Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
E INTANTO LA FRONDA IN SENATO DIVENTA SEMPRE PIU’ COMPATTA, ORMAI LA MAGGIORANZA NON C’E’ PIU’
Sempre più lontani. Basti pensare alla distanza che c’è tra il Giappone e Ivrea.
Perchè sabato 6 aprile, quando nella provincia di Torino ci sarà la terza edizione di “Sum”, l’evento dedicato a Gianroberto Casaleggio, l’altro fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, sarà dall’altra parte del mondo.
E anche Alessandro Di Battista non ha alcuna intenzione di partecipare.
Saranno presenti tutti i big, Luigi Di Maio in testa, per ricordare il cofondatore ma non Grillo e Di Battista, in sostanza coloro che hanno sempre urlato di più.
Inevitabilmente ci sarà un incontro invece sabato a Genova, dove Grillo porterà in scena il suo spettacolo, Insomnia, mentre Davide Casaleggio, in città per la settima tappa del Rousseau City Lab, con ogni probabilità andrà in teatro per vedere lo show del comico genovese. Ma, spettacolo o no, i due dovrebbero vedersi nel weekend.
E Grillo dovrebbe vedere anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, attesi a a Genova per il Lab di Rousseau, tour che, dopo aver già toccato Torino, Roma, Livorno, Cesenatico, Napoli e Bari, approda nel capoluogo ligure.
Qualcuno nei corridoi di Montecitorio non nega che Grillo è sempre più disinteressato al Movimento. In fondo ieri sera lo ha lasciato intendere: “Con Casaleggio parlavamo di futuro e non di politica. I giapponesi mi hanno invitato per spiegargli come è possibile che un comico faccia quello che faccio io. Che cosa gli racconto?”, ha urlato dal palco di San Marino durante lo spettacolo. E per ancora non lo avesse capito: “Io godo al mattino nel non leggere il giornale”.
Sempre durante lo spettacolo, non sono mancate le frecciate non solo a Salvini che “ogni tanto ti ritrovi travestito, sembra il mago di Oz”, ma anche al ministro Danilo Toninelli che “poteva evitare di dire quella cosa sulle auto”.
Un passaggio però, che oggi ha sortito i suoi effetti, lo ha dedicato anche alla legittima difesa: “Quando hai una pistola in mano, non vedi una persona ma un bersaglio. Ai leghisti dobbiamo regalare un libro”. Ed ecco che a stretto giro si sono fatti sentire i dissidenti che hanno fatto mancare i loro voti disertando l’Aula durante il voto finale sul provvedimento.
La fronda si consolida sempre di più, perchè ormai non c’è votazione non gradita al Movimento in cui cinque o sei non facciano mancare il loro voto e sono sempre gli stessi: Elena Fattori, Paola Nugnes, Virginia La Mura e Matteo Mantero. Tutti assenti non giustificati.
Sono gli stessi che non avevano votato il decreto Sicurezze e il salvataggio di Salvini dal processo. Oggi si è aggiunta anche la senatrice Michela Montevecchi.
Nugnes e Fattori sono già stata deferite ai probiviri, ma difficilmente lo saranno anche gli altri. Per diverse ragioni. La prima è che per il responso delle prime due bisognerà aspettare novanta giorni. Così da superare le elezioni Europee. E la seconda ragione riguarda il pallottoliere.
Se anche Mantero e La Mura dovessero essere cacciati, a Palazzo Madama non ci saranno più i numeri per avere la maggioranza.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
NEL SUO SHOW A SAN MARINO NE HA PER TUTTI: “SALVINI E’ UN BLUFF”
Beppe Grillo è arrivato ieri al teatro di San Marino pronto alle contestazioni, tanto che ha
distribuito al pubblico arance da tirare e ha fatto scendere sul palco una rete di protezione.
