Destra di Popolo.net

RENZI TROVA FINALMENTE UNO CHE GLI RISPONDE A TONO: “ITALICUM PIU’ ABOLIZIONE SENATO RISCHIO DEMOCRAZIA”

Marzo 30th, 2014 Riccardo Fucile

GRASSO: “NON SI POSSONO MODIFICARE LE ISTITUZIONI A COLPI DI FIDUCIA, RENZI RISCHIA DI NON AVERE I NUMERI”… RENZI: “LA MUSICA DEVE CAMBIARE ANCHE PER I POLITICI”…SALVO CHE PER I VENDITORI DI PENTOLE COME LUI

“Il Senato resti eletto dai cittadini”. “Vuoi mantenere lo status quo”. “Non sono un parruccone”. “I politici facciano sacrifici”. “Italicum e riforma del Senato insieme sono un rischio per la democrazia”.
Chi ha scommesso su Berlusconi ha perso: a girare le spalle a Matteo Renzi al tavolo delle riforme è il presidente del Senato Piero Grasso.
Lo scontro è aperto, nel merito e nel metodo.
Nel merito: “Almeno una quota di senatori deve essere eletta” dice la seconda carica dello Stato.
Nel metodo: “Si dice: aspettiamo contributi. Ma ne ho parlato con il ministro Boschi e non ho avuto nessun ritorno”.
Grasso arriva dove sono arrivati solo i giuristi di Libertà  e Giustizia: “Italicum e abolizione del Senato insieme porterebbero a un sistema senza contrappesi” e ciò rappresenterebbe “un rischio per la democrazia“.
Avviene tutto a ritmo serrato — intervista di Grasso, replica di Renzi, controreplica di Grasso — a meno di 24 ore dall’arrivo in consiglio dei ministri della bozza del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.
Uno scambio sul quale la dirigenza del Pd rischia di finire fuori strada, e non solo sulle riforme: la vicesegretaria in pectore Debora Serracchiani arriva alla tentazione di rimettere “in riga” il presidente del Senato.
“Grasso — dice la Serracchiani — è un presidente di garanzia, ma credo anche che, essendo stato eletto nel Pd, debba accettarne le indicazioni”.
Risuonano tonalità  berlusconiane del passato (criticate da sinistra) e infatti il primo a opporsi è un deputato del Pd, Giuseppe Fioroni: “Il Pd rispetta le istituzioni e le cariche istituzionali, non le occupa nè le pressa, nè le indirizza. Per questo non siamo la destra”.
La mossa di Grasso
L’alt di Piero Grasso (“Il Senato non va abolito, resti eletto dai cittadini”) è significativo non solo perchè arriva dalla seconda carica dello Stato, ma perchè evidentemente è il messaggio di chi sa di rappresentare un sentimento diffuso nell’assemblea di Palazzo Madama.
Lì, infatti, si comincerà  a chiedere ai senatori di abolire se stessi. E quindi il presidente del Consiglio e le sue proposte di riforme istituzionali sembrano poter scivolare in un vicolo cieco: da una parte Grasso (e una parte del Pd) che vuole almeno una quota di un centinaio di rappresentanti eletti direttamente; dall’altra l’alleato delle riforme, Forza Italia, furibondo perchè è stato invertito l’ordine dei lavori al Senato (doveva arrivare prima l’Italicum e invece è andato in coda).
Su tutto, infine, i numeri che sostengono Renzi al Senato: se tutti i partiti dovessero far pesare il proprio pacchetto di voti, il testo del disegno di legge di Renzi potrebbe essere logorato a dir poco.
E una prova di forza sarebbe un azzardo per l’esecutivo.
Lo stesso Grasso cerca di comunicare con il capo del governo: “Io voglio aiutare il presidente Renzi per non farlo trovare davanti a ostacoli. I numeri a palazzo Madama rischiano di non esserci, basta ascoltare le prese di posizione di Forza Italia”.
Renzi: “Rispetto Grasso, ma è ora di cambiare pagina”
