Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
L’ASSEMBLEA NAZIONALE POTREBBE DECIDERE PER UNA ASTENSIONE
Giusto due settimane fa c’era stato il secondo congresso nazionale di Sinistra Italiana (tutto online) che
aveva rieletto segretario Nicola Fratoianni.
Già domani però è convocata una assemblea nazionale del partito – il quale fa parte di LeU, assieme ad Art.1-Mdp – che si preannuncia drammatica e di rottura.
L’orientamento generale è quello di una non fiducia al governo Draghi, bisogna capire se votando no o astenendosi; solo che dentro c’è chi sta pensando invece a dare il via libera. Un caso è quella di Loredana De Petris, che è anche capogruppo di LeU al Senato (la riconferma di Roberto Speranza a ministro della Salute testimonia la bontà di un impegno straordinario e costante nella lotta alla diffusione del Covid-19 e nella tutela del bene fondamentale della sanità pubblica”, ha twittato ieri sera); ed è indeciso sul da farsi anche Erasmo Palazzotto, deputato.
Fratoianni da par suo dice che “discuteremo. E assieme decideremo come comportarci. Anche in Parlamento. Dopo, come è giusto, dirò fino in fondo cosa penso”.
Ma per Sinistra Italiana sostenere un governo con Forza Italia e Lega, guidato da un banchiere, è davvero troppo. Su questa posizione ci sono anche Nichi Vendola e Luciana Castellina, che assieme a Fabio Mussi sono un po’ i nomi tutelari della formazione nata come proseguimento di Sel.
Posizionamento simile per Peppe De Cristofaro, sottosegretario all’Istruzione dello scorso governo. Il problema poi non è solo il perimetro di governo, ma anche il fatto che se anche si sostenesse Draghi il monopolio dell’opposizione resterebbe in mano alla destra dei Fratelli d’Italia.
Dentro LeU, come detto, c’è Art.1-Mdp che con la nomina del proprio segretario Speranza alla Salute si è tolta ogni dubbio. Sostegno pieno, idem per Stefano Fassina. In generale nel gruppo restano delle indecisioni, come Francesco Laforgia e Luca Pastorino. E i no delle ex 5 Stelle Elena Fattori e Paola Nugnes.
Quel che appare chiaro è che il mai decollato esperimento di LeU, di fatto rimasto solo un cartello elettorale, si sta sfaldando anche a livello parlamentare. Su una cosa comunque tutti i protagonisti restano concordi: il fronte con Pd e M5s deve restare in piedi, meglio ancora se il futuro candidato premier sarà ancora Giuseppe Conte.
Un presidente del Consiglio “caduto sotto i colpi di una manovra politica – ragiona Fratoianni – che aveva un obiettivo molto chiaro: impedire che a gestire i fondi del Recovery plan fosse il suo governo e quella strana maggioranza, instabile, forse incerta, ma in ogni caso non disposta a far pagare il costo della crisi sempre agli stessi”.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
“LA CHIUSURA DI UN CAPITOLO NON IMPEDISCE DI RIEMPIRE FINO IN FONDO LE PAGINE CHE VOGLIAMO SCRIVERE”
“Da oggi non sono più presidente del Consiglio. Torno a vestire i panni di semplice cittadino”. Si congeda
così dagli italiani l’ex premier Giuseppe Conte, che qualche ora dopo la cerimonia della campanella e il passaggio di consegne a Mario Draghi ha scritto un lungo post su Facebook.
“In realtà ho cercato di non dismettere mai quei panni – scrive – per non perdere il contatto con una realtà fatta di grandi e piccole sofferenze, di mille sacrifici ma anche di mille speranze che scandiscono la quotidianità di ogni cittadino”.
Ma cosa farà d’ora in poi Conte? “È davvero necessario – sottolinea nel post – che ognuno di noi partecipi attivamente alla vita politica del nostro Paese e si impegni, in particolare, a distinguere la (buona) Politica, quella con la – P – maiuscola, che ha l’esclusivo obiettivo di migliorare la qualità di vita dei cittadini, dalla (cattiva) politica, intesa come mera gestione degli affari correnti volta ad assicurare la sopravvivenza di chi ne fa mestiere di vita”.