Ha attaccato il ministro dell’interno Matteo Salvini definendolo “un bluff”, ma anche Luigi Di Maio è stato apostrofato come “una garanzia, ancora senza avviso” e Danilo Toninelli come una persona con “una leggera sindrome di Asperger”.
“Se qualcosa non vi va bene del governo, potete prendervela con me che sono qui, se vi sentite traditi — ha detto al termine dello spettacolo “Insomnia” — noi siamo contrari all’obbligo vaccinale, ma c’è una legge ferma in parlamento. Abbiamo la Giulia Grillo che fa quello che può”. In realtà il pubblico è stato più freddo che rumoroso e lo nota lo stesso comico. “Qui in mezzo ci sono delle poltrone vuote — dice guardando la platea — io una volta riempivo il palazzetto di Rimini”.
Grillo non ha nessun tabù: parla di Danilo Toninelli come di una persona “con una leggera sindrome di Asperger” e quando dalla platea si lamentano aggiunge: “Ma un po’ l’abbiamo tutti”. Dice che suo padre ha fatto la guerra e non ne ha mai voluto parlare, “altro che giorno della memoria, mi ha insegnato che certe cose vanno dimenticate”. Soprattutto non risparmia frecciatine a Salvini e ironizza sulla concessione della cittadinanza a Rami, il bambino di Crema che ha messo in salvo i suoi compagni.
“Questi ragazzi delle medie, quello dice che è figlio suo e ci vogliamo dare la cittadinanza — dice ironicamente — ma io il primo gendarme che ho visto stasera, pensavo fosse Salvini travestito. Io non riesco a capire, Salvini è una specie di mago di Oz, ma lo sapete tutti come finisce il mago di Oz, si scopre che è un bluff. Lo scoprono i personaggi durante il percorso”.
Salvini è uno dei bersagli principali di uno show “senza rete”. “Salvini l’ho incontrato una volta sola in aeroporto, forse l’unica volta che è andato al Parlamento Europeo, era al telefono con sua mamma e me l’ha passata. Come fa a essere un figlio di puttana uno che ti passa sua madre al telefono? Io ho chiesto alla signora perchè non ha preso la pillola e lui non ha capito la battuta”.
Ma Grillo non risparmia neanche i Cinque Stelle: “Luigi Di Maio è una garanzia senza ancora l’avviso – ha detto – l’ho conosciuto nel paesino dove abitava, mi ha presentato suo papà che voleva vendermi due carriole in nero, ma adesso non so con chi prendermela, non so che tipo di satira devo fare. Posso fare satira su Toninelli? Gli direi solo: evita per favore di dire che tua moglie si è comprata un diesel. È ingenuo, una persona straordinaria, solo ha una leggera sindrome di Asperger”.
La sinistra per Grillo è sempre “morta, senza il senso dell’umorismo”, i giornali restano oggetti da evitare (“godo la mattina a non leggerli, è come non avere un cane peloso in casa quando piove”) e soprattutto il reddito di cittadinanza è giusto.
“Non è un ricattino — rivendica Grillo — e non è vero che ti siedi sul divano, ci sono perone povere che fanno 3 lavori, si meritano di fare una cosa che gli importi, siamoi migliori in creatività . Poi io ho 6 figli, tutti e 6 con il redito di cittadinanza”.
Grillo ne ha per tutti, forse anche il teatro con alcuni posti vuoti lo sprona.
Grillo è contro la Tav, contro la legittima difesa (“quando hai una pistola in mano, non vedi persone ma solo bersagli, l’oggetto ti condiziona all’uso, se entra un leghista basta tenere un libro e tirarglielo in testa”).
Si augura il ritorno di Berlusconi per poter “rispolverare tutto il repertorio” e si prepara ad affrontare un processo per vilipendio all’allora presidente Giorgio Napolitano. “Se devo andare in carcere — chiosa- spero almeno di andare con Roberto Formigoni”.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
ANCHE CASALEGGIO ESCE ALLO SCOPERTO: “IL GRUPPO PARLAMENTARE E’ DIVENTATO UNA CASTA, RITORNARE ALL’UNO VALE UNO, STOP ALL’AUTONOMIA REGIONALE”
Grillo è sempre più spazientito nei confronti di Luigi Di Maio. Il fondatore del M5s era già furioso per i sondaggi in calo e per le pessime performance elettorali in Abruzzo e Sardegna.
