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NELLA RIUNIONE DEGLI ELETTI M5S SHOW ANTI-GIORNALISTI: “COMBATTIAMOLI”, POI IL BOATO PER L’ANNUNCIO CHE SARANNO BANDITI GLI SCONTRINI NEI RENDICONTI

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

“NON MOLLATE E SARETE PREMIATI COME MINISTRI E SOTTOSEGRETARI”… ARRIVA LA FLESSIBILITA’ SUI SOLDI DA RESTITUIRE

«Vedrete, dopo questo incontro, ci diranno che siamo una setta e che vogliamo tenere tutto nascosto», avverte Rocco Casalino, appena nominato capo della comunicazione dei grillini alla Camera.
Certamente lo streaming è un ricordo molto lontano, preistoria del M5S.
Ma La Stampa è riuscita comunque a vivere in diretta, dall’interno, la convocazione dei nuovi parlamentari all’hotel Parco dei Principi di Roma.
È un racconto sulla grande paranoia del M5S verso i giornalisti e sull’ansia di Luigi Di Maio che il gruppo non tenga all’esordio nel Palazzo e che molti tra i debuttanti possano lasciarsi trascinare da altre tentazioni.
Arrivati, i 5 Stelle vengono divisi in due stanze adiacenti, una per i deputati e un’altra per i senatori.
Di Maio, eletto alla Camera, parla ai primi. Presenta la nuova capogruppo, Giulia Grillo, e il suo capo della comunicazione, Casalino.
Di Maio chiede fiducia e compattezza, promette posti di governo, e avverte: «Cinque anni fa dicevano che il M5S era finito. Chi non ha tenuto ed è andato via non è stato rieletto, tranne in un caso, in un partito del 4% (Walter Rizzetto, ndr). E poi invece ci sono persone che hanno tenuto duro e magari oggi stanno per diventare viceministri, sottosegretari. Chi ci ha creduto verrà  premiato».
Il leader invoca «serenità  e tranquillità » dai nuovi, li prega di «non mollare» perchè teme, soprattutto se i tempi si allungheranno, i rischi di ammutinamento per frustrazione, molto più di com’è stato 5 anni fa.
«Dobbiamo resistere alla pressione mediatica. Soltanto fidandoci l’uno dell’altro riusciremo ad arrivare dove vogliamo. Fidatevi dei parlamentari uscenti e della comunicazione. Me lo ha insegnato Gianroberto Casaleggio: Puoi fare tutto quello che vuoi ma se non lo comunichi bene non esiste. Per questo vi chiedo di seguire la squadra della comunicazione. Sono la linea del M5S».
«Non parlate con loro»
La persona che Di Maio introduce tra gli applausi è Rocco Casalino. Il suo ruolo, come appare all’intera platea subito dopo, sarà  ancora più centrale.
Quella che segue è una vera e propria lezione di comunicazione politica in salsa grillina. Per Di Maio il messaggio da consegnare ai nuovi parlamentari è semplice: «È fondamentale restare uniti – dice Casalino -. La cosa peggiore è esprimere posizioni diverse, perchè disorientano e chi è a casa non capisce».
La preoccupazione, come si denota dal silenzio imposto alle matricole del M5S mentre scendono dai taxi proprio di fronte alla porta dell’hotel (istruzioni, dello staff), è il rapporto con la stampa: «Noi abbiamo l’abitudine a prendercela con i giornalisti e facciamo bene ma è vero che la responsabilità  è anche nostra».
Casalino dice di averlo imparato dagli ultimi cinque anni: «Il giornalista vi usa come fonti anonime. E così crea un meccanismo psicologico per cui il parlamentare pensa “Io glielo dico tanto lui mi copre”. Scrive “fonte parlamentare” e noi passiamo settimane a smentire».
Altra consapevolezza: «Non c’è nulla che si possa tenere nascosto con loro, che si possa fare segretamente, anche se siamo in tre. Esce tutto».
E Casalino vorrebbe evitarlo. Come? «Non avete bisogno di rapportarvi con i giornalisti. Non vi fate fregare quando vi diranno “Dammi una notizia che sennò vengo licenziato” oppure “fammi guadagnare trenta euro”. Ci sono cascato anche io tante volte. Pensate sempre che il loro fine è di danneggiarci».
Il giudizio è netto: «I giornalisti sono cattivi. Cercano di tirarci da una parte all’altra perchè giocano una partita importante. Partecipano alla campagna elettorale in modo spudorato. Ma non è mai un attacco semplice. È sempre più sofisticato. Non fate il loro gioco sporco. Solo se siamo uniti riusciamo a combatterli. Non serve a nulla parlare con loro. Serve solo a spaccarci e a far dire che siamo divisi. Non abbiamo più bisogno di giornali e tv. Riusciamo ad arrivare a milioni di persone e già  nel 2013 abbiamo preso il 25% senza la comunicazione tradizionale».
Lo staff invierà  istruzioni, assicura, anche sui social, per i quali è prevista una stretta: «Chiudeteli e aprite quelli ufficiali. Fate attenzione a cosa scrivete. Non entrate troppo nel politico. I giornalisti cercheranno cose vecchie, tipo le scie chimiche e altre cose imbarazzanti. Non c’è nessuna volontà  di limitare la vostra libertà : siamo qui per proteggervi. Proteggiamoci tutti a vicenda».
Minoranza, case e scontrini
Poi i ricordi, che valgono come ulteriore avvertimento ai possibili dissidenti.
Per la prima volta viene usata la parola «minoranza». «È normale che ci possa essere una minoranza che crede che la sua sia la strada giusta ma visto che non ha la forza per cambiare la linea da dentro, si offre ai giornali. È un meccanismo che abbiamo vissuto negli anni passati. Hanno creato solo confusione».
A un certo punto arrivano le domande.
Una deputata: «Mi hanno invitata a un incontro sul ruolo delle donne. C’è anche una di un altro partito. Posso andarci?». «Evita».
Altro dubbio: «Che facciamo con gli attivisti che ci stanno già  contattando?». La risposta di Giulia Grillo dà  l’idea di come sia cambiato il M5S: «Ricordatevi che ora siete parlamentari eletti, portavoce di un programma. Non siete nient’altro che questo».
Ma la fiducia passa anche dalla scelta dei collaboratori: «Vi consiglio di sceglierli con cura, gente di cui si può fidare anche il M5S», dice Grillo che si raccomanda: «Cercate di essere sobri nella scelta della casa a Roma. Ricordatevi che siamo del M5S». Almeno ci sarà  più flessibilità  sulla rendicontazione delle spese e sui rimborsi: «Verrà  semplificato il sistema. Non ci saranno più gli scontrini. Stiamo studiando un forfait». E qui scoppia un boato.
L’applauso è liberatorio.

