Destra di Popolo.net

LA DELUSIONE DELLA EX COORDINATRICE DI FUTURO E LIBERTA’ DELLA PROVINCIA DI GENOVA: “E’ UN PARTITO COME GLI ALTRI”

Luglio 1st, 2011 Riccardo Fucile

L’ARTICOLO DI STAMANE SUL SECOLO XIX

“Credevo che Futuro e Libertà  fosse una realtà  politica nuova, ma mi sbagliavo. Sono profondamente amareggiata e delusa. Dentro Fli prevalgono le stesse logiche di potere dei vecchi partiti. Me ne sono andata (e con me l’intero coordinamento provinciale) perchè sono estranea a questo mondo, fatto di battaglie a colpi di tessere e dove i giovani talenti sono emarginati”.
Rosella Oddone Olivari spiega così il motivo delle sue dimissioni (ufficializzate ieri) da coordinatrice provinciale.
Contemporaneamente hanno dato forfait anche gli altri 24 componenti della direzione provinciale.
Un paio di settimane fa, Gianfranco Gadolla aveva già  rimesso l’incarico di coordinatore cittadino nelle mani del suo omologo nazionale Roberto Menia.
Un vero terremoto che potrebbe stroncare sul nascere il movimento dei finiani a Genova.
Dove , per la verità , Fli non ha mai attecchito.
In questi mesi sono emerse a più riprese clamorose divisioni al vertice sulla linea da seguire.
E i contatti tra alcuni esponenti di Fli e discussi personaggi nel mirino dell’Antimafia potrebbero essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Anche se tutti parlano di problemi politici.
“Ho lasciato per questioni di principio – puntualizza Olivari- pur avendo raggiunto gli obiettivi in termini di iscritti: 293”

(da “Il Secolo XIX“”).

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MA FUTURO E LIBERTA’ NON DOVEVA ESSERE IL PARTITO DELLA LEGALITA’ E DELL’ESEMPIO DI PAOLO BORSELLINO?

Giugno 30th, 2011 Riccardo Fucile

A GENOVA SI RICEVONO IN SEDE PERSONAGGI “ATTENZIONATI” DALLA DIA E SI PERMETTE LORO ANCHE DI COSTITUIRE UN CIRCOLO DI FLI… SI SEGNALA IL FATTO AGLI ORGANI CENTRALI E CHE SUCCEDE? VIENE DESTITUITA LA PERSONA CHE HA DENUNCIATO QUESTA VERGOGNA

Non c’è stata occasione pubblica, da Mirabello a Bastia Umbra, che non solo Fini, ma l’intera classe dirigente di Futuro e Libertà , non abbia declinato come “valori assoluti” di Fli tre concetti base: “legalità , meritocrazia, difesa dell’unità  nazionale”.
Passi che sovente, nella scelta della classe dirigente periferica, di scelte sulla capacità  e il merito se ne siano viste poche, permettendo a riciclati e a poltronisti di scalare le vette gerarchiche di Fli.
Passi che a soggetti che di valori di riferimento di destra non ne avevano alcuno siano state stese passiere rosse e sorretti strascichi interessati.
Passi che siano sovente stati emarginati proprio gli uomini e le donne di fede, disinteressati, la famosa “base di militanti” cui ci si appella dal palco e di cui ci si dimentica una volta tornati ad altezza di miseria d’uomo.

Ma quanto è accaduto a Genova nei giorni scorsi ha davvero superato il segno di ogni vergogna.
Un gruppo umano che stava lavorando “per il partito” e non per interessi o ambizioni personali, raccolto intorno alla coordinatrice provinciale, un gruppo politico che aveva saputo far conquistare a Fli l’interesse dei media con le proprie iniziative, dopo essere stato sistematicamente boicottato per mesi, è stato destituito dalla carica senza una motivazione, con la complicità  e la regia del coordinatore regionale, alias “divide et impera”.

Allora ci permettiamo di porre alcune domande a Gianfranco Fini, affinchè tragga le dovute valutazioni:

1) E’ normale che nella sede regionale di Futuro e Libertà  si ricevano per appuntamento i fratelli Mamone, persone con   procedimenti penali a carico, attenzionati dalla Dia e oggetto di intervento del prefetto per sospetti di contiguità  alla ‘ndrangheta (vedi articoli in home page) ?

2) E’ normale che chi li ha ricevuti, di fronte alle rimostranze del gruppo oggi destituito, si sia giustificato dicendo che non li   conosceva, dopo che per settimane i quotidiani locali hanno loro dedicato decine di articoli e foto?
E se anche non li avesse conosciuti, perchè non ha allora fatto i nomi di chi aveva organizzato l’incontro a sua insaputa?
E di cosa avrebbero parlato?

3) E’ normale coinvolgere il partito ricevendo in sede personaggi sicuramente seguiti e intercettati?

4) E’ normale che un altro personaggio legato agli stessi ambienti, citato negli articoli sulla nostra home page come attenzionato e intercettato, possa creare un circolo di Generazione Futuro con decine di   misteriosi iscritti che un domani voteranno al congresso, senza che qualcuno intervenga?
E’ lecito chiedersi come costui sarà  capitato in Fli e chi ce lo avrà  mandato?

5) E’ normale che qualcuno solleciti una dirigente giovanile di Fli a prendere contatto con un giovane (con identica amicizia di origine dei pregressi) che le propone un incentivo “due per uno” da supermercato, ovvero una tessera di Fli abbinata automaticamente a un misterioso circolo di presunti imprenditori ?

Eppure tutto questo è accaduto, con relative ammissioni e testimonianze che sono state fatte presenti a chi di dovere, ma nessuno è intervenuto.
In realtà  una risposta c’è   stata: la coordinatrice provinciale che pretendeva chiarimenti, insieme ai suoi venti collaboratori, è stata destituita, nonostante avesse fatto il numero di tessere congressuali richieste.

Una vergogna che ha generato la immediata lettera di dimissioni di decine di dirigenti di partito, presidenti di circolo, segretari di sezione, responsabili giovanili.
Ora così potranno ricevere chi vorranno.
Noi no.
Noi preferiamo stare dalla parte della difesa di quei valori che Paolo ha pagato con il   sacrificio della sua vita.
Perchè la legalità  non è un concetto da usare quando fa comodo.
E’ uno stile di vita.

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‘NDRANGHETA, RETATA IN LIGURIA, 12 ARRESTI: PERQUISITI GLI UFFICI DI UN CONSIGLIERE REGIONALE PDL E DI UN CONSIGLIERE COMUNALE PDL

Giugno 28th, 2011 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DI REATO E’ IL VOTO DI SCAMBIO TRA I DUE ESPONENTI POLITICI ALESSIO SASO E ALDO PRATICO’ (ENTRAMBI EX AN) E IL BOSS GANGEMI…I RAPPORTI CHE EMERGONO DALLE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI

L’ufficio del consigliere regionale della Liguria Alessio Saso (PdL), è stato perquisito dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’operazione antimafia denominata `Maglio 3′ che ha portato ieri a 12 arresti.
Saso è sospettato della violazione del Dpr 16560 numero 560 articolo 86, l’antesignano del `voto di scambio’ che, tecnicamente, può essere contestato solo sotto elezioni.
Nella vicenda è coinvolto, per le stesse ipotesi di reato, anche il consigliere comunale, Aldo Luciano Praticò (Pdl).
Anche il suo ufficio è stato perquisito
Dalle intercettazioni ambientali si ricava l’ipotesi che la candidatura alle amministrative del 2010 di Alessio Saso, il consigliere regionale del Pdl, indagato per violazione del Dpr 16560 numero 570 articolo 86, ovvero il vecchio voto di scambio, possa essere stata sostenuta da Domenico Gangemi attraverso i contatti con Giuseppe Marcianò e Michele Ciricosta, capi della locale di Ventimiglia.
Si legge nelle oltre 200 pagine di ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Nadia Magrini: «Le intercettazioni del telefono di Gangemi consentivano di registrare già  nel mese di novembre 2009 le telefonate con il consigliere regionale. Il primo contatto telefonico tra l’amministratore locale ed il `capo bastone’ avveniva il 28 novembre e lasciava chiaramente intendere una loro pregressa conoscenza».
Il consigliere regionale Alessio Saso incontrò per due volte Giuseppe Marcianò, cugino del boss della `ndrangheta condannato per l’omicidio di Francesco Fortugno e capo della Locale di Ventimiglia.
È lo stesso Saso che ne parla con Domenico Cangemi, capo della Locale di Genova, al quale aveva chiesto aiuto per le elezioni.
È il 19 febbraio 2010 quando Gangemi chiama Saso al cellulare.
Gangemi: «passa a trovare Peppino (Giuseppe Marcianò), mio cugino »
Saso: «si»
Gangemi: «Vacci da solo però, hai capito? »
Saso: «si, ci sono già  stato, ci rivado un’altra volta»
Gangemi: «no, no… io mi sono visto con lui domenica, ha tentato di telefonarti ma non hai mai risposto. Saso: ah, ma era libero? Gangemi: eh, sempre o chiuso o non raggiungibile»
Saso: «eh si, perchè sto sempre… sempre in mezzo alla gente, guarda, sono nella campagna elettorale mortale, proprio mortale».
Gangemi: «io ne ho parlato, abbiamo fatto una chiacchierata e lui gradisce che vai a trovarlo tu solo, capisci?»
Lo stesso Saso, incontra nel point elettorale di Arma di Taggia il nipote di Gangemi, Massimo, e un suo amico, Vincenzo La Rosa.
I due si presentano come sostenitori di Eugenio Minasso, parlamentare del Pdl, eletto, sostengono, grazie ai loro voti.
A loro due, il politico dice: «Io nel mondo che conoscete anche voi, insomma, sono conosciuto anche come una persona… affidabile va… mettiamola così, sei io dico una cosa mi impegno sempre in tutte… quello credo che me la riconoscono tutti… voi potete prendere informazioni in giro cerco di mantenere le promesse… Il discorso naturalmente del rimborso spese è naturale… Non ho quantità  di soldi eccezionale, però assolutamente si». Continua Saso: «Io poi sono una persona che, a parte questo ragionamento che stiamo facendo, sono una persona che anche dopo ci si puo’ contare… se uno mi chiede un lavoro, mi chiede un finanziamento… do anche quello… eh… io sono sempre rimasto in buoni rapporti con tutti».
Raccomandazioni per telefono da parte di Aldo Praticò, consigliere comunale del Pdl a Genova, al boss Domenico Gangemi su come votare.
La telefonata, intercettata dai carabinieri del Ros di Genova che stamani hanno recapitato un avviso di garanzia a Praticò per voto di scambio, risale al febbraio 2010.
È Gangemi che chiama Praticò.
Gangemi: «senti Aldo, quando nella cosa che dice così… vota così… Praticò: «sì»
Gangemi: «devono sbarrare Popolo della Libertà »
Praticò: «devono»
Gangemi: «o devono sbarrare anche Sandro Biasotti»
Praticò: «si, si, più che altro… tanto a Sandro Biasotti va in automatico l’importante è che scrivono accanto per il Popolo della Libertà »
Praticò: «punto. È in automatico»
Gangemi: «e sbarrare popolo della Libertà  basta? Praticò: si, si (omissis)
Praticò: in automatico quindi è meglio abbondare a fare una x perchè ci sono i presidenti comunisti Gangemi: sì’. I carabinieri del Ros notano che «non è un caso che 500 voti circa sui 2228 siano stati annullati tutti per la medesima ragione, avendo scritto il cognome Praticò accanto a quello di Biasotti e non accanto alla lista Pdl nella quale risultava candidato Praticò.

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GIA’ NEL 2002 LA DIA SEGNALAVA LA CONSORTERIA DELLA FAMIGLIA MAMONE COME COLLEGATA AL CLAN MAMMOLITI DI OPPIDO MAMERTINA

Giugno 27th, 2011 Riccardo Fucile

I   DETTAGLI DELLA INCREDIBILE SCALATA ECONOMICA DI GINO MAMONE NELLA ASSEGNAZIONE DEI LAVORI DI BONIFICA IN LIGURIA…NASCE DAL NULLA E VINCE SUBITO   APPALTI AL RIBASSO, MONOPOLIZZANDO IL MERCATO CON INVESTIMENTI ECONOMICI   SPAVENTOSI…I RAPPORTI CON LA POLITICA LIGURE

E’ il 27 gennaio del’anno scorso quando il Secolo XIX scrive: “per la prima volta la Procura chiede di processarlo con l’accusa di corruzione.
E chiama in causa, oltre al “re” delle bonifiche Gino Mamone, anche due ex consiglieri comunali di centrosinistra.
Nel mirino c’è la compravendita di un’area in Valpolcevera, il vasto appezzamento dove un tempo sorgeva l’oleificio Gaslini, dismesso nel 1985 e destinato a ospitare un enorme centro commerciale.
Valore almeno 13,5milioni di euro.
Il sostituto procuratore Francesco Pinto ha infatti formulato la richiesta di rinvio a giudizio per il patron della Eco.Ge, Gino Mamone, per Massimo Casagrande (a PalazzoTursi con i Democratici di Sinistra durante il mandato di Giuseppe Pericu) e Paolo Striano,all’epoca dei fatti consigliere della Margherita”.
Per gli ultimi due l’addebito è di istigazione alla corruzione, un reato “minore” rispetto a quello contestato a Mamone.

Ma già  dagli atti   della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti relativi alla visita in Liguria, si poteva leggere la Relazione semestrale 2002 della DIA.
“Presenze significative sono state individuate anche in Liguria, ove la criminalità  calabrese, presente sin dagli anni ’60, si è manifestata tanto in ambito microcriminale, attraverso l’esercizio dello spaccio di droga al minuto, quanto in importanti settori economici quali l’edilizia, la ristorazione e, soprattutto, lo smaltimento dei rifiuti. Le consorterie censite sul territorio sono riconducibili alle famiglie ROMEO, NUCERA, RAMPINO, MAMONE, FOGLIANI, FAMELI e FAZZARI.
La famiglia ROMEO, originaria di Roghudi (RC), è stabilita a Sarzana (SP), ove svolge attività  edilizia e di floricoltura. La famiglia NUCERA, originaria da Condofuri (RC) ed insediata a Lavagna (GE), è in contatto con le famiglie reggine RODà€, PAVIGLIANITI e D’AGOSTINO.
Gli interessi economici dei NUCERA spaziano dal settore edilizio a quello alberghiero, ma la fonte principale di guadagno è rappresentata dal settore dello smaltimento dei rifiuti tanto da essersi aggiudicati gran parte degli appalti in numerosi comuni dell’area del Tigullio.
La famiglia MAMONE, proveniente dalla Piana di Gioia Tauro (RC) e collegata ai MAMMOLITI di Oppido Mamertina (RC), si è insediata a Genova, ove è titolare della società  “F.lli MAMONE & C. di MAMOME Luigi” aggiudicataria di un cospicuo numero di appalti pubblici.
La famiglia FOGLIANI, anch’essa insediata a Genova proveniente da Taurianova (RC), è considerata un terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza.
La famiglia FAMELI, insediatasi nella provincia di Savona, ha assunto una posizione dominante nel settore immobiliare ed è considerata in rapporti d’affari con il boss PIROMALLI e con altri sodali della cosca RASO-GULLACE-ALBANESE.
Sempre a Savona è presente la famiglia FAZZARI, operante nel settore edilizio e dello smaltimento rifiuti, è legata da rapporti di parentela con la famiglia GULLACE, facente parte del clan “RASO-GULLACE-ALBANESE” di Gioia Tauro (RC).
Ulteriori insediamenti di personaggi criminali calabresi sono, infine, localizzati nelle aree di Ventimiglia (IM) e di Sarzana (SP), Ortonovo, Ameglia ed Arcola, caratterizzate dalla presenza di numerose comunità  di immigrati calabresi.

Ma è la Casa della Legalità  a spiegare nei dettagli la scalata economica di Gino Mamone nell’ambito dell’assegnazione dei lavori di bonifica.