Il tonfo in Basilicata ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso. Grillo è convinto che il calo di voti sia imputabile alla subalternità del Movimento alla Lega.
Il Carroccio, infatti, finora ha dettato l’agenda di governo, imponendo all’alleato una serie di scelte sgradite e facendogli digerire molti bocconi amari.
La salvinizzazione dei pentastellati ha prodotto pessimi risultati in termini di consensi, mentre la Lega viaggia con il vento in poppa verso le europee.
Secondo un retroscena pubblicato da Il Giornale, Beppe Grillo avrebbe imposto un vero e proprio diktat al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio. Il comico e fondatore del M5s vuole un cambio di passo nel rapporto con Salvini.
Basta subalternità , più coraggio su temi decisivi per l’identità pentastellata, a partire da quelli etici, con il Congresso delle Famiglie di Verona che si avvicina.
“Grillo, dopo una breve pace armata, è tornato a esprimere perplessità sulla leadership di Di Maio e critica la subalternità alla Lega — scrive Il Giornale — evidenziata anche dalla timidezza del capo politico nel marcare le differenze con l’alleato per quanto riguarda i temi etici. Ultimo fronte, il congresso pro-family di Verona”.
Ma i malumori non sarebbero solo di Grillo.
Anche Davide Casaleggio pretende una svolta da Di Maio: “Le rilevazioni del guru aziendale, invece, sono ancora più ortodosse. Esplicitate nelle critiche al gruppo parlamentare fagocitato dalle consuetudini dei Palazzi romani, nell’allergia all’archiviazione definitiva dell’uno vale uno caro a Casaleggio senior, nella procrastinazione del varo delle nuove regole sugli apparentamenti con le liste civiche e la deroga alla regola del doppio mandato a livello comunale”.
Il prossimo terreno su cui Di Maio è chiamato a dare un segnale è quello delle autonomie regionali.
Il M5s, molto forte nel Sud Italia, è chiamato se non a opporsi alle richieste delle regioni del Nord (molte delle quali a guida leghista), quantomeno a rintuzzarle, in modo da produrre una legge equa che non penalizzi il Mezzogiorno.
(da TPI)
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Marzo 11th, 2019 Riccardo Fucile
BEPPE SOLO GARANTE ED EMERGE IL MALCONTENTO DI DI BATTISTA
Ci sono tre pagine che cambiano il MoVimento 5 Stelle e sanciscono l’atto costitutivo di
associazione – come si legge –denominata Movimento 5 Stelle, che raccoglie l’eredità delle associazioni che hanno retto i pentastellati dalla loro nascita fino a fine 2017.
Emanuele Buzzi, cronista embedded grillino sul Corriere della Sera, racconta come Beppe Grillo è diventato il garante, ma non è più fondatore del nuovo M5S:
È la sera del 20 dicembre 2017 quando a Milano si presentano davanti al notaio Valerio Tacchini – punto di riferimento per gli atti M5S – nel suo studio in una delle vie del centro, Casaleggio e Di Maio, già lanciato nella campagna elettorale per le Politiche («Stiamo agli ultimi passaggi di una repubblica al tramonto», dice quel giorno). Sono loro due a dar vita alla nuova associazione che – si legge– ha una sede legale e una sede operativa a Roma (ma il leader secondo le regole vidimate quella sera ha il potere da statuto di sopprimere o istituire eventuali sedi operative). Beppe Grillo, che era a capo dell’associazione punto di riferimento per i pentastellati quando si sono presentati alle Politiche 2013, compare come garante.
