Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile
“QUELLA DI ALEMANNO? UNA ROMA DI BIGHE E CARTAPESTA”… “POTEVA ESSERE IL SINDACO NON DI UNA SOLA PARTE, NON E’ RIUSCITO AD ESSERE AUTONOMO”…. CROPPI, UOMO SIMBOLO DEL DIALOGO, ORA IMPEGNATO IN FUTURO E LIBERTA’
E meno male che aveva esordito così: “Ho una preghiera per i giornalisti: non scrivete la parola attacco, quando
riferite di quel che dirò del sindaco”.
No, infatti.
Non è la parola giusta: bisognerebbe dire tumulazione o sepoltura.
Ma un punto di verità , in quell’avvertenza c’è: se il De profundis di Umberto Croppi per la giunta Alemanno fa così male all’interessato è proprio perchè non è guidato dal solito rancore dell’ex, dalla furia dell’invettiva o dall’ingratitudine.
Ma piuttosto dalla delusione di un amico tradito, dal disincanto di chi ama la politica…
Roma, teatro Quirino, c’erano proprio tutti per la kermesse dell’uomo simbolo della cultura pre-finiana, per quell’assessore degradato e cacciato da Alemanno in una notte, rispettato dagli avversari, teorico del dialogo oltre gli schieramenti, coautore di un libro che provava a chiudere la stagione del piombo: Ci eravamo tanto armati.
Umberto Croppi non è stato in questi anni un personaggio locale, ma piuttosto un intellettuale nazionale prestato all’Assessorato che fu di Renato Nicolini.
E’ stato uno dei ideologi della Nuova Destra, e più recentemente il committente di Luciano Lanna e Filippo Rossi, e di quel manifesto finiano ante-litteram che fu Fascisti immaginari.
Oggi è in Futuro e libertà . E così c’era il nuovo libro di Lanna Il fascista libertario (!) tra le mani degli ospiti di prima fila, c’era un leader islamico come Omar Camilletti, Lina Wertmuller un dirigente del Pd come Giuseppe Lobefaro, ex ragazzi della destra radicale anni settanta (il leader del Trifoglio Alfredo Iorio), manager come Emanuele Emanuele e sul palco l’ex presidente della Camera di commercio Andrea Modello.
Uno che regalava il primo brivido agli astanti: “Sono un uomo di impresa, ma sono contro la precarietà ”. (Mondello è, con Veltroni, il padre delle notti bianche).
Perchè Croppi, in fondo, è stato epurato da Alemanno proprio per il suo essere uomo trasversale, stimato da uomini come Gianni Borgna o come Ascanio Celestini.
Croppi dice che non cerca candidature “Nè da solo, nè in ticket con altri” (vuole far coppia con Nicola Zingaretti, scrivono di lui).
Poi esordisce ringraziando Alemanno: “Mia figlia dopo il voto si chiuse in una stanza a piangere sapendo che la vittoria di Alemanno mi avrebbe portato via da casa per 5 anni. Ora, ironizza, grazie a lui sono tornato…”…
È un gustoso retroscena, quello che l’ex assessore regala alla platea del Quirino.
Ad esempio sulla campagna elettorale (costruita “in soli 63 giorni”), in cui “sono orgoglioso che non ci fosse un solo pezzo di propaganda contro l’avversario”.
Poi Croppi, raccontando il fallimento di quella idea di governo, spiega la sua poetica: “Alemanno era stato eletto da 80 mila persone che lo stesso giorno votarono per Zingaretti. Nella mia idea aveva tutte le carte per non essere il sindaco di una sola parte: ma questa idea è fallita”.
Arrivano le prime scudisciate: “Dicevano che non ero gradito alla maggioranza e ai suoi consiglieri comunali: bè, era vero. E devo dire grazie a loro perchè, non accorgendosi di quello che facevo, me lo lasciavano sostanzialmente fare”.
Poi le rasoiate: “In quasi tre anni non ho mai visto un solo assessore a una mostra. Conoscendoli, è meglio così” (risate).
Quindi mostra un cartello di divieto: “Avevo messo questo segnale sulla mia porta, e una scritta: Finchè sono io non si fanno corse con le bighe. Bè, adesso il vincolo non c’è più”.
La sala esplode in un applauso…
Inizia una requisitoria implacabile contro quella che Croppi chiama “La Roma di cartapesta” di Alemanno: “Non ho mai detto ‘Sono contrario in linea di principio alla formula uno all’Eur’. Ma conoscendo la totale inconsistenza del progetto mi pareva assurdo che lo si utilizzasse per un reiterato effetto-annuncio.
