Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile
SECONDO LA RESPONSABILE FINIANA DEL SETTORE LEGALITA’ I PARTITI DOVREBBERO SOTTOSCRIVERE UN CODICE ETICO CHE LI IMPEGNI A NON RIPRESENTARE GLI AMMINISTRATORI RIMOSSI PERCHE’ SOSPETTATI DI ESSERE COLLUSI CON I POTERI CRIMINALI
“L’ atto amministrativo che decreta lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazione mafiosa dovrebbe far acquisire ai partiti politici l’etica per il divieto alla candidatura, almeno per la tornata successiva allo scioglimento, degli amministratori rimossi perchè o sospettati di essere collusi o comunque condizionabili dai poteri criminali, anche se non intaccati giudiziariamente”: questa la proposta dell’on. Angela Napoli, responsabile del settore Legalità di Futuro e Libertà , nonchè coordinatrice regionale della Calabria.
“Il periodo di commissariamento di questi Comuni dovrebbe, infatti, portare ad una rigenerazione della politica che spazzi via qualsiasi tipo di compromesso e che sia in grado poi di proseguire l’attività legalitaria della terna commissariale. Purtroppo nell’ultima competizione elettorale, che ha fatto seguito al secondo scioglimento del consiglio comunale di Taurianova per infiltrazione mafiosa, è stato rieletto proprio il sindaco dell’ amministrazione sciolta” denuncia l’esponente finiana.
La città ha dovuto prendere atto che, con deliberazione n. 15 del 28.07.2011, immediatamente eseguibile, la nuova Giunta municipale di Taurianova si è affrettata a revocare le deliberazioni del Commissario Prefettizio n. 09/2007 e della Commissione Straordinaria n. 55/2009 e n. 44/2010, con le quali era stata stabilita la costituzione di parte civile dell’Ente, quale persona offesa, in presenza dei reati: associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, peculato, peculato mediante profitto dell’errore altrui, malversazione a danno dello Stato, concussione, corruzione per un atto d’ufficio, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata in pubblico servizio e per tutti i procedimenti penali aperti per fatti connessi in violazione alle norme di cui al D.P.R. n. 380/2001, all’art. 624 c.p. eventualmente aggravato ai sensi dell’art. 625 c.p. n. 7, nonchè D. L.vo n. 152/2006.
Motivazione delle citate revoche?
Norma statutaria comunale ritenuta dalla Giunta municipale di superamento alle citate delibere revocate. Statuto, tuttavia, inapplicabile in assenza di apposito regolamento.
E nelle more?
L’Ente valuterà l’opportunità di costituirsi parte civile nei procedimenti per reati contro l’ambiente, contro il territorio e per l’abusivismo edilizio nel centro storico e nel centro della città !
Conclude la Napoli: “Chiedo alle Autorità preposte alla vigilanza sugli atti, se nelle more dell’approvazione del regolamento dovessero emergere reati quali quelli previsti nelle delibere revocate dall’attuale Giunta municipale di Taurianova, ossia, ad esempio, associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, peculato, corruzione,che farà l’Amministrazione? Fermo restando che in un Ente sciolto per infiltrazioni mafiose non mi sembra si possa ravvisare una obiettività di valutazione anche sui reati contro l’ambiente, ecc., dove la ‘ndrangheta ha grossi interessi”
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Agosto 20th, 2011 Riccardo Fucile
GLI ITALIANI PAGANO OGNI ANNO UNA TASSA OCCULTA DI 400 MILIARDI PER COLPA DI VARIE CATEGORIE DI LADRI: 120 DI EVASIONE FISCALE, 60 DI CORRUZIONE, 52 DI LAVORO NERO, 43 IN INFORTUNI SUL LAVORO, 18 IN MERCI CONTRAFFATTE, 20 IN ABUSI EDILIZI, 135 NEL FATTURATO DELLA MAFIA, ALTRI IN TRUFFE ALLA UE…. RECUPERANDO SOLO IL 10% DI QUESTA SOMMA AVREMMO COPERTO LA MANOVRA DEL GOVERNO
Sulla proposta Idv-Pd, che riprendeva quella del Fatto per ritassare seriamente i capitali scudati due
anni fa al 5% va in scena il solito copione: qualche peone del Pdl si dice possibilista, poi B. propone un altro scudo fiscale, poi ritira l’idea, così tutti respirano per lo scampato pericolo e dimenticano il resto.
Morta lì, come se l’opposizione non avesse null’altro da proporre in alternativa alla rapina di governo.
Alcune ricette sacrosante le conosciamo, ma sono al momento pure chimere per mancanza di una maggioranza che le approvi: abolire tutte le province; ripristinare l’Ici (unica imposta federale) e la tassa di successione (imposta liberale quant’altre mai, che spezza la rendita e rimette in circolo i capitali); allungare l’età pensionabile secondo gli standard europei; disboscare la Casta col machete.
Molto più utile sarebbe sfidare Pdl e Lega dinanzi ai loro elettori inferociti con alcune proposte a costo zero, che porterebbero nelle casse dello Stato decine di miliardi senza sfiorare le tasche degli onesti, ma saccheggiando quelle dei ladri.
Il punto di partenza sono i dati raccolti da Nunzia Penelope in Soldi rubati (Ponte alle Grazie) sui 400 miliardi di “tassa occulta” che ogni anno paghiamo per colpa di varie categorie di ladri: 120 se ne vanno in evasione fiscale, 60-70 in corruzione, 52 in lavoro nero (l’evasione contributiva coinvolge almeno 3 milioni di lavoratori sommersi), 43 in infortuni sul lavoro, 18 in merci contraffatte, 5 in crac finanziari, 20 in abusi edilizi, 135 nel “fatturato” delle mafie che però sventuratamente non fatturano; infine le truffe all’Ue che ingoiano il 40% dei contributi per le zone depresse.
Basterebbe ridurre queste voci del 10% e avremmo ogni anno 40 miliardi in più.
Pareggio di bilancio assicurato a spese dei ladri, anzichè degli onesti.
