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CORRIDOI UMANITARI, 54 SIRIANI ARRIVATI A FIUMICINO VIA AEREO: “COSI’ SI SMONTA LA RETORICA SUI MIGRANTI”

Marzo 29th, 2019 Riccardo Fucile

COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO E CHIESE EVANGELICHE FINANZIANO DA SOLE IL PROGETTO, COME AL SOLITO I SOVRANISTI DELLA DOMENICA NON FANNO UNA MAZZA

“Mio marito è andato via senza dirmi nulla, sono rimasta sola con i miei figli e da quel momento ho vissuto con un’amica. Poi siamo scappate dalla guerra e siamo andate in Libano. Sono una cuoca ma senza un uomo la vita è stata difficile, spesso ero vittima di molestie”.
Questa è una delle tante storie che le persone atterrate a Fiumicino si portano dietro. Prima la guerra, poi la vita nei campi profughi in Libano, una vita sospesa dove è impossibile tornare indietro ed è difficile andare avanti. Tra questa storie c’è anche chi ha provato la via del mare, verso Cipro, ma loro figlio è annegato e loro sono stati riportati indietro.
Invece stavolta, grazie al progetto dei Corridoi Umanitari, si viaggia in sicurezza con un aereo di linea da Beirut a Roma. Il progetto è della Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane e della Comunità  di Sant’Egidio ed è finanziato interamente da loro.

(da TPI)

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GIORGIA MELONI, FRANCESCA DAMATO E LA BUFALA DEGLI IMMIGRATI CHE DELINQUONO DI PIU’

Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile

I DATI UFFICIALI SMENTISCONO LA BALLA SOVRANISTA… LA SOLUZIONE COMUNQUE E’ REGOLARIZZARLI, CHI E’ IN REGOLA NON COMMETTE PIU’ REATI

«A causa del fatto che è innegabile — e questo me l’ha confermato un mio amico che è un magistrato e non è un populista — c’è un aumento dei crimini commessi dagli immigrati, immigrati di una certa fascia sociale, intendiamoci e il che non significa che essere immigrato significhi essere più brutto e più cattivo degli altri ma semplicemente che chi proviene da determinati contesti ed è in determinate situazioni è molto più semplice che delinqua».
Così ieri sera a Di Martedì Francesca Donato, presidente del Progetto Eurexit e astro nascente del sovranismo italiano che non si sa bene per quale motivo venga invitata nelle trasmissioni televisive.
Come da copione la semplice proposta di concedere la cittadinanza a Ramy e Adam, i due ragazzini eroi che assieme a Riccardo (che è italiano e quindi la cittadinanza l’ha già ) hanno salvato i compagni di classe presi in ostaggio da Ousseynou Sy ha suscitato le reazioni dei sovranisti impegnati a spiegarci che dietro ci sono le solite politiche e complotti immigrazionisti.
L’immigrazione, spiegano, è un male. Se non un “male assoluto” poco ci manca perchè da un lato c’è la terribile balla della sostituzione di popolo di cui parla spesso e volentieri Giorgia Meloni dall’altra il pericolo concreto dato dal fatto che gli immigrati — poco importa se regolari, irregolari o richiedenti asilo — delinquono di più.
Lo ha detto anche la leader di Fratelli d’Italia ieri sera a Otto e mezzo quando ha spiegato che «ad un’immigrazione incontrollata corrisponde un aumento dei reati» perchè «c’è un’incidenza maggiore da parte degli immigrati clandestini in tutti i reati: omicidio, stupro, rapina e furto».
Come questo abbia a che fare con il caso del sequestro del pullman a San Donato da parte di un cittadino italiano, nato in Francia e immigrato regolarmente in Italia questo non si sa.
E del resto la Meloni forse dimentica come nel 2002 furono proprio Lega e Berlusconi a fare l’ultima sanatoria che regolarizzò 200mila immigrati “clandestini”.
Il tema è davvero complesso e affrontarlo come lo fa la Donato, dicendo che un suo amico le ha detto ricorda molto le fregnacce di Di Maio sui “delinquenti romeni” che l’Italia importa ogni anno.
E suona molto come una forma di razzismo sociale.
In fondo con la stessa logica si può affermare che i poveri delinquono di più dei ricchi perchè sono “in determinate situazioni”.
Il punto è — e lo abbiamo spiegato qui — che la correlazione tra immigrazione e aumento dei reati è una bufala.
Lasciamo per un momento da parte il fatto che per i sovranisti tutti gli immigrati che delinquono sono “irregolari” (quando invece molti sono in possesso di regolare permesso di soggiorno) e cerchiamo di fare un sforzo per capire che non tutti gli immigrati sono “clandestini” ma che ci sono moltissimi cittadini stranieri (sia comunitari che extracomunitari) presenti regolarmente nel nostro Paese.
Come spiegano Famiglia Cristiana e il Sole 24 Ore i dati non sono affatto neutri.
I freddi numeri delle denunce o dei procedimenti penali poco ci dicono della realtà  delle cose senza una corretta interpretazione e spiegazione.
Perchè se è vero che il numero degli imputati di origine straniera è andato aumentando (+22% dal 2006 al 2015) è anche vero che parallelamente il numero degli immigrati è aumentato in misura maggiore (+88%).
Si sono triplicati i reati a sfondo sessuale, ma il numero dei residenti di origine straniera è aumentato di sette volte.
Nel corso del tempo quindi l’incidenza degli imputati “immigrati” è andata diminuendo rispetto al totale della popolazione di origine straniera.
Il che già  di per sè smentisce l’affermazione che più immigrazione è uguale a più reati, perchè è pacifico che non solo non tutti gli immigrati delinquono ma che la maggior parte di loro non delinque affatto (come del resto anche gli italiani).
Eppure si assiste ad una criminalizzazione dell’immigrato irregolare senza tenere conto che è proprio l’irregolarità  e non l’essere immigrati ad essere una delle cause che portano a delinquere.
Perchè le statistiche dimostrano che quando ottengono il permesso di soggiorno (e quindi non sono più “clandestini”) si instaura un percorso virtuoso che toglie l’immigrato dalle grinfie della criminalità . Semplicemente perchè se una persona ha un lavoro e deve lavorare per tenere il permesso di soggiorno sarà  meno portato a delinquere.
Vogliamo davvero risolvere il problema dei reati da parte dei cittadini stranieri residenti in Italia? Apriamo le maglie del “Decreto Flussi” che stabilisce quanti immigrati possono entrare regolarmente in Italia. Ma evidentemente è molto più comodo tenere i “clandestini” come spauracchio che dire che i figli di immigrati regolari, nati e cresciuti in Italia hanno il diritto di essere italiani.

