Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
DEDICATO A TUTTI COLORO CHE OGNI GIORNO COMBATTONO PER LA VERITA’ E LA GIUSTIZIA… SEMPRE DALLA PARTE DEL POPOLO CONTRO GLI INFAMI E I VIGLIACCHI
Avete perduto, uomini senza onore.
State perdendo pure i figli che guardano le vostre mani sporche di sangue.
Il disprezzo vi sommergerà .
Forse siete in tempo per non farvi odiare dai vostri stessi figli.
Io vi perdono ma inginocchiatevi. […]
Dico a voi, donne della mafia, madri snaturate che vendete a Satana le coscienze dei vostri figli in cambio di effimere comodità , di macchine veloci, di una cucina nuova, di vestiti e gioielli, frutto di malaffari.
Ma non vi resterà niente dentro.
Così, morirete anche voi.
Ogni giorno di più.
Aiutate piuttosto i vostri uomini a salvarsi, a chiedere perdono, ad inginocchiarsi su questa terra umiliata da pochi malvagi che oscurano la grandezza di scrittori, artisti, religiosi, brava gente, tutti siciliani costretti a misurarsi con questa parola troppo usata, la mafia.
Rosaria Schifani
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Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
NEL VENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI, STUDENTI DI OGNI ETA’ IN VIAGGIO PER PALERMO… A BORDO ANCHE ALCUNE COMPAGNE DI MELISSA
“In.. Capaci di dimenticare”. “La mafia uccide. Il silenzio pure”. 
Decine di scritte come queste colorano i cartelli dei 2600 studenti a bordo delle due Navi della Legalità che da Civitavecchia e da Napoli raggiungeranno Palermo, dove domani si svolgeranno le manifestazioni per ricordare il ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio .
Un “viaggio della Legalità ” organizzato dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e dal ministero dell’Istruzione per dire “no a tutte le mafie”.
I ragazzi indossano magliette bianche con stampata una frase di Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.
Prima della partenza, sulle facciate della navi, sono state srotolate le gigantografie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
A bordo, ragazzi di tutte le età , dalle elementari alle superiori, arrivati da 250 scuole di tutta Italia.
Nessuno di loro era nato, 20 anni fa, quando Falcone e Borsellino vennero assassinati. Ma – dicono gli organizzatori – sulle loro gambe continueranno a vivere quelle idee di cui parlava Falcone. Idee che neanche la mafia può uccidere.
Perchè l’obiettivo di questo viaggio è proprio questo: tramandare di generazione in generazione la cultura della legalità e l’impegno a contrastare tutte le mafie.
Con i ragazzi viaggeranno anche il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso e il fondatore di Libera Don Luigi Ciotti.
Piero Grasso farà il viaggio con il nipotino Riccardo. “Non abbiate paura – ha detto agli studenti – tutti insieme dobbiamo vincere quella paura che volevano metterci”.
Chi era Giovanni Falcone? Lo chiediamo ai bambini che stanno per imbarcarsi sulla nave della Legalità in partenza da Civitavecchia.
“Una persona che non dobbiamo dimenticare” – risponde Serena, 9 anni – Siamo qui per non scordarlo mai”.
“Falcone ci ha insegnato che la mafia va combattuta – aggiunge Pietro, 10 anni – e questo è il nostro modo per lottare”.
Prima di salpare è stato osservato un minuto di silenzio per Melissa, la studentessa uccisa nell’attentato di Brindisi.
A bordo ci sono anche alcuni suoi compagne di classe: “Ora non lasciateci soli – dicono Aurora e Chiara – vogliamo ricordarla. Dobbiamo parlarne ogni giorno. E vogliamo risposte”.
Con loro hanno portato uno striscione: “Melissa è con noi”.
Valeria Teodonio
(da “La Repubblica“)
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Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile
ANDAVA A SCUOLA CON LA CORRIERA PER INSEGUIRE IL SOGNO DI UN FUTURO MIGLIORE, STUDIAVA MODA…SU FACEBOOK: “COME SI FA A UCCIDERE UNA RAGAZZINA DI 16 ANNI?”
Una ragazzina sorridente, nel fiore degli anni, con le amiche, in posa: così emerge da Facebook, Melissa
Bassi, la ragazzina uccisa nel vigliacco attentato di sabato mattina.
Così la ricordano compagne e insegnanti.
Smentito invece il decesso della sua amica Veronica Capodieci, ricoverata in ospedale a Brindisi per le gravissime ferite riportate.
Melissa e Veronica sono studentesse al terzo anno dell’Istituto di moda e servizi sociali “Morvillo Falcone” di Brindisi, istituto prevalentemente femminile, alla periferia della città , con allieve che vengono perlopiù da fuori. Come Melissa e Veronica che abitavano a Mesagne, popoloso comune non lontano dal capoluogo.
Si svegliavano prima delle altre per prendere la corriera che le portava a scuola.
Forse in questo maledetto sabato mattina ancor prima, perchè dovevano organizzare una sfilata di moda per la sera.
Melissa era figlia unica, di famiglia semplice, il papà Massimo ha 48 anni fa il piastrellista, e la mamma Rita, 45, è una casalinga.
