Luglio 8th, 2011 Riccardo Fucile
ETA’ PARIFICATA NEL 2035: TUTTI A 68 ANNI….COSTI DELLA POLITICA: SPARISCE IL TAGLIO AI VITALIZI….GLI EFFETTI SULLE DIPENDENTI, FINESTRE E SPERANZE DI VITA
Nel 2020, uomini in pensione a 67 anni e donne a 62. Poi, nel 2035 tutti fuori a 68 anni.
Uomini e donne. Dipendenti e autonomi del settore privato.
Secondo alcune inedite proiezioni dell’Inps, la parità dei generi sul piano previdenziale avverrà , dunque, a un’età ben più alta di quanto previsto sinora.
L’Istituto di previdenza ottiene questo risultato combinando l’effetto di provvedimenti vecchi e nuovi.
Ovvero le finestre mobili, efficaci dall’1 gennaio scorso: un anno in più per i lavoratori dipendenti e 18 mesi in più per gli autonomi dalla maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi per andare in pensione.
E le due norme inserite nella manovra appena licenziata dal governo, ora all’esame del Quirinale: l’anticipo al 2014 dell’età di pensionamento agganciata all’aumento della speranza di vita (un mese in più ogni anno) e l’innalzamento graduale dell’età di uscita per le donne del settore privato a partire dal 2020 per arrivare a 65 anni nel 2032.
In realtà , le lavoratrici, secondo il più inclusivo calcolo dell’Inps, per andare in pensione nel 2032 dovranno avere 67 anni e 11 mesi, se dipendenti, e 68 anni e 5 mesi, se autonome.
Per quanto riguarda, poi, l’altro capitolo in manovra, ovvero il blocco delle rivalutazioni per le pensioni che superano di 5 volte l’assegno minimo e la riduzione al 45% dell’adeguamento all’inflazione di quelle comprese tra le 3 e le 5 volte il minimo, fonti governative chiariscono che l’aggravio per i pensionati varierà tra i 50 centesimi al mese, per una pensione da 1.500 euro lordi mensili, ai 24 euro per gli assegni da 4 mila euro.
Dal decreto della manovra, poi, sparisce il taglio ai vitalizi dei parlamentari, pur presente in bozza e discusso nei giorni scorsi.
Valentina Conte
(da “La Repubblica“)
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Luglio 5th, 2011 Riccardo Fucile
LA INDECENTE MOSSA DI BERLUSCONI PER NON PAGARE 750 MILIONI DEL RISARCIMENTO MONDADORI-CIR STOPPATA DAL QUIRINALE… NEUTRALIZZATO IL BLITZ DI SILVIO E ALFANO
Ora Napolitano vuole vederci chiaro. 
Dopo aver scoperto la sgradita sorpresa nella bozza del decreto trasmesso da palazzo Chigi, il capo dello Stato ha messo al lavoro tutto il suo staff giuridico per «un’attenta e rigorosa valutazione».
Che porterà a stendere un parere pesante e motivato su quella che l’opposizione ha già ribattezzato “norma ad aziendam”.
Anzi, Napolitano la norma contestata avrebbe già deciso di cancellarla dal decreto. Questi sostanziosi rilievi del Colle saranno poi girati a palazzo Chigi, contando su una modifica del testo.
Insomma, Napolitano non intende restare con le mani in mano di fronte a un caso di conflitto d’interessi, con il presidente del Consiglio che inserisce di soppiatto, nella manovra a tutela dei conti pubblici, un codicillo per mettere al riparo la sua azienda dalla sentenza sul lodo Mondadori.
Riflettendo sulla genesi della norma, al Quirinale hanno maturato una convinzione: il comma salva-Fininvest non c’era nel testo uscito dal ministero dell’Economia. Ergo, una manina l’ha inserito dopo.
Precisamente nel passaggio che c’è stato ieri da via XX Settembre a Palazzo Chigi, prima che il decreto venisse trasmesso al Colle per la firma.
Una ricostruzione che coincide con quanto si sussurra nel governo, dove solo in pochissimi erano a conoscenza del blitz che stava per compiersi. Tra i pochi, Giulio Tremonti, che ha tentato con ogni mezzo di opporsi.
Gli uomini del Tesoro, del resto, la considerano «una norma suicida», che non ha alcuna possibilità di essere approvata.
«Questa cavolata – spiegano fonti del ministero dell’Economia – è stata voluta direttamente dal Guardasigilli. È uscita dalla filiera Berlusconi-Ghedini-Alfano. L’hanno cucinata interamente loro, pur essendo chiaro che non ha alcuna coerenza con l’oggetto del decreto».
Inoltre, aggiungono i tecnici di Via Venti Settembre, si tratta di una legge «devastante», perchè «introduce il concetto di insolvenza nel privato».
Niente da fare, di fronte all’insistenza di Berlusconi. «Mi prendo io la responsabilità di tutto – ha tuonato il Cavaliere -, la porto io al Colle e la gestirò io la trattativa con il capo dello Stato».