La scelta viene spiegata con motivi di imparzialità giuridica, perchè così — secondo la tesi dell’articolo — si assicura uno status di imparzialità alla figura del garante.
Si tratta ovviamente di una fregnaccia: Grillo è storicamente il fondatore del M5S e il suo volto dalla nascita, se si scrive in un documento che non è più fondatore la storia viene cancellata
Nell’atto costitutivo compare, invece, Casaleggio, che fino a quel momento aveva solo ruoli legati all’Associazione Rousseau (la piattaforma viene nominata come punto di riferimento per i 5 Stelle nello statuto allegato).
E a proposito di punti di riferimento tecnologici, nel testo si legge che l’associazione «promuove, attraverso idonee piattaforme internet o altre modalità , eventualmente non telematiche, la consultazione dei propri iscritti».
Intanto in un retroscena apparso sul quotidiano la Stampa, emerge il malcontento di Alessandro Di Battista nei confronti dei vertici M5s. L’ex deputato infatti non si è visto al Villaggio Rousseau di Milano. E pare che si sia sfogato al telefono con alcuni colleghi.
Lo sfogo virgolettabile è quello che ci riportano: «Si è sentito scaricato. Quando hanno cominciato a parlare delle ricadute negative delle sue uscite pubbliche nessuno lo ha difeso. E non hanno nemmeno smentito gli articoli che parlavano dei ripensamenti dei vertici del M5s che consideravano controproducente la sua strategia d’ assalto. Anche Di Maio è rimasto gelido. Alessandro si è lamentato perchè era stato chiaro, al suo ritorno dal Guatemala. “Se volete, vi do una mano contro Salvini e per le Europee, ma a modo mio e sui miei temi”».
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
EX ATTIVISTI M5S BRUCIANO BANDIERE DEL MOVIMENTO: “SIETE FINITI”
Lo definiscono “traditore” e “infame”.
Su uno dei cartelloni che stringono tra le mani si legge: “Grillo- M5S complici di Tap, siete finiti vaffa”.
E così, quello che fu lo slogan utilizzato per celebrare le giornate per archiviare volgarmente il passato, è adesso un invito rivolto a chi ne fece una bandiera: Beppe Grillo.
Il comico si trova a Lecce, città che ospita il suo spettacolo ‘Insomnia (ora dormo!)’ e dove alcuni ex attivisti del M5S e cittadini contrari alla realizzazione del gasdotto Tap che approderà in Puglia portando così gas azero in Europa, stanno manifestando contro il garante del Movimento.
Una protesta in cui alcune bandiere pentastellate sono state bruciate e in cui Grillo è definito “garante di Ilva” e “garante di Tap”.
Cori a suon di “vaffa” all’indirizzo del comico, ma non sono mancati anche quelli contro il ministro Barbara Lezzi.
I manifestanti, che si sentono presi in giro dalle promesse non mantenute dai grillini, si sono poi rivolti a chi ha varcato l’ingresso del teatro Politeama greco per assistere allo show: “Non date i vostri soldi a chi ha tradito il nostro territorio”.
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2019 Riccardo Fucile
GRILLO DISGUSTATO E INCATTIVITO DALLA CACCIA ALLE POLTRONE E AL POTERE NEL M5S, ORA TUTTO PUO’ SUCCEDERE
Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera pubblica oggi un retroscena che racconta come dietro
il tweet di sfottò di Beppe Grillo al quesito per salvare Salvini su Rousseau ci sia molto di più.
Nonostante ieri una nota dello stesso Beppe mirasse a sfocare la palese dissociazione di Grillo dal quesito, c’è del fuoco che cova sotto la cenere e la rottura tra il Garante M5S e Di Maio è palese:
Perchè il suo stato d’animo, ormai da mesi, è scosso da incredulità e malinconia, e a prevalere, sempre più spesso, è il puro astio.
