scongiurare gli aumenti.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
SOLDI ALLA SANITA’ E MENO TASSE I PROVVEDIMENTI CHE RACCOLGONO AMPI CONSENSI
La legge di Stabilità è un evento molto importante e riscuote un gradimento elevato da parte
dell’opinione pubblica: i due terzi degli italiani la gradiscono, in particolare coloro che dicono di votare per il centrosinistra, ma non solo.
Sanità , taglio delle tasse e pensioni sono i provvedimenti che gli italiani apprezzano di più (la ricerca è stata eseguita dall’Istituto Piepoli su un campione di 505 casi).
Più in dettaglio tra le misure contenute nella nuova legge di Stabilità e più gradite dagli italiani ci sono: il finanziamento di 2 miliardi in più per la Sanità , il blocco dell’aumento dell’Iva, le misure anti-povertà e l’introduzione della quattordicesima per le pensioni più basse.
Se a questo aggiungiamo il taglio dell’Ires, la diminuzione del canone Rai e la chiusura di Equitalia, ci accorgiamo che, quando il governo promuove la riduzione delle tasse o l’abolizione di istituzioni che con la loro stessa presenza generano tasse, diventa in ogni caso più popolare e quindi più gradito all’opinione pubblica. In definitiva: poco meno di sette italiani su dieci accettano le nuove norme e quindi più in generale la legge si conferma di forte gradimento.
L’effetto sui ministri
Il gradimento della legge di Stabilità ha ripercussioni positive sul profilo di immagine dei ministri che l’hanno creata: in primo piano Pier Carlo Padoan (Economia) che guadagna ben 4 punti di popolarità , Giuliano Poletti (Lavoro) che ne guadagna cinque, Marianna Madia (Pubblica Amministrazione) e Beatrice Lorenzin (Sanità ) che ne guadagnano due ciascuna, mentre l’unico che resta stabile nella popolarità è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, forse meno gettonato degli altri a causa della sua presenza ancora marginale nella mente degli Italiani.
Una nota di sintesi ai profili d’immagine dei protagonisti della legge è che quasi tutti i ministri risultano essere determinati e onesti.
Il più idoneo al voto risulta essere Pier Carlo Padoan che è anche il designato come produttore per tutti di un migliore futuro.
Quanto al ministro più vicino alla gente Giuliano Poletti risulta il più gettonato.
Forse qualcuno dirà che ho dimenticato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma lo conservo per ultimo nell’elenco dei vincenti in quanto ha vinto bene: non solo ha guadagnato tre punti personali in popolarità ma ha superato il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che da alcune settimane aveva un punteggio superiore a lui. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha guadagnato un punto di popolarità questa settimana sigillando quindi con la propria presenza positiva l’onda piuttosto positiva nei confronti del governo.
I partiti
Passando dal particolare al generale, cioè dai singoli eventi e dalle singole leggi allo «stato dell’opinione pubblica» nel suo insieme, ci accorgiamo che c’è una forte costanza attraverso il tempo nelle «quote di mercato» dei partiti.
Il centrodestra, che nel 2013 e nel 2014 aveva totalizzato poco più del 31%, in questo momento è tra il 32 e il 33%. Il centrodestra risulta essere come trend piuttosto stabile e in ogni caso inferiore alle medie riportate durante i governi precedenti all’attuale.
Quanto al centrosinistra nel suo insieme è passato da una media del 38% a mezzo punto in più, una vera inezia. Reputiamo che questa stabilità nella leadership possa consolidarsi nei prossimi mesi.
E il Movimento 5 Stelle? Sempre in una media 2013-2014 aveva intorno al 23% e adesso supera il 26%. Attenzione però.
Il trend di lungo periodo è ingannevole: qualche settimana fa, prima della «rinuncia alle Olimpiadi del 2024», il Movimento 5 Stelle e i suoi rappresentanti avevano quote percettibilmente più elevate di oggi.
Nicola Piepoli
(da “La Stampa”)
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Ottobre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
ANCORA IL ALTO MARE IL DECRETO FISCALE, DUBBI SULLA PRIVATIZZAZIONE DELLE POSTE
Dopo essersi fatto rosolare per tre giorni sulla graticola, soprattutto dalla minoranza pd e dai grillini, il
governo fa dietrofront sulla sanatoria del contanti.