L’ascesa della società  ECO.GE, nata praticamente dal nulla, con investimenti spaventosi ed offerte irraggiungibili, con un parco mezzi costantemente incrementato e ammodernato, ha stroncato ogni concorrenza, si colloca nei primi anni Novanta.
Dopo i brindisi, in casa di Luigi MAMONE; dei boss storici della ‘ndrangheta in Liguria, come Franco RAMPINO e Carmelo GULLACE, con i MAMONE, e tra questi Gino.
L’IPERCOOP DI GENOVALa prima grande opera che ha segnato lo start per la società  gioiello dei MAMONE, la ECO.GE, è la bonifica delle ex Raffinerie ERG di San Biagio.
Qui non sono mancati i problemi e la prima grande bonifica “farsa”, conclusasi con una colata di cemento a formare una piattaforma interrata che tenesse gli inquinanti (finchè potrà ) nel sottosuolo.
Qui, con l’opera della ECO.GE dei MAMONE al posto degli impianti della ERG sorge l’IPERCOOP ed il quartiere residenziale SAN BIAGIO. Per i lavori commissionati da COOPSETTE, naturalmente non fanno tutto i MAMONE, loro si occupano di demolizioni, bonifiche e movimento terra… per la costruzione si occupa la società  CEMIN, di RASO Antonino.
Con il plauso del COMUNE DI GENOVA ed il contributo dei fondi per le riconversioni delle aree che una volta erano industriali, la COOPSETTE promuove il progetto per FIUMARA. Torri residenziali, palazzine per uffici ed Asl, centro commerciale, centro divertimenti con multisale, struttura sportiva e palazzetto per sport e spettacoli… il tutto corredato da mega parcheggi interrati e in struttura.
Il progetto, come praticamente tutti i progetti di COOPSETTE, è firmato da Vittorio GRATTAROLA, uomo da sempre legato a Claudio BURLANDO.
Il lavoro di demolizioni, bonifiche e movimento terra è affidato all’ECO.GE dei MAMONE, ed anche qui per l’edilizia, invece, c’è la CEMIN.
Per COOPSETTE la società  la ECO.GE continua a lavorare per le stesse tipologie di intervento nell’ambito dell’appalto della RFI per il nodo Valpolcevera, per la realizzazione del nuovo centro direzionale a Sestri Ponenti, con la TORRE SAN GIORGIO… ed ancora, di nuovo a SAN BIAGIO, per il nuovo “BORGO” che sorge alle spalle del quartiere residenziale di SAN BIAGIO, dove di nuovo la ECO.GE segue scavi e movimento terra, mentre per le costruzioni si occupa la CEMIN.
E la COOPSETTE non è l’unico colosso delle cooperativo con cui operano i MAMONE.
Se abbiamo già  visto, ad esempio, nell’ambito degli appalti di SVILUPPO GENOVA, che nel cantiere affidato alla CCC (Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna) ci sono al lavoro i mezzi della ECO.GE, spostandoci a San Benigno, proprio di fronte al grattacielo del Comune di Genova, troviamo un nuovo committente per la società  dei MAMONE.
Qui sono in costruzione le TORRI DEL FARO, case ed uffici, progettati dalla MARIO VALLE ENGEENERING (acquisita da un’altra cooperativa edilizia, l’ABIT.COOP., ove nel Cda troviamo il cugino dei FOTIA, che secondo i reparti investigativi è famiglia della cosca dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI). La società  a cui è stata commissionata l’opera, che ha avuto la prima approvazione con la Giunta in COMUNE di Giuseppe PERICU ed il via libero definitico con la Giunta di Marta VINCENZI,   è un altro colosso delle cooperative emiliane, la UNIECO. Questa affida i lavori per demolizioni, scavi e movimento terra alla ECO.GE. Quelli della costruzione invece vedono impegnata la CEMIN.
Ma passiamo ad altri esempi di società  private, visto che il quadro del rapporto tra le grandi cooperative emiliane e l’ECO.GE dovrebbe essere abbastanza evidente.
Un altro lavoro di bonifica, o per meglio dire di bonifica farsa, è quello dell’ex stabilimento SOPPANI tra Cogoleto ed Arenzano.
Qui l’ECO.GE si doveva occupare, prima per l’impresa LUIGI STOPPANI SPA e poi per l’IMMOBILIARE VAL LERONE, della bonifica di una sostanza alquanto tossica e cancerogena: il cromo esavalente.
Il cromo esavalente però lo si è trovato in ogni dove, dalla vicina discarica del Molinetto, alle aree di Voltri coinvolge nei riempimenti per l’ampliamento del porto, altrove ed soprattutto nascosti nell’area dello Stabilimento.
L’ARPAL non vedeva nulla, così come gli operai facevano finta di niente….
Così il cromo esavalente nascosto nello stabilimento verrà  individuato solo con l’arrivo dalla struttura Commissariale che, a seguito del fallimento della società  proprietaria della vecchia fabbrica, ha assunto il controllo del sito per la messa in sicurezza e la bonifica.
I MAMONE tentarono in tutti i modi di prendere in mano questa struttura ed area ma fortunatamente non ce l’hanno fatta grazie al Commissario che avviò l’acquisizione degli impianti.
Nonostante i tentativi, anche dal Palazzo della REGIONE LIGURIA e del COMUNE DI ARENZANO, di agevolare il passaggio dell’area ai MAMONE, questa operazione non gli è andata in porto, nonostante la ben strutturata macchinazione concordata tra i MAMONE e l’amministrazione dell’IMMOBILIARE VAL LERONE.
Successivamente molte delle società  che abbiamo trovato nel “cartello” dei MAMONE individuato dalla Procura per il controllo degli appalti di Cornigliano, erano ad operare nella fase di messa in sicurezza della STOPPANI e dentro l’area dell’ex stabilimento vi ben evidenti attrezzature della ECO.GE.
Fortunatamente, dopo una serie di denunce pubbliche che abbiamo promosso, l’allora Prefetto di Genova, dott. Anna Maria Cancellieri, assume una costante attività  di controllo su ciò che avveniva in quella che fu la STOPPANI… e fortunatamente il Prefetto Cancellieri viene nominata come nuovo Commissario Straordinario per il Sito della STOPPANI… da allora i MAMONE e le società  del “cartello” sono svaniti.
Per il resto la lista sarebbe lunga, troppo lunga, tra gli incarichi pubblici e privati quindi ci limitiamo ad indicarne alcuni: demolizioni delle aree NORMOIL, demolizione e bonifica deposito area SHELL del quartiere di Fegino, demolizioni nell’area di Genova CAMPI, demolizione ponte ferroviario di Genova Cornigliano e depositi PRAOIL a Genova Pegli…
Poi ci sarebbero anche quelli per l’Autorità  Portuale o quelli per le molteplici bonifiche da amianto (che poi i NOE trovano sparsi qua e là , come nella fascia di rispetto di Prà )… ed ancora i lavori per conto del COMUNE DI GENOVA per lo spazzamento neve e via discorrendo.
Tra pubblico e privato è quindi evidente che gli affari dei MAMONE non li ha fermati nessuno… proprio come diceva Gino MAMONE nelle intercettazioni della Guardia di Finanza.
Ecco un breve estratto del rapporto della Guardia di Finanza alla Procura in merito al filone di inchiesta sui contatti dei MAMONE nell’ambito della criminalità  organizzata, dell’agosto 2007.