Qualche idea, in ordine sparso.
1) La corruzione si combatte, oltrechè riformando la Pubblica amministrazione e ritirando la mano pubblica dall’economia, con la repressione. Il 1° marzo 2010, in pieno scandalo Cricca, il Consiglio dei ministri licenziò un ddl anticorruzione-brodino che poi si perse nei meandri del Senato.
Perchè non fare una battaglia per riesumarlo ed emendarlo con la proposta organica lanciata dal Fatto un anno fa e sposata da Pd, Idv, Fli e Sel?
Si tratta di recepire la Convenzione penale del Consiglio d’Europa sulla corruzione, sottoscritta a Strasburgo nel ’99 e mai ratificata dall’Italia, allo scopo di: accorpare corruzione e concussione in un unico reato che vieta al pubblico ufficiale e all’incaricato di pubblico servizio di prender soldi da chicchessia; introdurre nuovi reati puniti in tutto il resto dell’Occidente: autoriciclaggio, corruzione fra privati e traffico di influenze illecite.
2) Ripristinare il reato di falso in bilancio sciaguratamente abolito, di fatto, dal secondo governo Berlusconi nel 2002.
3) Riformare la prescrizione, arrestandola al momento della richiesta di rinvio a giudizio e cancellando la legge ex Cirielli (oggi la corruzione si prescrive 7 anni e mezzo dopo che è stata commessa, mentre prima scattava dopo 15).
4) Rilanciare le proposte della commissione Mastella del 2006 (comprendeva i magistrati Davigo, Greco, Ielo) per una Giustizia che si autofinanzi recuperando il maltolto della criminalità economica e fissando una cauzione sulle impugnazioni.
5) Riformare i reati fiscali all’americana: triplicando le pene, ora talmente irrisorie (3 anni per la dichiarazione infedele e 6 per la frode) da garantire all’evasore che non farà un giorno di galera e si terrà il bottino; e abolendo le soglie di non punibilità introdotte dall’Ulivo, che consentono di evadere ogni anno fino a 50mila euro (frode) e 100mila (dichiarazione infedele) senza finire in tribunale. Lo slogan berlusconiano contro il “mettere le mani nelle tasche degli italiani” si sta rivelando per quello che era: una truffa.
Si attende qualcuno che se ne intesti un altro, più etico e realistico ma altrettanto popolare: “mettere le mani nelle tasche e le manette ai polsi dei ladri”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 7th, 2011 Riccardo Fucile
IL PARENTE DEL MINISTRO AMMINISTRA BELMONTE MEZZAGNO, IN PROVINCIA DI PALERMO…IL PROVVEDIMENTO RICHIESTO DAL PREFETTO DOPO LE INDAGINI DEI CARABINIERI SULLE INFILTRAZIONI CRIMINALI NELLA POLITICA LOCALE…UN NUOVO CASO FONDI, CON AGGIUNTA DI MOTIVI FAMILIARI
Agosto è il mese in cui la mafia brinda, soprattutto quella infiltrata e collusa con il potere
politico.
Nel 2009, il 15 agosto, Roberto Maroni e Silvio Berlusconi spiegavano il no allo scioglimento per condizionamento mafioso di Fondi, in provincia di Latina, con “l’assenza di indagati”.
La legge non prevede ve ne siano, avendo il provvedimento un carattere preventivo, e, comunque, la voluminosa relazione del prefetto Bruno Frattasi motivava influenze criminali e livelli di infiltrazione.
Due anni dopo, il copione si ripete.
Nell’ultimo consiglio dei ministri, il governo Berlusconi ha salvato dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose il Comune di Belmonte Mezzagno, in provincia di Palermo.
Anche in questo caso il Comune ha una “protezione” politica nazionale.
Il sindaco di Belmonte si chiama Saverio Barrale ed è lo zio del ministro dell’agricoltura Saverio Romano, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e accusato di corruzione aggravata in un’altra inchiesta.
Nella storia degli scioglimenti per mafia dei comuni non è mai successo che un ministro dell’Interno si veda bocciata la proposta di azzeramento dell’ente.
A Maroni è successo due volte.
Anche in questo caso, il ministro aveva fatto sua la relazione dell’ex prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, chiedendo lo scioglimento del Comune, ma il consiglio dei ministri ha risposto di no.
Il ministro dell’agricoltura Romano non ha partecipato al voto.
Tutto inizia con l’operazione della Procura di Palermo, ribattezzata Perseo, che nel 2008 porta in carcere 98 persone.
In galera finisce l’ex vicesindaco di Belmonte mentre altri due arrestati hanno parentele in comune. In un’intercettazione spunta anche Saverio Romano, che viene evocato da un esattore del racket come colui che, insieme a un assessore, aveva fatto vincere l’appalto all’imprenditore taglieggiato.
Romano smentirà ogni contatto, attaccando la divulgazione spregiudicata di quelle conversazioni.
La prefettura apprende le notizie dall’operazione dei carabinieri e invia un gruppo ispettivo per valutare la possibile infiltrazione mafiosa nel Comune.
Si arriva al via libera allo scioglimento. Nella relazione del prefetto si farebbe menzione anche alla vicenda che riguarda il padre di Saverio Romano, che avrebbe costruito un piano abusivo in una palazzina di fronte alla casa comunale.
Edilizia di famiglia.
Il comunicato di Palazzo Chigi conferma le infiltrazioni della mafia, ma chiede al ministro Maroni di intervenire in altro modo.
“Preso atto”, recita il comunicato, “della relazione del ministro dell’Interno sulla situazione nel Comune di Belmonte Mezzagno (Palermo), il Consiglio ha poi autorizzato il ministro ad avvalersi dei poteri conferitigli dalla legge per contrastare, a livello delle strutture comunali, ogni condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata, senza pervenire allo scioglimento del Consiglio comunale”.
La legge, però, non prevede altri strumenti, se non lo scioglimento.