L’ex presidente del Consiglio ha voluto ricordare nel suo messaggio sui social quanto fatto in questi anni con la squadra di governo. “Ho lavorato nel ‘Palazzo’ occupando la ‘poltrona’ più importante – sottolinea Conte – Ma tra i corridoi e gli uffici di Palazzo Chigi, anche alla fine delle giornate più dure e dopo le scelte più gravose, ho sempre avvertito l’orgoglio, l’onore e la responsabilità di rappresentare l’Italia”.
Definisce “davvero incredibilila la forza e il coraggio dimostrati dalla intera comunità nazionale soprattutto durante quest’ultimo anno di pandemia”. E confida: “Io stesso ho cercato di far tesoro di questa esperienza, pur con i miei limiti, ma – vi assicuro – con tutto il mio impegno e la mia massima dedizione”.
Ora che spetta al nuovo presidente del Consiglio Draghi governare l’Italia, Conte ci tiene a far sapere che in questi anni ha cercato di contribuire a delineare un percorso a misura d’uomo, volto a rafforzare l’equità , la solidarietà , la piena sostenibilità ambientale”.
E ora che non ricopre più il ruolo di premier, comunque il suo “impegno” e la sua “determinazione saranno votati a proseguire questo percorso. La chiusura di un capitolo non ci impedisce di riempire fino in fondo le pagine della storia che vogliamo scrivere. Con l’Italia, per l’Italia”.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
DEI TRE MINISTRI OTTENUTI DALLA LEGA NESSUNO E’ “SALVINIANO”
Matteo Salvini non ne esce benissimo. La lista dei ministri del governo Draghi potrebbe rappresentare una grana che lo mette in difficoltà .
Per due motivi. I ministri della Lega scelti da SuperMario fanno tutti parte della compagine moderata del Carroccio.
E ora il “Capitano” si trova a dover votare la fiducia a un esecutivo in cui il ministro dell’Interno è la contestatissima (da lui) Luciana Lamorgese, per non parlare della riconferma di Roberto Speranza alla Salute. Che va in una direzione contraria a quella del “modello Bertolaso” che lui aveva proposto.
Non a caso Salvini già ieri aveva criticato le due nomine spiegando che “Speranza e Lamorgese o cambiano marcia o avranno bisogno di aiuto”, immaginando che nei due dicasteri qualche poltrona, magari da vice o da sottosegretario, venga occupata dai leghisti. Anche oggi intervistato dal Corriere ribadisce “Noi ci affidiamo alle scelte del premier, e ci auguriamo un cambio di passo sulla salute e la sicurezza”.
Sempre il Corriere riassume bene le difficoltà del Capitano:
Draghi ha accolto con abilità molte delle richieste di Matteo Salvini, che ha ottenuto un ministero di spesa importante (Mis), una roccaforte per il Carroccio (il Turismo) e una bandiera come il ministero per la Disabilità . Sul lato opposto della medaglia, che pesa molto di più: nessun salviniano è al governo.
Erika Stefani è vicina a Luca Zaia, Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia sono di area moderata. Area lontana da Salvini, anche dopo la sua recente svolta europeista.
Altri motivi di scontentezza: la presenza di Luciana Lamorgese, che ha cancellato i decreti sicurezza, e di Roberto Speranza, con una linea considerata troppo prudente sulle riaperture.
Per constatare che sia tutto terribilmente (per lui) vero basta seguire i commenti su Facebook al post in cui annuncia i nuovi ministri della Lega: se qualche giorno fa era tutto un Osanna al Capitano, ora ci sono molti simpatizzanti della Lega che scrivono critiche come : “Matteo, ti ho sostenuto e difeso sempre, ma stavolta che devi difendere l’operato della LAMORGESE, dopo che 4 mesi fa ti ha abolito i decreti sicurezza col tuo nome……. La delusione nei tuoi confronti è tanta”, oppure: “Fino a ieri urlavi x andare al voto e poi ti svendi x 3 Ministeri, che schifo!!! E adesso ti tocca sostenere pure Di Maio, Speranza è Lamorgese che definivi ( a ragione) degli incapaci..”.
Cosa si inventerà il Capitano per salvare governo e consenso?
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
LEZZI: “NUOVO VOTO SU ROUSSEAU, IL SUPERMINISTERO ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA NON C’E’. O VOTEREMO NO A DRAGHI”
Non si placano le polemiche nel M5S per la nascita del governo Draghi, anzi. La squadra del nuovo
premier e la mancata unione tra il Mise e l’Ambiente per il nuovo ministero per la Transizione ecologica voluto da Beppe Grillo hanno alimentato la rabbia.