In merito ai contatti per la raccolta di voti per la coalizione di centrosinistra in Comune e Provincia, dal rapporto della GdF emerge il ruolo di Piero Malatesti.
“La figura del MALATESTI è risultata essere contraddistinta dagli innumerevoli contatti che lo stesso ha con il mondo politico ed imprenditoriale che non risultano essere giustificati dalla professione svolta dallo stesso, il tassista. Sovente è capitato di intercettare conversazioni dal tenore delle quali parrebbe che lo stesso fosse impegnato in un ruolo d’intermediario per un appalto nel settore petrolifero in territorio Libico, affare che lo stesso porterebbe avanti operando congiuntamente al non meglio identificato Tino ed a Gino MAMONE.
Sono state anche intercettate conversazioni in cui si parla della loro percentuale di guadagno a seguito dell’esecuzione dei lavori e della ditta che loro avrebbero contatto per l’esecuzione degli stessi, la “Carena”.
Egli, inoltre, si preoccupa di essere ben inserito a livello sociale, tanto da farsi raccomandare per accedere al club “Lions” e sovente si trova partecipe od organizzatore di cene con esponenti del mondo politico sia a livello locale che nazionale.
In aggiunta alle telefonate precedentemente esposte che evidenziano i contatti del MALATESTI con esponenti politici locali, vengono altresì sottoposte al vaglio delle ulteriori conversazioni telefoniche a parere dei verbalizzanti degni di rilievo.
In particolare, in una telefonata (… del 08/06/2007 in partenza dall’utenza … in uso a MALATESTI Piero verso l’utenza… in uso a MAMONE Gino…) Piero contatta Gino MAMONE per chiedergli di incontrarsi “… quando ci vediamo?” e dal tono della conversazione sembra che tra i due ci sia un buon rapporto di conoscenza “…
MAMONE gli da appuntamento per la prossima settimana “… la settimana prossima dai dieci minuti ci vediamo eh? Lunedì, martedì…” e Piero sembra molto soddisfatto “… e certo ci prendiamo un aperitivo, senti una cosa Gino, l’hai chiamato il tuo amico della Carema?…”. Gino conferma di aver fatto la chiamata in argomento ad un soggetto che gli ha assicurato che avrebbero messo a posto la documentazione “… ha detto che parlava con quel signore e gli ho detto vedete di mettere a posto le carte.” e Piero aggiunge che un soggetto chiamato “il libico” sembra sia molto alterato per questa situazione “…si, si no, no chiaramente perchè il libico, il libico insomma è anche abbastanza un po’ alterato …inc/le.. come sarebbe che vogliono andare giù senza firmare un cazzo non è possibile…” e Gino però giustifica tale situazione poichè sostiene che se nessuno si reca sul posto per vagliare le circostanze è inutile firmare documenti “… però io capisco che se uno non va giù a vedere cosa deve fare… cioè è inutile che uno firma un documento no?” ma Piero spiega che si tratterebbe di un’impegnativa fra persone (Pietro MALATESTI, Gino MAMONE e Tino n.m.i.) “… no quello che firma è soltanto un’impegnativa fra me, te, Tino…”.
Gino spiega che se viene apposta una firma su un’impegnativa a quel punto si inizia a parlare di percentuali “… si però il libico gli deve anche dire cosa vuole perchè se firma un’impegnativa …inc/le.. quaranta per cento… eh capisci… le cose vanno fatte come si deve… il libico deve dire, voglio ics… noi ci mettiamo sopra la nostra percentuale e dopo di che lui firma il documento, quello lì … inc/le..”. Piero concorda in parte con questo punto di vista del MAMONE “… ecco esatto, è così in effetti vogliamo fare questo poi vogliamo sederci un attimo lì e dure, stabiliamo una qualcosa che vada bene a tutti, firmiamo che poi è un’impegnativa, un’impegnativa ma è un’impegnativa a livello che per domani quando lavoro… sarà  poi portato avanti se no è una cosa che decade punto…”

(da “Casa della Legalità ” – Osservatorio su Giustizia e Mafia)

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SECONDO I RAPPORTI DELLA GDF E LE SEGNALAZIONI DELLA DIA, VI SONO COLLEGAMENTI TRA GINO MAMONE, LEGATO ALLA COSCA DELL’NDRANGHETA CALABRESE DEI MAMMOLITI E LA POLITICA LIGURE

Giugno 25th, 2011 Riccardo Fucile

INIZIAMO CON UN PRIMO CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DELLE INCHIESTE CHE RUOTANO INTORNO ALLA FIGURA DI MAMONE E DELLA ECO,GE E SODALI…I RAPPORTI DEGLI INQUIRENTI E LE RISULTANZE DELLE INDAGINI

Tanto per dare un contributo alla conoscenza sulle inchieste che ruotano attorno alla figura dei MAMONE e della ECO.GE e sodali, iniziamo con il pubblicare qualche estratto in parte già  ripreso dalla stampa.   E’ solo la prima puntata.

Da un rapporto della Guardia di Finanza del 19 gennaio 2007 alla Procura si legge:
“nell’ambito delle indagini di p.g. Delegate… stanno emergendo collegamenti con ambienti della criminalità  organizzata ligure ed il particolare con la famiglia MAMONE”.
In tale rapporto si approfondiscono i rapporti con i fratelli BIASCI, Alessandro e Simone. Tra le varie intercettazioni, segnaliamo quello relativo ad un incontro, richiesto da BIASCI, presso l’ufficio di Gino MAMONE all’Eco.Ge di Via Ferri, per poi, a seguito dell’incontro tornare in Toscana.
In merito a tali colloqui si viene a conoscenza dell’induzione da parte degli stessi all’emissione di fatture da parte della INTERNATIONAL TEAM relative a presunte sponsorizzazioni (in realtà  fatture per operazioni inesistenti) per un importo complessivo di 450.000 euro, nei confronti della ECO.GE srl di Genova di cui Gino MAMONE è l’amministratore unico.
Intermediario tra le società  risulta il commercialista PANARESE Andrea.
Mentre i pagamenti delle fatture avvenivano tramite bonifico bancario su un conto corrente riconducibile alla INTERNATIONAL TEAM, presso la Banca San Giorgio di Via Sestri a Genova, ed intestato a Gabriel MOREAU e con delega ad operare per Sandro BIASCI.”
Dal rapporto si legge anche: “Detti pagamenti sarebbero stati regolari per il versamenti dei primi 300.000 euro, dopodichè si sarebbero interrotti. Il MAMONE, ascoltato dai due, afferma invece di aver effettuato regolarmente tutti i pagamenti… ipotizzando che la parte di denaro spettante ai BIASCI quale compenso per l’emissione di dette fatture, ovvero 17.600 euro, sarebbe stata trattenuta dal PANARESE. Il PANARESE, contattato subito dopo da Simone BIASCI, è di parere opposto…” E ancora: “I due fratelli, per non aver ottenuto la somma di denaro, meditano vendetta nei confronti del PANARESE (… “…che ora anche lui qualcosa bisogna fargli, non la può passà  liscia così… qualcosa si studia).

Il 6 aprile 2007 in altra nota la Guardia di Finanza scrive alla Procura: “Le intercettazioni delle conversazioni… hanno messo in evidenza affari di natura illecita, inerenti in particolare un consolidato meccanismo di presunti scambi di favore a fronte della concessione del proprio voto elettorale in occasione delle prossime elezioni amministrative di Genova [ndr le elezioni del 2007 nelle quali hanno vinto i candidati Vincenzi alla carica di Sindaco e Repetto alla carica di presidente della Provincia].
Infatti le indagini tecniche hanno già  consentito di segnalare STRIANO Paolo, nato a Genova il 03/01/1967, consigliere comunale e Capo Gruppo della Margherita del Comune di Genova nonchè membro della III Commissione per l’urbanistica – assetto del territorio e lavori pubblici di detto Comune [ndr poi nominato Assessore dal Sindaco Marta Vincenzi]…, in quanto lo stesso, in virtù del suo ruolo politico, risulta aver agito come mediatore nella compravendita tra gli indagati Gino MAMONE e Michelino CAFARELLI relativa all’area ex oleificio Gaslini di Genova di proprietà  della ECO.GE srl [in nota la GdF scrive: “come già  ampiamente illustrato nella pregressa corrispondenza l’indagato Gino MAMONE intendeva vendere l’area dell’ex oleificio Gaslini a società  di costruttori immobiliari. Però, attraverso operazioni di bonifica da lui stesso effettuate e attraverso l’ottenimento di presunte concessioni edilizie da parte di politici compiacenti, MAMONE garantirebbe la rivalutazione di tale area”].
Tuttavia, essendo in scadenza il suo mandato politico e al fine di garantirsi nuovamente l’elezione alle prossime consultazioni elettorali per il Comune di Genova, STRIANO sta tessendo una serie di rapporti di forte collaborazione con taluni esponenti del mondo non solo politico, ma anche imprenditoriale genovese. Queste ultime relazioni gli consentono di adescare i consensi dei privati cittadini, interessati in particolare a posti di lavoro, che lo stesso promette in cambio del proprio voto elettorale…”