(da “NextQuotidiano”)

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LAMPEDUSA, GLI SBARCHI CONTINUANO MA I MEDIA DI REGIME NON NE PARLANO

Marzo 13th, 2019 Riccardo Fucile

POCHI GIORNI 40 PROFUGHI DALLA LIBIA, ALTRI DALLA TUNISIA, MA ARRIVANDO DIRETTAMENTE SENZA SALVATAGGIO DA PARTE DELLE ONG NON FANNO GIOCO AI RAZZISTI… E ALMENO 500 AL MESE ARRIVANO SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA

Forse non tutti sanno che in questi giorni dalla Libia sono partiti almeno due barconi in legno diretti a nord e che entrambi sono giunti a destinazione: in Europa. Uno è stato soccorso dalla Marina Maltese mentre una barca è arrivata a Lampedusa nella notte tra il 6 e il 7. A bordo 40 persone da un barchino in legno arrivato in autonomia a 2,6 miglia dall’isola (praticamente erano quasi arrivati) . 21 Uomini, 3 Donne e 16 Minori tra cui 2 molto piccoli.
Una notizia uscita solo perchè alcuni di noi continuano giornalmente a monitorare il traffico aereo e marittimo in zona soccorsi mentre altri contattano o vengono contattati da personali fonti.
Un lavoro certosino di controlli incrociati per arrivare a notizie che dovrebbero uscire da comunicati ufficiali.
Ma da mesi ormai le autorità  preposta, Guardia Costiera per prima, non comunicano più con i media su tutto ciò che riguarda i flussi migratori.
Ma le persone, le barche, le navi e gli aerei militari non sono trasparenti: perciò anche se a fatica, le notizie infine si trovano.
Così seguendo il tracciato di un 1 elicottero militare maltese e facendo verifiche incrociate con le fonti, scopriamo che il barcone arrivato a Lampedusa era partito da Sabratha (Libia) che era ben messo, aveva addirittura 2   motori e presumibilmente parecchio carburante a disposizione visto che i 40 hanno potuto viaggiare per   2 giorni per 150 miglia
La stessa notte, sempre a Lampedusa, sono arrivati 8 tunisini su un barchino partito dalla Tunisia trainato da nave madre
E sembra che altri barconi nel momento in cui scrivo siano tra Malta e Lampedusa. Ma avere notizie sui nuovi ingressi di migranti via mare dall’Africa è come cercare si sfondare un muro di acciaio. Per non parlare delle immagini. Nemmeno una foto di questi due ultimi eventi comunque verificati e documentati.
Ma c’è qualcosa di più inquietante dell’omertà  degli uffici stampa preposti.
Il silenzio della maggior parte dei media. La notizia di uno sbarco senza neanche una sola nave ONG in mare,   nell’ era dei porti chiusi viene quasi ignorata.
Senza contare quanto sia importante analizzarla proprio per il fatto che i trafficanti non hanno mai smesso di trafficare e che si riorganizzano come ai vecchi tempi.
I tunisini sempre con le solite modalità , dalla Libia ora si torna a partire — sfondando i controlli che abbiamo delegato (pagando) alla Marina libica di Serraj — con le barche in legno.
Oggi in buone condizioni domani forse sgarrupate come all’epoca dei grandi naufragi.
Perchè il pull factor non sono le Ong ma per chi scappa, è la sopravvivenza.

(da agenzie)

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PORTI CHIUSI? ROTTA BALCANICA APERTA, MA SALVINI LO TIENE NASCOSTO

Febbraio 25th, 2019 Riccardo Fucile

“A TRIESTE ARRIVANO IN MEDIA 10 PERSONE AL GIORNO, QUASI 4.000 L’ANNO”

La rotta balcanica dei migranti non si è mai chiusa.
Lo raccontano le decine di mucchietti di vestiti, zaini, spazzolini da denti che si ritrovano ogni giorno nella Val Rosandra, la riserva naturale sul Carso al confine tra Slovenia e Italia.
A pochi minuti di macchina da Trieste. “Da luglio ad oggi in questi sentieri abbiamo trovato resti di persone migranti che hanno lasciato i vestiti per cambiarsi — racconta Lucio Ulian, del Corpo Forestale Regionale del Friuli Venezia Giulia — si trovano sacchi a pelo, zaini e tutto l’occorrente per lavarsi. A volte li abbiamo incontrati, anche gruppi di decine di persone”.
Il confine ad est è sempre stato estremamente permeabile, la montagna è dolce e i sentieri facili. Da sempre è un luogo di passaggio.“Nel Carso ci sono decine di sentieri che dalla Slovenia portano in Italia e tutte queste zone sono zone di passaggio di migranti”. Spiega Ulian.
Se l’emergenza della rotta Balcanica finì ufficialmente nel 2016 con l’accordo con la Turchia, le frontiere non sono mai state impermeabili e da un anno con la diminuzione degli arrivi via mare, dal confine est sono tornati ad aumentare gli arrivi.
“Ogni mattina ci sono questi ragazzi penso afghani o pakistani dai lineamenti — dice Paolo un abitante di Draga Sant’Elia paese a trecento metri dal confine sloveno — che con gli zainetti si guardano intorno e cercano la via per il centro della città .
Quest’anno se ne vedono un po’ di più, prima passavano solo di notte ora si vedono anche la mattina o in pieno giorno”.
Il Friuli Venezia Giulia ospita circa 4000 richiedenti asilo e sono soprattutto dal Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, Iraq.
A Trieste sono 1200 quasi tutti in piccoli appartamenti “Abbiamo inventato noi negli anni novanta quello che poi è diventato il sistema Sprar” racconta Gianfranco Schiavone dell’ICS, Consorzio Italiano Solidarietà , che insieme a Caritas gestisce la maggior parte dei posti sprar in città .
Inoltre proprio al posto di confine con la Slovenia a Fernetti hanno aperto un luogo più grande, un CAS “Ma con livelli di accoglienza molto alti — assicura Schiavone — lo abbiamo chiamato Casa Malala in omaggio a Malala la bambina pakistana simbolo della lotta contro l’oscurantismo dei talebani. Casa Malala accoglie 95 persone nel loro primo periodo di permanenza in Italia”.
“Gli arrivi non sono mai cessati nel 2018 abbiamo avuto una media di arrivi di 10 persone al giorno — conclude il direttore di ICS — Sono diminuiti in questo momento per l’inverno ma è molto semplice immaginare che in primavera si numeri aumenteranno di nuovo”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA MIGRAZIONE AFRICANA E IL FRANCO COLONIALE

Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile

UN RAPPORTO DELLA FONDAZIONE MORESSA DIMOSTRA L’IGNORANZA DI DI MAIO IN MATERIA

Perchè centinaia di migliaia di africani lasciano casa, attraversano chilometri di deserto, si imbarcano e rischiano la vita cercando di raggiungere l’Europa? È davvero anche colpa della Francia e del suo “franco coloniale”?
In verità  le cose, come al solito, sono molto più complesse.
Basta vedere i Paesi d’origine dei migranti, il boom demografico in corso in Africa e scoprire come gran parte dei flussi migratori restano tutti interni al continente nero.
Il “franco coloniale” e i migranti.
A fotografare i complessi movimenti di profughi in Africa è uno studio della Fondazione Leone Moressa.
I risultati: le rotte migratorie sono fortemente mutabili.
Nel 2015 la rotta più praticata era quella del Mediterraneo orientale (Turchia-Grecia), di fatto bloccata dopo l’accordo Ue-Turchia del marzo 2016. Da quel momento la rotta più praticata è stata quella del Mediterraneo centrale (verso l’Italia), drasticamente ridotta con gli accordi Italia-Libia del luglio 2017.
Nel 2018, la via più frequentata è quella del Mediterraneo occidentale (Spagna). Non solo. I Paesi d’origine di quanti sono sbarcati nel 2018 in Europa cambiano in base alle tre rotte. I migranti giunti in Spagna sono prevalentemente dell’Africa occidentale e settentrionale: Marocco, Guinea, Mali e Algeria. Tra gli sbarcati in Grecia, i primi cinque Paesi d’origine sono tutti in Asia (Siria, Afghanistan, in testa).
Verso l’Italia c’è invece più frammentazione: in testa i tunisini, seguiti dai migranti provenienti da Eritrea, Iraq, Sudan, Pakistan, Nigeria, Algeria, Costa d’Avorio, Mali, Guinea.
Ebbene quanti di questi Paesi adottano il franco Cfa (valuta di 14 Paesi africani, che stando al vicepremier Luigi Di Maio sarebbe una delle cause di partenza dei migranti)? Solo due, l’ottavo e il nono: Costa d’Avorio e Mali per un totale di soli 1.940 arrivi in Italia nel 2018.
Un continente pronto ad “esplodere”.
Lo studio sottolinea come il problema delle migrazioni africane sia molto più complesso. A partire dai numeri.
La popolazione africana ha superato il miliardo già  nel 2010, e nel 2015 si attesta vicino a 1,2 miliardi, più del doppio rispetto a quella dell’Ue. Tra poco più di 10 anni (2030), secondo le previsioni delle Nazioni Unite, sarà  già  oltre quota 1,7 miliardi. Nel 2050, addirittura, sarà  più che raddoppiata rispetto al 2015, superando i 2,5 miliardi
Questa tendenza diventa ancora più significativa se confrontata con l’inverno demografico europeo: circa 500 milioni di cittadini nell’Ue, destinati a diminuire progressivamente. «E’ evidente — scrivono i ricercatori — che questo trend avrà  ripercussioni sui fenomeni migratori. La Nigeria, ad esempio, supererà  i 400 milioni di abitanti nel 2050. Altri 5 paesi supereranno quota 100 milioni».
Le migrazioni interne all’Africa.
Su 55 Paesi africani, l’80% ha registrato negli ultimi 5 anni un saldo migratorio negativo, ovvero più partenze che arrivi. In particolare, la mappa evidenzia come le aree a maggior intensità  migratoria siano la fascia Mediterranea (colpita prima dalle primavere arabe e poi dai flussi di profughi), quella Sub-sahariana (Nigeria, Mali, Senegal) e quella orientale (Somalia ed Eritrea, ma anche Tanzania e Uganda).
Per ogni area territoriale emergono però anche dei Paesi con saldo migratorio positivo, che quindi fanno da polo attrattivo per le aree di crisi limitrofe.
Questa dinamica è particolarmente evidente in Sudan, che registra il saldo migratorio in assoluto più negativo (-589 mila persone), mentre Ciad e Sud Sudan hanno registrato saldi positivi nello stesso periodo (rispettivamente 100 mila e 425 mila). Lo stesso si può dire per Gibuti, Costa d’Avorio e Mauritania, che attraggono parte dei cittadini provenienti dalle aree di crisi vicine.
Nell’Africa meridionale, il Paese maggiormente recettivo è il Sudafrica (+807 mila), ovvero la prima economia del continente. Anche Angola, Botswana e Repubblica Democratica del Congo registrano saldi positivi, compensando le migrazioni dei Paesi dell’area orientale.
Gli slogan semplicistici.
«Il rapporto tra sviluppo e migrazioni torna periodicamente nel dibattito politico, spesso però con toni superficiali o slogan semplicistici (come “aiutiamoli a casa loro”, “è colpa della Francia”).
In realtà  — scrivono i ricercatori della Moressa — la situazione è molto complessa: negli ultimi decenni, ad esempio, agli interessi delle tradizionali potenze occidentali si sono aggiunti nuovi attori come Cina e Russia e interessi privati (imprese multinazionali, che spesso hanno fatturati superiori al Pil di interi Paesi). Non solo.
Le migrazioni verso l’Europa sono solo una piccola parte dei flussi dall’Africa, che sono prevalentemente interni. I Paesi africani che attraggono immigrati non sono solo quelli più ricchi (come il Sudafrica): in molti casi i Paesi “riceventi” sono essi stessi poveri, ma vicini ad aree di crisi (Sud Sudan)».

(da agenzie)

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DEPORTAZIONE DI CASTELNUOVO, I FRATI DI ASSISI A CONTE, SALVINI E DI MAIO: “PADRE, PERDONA LORO, PERCHE’ NON SANNO QUELLO CHE FANNO”

Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

CITTADINI CHE PORTANO VESTITI PESANTI, PARLAMENTARE CHE BLOCCA UN BUS, SCATTA LA RIVOLTA CONTRO GLI INFAMI

Notte insonne al Cara di Castelnuovo di Porto. I migranti del centro di accoglienza alle porte di Roma, risparmiati dallo sfratto di ieri, non sono riusciti a chiudere occhio in attesa di essere convocati per una nuova adunata e un altro smistamento, fino alla chiusura definitiva della struttura prevista entro fine mese.
Stamattina doveva cominciare   a partire un gruppo di altre 75 persone, anche questa volta non si sa verso quale destinazione.
Ma dalle prime ore è stato un continuo via vai di cittadini italiani e anche rumeni, che arrivano portando borse, valige piene di vestiti pesanti visto che alcuni migranti verranno infatti trasferiti anche in luoghi molto più freddi del Lazio.
Non solo,   la parlamentare del Leu Rossella Muroni   si è messa davanti, attaccata al pullman in partenza chiedendo indicazioni precise del luogo dove i migranti venivano portati. Il tutto tra gli applausi dei presenti.
Non ricevendo risposta si è rifiutata di spostarsi. Risultato: Il pullman ha fatto marcia indietro, per ora tutto sospeso.
Sul profilo twitter della parlamentare, è pubblicata una foto che la ritrae davanti al mezzo appena fuori dal cancello. “Bambini, donne, uomini, vogliamo solo sapere dove vanno e che condizioni troveranno. Restiamo umani per favore”, è scritto sul post.
La rabbia si fonde con l’incredulità  in questo centro modello che nel marzo 2016 papa Francesco scelse per la celebrazione della lavanda dei piedi del giovedì santo, inchinandosi per il rito davanti a 12 profughi.
Il Cara di Castelnuovo di Porto ospitava 500 migranti ed è il primo centro di accoglienza per richiedenti asilo nella lista di quelli che dovranno chiudere i battenti, a poco più di un mese dalla conversione in legge del decreto sicurezza.
Nessuna riconoscenza per il comune di Castelnuovo che ha fronteggiato l’emergenza nazionale per 10 anni, con il secondo centro di accoglienza più grande del Paese.
Con l’avvio dei trasferimenti dei migranti   è scattata la polemica e la preoccupazione. “Siamo dispiaciuti e preoccupati. Chiediamo che non vengano trattati come bestiame”, ha detto il parroco della vicina chiesa di Santa Lucia, padre Josè Manuel Torres. “Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno”: hanno affermato, citando il vangelo di Luca, i frati di Assisi in un tweet indirizzato ai vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio e al premier Giuseppe Conte.
Si possono cambiare” le politiche di gestione dell’immigrazione, “ma non si possono sbattere le persone sulla strada”. Dice il sindaco   di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini, “Io non ho interessi,   non entro nel merito politico del decreto sicurezza ma da sindaco chiamato a dare riposte immediate ai bisogni dei cittadini ribadisco che non è possibile mettere persone in mezzo alla strada da un giorno all’altro.”
A Castelnuovo ne avremo 20 in queste condizioni, ho dovuto attivare i servizi socio assistenziali, ho dovuto fare un ordinanza di protezione civile e allestire un presidio lì per le prime necessità  di questi ragazzi. Mouna, 25 anni, una ragazza somala adesso è a casa mia, ha la protezione umanitaria fino al 2020 ma non ha più diritto all’accoglienza: per lei presenteremo ricorso alla Corte europea”.
Il centro di Castelnuovo di Porto, attivo da oltre 10 anni, è arrivato ad ospitare fino a mille migranti. E si è distinto per i progetti di integrazione che ha portato avanti, come ricorda lo stesso Comune. Ieri è scattato il trasferimento dei primi 30 ospiti in centri della Basilicata e della Campania. Altri, invece, hanno lasciato la struttura da soli. Diversi sono stati avvistati alle fermate degli autobus diretti a Roma. Portandosi dietro le loro povere cose. Tra loro anche una ragazza somala di 25 anni che non sapeva dove andare.

(da agenzie)

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“LA SOSPENSIONE DEI DIRITTI DI UNA MANCIATA DI PROFUGHI HA FORSE MIGLIORATO LE VOSTRE VITE?”

Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile

INTERVISTA AD ABOUBAKAR SOUMAHORO, IL SINDACALISTA DEI BRACCIANTI: “DESTRA E SINISTRA HANNO PRODOTTO LE STESSE POLITICHE, OCCORRE ANDARE OLTRE E   CREARE UNA COSCIENZA COLLETTIVA”

Si spalanca e genera un’empatia istantanea il volto antico e spigoloso di Aboubakar Soumahoro, trentottenne italoivoriano, ex bracciante, sindacalista Usb, una laurea in sociologia presso l’università  Federico II di Napoli e una vita a lottare per i diritti dei diseredati, dei braccianti, dei migranti, di chi è sfruttato.
È senza dubbio una delle personalità  emergenti nella politica che lascia dietro sè il pietoso e feroce 2018, l’anno in cui tutto si è rivoluzionato ed è terminata la Seconda Repubblica, peraltro mai iniziata ufficialmente.
“C’è una politica che da tempo indica nello straniero il “nemico pubblico”.
In comune con il passato c’è l’indifferenza. Si vuole distrarre l’attenzione dall’ingiustizia sociale   contro cui non si fa niente: è questa la vera insicurezza
«Viviamo in un Paese sotto spasmo. Piazza del Popolo a Roma trabocca di fan di Salvini e a Torino 50mila persone si ritrovano per dire no a Tav. La reazione alle politiche aggressive del governo si misura eccome. Non Una di Meno ha portato in piazza nella capitale 150 mila persone sui diritti femminili e di genere, mentre sulla questione dei bambini nella mensa di Lodi si è toccata con mano una sollevazione nazionale. Questa reazione mette a nudo la continua falsificazione portata avanti da certe destre, che esasperano le frustrazioni di un popolo stremato da decenni di politiche aggressive e speculative, condotte ai suoi danni. Da subito, dal caso della nave Diciotti, è stato mostrato fino a che punto la manipolazione dell’opinione e la falsificazione della propaganda siano giunte. La sospensione dei diritti di una manciata di profughi ha portato forse cibo nei piatti dei disoccupati o delle famiglie monoreddito, che non riescono non dico a tirare fine mese, ma nemmeno le prime due settimane? Ha per caso consentito un miglioramento di vita ai precari, che devono mettere insieme tre lavori in una giornata per arrivare a un reddito indecente? Ha dato risposta ai giovani costretti a prendere voli low cost, per trovare altrove uno straccio di lavoro? La questione dello sfruttamento e dell’abbrutimento, imposto a tutta la collettività  e non solo riguardo al lavoro, va rimessa al centro. Quando perfino nel contratto di governo si scrive che negli asili nido va inserita una differenza tra bambini, ci troviamo di fronte a un problema serio, che non è soltanto economico e materiale, ma è di pura crisi valoriale».
Tutto ciò avviene in una nazione che il recente rapporto Censis definisce sotto sovranismo psichico.
«C’è una modalità  della politica che aumenta e approfondisce la distrazione di massa, nascondendo il problema autentico, che è lo sfruttamento generalizzato. Questo colpisce tutti i ceti, tutti i corpi sociali, tutti i soggetti deboli. Il cosiddetto Decreto Sicurezza, produce marginalità . Le donne, i giovani, anche i bambini vedono erosi i loro diritti. A distanza di 70 anni dalla dichiarazione universale dei diritti umani e della stessa Costituzione italiana, si ripristinano leggi non razziali, ma razziste, esattamente come sette decenni orsono si fece in Sudafrica».
Ti occupi da anni di lavoro. Tra insicurezza e smantellamento dei diritti di base, si è creato un avvitamento che impoverisce la società  nella sua interezza.
«Giuseppe Di Vittorio diceva che quando i lavoratori non riescono a fare fronte ai loro bisogni più vitali, cioè alle necessità  delle loro famiglie e delle loro creature (“creature”: questa parola umana che porta con sè tutto!), significa che siamo in una fase di abbrutimento, che riguarda oggi tutti i lavoratori, i precari, i braccianti, gli operatori dell’era digitale, quelli della pubblica amministrazione – persino i lavoratori dello Stato finiscono sfruttati, coinvolti in processi di esternalizzazione e nuovo padronato. Questo degrado riguarda anche la massa di giovani, free lance e precari, anche del cognitivo, che ormai lavorano a cottimo quanto un bracciante che si spacca la schiena nel Pavese o a Reggio Calabria. Si tratta di un impoverimento che la nostra Costituzione doveva e deve rovesciare, dando dignità  a chi lavora».
Il Jobs Act ha fallito proprio in questo, non restituendo dignità  ai lavoratori.
«Quella riforma è precisamente la più aggressiva espressione della decadenza contemporanea in termini di diritti. Trasforma la precarietà  lavorativa in precarietà  esistenziale tout court. Si è andati a spezzare l’elemento della comunanza. Ma si è assistito alla cancellazione di questo vocabolario, alla sua archiviazione nel nome di un progresso che non è tale, spesso andando oltre persino il sistema schiavista, in cui perlomeno i padroni tenevano alla salute dei propri schiavi, perchè producessero più e meglio. Il Jobs Act, che è tuttora in funzione, non è certamente una questione soltanto italiana, sia chiaro. Il lavoro oggi va trasformandosi secondo il modello dell’isolamento che colpisce chi è al servizio delle famiglie, nella sonante assenza dello Stato, che spazza via ogni welfare e costringe poveri pensionati ad affidarsi a colf e badanti con costi insostenibili. La risposta a questa situazione è tornare a unire i lavoratori, non in base al colore della pelle o alla provenienza geografica, ma in forza del loro bisogno comune, che in questo caso è vedere riconosciuta la dignità . I lavoratori vanno messi in condizione di unirsi intorno a un principio assai semplice, nell’era del dumping sociale: stesso lavoro, stessa paga. Stessa mansione, stesso salario. E stesso diritto alla previdenza sociale. Va rimessa al centro la persona, che è tale prima ancora di essere chiamata lavoratore o lavoratrice».
Delinei una sfida che non riguarda soltanto l’Italia: è una globalizzazione dei diritti di dimensioni internazionali.
«Stiamo attraversando una fase che possiamo descrivere parafrasando Frantz Fanon, il celebre esponente del terzomondismo: nella struttura economica delle colonie, si è ricchi perchè si è bianchi e si è bianchi perchè si è ricchi. È sufficiente oggi essere lavoratori e lavoratrici, per dirsi garantiti? Dal punto di vista della regressione dei diritti generali, si assomiglia tutti sempre di più a quei lavoratori che vengono delocalizzati, nella ricerca di un profitto sempre più massimizzato, attraverso la massimizzazione della capacità  di sfruttamento. Sono due dimensioni che viaggiano insieme, in una prospettiva globale. Ecco perchè non si può evitare di orientarsi in una dimensione internazionale».
Il mercato dei nuovi player globali, come Amazon, oltrepassa gli Stati e tende addirittura a sostituirli.
«Il processo di internazionalizzazione deve organizzarsi e procedere intorno a parole chiave accessibili. Ci troviamo di fronte a quelli che Di Vittorio definiva i grandi monopoli e che oggi potremmo chiamare grande distribuzione organizzata, giganti economici ad alta tecnologia, che riescono a spostare la produzione oltre i confini, sfruttando le debolezze di lavoratori atomizzati e spaesati, che vivono esistenze sospese. La risposta a questa feroce delocalizzazione, che non risparmia nessun diritto dei lavoratori, è imperniare la lotta sul principio a cui accennavo prima: stesso lavoro, stesso salario. Ovunque sia spostata la produzione, il costo del lavoro deve essere il medesimo, per non creare sperequazioni».
Però non è più sufficiente occuparsi solo del salario.
«Non si può lottare soltanto per un salario nominalmente dignitoso, senza porsi domande inerenti alla mobilità  sociale o al tema del diritto all’abitazione. Per non dire della questione giovanile o dei pensionati, fasce di popolazione diversamente abbandonate a se stesse. O anche della vita nelle città , dove assistiamo a un’espulsione di massa dei precari dal diritto di abitare nel centro, perchè si sta proiettando e realizzando l’ideologia di una city più o meno smart, in cui non si devono avere sotto gli occhi i non abbienti, che vanno colpevolizzati e nascosti ai margini. Bisogna essere presenti ovunque. Ogni territorio va trasformato in finestra aperta sul mondo».
Si assiste al progressivo scollamento tra Stato e cittadini.
«L’esasperazione delle persone va compresa. Veniamo da decenni in cui lo Stato, nelle sue articolazioni anzitutto governative, ha praticato un picconamento scientifico dei diritti dei cittadini nel loro spazio vitale. Questo è il contesto in cui si inserisce il governo attuale, che ha promesso di dare diritti e dignità  a tutti. Lo Stato può essere garante di tutti i soggetti, in un mondo in cui la ricerca del profitto viene portata avanti fino alla disumanizzazione e tutto è interpretato come merce? Lo Stato può e deve tornare a mettere al centro l’essere umano, salvaguardandone i diritti e la dignità . Nel momento in cui si fa invece promotore di un messaggio di odio, i cittadini finiscono per agire quel rancore, che sembra la risposta allo sfruttamento e alle disuguaglianze. Ma la realtà  è ben più composita e articolata di quanto faccia figurare il messaggio di odio lanciato da chi interpreta lo Stato».
Se la risposta delle destre all’esasperazione è chiara, ciò che si è chiamato sinistra ha ancora un senso, almeno in questo Paese?
«Lo smantellamento dei diritti è stato continuo e coerente negli ultimi decenni. Prima degli Ottanta le leggi dello Stato ampliavano i diritti e il reddito cresceva. Dagli anni Novanta è stato dato inizio a un enorme calo dei salari e a un innalzamento progressivo della precarietà . Dal pacchetto Treu fino al Jobs Act, si osserva la realizzazione di un progetto unico, nell’alternarsi dei governi di colore opposto. D’altra parte prendiamo l’esempio delle leggi che sono state approvate nel corso degli anni sul tema dei migranti. Partendo con la Turco-Napolitano, una filosofia di razzializzazione viene portata avanti dalla Bossi-Fini, dalla Minniti-Orlando e infine dall’attuale decreto Salvini, senza soluzione di continuità , nonostante l’alternanza di centrosinistra e centrodestra al potere. È tutto coerente, anche quando consideriamo sanità , previdenza, istruzione. Quanto è stato eretto in questi anni ha portato all’attuale condizione di smarrimento dei valori, fino al punto di dire che non c’è differenza tra destra e sinistra. Ciò a cui bisogna lavorare è federare le comunità  di ultimi, di sfruttati, di abbandonati, che hanno pagato il prezzo di riforme tanto devastanti. La ricomposizione di cui parlo è il momento in cui la diversità  non è un elemento per scatenare una caccia alle streghe: essere donne o gay o lesbiche non diventa fattore discriminatorio, che acuisce o mantiene disuguaglianze, come il gap salariale tra uomini e donne. Costituisce invece l’uscita dalla politica delle discriminazioni, per aumentare l’angolatura dei diritti».
La giustizia sociale non è che un aspetto delle trasformazioni planetarie imposte dal vecchio e nuovo capitale.
«È necessario mirare alto e provare a coniugare la giustizia sociale con temi epocali, come quello dell’ambientalismo. Sappiamo che per via dei cambiamenti climatici, entro il 2050, ci saranno 250 milioni di persone costrette a cercare di sopravvivere spostandosi, l’80 per cento delle quali vive nei paesi del sud del mondo. La percezione dell’invasione dei migranti in Italia è del tutto scorretta, ma è evidente che masse immense saranno costrette alla diaspora non solo per l’esclusione, ma anche per i cambiamenti climatici, dovuti anzitutto al modello di industrializzazione che si è imposto. Emerge drammaticamente, sotto rinnovate forme, il legame tra capitale e natura. Tutti i temi epocali non possono che viaggiare insieme. La causa ambientalista e l’esclusione sociale, la discriminazione delle classi povere, l’antisessismo. La lotta per i diritti non può avvenire all’interno di muraglie, nell’innalzarsi di confini, negando agli esseri umani la libertà  di circolazione e consentendola invece soltanto alle merci e ai capitali».
Parli del nesso tra capitale e natura. Che fase del capitale è quella che stiamo vivendo, con l’accelerazione tecnologica che va a trasformare definitivamente il mondo del lavoro
«Ci sono ambiti di lavoro che andranno comunque avanti con le forme storiche che noi conosciamo. La trasformazione tecnologica si porta dietro la possibilità  della cancellazione fisica dei posti di lavoro. È un processo oggettivamente in corso. In questa trasformazione accade che lo Stato rischi di diventare a sua volta operaio al servizio del capitale privato. Uno degli ex commissari Ue diceva che, se l’Italia avesse accettato le indicazioni della trojka, ci saremmo trovati nella condizione di uno Stato colonizzato. Quell’ex commissario era Mario Monti. Continuava, dicendo che nell’attuale contesto il capitalismo, non avendo più il suo antagonista, non si dà  neanche più forme di autoregolamentazione. Ma quando mai si è autoregolamentato il capitalismo? Sarebbe opportuno portare a consapevolezza la domanda su chi governa la convergenza tra industria, grande distribuzione e digitalizzazione. Già  solo a livello di social network si vive come se non importasse chi li detiene, li controlla e quali strategie sociali applica. La fisionomia del nuovo capitalismo è in alto grado sfuggente».
Abbiamo vissuto decenni in cui è stato interdetto qualunque valore ai simboli. Oggi ci ritroviamo al potere una destra che emette simboli in continuazione, dai confini all’uomo nero. Tu stesso sei diventato una sorta di simbolo, per molte persone che ti hanno conosciuto attraverso i media. Perchè si torna a una politica dei simboli
«Va detto intanto che simbolo proprio non desidererei esserlo. Tuttavia mi rendo conto che c’è uno smarrimento. L’individualismo radicale è stato indicato come unica soluzione sociale, con la promessa a ciascuno che da soli si sarebbe riusciti a farcela. La speranza e la proiezione sui nomi e sulle singole persone che attualmente governano nasce da questo disagio. Il problema va risolto in un altro modo, creando una coscienza collettiva, che si assuma la responsabilità  di uscire dall’impoverimento generale, non affidandosi a capitani suppostamente coraggiosi. Una coscienza collettiva che non sia chiusa in sè, ma capace di portare a processi di mutamento dello status quo, in termini di welfare, giustizia sociale, istruzione, sanità , tutela dell’ambiente. Più che simboli, la proposta è di attivare una coscienza collettiva, capace di risolvere l’isolamento delle persone, altrimenti facilmente sfruttabili. Questa non è una teoria del mondo: è la cruda realtà . L’hanno compresa le donne, gli operai, i giovani, che giustamente chiedono speranza, a fronte di questa situazione. Noi dobbiamo dare speranza, metterci gli stivali e scendere nei campi in prima persona. Dobbiamo interpretare quel disagio, promettere di risolverlo – e mantenere quella promessa».

(da “L’Espresso”)

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OSCAR CAMPS: “JOSEFA SORRIDE, QUESTO E’ IL SENSO DEL NOSTRO LAVORO”

Dicembre 12th, 2018 Riccardo Fucile

IL FONDATORE DELLA ONG SPAGNOLA PROACTIVA: “UN ABBRACCIO A SALVINI E AI SUOI AMICI”

A luglio le foto del suo salvataggio, il suo sguardo impietrito di chi aveva visto la morte in faccia, avevano fatto il giro del mondo: ora Josefa, la donna di origine camerunense salvata il mare dall’equipaggio della Proactiva Open Arms, la nave della Ong spagnola, dopo il naufragio a bordo di un barcone nel Mediterraneo, è tornata a sorridere.
L’immagine di Josefa che accenna un sorriso è stata postata dal fondatore di Proactiva, lo spagnolo Oscar Camps in un tweet. Nel suo post l’attivista spagnolo si rivolge a Matteo Salvini, salutandolo con un abbraccio.
Già  a luglio, dopo il salvataggio di Josefa, Camps e il ministro dell’Interno si erano scambiati accuse e sarcasmo via Twitter. “La nave Ong va in Spagna con donna ferita e due morti… Non sarà  che hanno qualcosa da nascondere?”.
Camps aveva risposto seccamente: “Perchè l’Italia non è un porto sicuro, nè per noi nè per le persone che salviamo e che tu vuoi rimandare in Libia. Ti manderemo una cartolina!”.
Il rituale dei saluti e degli abbracci è stato ripetuto anche oggi.

(da agenzie)

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CONTINUANO GLI ARRIVI DI PROFUGHI IN ITALIA: 350 IN 24 ORE ALLA FACCIA DI SALVINI

Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile

MALTA RIFORNISCE DI BENZINA E GIUBBOTTI UN BARCHINO ARRIVATO A LAMPEDUSA E SCATENA LA CRISI ISTERICA DEL VIMINALE

A Lampedusa ne sono arrivati 150 in 24 ore, sulle coste del Trapanese un centinaio. Glisbarchi “fantasma” in Italia continuano e Salvini è furioso con Malta che dovrebbe fare quello che lui stesso non fa.
Il problema sarebbero   i migranti arrivati ieri a Lampedusa su un barchino di vetroresina. Su quel barchino ci sono giubbotti di salvataggio di marca “Mecca Marine”, la stessa azienda de La Valletta che produce le uniformi della Marina maltese.
Sarebbero stati proprio loro a soccorrere il barchino partito dalla Tunisia, rimasto senza benzina in zona Sar maltese, rifornendolo di due taniche di carburante, i giubbotti di salvataggio, acqua e persino una bussola indicando ai migranti la rotta verso Lampedusa.
Un comportamento che, secondo il ministro dell’Interno, equivale a un vero e proprio favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
A bordo di quel barchino, secondo fonti del Viminale, c’erano tredici persone, dieci tunisini e tre provenienti dal Corno d’Africa tra cui due donne.
Il barchino era stato avvistato la notte tra giovedi e venerdi da un velivolo della Guardia di finanza in acque Sar maltesi. Aveva finito la benzina ed era alla deriva. Dopo la segnalazione della sala operativa di Roma, intorno alle quattro del mattino è finalmente intervenuta la Guardia costiera maltese.
I migranti raccontano di una motovedetta con a bordo marinai in divisa che sarebbero saliti sul barchino riempiendo il serbatoio a secco, lasciando a bordo altre taniche di benzina e poi avrebbero scortato l’imbarcazione sulla rotta verso Lampedusa almeno per un’ora di navigazione, praticamente fino a quando il barchino non è entrato in acque Sar italiane.
“Alcuni Paesi membri della Ue si disinteressano degli immigrati e ce li rifilano”, il commento di Matteo Salvini.
Forse si riferiva ai suo compagni di merende ungheresi e della compagna di giro di Visegrad?

(da agenzie)

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