Ma Beppe Grillo invita a guardare al futuro, a non rimanere ancorati a visioni superate e a scegliere: o di qua o di là : “13 febbraio 2021. Vi ricorderete questa data. Perchè da oggi si deve scegliere. O di qua, o di là – scrive il fondatore sul suo blog – Scegliere le idee del secolo che è finito nel 1999 oppure quelle del secolo che finirà nel 2099. Se il 2099 è un’astrazione, allora prova così. Metti lo smartphone in modalità aereo e vola con la fantasia. Chiudi gli occhi. Visualizza il tuo nipotino. Visualizzalo nonno. Coi capelli bianchi, la prostata così così. Commuoviti. Se hai capito questo, è perchè hai sentito. Perchè per capire col cervello bisogna prima sentire col cuore. E’ di una transizione cerebrale di cui abbiamo bisogno”, aggiunge.
Dopo l’addio di Alessandro Di Battista, che stamattina è tornato a criticare la presenza dei ministri di Forza Italia, i dissidenti del M5S sferrano un nuovo attacco ai vertici del Movimento e reclamano un nuovo voto su Rousseau. Altrimenti voteranno no al governo Draghi.
Lo scrive oggi la senatrice Barbara Lezzi su Fb “Questa mattina ho inviato, insieme ad alcuni colleghi, una mail al Capo Politico, al Comitato di garanzia e al Garante per segnalare che la previsione del quesito posta nella consultazione dell’11/02/21 non ha trovato riscontro nella formazione del nuovo Governo. Non c’è il super-ministero che avrebbe dovuto prevedere la fusione tra il Mise e il ministero dell’Ambiente oggetto del quesito. Chiediamo che venga immediatamente indetta nuova consultazione. E’ evidente che, in assenza di riscontro, al fine di rispettare la maggioranza degli iscritti, il voto alla fiducia deve essere No”.
“Io trovo immorale che politici che hanno speso tempo (e dunque denaro pubblico) non per occuparsi del Paese ma per risolvere le grane giudiziarie del loro leader, possano avere ancora ruoli così apicali, scrive su Fb Alessandro Di Battista riferendosi a Brunetta, Carfagna e Gelmini rispettivamente ministri della Pa, del Sud e delle Autonomie.
Il senatore Emanuele Dessì annuncia da subito il suo voto contrario: “Stamattina invece è tutto molto chiaro e mi permette di poter affermare con sicurezza che voterò NO al governo Draghi. Ci sarà modo, fin dalle prossime ore, per discutere insieme sui motivi di questa scelta”.
Sulla piattaforma ‘Charge.org’ è spuntata intanto una petizione per ripetere il voto su Rousseau di giovedì scorso, sondaggio che in poche ore ha raggiunto oltre 600 adesioni.
“Gentilissimo Garante del MoVimento 5 Stelle, Giuseppe Piero Grillo – si legge – alla luce della compagine di Governo indicata dal Presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, che si è espresso pubblicamente ieri per la prima volta dopo le consultazioni, siamo a chiedere di mettere ai voti su Rousseau la scelta di dare la fiducia a questo Governo, affinchè vi sia il pieno consenso o meno da parte degli iscritti. Reputiamo infatti che solo ora, messi a conoscenza di tali informazioni, sia possibile esprimere un voto pienamente consapevole”.
Ma non è l’unica grana. Ad agitarsi sono anche i territori. Il Movimento 5 Stelle in Sicilia lamenta che la Regione “è stata totalmente dimenticata” nella composizione della squadra. Quindi chiede ai parlamentari siciliani di astenersi dal votare la fiducia a Draghi. “Nel Governo Draghi Zero Sicilia”, si legge nel profilo fb del M5S locale.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
IL PRINCIPALE IMPUTATO E’ CRIMI: “TRATTATIVE FALLIMENTARI”
Il Movimento 5 Stelle, il partito con la maggioranza dei seggi in parlamento, ha guadagnato qualcosa con il nuovo governo Draghi oppure ha perso posizioni rispetto alle poltrone che occupava con il Conte 2?