Dopo aver saputo della tragedia, le amiche si sono raccolte davanti alla casa di Mesagne, altrettanto semplice, della ragazza .
E dicono: «Era brava a scuola, era stata brillante all’esame di terza media, una ragazza seria con la testa a posto, niente discoteca e andava matta per la moda». D
i qui la scelta di iscriversi al Morvillo. Raccontano anche che si era fidanzata da poco con Mario, suo coetaneo.
La madre quando ha saputo la notizia, è stata immediatamente ricoverata: era molto legata alla figlia, non riusciva a staccarsene neanche un attimo.
«Come si fa a uccidere una ragazza di 16 anni?», «Addio piccolo angelo», «Scusaci per non averti protetta». Un’ora dopo la morte di Melissa Bassi, la ragazza 16enne vittima dell’esplosione all’Istituto Morvillo-Falcone di Brindisi, la sua pagina Facebook è stracolma di messaggi.
Amici, concittadini, ma soprattutto persone che non la conoscevano.
Si chiedono il perchè di questa tragedia. Il perchè di una morte a 16 anni, sull’uscio della scuola.
«Dai la forza alla tua mamma per andare avanti – scrive Antonio -. Prega per la tua amica che sta lottando tra la vita e la morte».
C’è chi chiede giustizia: «I colpevoli devono pagare» e chi invoca il perdono «Abbi pietà di loro».
I più si limitato ricordare il volto di una ragazza innocente, strappata troppo presto alla sua vita: «Eri stupenda, ti hanno tolto il futuro».
La pagina di Melissa è un lungo saluto scritto a più mani: amica, sorella, figlia. E ancora: angelo, fiore, principessa.
Qualcuno invita al silenzio. Altri propongono di ricordarla sulle pagine del social network «perchè non può finire così».
Le parole si mischiano a faccine tristi, cuori e punti interrogativi. Molti chiudono il messagio di cordoglio con la sigla «R.I.P».
Tutti la rivorrebbero indietro. Subito.
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Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile
A BRINDISI TRE ORDIGNI, PARE AZIONATI A DA UN TELECOMANDO, FANNO UNA STRAGE DAVANTI A UNA SCUOLA… HANNO SCELTO FREDDAMENTE IL MOMENTO PER UCCIDERE E CHI ASSASSINARE: NON ESISTE PIETA’ PER GLI INFAMI
Tre ordigni, tre bombole di gas, sono esplosi alle 7.45 di oggi davanti all’Istituto professionale “Morvillo-Falcone” di Brindisi.
Una ragazzina di 16 anni anni è morta e un’altra è in condizioni disperate. Altri sei studentesse sono rimaste ferite.
A perdere la vita immediatamente è stata, Melissa Bassi. Sono disperate le condizioni di Veronica C., stata sottoposta un intervento a un lungo e delicato intervento chirurgico all’ospedale Perrino.
La sedicenne è ancora in sala operatoria.
Oltre alle ustioni, la deflagrazione le hanno provocato uno squarcio all’addome.
Come lei ci sono altre due studentesse, tra cui Ilaria sorella di Veronica, in prognosi riservata che sono ricoverate al Centro grandi ustioni.
Ferite anche altre due studentesse che necessitano di interventi di chirurgia plastica ma non sono considerate gravi. L
a vittima era di Mesagne, paese considerato culla della Sacra Corona Unita. Una delle studentesse, dall’interno del bar di fronte, ha visto tutta le scena. “Ho visto. C’era una ragazza con i capelli anneriti che chiamava Melissa, Melissa. Era la sua migliore amica”.
Centinaia di ragazzi sono in lacrime davanti all’istituto.
Gli investigatori, in questo momento, privilegiano la pista mafiosa.
Anche se nulla è escluso: “In un momento di grande difficoltà del sistema — fanno notare fonti di intelligence — le organizzazioni criminali vogliono far sentire la loro forza sul territorio. E’ la prima volta che viene colpita una scuola. E’ un segnale che loro, i criminali, ci sono ancora”.
Le bombole erano parzialmente occultate da un vicino cartellone pubblicitario.
Sul luogo dell’attentato sono al lavoro i tecnici della polizia scientifica e i vigili del fuoco.
L’area vicino all’ingresso della scuola è piena di detriti, la zona è stata transennata per almeno 200 metri.
Sul luogo dell’attentato è ben visibile la macchia nera sulla parete di recinzione dell’istituto.
I detriti sono volati anche a decine di metri di distanza dal luogo dell’esplosione.
Il fondo di una bombola di gas è volato a circa 50 metri di distanza sfiorando una Fiat Punto che stava transitando vicino alla scuola, mentre un pezzo di insegna di un esercizio commerciale è stato trovato a 250 metri di distanza. La gente che abita nelle vicinanze della scuola afferma di aver udito distintamente più botti in rapidissima successione.
L’istituto si trova vicino al Tribunale. C’è mistero invece sul posizionamento del cassonetto sistemato ad una cinquantina di metri dalla scuola.