Ma sono in molti, nella maggioranza, a non aver digerito un provvedimento che «appare come l’ennesima legge a favore della casta, in un momento in cui tagliamo le pensioni agli italiani».
È dunque falso che la norma fosse già stata discussa in Consiglio dei ministri. Diversi testimoni, presenti alla riunione del governo di giovedì sera, non ricordano affatto questo particolare.
È vero invece che la trappola, congegnata da Niccolò Ghedini, avrebbe dovuto scattare in seguito, presentandosi sotto forma di un emendamento parlamentare.
Una tecnica già sperimentata in passato per le norme ad personam sulla giustizia. Ma la fretta ha spinto il consigliere giuridico del Cavaliere a forzare la mano.
La Corte d’appello di Milano ha fatto sapere infatti di essere pronta ad emettere la sentenza sul lodo Mondadori e la decisione è attesa per sabato.
Per Berlusconi si tratta di una corsa contro il tempo per non pagare la Cir di De Benedetti. ««A quello lì – si è sfogato ancora in queste ore il premier – i soldi non li darò mai, piuttosto li devolvo in beneficenza».
Un’ostinazione che l’ha portato a dare il via libera alla forzatura di Ghedini, contro il parere di Tremonti e di Gianni Letta.
L’intenzione di Berlusconi, al contrario, è di resistere a tutti i costi alla moral suasion di Napolitano, confermando la norma e piazzando la fiducia per evitare modifiche. «Spiegherò a tutti – ha preannunciato il premier – che si tratta di respingere un’aggressione politica portata avanti con ogni mezzo».
Il timore, a questo punto, è che Napolitano si attardi troppo nella controfirma, dando ai giudici il tempo di emettere la sentenza e vanificando così il blitz.
Non a caso ieri sono già stati attivati i canali diplomatici tra Gianni Letta e il Colle. Gli uomini di Napolitano hanno in realtà preavvertito il sottosegretario che quel “codicillo” proprio non può andare bene. E il braccio destro del Cavaliere sta tentando una mediazione sapendo però che su quel campo non c’è più nulla da fare.
La controffensiva è stata discussa in una riunione di Berlusconi con i figli alcuni giorni fa. Un vero consiglio di famiglia.
Del resto era stato lo stesso Berlusconi a confermare l’oggetto del summit: «Ne parliamo tutti i giorni, è una cosa che incombe».
Allarme rosso dunque, per la possibile «mazzata» in arrivo (definizione di Pier Silvio Berlusconi). Una eventualità che ha spinto nei giorni scorsi Fininvest a non attribuire alcun dividendo ai soci per l’esercizio 2010, nonostante un utile netto di 160 milioni.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Luglio 5th, 2011 Riccardo Fucile
GLI EFFETTI DEL TAGLIO DA 10 MILIARDI PREVISTO DALLA MANOVRA….I CITTADINI DEL NORD VEDRANNO SPARIRE LE ESENZIONI…..AL SUD ALIQUOTE MASSIME E MENO SERVIZI
Piccoli e grandi Enti locali sono pronti a scendere in piazza.
La manovra così com’è rischia di strangolare i bilanci di Regioni, Comuni e Province che subiranno un taglio pesante pari a 9,6 miliardi.
Le possibili contromisure sono già sul tavolo di sindaci e governatori.
A partire dal prossimo anno è previsto un inasprimento delle addizionali, sono allo studio aumenti per tassa rifiuti, Ipt e Rc auto, i ticket saranno più salati, i servizi sociali verranno ridotti ai minimi termini e il turismo sopporterà l’introduzione della tassa di soggiorno.
Piemonte. La Regione non ha margini di manovra. Dal 2008 l’addizionale Irpef è ai massimi. A Torino la situazione è complessa: non è possibile aumentare l’addizionale visto che l’aliquota è già allo 0,4%. L’unico balzello che la giunta potrà approvare sarà la tassa di soggiorno in una forbice tra 0,50 e 2 euro. «Ma non sarà sufficiente», dice l’assessore al Bilancio del Comune, Gianguido Passoni, «dobbiamo già fare i conti con 74 milioni in meno». Il Comune sarà poi costretto a tagliare servizi: gli orari degli sportelli, l’organizzazione degli asili.
Lombardia. La Regione fa pagare ai cittadini un’addizionale Irpef al minimo (lo 0,9%). Diverso il caso di Milano dove questo balzello non è mai stato introdotto. Il sindaco Pisapia, però, accusa la precedente giunta di aver nascosto un buco nei conti da 180 milioni e critica pesantemente la manovra: per questo l’addizionale rischia di essere introdotta.