(da “La Stampa”)

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“CHIAMATEMI ONOREVOLE”: CINQUESTELLE A RAPPORTO NELL’HOTEL A CINQUESTELLE

Marzo 9th, 2018 Riccardo Fucile

ALLA PRIMA RIUNIONE M5S ARRIVANO TUTTI A BORDO DI TAXI… CONSEGNA DEL SILENZIO DA PARTE DEI VERTICI

L’assemblea dei nuovi eletti M5s inizia con un corteo di taxi.
Tutti i deputati e i senatori arrivano davanti l’hotel Parco dei principi a bordo delle auto bianche e naturalmente si fanno dare la ricevuta per il rimborso. Le macchine sono talmente tante che intasano il lussuoso ingresso dell’albergone nel cuore dei Parioli di Roma.
Una neo deputata, tailleur e tacchi a spillo, scende dall’auto: “Come mi chiamo? Chiamatemi onorevole”.
In poche ore, nel mondo pentastellato, non ci sono più i mezzi pubblici, le passeggiate tra i “cittadini” e dal vocabolario sembra essere sparita anche la parola “portavoce”, come si facevano chiamare i parlamentari eletti.
Non c’è neanche più l’hotel Saint John in zona Esquilino, albergo abbastanza defilato e non utilizzato per eventi politici, dove i 5Stelle si erano radunati nel 2013. Ciò che è rimasto identico è la consegna del silenzio, ovvero il divieto assoluto di parlare con la stampa. Tra le tante auto bianche passa anche una smart. I cronisti chiedono: “È parlamentare?”. Questa volta si riceve risposta: “No, io sono berlusconiano nell’anima”. Niente da fare.
Eppure un tempo alcune riunioni venivano trasmesse in streaming e gli aspiranti capigruppo dovevano sottoporsi alla cosiddetta graticola, cioè a un fiume di domande per poi essere votati dai deputati e senatori.
Oggi, 5 anni dopo, i 334 tra deputati e senatori pentastellati (quasi il triplo della scorsa legislatura) si ritrovano per il loro primo appuntamento di ‘conoscenza e formazione’ in un hotel con soffitti stuccati, drappi, bar con le tovaglie di Fiandra e uomini della vigilanza ovunque.
Possono accedere alla sala riunione solo i deputati e i senatori eletti, mostrando il documento di identità . Viene dato loro un adesivo con scritto “Guest” così da essere riconoscibili ed evitare infiltrati.
A un certo punto, nel marasma dei taxi, dei grillini e delle telecamere, si vede una ragazza veneri fuori dall’hotel con la sacca della palestra. Non è una deputata ma è appena uscita dalla spa.
Inizia a urlare a favore di telecamere: “Sì, sì, Movimento 5 Stelle si chiamano così perchè vengono nell’albergo 5 stelle. Poi vogliono dare il reddito di cittadinanza, a me non serve… ma li voglio proprio vedere”.
Nessuno dei parlamentari raccoglie questa provocazione, che se scegli un hotel ai Parioli può arrivare.
Sta di fatto al bar dell’albergo, prima di iniziare l’assemblea, si sofferma un gruppetto di neo eletti un po’ spaesato: “Non so se i meetup se ne sono accorti, ma il M5S sta diventando partito a tutti gli effetti…”.
La hall dell’albergo è un proliferare di gruppetti in attesa che parli il capo politico. Una eletta risponde al collega, dopo uno scambio di congratulazioni per l’avvenuta elezione: “gli attivisti vanno portati dentro, è un processo che va fatto assolutamente dandoci una struttura ben radicata sul territorio”.
Riflessioni politiche che però non arriveranno nelle sale della riunione che invece rimane piuttosto logistica e organizzativa. A parte la scelta dei due capigruppo: Danilo Toninelli al Senato e Giulia Grillo alla Camera. È stato Luigi Di Maio a indicarli e la platea ha risposto con un applauso.
Niente a che vedere però con la standing ovation riservata al candidato premier, diffusa poi su tutti i social: “State tranquilli – ha detto – al governo ci andremo noi: ce la faremo”. E in ogni caso “se dovesse invece nascere un governo Pd-FI-Lega prenderemo i popcorn: vedremo presto crescere ancora il nostro consenso”.
Poco dopo Danilo Toninelli aggiunge: “Su Di Maio premier non si tratta” per il resto “parliamo con tutti”.
Solo i big possono dichiarare davanti alle telecamere. I parlamentari uscenti si limitano a brevi battute. Arriva per esempio Stefano Vignaroli, a bordo della sua moto, praticamente l’unico ad essere arrivato con un suo mezzo: “Alleanza tra Lega e Pd? Oggi parliamo di M5s. Abbiamo vinto”.
I riconfermati arrivano in trionfo, chi con occhiali da sole come Sergio Battelli saluta le telecamere, chi come i rappresentanti del sud fieri di aver fatto il pieno di collegi.
I nuovi si muovono con difficoltà . “Il mio nome? Non lo posso dire”. E un altro a domande precise risponde: “Buongiorno, buongiorno, buongiorno”.
E poi si infila nella hall dell’hotel in salvo. Carlo Sibilia, anche lui assalito dai cronisti, si ferma e dice: “Sicuramente il Def è una questione importante e noi cercheremo di inserire quelli che sono i nostri obiettivi per il programma”.
Anche di programma non si è parlato durante la riunione. Poi Davide Casaleggio ricorda: “Con Rousseau è stato creato un nuovo incredibile sistema di partecipazione”. Di Maio arriva quasi per ultimo e se ne va per primo dopo un’ora, anche in taxi, completo blu d’ordinanza dopo mezz’ora di discorso le chiedere ai suoi “di essere compatti in questa fase delicata”.
Come si addice a un leader, a un segretario, insomma a un presidente.