Dalla legge di bilancio, il cui testo peraltro non ha ancora visto la luce, sparisce infatti la flat tax del 35% per chi decideva di dichiarare al Fisco le somme detenute illegalmente in Italia.
E’ la famigerata norma “salva-Corona” come l’ha ribattezza l’ex segretario del Pd Bersani, secondo il quale in questo modo si sarebbe fatto un regalo alla Mafia.
“Scelta sacrosanta. Ma ormai siamo al day by day”, commenta laconico il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia, che da subito si era schierato contro questa sanatoria annunciando che in Parlamento una misura del genere non sarebbe mai passata.
Il cambio di passo
A decidere sarebbe stato Renzi in persona, «dopo un lavoro sui testi fatto assieme da Mef e presidenza del Consiglio».
E così la versione definitiva del decreto fiscale, a sua volta oggetto di vari rimaneggiamenti, ripristinerà la versione originale della voluntary disclosure che già prevedeva la sanatoria sui contanti, ma assoggettata al normale calcolo progressivo dell’Irpef.
Dunque molto più oneroso, al punto che quasi nessuno l’anno passato aveva fatto emergere denaro contante.
Nonostante le precisazioni di Renzi («faremo solo modifiche minimali») la manovra sta cambiando. Eccome.
E questo spiega anche il ritardo con cui marcia. Solamente nel passaggio tra il consiglio dei ministri di sabato scorso e l’invio a Bruxelles del Documento programmatico di bilancio l’importo totale è sceso da 27 a 26,3 miliardi, gli incassi legati alla rottamazione delle cartelle di Equitalia sono invece franati da 4 a 2,6 miliardi e ieri si è appreso anche che la privatizzazione della seconda tranche delle Poste prevista per il 2017 è scomparsa dai radar e che il fondo a sostegno degli esuberi delle banche anzichè 100 milioni di euro l’anno ne varrà ben 600 in un quinquennio.
E così, ad una settimana dall’approvazione formale, proprio a causa dei tanti ritocchi e delle tante modifiche, la legge di bilancio non ha ancora visto la luce.
Colpa soprattutto delle tante misure messe e tolte dal decreto fiscale, che è poi lo strumento deputato ad assicurare una parte importante di coperture, per quanto molte di queste siano certamente ballerine.
I pasticci burocratici
Il governo non solo ha “bucato” la scadenza del 20 ottobre per trasmettere la legge di bilancio alle Camere, ma ha mandato in ritardo a Bruxelles la sua sintesi sotto forma di Documento programmatico di bilancio (Dpb). In questo caso la scadenza era il 15 ottobre ma l’Italia, con la scusa del fine settimana, ha aspettato lunedì 17 per trasmetterla. L’invio è avvenuto così tardi che sul sito della Commissione il nostro documento è apparso solo il 18 mattina.
E come se non bastasse il 19 l’abbiamo pure corretto perchè 5 tabelle erano sbagliate. L’errore più evidente l’ha segnalato ieri via Twitter Riccardo Puglisi, professore associato di economia a Pavia: c’erano infatti ben 42 miliardi di consumi intermedi in più (2,5% del Pil) e 44 miliardi di euro di “pensioni e altro” in meno, un altro 2,6% di Pil. Non certo “bruscolini”.
Dunque, se era in ritardo di un paio di giorni il Dpb ora, spiegano alcune fonti, è “naturale” che lo sia pure la legge di Bilancio.
«In realtà ci troviamo di fronte ad un fatto grave, perchè se chiediamo ai cittadini di rispettare tutte le scadenze il governo deve fare altrettanto. E pensare che con la riforma avevamo accordato al governo cinque giorni in più di tempo per fare le cose per bene», protesta Boccia.
Pare che ora la legge sia incagliata negli uffici del ministro per i Rapporti col Parlamento cui spetta anche curarne la trasmissione al Quirinale.
Per palazzo Chigi non c’è “nessun giallo”, «bisogna solo sistemare gli ultimi tasselli». Data prevista per la pubblicazione? Genericamente «la prossima settimana».
Lunedì? No, più probabile martedì.