Grillo s’è accorto, ha capito, sa. I ministri e i sottosegretari, centinaia di parlamentari e poi capi e capetti e l’intero corteo di portavoce e portaborse, nani a cinque stelle e adulatori randagi, «tutti – chi per scelta, chi per rassegnazione – prendono ordini, e sono ordini indiscutibili, solo da Di Maio.
Che, a sua volta, li prende da Davide Casaleggio» (la catena è questa e te la racconta nei dettagli qualsiasi deputato a Montecitorio, in Transatlantico: si mettono in ginocchio, ti pregano di non scrivere il nome e il cognome, e vuotano il sacco).
Grillo è deluso, amareggiato, incattivito.
È complicata da accettare, si capisce.
Secondo Roncone Grillo è “disgustato dall’occupazione militare dei ministeri, dall’assalto alla Rai, al potere, ai posti di potere («Io l’ho sempre criticata quella robaccia lì… ma ora ci siamo noi, come faccio?»).
Quando sentiva il ministro Toninelli parlare del ponte di Genova gli venivano le bolle. Non gli piace il ritorno di questo Di Battista, che ha verità confuse su tutto, arrogante e saccente, mediaticamente ostile (Grillo sa leggere le curve d ‘ascolto in tivù: e quando arriva Dibba, calano)”.
A Grillo, soprattutto, non è però mai piaciuta l’alleanza con la Lega (la battuta preferita nel suo show è questa: «No, scusate: ma la mamma di Salvini, quella sera, non poteva prendere la pillola?»).
Perciò l’idea di provare a salvare Salvini in questo modo, no, non poteva piacergli, non gli piace. Quel tweet, l’altro giorno, non gli è partito. Nient’affatto. Era studiato, premeditato, una chicca di purissima cattiveria. […]
La scena, però, è finalmente davvero chiara.
Da una parte, c’è Grillo (e con lui Roberto Fico e una base militante ortodossa, combattiva e furibonda per la salvezza concessa al gran capo della Lega).
Di là , ci sono Davide Casaleggio e Luigi Di Maio.
Può succedere di tutto.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 16th, 2019 Riccardo Fucile
CONTESTATO A BOLOGNA, PRENDE LE DISTANZE DA DI MAIO
Alta tensione in casa Movimento 5 stelle. Una voce che si rincorre da tempo. Il ‘garante’ Beppe Grillo prima lontano dalla campagna elettorale abruzzese e ora sempre più lontano dal capo politico Luigi Di Maio.
Ora, però, ci sono le immagini a suffragare la tesi che vuole Grillo, diciamo così, non proprio soddisfatto della deriva governativa presa dal Movimento.
Piazza Pulita, il programma di La7 condotto da Corrado Formigli, ha mandato in onda nella serata di giovedì 15 febbraio un servizio in cui viene mostrata la contestazione che una decina di attivisti No Vax ha messo in atto durante uno spettacolo teatrale a Bologna del comico genovese.
Contestazione che ha costretto il comico a interrompere la sua performance. Così, anzichè rifugiarsi nei camerini, il fondatore del Movimento è sceso dal palco e ha iniziato a battibeccare con quella parte di pubblico che lo stava attaccando.
Ed è qui che Grillo ha mostrato tutta la distanza che c’è tra il “suo” Movimento 5 stelle e quello di Luigi Di Maio.
Così, quando i contestatori gli hanno urlato “dimissioni, dimissioni”, Grillo ha replicato: “Ma che ‘Grillo dimissioni’. Io non devo essere dimissionato perchè non ho nessuna carica”.
Ma è quello che viene dopo che mostra se non la rottura almeno i rapporti incrinati: “Sai, il Movimento è nato con delle grandi passioni”, spiega Grillo, “per poi essere a volte contraddittorio”.
Ma i contestatori non mollano e urlano: “Ci hai rotto i coglioni! Ci hai tradito Beppe!”. Ed è qui che il fondatore del Movimento esplode: “Non ho tradito io. Io non sono più il capo politico di un partito!”.