(da “Huffingtonpost”)

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LA LISTA DEGLI ASPIRANTI MINISTRI M5S E’ UNA PURA OPERAZIONE DI MARKETING SENZA VALORE GIURIDICO

Febbraio 28th, 2018 Riccardo Fucile

LE RAGIONI DI CHI HA ACCETTATO E I MOTIVI DI CHI HA RIFIUTATO

Lorenzo Fioramonti, Pasquale Tridico e Sergio Costa seguiti da Giuseppe Conte e Alessandra Pesce. Più Alfonso Bonafede e Danilo Toninelli.
Questi alcuni dei nomi della lista dei ministri anticipata via mail da Luigi Di Maio al Quirinale e presentata da Giovanni Floris a DiMartedì con un’operazione di marketing elettorale dal MoVimento 5 Stelle senza alcun valore dal punto di vista giuridico perchè i ministri vengono nominati dal presidente della Repubblica su proposta della presidenza del Consiglio.
In tv ad accompagnare Di Maio sono andati Fioramonti, Pesce, Tridico e Conte: via mail al Quirinale invece sono stati inviati diciassette nomi, tra cui quelli dei ministeri chiave che per ora restano scoperti.
L’economista della scuola Sant’Anna Andrea Roventini dovrebbe comunque accomodarsi, secondo i desiderata di Di Maio, sulla poltrona di via XX Settembre mentre Tomaso Montanari è stato di nuovo contattato per i Beni Culturali ma senza esito.
Quelli che hanno accettato di mostrarsi con Di Maio in tv sono il docente di Roma Tre Pasquale Tridico, che per mostrarsi diverso da un altro “tecnico” come Elsa Fornero dice: «Gli autori stessi della legge Fornero hanno iniziato a cambiarla. Mi sembra ragionevole che una persona, dopo aver lavorato 40 anni, possa andare in pensione» (ma, da ministro del Welfare “in pectore”, non risponde sulle coperture); la dirigente del Crea, l’ente di ricerca del ministero dell’Agricoltura, Alessandra Pesce, proposta da Di Maio per la guida di quello stesso ministero (ora è a capo della segreteria tecnica del viceministro Andrea Olivero).
Mentre per la Pubblica Amministrazione (che con i 5 selle dovrebbe chiamarsi ministero della deburocratizzazione e della meritocrazia) c’è il giurista Giuseppe Conte, che ad Annalisa Cuzzocrea su Repubblica promette internet gratis alle famiglie:
«I 5 stelle — racconta — li ho conosciuti quattro anni fa. Dissi che non li votavo, mi risposero: meglio».
Perchè l’avevano cercata?
«Mi chiesero se ero disponibile a farmi nominare nell’Organo di autogoverno della giustizia amministrativa. Dandomi piena indipendenza».
Lei è di sinistra
«In passato ho votato a sinistra. Oggi penso che gli schemi ideologici del ‘900 non siano più adeguati. A fronte di una realtà  ormai globale e delle tante povertà , diseguaglianze e sofferenza sociale esistenti, credo sia più importante valutare l’operato di una forza politica in base a come si posiziona sul rispetto dei diritti e delle libertà  fondamentali. E sulla sua capacità  di elaborare programmi utili ai cittadini
Il conduttore tv Guido Bagatta ha invece fatto sapere di aver detto no al dicastero dello Sport «per motivi temporali».
Anche Damiano Tommasi ha rifiutato una poltrona dal M5S e come lui avrebbero fatto Marianna Mazzucato, economista neokeynesiana che aveva partecipato a un convegno del M5S, e di Pierluigi Ciocca, ex vicedirettore della Banca d’Italia. Giuseppe Salvaggiulo su La Stampa racconta le modalità  degli altri no:
Un collega che lo conosce bene sorride: «Non ci avrei creduto nemmeno se lo avessi visto con i miei occhi». Anche Marcello Minenna, alto dirigente Consob, nemico giurato dell’ex presidente Vegas, molto stimato dai Cinquestelle, ha risposto con prudenza.
Scottato dalla fugace e velenosa esperienza nella giunta Raggi (ne ha scritto un libro, ancora in bozze) e teme il bis, sebbene l’ambizione non gli difetti. L’ambasciatrice Laura Mirachian ha rifiutato la Farnesina. Per la Giustizia, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha fatto sapere che non ha nessuna intenzione di buttarsi in politica, ritiene che nessuna maggioranza parlamentare sia in grado di applicare il suo programma.
Salvatore Settis, accademico dei Lincei ed ex direttore della Normale di Pisa, ha declinato l’invito a fare il ministro dell’Istruzione.
Per i Beni culturali hanno detto no Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, e Maria Pia Guermandi, archeologa dell’Istituto Beni Culturali dell’Emilia Romagna, punto di riferimento per associazioni che si battono per la tutela del paesaggio (Italia Nostra, Emergenza Cultura) e contro le riforme Franceschini.
Tomaso Montanari invece ha chiesto a Di Maio precise garanzie sul vincolo di mandato e sull’immigrazione, chiedendo al capo politico di scongiurare la possibilità  di un governo con le destre.
E Di Maio non si è fatto più sentire con lui.
Tra i presentati c’è Sergio Costa, generale dei carabinieri, impegnato nella lotta ai crimini ambientali e contro le ecomafie nella Terra dei Fuochi. È stato comandante regionale in Campania del Corpo forestale dello Stato, fino allo scioglimento del corpo stesso nel 2016. Ha preso una licenza fino al 6 marzo «Non fa parte del Movimento ma è patrimonio del Paese», ha detto Di Maio.
Poi c’è Alessandra Pesce, dirigente del ministero e membro della segreteria tecnica del viceministro Andrea Olivero.
È inoltre membro del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (Crea) e ha curato alcune edizioni del Rapporto di Stato sull’Agricoltura.
C’è Giuseppe Conte, che è anche membro del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa che ha presieduto la commissione del Consiglio di Stato che ha «destituito» Francesco Bellomo, finito nella bufera per i corsi per magistrati conditi da avances e minigonne.
Tridico, in un’intervista rilasciata alla Stampa, promette una revisione robusta per il Jobs Act e il congelamento della riforma Fornero:
«È urgente invertire le politiche di estrema flessibilizzazione del mercato del lavoro approfondite di recente dal decreto Poletti sui contratti a tempo determinato e dal Jobs Act. Le evidenze empiriche mostrano che sono i Paesi con mercati meno flessibili a presentare le migliori performance in termini di produttività  del lavoro in Europa».
Più rigidità ? Cioè vuole smantellare quello che è stato fatto fino a oggi. A partire dal Jobs act
«La priorità  è la revisione del decreto Poletti sui contratti a tempo determinato che oggi permette alle imprese di rinnovare quelli a termini fino a 5 volte per un massimo di 36 mesi senza indicarne la ragione. Inoltre la deroga del 20% dei contratti a tempo determinato è aggirata grazie alle troppe deroghe. Dobbiamo ridurre questa discrezionalità  esagerata»
Reintroduzione dell’articolo 18?
«Valuteremo se tornare alla disciplina precedente per le imprese sopra i 15 dipendenti, per quelle sotto non c’era prima e non crediamo sia utile».
Andrea Oliviero, viceministro alle politiche agricole, rivela invece quanto ha detto a Pesce, che l’aveva informato della possibilità : «Guardi, ho solo detto ad Alessandra di pensarci bene perchè ero, e sono ancora preoccupato, che il Movimento 5 Stelle possa sfruttare nel breve periodo la sua competenza e il fatto che arrivi dalla società  civile e poi si dimentichi di lei».