Liguria. Potrebbe saltare l’esenzione Irpef per i redditi tra i 20 ed i 30 mila euro. «Questo ci consentirà di recuperare 36 milioni di gettito» spiega l’assessore regionale alle Risorse finanziarie Pippo Rossetti. La Spezia, Savona e Imperia hanno già aumentato del 3,5% la Rc auto. Il costo della manovra in cifre per la Regione Liguria? «Nel 2011 il governo ci ha tolto 154 milioni di capacità di spesa, nel 2012 ne toglie altri 30. Tra il 2013 ed il 2014 calcoliamo una riduzione di altri 30 milioni».
Emilia Romagna. Allarme alto nella sanità . La Regione stima tagli attorno a 500 milioni e medita la reintroduzione del ticket. Bologna, invece, sta riorganizzando i nidi comunali: le rette sono aumentate fino a 200 euro al mese. E sono molte le incognite per la realizzazione della metropolitana.
Toscana. A Firenze tra 2011 e 2013 mancheranno all’appello 45 milioni. Nel 2014, raddoppio: altri 26 milioni in meno, per un totale di 71 milioni. Secondo l’assessore regionale al Bilancio Riccardo Nencini «lasceremo sul campo 1 miliardo di euro di minori trasferimenti».
Lazio. Qui la manovra rischia di far saltare il banco: Roma già dispone dell’addizionale comunale più alta d’Italia, pari allo 0,9% e l’addizionale regionale è all’1,7%. La tassa di soggiorno è operativa e dunque non resta che mettere mano ai servizi sociali.
Campania. «È una manovra insostenibile, soprattutto per le realtà del Mezzogiorno», si sfoga l’assessore al bilancio del Comune di Napoli Riccardo Realfonzo. Unica via di fuga un aggiustamento verso l’alto della pressione fiscale.
Puglia. La Regione ha giocato d’anticipo e per ridurre il deficit della sanità ha elevato all’1,2% l’addizionale Irpef. La benzina è ricarata di 25 centesimi al litro mentre dal 1 luglio è stata ridotta la soglia di esenzione dal ticket per i redditi oltre i 18mila euro. «Aspettiamo di conoscere le misure – dice l’assessore al Bilancio di Bari Giovanni Giannini – se non si interverrà sui Comuni virtuosi allora Bari sarà salva. Altrimenti bisognerà ritoccare tassa rifiuti e tariffe dei servizi».
Sicilia. Tasse: la Regione è già ai massimi livelli causa debito della sanità , mentre i Comuni, Palermo in testa, ancora non sanno se e come incrementeranno la tassazione visto che l’aliquota Irpef supera già lo 0,4%.
Lucio Cillis
(da “La Repubblica“)
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Luglio 4th, 2011 Riccardo Fucile
LA BOZZA DELLA MANOVRA NEL FINE SETTIMANA E’ RIMASTA SUL TAVOLO DEL MINISTRO ALIMENTANDO I SOSPETTI SULLE MODIFICHE POSTUME
Il “bozzone” della manovra è rimasto li, a rosolare sulla graticola di via XX Settembre per l`intero fine settimana.
Coi tecnici di Tremonti a mettere a punto il testo approvato sì giovedì sera ma che, in effetti, non ha ancora varcato il portone del ministero.
E la circostanza, prima ancora che il capo dello Stato, raccontano abbia mandato su tutte le furie in queste ore lo stesso presidente del Consiglio Berlusconi.
Perchè il testo, quello vero – è lo sfogo coi suoi del premier dal ri tiro di Villa Certosa- non è stato consegnato nemmeno a lui.
«Pago sempre per colpa di altri – si è lamentato dopo la nota del Colle – Abbiamo approvato a scatola chiusa il pacchetto delle buone intenzioni di Giulio. E su quel poco che è filtrato, ci siamo ritrovati già contro i sindacati amici e i nostri sindaci. Così non andiamo lontano».
La levata di scudi sulle pensioni lascia presagire poco di buono, per un governo che dopo la mazzata elettorale non gode di consensi e stabilità tali da poter reggere scioperi generali e barricate.
Il Cavaliere quella stretta se la sarebbe risparmiata, giusto ora.
Per non dire poi della rivolta degli amministratori locali Pdl: dal sindaco di Roma Alemanno al presidente delle Province Castiglione («Ci aspettavamo altro»), passando perfino per il presidente Anci e vicecapogruppo berlusconiano alla Camera, Osvaldo Napoli («Sparare contro i comuni vuol dire ammazzare un uomo morto»).
Berlusconi vede nero. Si sente stretto in un angolo.
Ce l`ha con Tremonti.
Ce l`ha con Bossi e Calderoli, che ormai «parlano come se non facessero più parte di questo governo», lamenta il premier che ha gradito poco la minaccia del ministro della Semplificazione di abbandonarlo «ai suoi divertimenti».
Oggi il Cavaliere rientra ad Arcore, ma fino a ieri sera era considerato improbabile il «caminetto» del lunedì sera ad Arcore col Senatur.
Dai rifiuti di Napoli alle missioni all`estero, alla manovra, troppe grane rischiano, per dirla con Calderoli, di far «volare le sedie».