Poi, la bordata finale: “Cazzoo, non venire a menarmela a me, su! Con tutto quello che ho fatto io per questo cazzo di Paese! Non ho nessuna carica io. Andate sotto al Ministero!”.
(da “TPI”)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
30.000 EURO PAGATI AL COMICO MA IL VERDETTO DELL’AUDITEL E’ IMPIETOSO, SCOPPIA LA POLEMICA
Flop per Beppe Grillo sulla seconda rete della Rai. 
Il collage delle sue apparizioni da comico C’è Grillo – che tante polemiche ha suscitato anche per il compenso che va alla società titolare dei diritti dell’artista – non è piaciuto al pubblico della tv di Stato.
La trasmissione ha ottenuto solo un milione 31 mila e 91 spettatori, per uno share del 4,34 per cento. Hanno seguito Grillo soprattutto i più anziani. Sempre in termini di share, la punta massima (5,74%) si registra tra gli uomini di età compresa tra i 45 e i 54 anni.
Chi si augurava che il Sud, certo interessato dal reddito di cittadinanza, avrebbe seguito lo show è rimasto deluso.
Tra Italia meridionale e isole si registra il gradimento più basso, con uno share fermo al 3,58%.
E il deputato Michele Anzaldi va subito all’attacco: “Lo share di Grillo è sotto la media di rete e il peggiore dei canali Rai e Mediaset. Freccero senza vergogna aveva giustificato la serata dicendo che serviva a far crescere ascolti, invece ha trascinato la sua rete in fondo alla classifica Auditel: ora si dimette?”
La prima serata televisiva è stata dominata dalla fiction Rai La compagnia del cigno (con il 23,34 per cento di share), seguita da Adrian (Canale 5) con il 10,56%.
Meglio di RaiDue hanno fatto anche Italia 1 (con il film Run all night, 5,87%); Rete 4 con l’informazione di Quarta Repubblica (6,14%) e la terza rete pubblica con Presa Diretta (al 4,52%).
Certo, il lunedì non è un giorno facile per gli ascolti televisivi. Ma lo show di Grillo fa peggio degli ultimi eventi tv che RaiDue ha proposto di lunedì, alla stessa ora, nelle ultime settimane.
Il 31 dicembre, ad esempio, Hotel Transylvania 2 è andato poco sopra il 5 per cento di share (significa che 5 persone ogni 100 presenti davanti alla tv hanno visto quel film a cartoni animati). Il 7 gennaio, Paradise Beach ha sfiorato il 6,5 per cento mentre la partita tra Roma ed Entella di Coppa Italia ha superato il 7. Meglio di Grillo anche la versione integrale di Ultimo tango a Parigi, che ha centrato il 5,06 per cento.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
DI FRONTE ALL’INCALZARE DELLE DOMANDE LA FRASE INFELICE DEL COMICO: “SIETE DISINFORMATI, VOI VE NE SIETE ANDATI DALL’ITALIA”… A QUEL PUNTO SONO PARTITI ANCHE I VAFFANCULO VERSO GRILLO
Il giorno dopo la comparsata di Beppe Grillo a Oxford con contestazione annessa il Garante del MoVimento 5 Stelle smentisce di aver insultato gli italiani che hanno lasciato il Paese per motivi di studio o lavoro in occasione dello suo discorso: “Non ho attaccato nessuno. Nessun insulto”, afferma ai microfoni di Stasera Italia su Retequattro.
Il fondatore del M5S ha giudicato inoltre positivamente la sua visita alla Oxford Union: “Bellissima, era pienissimo. Ci siamo scambiati delle disinformazioni che loro hanno su di noi e noi che abbiamo su di loro. Penso di aver dato una buona impressione”.
È vero quello che dice Grillo, ferocemente sfottuto quando gli studenti hanno cominciato a parlare di vaccini, perchè evidentemente a Oxford non sono tanto convinti che basti una firma su un appello per emendare secoli di propaganda di frescacce antiscienza per negare l’evidenza?