(da “NextQuotidiano”)

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ANDREA SCANSI SUL “FATTO” STRONCA LA LOMBARDI: “OGNI VOLTA CHE APRE BOCCA TI VIENE VOGLIA DI VOTARE TUTTI TRANNE LEI”

Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile

RITRATTO AL VETRIOLO DELLA CANDIDATA IN REGIONE: “ARROGANTE, ANTI-GRILLINA, FASCISTELLA, AUTODISTRUTTIVA”

Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano oggi torna su uno dei suoi grandi “amori”: Roberta Lombardi. Il fattore scatenante è il famoso banner “meno nekri e più turisti ad Antrodoco” che, pensato con alta strategia politica per contendere qualche voto a Pirozzi, forte nel target e nei paesini del Lazio, ha ottenuto il solito risultato della propaganda lombardiana: renderla antipatica al resto del potenziale elettorato.

Non c’è nessuno, in Italia, più anti-grillino di lei. Ogni volta che apre bocca, e peggio ancora ti capita di vedere in tivù quelle sue espressioni da Farinacci 2.0, ti vien voglia di votare tutti. Ma proprio tutti. Tranne lei. Col centrodestra spaccato e i 5 Stelle rappresentati dalla Lombardi, Zingaretti non può proprio perdere. Nemmeno se si impegna. Pochi giorni fa, in uno dei tanti slogan allegramente fascistelli, Donna Roberta ha detto che se verrà  eletta lei ci saranno “meno migranti e più turisti”.
Una frase a caso, perfetta per un Salvini o un La Russa, e dunque perfetta anche per lei. I poveri Fico e Di Battista si sono dissociati, e non potevano fare altro, ma Donna Roberta è inarrestabile. Lo è sempre stata, lanciata a bomba contro se stessa, in una propensione auto-demolitoria fagocitante e fieramente devastatrice.
Scanzi traccia una biopic della non irresistibile ascesa di Lombardi ai vertici dei 5 Stelle fino al grande tentativo di salto in via della Pisana:
Poi la scelgono come candidata alla Regione Lazio. Torna in tivù. E si scopre che non è cambiata: sempre arrogante, respingente e fascistella, anche in quel vezzo — molto renzino e berluschino — di non accettare il confronto televisivo con i giornalisti “sgraditi”. In Rete i talebani la difendono a spada tratta, un po’come Bruno Vespa difendeva Maria Elena Boschi accostandola financo a Santa Teresa d’Avila.
Come la Boschi, peraltro, Donna Roberta è potentissima in maniera inversamente proporzionale ai meriti: se Mary Helen Woods toglie secondo i sondaggisti un milione di voti al Pd, anche Donna Roberta prosegue la sua furia autodistruttiva. E nessuno la ferma. Per parafrasare un regista un tempo arrabbiato: continuate così, fatevi del male.