Eppure il presidente del Consiglio non sembra spaventato: “C’è massimo rispetto nei confronti del presidente Grasso — dice al Tg2 – ma abbiamo preso un impegno nei confronti dei cittadini che hanno diritto al cambiamento. E’ ora di cambiare pagina. Capisco le resistenze di tutti, ma la musica deve cambiare. I politici devono capire che se per anni hanno chiesto di fare sacrifici alle famiglie ora i sacrifici li devono fare loro. Il vero modo per difendere il Senatonon è una battaglia conservatrice, ma difendere le riforme che stiamo portando avanti”. Se le riforme falliscono “me ne vado — aveva detto l’altro giorno nell’intervista a Enrico Mentana – Rischio l’osso del collo”. Dipende però quali riforme usciranno.
La replica: “Avevo già  espresso le mie perplessità . Ma dalla Boschi silenzio”
E infatti Grasso sembra avere buon gioco nella controreplica: ”Non è una compagna conservatrice — spiega intervistato a In mezz’ora, su Rai3 — Io sono il primo rottamatore del Senato, il primo che vuole eliminare questo tipo di Senato”.
Ma il Senato proposto nella bozza di riforma del governo è “una contraddizione in termini“.
E non ci sta a passare dal conservatore che resiste ai riformatori: “Assolutamente non sono un parruccone nè un conservatore — afferma il presidente del Senato — Io sono un riformista, ma le riforme devono essere fatte in un quadro istituzionale, nè sono il portavoce dei senatori”.
Con il presidente della Repubblica “siamo vicini”, precisa, ma della riforma del Senato “non ne ho parlato. Parlo solo a nome di me stesso, non porto opinioni di altri”.
“Se dobbiamo fare una riforma costituzionale — dichiara — bisogna ponderarla e ottenere anche l’apporto dell’opposizione. Non si può cambiare la Costituzione a colpi di fiducia come si è fatto per le Province”.
Eppure Grasso, come già  ricostruito dall’Unità , aveva già  parlato con il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi. Ma dall’altra parte niente, il silenzio.
“Avevo parlato con il ministro di queste mie perplessità  — racconta il presidente del Senato — Non ho difficoltà  a confermarlo. Ho prospettato quelle che sono le mie idee. Si dice è una bozza e ‘accettiamo dei contributi’ ma vedo che questo non è avvenuto. Non ho avuto nessun ritorno”.
Dopo l’intervista a Repubblica, insiste, “ho sentito tanti senatori che mi hanno detto ‘finalmente qualcuno che osa dire le cose’”.
Grasso: “Accelerare iter legislativo senza indebolire la democrazia”
E forse non è un caso che Grasso abbia lanciato il primo messaggio attraverso un’intervista a Repubblica e, con un retroscena, dall’Unità , entrambi giornali vicini alle posizioni del Pd.
Tuttavia le sue opinioni sono divenute note oggi al pubblico, ma sono conosciute da qualche tempo da Renzi e dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.
Proprio a lei Grasso ha illustrato nei giorni scorsi la sua idea. E cioè: una quota di senatori deve continuare ad essere eletta direttamente dai cittadini e deve avere piene funzioni da “sentinelle” su alcune materie come il bilancio, le riforme costituzionali, i temi etici.
“Aldilà  delle semplificazioni mediatiche — dice Grasso — nessuno parla di abolire il Senato, ma di superare il bicameralismo attuale. L’urgenza è prima istituzionale che economica: dobbiamo accelerare il processo legislativo, senza indebolire la democrazia”.
Et voilà : smontato il progetto di punta del presidente del Consiglio sulle riforme istituzionali. “Da fuori — spiega il presidente del Senato a Repubblica – mi vedono come l’ultimo imperatore, io mi sento l’ultimo dei mohicani”.
Afferma di non voler rinunciare alla parola Senato, ma lo vorrebbe “composto da rappresentanti delle autonomie e componenti eletti dai cittadini”, un Senato “composto da senatori eletti contestualmente alle elezioni dei consigli regionali, e una quota di partecipazione dei consiglieri regionali eletti all’interno degli stessi consigli. Per rendere più stretto il coordinamento tra il Senato così composto e le autonomie locali, prevederei la possibilità  di partecipazione, senza diritto di voto, dei presidenti delle Regioni e dei sindaci delle aree metropolitane”.