E poi il Quirinale, tornato a bacchettare Palazzo Chigi 48 ore dopo aver strigliato il governo sull`«insufficiente» decreto sull`emergenza rifiuti a Napoli.
«Notaio» sempre più inflessibile agli occhi di Berlusconi. Figurarsi- è il ragionamento della cerchia ristretta – se davvero Berlusconi si impuntasse nel trascinare il Parlamento a occuparsi a tappe forzate della legge bavaglio.
Tutti pessimi segnali.
Che maturano quando ancora la manovra finanziaria non è stata nemmeno vistata dalla Ragioneria e inviata appunto al Quirinale.
Passaggi che si consumeranno oggi.
Sta di fatto che il buco delle 72 ore trascorse dall`approvazione in Consiglio dei ministri ha alimentato un ventaglio di sospetti su interventi correttivi e postumi alle misure più problematiche.
I democratici sostengono di avere riscontri certi, ad esempio, sul reinserimento della norma «ammazza rinnovabili».
E tanto è bastato a mettere subito in allarme il ministro d ell`Ambiente Prestigiacomo, già sul piede di guerra coi colleghi sulla questione.
«Giovedì sera quella norma non c`era, non so come possa essere stata reintrodotta» avverte.
Ma è solo uno dei tanti sospetti di correzione in corso d`opera. Qualcuno nello staff del ministro dell`Economia ha davvero lavorato di cancellino nel week end?
Dal Palazzo che è stato di Quintino Sella negano. «E’ prassi che si invii il documento definitivo al Quirinale almeno due -tre giorni dopo 1`approvazio ne» racconta un sottosegretario di casa invia XX Settembre. «Sono state riviste solo le note formali, non c`è stata alcuna modifica sostanziale al testo». E’ la linea di difesa.
Quel che filtra da Palazzo Chigi, non senza ulteriore preoccupazione, è che la bozza molto informale che sarebbe stata intanto esaminata dall`ufficio legislativo della Presidenza della Repubblica perun primo screening, non sarebbe stata esente da rilievi.
Sotto osservazione, una serie di norme ritenute poco o nulla attinenti.
Ad esempio, l`intero blocco sul processo civile, pur vantato con enfasi da Alfano appena terminato il cdm.
Ma anche i 45 milioni di curo stanziati per il Comune in profondo rosso (e amministrato dalPdl) di Palermo, ufficialmente per la pulizia degli edifici pubblici. Già il Carroccio l`aveva definita roba da «vergognoso accattonaggio».
Magari anche su questo al ministero hanno lavorato di taglie cuci nel fine settimana.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Luglio 4th, 2011 Riccardo Fucile
STANZIATI 10 MILIARDI IN MENO CHE ORA DOVRANNO PAGARE GLI ASSISTITI.. INSORGONO TUTTE LE CATEGORIE DEL SETTORE DELLA SANITA’
Dal prossimo anno si dovrà quasi sicuramente pagare un ticket di 10 euro su visite
specialistiche ed analisi, una «novità » che andrà ad aggiungersi ai maxi-ticket già applicati su queste prestazioni da tutte le Regioni italiane (Molise escluso).
Poi dal 2014 un’altra raffica di nuove tasse, che probabilmente non potranno risparmiare nemmeno i ricoveri ospedalieri, perchè fra tre anni si dovranno compensare il tagli al Fondo sanitario nazionale.
In base alle stime dell’economista del CeisTor Vergata, Federico Spandonaro, sulla sanità calerà infatti la scure: 10 miliardi in meno di stanziamenti nei prossimi tre anni, coi fondi totali che scenderanno dal 6,7% del Pil al 6,4%.
Quanto costerà questa mossa agli italiani?
Stando sempre alle stime del Ceis, ogni famiglia sarà chiamate a sostenere un aggravio diretto o indiretto di circa 500 euro all’anno.
Un conto salato, insomma, quello che la manovra estiva presenta agli assistiti.
Che non risparmia nemmeno gli industriali farmaceutici, chiamati a ripianare gli sfondamenti di spesa per pillole e sciroppi.
Mentre il personale dipendente e convenzionato di Asl e ospedali sarà colpito come tutti i pubblici dipendenti dal blocco dei contratti e del turn-over.
Salvo miracoli delle Regioni sui propri già malandati bilanci dal prossimo anno dovrebbe entrare in vigore il ticket di 10 euro su visite specialistiche, analisi ed accertamenti diagnostici, introdotto dal governo Prodi ma mai applicato a seguito del finanziamento statale accordato per scongiurare l’impopolare balzello.
Ora la manovra rifinanzia le Regioni solo per i restanti mesi del 2011 con 486,5 milioni ma anche se all’ultimo istante dal decreto è stata cancellata la esplicita reintroduzione del ticket dal 2012 per il prossimo anno non è garantita alcuna copertura, quindi è più che probabile che la quota fissa di 10 euro vada ad aggiungersi ai 36,16 euro di franchigia (somma entro la quale paga il cittadino, oltre la Regione) già in vigore ovunque e che in alcune Regioni è fissata a un livello anche più alto (vedere grafico).