Paolo Baroni
(da “La Stampa”)
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Ottobre 15th, 2016 Riccardo Fucile
CON UN OCCHIO AL REFERENDUM, TANTE MICRO-MISURE CHE PREMIANO MONDI LONTANI: PENSIONATI, IMPRESE, SINDACATI E POPOLO DI DESTRA
Nessuna scossa, nessuno shock, nessuna ideona: la manovra 2017 è fatta da tante piccole misure con uno smaccato occhio al consenso elettorale. Non a caso va a premiare mondi molto lontani fra loro: pensionati, grandi industrie, sindacati, piccole imprese, enti locali, presunti evasori e dipendenti pubblici. Del resto il referendum è vicino
La terza legge di bilancio dell’era Renzi-Padoan segna una specie di ritorno al passato recente ovvero ai governi Monti e Letta, quando i presidenti del consiglio andavano ripetendo che per far ripartire il paese era meglio concentrarsi su tanti piccoli interventi che mettere tutte le (pochissime) risorse su un solo tavolo.
Ovvero quando si sprecavano le metafore sul lavoro di cacciavite (Enrico Letta), sulle tante piccole idee che messe in fila fanno una ideona (Corrado Passera), sul grande piano di piccole opere (Pier Luigi Bersani).
Sono passati poco meno di tre anni e l’attuale presidente del Consiglio sembra tornare sulle orme dei suoi predecessori, peraltro per sua stessa ammissione: dieci giorni fa durante una iniziativa elettorale ha anticipato i contenuti della manovra ammettendo che non ci sarebbe stato “nessuno shock fiscale ma tanti passettini”.
Effettivamente i passettini sono tanti e ognuno di questi guarda va nel verso di una precisa categoria sociale, e ovviamente un bacino elettorale.
Si può partire dalla numerosa categoria dei pensionati, a cui l’anno prossimo andranno quasi 2 miliardi di euro in più fra estensione della quattordicesima e anticipo pensionistico.
Poi ci sono i dipendenti pubblici, ai quali fra rinnovo del contratto e nuove assunzioni per medici e forze dell’ordine andranno altri 2 miliardi.
A essere contenti sono sicuramente i sindacati, che con questa manovra sono tornati a essere interlocutori del governo, incassando più soldi per i pensionati (categoria più numerosa per Cgil, Cisl e Uil) e qualcosina per gli statali.
E’ andata sicuramente bene anche agli imprenditori, sia quelli piccoli (un miliardo al fondo di garanzia per le pmi) che a quelli grandi (Industria 4.0 e sforbiciata all’Ires). Qualche miliardo arriva poi anche ai bistrattati enti locali.
Senza dimenticare la misura più popolare, soprattutto in quegli ambienti che di solito sono insofferenti a tasse e balzelli: la chiusura di Equitalia, la mini-sanatoria sulle cartelle e il rinnovo della voluntary disclosure (quest’ultima è una misura che agevola il rientro dei capitali nascosti all’estero).
Ebbene, se traduciamo i miliardi dati a queste categorie in voti sonanti, ci si accorge di tutta l’abilità politica del presidente del consiglio.
Renzi infatti è stato capace di fare un’operazione di redistribuzione delle poche risorse a disposizione – non più di una decina di miliardi al netto del disinnesco delle clausole di salvaguardia – in modo da non scontentare nessuno, o quanto meno scontentare il meno possibile.
Ma è appunto in questa sapiente distribuzione di pani e di pesci che si nasconde la vera inefficacia della legge di bilancio.
Come visto in passato, solo una grande frustata può far schiodare l’economia italiana dalla sfilza di zero virgola.
Insomma, con il cacciavite si può forse vincere un referendum, di certo non si può dare un futuro all’Italia.
Gianni Del Vecchio
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 15th, 2016 Riccardo Fucile
RESTANO FORTI DUBBI SULLE COPERTURE REALI… 15 MILIARDI DALLA FLESSIBILITA’ UE E ALTRI 10 DA PREVISIONI MOLTO OTTIMISTICHE
Stop al pagamento degli interessi e delle more sulle cartelle di Equitalia, che chiuderà per confluire
nell’Agenzia dell’Entrate entro sei mesi, nessun taglio al Fondo sanitario nazionale, il bonus ‘mamma domani’ al settimo mese di gravidanza, 500 euro una tantum a migrante per i Comuni che ospitano gli extracomunitari.