Le differenze tra il progetto di Renzi e il piano di Grasso
Ma sotto il profilo tecnico quali sono le differenze con il progetto di Renzi pubblicato un paio di settimane fa sul sito del governo?
Il ddl pensato dal segretario del Pd e dalla sua responsabile delle riforme Boschi è puntellato su tre elementi principali: una sola Camera dà  la fiducia, stop alle leggi che fanno la “navicella” (tra Camera e Senato), Senato con elezione di secondo grado (cioè indicati dai consigli regionali e non dagli elettori) con conseguente taglio di 315 indennità .
Nel piano di Grasso resta il fatto che il Senato non darà  la fiducia, ci sarà  un tempo di 60 giorni per approvare i disegni di legge del governo (al bando tagliole e ghigliottine, ma anche ostruzionismi vari), ma appunto una quota di un centinaio di senatori eletti direttamente.
Il perchè eccolo: “Ritengo che per una vera rappresentatività  sia indispensabile che almeno una parte sia eletta dai cittadini, come espressione diretta del territorio e con una vera parità  di genere. Una nomina esclusivamente di secondo grado comporterebbe una accentuazione del peso dei partiti piuttosto che di quello degli elettori”.
Gli equilibri del Senato
Ma non ci si può dimenticare quanto pesano su questo dibattito le forze in gioco. Perchè se all’interno del Pd tutto sembra essere filato liscio (in direzione nazionale è finita 93 a 12 per la relazione di Renzi), gli emendamenti democratici sono ancora lì e molti vanno nella direzione di Grasso.
Rispunta, per esempio, Giuseppe Lauricella, già  autore delle “performance” con l’Italicum: suo l’emendamento poi approvato per far valere la nuova legge elettorale solo per la Camera e non per il Senato.
Lauricella propone — come Grasso — una quota di eletti con un sistema proporzionale e una quota di rappresentanti delle professioni.
Un’impostazione non lontana da quella degli altri partiti di maggioranza, Nuovo Centrodestra e Scelta Civica, per esempio.
Dall’altra parte c’è Forza Italia – il “grande alleato” — che lascia partire sbuffi come il Vesuvio. I berlusconiani hanno la luna girata perchè Renzi ha anticipato la discussione sulla riforma del Senato mettendo a data da destinarsi il dibattito sulla riforma elettorale.
In più sono d’accordo sull’elezione diretta di una parte dei senatori e soprattutto sostengono la tesi del “premierato forte”. Tutti all’arrembaggio, dunque.
Cosa rimarrà . Difficile da capire, ma quello di Grasso appare un avvertimento: “Non penso che si possa riformare la Costituzione con un maxi-emendamento e senza alcun contributo delle opposizioni”.
Monti: “L’urgenza non si trasformi in precipitazione”
Dopo l’appello di Libertà  e giustizia perchè “Renzi non stavolga la costituzione e non delegittimi il Parlamento” si moltiplicano le voci che raccomandano prudenza. L’urgenza non si trasformi in “precipitazione e scarsa ponderazione. Questo sarebbe pericoloso, soprattutto nelle riforme costituzionali —   scrive l’ex presidente del Consiglio e senatore a vita Mario Monti in una lettera inviata al Corriere della sera – Vedo questo rischio, grave, nel provvedimento per il superamento del bicameralismo paritario e per la riforma del Senato, che sarà  domani sul tavolo del Consiglio dei ministri”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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INTERVISTA AL PRESIDENTE GRASSO: “”NON ABOLITE IL SENATO”