Dopo aver gridato contro il veltronismo, osserva sarcastico Croppi, ne ereditavamo i peggiori difetti”.
Subito dopo, peraltro, l’ex assessore, rende un onore delle armi imprevedibile all’ex rivale: “Solo adesso, da fonti non sospette come i commissari di Bankitalia, abbiamo scoperto di non aver ereditato i 13 miliardi e mezzo di euro di debiti di cui si parlava (ne parlava Alemanno, ndr.) ma 8 miliardi e 400. Esattamente quello che era stato detto dai nostri predecessori”…
Insomma, la Roma del centrodestra, colpo dopo colpo, diventa un sogno pacchiano e propagandistico.
“La cosa che più colpisce delle parentopoli della giunta, è che Alemanno era stato eletto per interrompere un certo modo di fare politica e non è stato capace di farlo”.
E ancora: “Di fronte al gioco dei veti delle correnti e dei consiglieri, il sindaco diceva: ‘Tutti insieme voi avete preso 40mila voti di preferenza, io da solo ne ho presi 80 mila da elettori di sinistra’”.
Dopodichè… “Annunciava che avrebbe fatto ‘il matto’ per non piegarsi ai clan…”.
Pausa teatrale: “Si vede che la legge dei numeri è stata superiore alla sua autonomia. E’ lui stesso ad aver certificato che il suo tentativo è fallito !” (altro boato della platea).
Poi cifre, dati, esempi: “La metà dei teatri è a Roma. Se decurtano il Fus rischiano di chiudere”.
E ancora: “Di 8 milioni promessi alle scuderie del Quirinale ne daremo solo 2. Di 3.5 promessi all’Auditorium sempre 2. Al festival del cinema non sappiamo dire quanti fondi daremo !”.
Quindi la stoccata: “Abbiamo speso un milione di euro per la festa di capodanno, e il macro rischia di chiudere”.
Se Futuro e libertà fosse all’1 per cento, come dice Berlusconi, ieri dovevano essere tutti al Quirino…
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 6th, 2011 Riccardo Fucile
EPPURE DOVREBBERO ESSERE LORO A INCATENARSI AD ARCORE CHIEDENDO MORALITA’….SONO LORO CHE PER ANNI HANNO SPIEGATO CHE LA DESTRA E’ ONESTA’, RISPETTO, DECORO, SENSO DELLO STATO E PATRIOTTISMO… MORALISTI DA SEMPRE, OGGI DIFENDONO L’IMMORALITA’ PUBBLICA.. E PRETENDONO PURE DI FARLO NEL NOME DELLA COERENZA
Sono loro che dovrebbero parlare, che dovrebbero urlare, che dovrebbero scendere
in piazza.
Sono loro, i depositari dei veri valori della destra, che dovrebbero dire basta, che dovrebbero rivoltarsi al signorotto di Arcore, che dovrebbero invocare una nuova stagione.
Sono loro.
Sono quelli che hanno spiegato per anni che la destra è moralità , è compostezza, è onestà , è rispetto, è decoro.
Sono loro che dovrebbero stracciarsi le vesti in piazza, perchè – lo hanno predicato fino a far sanguinare le orecchie – la destra è patriottismo, è senso dello stato e delle istituzioni.
Sono loro che dovrebbero andare in televisione per difendere tutto quello che hanno difeso fino a ieri: il valore della famiglia, la convinzione che esiste il giusto e lo sbagliato, la gerarchia dei comportamenti, la lotta al “relativismo” e al principio del “faccio quello che voglio”.
Sì, sono loro che dovrebbero incatenarsi di fronte ad Arcore per difendere la dignità e l’onore di una nazione.
Sono loro che dovrebbero chiedere a gran voce il ritorno all’etica pubblica, al “buon esempio” da parte di chi governa, alla decenza e alla moralità .
E dunque sono loro, gli alfieri della destra maiuscola e “valoriale”, che dovrebbero essere i più fieri antiberlusconiani.
E invece finisce che proprio loro, antilibertari nell’anima, bacchettoni per tradizione, arrivano ad accettare qualsiasi libertinismo istituzionale.
Stanno lì, a difendere l’indifendibile.
Moralisti da sempre, difendono ogni immoralità pubblica.
E dunque tacciono, oppure balbettano.
Stanno ancora qui a tergiversare, a pontificare di centrodestra come se fosse una scatola vuota, con su il timbro di Berlusconi.
Ancora consigliano moderazione, ancora consigliano il compromesso con chi ha schiacciato sotto i suoi tacchi alti tutto quello in cui dicevano di credere. Ancora vagheggiano, chissà , la ricucitura e la ricomposizione con chi ha nascosto sotto chili di fondotinta la schiettezza evangelica del sì sì no no.