Nella relazione si evidenzia il quadro solito di un Comune con la mafia sotto casa: affidamenti di lavoro con la procedura di somma urgenza, in modo da favorire le solite ditte, una radiografia di rapporti e vicinanze sospette degli amministratori e l’abusivismo edilizio.
Di mezzo non ci sono i respingimenti o le ronde, ma parliamo di rapporti mafia politica.
Un argomento sul quale il ministro dell’interno Roberto Maroni preferisce non lanciare ultimatum.
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Luglio 25th, 2011 Riccardo Fucile
LO STRANO CASO DI UNA SOCIETA’ ESTROMESSA DALLA RACCOLTA DEI RIFIUTI IN CAMPANIA CHE ORA GESTIRA’ LA MONNEZZA SPEDITA IN TOSCANA… UN’INFORMATIVA DELLA PREFETTURA DI VENEZIA PARLA DI CONTIGUITA’ CON I FRATELLI GRAVIANO, L’EX AMMINISTRATORE E’ FINITO IN CARCERE E IL PATRON GAVIOLI E’ INDAGATO
La saga dei rifiuti non ha fine e nella galassia di inchieste, soldi sprecati e
arresti c’è anche la vicenda di una società estromessa dalla raccolta dei rifiuti a Napoli, ma che ritorna protagonista come socio privato di un’azienda mista che si occupa di smaltire, in Toscana, il pattume campano.
Enerambiente, società veneziana del patron Stefano Gavioli, ha lavorato per l’Asia, la società del comune di Napoli, fino al novembre 2010, quando ha ricevuto un’informativa atipica, una misura di prevenzione antimafia, dalla prefettura di Venezia nella quale si manifestavano vicinanze sospette dell’ex amministratore delegato Giovanni Faggiano e dello stesso Gavioli. La presenza a Napoli di Enerambiente,oggi in liquidazione, e i suoi rapporti con Asia, sono al centro di diverse inchieste della procura partenopea e del pool di magistrati, coordinati dall’aggiunto Giovanni Melillo.
Pochi giorni fa sono scattati altri due arresti.
In manette, per corruzione ed estorsione, sono finiti Faggiano e Corrado Cigliano, il primo ex ad di Enerambiente, il secondo ex capocantiere a Napoli della società veneziana e fratello di Dario, ex consigliere provinciale Pdl, anche lui coinvolto a diverso titolo in una precedente operazione.
L’accusa è quella di aver preteso soldi non dovuti e posti di lavoro dai responsabili delle ditte (Davideco e Cooperativa San Marco) a cui affidavano il subappalto.
Tra gli indagati in un altro filone dell’indagine c’è anche Stefano Gavioli.
Proprio Gavioli con la sua Enerambiente è consigliere nel cda di Rea, Rosignano energia ambiente.
Una società con sede a Rosignano, in provincia di Livorno, che si occupa di rifiuti e che sta smaltendo quelli provenienti da Napoli.
Fino ad oggi sono circa 9 mila le tonnellate raccolte dalla ditta livornese con un costo per la Sapna, la società provinciale di Napoli, di oltre un milione di euro.
Ora sono in arrivo altre 5 mila tonnellate dopo l’accordo tra le regioni siglato nei giorni scorsi. Insomma la Enerambiente uscita dalla porta nella raccolta del pattume partenopeo si trova ad essere socio privato dell’azienda mista che cura lo smaltimento dei rifiuti campani nella discarica livornese di Scapigliato.
La Rea è una società mista pubblico-privata con il comune di Rosignano capofila con una quota del 45% e due soci privati, tra cui Enerambiente (nata dalle ceneri di Slia di Manlio Cerroni) è al 24%.
Oltre a Stefano Gavioli, nel consiglio di amministrazione siede anche la sorella Maria Chiara. “ Enerambiente è un socio finanziatore, ma non operativo — precisa Massimiliano Monti, direttore generale della Rea — i rifiuti provenienti da Napoli vengono controllati e usiamo tutto personale in capo alla nostra azienda e non dei privati”.
Ma in caso di utili il patron Gavioli parteciperebbe alla spartizione.
Di certo risulta ingombrante la presenza della società veneziana. Un anno fa fu bocciata l’idea di acquisirne la quota perchè Enerambiente chiese una cifra intorno agli 8 milioni di euro.
Nel luglio 2010 Giovanni Faggiano si dimise da consigliere di Rea dopo ripetute richieste a seguito della condanna per corruzione aggravata in primo grado subita.
Nonostante l’assoluzione in secondo grado, restano i pesanti rapporti con uomini vicini al crimine organizzato, evidenziati nell’informativa atipica spiccata dalla prefettura di Venezia, lo scorso ottobre.
Nell’informativa della prefettura di Venezia, si parlava anche di Gavioli, il patron di Enerambiente, che resta consigliere di Rea: “ Sono stati accertati rapporti — si legge — di dubbia natura tra Gavioli Stefano, attuale amministratore unico e precedentemente presidente del Cda di Enerambiente Spa, e Zito Angelo, soggetto legato al crimine organizzato, condannato per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso e arrestato nell’ambito di una operazione della Dia di Palermo con l’accusa di riciclaggio del denaro di pertinenza del clan mafioso riconducibile ai fratelli Graviano”.
Un’informativa atipica, quella della prefettura di Venezia, a carico di Enerambiente che condusse il comune di Napoli a revocare l’appalto nel novembre scorso, stesso dicasi per alcuni comuni foggiani (come Sannicandro Garganico) dove Enerambiente aveva vinto l’appalto per la gestione dei rifiuti.
Nel caso Rea, Enerambiente è socio privato di una spa. Il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi, però, promette: “Chiederemo nella prossima assemblea dei soci che nel futuro cda, vicino al rinnovo, siano presenti solo persone che abbiano un profilo specchiato senza problemi con la magistratura”.
Sulla vicenda Rea-Enerambiente si è prodotta anche una spaccatura nel Pd che guida la giunta, con l’uscita del gruppo consiliare Rosignano democratica che chiede chiarezza e l’estromissione della società veneziana.
Nell’ordinanza che ha portato in carcere Faggiano, il gip Isabella Iaselli parla anche di Gavioli: “ Sono da accertare i rapporti con il Gavioli che per ben cinque anni non ha mai avuto nulla da ridire sulla condotta del suo più fidato collaboratore che tuttavia aveva già negli anni 2008 e 2009 emesso fatture per importi rilevanti per prestazioni mai eseguite, oltre ad aumentare in maniera irragionevole lo stipendio per sè e per la sua collaboratrice”.
Sia Faggiano che Gavioli respingono ogni addebito.
Sui rifiuti di Napoli c’è un altro caso che fa discutere quello della società Adiletta logistica Scarl di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, che cura il trasporto del pattume campano verso la Sicilia.
I proprietari sono vicini al gruppo del Pdl locale, proprio nel piazzale dell’azienda si tenne l’incontro elettorale con Adriano Bellocosa, candidato a sindaco dei berlusconiani a Nocera Inferiore.
Uno dei proprietari della ditta, Mario Adiletta, già protagonista di altre vicende giudiziarie in passato, è coinvolto in una inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze.
Per lui il Gip dispose i domiciliari, nel novembre scorso, in un’operazione contro una presunta associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di macchinari rubati, con l’aggravante di aver favorito un clan di camorra.
Adiletta viene ritenuto contiguo alla criminalità organizzata campana secondo il racconto di due pentiti e i riscontri emersi dalle indagini dei carabinieri.
Accuse che i suoi legali respingono, pronti a dimostrare l’estraneità dell’assistito a ogni accusa.
Al momento, nonostante il coinvolgimento nell’inchiesta fiorentina e i presunti rapporti con i clan, non ci sono stop prefettizi per la Adiletta e per la San Marino, azienda collegata al gruppo.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 19th, 2011 Riccardo Fucile
LA CASA DELLA LEGALITA’, OSSERVATORIO SULLA CRIMINALITA’ E LE MAFIE, INTERVIENE SULLA VICENDA LOCALE DI FUTURO E LIBERTA’: FINI VUOLE PULIZIA, NAN ACCOGLIE IN SEDE I MAMONE…IL PRESIDENTE DELLA CAMERA DIA L’ESEMPIO: ACCOMPAGNI NAN ALLA PORTA
Gianfranco Fini rilancia la necessità espressa da Paolo Borsellino affinchè la politica faccia
pulizia prima e indipendentemente dalle sentenze e dai rilievi penali di certe frequentazioni, contiguità e connivenze.
E Paolo Borsellino aveva ragione…
Gianfranco Fini farebbe bene, oltre che riprendere le parole ed il messaggio di Paolo Borsellino, nel giorno dell’anniversario della strage di Via D’Amelio, anche nel dare l’esempio con il proprio partito…
Già in AN aveva lasciato dei portoni spalancati, ove entravano direttamente pullman di finti tesserati dalle cosche, che condizionavano congressi, liste ed eletti (provi a dare un occhio alla provenienza dei signori prediletti dal locale della ‘ndrangheta di Ventimiglia, e troverà Eugenio Minasso, Alessio Saso, Vincenzo Moio… e se ci si sposta sul candidato alle regionali del 2010 a Genova, spalleggiato da boss quali Gangemi, Condidorio, Bruzzaniti e Gorizia, di nuovo è un altro parto di An, Aldo Praticò).
Problema passato? No!
Il responsabile regionale di FLI in Liguria, l’avv. Enrico Nan, chi ti va ad incontrare?
I Mamone, ovvero gli esponenti della famiglia della ‘ndrangheta che si è fatta impresa e che – legata ai Mammoliti ed ai Gullace-Raso-Albanese e Piromalli – ha costruito un vero e proprio monopolio degli appalti pubblici (anche a seguito di interdizione atipica antimafia del Prefetto Musolino, di un rinvio a giudizio per corruzione, di un inchiesta per il controllo degli appalti pubblici, di miriadi di contestazioni di illeciti ambientali… nonchè un tentativo – documentato dalla Dia – di corruzione di un pubblico ministero)…
I Mamone che hanno appoggiato Burlando ed il centrosinistra alle amministrative e che per operare alla meglio si sono anche costituiti una propria loggia Massonica… sono stati ricevuti senza problemi dal Nan presso la sede di FLI a Fiumara…
Lo sa che uno degli uomini legati ai Mamone, ovvero il Pietro Malatesti, con la gestione del Nan, era indicato come uno dei Presidenti di Circolo di FLI?
Non sa chi è Malatesti, cerchi sul nostro sito e troverà quanto basta, da atti ufficiali quali un rapporto del Gico alla Procura della Repubblica di Genova, in merito ai rapporti dei Mamone con altri esponenti della criminalità organizzata calabrese (come lo Stefanelli Vincenzo, oltre che con il Carmelo Gullace, i Rampino, i Gorizia…) e – ma guardi che roba – per il condizionamento del voto alle elezioni Il brindisi del 1993 di Gino Mamone con i boss… e poi appalti su appalti amministrative del 2007 per il Comune e la Provincia di Genova e naturalmente per questioni di affari & appalti.
Persino Mastella disse che con certa gente non voleva avere a che fare (pensi un po, Mastella!)…
E pare anche che con i Mamone, ad incontrare Nan, ci fossero personaggi di quel Tigullio dove i Nucera di Condofuri (a partire dal Santo Nucera), ma anche i Piromalli, la fanno da padroni.
Ed allora: on. Fini non è forse il caso di dare l’esempio che l’invito formulato da lei oggi a Palermo può essere tradotto in pratica oltre che mediaticamente sparato nel giorno della memoria di Borsellino?
Borsellino diceva che certe frequentazioni devono trovare risposta dalla politica, mettendo fuori dalla porta i protagonisti, anche se di penalmente rilevante non vi è nulla nei loro atti e comportamenti.
Quindi: accompagna Nan alla porta o quella di oggi era solo sparata mediatica?
Nan dice che non li conosceva… ma a dirigere partiti in terre dove la ‘ndrangheta da decenni condiziona politica, economia, pubbliche amministrazioni e settori di controllo, non ci possono essere, crediamo, persone che non “conoscono” famiglie e personaggi arcinoti.
L’ingenuità , come le frequentazioni e contiguità , non si può tollerare, non condivide?
In molti, iscritti e dirigenti di FLI a Genova le hanno chiesto provvedimenti, non li hanno visti e si sono dimessi in massa… cosa penseranno nel sentirla parlare bene ma razzolare male?
Provi a porsi questa domanda e, non sarebbe male, che, coerentemente a quanto a detto oggi, dia una risposta.
Casa della Legalità
Ufficio di Presidenza
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Luglio 14th, 2011 Riccardo Fucile
SCRIVONO I PM: “NELLA SUA VESTE DI ESPONENTE POLITICO DI SPICCO AVREBBE CONSAPEVOLMENTE E FATTIVAMENTE CONTRIBUITO AL SOSTEGNO E AL RAFFORZAMENTO DELL’ASSOCIAZIONE MAFIOSA
Dopo la decisione del gip di respingere la proposta di archiviazione e chiedere l’imputazione coatta, la Procura di Palermo ha impiegato soli quattro giorni per depositare la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa per il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano.
Passaggio dovuto in attesa della fissazione dell’udienza preliminare nel corso della quale un gip diverso da quello che ha disposto l’imputazione coatta dovrà decidere se gli elementi in mano all’accusa sono tali da giustificare un processo.
“Nella sua veste di esponente politico di spicco, prima della Dc e poi del Ccd e Cdu e, dopo il 13 maggio 2001, di parlamentare nazionale – scrivono i magistrati nella richiesta di rinvio a giudizio – Romano avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell’associazione mafiosa, intrattenendo, anche al fine dell’acquisizione del sostegno elettorale, rapporti diretti o mediati con numerosi esponenti di spicco dell’organizzazione tra i quali Angelo Siino, Giuseppe Guttadauro, Domenico Miceli, Antonino Mandalà e Francesco Campanella”.
D’altronde le motivazioni utilizzate dal gip Giuliano Castiglia non erano certo di poco conto.
Alla Procura che, per la seconda volta in otto anni, aveva finito con il chiedere l’archiviazione della posizione di Romano, il gip aveva replicato con un secco no ritenendo che Romano “per almeno due decenni ha mantenuto una condotta di consapevole apertura e disponibilità nei riguardi di esponenti anche di assoluto rilievo di Cosa nostra”.
Secondo il vaglio del gip, dalle carte proposte dalla Procura emerge “un quadro preoccupante di evidente contiguità con le famiglie mafiose”.
Di più: le condotte del ministro ” non appaiono arrestarsi alla soglia della contiguità dell’indagato al sistema mafioso ma rappresentano una perdurante consapevole e interessata apertura verso componenti di primaria importanza dell’organizzazione mafiosa che si è ripetutamente tradotta e concretizzata in specifici, consapevoli e volontari contributi rilevanti per la vita di Cosa nostra”.
Tra i fatti specifici ai quali il gip dà rilevanza l’appoggio che, così come l’ex governatore Cuffaro in carcere dopo la condanna a 7 anni, anche Romano avrebbe dato alle candidature alle Regionali del 2001 di uomini sponsorizzati dai capi di Cosa nostra, da Mimmo Miceli a Giuseppe Acanto, la visita all’allora boss poi diventato pentito Angelo Siino per chiedere sostegno elettorale, e soprattutto i suoi rapporti con la famiglia mafiosa di Villabate, testimoniati anche dal pentito Francesco Campanella. E infatti, nella richiesta depositata, il procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e il sostituto Nino Di Matteo affermano che il ministro “avrebbe messo a disposizione di Cosa nostra il proprio ruolo, contribuendo alla realizzazione del programma criminoso dell’organizzazione tendente all’acquisizione di poteri di influenza sull’operato di organismi politici e amministrativi”.
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Luglio 13th, 2011 Riccardo Fucile
SECONDO UNA INFORMATIVA DELLA DIA, I CANTIERI ANDARONO A UNA DITTA PULITA MA I LAVORI FURONO EFFETTUATI DA UOMINI VICINI ALLA COSCA BARBARO-PAPALIA CHE HANNO ANCHE LAVORATO ALLA RISTRUTTURAZIONE DI UNA CASA VACANZA AD ANDORA
Imprenditori puliti che ci mettono faccia e società .
Imprenditori mafiosi che stanno dietro le quinte dell’appalto e incassano le commesse. Il gioco non è complicato.
Le ultime inchieste sulla ‘ndrangheta a Milano lo hanno dimostrato chiaramente.
Alla sbarra così sono finiti imprenditori dal pedigree rigorosamente padano come Maurizio Luraghi e Ivano Perego.
Il primo accusato e condannato per associazione mafiosa. Il secondo ancora in attesa di giudizio.
Grazie a loro i boss alla milanese si sono aggiudicati speculazioni edilizie e appalti pubblici.
La Perego strade, addirittura, ha lavorato allo scavo per la costruzione della nuova sede del palazzo di Giustizia di Milano.
Eppure c’è dell’altro.
Un azzardo ulteriore che ha portato gli uomini della ‘ndrangheta a ottenere appalti per la manutenzione degli impianti elettrici anche all’interno dell’attuale Tribunale del capoluogo lombardo.
Il dato, inedito, emerge dalle pieghe degli atti dell’inchiesta Parco sud che il 3 novembre 2009 ha chiuso i conti con la cosca Barbaro-Papalia, famiglia di ‘ndrangheta da anni residente a Buccinasco, comune a sud-ovest di Milano.
Di più: sempre le stesse persone riconducibili al clan e che, come i loro capi, nel gennaio 2010 saranno condannate in primo grado, sono riuscite ad aggiudicarsi appalti del Comune di Milano.
La storia inizia nell’inverno del 2008.
In quel periodo, i boss della cosca si trovano in carcere.
I gregari, invece, sono liberi e operativi.
Due di loro, Franco Michele Mazzone e Nicola Carbone, stanno svolgendo lavori per conto della C.e.b. Electric di Caludio Papani, imprenditore di Novate milanese che non verrà sfiorato dall’inchiesta.
Ecco, allora, cosa annotano gli uomini della Dia in un’informativa del 21 novembre 2008: “I lavori per conto di Papani sono quelli di un immobile nel comune di Andora e presso il palazzo di Giustizia di Milano”.
I cantieri in Liguria riguardano una delle Casa vacanza di proprietà del comune di Milano. Un dato confermato dal documento dall’Ufficio strutture scolastiche. Secondo il quale Papani si è aggiudicato un appalto “per montanti e dorsali elettrici” del valore di 70mila euro.
Oggi sul sito del comune di Milano la residenza viene descritta come “una splendida costruzione completamente ristrutturata, racchiusa tra pini e piante mediterranee, con accesso diretto alla spiaggia privata e priva di barriere architettoniche. Nel grande parco, vasti spazi di gioco e attrezzature sportive. Età degli ospiti: 6/11 anni”.
Dalle intercettazioni, depositate agli atti dell’indagine Parco sud, emerge come Mazzone da questo lavoro voglia ricavare fino a 300mila euro.
Un bel tesoretto che non fa gola solo a lui. In pista, infatti, c’è anche Giuseppe Andronaco (non indagato), imprenditore calabrese molto vicino al giovane Domenico Papalia, boss in ascesa con i giusti quarti di nobiltà mafiosa.
Insomma, le cosche in Lombardia arrivano ovunque e guadagnano su tutto.
Il metodo, come si diceva, è sempre lo stesso. “Papani ha assunto alcuni dipendenti di Mazzone, non potendo quest’ultimo ricevere il subappalto”.
Il perchè lo racconta la storia criminale dello stesso Mazzone scritta dal gip Giuseppe Gennari nella sua ordinanza del 2009.
Il giudice lo descrive come persona di fiducia di Salvatore Barbaro, il piccolo principe delle cosche, che ha sposato Serafina Papalia, figlia di Rocco Papalia, per anni reggente degli affari mafiosi al nord. Mazzone, secondo gli investigatori, si è preso l’incarico di minacciare Luraghi e la sua famiglia dopo che l’imprenditore ha deciso di collaborare con la magistratura.
Per conto della cosca Barbaro-Papalia, Mazzone ritira “somme di denaro nei cantieri dove l’organizzazione ha cointeressenze, fornendo la sua collaborazione per le esigenze quotidiane, quale gestore per conto della “ famiglia” degli affari illeciti, in particolare prendendo in affitto l’ appartamento di Assago via Caduti in cui si è nascosto il latitante Paolo Sergi“.
Mazzone, inizialmente indagato anche per associazione mafiosa, alla fine verrà condannato a cinque anni e otto mesi per altri reati.
Tra questi la detenzione “di armi comuni da sparo, alcune clandestine, armi e munizionamento da guerra, e una bomba a mano”.
Dal suo curriculum spunta anche un bel po’ di droga, circa quattro chili di cocaina. Lo stesso spartito vale per Nicola Carbone condannato in primo grado a sei anni.
Il 29 ottobre 2008 Mazzone è al telefono con un tale Pasquale al quale conferma che si occuperà dei lavori elettrici all’interno del tribunale.
Nello stesso giorno Claudio Papani chiama Mazzone per chiedergli i nomi delle persone che andranno a lavorare a palazzo di Giustizia.
Due giorni dopo sono di nuovo al telefono. Papani comunica a Mazzone gli stipendi degli operai, dopodichè lo invita a mandare le carte d’identità degli operai.
Quindi gli dice di “licenziare i ragazzi” per poi poterli assumere lui. Il 4 novembre successivo i lavori iniziano. Il giorno prima “Mazzone chiama Papani il quale gli dice che da domani i ragazzi possono iniziare a lavorare al Tribunale”.
A questo punto l’informativa della Dia conclude chiedendo all’autorità giudiziaria una proroga alle intercettazioni.
Ad oggi l’inchiesta resta aperta. E Mazzone non è indagato per questa vicenda.
Un fatto, però, è certo.
Seguendo le tracce della ‘ndrangheta che fa affari in riva al Naviglio si rischia di imbattersi in storie come queste, che mettono in fila gli interessi mafiosi con appalti ad alto rischio come quello nel palazzo di Giustizia di Milano.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 9th, 2011 Riccardo Fucile
NON SI PUO’ CONVIVERE CON CHI SOSTIENE: “IN POLITICA NON BISOGNA VEDERE IL MAFIOSO, QUESTE COSE NON SERVONO”… PAOLA DEL GIUDICE, EX COORDINATRICE PROV. DI GENERAZIONE FUTURO, SI E’ DIMESSA DA FLI PER PROTESTA CONTRO CHI RICEVE IN SEDE A GENOVA PERSONE “ATTENZIONATE” DALLA DIA E POI SI GIUSTIFICA COSI’
Pubblichiamo la lettera aperta che l’amica Paola ha oggi indirizzato ai giovani di Generazione Futuro riuniti a Roma. Una lettera piena di affetto per i tanti amici che è stata costretta a lasciare per dignità e coerenza con le proprie idee, quelle di una comunità umana che meriterebbe rispetto da parte della classe dirigente di Futuro e Libertà .
Ma che, per aver denunciati fatti, non ha trovato nel partito alcuna risposta all’appello delle persone oneste, sacrificate per non disturbare i professionisti della politica e gli “intoccabili” che si annidano in Fli.
Ciao a tutti,
so che oggi vi riunite. Se è possibile e se sono ancora in tempo vorrei che qualcuno di voi leggesse le parole di saluto che allego.
Cari amici,
ho deciso di scrivere due righe per chiarire la mia posizione di dimissionaria e soprattutto per ringraziare tutti i ragazzi e le ragazze di Generazione Futuro che hanno compreso la mia scelta e hanno manifestato con piccoli e grandi gesti la loro solidarietà per me davvero preziosa.
Ancora una volta avete confermato il vostro valore soprattutto umano. Grazie!
Credo che molti di voi abbiano già letto la cronaca dei fatti genovesi: in breve nonostante siano stati denunciati più volte dei gravi fatti (vedi articolo allegato) , le risposte che aspettavamo dai vertici non sono mai arrivate.
La lotta qui a Genova è stata davvero dura e lacerante, e solo alla fine abbiamo “mollato”.
Eticamente ci è sembrato opportuno e dignitoso dimostrare il nostro dissenso lasciando Futuro e Libertà che non si è dimostrato, almeno nella nostra provincia, il partito che tutti noi stavamo ingenuamente sognando.
Ma voglio entrare nello specifico della mia decisione.
Paradossalmente il fatto più grave si è manifestato, per me, durante la cena del convegno per la presentazione de “Il Futurista”, una manifestazione che abbiamo organizzato con impegno e devozione e che sarebbe dovuta essere il coronamento di un nostro traguardo.
Tralascio particolari imbarazzanti e beceri sul comportamento di alcuni circoli genovesi, perchè mi voglio soffermare su quello è arrivato alle mie orecchie durante un diverbio piuttosto acceso.
“Vedi Paola nella politica non bisogna vedere il mafioso…, la persona sospetta…, insomma queste cose non servono, perchè bisogna fare delle strategie.”
Al mio NO, la riposta è stata: “Voi giovani dovete avere coraggio!”
Coraggio?
Scusate a quel punto ho avuto un po’ di confusione: nella mia cultura coraggio ha un significato, ma in effetti andando a cercare sul vocabolario mi sono ricordata che la sfera semantica di questo termine è ben più ampia.
Significato 1
Forza d’animo nel sopportare, nell’affrontare con decisione un pericolo, nel dire o fare cosa che importi rischio o sacrificio.
Significato 2
Sfacciataggine, impudenza (prendo da Treccani). Ah ecco nella politica bisogna essere sfacciati!
Ho capito caro “amico” cosa volevi dire. Beh io non ci sto.
Per me la politica appartiene prima di tutto ai cittadini onesti che lottano per la dignità e l’etica e hanno anche Forza d’animo nel sopportare nell’affrontare con decisione un pericolo, nel dire o fare cosa che importi rischio o sacrificio (vedi significato 1).
La decisione presa da molti militanti FLI di Genova è stata davvero molto sofferta, credetemi.
Personalmente credo ancora tantissimo nell’azione che voi tutti state portando avanti, questi mesi in Generazione Futuro sono stati davvero bellissimi.
Dopo 27 anni ero riuscita finalmente a trovare un punto di riferimento politico in cui credere e per cui lottare con tutte le mie energie.
Non rimpiango nè mi pento di nulla, anzi sono felicissima di tutto ciò che abbiamo fatto insieme.
Sia per le buone capacità del coordinamento che per l’entusiasmo e l’onestà di molti di voi sono ancora convinta che Generazione Futuro possa portare avanti molte delle idee per cui il partito è nato.
Tuttavia, la forza e l’unione non bastano sempre, se infatti la compattezza di tutti noi ragazzi può essere determinata e a volte spiazzante, basta la malafede di pochi per mandare tutto a rotoli.
So che il mio augurio può sembrare incoerente, ma con tutto il cuore vi dico “in bocca al lupo e tenete duro”!
Laddove è ancora possibile cercate di mantenere alto l’onore della nostra generazione.
Un caro saluto.
Paola
Allego articolo:
DAL SECOLO XIX: “SI DIMETTONO IN 25, L’INTERA DIREZIONE PROVINCIALE.. UN SOCIO DI MAMONE PRESIEDE UN CIRCOLO”
Il commissariamento del partito a livello provinciale e cittadino, insieme alle dimissioni a raffica di 25 fra dirigenti e iscritti vari.
Per Enrico Nan, guida regionale di Futuro e libertà , si tratta della «normale soluzione a conflitti interni, preludio a un democratico congresso. E chiunque desse una chiave di lettura diversa o maliziosa, meriterebbe querele».
Ma ci sono due retroscena importanti, che potrebbero aver pesato (sebbene non in modo esclusivo) nel terremoto ufficializzato ieri fra gli esponenti del partito di Gianfranco Fini all’ombra della Lanterna.
Non è infatti un caso se il termine «codice etico» è segnato in neretto nel comunicato con cui i 25 hanno annunciato il proprio addio.
Perchè quel passo è stato preceduto da uno scambio di telefonate e mail al vetriolo, in cui si commentavano due episodi rimasti finora (parecchio) sottotraccia: un incontro riservato nella sede regionale del partito, fra lo stesso Enrico Nan e gli imprenditori Mamone (al centro di varie inchieste e sospettati di contatti con la criminalità calabrese).
E il ruolo di presidente di circolo, con annessa possibilità di rapido ampliamento, che s’era ritagliato Pietro Malatesti, un particolarissimo personaggio che la Finanza qualche anno fa intercettò per mesi.
Di entrambi questi fatti sarebbe stato informato Fabio Granata, esponente di spicco di Fli e vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, a Genova la settimana scorsa.
Ma per il momento il vincitore è Nan.
Flashback, allora.
Bisogna tornare al febbraio scorso, sede della Fiumara, per rievocare il blitz dei fratelli Mamone, Gino e Antonino detto Ninetto.
Il primo, patròn della Eco.Ge, colosso delle bonifiche e demolizioni, è sotto processo a Genova per corruzione e indagato per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta (avrebbe guidato un cartello d’imprese per spartirsi degli appalti) ed emissione di false fatture.
Il suo nome è stato più volte accostato a quello di alcune cosche calabresi, e lo stesso Gino – come certifica un video acquisito dalla Direzione distrettuale antimafia – fu protagonista agli inizi della sua carriera di un imbarazzante brindisi con alcuni personaggi che risulteranno poi conclamati capiclan.
Di cos’hanno parlato con Nan? «Si sono proposti a sostegno del movimento – conferma il coordinatore – ma il colloquio durò pochissimo».
Alcuni militanti non gradiscono; anche perchè da almeno quattro anni la stampa cittadina – Il Secolo XIX in particolare – ha dedicato fior di pubblicazioni alle vicende dei Mamone.
Nan non si scompone: «La mia segretaria mi fissa centinaia di incontri. È normale, per un rappresentante politico. Le questioni giudiziarie dei Mamone sui giornali? Lì per lì non ci ho pensato».
Poi succede dell’altro, e non sembra proprio scollegato.
Più o meno nello stesso periodo, una delle rappresentanti di “Generazione Futuro” (organizzazione giovanile di Fli) viene contattata da uno dei trenta iscritti di “Generazione Centro”, il circolo di cui è presidente tale Piero Malatesti.
L’interlocutore, che non è Malatesti, e lo confermano fonti qualificate interne a Futuro e Libertà , si qualificherebbe come rappresentante di un’associazione dove si potrebbe fare incetta di tessere.
L’ipotesi sfuma, ma vale la pena approfondire a questo punto la figura dello stesso Malatesti, la guida della sezione da cui parrebbe essere partita l’iniziativa del tesseramento industriale.
Malatesti (una mail di convocazione alla cena con due parlamentari lo include nell’indirizzario dei dirigenti genovesi) è stato al centro di indagini della Finanza nel 2007.
I militari ne rimarcavano in primis i continui contatti con Gino Mamone: insieme avevano provato ad avvicinare l’allora leader dell’Udeur, Clemente Mastella, a Palazzo Ducale, e allo strano blitz partecipò pure Onofrio Garcea, uno dei boss della ‘ndrangheta genovese arrestati nei mesi scorsi.
Malatesti era così descritto nell’informativa dei pm: “Ha innumerevoli contatti con il mondo imprenditoriale e politico, non giustificati dalla professione svolta, il tassista. Sovente è capitato d’intercettare conversazioni nelle quali parrebbe che lo stesso fosse impegnato in un ruolo di intermediario per un appalto nel settore petrolifero in territorio libico, congiuntamente a Gino Mamone. Sono state intercettate anche conversazioni in cui si parla della loro percentuale di guadagno”:
E’ perlomeno singolare che, soci in questo stranissimo business nel 2007 (quando le aderenze sospette degli stessi Mamone con le famiglie calabresi erano già note) ritornino quasi contemporaneamente nella vita di Futuro e Libertà .-
Così strano che potrebbe aver contribuito alle dimissioni in massa.
Enrico Nan ribadisce di non sapere “assolutamente nulla”di quella proposta di tesseramento partita dal circolo di Malatesti: “Il fatto che il suo nome ricorresse nelle intercettazioni di un’inchiesta penale, non può essere una dirimente all’iscrizione”.
Il Secolo XIX ha provato più volte a contattare Piero Malatesti sul cellulare, senza ottenere risposta
Matteo Indice e Giovanni Mari
(da “Il Secolo XIX“)
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Luglio 4th, 2011 Riccardo Fucile
SUL “SECOLO XIX” VIENE RIPROPOSTO IL CASO DELLE DIMISSIONI DI 24 DIRIGENTI E DELLA CHIUSURA PER PROTESTA DI NUMEROSI CIRCOLI, ORIGINATE DALLA VISITA DEI FRATELLI MAMONE AL COORDINATORE REGIONALE DI FLI NELLA SEDE DEL PARTITO E DALLA NASCITA DI UN CIRCOLO INTESTATO A UN SOCIO D’AFFARI DI MAMONE
Se alle divisioni legittime e alla luce del sole sulla linea politica in un partito emerge pure la
polemica per una serie di incontri incauti del “capo” locale, prevedere l’implosione è fin troppo facile.
E così è accaduto tra le fila liguri di Futuro e Libertà .
Il gruppo dei finiani si è spaccato in due tronconi: chi sta con il coordinatore regionale Enrico Nan (ex Forza Italia) e chi sta contro.
Lo staff romano di Fini ha dato l’assenso al commissariamento del coordinamento provinciale che aveva denunciato l’episodio di infiltrazione, affidando il ruolo di commissario proprio a chi invece aveva ricevuto Mamone, su cui gravano quattro processi in corso.
Troppo per 25 dirigenti e numerosi circoli territoriali che hanno così rassegnato le dimissioni.
E’ la bufera sulla visita di esponenti della chiacchierata famiglia calabrese nella sede di Fli che ha suscitato il vespaio più preoccupante, innescando anche in Fli il tema delle infiltrazioni: un sospetto pesante dopo i casi di Ventimiglia e Bordighera.
L’ incontro con esponenti di una delle famiglie più chiacchierate e indagate, ammesso da Nan (“Lì per lì non sapevo chi fossero”) è stato oggetto di discussione a Roma e il dossier Genova è sul tavolo nazionale come il più grave da risolvere.
Anche perchè Fabio Granata, vicepresidente della Commissione antimafia, aveva raccolto notizie e allarme dei militanti in tempo reale. “Sono stato recentemente a Genova per un riuscito incontro organizzato proprio da Rosella Oddone e dal suo coordinamento prov. per presentare “il Futurista”. In quella occasione, oltre che a compiacermi per la qualità della manifestazione, avevo raccolto il malcontento diffuso per alcune delle questioni che hanno portato alle dimissioni”.
Granata aveva provato a chiedere ai milianti di “resistere per cambiare il partito dall’interno”, poi la situazione è precipitata.
“Sto verificando con Menia la possibilità di organizzare un incontro tra il coordinatore ligure Nan e il gruppo dei dimissionari: sono certo che troveremo la soluzione di garanzia per scongiurare qualsiasi tentativo di infiltrazione nel partito”.
Infine una proposta: “sono disposto a creare con Angela Napoli un comitato di garanzia che filtri il tesseramento e al contempo auspichiamo il rientro delle dimissioni”
(da “Il Secolo XIX“)
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