Marzo 30th, 2014 Riccardo Fucile

CONTESTA LA RIFORMA DI RENZI: “RESTI UN’ASSEMBLEA DI ELETTI: NON DIA LA FIDUCIA, MA SI OCCUPI DI LEGGI COSTITUZIONALI ED ETICHE”

«Certamente la gente pensa, a ragione, che quasi mille parlamentari siano troppi, che la politica costi molto e produca poco, che sia venuto il momento di dare una sterzata. Ma avverto anche la forte preoccupazione di mantenere, su alcuni temi, la garanzia di scelte condivise. Con un sistema fortemente maggioritario, con un ampio premio di maggioranza e una sola Camera politica, il rischio è che possano saltare gli equilibri costituzionali e ridursi gli spazi di democrazia diretta».
E sarebbe ?
«Affidare a una sola Camera anche le scelte sui diritti e sui temi etici potrebbe portare a leggi intermittenti, che cambiano ad ogni legislatura, su scelte che toccano profondamente la vita dei cittadini e che hanno bisogno di essere esaminate anche in una camera di riflessione, come ritengo debba essere il Senato»
Quindi il suo Senato ideale come si chiama e com’è fatto ?
«Non rinuncerei mai a una parola italiana che viene usata in tutto il mondo. Lascerei il nome di Senato, e dovrebbe essere composto da rappresentanti delle autonomie e componenti eletti dai cittadini…»
Che fa, la stessa proposta del capogruppo di Forza Italia Romani? Ancora un Senato di eletti? Ma così crolla il progetto Renzi…
«Non è la stessa proposta, perchè io immagino un Senato composto da senatori eletti dai cittadini contestualmente alle elezioni dei consigli regionali, e una quota di partecipazione dei consiglieri regionali eletti all’interno degli stessi consigli. Per rendere più stretto il coordinamento tra il Senato così composto e le autonomie locali, prevederei la possibilità  di partecipazione, senza diritto di voto, dei presidenti delle Regioni e dei sindaci delle aree metropolitane »
Renzi vuole come senatori sindaci e governatori regionali, lei perchè è contrario?
«Perchè ritengo che per una vera rappresentatività  sia indispensabile che almeno una parte sia eletta dai cittadini, come espressione diretta del territorio e con una vera parità  di genere. Una nomina esclusivamente di secondo grado comporterebbe una accentuazione del peso dei partiti piuttosto che di quello degli elettori ».
Quindi un fifty-fifty?
«Non si tratta di percentuali, su quelle vedremo. Credo sia utile la presenza di rappresentanti delle Assemblee regionali, proprio per rafforzare la vocazione territoriale del Senato, estendendo la funzione legislativa regionale a livello nazionale. Ma sindaci e presidenti di Giunte regionali, che esercitano una funzione amministrativa sul territorio, a mio avviso non possono esercitare contemporaneamente una funzione legislativa nazionale, ma soltanto consultiva e di impulso»
Altro che Senato delle autonomie, il suo assomiglia a quello di adesso, solo con meno poteri e competenze.
«Niente affatto. Il Senato che immagino io, anche in parallelo con la riforma del Titolo V, è un luogo di decisione e di coordinamento degli interessi locali fra di loro e in una visione nazionale, e in questo senso dovrebbe sostituire la Conferenza Stato-Regioni».
E come la mette con i soldi? Questo suo Senato, sicuramente, avrà  un costo maggiore rispetto a uno di sindaci e governatori perchè gli eletti dovranno necessariamente essere retribuiti. Quindi, con questo sistema, dove va a finire il risparmio previsto da Renzi?
«Possiamo ottenere risparmi maggiori diminuendo il numero complessivo dei parlamentari e riducendo le indennità , solo per iniziare. Poi mi faccia dire che non si può incidere sulla forma dello Stato solo con la calcolatrice in mano».
Questo suo Senato rispetto alla fiducia al governo che fa?
«Non dà  la fiducia, non si occupa di leggi attuative del programma di governo, nè di leggi finanziarie e di bilancio. Il rapporto col governo su questi punti deve restare solo e soltanto alla Camera».