Sono queste alcune delle novità , rispetto alle anticipazioni degli scorsi giorni, che trovano spazio nella legge di bilancio e nel decreto fiscale approvati dal Consiglio dei ministri.
Una manovra che ha un valore di 26,5 miliardi di euro.
Spese e coperture nello scheletro della legge di bilancio: ecco come ha preso forma
MISURE
15,1 miliardi per bloccare l’aumento dell’Iva
Sono disinnescate le clausole di salvaguardia: in questo modo si annulla l’aumento dell’Iva, previsto per il prossimo anno, dal 10 al 13% e dal 22 al 24 per cento.
2,5 miliardi per il pacchetto competitività
A tanto ammontano le risorse destinate al rilancio degli investimenti delle imprese e al varo del piano nazionale Industria 4.0. L’intero pacchetto ammonta oltre 20 miliardi di risorse in otto anni e include la conferma del taglio dell’Ires dal 27,5 al 24 per cento. Nasce l’Iri, l’imposta sul reddito d’impresa: sarà destinata alle piccole imprese che oggi sono soggette all’Irpef
1,9 miliardi per l’Ape e la 14esima alle pensioni più basse
Il pacchetto pensioni prevede l’introduzione dell’Ape, cioè l’anticipo pensionistico, che potrà essere chiesto dall’anno prossimo a partire dai 63 anni di età , quindi fino a 3 anni e sette mesi prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia (per gli uomini, le donne la raggiungono ancora l’anno prossimo a 65 anni e 7 mesi). Le risorse serviranno anche ad aumentare l’importo delle quattordicesime delle pensioni più basse.
600 milioni per le famiglie, riforma Irpef nel 2018
Tra le misure finanziate c’è la conferma e la stabilizzazione del bonus bebè e del bonus baby sitter. Viene introdotto il bonus “mamma domani” al settimo mese di gravidanza e il voucher di mille euro per sostenere il costo dell’asilo nido.
1 miliardo a università e scuole
Le risorse saranno destinate a università , incentivi per le scuole materne paritarie, sostegno alle scuole non statali che hanno alte percentuali di studenti disabili. Tra le altre misure per la scuola, inserite in manovra, c’è la stabilizzazione dell’incremento del Fondo per il diritto allo studio, la no tax area per i redditi bassi e borse specifiche per gli studenti più meritevoli.
500 milioni contro la povertà , risorse per il Fondo non autosufficienza
La manovra prevede lo stanziamento di 500 milioni per finanziare la lotta alla povertà e 50 milioni di euro da destinare al Fondo nazionale per la non autosufficienza, che fornisce sostegno a persone con gravissima disabilità e agli anziani non autosufficienti
1,9 miliardi per il rinnovo dei contratti degli statali e assunzioni polizia
Le risorse serviranno a rinnovare i contratti del pubblico impiego e per riorganizzare il comparto delle Forze armate e della polizia, prevedendo nuove assunzioni.
Terremoto e bonus ristrutturazioni
Nelle spese previste per il prossimo anno sono incluse anche una parte dei 4,5 miliardi stanziati per la ricostruzione dei luoghi colpiti dal terremoto lo scorso 24 agosto e una parte dei 3 miliardi, sotto forma di incentivi, destinati al bonus per le ristrutturazioni, che interesserà anche condomini e alberghi.
100 milioni per i Comuni che accolgono i migranti
Ai sindaci che accolgono sul proprio territorio i migranti al 15 ottobre sarà riconosciuto un contributo specifico di 500 euro una tantum a migrante. Il totale delle risorse è pari a 100 milioni di euro.
Fondo sanità a 113 miliardi, 1 mld per vaccini, farmaci e precari
Due miliardi in più per il Fondo sanitario nazionale, che dagli attuali 111 miliardi passerà a 113 miliardi nel 2017. Un miliardo andrà al piano vaccini, a un fondo per i farmaci oncologici innovativi e alla stabilizzazione dei precari, medici e infermieri.
COPERTURE
4 miliardi da stop more e sanzioni su cartelle Equitalia
La vera novità sul fronte delle coperture riguarda la stima, pari a 4 miliardi, che il Governo stima di incassare dalla rottamazione degli interessi e delle more sulle cartelle esattoriali ancora pendenti. Le multe si pagheranno ancora, ma non appunto le sanzioni e le more. Come previsto nel decreto fiscale, collegato alla manovra, Equitalia sarà assorbita, entro sei mesi, dall’Agenzia delle Entrate.