(da “NextQuotidiano”)

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LA SENATRICE M5S INDAGATA PER TENTATA CONCUSSIONE

Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile

ORNELLA BERTOROTTA AVREBBE ESERCITATO PRESSIONI PER OTTENERE LA ASSUNZIONE DI UNA GIOVANE DEL MOVIMENTO IN UNA COMUNITA’ DI RECUPERO

Tentata concussione: questa l’accusa che la Procura di Catania ipotizza nei confronti della senatrice del M5S Ornella Bertorotta, alla quale è stato notificato un avviso di conclusione indagine.
Alla parlamentare viene contestato di avere esercitato presunte pressioni per ottenere la assunzione di una giovane vicina al Movimento 5 Stelle in una comunità  di recupero nel catanese e di avere utilizzato i suoi poteri ispettivi e di interrogazione nei confronti della struttura per condizionarne le scelte.
La Bertorotta ha ritirato la candidatura alle Parlamentarie del MoVimento 5 Stelle a causa dell’indagine.
La Bertorotta era quarta nel plurinominale proporzionale “Sicilia 2”, dietro, tra l’altro, Mario Giarrusso e Nunzia Catalfo. I vertici stavano pensando di candidarla all’uninominale.
Il caso di Catania era stato denunciato dal titolare della struttura di accoglienza; l’esponente grillina si è fatta anche interrogare nei giorni scorsi ma la procura diretta da Carmelo Zuccaro ha già  notificato il provvedimento di chiusura delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Il provvedimento di conclusione indagini è stato firmato dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto Fabio Regolo.
A far scoppiare il caso fu il titolare della comunità  per minori che opera a Mascali, nel catanese. Il gestore della struttura aveva poi inviato una lettera alla senatrice per replicare alle sue osservazioni. In un passaggio, scriveva pure che non c’era i requisiti per l’assunzione della giovane, che e’ una militante del Movimento cinque stelle di Mascali. La Bertorotta da parte sua ha sempre negato tutto.

(da “NextQuotidiano”)

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PATTY L’ABBATE, UN’ALTRA INCANDIDABILE PER LO STATUTO M5S

Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile

UNINOMINALE PUGLIA 4 AL SENATO: LA NEOGRILLINA ERA STATA CANDIDATA AL COMUNE DI CASTELLANA GROTTE NEL 2012… IL MS5 CHIUDE UN OCCHIO “LO AVEVA COMUNICATO”, MA CAMBIA POCO, ALTRI PER LO STESSO MOTIVO SONO STATI ESCLUSI

Patty L’Abbate, oppure Pasqua L’Abbate, candidata all’uninominale Puglia 4 con il MoVimento 5 Stelle al Senato, durante l’incontro con i candidati delle altre coalizioni sul locale Canale 7, aveva dichiarato di non essere mai stata candidata con altri partiti. E invece eccola che sorride dal manifesto di Io Sud-PLI alle elezioni comunali di Castellana Grotte nel 2012.
Il regolamento del M5S parla(va) chiaro: il candidato “non dovrà  aver mai partecipato a elezioni di qualsiasi livello, nè aver svolto un mandato elettorale o ricoperto ruoli di amministratore e/o componente di giunta o governo, con forze politiche diverse dal MoVimento 5 Stelle a far data dal 4 ottobre 2009”.
Patty L’Abbate è quindi un’altra incandidabile per le regole del MoVimento 5 Stelle e in Puglia va a far compagnia ad Antonio Tasso, che Luigi Di Maio ha deferito ai probiviri per l’espulsione per la condanna in primo grado nel frattempo prescritta per violazione del copyright.
Alle elezioni comunali di Castellana Grotte Patty L’Abbate aveva preso 41 voti e non era stata eletta.
La candidata era stata presentata qualche tempo fa da Di Maio come “specializzata in economia dell’ambiente e con un dottorato di ricerca in economia e gestione delle risorse naturali. Si occupa di ciclo di vita dei prodotti, di contabilità  ambientale e di impronta ecologica. Vanta una serie di pubblicazioni scientifiche nel settore della sostenibilità  ambientale, eco innovazione ed economia circolare”.
Nel 2012 aveva utilizzato una frase di Luigi Einaudi per presentare la sua candidatura: “Giustizia non esiste là  dove non vi è libertà ”.
In una pubblicità  pubblicata sui giornali all’epoca invece la scelta era ricaduta su Gandhi: “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
Qualche tempo fa il Foglio si è occupato di lei e del suo curriculum: la candidata lavora al Politecnico di Bari. Collaboratrice, si legge sul sito dell’università  pugliese dove, appunto, collabora al dipartimento di Ingegneria civile, ambientale, del territorio, edile e chimica. Non una docente universitaria, neppure una ricercatrice, ruolo per cui c’è un inquadramento specifico e distinto, come dimostra anche la semplice ma chiara grafica del sito Didatech.
Relatrice a un convegno sulla decrescita felice, L’Abbate veniva presentata come “docente universitario” e membro di Isib.
Cosa sia l’Isib non è molto chiaro. Se si cerca su Google appare l’Institute of Biomedical Engineering del Cnr, dipartimento soppresso il 23 dicembre 2014 e fra i cui collaboratori non risulta alcuna L’Abbate, oppure una pagina vuota del sito di Mdf, che rimanda alle domande frequenti.
In mattinata arriva il salvagente dei vertici del MS5: “la sua precedente candidatura e’ stata debitamente comunicata al MoVimento”, una deroga che però non è stata concessa ad altri e che farà  discutere.