In pratica la somma dei due ticket renderebbe per molte prestazioni meno complesse, come delle banali analisi delle urine o una radiografia al torace, più conveniente rivolgersi direttamente al privato, aggirando liste d’attesa e trafile burocratiche.
Poi nel 2014 dovranno essere introdotti nuovi ticket, aggiuntivi rispetto a quelli esistenti, per conseguire risparmi pari al 47% del totale.
Quanto possa valere questa percentuale è difficile dire oggi ma poichè il Fondo sanitario nazionale salirà solo dello 0,5% nel 2013 e e dell’1,4 nel 2014, contro il +2,8% sancito per il 2012 dall’ultimo Patto per la Salute sottoscritto da Governo e Regioni, all’appello mancheranno oltre 4 miliardi l’anno.
Quindi i ticket dovranno portare in dote altri 2 miliardi.
Tanti, al punto da rendere più che probabile l’arrivo del famigerato ticket sui ricoveri, anche perchè su prestazioni di pronto soccorso non urgenti, specialistica, diagnostica e, in molti casi, farmaci, quasi ovunque si pagano già .
Per tamponare la falla della spesa per i farmaci ospedalieri, destinata quest’anno a sfondare il tetto di 2,4 miliardi, l’industria sarà chiamata dal 2013 ad accollarsi il 35% del ripiano in misura proporzionale ai fatturati con modalità che verranno stabilite da un apposito regolamento il prossimo anno. Ma se risultasse troppo difficile distribuire gli oneri tra gli industriali scatterebbe il taglio dal 13,3 al 12,5% sulla spesa sanitaria complessiva del tetto per la farmaceutica convenzionata, ossia per i medicinali dispensati nel canale farmacie.
A completare il conto presentato dalla manovra agli industriali della pillola c’è la nuova tassa che le imprese dovranno pagare al momento di presentare la domanda di immissione in commercio dei nuovi farmaci.
«Si colpisce un settore che è il motore dell’innovazione, sarà un boomerang», protesta il neopresidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi.
Lamentele alle quali si uniscono i sindacati medici, che protestano contro il blocco dei contratti e del turn-over, dal quale saranno esentati solo i primari delle Regioni alle prese con i piani di rientro dai deficit (quasi tutte quelle del centrosud, dal Lazio in giù).
I medici di famiglia di Fimmg e Snami già minacciano scioperi, mentre per il segretario dell’Anaao, il sindacato dei camici bianchi ospedalieri, Costantino Troise, «è una bomba ad orologeria per la sanità che rischia di diventare un sistema povero per i poveri».
Una bomba, come buona parte della manovra, destinata ad esplodere nelle mani del governo che verrà .
Paolo Barni e Paolo Rosso
(da “La Stampa“)
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Luglio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
SUL SITO “SPAZIO AZZURRO” GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA INSORGONO CONTRO LA MANOVRA ECONOMICA DI TREMONTI: “TAGLIATE PIUTTOSTO I PRIVILIGE DELLA CASTA, NON LE PENSIONI”…”HO CREDUTO IN VOI, ORA BASTA, TREMONTI E’ LA COPIA DI VISCO, PAGANO SEMPRE GLI STESSI”
“Si sentiva la mancanza del superbollo. Ma bravi, va proprio nella direzione giusta!
Dopo tanti annunci quello che avete partorito è stato il superbollo! Fate pietà !”.
E’ solo uno dei commenti più sobri postati a commento della manovra economica apppena varata dal governo dai sostenitori del Pdl sul sito Spazio Azzurro.
Decine e decine di messaggi pubblicati sul sito pidiellino, con una dicitura in evidenza che, a leggere i tanti messaggi livorosi verso il partito, suscita ironia, “il meglio dei messaggi moderati” è scritto in grassetto azzurro.
“Adesso anche la tassa al 20% sulle rendite. Come i comunisti! Non vi voterò mai più. Fate veramente pena!”, firmato da ‘Pdl deluso’.
A rincalzare è ‘Giuseppe’: “Presidente prima ci invogliate a comprare i Btp, poi li tassate al 20%, tanto che lo scorso anno ho investito tutta la mia buonuscita in Btp. Purtroppo lei non è più di parola!”.
Sfoghi e critiche in ‘libertà ‘ che si alternano, raramente, ai saluti di benvenuto al nuovo segretario poltico Angelino Alfano.
Oltre al superbollo, la tassazione sulle rendite, il blocco delle pensioni, i fan pidiellini prendono di mira i vertici del partito, rei di aver fatto una marcia indietro troppo veloce sui tagli annunciati alla casta.
Pietro D’Onghia, ad esempio, posta: “Abolire subito le provincie, dimezzare il numero dei parlamentari e i loro assurdi privilegi economici e pseudoprevidenziali. Per questi motivi avevo votato Berlusconi”.