3,3 miliardi dalla spending review
La spending review sale da 2,6 miliardi, indicati dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di un’audizione sul Def in Parlamento, a 3,3 miliardi. Si tratta di tagli su beni e servizi. Sono previsti 1,2 miliardi di risparmi nella sanità grazie ad acquisti Consip.
2 miliardi dalla voluntary disclosure
La riedizione del rientro dei capitali dall’estero porterà , secondo le previsioni del Governo, a un incasso pari a 2 miliardi di euro. Dalla riorganizzazione dei fondi 2016 arriveranno invece 1,6 miliardi.
Oltre 15 miliardi al centro della trattativa sulla flessibilità con Bruxelles
6,5 miliardi di flessibilità sono stati già concessi dalla Commissione europea. Per un ulteriore margine bisognerà aspettare la risposta di Bruxelles che esaminerà il Documento programmatico di bilancio dove il rapporto deficit-Pil per il 2017 è stato fissato al 2,3%, in rialzo rispetto al 2% riportato nell’ultima nota di aggiornamento del Def.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
TASI, CANONE, CONTANTE E SANITA’ AL CENTRO DELLE PERPLESSITA’
Su Tasi, canone Rai e risorse per la sanità pubblica si concentrano i dubbi dei tecnici di
Camera e Senato sulla manovra.
Perplessità che vanno dall’impatto sulle casse dei Comuni dell’abolizione della tassa sulla prima casa all’effettivo incasso dell’imposizione del canone in bolletta, fino alle difficoltà per il funzionamento del sistema sanitario.
TASI.
I tecnici parlamentari esprimono dubbi sulle modalità di compensazione ai Comuni del mancato gettito per la cancellazione della Tasi sulla prima casa e dell’Imu sui terreni agricoli.
Nel consueto dossier sulla manovra, gli esperti del Parlamento segnalano che “l’aumento della dotazione del fondo di solidarietà comunale in sostituzione del gettito Tasi per gli immobili adibiti ad abitazione principale e, con riferimento alla sola Imu per i terreni agricoli, può determinare un irrigidimento dei bilanci comunali in quanto si limita la possibilità di manovra dei Comuni a valere sulle proprie entrate a scapito della voce maggiormente rigida e fissa del fondo in esame”.
CONTANTE.
Difficile stimare gli effetti sui saldi di finanza pubblica dell’aumento del tetto all’uso del contante da 1.000 a 3.000 euro.
Sull’innalzamento del tetto al contante si sono reiterati troppi interventi nel breve periodo e spesso hanno assunto “direzioni contrapposte”.
Per i tecnici del servizio bilancio “visto il reiterarsi degli interventi in materia nel breve periodo ed il loro procedere in direzioni talvolta contrapposte, in assenza di valutazioni specifiche nella relazione tecnica in merito all’impatto finanziario della misura – si legge – non appare allo stato possibile formulare valutazioni precise e fondate su analisi univoche ed incontrovertibili in merito alle conseguenze della misura in esame sui saldi di finanza pubblica”.
CANONE.
Sulla misura che prevede il pagamento del Canone Rai in bolletta elettrica, i tecnici di Camera e Senato chiedono dati aggiornati sia sulla platea dei contribuenti sia sul numero di evasori.
“Considerato che la norma è volta ad estendere la platea dei contribuenti rispetto a quelli che, attualmente, pagano il canone Rai – si legge – sarebbe interessante, al fine di fornire elementi informativi nell’ambito dell’esame parlamentare della misura proposta, poter disporre di dati aggiornati in tema di evasione-inadempimento e morosità con riferimento sia al pagamento del canone Rai sia a quello delle utenze elettriche”.
Inoltre, proseguono, “poichè si prefigurano maggiori entrate – ancorchè prudenzialmente non contabilizzate, pur in presenza di un importo unitario del canone più contenuto (100 euro a fronte dei 113,5 euro dovuti per il 2015), è ragionevole ipotizzare che l’individuazione del nuovo importo del canone sia stato effettuato tenendo conto, oltre che della sua adeguatezza rispetto alle esigenze di copertura di oneri alle quali la risorsa è destinata a legislazione vigente, delle risultanze di una analisi in merito all’entità della riduzione dell’evasione attesa in conseguenza dell’implementazione delle nuove modalità di pagamento del canone previste dalla disposizione in esame”.
PART TIME
I tecnici di camera e senato stimano in 30 mila lavoratori la platea dei possibili beneficiari del part time per gli over 63 introdotto in manovra se si prende a riferimento una “retribuzione lorda ai fini previdenziali di 24.000 euro e di un part-time al 50%”.
In questo caso, si legge, “il beneficio potrebbe riguardare circa 30.000 Lavoratori, nell’anno di massima esposizione finanziaria e con utilizzo per l’intero anno della misura”.
REGIONI.
“Sarebbe utile una valutazione del Governo in merito alla effettiva praticabilità ” dei tagli alle Regioni cui vengono chiesti “nel triennio 2017-2019 complessivamente nuovi risparmi per oltre 17 miliardi”.
Lo scrivono i tecnici di Camera e Senato sottolineando i margini “ristretti” visto che non vanno inclusi le risorse della sanità .
SANITà€.
“L’ulteriore decremento” nel 2016 dei fondi per la sanità , già ridotti quest’anno rispetto a quanto previsto in origine, “potrebbe creare tensioni lungo tale linea di finanziamento”.
Lo osservano i tecnici di Camera e Senato, sottolineando però che “la centralizzazione degli acquisti” dovrebbe “facilitare il conseguimento di risparmi”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 24th, 2015 Riccardo Fucile
IL SOLITO GIOCO DELLE TRE CARTE: RENZI LE TASSE LE FA AUMENTARE ALLE REGIONI
C’è qualcosa di poco stabile nella Legge di Stabilità che ha trovato – con qualche fatica – la sua
via verso l’esame del Quirinale.
A dieci giorni dalla presentazione fatta a suon di slides dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e mentre si attende ancora il testo definitivo sul quale dovrà pronunciarsi il Parlamento, si materializza il rischio che le Regioni debbano aumentare i tickets delle prestazioni sanitarie per far fronte al taglio di trasferimenti da parte dello Stato.
Se così fosse la riduzione delle tasse che il premier assicura di aver avviato con decisione risulterebbe in qualche modo inficiata, anche se ad aumentare per i cittadini non sarebbero le tasse, ma appunto il costo delle prestazioni sanitarie per chi ne dovesse avere bisogno.
Colpa di qualcuno o di qualcosa?
Forse della voglia del governo di non rischiare in proprio misure impopolari, trasferendone invece l’onere finanziario e politico sulle Regioni.
Anche per questo la spending review che sembrava dover essere uno dei cardini della politica economica di Renzi è stata in realtà battuta dal partito della spesa pubblica che prima ha tagliato – quelli sì – gli esperti chiamata a rivedere la spesa, da Carlo Cottarelli a Roberto Perotti, e poi ha ridotto alla miseria di 200 milioni i tagli agli acquisti di beni e servizi previsti per il 2016.
Così almeno dicono i documenti inviati dall’esecutivo a Bruxelles.
E i miliardi di tagli, 5,8 miliardi per la precisione, che apparivano invece nelle slides di Palazzo Chigi? Quelli vengono scaricati in gran parte proprio sulle Regioni
Non è il solo aspetto di una manovra finanziaria che rivela l’approccio poco organico del governo e il rischio che quando agli slogan bisogna sostituire le scelte concrete i conti non tornino.
È accaduto in qualche misura con la riduzione dell’Ires per le aziende, che partirà solo nel 2017, a meno che l’improbabile approvazione di una «clausola migranti» da parte della Commissione europea consenta all’Italia di aumentare il deficit di un altro 0,2% del Pil; o con le misure per l’uscita anticipata dei pensionati, anch’esse rimandate.
Renzi non sembra poter ammettere, nel suo racconto dell’azione di governo, che ci siano delle misure che ha scelto di non prendere o che gli è impossibile prendere per i vincoli di bilancio.
Le slides per spiegare a tutti, senza troppi tecnicismi, che cosa cambia vanno benissimo.
Ma in inglese la parola slide ha almeno due significati: un’immagine che scorre o uno scivolo non voluto.
Francesco Manacorda
(da “La Stampa”)
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