E lo fanno nel nome della coerenza, s’intende…
Filippo Rossi
FareFuturoweb
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Febbraio 5th, 2011 Riccardo Fucile
TENSIONE DURANTE LA RIUNIONE DEL COMITATO PROMOTORE DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE DI “FUTURO E LIBERTA'”… FINI CHIEDE CHIARIMENTI ALLA LUCE DEGLI ULTIMI ATTEGGIAMENTI DI BARBARESCHI, DELLA VISITA AD ARCORE E DELL’ASTENSIONE DI IERI E DISTINGUE TRA ATTORI E PAGLIACCI
Faccia a faccia teso tra Luca Barbareschi e il presidente della Camera Gianfranco Fini
nel corso di una riunione del comitato promotore dell’assemblea costituente di Futuro e libertà , che si svolgerà il prossimo fine settimana a Milano.
Questa mattina, infatti, alle 10, Fini ha riunito i suoi nella sede di Fare futuro per fare il punto della situazione in vista del Congresso di Milano e per esaminare la bozza di statuto del nuovo partito.
Al vertice c’era anche Luca Barbareschi, che, dopo gli attriti dei giorni scorsi, le indiscrezioni continuano a dare vicino al Pdl. Fini, riferiscono alcuni presenti, avrebbe chiesto un chiarimento al suo deputato alla luce delle ultime uscite pubbliche usando parole dure: “Sei poco serio, come ti viene in mente, che stai facendo?”, avrebbe detto Fini rivolgendosi all’attore-deputato di Fli che giorni fa aveva incontrato ad Arcore Silvio Berlusconi e ieri si era astenuto nel voto a Montecitorio sul caso Ruby.
Barbareschi, secondo quanto racconta chi era presente alla riunione, avrebbe chiesto la presidenza della commissione Cultura dell’assemblea costituente di Futuro e libertà .
E Fini gliela avrebbe negata, spiegandogli di non potergli affidare, in questa fase, nessuna responsabilità .
Una frase che dai presenti è stata interpretata come un riferimento alle posizioni critiche assunte ultimamente dal deputato finiano e al ventilato abbandono di Fli per tornare alla maggioranza, che Barbareschi ha smentito, ma senza sciogliere del tutto l’incognita.
Lo scambio di battute con il presidente della Camera, però è proseguito.
E di fronte alle rimostranze di Barbareschi, a un certo punto Fini avrebbe sbottato: “Ti dico qui, davanti a tutti, quello che ti avevo già detto in privato. Ci sono attori e pagliacci. I pagliacci non fanno sempre ridere, a volte fanno anche piangere”.
Sarebbe bene a questo punto che Barbareschi decidesse cosa vuole fare da grande.
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Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile
COME AVEVAMO PREVISTO, IL CAPO DELLO STATO HA BOCCIATO LA PROCEDURA DA PATACCARI DEL DUO BE-BO…C’ERA L’OBBLIGO DI “RENDERE COMUNICAZIONE ALLE CAMERE PRIMA DI APPROVARE IL DECRETO IN DIFFORMITA’ DEGLI ORIENTAMENTI DEL PARLAMENTO”… BOSSI HA FORZATO ED E’ CADUTO NELLA TRAPPOLA DI BERLUSCONI, ORA LE ELEZIONI SONO PIU’ LONTANE
Un «non possumus» affidato ad una lettera di poche righe: il Quirinale boccia il decreto sul federalismo municipale varato in fretta e furia ier dal consiglio dei ministri.
Di più: fa sapere di non poterlo emanare.
Ancora di più: il decreto è irricevibile.
Eppure ancora poche ore fa, sbarcando a Bruxelles per il Consiglio Europeo, Silvio Berlusconi aveva risposto ad una domanda sui dubbi del Colle: «Spero di non aver problemi con Napolitano».
La replica è arrivata in tarda mattinata, affidata ad un comunicato: «Il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio in cui rileva che non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione, non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l’esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall’art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l’obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari. Pertanto, il Capo dello Stato ha comunicato al Presidente del Consiglio di non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal Governo».
Una lunga ed articolata spiegazione, in punta di diritto, per dire che non si può liquidare come una formalità il no della bicameralina di ieri mattina, che il Parlamento è e resta centrale nell’ordinamento costituzionale, che il Presidente della Repubblica si rifà alla Carta e, in questo caso, all’articolo 87.