«Non ho mai fatto una affermazione contro la scienza dei vaccini. Il problema è la politica che vuole imporli», ha sostenuto Beppe, dimenticando tutte le volte che ha abusato della credulità popolare.
Poi il clou: «Non ho mai negato la piaga dell’Aids, ma cosa dite?».
Andiamo con ordine.
Sul Corriere della Sera oggi c’è una lettera dello studente Francesco Moiraghi che racconta cosa è accaduto dal suo punto di vista
Lunedì sera mi trovavo all’Oxford Union con tanti altri ragazzi ad assistere all’incontro con Beppe Grillo. Abbiamo visto il suo ingresso bendato, abbiamo sentito le risate scroscianti dei partecipanti del primo quarto d’ora, abbiamo notato il gelo scendere mano a mano che il monologo impediva le domande del presidente della Società , finanche copriva la voce del traduttore. Nell’ultima mezz’ora gli studenti italiani si sono opposti, hanno preso a incalzare Grillo con domande e purtroppo, nel finale, con insulti.
Non si dica però che è stata una vittoria degli studenti, di questa meglio gioventù di cui tanto ci si riempie la bocca, mentre la si guarda tristemente andare all’estero.
Si riesce a immaginare quanti italiani ci fossero l’altroieri sera?
Eravamo in tanti, e tutti così appassionati dal destino del nostro Paese. Ma io non ho visto nessuna vittoria. Ho visto solo esasperazione, rabbia, mentre gli interventi diventavano via via più nervosi.
Ho visto quanto la cultura delle grida possa far crollare i nervi. Mentre il presidente sospendeva l’incontro con dieci minuti di anticipo, qualcuno gridava a Grillo «buffone», qualcun altro «vaffanc…». Proprio la parola che Grillo aveva portato in auge.
Moiraghi quindi non registra e non cita le presunte frasi di Grillo sugli italiani che hanno lasciato il paese ma racconta invece di una rabbia palese nei suoi confronti. Cristian Trovato, catanese, classe 1988, sta facendo da due anni un dottorato in Computer Science a Oxford dice invece oggi in un’intervista alla Stampa che gli insulti ci sono stati e indica il momento preciso in cui tutto ciò è accaduto: «A ogni obiezione Grillo ci rispondeva “voi siete disinformati”.
E poi quando ha sbottato “ah ma voi ve ne siete andati dall’Italia” la sala è insorta. È parso un tentativo di delegittimarci come interlocutori».
Trovato ieri ha pubblicato un video sul suo profilo Facebook in cui si vedono alcuni momenti dell’incontro e nei commenti ha ribadito che la frase che Grillo nega di aver pronunciato invece l’ha detta:
E nell’intervista segnala di aver partecipato al primo V-Day e leggeva il Fatto, rintuzzando quindi le classiche accuse di essere del PD.
Cosa vi ha fatto più infuriare
«La sue parole sulla scienza e sui vaccini. Ha detto che la scienza fornisce domande e non risposte, è stato vago e contraddittorio. Per una platea di studiosi era davvero troppo».
C’era tra voi del pregiudizio?
«Guardi, qui è venuto anche Steve Bannon. Fuori ci sono state contestazioni, ma all’interno il dibattito è filato liscio anche se molti non erano d’accordo con lui».
Grillo è sempre un comico.
«Sì, ma qui è stato presentato come un leader politico. E il pubblico si aspettava qualcosa di più: il suo doppio ruolo di comico e politico è stato un boomerang. Sulle domande politiche ha svicolato, “decide Di Maio non io”».
Voleva provocarvi?
«Non so, ma alla fine era spiazzato e a disagio. È uscito dalla sala dicendo: ”Ho 71 anni e non mi devo certo difendere da voi”. Il mio coinquilino scozzese mi ha guardato: “Davvero vi governa uno così?”».
(da “NextQuotidiano”)
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