(da “NextQuotidiano”)

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M5S, NUTI: “DI MAIO ORMAI E’ UN VECCHIO POLITICO, I FILTRI FANNO ACQUA”

Febbraio 25th, 2018 Riccardo Fucile

UNA DISAMINA OBIETTIVA MA IMPIETOSA SU UNA RIVOLUZIONE TRADITA

Riccardo Nuti, 36 anni, deputato noto per appartenere all’ala dura e pura del M5S è uno dei tre parlamentari siciliani coinvolti nell’indagine di Palermo sulle firme ricopiate alle elezioni comunali del 2012. Si definisce ‘parte lesa’ nella vicenda giudiziaria e ora si trova nella situazione ibrida di appartenere ancora al Movimento pur essendone stato radiato nei fatti: un limbo politico tutto nuovo generato dalle particolari regole interne del M5S, in cui Nuti è in compagnia dell’altra portavoce Giulia Di Vita.
Eppure Nuti non è un uomo di secondo piano. A lui si deve la battaglia per la richiesta di scioglimento del Comune di Palermo che portò a un dossier del Mef in cui si attestavano 46 gravi violazioni di legge, ma anche le interrogazioni che permisero di scoprire i premi di risultato a pioggia a Palazzo Chigi.
Dalla sua postazione, il deputato osserva la metamorfosi del Movimento fondato da Beppe Grillo e fissa responsabilità  precise e una data d’inizio del fenomeno che porterà  poi al caso ‘rimborsopoli’: febbraio 2016.
Lei è stato sospeso dai probiviri nel novembre 2016. Qual è tecnicamente la sua posizione adesso rispetto al M5S?
Non sono più sospeso: sono a tutti gli effetti un parlamentare eletto con il M5s, la seconda sospensione (avvenuta a giugno 2017) è decaduta in quanto non c’era alcun valido motivo, e da allora (dicembre 2017) ho fatto richiesta di rientrare nel gruppo parlamentare, da 3 mesi attendo una risposta che non arriverà  mai. Non mi sono iscritto alla nuova associazione creata a fine 2017, sono rimasto iscritto a quella originaria del 2009.
Prima i massoni, poi la vicenda Caiata (della cui candidatura Di Maio si era detto orgoglioso), sono l’emblema di un sistema di controllo interno che non funziona o sono casi che possono capitare?
Sono la dimostrazione che tutte le promesse di ‘filtro qualità ‘ e ‘migliore gruppo possibile in parlamento’ erano slogan inutili e rivelatisi dannosi. Serve più modestia. Chi ha scelto questi nomi si deve assumere la responsabilità  di queste scelte dicendo pubblicamente ‘ho sbagliato, non sono stato capace’. Questo è il risultato di cercare di mettere dentro persone che in precedenza il Movimento aveva attaccato (lo stesso Caiata era stato segnalato dagli attivisti di Siena) o che non hanno fatto un percorso di attivismo, di impegno costante e serio nel M5s, che si somma agli arrivisti avvicinatisi dopo il boom elettorale degli ultimi anni. Pensare che basta dire ‘sposo gli ideali del M5s’ o ‘sposo il programma del M5s’ per essere affidabili è, nel migliore dei casi, ingenuo.
Rimborsopoli sembra un caso ‘a orologeria’, scoppiato poco prima delle elezioni. Ne ha avuto sentore prima?
No, ma è frutto della distruzione volontaria della filosofia originaria del M5S. Basti pensare a quando tutto il direttorio, e in particolare Di Maio, a febbraio 2016 propose di non restituire più i soldi a un fondo statale nazionale (quindi controllabile) ma per iniziative locali a enti pubblici che ovviamente rischiano di essere meno controllabili e trasparenti e che, soprattutto, tradiscono la filosofia che quei soldi non avremmo neanche dovuti riceverli e, di conseguenza, non avremmo dovuto gestirli.
Pensa ci siano delle opacità  interne al Movimento? Se sì, quali?
Sì, ma sono evidenti oramai. Non puoi parlare di difesa dell’ambiente e poi parlare di abusivismo di necessità . Non puoi parlare di voltagabbana come se fossero la peste, se poi candidi quelli che provengono da altri partiti. Non puoi parlare di lotta agli sprechi e poi dire che i 22.000 forestali in Sicilia non sono troppi, quando tutto il mondo ci deride per questi sprechi. Non puoi dire che Marra è uno delle decine di migliaia di dipendenti del comune di Roma quando era il braccio destro del sindaco. Non cerco la perfezione, ma neanche si possono accettare le balle clamorose. Per le regole interne il ragionamento è simile, non valgono per tutti allo stesso modo ed è tutto a discrezione del capo politico e al caos mediatico del momento.
Che parere si è fatto su Luigi Di Maio?
Riprendendo una parola usata da Grillo: ‘è di carriera’. Io mi offenderei se venissi definito così. Ma non so se il termine carrierista riesce a dare una descrizione esaustiva. È il classico e vecchio politico, non è l’età  che fa un politico giovane e innovativo.
Secondo lei, dove il M5S è uguale agli altri partiti e in cosa si distingue?
È uguale nell’inseguire la notizia del momento, nell’essere schiavo del teatrino mediatico, nel cercare i voti anche a costo di dire l’opposto di quanto affermato in precedenza. Si distingue in alcune persone, poche, che nonostante tutto si impegnano veramente anche senza riflettori, che presentano interrogazioni serie e non slogan. Vi è poi un gran numero di persone, cittadini attivi, che meritano tantissimi grazie e molto rispetto. Cittadini che ancora credono nel movimento e trasmettono quelle idee nate molti anni fa, peccato che l’attuale movimento non è quello, è divenuto, non solo per statuto, un partito che nulla ha, tranne il nome, di quello costruito in questi decenni.