Dal Colle per tutta la mattina hanno giurato e stragiurato che ci sarebbe voluto tempo, che il decreto non era ancora stato inoltrato, che addirittura, nel caso della promulgazione delle leggi, si possono attendere anche 30 giorni. Invece sono bastate, per l’esattezza, 19 ore.
Senza che nemmeno il decreto arrivasse a destinazione.
Esultano le opposizioni. Dario Franceschini: «in modo come sempre ineccepibile, determinato e imparziale, Napolitano ha bloccato un procedimento illeggittimo, che ora non esiste più».
La Lega si affida ad un comunicato, che informa di una telefonata tra Umberto Bossi e il Capo dello Stato, ed aggiunge: i leghisti «si recheranno nelle aule parlamentari a dare comunicazioni sul decreto sul federalismo fiscale municipale».
Ma in fondo esulta anche Berlusconi che ha attirato Bossi in un tranello.
Ieri sera infatti, visto che Bossi aveva promesso di staccare la spina in caso di bocciatura del federalismo, lo ha convinto a dire sì al decreto.
Una rottura istituzionale calcolata da parte del Cavaliere per far ricadere sul Quirinale la responsabilità di aver bocciato la legge bandiera del Carroccio. Tra i militanti e i funzionari leghisti il malumore è fortissimo.
Ora la situazione è sempre più confusa: se non si va a elezioni, l’altra possibilità è che l’esecutivo torni indietro e rispetti l’iter previsto dal regolamento della Bicamerale.
In questo modo, per la gioia del premier, trascorrerebbero almeno due mesi. E di voto si riparlerebbe eventualmente in autunno.
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Febbraio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
FINI BLOCCA IL DECRETO “PIU’ TASSE PER TUTTI”…PER IL PDL “SI VA AVANTI LO STESSO”…BOSSI CHE AVEVA MINACCIATO ELEZIONI IN CASO DI PARITA’, ORA SE LA FA SOTTO ANCHE LUI
E’ finita 15 pari la votazione nella cosiddetta “bicameralina” sul federalismo
municipale.
Nonostante i tentativi del governo, che ha cercato di scongiurare fino all’ultimo momento questo risultato modificando il testo più volte, il risultato finale è che il parere formulato dal relatore è sostanzialmente respinto.
Un ultimo tentativo di salvare il decreto lo aveva fatto a pochi minuti dal voto la Lega, chiedendo di procedere per parti separate, ma il tentativo è stato bocciato dalle opposizioni.
Per evitare il blitz, infatti, Massimo Barbolini e Felice Belisario (Idv) hanno ritirato le loro relazioni e quindi la Lega ha ritirato la propria proposta.
Il senatore di Fli Mario Baldassarri ha votato contro ed è risultato decisivo per il pareggio .
Le interpretazioni sul valore del pronunciamento della commissione sono però divergenti.
“E’ solo un parere consultivo, il governo può tranquillamente andare avanti con il decreto sul federalismo”, sostiene il vicepresidente della Camera Antonio Leone (Pdl).
“Niente elezioni, andiamo avanti con il decreto” ha rincarato il presidente della Bicamerale Enrico La Loggia, sostenendo che il voto in Bicamerale sancisce che “è come se il parere della bicamerale non fosse stato espresso: come prevede la legge si può fare benissimo il decreto, anche nella versione modificata sulla quale c’è il parere favorevole della commissione Bilancio del Senato”.
Ed ancora: “Troppi del Terzo polo, la commissione va rivista”.
Di segno opposto il giudizio del Pd. “Si tratta di una doppia bocciatura, sia di natura politica che nel merito del provvedimento. Il centrodestra e il governo traggano le conseguenze”, ha commentato Davide Zoggia, responsabile Enti locali dei democratici.
“Il governo prenda atto che non ha la maggioranza per approvare il federalismo. Ora apra la crisi”, ha insistito l’altro pd Francesco Boccia. “Vediamo che fa il governo di fronte a questa bocciatura, per noi dovrebbe ritirarsi”, ha aggiunto il capogruppo dell’Idv al Senato, Felice Belisario.
“No comment” dopo il voto invece da parte del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Subito dopo il pronunciamento il responsabile di Via XX Settembre si è recato a un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli insieme a Silvio Berlusconi e allo stato maggiore della Lega.
Stando ad indiscrezioni, anche il Carroccio sarebbe d’accordo nell’andare avanti in aula malgrado la bocciatura della commissione.
Ancora ieri sera Umberto Bossi giurava però che un pareggio non sarebbe bastato a scongiurare l’interruzione anticipata della legislatura e il ricorso alle urne.