Ginevra si associa: “Abbiate il coraggio di togliere almeno scorte, case, privilegi agli ex politici, come: presidenti del Consiglio, di Camera e Senato. Perchè è da repubblica delle Banane“.
‘Lorenzo’, se la prende col ministro Rotondi, tra i più acerrimi nemici dei tagli ai privilegi, “caro Rotondi, se non riesce a vivere con 15mila euro al mese si figuri noi con 1200 euro”.
In sostanza, tutte le perplessità del popolo azzurro sulla manovra economica si fanno sentire in rete.
“Fare una finanziaria come l’avete fatta, significa perdere l’elettorato per strada”, rimprovera Albano.
Le fa eco ‘Paola’: “Una delusione totale questa finanziaria. L’ultima goccia. E’ sempre il popolo a pagare. Ho tanto creduto in voi ma ora basta”.
E ancora tale Massimo Guzzetti: “Che delusione! Concordo con Tremonti che si devono rispettare i patti di stabilità , ma che a pagare siano sempre gli stessi proprio non lo sopporto! Non è cambiato nulla”.
Pochi i consigli, pochi, insomma, tra i sostenitori berlusconiani coloro che ci vedono qualcosa di buono in questa manovra.
L’epitaffio finale sul sito web è quello firmato da ‘Imbarazzo e delusione’ che scrive: “Questa manovra è indigeribile. Tremonti è la copia di Visco. Con questa riforma io non vi voto più”.
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Luglio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
PREVISTO IL BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI ANCHE PER ASSEGNI MENSILI MODESTI…COLPITE LE PENSIONI A PARTIRE DA 1.428 EURO MENSILI: PAGHERANNO 13 MILIONI DI ITALIANI: E’ UNA PATRIMONIALE SUI POVERI
Anche Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, va giù pesante: “Devono correggere il provvedimento che blocca la rivalutazione delle pensioni”.
Il suo è solo l’ultimo di una serie di commenti molto negativi sollevati dall’iniziativa del Consiglio dei Ministri in fatto di previdenza.
I tagli colpiranno infatti anche gli assegni di modesta entità , a partire dai 1428 euro e riguardano ben 13 milioni di italiani.
Nel decreto per risanare i conti pubblici, è stata inserita la mancata rivalutazione delle pensioni oltre i 2300 euro mensili per il 2012 e il 2013 e il tetto per quelle di fascia inferiore che sarà bloccato al 45 per cento di quanto dovuto.
Inoltre è previsto l’aumento di almeno tre mesi dell’età minima pensionabile.
Un intervento pesante che colpisce non le pensioni ricche, ma quelle medie.
Una misura che conferma il carattere di ingiustizia sociale di questo provvedimento.
Il governo ed il Parlamento, per Bonanni, «devono correggere il provvedimento che blocca la rivalutazione delle pensioni”.
Spiega il leader sindacale: «La norma della manovra economica che riduce la rivalutazione delle pensioni per la fascia da tre a cinque volte il trattamento minimo, tenendo conto dell’inflazione, rende ancora più vulnerabili quei pensionati che negli ultimi quindici anni hanno già visto ridursi il potere di acquisto delle loro pensioni. Non solo ci aspettiamo subito un chiarimento dal Governo, ma il Parlamento, nel percorso di approvazione della manovra stessa, potrà correggere questa palese iniquità , individuando nella riduzione dei livelli amministrativi, negli sprechi e nei costi impropri della politica, la copertura necessaria per dare soluzione ad un provvedimento ingiusto e socialmente non sostenibile».
Per l’Idv “Il governo, come al solito, mantiene intatti gli interessi dei soliti privilegiati. E’ un vero e proprio insulto colpire da un lato 13 milioni di pensionati, molti dei quali già stentano ad arrivare a fine mese e, dall’altro, pesare con il misurino del farmacista, dilatandoli nel tempo, i tagli dei costi della politica. Questo governo continua a prendere a schiaffi precari, pensionati e dipendenti pubblici con parole e fatti”.
Anche Nichi Vendola si scaglia contro il provvedimento del governo. “La manovra Berlusconi-Tremonti candida chi dirige le amministrazioni territoriali, presidenti di regione, di province e sindaci a diventare esclusivamente dei curatori fallimentari. Guardando ad esempio l’incredibile vicenda del blocco delle pensioni si capisce che si tratta della patrimoniale sui ceti medio bassi del nostro Paese. E’ la patrimoniale sui poveri”.
La stretta sulle pensioni contenuta in manovra “è inaccettabile” e “ci opporremo anche con la mobilitazione”.
Il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, boccia la norma che blocca al 45% la rivalutazione per gli assegni di valore compreso tra 3 e 5 volte il minimo, quelli superiori ai 1.428 Euro.