Secondo i primi accertamenti gli ordigni, probabilmente collegati a un timer i cui frammenti sono sotto esame da parte dei detective, erano sul muretto esterno della scuola.
Secondo indiscrezioni l’ora dell’innesco era fissato alle 7.55 anche se l’esplosione è avvenuta dieci minuti prima.
In un primo momento si era pensato che fossero state posizionate all’interno di un cassonetto.
Un particolare questo del posizionamento delle bombole, sul muretto appunto, che fa ritenere che gli ordigni avessero come obiettivo l’istituto stesso.
Le esplosioni, innescate con un telecomando, sono avvenute al momento dell’ingresso delle studentesse.
L’attentato, sottolineano fonti investigative, potrebbe rappresentare una sorta di “strategia della tensione” come quella attuata dalla mafia, tra il 27 e 28 luglio 1993, fuori il territorio siciliano: strage dei Georgofili a Firenze con cinque morti; strage in via Palestro a Milano con cinque 5 morti e, infine, le bombe a Roma a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio in Velabro.
“Ci sono troppe coincidenze in questa vicenda… Mi auguro che siano solo tali, anche se in questo momento la nostra unica preoccupazione è quella dei ragazzi. Un attacco della criminalità organizzata senza precedenti” dice il sindaco della città pugliese Mimmo Consales.
Nel territorio brindisino, in particolare quello di Mesagne, solo dieci giorni fa è stata portata a termine dalla polizia una imponente operazione contro i clan per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione consumata e tentata, porto e detenzione illegale di arma da sparo, danneggiamento aggravato e incendio aggravato.
Tra le ipotesi infatti c’è anche il possibile collegamento a una serie di episodi avvenuti nella zona nei giorni scorsi.
Innanzitutto, un attentato avvenuto nella notte tra l’1 e il 2 maggio proprio a Mesagne ai danni del presidente della locale associazione antiracket, Fabio Marini. L’auto di Marini venne completamente distrutta da un ordigno e ora gli investigatori vogliono capire se ci sono similitudini tra quell’ordigno e le bombole di gas esplose davanti alla scuola.
Qualche giorno dopo, la notte tra l’8 e il 9 di maggio, sempre a Mesagne, proprio l’operazione di polizia denominata “Die Hard” che ha portato all’arresto di sedici persone.
L’operazione contro esponenti della Scu si è in parte anche basata sulle dichiarazioni di un pentito. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza stanno facendo perquisizioni nelle abitazione di noti pregiudicati della città e stanno controllando i loro alibi riguardo ai movimenti delle ultime ore.
Nelle ultime settimane c’è stata una recrudescenza di fenomeni criminali con un attentato al presidente della commissione antiracket di Mesagne e l’allarme lanciato dalle istituzioni locali che ha anche portato a un incontro con il ministro dell’Interno.
Lo scorso 8 maggio un gruppo di esponenti politici pugliesi, guidati da Alfredo Mantovano (Pdl) era stato ricevuto al Viminale dal ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, alla quale avevano segnalato l’allarme criminalità nel brindisino.
La richiesta dell’incontro faceva seguito proprio alla bomba fatta esplodere nell’auto del presidente dell’Associazione antiracket di Mesagne (Brindisi) e ad una serie di altri episodi criminali.
C’è grande sgomento e paura tra gli abitanti della zona.
Tutti fanno notare come ricorra in questi giorni il ventennale dell’attentato di Capaci al giudice Falcone e come oggi sia previsto nel brindisino il passaggio della Carovana antimafia.
I genitori brindisini hanno portato via da tutte le scuole di ogni ordine i figli. “E’ stato fatto per uccidere: a quell’ora le ragazze entravano, proprio a quell’ora. Fosse accaduto alle 7,30 non ci sarebbe stata nessuna conseguenza — osserva Angelo Rampino, il preside dell’Istituto professionale -. E’ stato tutto di una violenza inaudita. Preparare un botto di questo tipo può essere stato preparato solo da chi ha le conoscenze per farlo”.
Con gli occhi pieni di lacrime Rampino non ha dubbi: “Sta per arrivare l’anniversario della morte di Falcone. La scuola è posizionata nel centro di Brindisi, a poca distanza dal tribunale e si trova in viale Aldo Moro, angolo via Galanti: è tutta una coincidenza? A me non sembra. Segnali che abbiano potuto mettere in allarme nei giorni scorsi non ce ne sono stati, la nostra è una scuola tranquilla”.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, informato dal ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, del bilancio dell’esplosione, sta seguendo gli sviluppi delle indagini con apprensione e partecipe vicinanza ai familiari della vittima, ai feriti e all’intera collettività brindisina.
Il ministro dell’Interno, che parla di “fatto anomalo”, sta seguendo personalmente la vicenda ed è in contatto diretto con il prefetto del capoluogo pugliese. Lunedi’ alle 15 il titolare del Viminale sarà in città per un vertice con le forze di sicurezza.
Martedì la Cancellieri riferirà al Senato. A Brindisi è intanto in arrivo il vicecapo della polizia, Francesco Cirillo, con rappresentanti degli organismi investigativi centrali di polizia e carabinieri.