(da “Lapresse”)

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CONSIGLIERE COMUNALE M5S DI SIENA: “SU CAIATA ABBIAMO SCRITTO 6 MAIL, ANCHE ALLO STAFF NAZIONALE, NESSUNO CI HA MAI RISPOSTO”

Febbraio 25th, 2018 Riccardo Fucile

“IL PATRON DEL POTENZA NON AVEVA MAI FREQUENTATO IL M5S”

“Avevamo segnalato che la candidatura di Salvatore Caiata non era opportuna a gennaio, prima della chiusura delle liste. Abbiamo mandato mail a sei indirizzi diversi di referenti regionali e nazionali: ma non ci ha risposto nessuno”.
Michele Pinassi è uno dei due consiglieri comunali del M5S a Siena, nonchè uno degli autori di un duro comunicato in cui i 5Stelle locali avevano avvertito i vertici che la candidatura del patron del Potenza nascondeva rischi “per le sue frequentazioni politiche e imprenditoriali, lontanissime dal modo di essere del Movimento, oltre al fatto che lo stesso Caiata non lo aveva mai sostenuto o frequentato in precedenza”. Due giorni fa si è appreso dell’indagine a Siena sul candidato per reati finanziari, e Di Maio lo ha messo “fuori dal Movimento”.
E ora il M5S cittadino può rivendicare: “Avevamo ragione noi”. Mentre il deputato Alfonso Bonafede, vicino a Di Maio e uno dei referenti per la Toscana, assicura: “Avevamo tenuto in debita considerazione la segnalazione del nostro gruppo di Siena in merito alle vicende che riguardano Salvatore Caiata. Purtroppo la genericità  dell’alert, fondato solo su vaghissimi chiacchiericci che circolavano in città , non ci ha permesso di seguire una pista circostanziata. Ma abbiamo operato con scrupolo tutti i controlli possibili”.
Pinassi, perchè e quando vi siete mossi?
A gennaio, quando si è saputo della possibile candidatura di Caiata. Io prima non sapevo neppure che faccia avesse, ma alcuni del gruppo lo conoscevano, perchè in città  possiede diversi locali. A spingerci a scrivere ai nostri referenti sono stati molti cittadini, anche con messaggi sui social: “Se lo candidate non vi voto più”.
Perchè questa preoccupazione diffusa?
Lo percepivano come non in linea con il M5S, anche per la sua storia (era stato coordinatore del Pdl locale, ndr). E comunque noi non sapevamo nulla di inchieste a suo carico, sia chiaro.
Però vi siete mossi.
Sì, abbiamo scritto a vari indirizzi.
Nel dettaglio a chi?
Abbiamo sicuramente mandato una mail allo staff nazionale, quello che si occupava delle liste. E abbiamo scritto anche a Giacomo Giannarelli (il capogruppo in Regione, ex candidato governatore, ndr).
Non vi hanno mai risposto?
Mai. Ma non ce la siamo sentita di parlarne pubblicamente. Non volevamo e non vogliamo danneggiare il Movimento.
Però nella nota chiedete “la rinuncia al ruolo di chi ha deciso e, come in altri casi, ha sbagliato”.
Ci sembra naturale che chi ha commesso errori faccia un passo indietro. È stata danneggiata l’immagine di tutto il M5S, in modo importante.
Ma perchè hanno insistito su su Caiata? Perchè portava tanti voti?
Non so. Io sono certo che siano tutti errori in buona fede. E che Luigi Di Maio non c’entri nulla: non poteva certo conoscere bene questo candidato. E poi lui è un’ottima persona.
Però tutti i candidati negli uninominali erano vidimati direttamente da Di Maio, anche perchè non sono passati per le votazioni sul web.
E questo è stato il vero nodo, il metodo. I problemi emersi in questi giorni sono tutti sui candidati negli uninominali. E questo prova che bisognava passare dai territori, anche perchè così avremmo avuto nomi riconosciuti dalle comunità  locali, quindi più forti.
Ora quanto ne risentirete nella campagna elettorale?
Non lo so. Io posso dire che alle amministrative del 2013 prendemmo il 9 per cento e che ora i sondaggi ci danno come possibile vincenti in un ballottaggio a maggio.
Si candiderà  lei?
No, la mia esperienza da consigliere si concluderà  tra poco. Io non sono per il doppio mandato, sono per il mandato unico. Sono nel Movimento dal 2007, e favorirò il ricambio.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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DI MAIO E DI BATTISTA INVITANO A VOTARE GLI IMPRESENTABILI M5S (DICHIARATI DA LORO STESSI COME TALI)

Febbraio 25th, 2018 Riccardo Fucile

DOMANI GLI IMPRESENTABILI POTREBBERO DIVENTARE COSI’ I RESPONSABILI POLITICI DEL DISASTRO

In un interessante confronto video Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno cercato di arginare l’effetto comico delle espulsioni annunciate (ma non formalizzate) e delle fantomatiche rinunce ai seggi sempre annunciate (ma per niente formalizzate) dei candidati che il capo politico del MoVimento 5 Stelle ha scelto prima dell’inizio della campagna elettorale.
Gli ultimi due casi sono venuti fuori tra venerdì e sabato: Salvatore Caiata, indagato per riciclaggio, e Antonio Tasso, condannato e poi prescritto per violazione del copyright, sono stati cacciati perchè non hanno rivelato indagini e condanne a loro carico al capo politico.
I due, che hanno buone chances di essere eletti perchè Caiata è popolarissimo in Basilicata grazie all’acquisto del Potenza Calcio e il M5S in Puglia riscuoteva fino a ieri ottimi risultati nei sondaggi, si vanno così ad aggiungere ai quattro ex massoni nel frattempo messisi in sonno per cui i grillini hanno annunciato il cartellino rosso anche se i regolamenti dicono che chi si candida nel M5S non deve (tempo presente) essere iscritto alla massoneria.
Per questi quattro Di Maio ha anche annunciato una altrettanto fantomatica denuncia per aver danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle, che finirà  probabilmente nel reparto carta riciclabile di ogni ente presso cui verrà  presentata.
E per un motivo semplice: spettava ai grillini controllare i requisiti di chi candidavano, ma la squadra di “supercompetenti” che il M5S vuole mettere al servizio del paese non è stata nemmeno capace di aprire Wikipedia per sapere che Rinaldo Veri, l’ammiraglio presentato per primo nella kermesse dedicata ai collegi uninominali al Tempio di Adriano, era stato nel frattempo eletto nel consiglio comunale di Ortona e non con il M5S.
Di Maio sostiene che il candidato Tasso sia stato coinvolto in un processo “perchè avrebbe masterizzato dei Cd-Rom” e non per violazione del diritto d’autore
Come spesso gli succede quando non sanno più che pesci pigliare e vogliono nascondere le loro responsabilità , da giorni i grillini stanno accusando i giornali di sbattere in prima pagina questi casi, come se fosse colpa dei quotidiani se Di Maio & Co. non sono in grado nemmeno di controllare sè stessi mentre si propongono per governare il paese.
Ma questo è uno dei tanti effetti comici involontari che consentono oggi, in campagna elettorale, di fare fessi una marea di invasati facendo loro credere di essere esenti da colpe.
Domani, se le cose dovessero andar male, come la storia insegna saranno invece quelli che oggi stanno facendo i furbi a pagare il prezzo della loro incapacità  di prendersi una responsabilità  che sia una e di ammettere di aver sbagliato.
Nei commenti allo status di Di Maio su Tasso lagggente crede alla storia dei Cd-Rom e rimprovera a Di Maio l’eccessiva severità …
C’è però un effetto accessorio del torquemadismo alle vongole esibito in campagna elettorale a uso e consumo dei fessi che dicono “Oh, però il M5S i suoi impresentabili li caccia!” e non si rendono conto che un movimento politico serio non avrebbe dovuto candidarli, magari dando retta ai tanti sussurri e grida della base di attivisti che aveva protestato per l’incredibile metodo che aveva portato a candidare, nel caso di Caiata, uno che non aveva mai fatto nemmeno un giorno di attivismo a Siena e aveva invece dimostrato, aderendo al centrodestra di zona, di avere idee incompatibili con il M5S.
Infatti, siccome Di Maio e Di Battista stanno orgogliosamente rivendicando “il grande lavoro” fatto da parte dell’uno e da parte dell’altro, quello che accadrà  il 5 marzo è che un buon numero di personaggi nel frattempo cacciati con ignominia dal MoVimento 5 Stelle si troverà  alla Camera o al Senato senza gruppo politico di riferimento, ma con l’elezione in tasca perchè garantita dalla posizione nel listino proporzionale o addirittura perchè ha vinto il collegio uninominale grazie alla scelta di chi voterà  MoVimento 5 Stelle e, grazie al meccanismo del Rosatellum, trasferirà  così automaticamente il voto a coloro che lo stesso M5S considera impresentabili.
Quella vecchia volpe di Berlusconi ha già  capito l’antifona e ha dichiarato che non potrà  certo dire di no a chi vorrà  votare il programma del (probabile) governo di centrodestra prossimo venturo.
Ma c’è anche un’altra ipotesi: se il centrodestra non dovesse riuscire a centrare la maggioranza in nessuno dei due rami del Parlamento, potrebbe tornare in auge il governo “del Presidente” già  auspicato da molti e in quel caso i voti del Gruppo Misto potrebbe risultare decisivi per il varo di un esecutivo molto simile a quello che i grillini hanno combattuto in cinque anni di legislatura.
Sarebbe ben più di una beffa per Di Maio e Di Battista, che oggi invitano a votare il MoVimento 5 Stelle e quindi qualcuno di quei candidati che domani potrebbe essere decisivo in Parlamento per la fiducia al governo delle larghe intese.
Se questa ipotesi, improbabile ma ad oggi non impossibile, dovesse verificarsi, con chi se la prenderà  il grillino che con il suo voto ha contribuito a eleggere il fuoriuscito poi decisivo?
Certo, se la prenderà  con l’eventuale “traditore” ma invano, visto che non potrà  certo accusare di essere un voltagabbana chi è stato cacciato dal M5S (anche se qualcuno proverà  di sicuro a farlo).
La responsabilità  di questa tragedia è e rimarrà  invece di chi ha scelto i candidati senza essere capace di effettuare un controllo anche minimo (il caso Veri) e senza ascoltare le segnalazioni della fantomatica base grillina, che torna buona quando si tratta di donare soldi o raccogliere firme ma non viene nemmeno presa in considerazione quando si tratta di fare scelte che magari non sono fruttuose nell’immediato ma sono lungimiranti successivamente.
Oggi Di Maio e Di Battista invitano a votare il M5S pieno di candidati dichiarati da loro stessi impresentabili. La ruota gira, e domani gli impresentabili potrebbero diventare i responsabili politici del disastro.

(da “NextQuotidiano”)

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