Stamane il ministro delle riforme si era trincerato invece dietro ad un “Vediamo, vediamo”, in attesa di vedere gli effetti pratici del suo incontro di qualche ora prima con Gianfranco Fini.
La vittoria a maggioranza, infatti, era legata all’atteggiamento di un senatore di Fli, Mario Baldassarri. Il quale, iniziata la riunione, ha gelato i presenti, sillabando: “La mia valutazione del provvedimento non può essere positiva”.
Al di là delle schermaglie polemiche, il voto di oggi sembra avere un significato molto chiaro.
Secondo l’articolo 7 del regolamento della Commissione, il decreto si intende respinto, almeno in commissione: “Le deliberazioni della commissioni sono adottate a maggioranza dei presenti, considerando presenti coloro che esprimono voto favorevole o contrario. In caso di parità di voti, la proposta si intende respinta”.
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Febbraio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
“CHI E’ ELETTO PER GOVERNARE NON PUO’ SENTIRSI UN SOVRANO AL DI SOPRA DELLE LEGGI E, QUANDO E’ CHIAMATO A RISPONDERE DEL SUO OPERATO, DEVE PRESENTARSI DAVANTI A COLORO CHE, COSTITUZIONE ALLA MANO, SONO DEPUTATI A FARLO NELLE AULE DEI TRIBUNALI”
“Non ci si può difendere dai processi ma nei processi”.
Ha esordito con queste parole il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando ieri sera a una cena di Fli a Torino.
Il leader di Futuro e Libertà chiama direttamente in causa il suo rivale: “Non si capisce come Berlusconi che ha inventato la definizione di teatrino della politica non si accorga che è diventato uno dei protagonisti principali del teatrino della politica”.
“Il governo deve governare e dire con chiarezza ciò che si può fare e ciò che non si può fare — continua il presidente della Camera – Continuando di questo passo, se la prenderà con gli alieni”.
“Se si è convinti che la democrazia è rispetto della sovranità popolare e soprattutto delle istituzioni — ha aggiunto Fini — non si può accantonare la questione come un complotto dei nemici. Gli italiani hanno capito che non si può sempre addossare la responsabilità ai comunisti, ai giornalisti, ai magistrati, agli alleati che non hanno capito, a coloro che avrebbero tradito”, ha chiosato il leader di Fli.
Citando il film “Qualunquemente” che ha come protagonista Antonio Albanese nei panni di Cetto La Qualunque, Fini ha affermato: ”Il successo del film sta nel fatto che in apparenza è una finzione, ma è anche la fotocopia della realtà ”.
Perchè, secondo il presidente, in Italia e non solo nella finzione della Calabria di Cetto, non esiste meritocrazia: “Quello che ci aspetta domani è ancora peggiore se non vi poniamo mano”.
”I problemi non si risolvono con la bacchetta magica: vogliamo un centrodestra che smetta di raccontare favole ai bambini e che dica agli italiani che bisogna bere delle medicine amare”.
“Noi — ha concluso — non ci sentiamo offesi se la politica è il tentativo di garantire l’interesse generale”.
“Mi ero ripromesso di non polemizzare perchè quello che c’è sui giornali basta e avanza, ma è drammatica finzione o realtà se nello stesso momento in cui si parla di meritocrazia, in cui si dice scegliamo i ragazzi più bravi, si dice che chi vale alla fine ottiene, si garantisce l’elezione nel listino bloccato a chi non sembra che abbia grandi meriti se non una certa presenza fisica e una certa predisposizione a fare cose che non hanno nulla a che spartire con la politica?”.
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Febbraio 1st, 2011 Riccardo Fucile
LUNEDI’ E’ STATO RICEVUTO AD ARCORE DAL PREMIER: “SOLO UN CONFRONTO ALLA VIGILIA DEL DECRETO MILLEPROROGHE CHE RIGUARDA ANCHE IL MONDO DELLO SPETTACOLO”…”SONO SEMPRE CONVINTO DELLA SCELTA CHE HO FATTO, LA DILUIZIONE DI FLI NEL TERZO POLO PERO’ E’ UN ERRORE, ANNACQUA LA NOSTRA IDENTITA’: OCCORRE RECUPERARE QUELLA PERDUTA DAL PDL”
«Il clamore con il quale i giornali celebrano il mio ritorno nel Pdl si basa
esclusivamente su illazioni».
Luca Barbareschi, deputato di Futuro e Libertà , smentisce così, in una nota, un suo passaggio da Fli al gruppo dei «responsabili» di Silvano Moffa che appoggia il Popolo della Libertà .