Sul posto arriveranno anche gli investigatori dello Sco, il servizio centrale operativo della Polizia e quelli del Ros dei carabinieri. “E’ un attentato bestiale — dice Cirillo -.
Il procuratore nazionale anti mafia Piero Grasso, che era Milano per la firma di una convenziona tra l’Università Cattolica e l’Università di Palermo per un corso di alta formazione per amministratori giudiziari di aziende e beni sequestrati e confiscati, è arrivato in tarda mattinata per una riuniuone con tutte le forze dell’ordine.
Monti che si trova al G8 negli Stati Uniti, informato dell’accaduto, ha espresso il suo “dolore”. Condanna durissima della Santa Sede: “E’ un fatto assolutamente orribile e vile, tanto più degno di esecrazione in quanto avvenuto nei pressi di una scuola”.
Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, invita “tutto il Paese a reagire con decisione alle tentazioni di violenza e alle provocazioni terroristiche”.
ìIl ministro dell’Istruzione Francesco Profumo è in partenza per Brindisi.
L’ex ministro della Pubblica istruzione, Beppe Fioroni, ha sollecitato “una risposta coesa nella lotta al terrore” dopo “l’atto ignobile.
Lascia sconcertati e profondamente addolorati — ha detto Fioroni — il gravissimo attentato davanti l’Istituto professionale Morvillo-Falcone a Brindisi. Più studenti feriti, una morta e una in gravi condizioni. Colpire gli studenti e la scuola è un atto ignobile, vergognoso, contro il quale occorre una straordinaria risposta coesa nella lotta al terrore. Occorre una indignazione delle coscienze che parta dai nostri giovani e dalla scuola italiana, che nei momenti difficili hanno sempre rappresentato il cemento di unità del Paese, una risposta che richiami tutti al fatto che nel dramma della crisi economica c’è posto per la speranza e non ce ne è alcuno per la violenza e il terrore che verranno rapidamente repressi e fermati”.
Una scuola nella periferia di Brindisi il Morvillo Falcone, dove “in trent’anni non si è mai verificato nulla di tanto terribile” dice uno dei collaboratori della scuola si trovava lì per sistemare le aule.
“Ho sentito un potente scoppio ma c’erano pochi ragazzi perchè non era ancora orario di lezione — ha raccontato -. La nostra è una scuola nella periferia della città , un istituto professionale molto tranquillo. Non credo ci possano essere collegamenti con la Carovana della legalità organizzata oggi in città : noi stiamo nell’estrema periferia. Un fatto davvero inspiegabile”. L’istituto aveva vinto il primo premio della prima edizione del concorso sulla legalità ricorda il portale studentesco Universinet.it che chiede con forza “una immediata reazione dello Stato contro la barbarie terroristica di stampo mafioso che ha colpito un istituto da sempre impegnato in prima linea per promuovere la cultura della legalità contro tutte le mafie”.
Gli studenti chiedono che siano “finalmente attuate le idee e proposte di Giovanni Falcone, anche per dare un senso a morti di giovani studenti, caduti in una guerra troppo spesso tradita da chi l’avrebbe dovuta combattere con loro: potenziamento dei pool antimafia; sequestro immediato dei beni dei mafiosi; esclusione di proventi di attività criminali dalla scudo fiscale; carcere duro per tutti i boss e affiliati di mafia, camorra e ‘Ndrangheta”.
Don Pietro, il parroco del paese da dove proveniva Melissa e paese considerato la culla della Scu parla di “Vile attentato.
Purtroppo è una triste natalità quella della Sacra Corona Unita. Questo episodio ha colpito i giovani, la speranza, la voglia di vivere. Sono vicino alle vicino alle famiglie. Una città mortificata, abbiamo perduto l’intelletto. Bisogna gridare con tutto il cuore che siamo dalla parte di chi si adopera per la liberà e la legalità ”.
La notizia dell’attentato ha fatto scatenare immediatamente la reazione della società civile e sono previste fiaccolate in diverse città .
A Brindisi alle 18 in piazza Vittoria i cittadini si riuniranno in presidio. Come alle 18,30 in piazza del Pantheon a Roma.
La notte dei musei prevista stasera è stata rinviata.
E’ fissata alle 17 in piazza San Fedele a Milano la manifestazione per far “sentire la propria voce, il proprio sdegno e la propria ferma condanna”.
A organizzare l’appuntamento sono stati il presidente del Consiglio Comunale Basilio Rizzo, il presidente del comitato di esperti antimafia di Palazzo Marino Nando Dalla Chiesa e il presidente della commissione antimafia David Gentili. Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha espresso il cordoglio alla città pugliese e chiesto a tutta l’organizzazione dell’America’s Cup World Series, ai team, agli spettatori di osservare un minuto di silenzio prima delle regate programmate oggi in laguna.
Palermo abbraccerà il suo palazzo di giustizia la sera del 22 maggio, alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci, ricordando la tragedia pugliese.
”La coscienza civile collettiva siribella a questi attentati che vogliono colpire lo Stato e tutti i suoi cittadini — dicono insieme Cgil, Cisl, e Uil — dunque, si mobilitano invitando a realizzare fiaccolate o sit-in davanti a tutte le Prefetture italiane nella giornata di mercoledì 23 maggio, anniversario della morte di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e della scorta”.