Di quali leggi dovrebbe occuparsi?
«Oltre a tutte le questioni di interesse territoriale, delle leggi costituzionali o di revisione costituzionale, di legge elettorale, ratifica dei trattati internazionali, di leggi che riguardano i diritti fondamentali della persona»
Solo questo?
«Io immagino che una Camera prettamente ed esclusivamente politica debba essere bilanciata da un Senato di garanzia, con funzioni ispettive, di inchiesta e di controllo, anche sull’attuazione delle leggi. Chiaramente il Senato dovrà  partecipare, in materia determinante, ai processi decisionali dell’Unione Europea, sia in fase preventiva che attuativa. L’apporto di grandi personalità  del mondo della cultura, della scienza, della ricerca, dell’impegno sociale non può che essere utile. In che modo e in che forma sarà  da vedere».
Due questioni calde, la tagliola sulle leggi del governo che vanno a rilento e i poteri “di vita e di morte” del premier sui ministri. Progetto ammissibile e condivisibile?
«Un termine chiaro entro cui discutere le proposte del governo, in un sistema più snello, non può che accelerare e semplificare l’iter legislativo. La ritengo una buona proposta. La seconda ipotesi non mi sembra sia prioritaria in questo momento».
Praticabilità  politica. Dopo il caos del voto sulle province, finito con la fiducia, che prevede per il voto su questa riforma?
«Se si vuole un’accelerazione e una maggioranza di due terzi non si deve procedere mostrando i muscoli, ma cercando proposte più possibili condivise e aperte alla riflessione parlamentare. I senatori non sono tacchini che temono il Natale, e sono pronti a contribuire al disegno di riforma del Senato».
Ne è davvero convinto o s’illude?
«Hanno compreso, credo, le aspettative dei cittadini: partecipazione democratica, efficienza delle istituzioni, diminuzione del numero di deputati e senatori, taglio radicale ai costi della politica. Diminuendo di un terzo il numero dei parlamentari tra Camera e Senato, e riducendo le indennità , si otterrebbe un risparmio ben superiore a quello che risulterebbe, bilancio alla mano, dalla sostituzione dei senatori con amministratori dei comuni, delle aree metropolitane e delle regioni»
Un prossimo voto di fiducia di questo Senato sul futuro Senato è ipotizzabile?
«Non penso che si possa riformare la Costituzione con un maxi-emendamento e senza alcun contributo delle opposizioni».
Il timing di Renzi prevede prima la riforma del Senato, poi quella elettorale, il famoso Italicum. Forza Italia dice già  di no e vuole il contrario. Lei che tempistica prevede?
«Dal momento che la legge elettorale riguarda solo la Camera approviamo prima la riforma del Senato, per poi passare immediatamente all’Italicum».
Lei sta già  riorganizzando gli uffici di questo Senato. Perchè? Per mantenere lo status quo o in vista della riforma?
«Sto lavorando per proporre al Consiglio di presidenza una riorganizzazione che risponda ad alcune esigenze attese da anni. Questo non ostacola le riforme, anzi le anticipa: razionalizzando le strutture, eliminando quelle non necessarie, valorizzando la prospettiva regionale ed europea del Senato, tagliando dal 30 al 50% le posizioni apicali e andando a ricoprire i posti restanti con nomine a costo zero, senza alcun aumento in busta paga per nessuno. Inoltre è già  stato deliberato l’accorpamento di molti servizi con quelli corrispettivi della Camera, e si va verso l’unificazione dei ruoli del personale di Camera e Senato. Voglio che il nuovo Senato parta già  nella sua piena efficienza».
Politica e mafia. La polemica sul 416-ter. La sua proposta, appena eletto, è agli atti. Adesso? È d’accordo sull’ipotesi del decreto legge cambiando il testo uscito dal Senato?
«Come ho detto, la mia proposta è agli atti. L’ho presentata il primo giorno, ho ancora il braccialetto bianco al polso e spero che si faccia presto e bene».

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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BOLDRINI E GRASSO FREGANO GRILLO: SI DIMEZZANO STIPENDIO, RIMBORSI E RINUNCIANO ALL’ALLOGGIO: MA BEPPE QUANDO DEVOLVERA’ IL 50% DEL SUO REDDITO AI BISOGNOSI?

Marzo 21st, 2013 Riccardo Fucile

GRASSO RIDUCE ANCHE LA SCORTA E IL FONDO CONSULENZA, ORA I CINQUESTELLE RINUNCINO ALLA DIARIA, AI VIAGGI GRATIS E AI VARI BENEFIT, COSI’ LA FINISCONO DI PRENDERCI PER IL CULO

Il presidente del Senato Pietro Grasso e la presidente della Camera Laura Boldrini mettono all’angolo Beppe Grillo che li aveva invitato a dimezzarsi lo stipendio.
Oltre a questo, l’ex procuratore nazionale antimafia ha deciso di tagliare del 50% la scorta e ha detto che rinuncerà  all’appartamento.
Stessa scelta anche per Boldrini che in una nota spiega di dimezzare indennità  e rimborso spese di rinunciare ad alloggio di servizio e rimborso delle spese di viaggio e telefoniche.
Inoltre, ha aggiunto, “domando che l’indennità  di funzione connessa alla carica di presidente della Camera dei Deputati e il mio rimborso delle spese per l’esercizio del mandato parlamentare siano ridotti della metà . Quanto specificamente a quest’ultima voce, preciso che rinunzio alla parte dovuta ai rimborsi forfettari”.
Una decisione alla quale ha aderito già  anche il vicepresidente Roberto Giachetti.
“Si deve partire — ha detto Grasso giustificando i tagli — dando l’esempio: mi auspico che lo stesso metro possa essere adottato da tutti i componenti dell’Ufficio di Presidenza di un Senato che intendo convocare dal lunedì al venerdì”.
Nei giorni scorsi Grasso e Boldrini avevano deciso di tagliare i loro emolumenti del 30%. U
na misura, però, che per i 5 Stelle non era sufficiente. In più, secondo il Movimento, i due presidenti “devono convincere i partiti a fare altrettanto e a rinunciare ai rimborsi elettorali”.
”Stamattina — scrive il presidente del Senato in una nota — leggendo i giornali ho visto che a seguito dei tagli annunciati alle spese del Parlamento si è scatenata una rincorsa di cifre: tante e tutte diverse”.
“Nel mio primo discorso da Presidente — spiega   Grasso — ho auspicato che il Senato divenisse una ‘casa di vetro’. Credo nella trasparenza, nei fatti che seguono le dichiarazioni”.
Quindi, “dopo il primo studio delle voci di spesa di martedì”, Grasso ha “approfondito con gli uffici competenti le possibilità  di risparmio”.
Per quanto riguarda il suo compenso “fatte salve le indennità  irrinunciabili, ho deciso di tagliare completamente tutto il resto (diaria, rimborso spese generali e rimborso spese per l’esercizio del mandato), passando dai 18.600 euro netti previsti a circa 9mila euro netti”.
Calcolatrice alla mano, prosegue nel comunicato, “questo significa un risparmio complessivo di euro 111.960 su 223.169,76 euro. Rinuncio anche agli appartamenti e agli autisti, mentre per la scorta, che per me a partire dal maxiprocesso non è stata un privilegio ma una dolorosa necessità , ho stabilito di dimezzare quella prevista dal Ministero dell’Interno per il Presidente del Senato”.
Il conteggio dei risparmi del presidente del Senato include anche “il costo complessivo lordo del Gabinetto del Presidente e del fondo consulenza, che ammonta attualmente a quasi un milione e mezzo di euro l’anno” a cui ha voluto applicare “un taglio del 50%, con un risparmio annuo di circa 750mila euro. Il risparmio complessivo sarà  quindi di circa 861.960 euro l’anno”.
Stessa linea alla Camera: “Rinunzio all’uso dell’alloggio di servizio e al rimborso delle spese accessorie di viaggio e telefoniche — ha spiegato oggi la presidente Boldrini -. Inoltre, domando che l’indennità  di funzione connessa alla carica di Presidente della Camera dei Deputati e il mio rimborso delle spese per l’esercizio del mandato parlamentare siano ridotti della metà . Quanto specificamente a quest’ultima voce, preciso che rinunzio alla parte dovuta ai rimborsi forfettari”.
I soldi risparmiati, aveva detto ieri Boldrini, saranno usati “a fini sociali”.
L’ex commissario Onu per i rifugiati aveva cominciato subito dopo l’elezione di sabato a dare l’esempio, mangiando alla mensa della Camera (e non al lussuoso ristorante per i deputati) e andando a piedi alle consultazioni al Quirinale.
Infine Roberto Giachetti, deputato del Pd neoeletto alla vicepresidenza di Montecitorio, rinuncia all’alloggio di servizio e all’auto blu.
Lo scrive in una lettera alla Boldrini. “Nel concordare pienamente con gli indirizzi da lei indicati al termine della Conferenza dei Capigruppo del 19 marzo scorso — si legge — le comunico, come mio primo atto a seguito dell’elezione a vicepresidente della Camera, la rinuncia unilaterale all’alloggio di servizio e all’utilizzo della macchina di servizio”.
Ora chi ha votato Cinquestelle si aspetta una cosa: che Grillo dià  l’esempio, dopo averlo preteso e ottenuto dagli altri.
Devolva il 50% del suo reddito milionario ai bisognosi, come hanno fatto la Boldrini e Grasso e disponga che i suoi eletti rinuncino alla diaria di 3.500 euro al mese, ai viaggi gratis e ai vari benefit.
Altrimenti la sua è solo demagogia a senso unico e gli italiani ne trarranno le conseguenze.