“Siamo assolutamente contrari e ci opporremo con tutti gli strumenti della mobilitazione. E’ una misura inaccettabile, iniqua e vessatoria che ancora una volta colpisce gli stessi e non le grandi ricchezze. E’ il segno di una manovra che scarica su lavoratori e pensionati il costo del risanamento e non colpisce la ricchezza.
Italia Futura boccia la manovra. Luca Cordero di Montezemolo si unisce al coro di critiche.
E attraverso la sua associazione, Italia Futura, fa sapere: “E’ il minimo sindacale, con alcune ridicole prese in giro. Sui costi della politica ad esempio, dove si annunciano misure puramente simboliche, e una buona quantità di assegni post-datati”.
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Giugno 29th, 2011 Riccardo Fucile
MISURE ANCHE SU LIBERALIZZAZIONI, ALTA VELOCITA’, CROCE ROSSA PRIVATA…ECCO LE PRINCIPALI NOVITA’ PREVISTE DAL PIANO DI TREMONTI: SACRIFICI RICHIESTI AI SOLITI NOTI, IL CETO MEDIO E LE CATEGORIE PIU’ DEBOLI
Blocco degli stipendi per gli statali per un anno in più, donne in pensione a 61 già dal
2012 per progressivamente arrivare a 65, ticket da 10 euro sulle prestazioni specialistiche e da 25 euro sul pronto soccorso a partire dal prossimo anno.
Sono alcune delle misure contenute nella “bozza” della manovra, un provvedimento al momento lungo 82 pagine che poi si intersecherà con la riforma del fisco che riguarda Irpef, Iva, Irap e tasse sulle rendite finanziarie.
Tra le novità anche la privatizzazione della Croce Rossa Italiana e il rifinanziamento delle missioni internazionali per tutto il 2011.
Ecco la bozza della manovra in “pillole”.
TICKET 10 EURO – Scatterà dal primo gennaio 2012 per le prestazioni specialistiche ambulatoriali. Pagheranno invece 25 euro i ‘codici bianchì del pronto soccorso.
Al momento infatti è stato stanziato un finanziamento da 486,5 milioni di euro solo per il 2011.
PENSIONI, PARTE IN 2014 AGGANCIO ETà€ A SPERANZA VITA. Era previsto al 2015.
PENSIONI D’ORO. Stop alla rivalutazione se sono cinque volte superiori al minimo. Per quelle pari atre volte il minimo la rivalutazione sarà al 45%.
PENSIONI, DONNE A 65 ANNI. La bozza è stringente: dal 2012 servirebbero 61 anni per andare in pensione, e poi si aumenta di un anno fino a raggiungere i 65 anni.
Ma l’ipotesi sarebbe già superata da una che prevede un adeguamento diluito: si parte dal 2015 con un mese l’anno, per accelerare dal 2020 di sei mesi l’anno, fino a raggiungere l’età pensionabile di 65 anni. Ma tutto sarebbe ancora aperto.
P.A., STIPENDI CONGELATI. Stop agli aumenti di retribuzione, anche accessori, per il personale delle pubbliche amministrazioni, fino alla fine del 2014.
P.A., BLOCCO TURN-OVER. Proroga del turn-over nel pubblico impiego ancora per un anno. Esclusi dalla stretta i Corpi di Polizia, i Vigili del Fuoco e le agenzie fiscali.
MISSIONI INTERNAZIONALI. La dotazione del fondo è incrementata di 700 milioni di euro per il 2011.
LIBERALIZZAZIONE PROFESSIONI. Più facile l’accesso; fuori dalle nuove norme notai, architetti, farmacisti e avvocati.
SPENDING REVIEW. Addio tagli lineari: parte dal 2012 il processo di ‘spending review’ «mirata alla definizione dei fabbisogni standard propri dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato».
CROCE ROSSA. Sarà privatizzata. Il personale non militare rischia di essere posto in mobilità .
BADANTI E PENSIONI. Dal primo gennaio del prossimo anno, la pensione di reversibilità «è ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad età del medesimo superiori a 70 anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni, del 10% per ogni anno di matrimonio mancante rispetto al numero di 10».
CATTEDRE BLOCCATE. A decorrere dall’anno scolastico 2012/2013 le dotazioni organiche del personale docente, educativo ed Ata della scuola non devono superare la consistenza delle relative dotazioni organiche dello stesso personale determinata nell’anno scolastico 2011/2012.
INSEGNANTI DI SOSTEGNO. L’organico degli insegnati di sostegno, attribuito alle singole scuole o a ‘reti di scuolè, dovrà prevedere in media un docente ogni due alunni disabili.
ALTA VELOCITà€. Arriva sovrapprezzo canone, servirà ad assicurare la copertura degli oneri del servizio universale.
PROTEZIONE CIVILE. Arrivano 64 milioni di euro nel 2011 per la gestione dei mezzi della flotta aerea del Dipartimento della protezione civile. Al relativo onere si provvede con una riduzione della quota destinata allo Stato dell’8 per 1000.