I sindacati “esprimono lo sdegno di tutti i lavoratori italiani per l’efferato attentato che ha colpito inermi alunne di una scuola di Brindisi. Spetta agli inquirenti accertare la matrice dell’atto criminale ma tutti gli elementi fanno propendere, sin da ora, per un attentato di natura mafiosa. Nell’esprimere vicinanza alle famiglie colpite, condannano duramente l’accaduto e si affidano alle forze investigative affinchè autori e colpevoli del vile delitto siano prontamente assicurati alla giustizia”.
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Maggio 16th, 2012 Riccardo Fucile
PER AVER OTTENUTO UNA PENSIONE INPS CON DOCUMENTAZIONI NON VERE FERNATE ALTRE 56 PERSONE…CUSTODIA CAUTELARE PER LA MOLGIE E LA SORELLA DEL BOSS DELLA CAMORRA DI FORCELLA…IN MANETTE 287 PERSONE…NEL CENTRO STORICO I PROCACCIAOTRI DI HANDICAPPATI IN PIENA SALUTE
Ancora arresti a Napoli nell’ambito di una indagine iniziata nel 2009 dai carabinieri sulle pensioni di invalidità con accompagnamento
erogate dall’Inps e indebitamente ottenute mediante falsa documentazione.
Con l’accusa di truffa aggravata, contraffazione di sigilli, falso ideologico e materiale, distruzione di atti, sono finite in carcere 4 persone, mentre per 52 il gip del tribunale partenopeo ha concesso il beneficio dei domiciliari.
Sequestrati anche beni per 2 milioni.
In manette sono finite anche due donne “eccellenti”, la moglie e la sorella del boss della camorra di Forcella, Raffaele Stolder.
Dalle indagini, coordinate dal pm Giancarlo Novelli, è emerso che entrambe, da diversi anni, percepivano pensione di invalidità ed indennità di accompagnamento, perchè “affette da gravi disturbi psichici”.
A Patrizia Ferriero, moglie di Stolder, arrestata nei giorni scorsi per associazione camorristica, la misura cautelare è stata notificata in carcere.
La cognata Assunta, invece, ha avuto il beneficio degli arresti domiciliari.
Ferriero è la madre di Nunzia Stolder, eletta negli anni scorsi nelle liste del Pdl nel consiglio circoscrizionale del quartiere San Lorenzo Vicaria.
Le indagini che hanno portato all’operazione sono cominciate nel 2009, affidate alla Sezione reati contro la Pubblica Amministrazione della procura della Repubblica di Napoli con un apposito pool costituito da tre magistrati. Fino hanno consentito l’arresto di 287 persone ed il sequestro di beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre 10 milioni.
Le indagini che hanno portato agli arresti di oggi hanno permesso di verificare il coinvolgimento anche di persone collegate alla criminalità organizzata nella truffa ai danni dell’ Inps, facendo emergere l’ipotesi che i proventi delle false pensioni di invalidità possano costituire un ulteriore canale di approvvigionamento economico a favore di persone direttamente o indirettamente collegate a gruppi camorristici.
Tale dato è stato confermato anche da una recente sentenza di condanna del Tribunale di Napoli a otto anni di reclusione di alcune persone – organiche ad un clan camorristico radicato nel centro storico di Napoli – arrestate nel febbraio 2011, che agivano quali procacciatori di falsi invalidi
I destinatari della misura cautelare emesse dal gip sono persone che, mediante falsa documentazione, hanno indebitamente ottenuto pensioni di invalidità , comprensive di indennità di accompagnamento, causando all’Inps un danno di oltre 2 milioni di euro.
Nel corso delle indagini si è verificato anche un tentativo di ostacolare l’attività degli inquirenti, realizzato mediante la distruzione di documentazione medica e amministrativa contraffatta.
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Maggio 12th, 2012 Riccardo Fucile
LA FRASE PRONUNCIATA DA UN BOSS DELLA MAFIA CALABRESE NEL CORSO DI UN SUMMIT SEI ANNI FA… L’ANELLO DI CONGIUNZIONE SAREBBE STATO L’UOMO DI AFFARI GENOVESE ROMOLO GIRARDELLI
«Il partito che odia i terroni ce l’abbiamo in mano». È la frase che, stando al racconto di un pentito di ‘ndrangheta, avrebbe pronunciato, circa 6 anni fa, un boss della mafia calabrese nel corso di un summit con i rappresentanti di altre “famiglie”.
E «l’anello di congiunzione» tra gli interessi delle cosche e persone vicine al Carroccio, sempre stando alla versione del collaboratore di giustizia, sarebbe stato l’uomo d’affari genovese Romolo Girardelli, indagato per riciclaggio assieme, tra gli altri, all’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, nell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria.
Lo scorso 27 aprile, il pentito Luigi Bonaventura – che è stato reggente dell’omonima cosca del Crotonese e che collabora con la giustizia dal febbraio 2007 – si è seduto davanti al pm reggino, Giuseppe Lombardo, sentito come persona informata sui fatti.
La Dda calabrese, infatti, nell’ambito delle indagini sui fondi del Carroccio che interessano anche le Procure di Milano e Napoli, sta approfondendo il filone di un presunto riciclaggio messo in piedi forse con la commistione di soldi sporchi della ‘ndrangheta e di denaro proveniente dalle casse del Carroccio.
Bonaventura, 40 anni, che ha già collaborato in altre indagini con altre Procure, proprio alla luce di quanto affermato a verbale negli scorsi anni e nell’ultima audizione, ha fatto presente agli stessi inquirenti, attraverso l’avvocato Giulio Calabretta, «l’assenza di tutele», cosa che aveva già “denunciato” anche in passato.
Malgrado, infatti, sia sotto protezione, come ha chiarito il suo legale, «non ha una scorta personale, se non quando si sposta per gli interrogatori, vive ancora in Calabria e i suoi familiari non sono per nulla protetti».
Tutto ciò «nonostante abbia raccontato molte cose sui De Stefano e sia scampato già a un attentato».
Proprio la cosca dei De Stefano è “centrale” nell’inchiesta condotta dalla Dia di Reggio Calabria e lo stesso Belsito è accusato di aver “ripulito” denaro con l’aggravante di aver favorito il clan, assieme a Romolo Girardelli, il procacciatore d’affari genovese che nelle intercettazioni viene definito “l’Ammiraglio”.
Nel 2006, ben 4 anni prima che Belsito arrivasse a gestire la tesoreria della Lega, in un pranzo a Crotone – stando al racconto di Bonaventura – a cui parteciparono rappresentanti delle cosche Nicoscia, Coco Trovato, Russelli, tutti clan della “corrente De Stefano”, il boss Pasquale Nicoscia, che poi si trasferirà a Milano, parlava di Girardelli chiamandolo «Romolino».
E in quell’occasione il boss avrebbe sostenuto che le cosche radicate al Nord «tenevano in mano» la Lega, proprio attraverso «Romolino», che veniva “gestito” dalla ‘ndrangheta.
E in altri summit, sempre stando alla versione di Bonaventura, si sarebbe parlato anche di operazioni di riciclaggio per “70 milioni di euro”.
Bonaventura ha spiegato anche come la ‘ndrangheta e le cosche vicine ai De Stefano fossero riuscite a “sbarcare” a Genova: era successo quando lo zio del stesso pentito, Gianni Bonaventura, era stato mandato in soggiorno obbligato in Liguria.
La, sempre secondo le parole del collaboratore, il boss aveva conosciuto Girardelli.
Proprio l’“Ammiraglio”, dunque, secondo Bonaventura, sarebbe stato il “contatto” che la ‘ndrangheta avrebbe speso per “agganciare” persone vicine alla Lega, anche prima dell’ “avvento” di Belsito. Bonaventura ha spiegato agli inquirenti anche di essere andato a Reggio Calabria più volte con suo zio e con il presunto boss Tonino Vrenna e di aver parlato anche in quelle occasioni del ruolo di Girardelli.
L’avvocato Calabretta ha voluto chiarire che il collaboratore ha anche «riferito alla Procura di Reggio Calabria circostanze di cui aveva già parlato nei primi sei mesi della sua collaborazione con la giustizia e che aveva già approfondito con la Procura di Bologna».
(da “Il Secolo XIX”)
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Aprile 25th, 2012 Riccardo Fucile
IN TRE PERCEPISCONO IL VITALIZIO, IN CALABRIA UN ARRESTATO ANCORA PRENDE L’INDENNITA’
Si sono presentati agli elettori parlando di trasparenza e di onestà . 
Si sono fatti votare pronunciando parole di fuoco contro mafia e camorra.
Si sono fatti eleggere nei parlamentini regionali e hanno giurato fedeltà alla Repubblica e alle sue leggi.
Si sono fregiati del titolo di onorevole e poi hanno fatto come gli pareva.
Hanno preso mazzette e trafficato con boss importanti per avere voti e potere.
Li hanno arrestati, qualcuno è in attesa di un giudizio, altri sono stati già giudicati e condannati a passare un periodo della loro vita in galera.
Eppure vengono ancora pagati, formalmente dalle Regioni, nella sostanza dai contribuenti.
Accade in Campania, dove il quotidiano Il Mattino ha scoperto che ben tre consiglieri regionali finiti nel mirino della magistratura per rapporti opachi con boss e famiglie di camorra, percepiscono ancora uno stipendio.
Centomila euro di indennità , tanto costano gli onorevoli pregiudicati agli sfortunati contribuenti campani.
Si tratta di Roberto Conte, che fu condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa quando era un esponente del centrosinistra, ricandidato dal centrodestra e rieletto alle regionali del 2010.
Dopo una estenuante battaglia legale è rimasto fuori dal Consiglio.
Enrico Fabozzi, invece, è stato eletto con il Pd.
Era sindaco di Villa Literno e i magistrati lo accusano di legami con la terribile camorra dei “Casalesi”, ora è in carcere.
Alberico Gambino, ex sindaco di Pagani, in una zona del Salernitano ad alta densità mafiosa, è agli arresti domiciliari per voto di scambio politico-mafioso e concussione.
Tutti e tre non frequentano le aule del Consiglio regionale, non legiferano, non vanno nelle Commissioni, insomma, non lavorano, ma vengono pagati.
Uno stipendio di 4.500 euro mensili, di cui la metà in busta paga (2.250, più dello stipendio di un professore di liceo o di un poliziotto), il resto per coprire le spese del vitalizio di fine legislatura.
Una pacchia come in Calabria, dove i consiglieri arrestati per rapporti con la mafia sono due: Santi Zappalà e Franco Morelli, entrambi eletti nella lista del Pdl a sostegno del governatore Giuseppe Scopelliti.
Zappalà non percepisce emolumenti essendosi dimesso, Morelli, ancora in carcere a Milano, incassa la metà dell’indennità , qualcosa come 2.800-3 mila euro mensili.
Regione garantista, in Calabria è stabilito per legge che “in caso di provvedimento definitivo di proscioglimento” al consigliere sospeso viene restituito tutto, anche gli arretrati.
Stipendi a go-gò, uno scandalo reso possibile dal fatto che Campania e Calabria non hanno mai deciso di cambiare la legge, così come è avvenuto in Lombardia (dove al consigliere sospeso va solo il 90% della indennità ), e di renderla più severa.
In Campania, il Pd nell’autunno scorso presentò una radicale proposta di modifica. Il Consiglio votò in seduta segreta e la respinse.
Morale amara della favola, sotto il Vesuvio ci sono tre consiglieri regionali nei guai per i loro rapporti con la camorra che non danno alcun contributo alla vita della Regione, eppure sono ancora stipendiati, con il risultato — scrive Il Mattino — che si pagano non gli stipendi di 61 consiglieri (presidente compreso), ma di 62 e mezzo…”.
Miracoli napoletani.
Scandali italiani.
Enrico Fierro
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 17th, 2012 Riccardo Fucile
L’IMPRESA CHE HA IN APPALTO 600 MILIONI DI EURO DI LAVORI E’ INFILTRATA DA COSA NOSTRA, MA PUO’ CONTINUARE A SCAVARE COME SE NULLA FOSSE… PER LE FERROVIE RESCINDERE IL CONTRATTO COSTEREBBE TROPPO E SAREBBE “SCONVENIENTE”
L’impresa che ha in appalto i lavori della metropolitana di Palermo per oltre 600 milioni di euro è infiltrata dalla mafia?
Niente paura, può continuare a scavare come se nulla fosse accaduto: rescindere totalmente il contratto costerebbe troppo, al committente e alla collettività , e sarebbe dunque “sconveniente”.
E’ la tesi, assai singolare, di Rete Ferroviaria Italiana, che ha deciso di revocare solo una piccola parte dell’appalto, portandolo da poco più di 596 milioni di euro a 465 milioni.
Meglio Cosa Nostra, insomma, che il blocco totale delle attività di cantiere: causerebbe la perdita dei “finanziamenti europei”, determinerebbe “l’allungamento e l’inasprimento dei disagi per i cittadini”, e i nuovi costi dovrebbero essere “attualizzati”, e, quindi aumentati.
Se con la mafia bisogna convivere, come dice Lunardi, e come confermano, ai massimi livelli istituzionali, le inchieste della Procura di Palermo sulla trattativa mafia-Stato, dalla decisione dell’ingegner Andrea Cucinotta, responsabile del nodo di Palermo per RFI arriva una conferma concreta: nero su bianco, in risposta a una nota della Prefettura che gli chiedeva di revocare l’appalto ai sensi dell’art. 11 del Dpr 252 del ’98, l’ing. Cucinotta ha risposto “nì”, revocando solo una minima parte del contratto con il Nodo di Palermo, il raggruppamento di imprese costretto a licenziare il direttore tecnico, l’ingegnere Giuseppe Galluzzo, sorpreso dalle intercettazioni in rapporti con boss, e a richiamare in sede a Torino il geometra catanese Roberto Russo, coinvolto nelle indagini.
Con la metropolitana Palermo sognava un allineamento alle grandi metropoli europee: le indagini hanno svelato ben presto che il sogno poggiava su una radice antica, Cosa Nostra.
Quell’appalto di oltre mezzo miliardo di euro faceva gola persino a Bernardo Provenzano, destinatario di un “pizzino” del boss Salvatore Lo Piccolo scoperto nel 2006 nel covo di Montagna dei Cavalli: “Zio, la informo che siccome in breve dovrebbe iniziare la metropolitana volevo chiedere se le interessa qualche calcestruzzi da fare lavorare.
Se c’è, me lo faccia sapere che l’inserisco nel consorziato che sto facendo con Andrea Impastato“.
E se il calcestruzzo lo forniva Impastato, fino al giorno del suo arresto, un’altra ditta, legata al boss di Prizzi Tommaso Cannella, si è occupata di trivellazioni, e un’impresa catanese, il cui titolare è stato arrestato per mafia, ha gestito la tratta ferroviaria Cardillo-Carini.
Segnali inequivocabili che hanno indotto la Prefettura di Palermo, il 3 febbraio scorso, a sollecitare RFI “a far conoscere quali decisioni intenda assumere in ordine al rapporto con General Contractor dei lavori”, posto che “il rapporto contrattuale deve essere di norma interrotto, salvo che non ricorrano superiori ragioni di interesse pubblico che ne giustifichino una parziale o integrale prosecuzione”.
La risposta è arrivata il 27 marzo: esistono, scrive RFI, “concrete ragioni che rendono del tutto sconveniente, per l’amministrazione e la collettività , l’interruzione dei lavori”. E cioè la perdita dei finanziamenti europei. L’inasprimento e l’allungamento dei disagi per la popolazione residente che è chiamata a sopportare con i cantieri aperti. E infine l’aumento dei costi, “attualizzati alla data del conseguente riaffidamento ad altro appaltatore” che non potrebbe rispondere, e qui il danno è solo ipotetico, “dei maggiori tempi e costi eventualmente derivanti da varianti di esecuzione dovute a carenze del progetto esecutivo”.
Quindi, è la decisione finale, si revoca soltanto il lotto B dei lavori, non ancora consegnato.
Il costo complessivo passa da 596 milioni a quasi 465 milioni, “fermo restando che tale importo dovrà essere ridefinito a seguito della redazione dello stato di consistenza delle opere afferenti la tratta C oggetto di recesso parziale”.
Per Rfi Pietro Lunardi aveva ragione: dobbiamo abituarci a convivere con la mafia. E a rassegnarci se si infiltra negli appalti milionari: revocarli, costa di più.
Al committente e alla collettività .
Giuseppe Pipitone
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 3rd, 2012 Riccardo Fucile
GIRI DI FATTURE E COMPRAVENDITE SOSPETTE CON SOCIETA’ IN TUTTA ITALIA E UN FACCENDIERE IN RAPPORTI CON IL CLAN DE STEFANO SOCIO IN AFFARI CON BELSITO
Il terremoto giudiziario nella Lega arrivato con l’avviso al tesoriere Belsito e il blitz nella storica
sede milanese di via Bellerio, è partito seguendo un sospetto personaggio calabrese.
A lui la Dda di Reggio è arrivata seguendo gli affari di Romolo Girardelli, un procacciatore di business in odore di ‘ndrangheta.
Girardelli, o meglio “l’ammiraglio”, come lo chiamavano nell’ambiente, nel 2002 era stato indagato per associazione di stampo mafioso.
Gli investigatori lo ritengono vicino ai vertici del clan “De Stefano”, famiglia potentissima della città dello Stretto con interessi in Liguria e Francia.
Il faccendiere fin dal 2002 è legato a Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale, braccia economiche della cosca.
Il Pm reggino Giuseppe Lombardo e gli specialisti della Dia gli stavano dietro da tempo, nella speranza di mettere le mani sul tesoro della “famiglia”.
Una pista buona, che ha poi partato a scoprire anche i rapporti tra la presunta testa economica dei De Stefano e il tesoriere della Lega.
Girardelli, secondo l’inchiesta, di affari ne aveva procacciati anche a Belsito, all’imprenditore Stefano Bonet e all’avvocato Bruno Mafrici.
“L’ammiraglio”, oltre che broker era socio di fatto di Belsito in una immobiliare con sede a Genova.
Ma non è tutto, perchè gli inquirenti hanno ricostruito una serie di passaggi milionari tra grandi società che si occupavano di consulenza e ricerca.
Affari per diversi milioni di euro che consentivano utili sotto forma di crediti d’imposta.
Giri di soldi e di “regali” che coinvolgono direttamente il tesoriere della Lega e alcuni altri manager di grandi aziende.
C’è ad esempio il caso della Siram che “acquista” servizi per circa 8 milioni dalla Polare del gruppo Bonet (di cui Giradelli è responsabile della sede genovese).
La Polare poi è in affari con la Marco Polo da cui compra consulenze per 7 milioni. Ed è attraverso quest’ultima che la stesssa cifra torna nuovamente a Siram.
Un triangolo strano per i magistrati reggini, che ritengono che nei diversi passaggi alcune centinaia di migliaia di euro restino impigliate in diverse mani.
Tra queste quelle di Belsito.
L’inchiesta accerta che gli vengono liquidate circa 250 mila euro in due trance.
Un caso analogo è quello che coinvolge Sirano, Polare e Fin.tecno.
Sono 8 gli indagati dell’inchiesta che si muove su tre diversi filoni.
Quello reggino che riguarda gli interessi della ‘ndrangheta, quello milanese legato a Belsito al riciclaggio e all’appropriazione indebita e quello napoletano dove ha sede una delle società coinvolte nel giro.
Le ipotesi di reato sarebbe la truffa allo Stato per i falsi crediti d’imposta e il finanziamento illecito dei partiti oltre che riciclaggio di denaro su conti esteri
Giuseppe Baldessarro
(da “La Repubblica“)
argomento: Bossi, LegaNord, mafia | Commenta »