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INTERVISTA A PIERO GRASSO: “IL DISAGIO DELLA GENTE VA CAPITO, MI OCCUPERO’ ANCHE DI GIUSTIZIA”

Marzo 18th, 2013 Riccardo Fucile

IL NEO PRESIDENTE DEL SENATO: “IL M5S? CON LORO TANTE AFFINITA'”

La telefonata più importante? «Quella con Napolitano a cui ho detto “Sono pronto a cominciare questo cammino”».
Come confessa la moglie Mariella, mentre attende al Senato l’esito del ballottaggio, «stamattina ci siamo svegliati in un modo e adesso la nostra vita sta diventando un’altra». Nella quale però domina l’assoluta normalità , tant’è che Grasso – ufficialmente di nome Pietro, ma Piero per gli amici – mangia in piedi alla buvette del Senato mozzarella e prosciutto e dice subito «guardate che ho pagato io».
A sera cena in famiglia con il figlio Maurilio, funzionario della squadra mobile all’Aquila, che torna apposta per stare con lui e la madre.
Di mezzo ci sono 16 applausi in aula durante il suo discorso di insediamento, quando cita la costituente Teresa Mattei, quando definisce la nostra Costituzione «la più bella del mondo», quando ricorda il sacrificio di Moro.
L’altro ieri procuratore nazionale antimafia, ieri senatore, adesso presidente del Senato. La sua voce ha avuto sfumatura incrinate dalla commozione quando ha parlato in aula. Cosa prova adesso?
«Devo confessare che il momento davvero più emozionante e commovente l’ho vissuto quando sono uscito dal Senato e ho avuto la sorpresa di trovarmi davanti un mare di folla che mi ha applaudito e ha gridato “siamo con te, forza, questo Paese può migliorare”».
Nei giorni scorsi, quando Repubblica ha scritto che lei poteva diventare presidente del Senato, lei però alzava le spalle…
«Ero incredulo, certo. Lo sono stato fino a quando non mi ha chiamato Bersani. Erano le otto. Mi ha detto “ti propongo di fare il presidente del Senato”. Gli ho risposto “aspetta un attimo perchè devo sedermi”».
Cos’ha provato durante la votazione?
«Io ero quasi incredulo per quello che stava avvenendo. Il ballottaggio è stato emozionante. In una sfida così può avvenire di tutto, ma poi mi sono reso conto che ce l’avrei fatta».
Nel suo discorso lei ha citato Antonino Caponnetto, l’ex capo dell’ufficio istruzione di Palermo quando c’era Falcone, e quella frase che le disse all’inizio del maxi-processo «fatti forza ragazzo, vai avanti a schiena diritta e testa alta seguendo la voce della tua coscienza». Sarà  possibile farlo anche adesso?
«Ho lasciato il mio lavoro di magistrato, che ho amato profondamente, per spostarmiin politica con l’obiettivo di fornire la mia competenza tecnica sulla giustizia. Tant’è che, nel giorno stesso in cui si è insediato il nuovo Parlamento, ho tenuto a depositare subito la mia proposta di legge sull’anti-corruzione. Autoriciclaggio, voto di scambio politico- mafioso, falso in bilancio punito severamente, marcia indietro sulla concussione. Da quando sono stato eletto ho lavorato solo su quello perchè volevo dare subito un concreto segnale di cambiamento, dimostrando che dalle parole di Bersani si poteva passare subito ai fatti».
E adesso che succede? Cambierà  tutto? La giustizia passerà  in secondo piano?
«Nient’affatto. Tant’è che ho subito proposto di fare la commissione d’inchiesta sulle stragi irrisolte».
Non ci sono state gelosie nel suo partito per questo incarico?
«Assolutamente no. Nell’assemblea del gruppo le parole di Bersani sono state accolte da un’acclamazione. Ho ricevuto strette di mano e abbracci. Anna Finocchiaro mi ha detto subito di essere disponibile a darmi una mano e mi ha incoraggiato ad affrontare questo impegno con entusiasmo».
E Berlusconi in aula quando si è avvicinato a fine votazione che le ha detto?
«È venuto a complimentarsi. Ho ribadito che sarò il presidente di tutti e lui ha aggiunto che condivideva molte cose del mio intervento».
Ha già  avuto un primo contatti con i senatori grillini?
«Fino al momento della mia elezione non ho avuto alcun avvicinamento con loro. Poi, dopo essere stato eletto, ho parlato con Crimi che si è congratulato con me. Gli ho detto che c’è molto da fare e che ci sono anche molti temi in comune che possiamo affrontare. Siamo tutti e due palermitani e veniamo entrambi dal mondo della giustizia. Le condizioni per una possibile affinità  ci sono e i punti su cui poter lavorare pure, quelli che ho citato nel mio discorso, la trasparenza, la necessità  di diminuire i costi per una nuova politica, l’obiettivo di trasformare il Senato in un casa di vetro, i diritti che non devono diventare mai privilegi».
Progetti di lungo respiro, ma lei non fa i conti con una legislatura che potrebbe essere brevissima?
«C’è molto da fare certo, ma io lavorerò come se questa legislatura dovesse essere piena. I cittadini che hanno votato hanno espresso un disagio che va recepito e deve trovare una risposta. Adesso è importante che il Parlamento cominci subito a lavorare e che si faccia il governo».
Ha un segreto da rivelarci?
«Ho portato con me, nel taschino della giacca, l’accendino che fu di Falcone».

Liana Milella
(da “La Repubblica”)

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