Anzi nel pomeriggio incontrerà il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Barbareschi, 54 anni, attore, finiano doc, «copywriter» di Futuro e libertà , l’oratore che dal palco di Bastia Umbra ha declamato commosso il Manifesto del partito di Gianfranco Fini, riferisce del suo incontro lunedì ad Arcore con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, precisando che si è trattato di «un confronto» alla «vigilia di scadenze importanti, quali il decreto Milleproroghe e una tornata di nomine strategiche per il mondo delle telecomunicazioni».
Il deputato finiano entra anche nel merito del suo «disagio» per «l’errore» dell’adesione di Fli al progetto del «Terzo Polo» e per i rischi di andare «a braccetto con coloro che fino a ieri sono stati nostri avversari, abbandonando uno schieramento che ci deve vedere ancora protagonisti».
Infine, Barbareschi ribadisce comunque «la ferma intenzione di continuare sul cammino che abbiamo intrapreso a Bastia Umbra» con Fli.
Ecco il testo della nota di Barbareschi: «La notizia vera – spiega – è che ieri pomeriggio sono stato ad Arcore per incontrare il Premier, e sono contento di questo incontro, visto che in Parlamento ho sottolineato più volte come mancasse in questa legislatura un confronto con la leadership del Governo, che troppo spesso ha demandato a colonnelli e portaborse il rapporto con i parlamentari».
«All’incontro con Berlusconi – prosegue – ho parlato della situazione politica e dei diversi problemi che seguo, in particolare la cultura in tutte le sue espressioni e le telecomunicazioni. Il clima avvelenato che viviamo ci fa scordare i problemi del Paese, viceversa rivendico con forza l’urgenza di affrontare questioni determinanti per il nostro futuro. Già in occasione della sfiducia a Bondi avevo confermato la mia indipendenza di giudizio, pensare con preoccupazione e con spirito costruttivo ai problemi del Paese non significa cambiare casacca. Ho visto dunque volentieri il Capo del Governo alla vigilia di scadenze importanti, quali il decreto Milleproroghe – determinante per il futuro del mondo dello spettacolo – e una tornata di nomine strategiche per il mondo delle telecomunicazioni».
«Il mio passaggio in Futuro e Libertà , fin dalla sua fondazione, è stato convinto e chiaro, e ancora oggi credo che quanto annunciato nel Manifesto degli italiani sia ancor di più attuale – rimarca – solo mi interrogo su alcune scelte successive che sono avvenute in modo repentino e soprattutto troppo poco condiviso. La fondazione del Terzo Polo e la diluizione di Fli in esso – è stato infatti chiaro, fin dall’inizio, la leadership di Casini e di un certo tipo di centrismo – è secondo me un errore; sono infatti convinto che la fondazione di Futuro e Libertà dovesse essere la nascita di un soggetto che recuperava l’identità perduta nel partito del Predellino, e non vorrei che questo passaggio ancora una volta annacquasse la nostra identità ».
«Futuro e Libertà ha un lungo percorso avanti a sè, e credo che il nostro collocamento all’interno del centrodestra non debba essere messo in discussione, così come credo che ci voglia maggiore coinvolgimento nelle scelte, non basta un triumvirato a decidere, con Gianfranco Fini occupato giustamente nel suo ruolo di garanzia di Presidente della Camera – conclude – Occupiamoci dei veri problemi del nostro Paese, sono convinto che anche i nostri elettori non capirebbero se andassimo a braccetto con coloro che fino a ieri sono stati nostri avversari, abbandonando uno schieramento che ci deve vedere ancora protagonisti, la nostra scelta deve essere chiara verso il bipolarismo. Con questi presupposti ho la ferma intenzione di continuare sul cammino che abbiamo intrapreso a Bastia Umbra».
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Gennaio 29th, 2011 Riccardo Fucile
FINI: “LE ELEZIONI ANTICIPATE UNICO MODO PER FAR USCIRE L’ITALIA DALLA SITUAZIONE DI STALLO IN CUI L’HANNO RIDOTTO”…CASINI: “NON IMPORTA DA DOVE VENIAMO O CHI SARA’ IL LEADER, L’ALTERNATIVA SIAMO NOI”… BOCCHINO: “LA PLURALITA’ E’ LA NOSTRA FORZA E CI ACCOMUNA IL FATTO CHE ANDIAMO TUTTI A DORMIRE ALLE 22”
Il nuovo videomessaggio da “guerra talebana” scende col gelo della sera, sul primo ritiro dei
terzopolisti a Todi, in Umbria.
Stop ai lavori, Casini, Rutelli e Lombardo si fermano davanti al video all’ora dei tg.