I 5 Stelle, a parte Di Maio, hanno altri tre ministeri ma senza spesa: alle Politiche giovanili Fabiana Dadone, alle Politiche agricole Stefano Patuanelli e ai ai Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà . E secondo quanto racconta il Corriere, i grillini non l’hanno presa benissimo:
In chat scorre il veleno. C’è chi mette in bilico la fiducia: «Tutti convinti di votare questo governo?». Chi mastica amaro: «Siamo stati asfaltati». «La Lega e Forza Italia tra poco contano più di noi». «Ci hanno trattato come la Grecia».
E in effetti sono due i sentimenti che attraversano la truppa M5S: anzitutto «un senso di umiliazione», come commenta un big, e poi la delusione per alcune conferme.
«Non abbiamo più ministeri di peso, ma solo di facciata», dice chi insiste. «Avevamo basse aspettative, ma così ci stiamo sotterrando». L’ala sudista si lamenta della poca rappresentanza (3 ministri su 4 sono del Nord). In serata la protesta monta. Diverse decine di senatori, si dice una trentina, sono sul piede di guerra
Secondo quanto scrive La Stampa il principale imputato per il reato di “trattativa fallimentare” sarebbe Crimi:
Il principale accusato è il reggente Vito Crimi: «Responsabilità vuol dire che chi sbaglia paga», «Dobbiamo fare il punto della situazione prima del voto, per capire chi ha fatto ste trattative. Poi magari decidiamo se dargli una medaglia o insegnargli la matematica», «Tutta l’industria in mano alla Lega, oltre al Turismo».
Questi sono solo alcuni dei messaggi di sfogo che la Stampa è riuscita a leggere. Crimi è l’imputato numero uno. Ma le critiche non risparmiano Di Maio e Patuanelli, accusati di aver pensato più a preservarsi che ad altro, e Fabiana Dadone, mantenuta nel governo in quota rosa ma dirottata alle Politiche giovanili da un ministero considerato più logistico come la Pubblica amministrazione
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
“CON IL TEMPO LA GENTE CAPIRA'”
“Oggi mi sembra di esser tornati indietro di 12 anni. – ha scritto il giorno dopo, su fb – I ‘giornaloni’, che
fino a 24 ore fa esultavano per il Governo dei Migliori, oggi hanno cambiato linea. Ora provano a spingere il concetto del ‘Povero Draghi, costretto a piegarsi alle richieste dei partiti e delle loro correnti’. Non funziona così! Il Presidente del Consiglio è responsabile della scelta dei suoi ministri. Con questi nomi perde la santità e torna ad essere un semplice beato”.
“Quando la pubblica opinione conoscerà più nel dettaglio le scelte politiche prese da Draghi da Direttore del Tesoro, da Governatore di Bankitalia e da Presidente della BCE, magari, verrà trattato da comune mortale. Con i suoi pregi e con i suoi difetti. Un uomo che ha preso delle decisioni. A volte sensate ma molto spesso scellerate e soprattutto nefaste per il pubblico interesse. Tempo al tempo”, aggiunge.
Ieri, dopo la lettura della lista dei ministri, Di Battista aveva commentato: “Ne valeva la pena?”
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
PER RECLUTARE UNA CIURMA DEL GENERE BASTAVA CIRINO POMICINO… M5S GABBATO DA GRILLO, VINCE IL PARTITO TRASVERSALE DELLE TRIVELLE E DEL CEMENTO
Mentre il Premier Incaricato, Sempre Sia Lodato, leggeva la lista del Governo dei Migliori con i Ministri di Alto Profilo, il primo pensiero andava a Cirino Pomicino: per reclutare una ciurma del genere, bastava e avanzava lui, senza scomodare Draghi.
Il secondo pensiero era per i poveri 5Stelle e soprattutto per i loro elettori, gabbati da Grillo gabbato da Draghi, passati da partito di maggioranza relativa a partito e basta, con tanti ministri (peraltro inutili come gli Esteri o minori come gli altri) quanti il Pd (che ha metà dei loro seggi e 3 dicasteri più un tecnico d’area) e uno in più della Lega (metà dei loro seggi) e di FI (un quarto).
Notevole anche l’ideona di inventare il super-ministero della Transizione Ecologica, già diventato mini perchè gli manca il Mise, e regalarlo al renzian-leopoldiano Cingolani.
Il terzo pensiero era per Previti e Dell’Utri: perchè escluderli?
Il quarto era per i cercatori d’“anima”, i cacciatori di “visione”, i ghostbuster di “identità della sinistra”, i gemmologi di “purezza progressista”, gli spingitori di “competenza” e dunque di “discontinuità ”, i guardiacaccia anti-“trasformisti”.
Ora i nuovi dioscuri Sergio e Mario li hanno accontentati tutti in un colpo solo, con un governo dotato contemporaneamente di anima, identità , sinistra, ecologismo, competenza, discontinuità e anti-trasformismo. Il Governo dei Migliori, appunto.
All’“anima”, “identità ” e “purezza” di sinistra ci pensa il governo Berlusconi-4, momentaneamente parcheggiato presso il Draghi-1 nelle persone di Gelmini, Brunetta, Carfagna, Giorgetti e Stefani.
All’ecologismo badano Giorgetti, le truppe forziste e altri santi patroni del partito del cemento, del bitume, delle trivelle e del Tav.
Per la competenza, a parte tre o quattro tecnici (c’è un trust di cervelli mica da ridere: dalla Gelmini e i suoi neutrini nel tunnel Gran Sasso-Ginevra; a Brunetta, grande esperto di tornelli e diplomazia; a Orlando (quello che “mai con la Lega”), che può passare dalla Giustizia al Lavoro al nulla con la stessa enciclopedica impreparazione.
Alla discontinuità provvedono Franceschini (al suo quarto governo), Brunetta, Gelmini, Carfagna, Giorgetti e Di Maio (terzo), Bonetti, Stefani, Garavaglia, Giovannini, Orlando, Guerini, D’Incà , Dadone, Patuanelli, Lamorgese, Speranza (secondo). Otto ministri del Conte-2: ma quindi era vero che erano i “migliori del mondo”?
All’anti-trasformismo, c’è solo l’imbarazzo della scelta: lo rappresentano praticamente tutti.
Manca solo Giuseppe Conte che, pur nella momentanea disgrazia, è il solito fortunello: non essendo nè un migliore nè un competente, lui non c’è. Che culo
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
DAL GOVERNO “DI ALTO PROFILO” A UNA CIOFECA INFARCITA DI POLTRONARI CRONICI
Gli hanno slinguazzato i piedi con tale foga che sul più bello Draghi ha fatto clamorosamente cilecca.
Ansia da prestazione, doveva dar vita al governo “d’alto profilo” ed ha sfornato una ciofeca infarcita di poltronari cronici.
Col Movimento che come al solito se lo prende in quel posto più di tutti. Draghi si è tenuto giusto qualche amichetto tecnico nei posti chiave per fare il compitino del Recovery e tenere i conti in ordine, per il resto più che un governo sembrano gli invitati ai funerali del cambiamento che gli italiani han chiesto a gran voce il 4 marzo.
Un pacco clamoroso. Sia per i cittadini ma anche per i partiti che ci sono cascati.
A partire dal Movimento. Salta Bonefede e l’Azzolina come voleva Renzi, Di Maio rimane ancora inchiodato su una poltrona anche se defilata, per il resto briciole.
Quanto al ministero per la transizione di chissà cosa si è confermata una supercazzola prematurata. Roba da tornare in fretta e furia su Rousseau per chiedere agli iscritti di rimangiarsi la cazzata fatta e restare all’opposizione in modo da salvare il salvabile.
Agli incazzati del no, ora si aggiungano i delusi del sì. Una bolgia.
Praticamente il Movimento si appresta a regalare la propria forza parlamentare ai suoi nemici Come dei partecipanti alle proprie esequie. Un pacco clamoroso.
Sia per il Movimento ma anche per gli altri partiti che ci sono cascati. Salvini ha tuonato per un anno intero contro Conte per come ha gestito la pandemia e si ritrova al governo col ministro Speranza. E non solo.
Salvini ha tuonato un anno intero contro Conte perchè ha riaperto le braccia all’invasione e si ritrova al governo con la Lamorgese. Davvero un pacco incredibile per lo statista padano. Non gli resta che fare lo sciacallo di se stesso e prenotare un lettino al Papeete in modo da far saltare tutto prima che la Meloni gli porti via anche le mutande.
Quanto al Pd si conferma imbattibile quando si tratta di piazzare le onorevoli terga da qualche parte. Al governo entra la solita manciata d’inossidabili poltronosauri, spetterà a loro “salvare il paese” ma anche la faccia del partito.
Il Pd ha inciuciato con tutti, gli mancavano solo i temutissimi populisti e sovranisti e finalmente arricchiscono il loro palmares. Ritireranno fuori la manfrina del fronte progressista e di qualche santa alleanza alla prossima poltronata, se gli converrà .
Quanto ai renziani e alle altre truppe voltafacciste rimangono a bocca quasi asciutta. Non male per i grandi vincitori della crisi. Data la numerosità dell’ammucchiata ora contano come il due di picche quando briscola è bastoni.
Forza Italia invece ha vinto per davvero. Ritornano Brunetta e la Gelmini. Finalmente i politici competenti e d’alto profilo per cui Forza Italia si è sempre battuta. Una bella occasione per rifarsi una verginità e continuare a sognare Silvio al Quirinale. Che pacco. Più che un governo gli invitati ai funerali del cambiamento che gli italiani han chiesto a gran voce il 4 marzo. Davvero clamoroso. Sia per i cittadini ma anche per i partiti che ci sono cascati. A partire dal Movimento. Basterebbe che ascoltassero la bolgia dei loro elettori incazzati invece che reggenti e big che li hanno fatti deragliare. Ma non tutto il male vien per nuocere. A furia di slinguazzamenti, Draghi è finito vittima dell’ansia da prestazione e ha fatto cilecca. Non poteva iniziare meglio. Questa ciofeca infarcita di poltronari cronici inizierà a litigare nel giro di qualche settimana. E non appena Draghi avrà completato il compitino del Recovery e saremo sufficientemente vaccinati, si tornerà al voto. A quel punto saranno i cittadini a celebrare i funerali, già , quelli della vecchia politica.
(da Infosannio)
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Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile
PRIMA DI FAR TRASLOCARE DRAGHI AL QUIRINALE, I POTERI FORTI AVRANNO UN ANNO DI TEMPO PER ARRAFFARE I 209 MILIARDI DEL RECOVERY
Finite le giravolte dei partiti (mai con questo, mai con quello, per poi finire quasi tutti insieme appassionatamente) ieri è toccato a Mario Draghi il turno delle piroette.
Proprio lui che aveva mandato a casa Brunetta, Carfagna e Gelmini con tutto l’ultimo governo Berlusconi, co-firmando con l’ex presidente della Banca centrale europea, Trichet, la letterina che mandò a casa il Cavaliere, ieri ha richiamato gli alfieri di quella stessa stagione, inserendoli in una squadra da perfetto manuale Cencelli: un po’ per uno non fa male a nessuno.
Così l’Esecutivo dei “migliori” è una lottizzazione da far morire d’invidia la Prima Repubblica, con molte conferme (ma quelli di prima non erano tutti incompetenti?) e l’aggiunta di qualche tecnico a cui auguriamo ogni bene, visti i volponi con cui se la dovranno vedere.
Per i Cinque Stelle, più di ogni altra forza politica, rimbomba giustamente la domanda se valeva la pena di mettersi in questo fritto misto, dove chi ha affrontato le tempeste maggiori — Bonafede, Azzolina e Catalfo — devono cedere il posto a signori che sanno di cinema già visto, se non addirittura di restaurazione.
Ma se Grillo non avesse chiesto agli attivisti di sporcarsi le mani sulla piattaforma Rousseau, ben sapendo che sostenere Draghi avrebbe fatto fuggire tanti sostenitori del Movimento sin dalla prima ora, a partire da Alessandro Di Battista, oggi avremmo un governo con quattro posti in più per la nipote di Mubarak, Renzi o la Bellanova, Salvini o qualche altra manina del Mef o di Bankitalia.
Da adesso quindi non resta altro da fare che controllare ogni azione di questa terribile ammucchiata, tappandosi il naso con una mano e accendendo un cero con l’altra
Di tempo non ce n’è molto, perchè c’è da giurare che alle elezioni del Capo dello Stato, tra un anno, Draghi sarà fatto traslocare al Quirinale, aprendo così la strada alle elezioni. Ma per chi è abituato a dilapidare le casse pubbliche e ad arraffare questi mesi possono più che bastare.
(da lanotizia)
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