FONDI RESIDUI. Sono abrogate, a decorrere dal 2012, tutte le norme che dispongono la conservazione nel conto dei residui, cioè le somme stanziate ma non spese dalla Pubblica Amministrazione, per essere utilizzate nell’esercizio successivo, di somme iscritte negli stati di previsione dei Ministeri. La Corte dei Conti ha quantificato in 108 miliardi l’ammontare dei residui passivi dell’intera amministrazione pubblica.
IMMOBILI PUBBLICI. Arrivano «fondi d’investimento immobiliari chiusi promossi da Regioni, Provincie, Comuni anche in forma consorziata ovvero da società interamente partecipate dai predetti enti, al fine di valorizzare o dismettere il proprio patrimonio immobiliare disponibile».
CONTI DORMIENTI. Una piccola parte della manovra (100 milioni) sarà coperta dal fondo in favore delle vittime dei crack finanziari. – ANAS. Sarà divisa in Holding e Spa e arriva anche un commissario.
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Giugno 27th, 2011 Riccardo Fucile
PER L’EX RESPONSABILE ECONOMICO DI FORZA ITALIA “IN QUESTI TRE ANNI TREMONTI HA TENUTO L’ITALIA IN COMA FARMACOLOGICO”…. ”VUOL FAR SALTARE IL BANCO E IL GOVERNO”
Nella maggioranza duro attacco a Tremonti: lo firma, con una lunga dichiarazione
all’Ansa, Guido Crosetto, ex responsabile economico di Forza Italia, ora sottosegretario alla Difesa. “Le bozze della manovra di Giulio Tremonti andrebbero analizzate da uno psichiatra” e dimostrano che il ministro dell’Economia vuole solo “trovare il modo di far saltare banco e governo”.
Crosetto si dice “stufo” di “sentire pontificare una persona che predica benissimo e razzola malissimo” visto che “l’unico ministero che non ha subito tagli alla spesa corrente, ma anzi l’ha aumentata, è il suo!”.
‘Le bozze che sono filtrate sulla manovra – dice il sottosegretario che, fino a tre anni fa, era responsabile economico di Forza Italia -, più che connotate dal punto di vista economico, finanziario e di bilancio andrebbero analizzate da uno psichiatra.
E’ evidente che il ministro dell’Economia vuole trovare esclusivamente il modo di far saltare banco e governo. In questi tre anni ha fatto di tutto per tenere in vita il malato Paese, ma l’ha fatto tenendolo in coma farmacologico. Ha dimostrato di non volere andare nel dettaglio della spesa pubblica, ma di preferire tagli senza razionalità . Non ha capito che l’economia reale andava aiutata ed anzi l’ha bloccata con regole di oppressione fiscale uniche al mondo che hanno distrutto lo statuto del contribuente”.
Crosetto imputa a Tremonti anche altro: “Ha promesso un aiuto alla piccola e media impresa – sottolinea il deputato del Pdl, da sempre molto in sintonia con le idee economiche dell’ex ministro Antonio Martino -, ma in realtà ha flirtato con le grandi banche ed i grandi gruppi. Visto che è una persona di cultura ed intelligenza non comune, lo dimostri proponendo un progetto serio per il Paese al consiglio dei ministri ed alle Camere”.
Ma, avverte il sottosegretario, nel farlo “sia aperto ai miglioramenti” perchè “lui non è il depositario del verbo e della verità ; e non sono più i tempi nei quali il governo potrà permettersi di approvare in Consiglio una cartellina vuota che verrà riempita in seguito a via XX settembre, da un uomo solo e dai suoi pretoriani”.
Insomma, aggiunge, “non è più il momento di tacere per rispetto anche perchè mi sono stufato di sentire pontificare una persona che predica benissimo e razzola malissimo: l’unico ministero che non ha subito tagli alla spesa corrente, ma anzi l’ha aumentata, è il suo! Il ministero nei quali i dirigenti sono più pagati è il suo!”.
Infine, un’ultima stoccata sui tagli alla politica: “Se adesso l’ultima crociata di Tremonti, sullo stile di De Magistris, è quella di lanciarsi contro i privilegi – attacca Crosetto -, gli ricordo che ci sono privilegi ben maggiori delle auto blu e degli aerei di Stato che, tra l’altro, se vengono utilizzati nell’interesse del Paese non sono privilegi. Parlo, ad esempio, dei privilegi di poter disporre di migliaia di nomine all’interno dello stato o altre cose meno evidenti sulle quali il Tesoro non ha mai coinvolto nessuno”.
Parole che fanno parlare l’opposizione di “implosione” del governo: “Si potrebbe anche fare finta di nulla sulle parole usate in conversazioni private dai ministri Frattini, Prestigiacomo e Gelmini sul ministro Tremonti, ma non si può fare finta di niente davanti alla presa di posizione del sottosegretario Crosetto che ha apertamente sfiduciato Tremonti”, dice Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni economiche alla Camera per il Pd.
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