Non Gianfranco Fini, che lo guarda con attenzione ma dal salotto di casa, abbattuto da un’influenza che gli fa disertare la prima giornata dell’assemblea dei cento parlamentari.
L’impressione univoca che tutti ne traggono è che le elezioni anticipate ormai sono inevitabili, forse imminenti, che il Cavaliere sia sul suo ultimo giro di giostra.
Di questo stavolta si è convinto lo stesso leader di Fli. “Berlusconi ha dichiarato guerra a tutto il resto del mondo: agli avversari politici, alla magistratura, ai giornalisti, alla tv pubblica, tutti nemici, tutti comunisti” è la riflessione amara del presidente della Camera tornato sotto assedio. Determinato a resistere, comunque, perchè “non c’è una sola ragione” che lo induca a fare il passo al quale il Cavaliere e i suoi uomini vorrebbero costringerlo “solo per dirottare l’attenzione” dallo scandalo Ruby.
Sebbene non sia sfuggito all’entourage del presidente il dettaglio dell’assenza di qualsiasi riferimento alle dimissioni di Fini, in quest’ultimo video.
D’altronde, Bossi aveva invitato ad abbassare i toni e Cicchitto aveva dichiarato che il premier “non ha mai chiesto le dimissioni” del presidente della Camera.
Il leader Fli non si illude più di tanto.
E in questo scenario il voto anticipato lo ritiene appunto piuttosto probabile. “Non ci spaventa, se sarà l’unico modo per far uscire il Paese dallo stallo nel quale lo hanno ridotto” è la considerazione che Gianfranco Fini ribadirà stamattina nell’intervento che chiuderà la due giorni di riflessione organizzata da Ferdinando Adornato.
Considerazioni che ieri Casini aveva già fatto proprie. Con una serie di avvertimenti ai naviganti del “Nuovo polo per l’Italia”.
Si chiamerà così, il simbolo provvisorio è un tricolore stilizzato sullo sfondo, pronto a schierarsi compatto alle amministrative di aprile e – ovvio – alle eventuali Politiche.
Il leader Udc parte dalla difesa a spada tratta di Fini: “Presiede in modo impeccabile e la casa di An serve solo per non parlare delle notti di Arcore”.
Detto questo, avvisa la platea di moderati che non può esserci una soluzione giudiziaria: “Guardate che Berlusconi non cadrà per mano dei giudici, ma perchè il suo progetto politico è fallito”.
Archiviata ormai l’alternativa di un governo tecnico, in assenza di dimissioni del premier che non arriveranno mai, resta la prospettiva del voto anticipato. “Non è utile per il Paese ma non ne abbiamo paura”, convinti anzi che riserverà “sorprese e novità “, è la tesi di Casini.
E a quel punto, “spetta a noi l’alternativa di guidare questo Paese, non importa chi sarà il leader e non conta da dove veniamo” dice negando la competition tra lui, Fini e Rutelli.
“La nostra forza è la pluralità di leadership” sostengono anche Italo Bocchino e Adolfo Urso.
“Ma ci accomuna pure il fatto – ironizza il capogruppo di Fli – che andiamo tutti a letto alle 10”.
Il premier, secondo Rutelli che parlerà oggi, “ha paura di noi”.
Ma è proprio Berlusconi e l’eco dei suoi scandali a fare da sfondo a ogni intervento.
Guzzanti e La Malfa, Lanzillotta e Tabacci.
C’è Raffaele Lombardo che ritiene a questo punto “auspicabile un’allenza col Pd” come nella sua Sicilia.
Casini frena, pur sostenendo che nel dopo Berlusconi occorrerà una governo di larghe intese, in cui anche il Pd dovrà assumersi le sue responsabilità .
Dice che “Berlusconi non ha più alcuna voglia di governare è oggettivamente indifendibile”.
Quindi si abbandona a un mea culpa: “Nel ’94 abbiamo creduto che potesse esserci un percorso attorno a Berlusconi. Vedevamo le anomalie, i conflitti d’interesse, sperando che il tempo attenuasse queste anomalie, invece si sono moltiplicate drammaticamente. Oggi siamo diventati la repubblica del videomessaggio”.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
BOCCHINO ATTACCA: “IL MANDANTE DEL DOSSIER E’ BERLUSCONI, FRATTINI IL FATTORINO, LOVITOLA IL FACCENDIERE”… FUTURO E LIBERTA’ ALL’ATTACCO: “CONTRO FINI UN’OPERAZIONE DI DOSSIERAGGIO INDEGNA PER DISTRARRE GLI ITALIANI DALLO SCANDALO DEI FESTINI”…. “FRATTINI HA COMMESSO ABUSI E NE RISPONDERA’: LO ABBIAMO DENUNCIATO”….”SCHIFANI DOVREBBE DIMETTERSI PER INTERESSE PRIVATO NELL’USO DELLE ISTITUZIONI”
I futuristi indicono una conferenza stampa nel pomeriggio dopo l’intervento di Frattini al Senato: una risposta al premier che oggi è tornato a chiedere le dimissioni del presidente della Camera.