In un’altra dettagliata relazione dell’aprile 2007 la Guardia di Finanza, dopo un approfondimento sul filone delle false fatturazioni con nuove società  e movimenti sia in Italia che all’estero, dedica il secondo capitolo a “delitti di corruzione di pubblici ufficiali e funzionari” ed uno sui “Collegamenti con la criminalità  organizzata”.
Vediamone qualche estratto.
“Delitti di corruzione di pubblici ufficiali e funzionari”
Tra le società  sponsorizzatrici vi è la ECO.GE di MAMONE Gino, componente della nota famiglia MAMONE di origine calabrese.
Attraverso la registrazione di fatture per operazioni inesistenti, il MAMONE si è creato dei “fondi neri”, che lo stesso utilizzerebbe per il pagamento di tangenti a taluni politici ed imprenditori locali, finalizzate alla partecipazione della ECO.GE in gare per appalti pubblici e non.
Infatti, una delle attività  a cui è interessato l’indagato è la compravendita di alcune aree-terreni di scarso valore con società  di costruzioni immobiliari. Le stesse verrebbero rivalutate attraverso operazioni di bonifica, da lui stresso effettuate, e attraverso l’ottenimento di concessioni edilizie. La concessione di quest’ultime sarebbero in seguito agevolare presso le opportune sedi da politici appartenenti ad alcuni Enti locali.
Fra queste operazioni allo stato attuale sono in corso quella dell’ex oleificio GASLINI di Genova e dell’area STOPPANI di Cogoleto.
L’area Stoppani al momento è soggetta alla giurisdizione del Commissario Straordinario Avv. Giancarlo VIGLIONE, nominato dal Ministero dell’Ambiente per sovrintendere ai lavori di bonifica dell’area. MAMONE Gino avrebbe intenzione, attraverso un concordato fallimentare con la società  STOPPANI spa, di comprare l’area, ancora di scarso valore commerciale, in quanto non ancora bonificata e procedere successivamente sia alle operazioni di bonifica che alla rivendita del terreno a società  di costruzioni immobiliari, dopo essersi assicurato le concessioni edilizie facendo ricorso ai canali politici.
Frattanto il Ministero dell’Ambiente ha emesso apposito provvedimento per ottenere il risarcimento dei danni patiti per l’inquinamento del suolo dal cromo e da altre sostanze nocive trattative dalla segnalata e tristemente nota “STOPPANI spa”. Il risarcimento ammonta a 300 milioni di euro.
Benchè questo provvedimento lo preoccupi, il MAMONE non desiste dai suoi intenti di accaparrarsi l’area e portare a compimento le sue speculazioni.
Egli intende proseguire nel suo operato, avvalendosi dei suoi numerosi appoggi politici attraverso i quali ottenere l’approvazione ed il consenso degli Enti Locali per il buon esito del suo progetto.
Grazie alle conversazioni telefoniche intercettate sulle utenze in uso agli indagati innanzi citati, sono stati acquisiti preziosi elementi circa il coinvolgimento delle sottonotate persone, che opererebbero a favore del MAMONE:

“Collegamenti con la criminalità  organizzata”
Fra i contatti telefonici e personali (molto cordiali) dell’indagato, Gino MAMONE (segnalato dalla D.I.A. per i suoi legami con la cosca della ‘ndrangheta calabrese dei MAMMOLITI) [nella nota la GdF: “estratto della relazione D.I.A.
Anno 2002: “presenze significative sono state individuate anche in Liguria, la criminalità  calabrese, presente sin dagli anni ’60, si è manifestata tanto in ambito microcriminale, ove attraverso l’esercizio dello spaccio di droga al minuto, quanto in importanti settori economici quali l’edilizia, la ristorazione e, soprattutto, lo smaltimento dei rifiuti. Le consorterie censite sul territorio sono riconducibili alle famiglie ROMEO, NUCERA, RAMPINO, MAMONE, FOGLIANI, FAMELI e FAZZARI. La famiglia MAMONE, proveniente dalla Piana di Gioia Tauro (RC) e collegata ai MAMMOLITI di Oppido Mamertina (RC), si è insediata in Genova, ove è titolare della società  “F.lli MAMONE & C. di MAMONE Luigi” aggiudicataria di un cospicuo numero di appalti pubblici.
“…emergono inequivocabilmente, quelli con STEFANELLI Vincenzo, detto “Cecè” [la GdF in nota: “nato ad Oppido Mamertina (RC), il 23/05/1959 – titolare della ditta “NICAT” corrente in Genova, via Ramiro Ginocchio 65R, esercente, dal 28/06/2001, l’attività  di lavori edili di costruzione, completamento e rifacimento immobili, lavori di movimento terra”], noto esponente della criminalità  organizzata di stampo mafioso…
Non a caso STEFANELLI Vincenzo risulta essere già  noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti penali di grosso spessore [in nota la GdF: “in particolare, sono degni di nota le ultime denunce concernenti il traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione (denuncia del 06.03.2002 ad opera del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Ferrara); associazione di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti (denuncia del 23.06.2001 ad opera della Sezione Anticrimine Genova); sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione (denuncia del 05.05.1983 ad opera della Questura di Aosta). Vi sono, inoltre, ulteriori varie denunce nel tempo per furti, ricettazione, violenza privata e traffico di stupefacenti”].
A lui Gino MAMONE si rivolge per il recupero di un escavatore di valore di 180.000 euro, rubatogli in un cantiere della sua società  ECO.GE, Vincenzo si impegna a trovarglielo tramite i suoi contatti sul territorio, lamentandosi però con Gino di non essere stato avvertito subito e di essersi rivolto alla sua assicurazione per il risarcimento del danno. Tale gesto evidenzia sia i forti legami tra i due soggetti che la conduzione di politiche poco ortodosse (ritrovamento di un veicolo rubato tramite contatti mafiosi, ndr) pur di raggiungere i propri fini.

Nell’agosto 2007 la Guardia di Finanza, in una nuova comunicazione alla Procura scrive: “Dai contatti telefonici e personali (molto cordiali) dell’indagato Gino MAMONE (segnalato dalla D.I.A…) emergono inequivocabilmente, quelli con STEFANELLI Vincenzo, detto “Cecè”, appartenente ad una famiglia [in nota la GdF: “di origine calabrese operante nel Comune di Varazze(SV) e zone limitrofe”] che ha sempre attirato l’attenzione dei vari organi investigativi conquistando anche le cronache giudiziarie per le imprese criminose in cui è rimasta coinvolta [in nota la GdF scrive: “vds. in tal senso operazione “URANO” avviata nel 1999 dal Centro Operativo D.I.A. di Genova, allo scopo di far luce sulle attività  illecite gestite da sodalizi criminali di origine albanese – facenti capo alle famiglie calabresi STEFANELLI-GIOVINAZZO – attivi, sul versante ligure, nei settori del traffico internazionale di sostanze stupefacenti e dello sfruttamento della prostituzione.
Il tenore delle prime conversazioni intercettate ha evidenziato taluni collegamenti di Gino MAMONE sia con il mondo politico che con il mondo delle cosche calabresi. Egli potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi…
Infatti le successiva indagine tecniche hanno consentito di accertare collegamenti tra esponenti del mondo politico genovese e appartenenti alla locale criminalità  organizzata.
..”
Un’ulteriore figura di rilievo è rappresentata da MALATESTI Piero poichè lo stesso risulta avere numerosi contatti con il mondo politico ed imprenditoriale che non risultano essere giustificati dalla professione svolta dallo stesso, il tassista.
Il tenore di alcune conversazioni intercettate confermerebbe quanto esposto definendo altresì anche un suo ruolo d’intermediazione per affari vari con soggetti anche molto noti come ad esempio Gino MAMONE; per tale motivo si è cercato di meglio monitorare e cercare di ricostruire, ove possibile, i legami tra i vari soggetti politici ed imprenditoriali.
MALATESTI lo invita altresì ad incontrarsi per poter parlare anche del coinvolgimento in questo progetto di altri soggetti da lui definiti “nostri amici” “… dobbiamo parlare vederci e andare anche un attimo dai nostri amici e chiedere…”
In data 28/04/2007… nelle ore pomeridiane… MAMONE Gino, accompagnato dal fratello Antonino MAMONE detto Ninetto. I due, poco dopo, venivano raggiunti da una terza persona [nota…], successivamente identificata in MALATESTI Piero, all’interno di palazzo Ducale che ospitava il convegno dell’Udeur, presieduto dal Ministro…”

Nelle conclusioni dello stesso rapporto si legge: “Dall’analisi delle intercettazioni innanzi citate è emerso che le organizzazioni criminali calabresi, che si sono storicamente sviluppate attorno a singoli nuclei familiari rigidamente autoreferenziati e diffidenti verso le intromissioni esterne, hanno assunto delle inquietanti proiezioni extraregionali ed internazionali, dimostrando un’accentuata capacità  imprenditoriale nei settori della criminalità  economica e finanziaria. L’interesse delle cosche è rivolto anche allo smaltimento dei rifiuti urbani e speciali, agli investimenti mobiliari ed immobiliari, ai tentativi di infiltrazione nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici.”

(da “Casa della Legalità ” – Osservatorio sulla criminalità  e le mafie)

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ALESSANDRIA, CONSIGLIERE COMUNALE DEL PDL ARRESTATO: ERA AFFILIATO ALLA ‘NDRANGHETA CON LA QUALIFICA DI “PICCIOTTO”

Giugno 23rd, 2011 Riccardo Fucile

INTERCETTATA L’AFFILIAZIONE DI GIUSEPPE CARIDI, ELETTO NEL 2007… ARRESTATE IN TOTALE 18 PERSONE…I RAPPORTI CON   LA POLITICA

Giuseppe Caridi il 27 maggio 2007 è stato eletto nel consiglio comunale di Alessandria tra le file del Pdl.
Il 28 febbraio 2010 viene affiliato alla ‘ndrangheta con la dote di “picciotto”.
Ieri i è finito in carcere per mafia
È stato difficile accettarlo, ma alla fine è diventato uno dei loro.
Il consigliere comunale del Pdl ad Alessandria Giuseppe Caridi, compare Peppe o anche U’ scarparu per gli “amici”, aveva già  giurato fedeltà  allo Stato e quindi non avrebbe potuto dare la sua parola all’onorata società .
“Alla fine il ‘problema’ è stato risolto perchè anche il politico capace di adeguarsi alle regole dell’associazione può rivelarsi utile”, ha detto il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli stamattina dopo l’arresto di 18 persone legate alle locali della ‘ndrangheta nel Basso Piemonte.   Per il gip Giuseppe Salerno, che ha convalidato gli arresti dell’operazione “Maglio”, la presenza di un politico e uomo delle istituzioni, anche se in un gradino basso della piramide criminale, “rappresenta più di altri un concreto pericolo per la libertà  e la democrazia”.
“Caridi — si legge nell’ordinanza d’arresto firmata dal gip di Torino — viene ammesso ufficialmente a partecipare alle attività  del locale guidato da Pronestì”.
Bruno Pronestì è capo del locale di ‘ndrangheta che riubisce i comuni di Asti, Alba e Cuneo.
Nella casa di Caridi, una cascina nella campagna tra Alessandria e Tortona, vengono attribuite “doti verosimilmente corrispondenti alla santa ad alcuni degli affiliati”.
La santa è una nomina molto importante.
“A un santista — riferisce il pentito Antonino Belnome – è permesso fare affari con la politica”. Un dato testimoniato “dalla partecipazione, oltre che dei sodali incardinati nel locale di Novi Ligure anche di una delegazione degli affiliati del locale di Genova, guidata da Domenico Gangemi, il quale, proprio in relazione all’ingresso nella compagine criminale del Caridi, che ricopre l’Ufficio di consigliere presso l’amministrazione comunale di Alessandria, ha esternato prima e dopo il conferimento, il suo pensiero in riferimento ai rapporti che dovrebbero intercorrere tra la ‘ndrangheta e gli appartenenti all’ambiente politico-amministrativo”.
Il padrino della ‘ndrangheta ligure ne parla già  il 18 febbraio 2010.
Il suo interlocutore è Antonio Maiolo, altro uomo organico alla ‘ndrangheta piemontese.
Il 21 febbraio, una settimana prima del rito di affiliazione, di nuovo Gangemi ne parla con Onofrio Garcea, affiliato alla locale di Genova. I due “discutono valutandone l’opportunità  e la corrispondenza alle regole sociali”
Il 28 febbraio, ad affiliazione avvenuta, ecco di nuovo Domenico Gangemi commentare la cerimonia. “Una voltata e una girata ne abbiamo fritti (fonetico: friimm’) tre, dei tre …”.
Ovvero sono state affiliate tre persone.
Tra questi, prosegue Gangemi, Caridi. Ne parla sempre con Onofrio Garcea.
Annota il gip: “Non vi è dubbio che i prevenuti nell’occasione stiano parlando di istituti di ‘ndrangheta, affermando, in tale contesto, che al Caridi era stata assegnata la ginestra, diventando, quindi, giovanotto ad intendere la sua qualità  di picciotto: in tale prospettiva, deve leggersi il riferimento alla minna, ovvero al seno materno, ad indicare la “giovane età ”, l’essere quasi un lattante nelle gerarchie del sodalizio”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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‘NDRANGHETA, MAXI OPERAZIONE IN PIEMONTE: 142 ARRESTI, NELLE CARTE ANCHE I NOMI DI POLITICI

Giugno 9th, 2011 Riccardo Fucile

L’OPERAZIONE “MINOTAURO” FA EMERGERE CONTATTI TRA COSCHE E POLITICA…SONO 182 GLI INDAGATI, CIRCA 70 MILIONI IL VALORE DEI BENI SEQUESTRATI

Si è appena conclusa una lunga notte per la ‘ndrangheta in Piemonte.
Una notte che ha fatto emergere, anche in questa regione, contatti tra le cosche e la politica.
Non era ancora mattina quando nomi noti e astri nascenti della criminalità  organizzata calabrese sono finiti uno alla volta nella rete di più di mille agenti.
L’operazione “Minotauro” — che ha impegnato più di mille carabinieri — ha portato a 142 arresti, disposti dal gip Silvia Salvadori tra Torino, Milano, Modena e Reggio, tra le circa 150 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse.
Centottantadue indagati, per un’inchiesta resa possibile anche grazie alle dichiarazioni rese negli ultimi anni da due collaboratori di giustizia, Rocco Varacalli e Rocco Marando.
Circa 70 milioni di euro il valore dei beni sequestrati, 20mila in contanti solo a Modena.
Tra questi anche dieci società , circa 127 tra ville e appartamenti, più di 200 conti correnti, diverse cassette di sicurezza, appezzamenti di terreni edificabili e automezzi per il trasporto merci.
Con il maxi blitz di questa notte la Procura di Torino, che ha coordinato le indagini del Reparto investigativo Carabinieri di Torino e delle Compagnie di Ivrea e Venaria, ha colpito e decapitato i clan calabresi attivi all’ombra della Mole, “un’organizzazione imponente con centinaia di affiliati — scrivono i pm — tenacemente e capillarmente radicata nel territorio”.
Ad essere citati nelle carte, anche se non indagati, sono pezzi grossi della politica piemontese: sette nomi di amministratori locali, tra cui due assessori regionali, Porchietto e Ferrero.
Gli inquirenti rilevano che in Piemonte la ‘ndrangheta si dedica a diverse attività  illecite tra cui traffico di stupefacenti, estorsioni e gioco d’azzardo.
L’organizzazione è profondamente infiltrata in alcuni settori dell’economia come l’edilizia e gode di un efficace ed efficiente controllo del territorio.
È in particolare nella zona a nord di Torino, lungo l’asse che dalla cittadina di Borgaro (To) giunge fino a Cuorgnè (To), che la mala è palpabile già  nell’aria.
Il canavese e il cuorgnese, residenze storiche di famiglie della ‘ndrangheta, si confermano con questa indagine province della calabria peggiore.
Sul territorio piemontese risultano presenti almeno nove “locali”, ognuno con circa 50 affiliati.
Ogni locale ha un “referente” in Calabria e l’intero hinterland torinese farebbe riferimento a Giuseppe Catalano, indicato come “responsabile provinciale”.
Boss e sodali ramificano i loro affari in un clima di omertà .
Anche in Piemonte, come in Lombardia, le denunce “sono pochissime e ancor meno sono le denunce spontanee”, mentre la capacità  di intervento degli ‘ndranghetisti è riconosciuta da “parte della popolazione” che si rivolge a loro per chiedere “piccoli favori, intermediazioni, suggerimenti” e risolvere problemi imminenti.
Ma se da una parte fa paura, dall’altra la ‘ndrangheta in Piemonte intrattiene rapporti con la politica locale anche ai più alti livelli.
È il solito do ut des: la ‘ndrangheta mette sul piatto i voti e ne riceve in cambio promesse e favori.
I candidati entrano in contatto con i membri della consorteria nei periodi immediatamente precedenti alle consultazioni elettorali per richiederne l’intervento, consapevoli — scrivono i pm — “dell’influenza che gli affiliati sono in grado di svolgere.. nella ‘rete dei calabresi’”.
Sono almeno sette i nomi di esponenti politici locali che, pur non figurando nell’elenco degli indagati, vengono infatti riportati nell’inchiesta.
Tra questi, particolarmente rumoroso quello di Claudia Porchietto, assessore al Lavoro (in quota Pdl ) della giunta regionale di Cota.
L’assessore regionale Porchietto (Pdl) è stata fotografata in via Vegli a Torino, nei pressi del Bar Italia di Giuseppe Catalano, nel periodo immediatamente precedente le elezioni provinciali del giugno 2009, mentre era candidata alla poltrona di Presidente della provincia.
Nel bar, in altre occasioni utilizzato dalla ‘ndrangheta per le sue riunioni e di proprietà  di Giuseppe Catalano (responsabile provinciale per Torino) Claudia Porchietto incontra, oltre al proprietario, anche Franco D’Onofrio, indicato come padrino del “Crimine” di Torino.
L’altro nome è quello di Caterina Ferrero, assessore alla Sanità  della giunta Cota, sempre in quota Pdl, che solo qualche giorno fa ha rimesso le delege perchè raggiunta da un avviso di garanzia per turbativa d’asta.
Il nome della Ferrero emerge in due punti dell’inchiesta.
Il primo fa riferimento ad un episodio relativo alle elezioni Regionali del 2005, in occasione delle quali l’architetto Vittorio Bartesaghi, indagato per concorso in tentata estorsione, si sarebbe fatto promotore della elezione della Ferrero in consiglio regionale presso Adolfo Crea (pluripregiudicato e indicato come responsabile del “Crimine” di Torino) promettendogli cospicui guadagni su lavori pubblici.
Il secondo punto interpella l’assessore per la sua prossimità  con Nevio Coral, imprenditore e politico di lungo corso a Leinì e nel canavese, suocero e supporter elettorale della Ferrero in Regione, accusato nell’inchiesta di concorso esterno in associazione mafiosa.
Le carte riportano inoltre i nomi, non oggetto di indagine, di Paolo Mascheroni, sindaco di Castellamonte, che sarebbe stato eletto anche grazie al sostegno del sodalizio criminale; di Antonio Mungo, candidato al consiglio comunale di Borgaro (To) durante le consultazioni del 2009 e sostenuto secondo l’indagine da Benvenuto Praticò, indicato come appartenente al “Crimine”; e infine Fabrizio Bertot, candidato nel 2009 al Parlamento europeo e attualmente sindaco di Rivarolo Canavese, che avrebbe partecipato ad un incontro al Bar Veglia di Giuseppe Catalano con alcuni calabresi, indicati dagli inquirenti come esponenti della ‘ndrangheta, al fine di raccoglierne i consensi elettorali.
Una sola cosa cruccia i membri delle famiglie di ‘ndrangheta in Piemonte, che per il resto godono di buoni affari, buoni interlocutori e sono saldamente insediati sul territorio.
L’assenza in questa regione di una “camera di controllo” tra “locali” come esiste in Lombardia e Liguria.
Un coordinamento che eviterebbe gli attriti tra famiglie, creando maggiore sinergia tra i gruppi e conferendo loro maggiore autonomia rispetto alla Calabria.
Gli affiliati ne parlano spesso, intercettati, e ne discutono anche i boss Giuseppe Catalano e Giuseppe Comisso. Catalano: “.. perchè a Torino non gli spetta?.. che ce l’hanno la Lombardia e la Liguria, giusto? Siamo nove locali..”, risponde Comisso: “.. è una cosa che si deve fare”.
Al luglio 2009, data a cui risalgono le ultime intercettazioni in cui viene affrontato l’argomento testimoniano che in quella data la “camera” non esiste ancora.

Elena Ciccarello
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CORRUZIONE E L’OMBRA DELLA ‘NDRANGHETA: ARRESTATO IL CANDIDATO DEL PD A SAVONA

Maggio 12th, 2011 Riccardo Fucile

A DUE GIORNI DAL VOTO, SCOPPIA IN RIVIERA LA QUESTIONE MORALE NEL PD…ARRESTATO PER TANGENTI ROBERTO DROCCHI, DIRIGENTE PUBBLICO DI VADO LIGURE E CANDIDATO ALLE COMUNALI…CON LUI IN CARCERE ANCHE IL CALABRESE DOMENICO FOTIA

Le fatture false nascoste in un pallone aerostatico che volava sui cieli di Savona.
È la nota di colore in un’inchiesta che invece dipinge una Liguria dai toni sempre più cupi.
Doveva diventare il capogruppo del Pd a Savona. A tre giorni dalle elezioni comunali invece è finito in manette.
Non poteva andare peggio a Roberto Drocchi. E anche al Partito Democratico.
Ma non è soltanto l’arresto ad aver portato un terremoto in Riviera.
Sono anche le circostanze in cui è maturato. E le accuse.
La Procura di Savona ha indagato Drocchi per corruzione.
Insieme con lui ha arrestato altre tre persone, tra cui Pietro Fotia, un imprenditore originario di Africo (Reggio Calabria) di cui da tempo in città  si discute molto per la sua vertiginosa ascesa nel settore dei movimenti terra, per i tanti appalti che riceve dagli enti pubblici locali.
Non solo: in casa del fratello Donato Fotia (anch’egli indagato, anche se il gip ha respinto la richiesta di arresto nei suoi confronti) il 22 dicembre scorso gli investigatori calabresi avevano arrestato un commerciante indagato per associazione a delinquere (in quell’inchiesta Fotia non è indagato).
Insomma, gli ingredienti per far esplodere la “questione morale” nel Pd savonese e ligure ci sono tutti.
A tre giorni dalle elezioni che si annunciano combattute, nonostante da queste parti il centrosinistra abbia sempre fatto il bello e il cattivo tempo. Anche perchè i cittadini sono stati scossi leggendo le accuse mosse ai quattro arrestati.
E a Drocchi, che di lavoro fa il dirigente ai Lavori Pubblici nel comune di Vado, importante centro della provincia di Savona.
Scrive il gip: “Donato e Pietro Fotia, della società  di scavi Scavoter, effettuavano elargizioni di denaro in favore di Roberto Drocchi capo settore Lavori Pubblici del Comune di Vado Ligure e legale rappresentante della squadra di Basket Riviera Vado Basket in cambio del compimento da parte del pubblico ufficiale di più atti contrari ai propri doveri di ufficio consistiti nell’aggiudicazione alla Scavoter di appalti in assenza dei presupposti di legge”.
La storia parte da una banalissima verifica fiscale.
E al centro di tutto ci sono la società  di basket di cui Drocchi era dirigente e le fatture, “false” secondo la Procura: la Scavo Ter dei fratelli Fotia versava dieci volte tanto quello che la squadra riceveva dal principale sponsor, la Tirreno Power (non toccato dall’inchiesta).
Le ricevute, secondo i pm, sarebbero state preparate in tempo reale da un commercialista mentre cominciavano gli accertamenti della Finanza.
Un po’ perchè gli arrestati volevano evitarsi guai fiscali, un po’ forse anche perchè — avrebbero accertato gli investigatori — un ispettore di polizia ha avvertito il gruppo delle indagini.
E poi, come in una commedia di costume, ci sono le classiche buste: tre, ricevute dal consigliere comunale del Pd (e, appunto, dirigente del vicino comune di Vado) davanti alle telecamere piazzate dalla Procura di Savona.
Drocchi, secondo l’accusa, collaborava molto strettamente con gli imprenditori: al punto che negli uffici della Scavo Ter gli investigatori avrebbero addirittura sequestrato una lista completa dei prossimi appalti di Vado Ligure.
Un elenco di cui nemmeno il sindaco di Vado era a conoscenza.
Un impegno molto ben remunerato, secondo i pm, che parlano di centinaia di migliaia di euro intascate dalla società  sportiva.
E qui, per gli elettori savonesi si aggiungono altri “dettagli” non graditi, anche se totalmente estranei alle indagini: il principale sponsor ufficiale della squadra di basket del candidato Pd è la Tirreno Power, colosso dell’energia che vorrebbe raddoppiare una centrale a carbone alle porte di Savona.
Un progetto contestatissimo dalla città , le cui sorti potrebbero essere decisive anche per le elezioni.
Ripetiamo: Tirreno Power non c’entra in alcun modo nelle indagini.
Tutt’altra storia.
Ma lo stesso quella sponsorizzazione del colosso dell’energia alla squadra del candidato Pd ha fatto storcere il naso a molti.
Il nodo della questione, però, è un altro: l’arresto del candidato. E gli appalti pubblici, soprattutto quelli relativi al movimento terra.
Da anni Christian Abbondanza, della Casa della Legalità , ha sollevato la questione sul suo sito blog: “Bisogna fare chiarezza — chiede Abbondanza — sugli appalti per i movimenti terra soprattutto relativi ai porticcioli (di cui si stanno occupando altre procure del Ponente) e sulle bonifiche. Gli enti pubblici di tutta la Liguria, non importa se di centrosinistra o centrodestra, scelgono spesso le stesse aziende senza compiere accertamenti adeguati. Piccole società  sono diventate colossi grazie agli appalti pubblici. Alcune appartengono anche a famiglie citate nei rapporti della Direzione Investigativa Antimafia (i fratelli Fotia, va detto, non sono indagati per associazione a delinquere)”.
Abbondanza propone al Pd: “Sia istituita una commissione indipendente per verificare i rapporti finanziari dei propri candidati e amministratori e i contributi ricevuti dal partito, da comitati elettorali e associazioni a partire almeno dal 2005. A livello regionale e in ogni provincia”.
Denunce e proposte cadute nel vuoto.
Anzi, Christian Abbondanza e la sua Casa della Legalità  sono sempre stati oggetto di attacchi durissimi da parte di tutti i partiti, soprattutto dai vertici del Partito Democratico ligure.

Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PAVIA: “IL SERVIZIO AGLI ITALIANI” DEL PDL LO GESTISCE L’AMICO DEI BOSS

Maggio 8th, 2011 Riccardo Fucile

IL   PATRONATO CREATO DALLA BAMBRILLA, UNA SORTA DI CAF AZZURRO, AFFIDATO A PAVIA A DANTE LABATE, CONS. COM. PDL, INTERCETTATO MENTRE TIENE CONTATTI CON PERSONAGGI DELLE COSCHE

Il Caf creato dal ministro del Turismo apre due sedi nella città  lombarda.
A gestirlo Dante Labate, consigliere comunale azzurro, più volte intercettato mentre parla al telefono con i referenti delle cosche in Lombardia
Il presidente onorario è Silvio Berlusconi.
La sua funzione, quella del classico patronato: “sviluppare ed estendere — come recita lo slogan — il concetto di assistenza al cittadino e all’impresa, offrendo soluzioni concrete a problemi quotidiani, dal settore previdenziale a quello fiscale, dalla formazione al lavoro, alla difesa dei consumatori”. Insomma, “Pdl, al servizio degli italiani” è una specie di Caf azzurro, nato sotto l’egida di B. ma affidato in provincia a figure di partito con uno spiccato radicamento territoriale.
E a volte chiacchierate.
A Pavia l’associazione “al servizio degli italiani” arriverà  per iniziativa dell’attuale consigliere comunale, naturalmente in quota Pdl, Dante Labate. Ribattezzato sui blog che si occupano di notizie politiche pavesi, “l’iper-intercettato”, Labate ha riempito molte parti dei documenti riguardanti l’ultima grande operazione anti-‘ndrangheta effettuata in Lombardia, la “Infinito”. Spesso era al telefono con Carlo Chiriaco, il direttore sanitario dell’Asl che si vantava di essere tra i capi della ‘ndrangheta a Pavia; e con Pino Neri, il referente per le cosche nella regione motore economico del paese, dopo la morte del grande capo Carmelo Novella.
Labate non è indagato, ma stando alle indagini della distrettuale antimafia di Milano viene, suo malgrado, tirato in ballo da Chiriaco, “colui che si pone — scrivono i magistrati — come mediatore tra il mondo politico pavese e alti esponenti di ‘ndrangheta”.
Labate prosegue però la sua carriera tra le fila del Pdl.
Oltre a mantenere la carica in consiglio comunale, fa parte del direttivo dell’Aler di Pavia, l’ente che gestisce gli alloggi popolari.
Le recenti cronache, poi, riportano la sua partecipazione alla convention romana in cui l’associazione di patronato è stata costituita, alla presenza di Berlusconi e del ministro Michela Vittoria Brambilla.
A quest’ultima il compito di occuparsi dell’organizzazione pratica della struttura.
A Pavia sono previste due sedi, tutte nel centro della città : in piazzale Nenni e in corso Manzoni.
Labate s’è sempre detto sereno e minimamente preoccupato di fronte alle indagini della Boccassini e a quanto trapelato su giornali.
Del resto, altri componenti della sua famiglia sono finiti nel tritacarne della magistratura.
Suo fratello Massimo, anch’egli consigliere comunale ma a Reggio Calabria — città  d’origine della famiglia Labate — nel 2007 è stato addirittura arrestato per concorso esterno.
Ma nel 2010 il processo lo ha riconosciuto innocente e quindi assolto.
Nel febbraio di quello stesso anno Dante Labate commenta l’accaduto nientemeno che con Pino Neri: “Perchè c’è un assurdo logico e giuridico in tutti i campi…ma no…ma io me lo auguro…ed è una piena rivalutazione da un punto di vista… perchè se lo merita e glielo devono tutti…tutto l’ambiente…”.
L’oggetto era naturalmente il reintegro del fratello sulla scena politica e sociale.
Massimo Labate è stato consigliere comunale per Alleanza nazionale nella giunta di Giuseppe Scopelliti, prima che lo stesso diventasse Presidente della Regione Calabria.
Proprio Scopelliti sarà  a Pavia il prossimo 3 giugno a inaugurare i due centri “al servizio degli italiani”.
Labate li gestirà  assieme ai colleghi di consiglio, Giuseppe Arcuri, Carlo Conti e Valerio Gimiliano.
Con loro tre minacciò l’uscita dal partito lo scorso novembre, per dei dissidi intestini che paiono rientrati.
Il Pdl pavese, infatti, ha dovuto trovare a tutti i costi coesione in vista delle prossime votazioni, in programma il 15 e 16 maggio, per il rinnovo della Provincia.
Sui movimenti politici in previsione di quella scadenza, l’antimafia milanese si è abbattuta come uno tsunami.
Giancarlo Abelli e Giovanni Alpeggiani, pdl ed entrambi citati nell’inchiesta Infinito (non indagati), hanno mollato Vittorio Poma, l’attuale presidente, colui che avrebbe volentieri replicato il suo mandato.
Ma la Lega ne ha preteso la testa, per le dimissioni a cui costrinse Angelo Ciocca, consigliere regionale e assessore in provincia, fotografato assieme a Pino Neri.
Sarà  Ruggero Invernizzi il candidato del centro destra.
Poma lo osteggerà  come leader del terzo polo, appoggiato pure da “Rinnovare Pavia” di Enrico Filippi, altro nome citato da Chiriaco ma non penalmente rilevante.

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