E’ uno scontro termonuclare quello in corso tra Fli e Pdl.
A creare il casus belli è stato il discorso al Senato del Ministro degli Esteri, accompagnate da nuove richieste del Pdl: “Il presidente della Camera deve dimettersi”.
I futuristi rispondono fissando nel tardo pomeriggio una conferenza stampa. Italo Bocchino accusa il premier: ”Il vero mandante dei dossier è Berlusconi, Frattini il fattorino”.
Un flop.
“La documentazione di Frattini è non è altro che la lettera scritta il 22 settembre e che il Giornale ha già pubblicato. Non c’è notizia, non c’è nessuna novità ”.
Lo ha detto Bocchino che aggiunge: “Siamo qui per denunciare e dimostrare un’operazione di dossieraggio e mediatica, posta in essere a orologeria contro il presidente Fini al solo fine di distrarre l’attenzione dai gravissimi episodi che stanno emergendo nella vicenda inquietante che riguarda Berlusconi”.
“E’ una piccola operazione di marco goebelsiano — ha sottolineato il deputato Benedetto Della Vedova — nel tentativo di distrarre da cose più importanti. Ma nella sostanza quello che doveva essere uno scoop è un flop, perchè non c’è notizia”.
La casa non è di Giancarlo Tulliani.
“Vi do una notizia per chi ha a cuore la verità : la casa di Montecarlo non è del signor GiancarloTulliani. Abbiamo qui le carte, le ho portate. Carta canta, villan dorme”.
Giuseppe Consolo, deputato di Futuro e Libertà e legale del presidente della Camera Gianfranco Fini, tira fuori le carte durante la registrazione di Porta a Porta in onda questa sera, sostenendo che la casa di Montecarlo non è di proprietà del cognato del presidente della Camera.
Quanto all’intervento in aula al Senato del ministro degli Esteri Franco Frattini, Consolo sottolinea: “Il fatto che un ministro degli Esteri autonomamente svolga una rogatoria sostituendosi al Guardasigilli, non ha bisogno di commenti”.
Frattini risponderà ai giudici.
“Frattini ha commesso degli abusi”, sostiene Bocchino.
“Innanzitutto ha chiesto per via ordinaria della documentazione, mentre può essere chiesta solo per canali diplomatici dal ministro della Giustizia.
Spieghi il ministro il perchè.
E spieghi anche perchè non abbia attivato canali diplomatici del ministero, ma abbia ricevuto quella documentazione per posta.
Spieghi infine perchè li ha tenuti in un cassetto per un mese: dal 20 dicembre, giorno della ricezione, non li ha mostrati a nessuno, nè li ha mandati alla magistratura, ma li ha tenuti chiusi per utilizzarli quando gli è stato chiesto da Berlusconi”.
“Da parte del ministro c’è stata una totale assenza di decoro istituzionale”, chiosa il deputato di Fli, Benedetto Della Vedova.
“Oggi il Parlamento ha vissuto una delle pagine più tristi e indecorose della sua storia, a causa del comportamento di un uomo delle istituzioni come il ministro degli Esteri”, aggiunge l’ex ministro Andrea Ronchi.
La polemica contro Schifani.
“Non chiediamo le dimissioni del presidente Schifani -ha aggiunto Bocchino rispondendo ad un’esplicita domanda-. Noi diciamo, quando vengono chieste le dimissioni di Fini, dimostrateci che ha compiuto un atto non imparziale. Se è così, dovrebbe dimettersi Schifani, per un uso parziale delle Istituzioni nell’interesse privato del presidente del Consiglio”.
Bocchino ha poi invitato insistentemente il presidente del Consiglio ad andare ad elezioni anticipate se non vuole più Fini come presidente della Camera e “magari averci Frattini, Schifani o qualche frequentatore di Arcore”.
Ma non lo fa “per sottrarsi al giudizio degli italiani, che non vogliono come presidente del Consiglio di un Paese, culla della civiltà cristiana, lo stesso che fa quei festini, perchè sa che se si va al voto non tornerebbe più a palazzo Chigi”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, criminalità, denuncia, destra, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »