Novembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
L’AVVOCATO SCIOGLIE LA RISERVA: SI’ A UN PROGETTO CIVICO PER EVITARE LE PRIMARIE… L’EX SINDACO SI CANDIDA A CAPO DI UNA LISTA CIVICA E CON L’APPOGGIO DI FORMIGONI… MA NEL PDL C’E’ ANCORA QUALCUNO CHE VUOLE PERDERE CON LA LEGA
La battaglia elettorale in Lombardia entra nel vivo. Quasi in contemporanea, Umberto Ambrosoli e Gabriele Albertini hanno rotto gli indugi e – su schieramenti opposti – hanno dato la disponibilità a candidarsi alla presidenza della Regione.
“Accetto la candidatura che mi viene proposta”, ha spiegato Albertini, ex sindaco di Milano, che accarezza il progetto di riunire chi al parlamento europeo fa parte del Partito popolare, coinvolgendo anche movimenti come ‘Fermare il declino’ di Oscar Giannino e Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo.
Ambrosoli in campo. “Dichiaro ora la mia disponibilità “, ha annunciato in un comunicato Ambrosoli, che solo lo scorso 21 ottobre aveva rinunciato a correre per il Pirellone, spiegando che c’era poco tempo per preparare un progetto. Ma al figlio di Giorgio Ambrosoli, ucciso nel 1979 per il suo lavoro come commissario liquidatore della Banca privata italiana, sono arrivati appelli a non tirarsi indietro da parte di un “ampio e qualificato elenco” di persone.
Il comunicato dell’avvocato.
“Renderò noto a breve l’ampio e qualificato elenco di coloro che – preliminarmente – mi hanno sollecitato con spirito civile a dichiarare disponibilità a candidarmi alla presidenza della Regione Lombardia per consentire un cambiamento vitale per le condizioni democratiche di questa istituzione”, si legge nel comunicato di Ambrosoli.
“Si comprenderà che si tratta di istanze molto significative, cui si vanno aggiungendo figure rappresentative del quadro istituzionale soprattutto territoriale, in un arco di posizioni che appare fin da ora ampio, importante, plurale. Ampio anche più di ciò che ha fin qui rappresentato la connotazione tradizionale, cioè dei partiti, di “centrosinistra”.
Comunque con il mio apprezzamento di ciò che nei partiti sta emergendo per promuovere rinnovamento. Dichiaro ora la mia disponibilità . Disponibilità ad assumere un’iniziativa politica.
A verificare le condizioni di aggregazione di rappresentanze sociali e forze politiche in un nuovo patto civico.
A presentare linee di programma che consentano ai più di convergere unitariamente”.
L’incognita primarie.
Al centro del progetto a cui vuole lavorare Ambrosoli, quindi, c’è un “nuovo patto civico”.
Al centro di quello di Albertini – che verrà ufficializzato il 24 novembre – c’è una lista civica.
E in entrambi i loro schieramenti c’è l’ipotesi di primarie (nel centrosinistra già fissate per il 15 dicembre con una serie di candidati ufficiali, fra cui il consigliere pd Fabio Pizzul e la ginecologa Alessandra Kustermann).
Resta da vedere se a questo punto qualcuno farà un passo indietro.
Proprio perchè vuole che il suo sia un progetto aggregante l’ex sindaco Albertini frena sulle primarie.
“Le primarie non sono nella condizione di farle – ha rimarcato a Tgcom 24 – Non perchè io sia contro, ma perchè nel caso che ci riguarda la candidatura nasce dal collegamento con movimenti legati al territorio, come quello di Giannino e Montezemolo. Se io fossi il candidato del Pdl non potrei tenere insieme le altre componenti ispirate al cosiddetto centro. Le cose stanno insieme se c’è un fulcro di garanzia”.
Le polemiche Pdl-Lega.
Se nel Pdl ci sono entusiasti della candidatura di Albertini (a partire dal governatore Roberto Formigoni, che dopo l’annuncio ha invitato a “scaldare i cuori” perchè “chi ama la Lombardia sa che la campagna è iniziata”), c’è chi è più tiepido e guarda soprattutto all’alleanza con la Lega Nord.
Prima dell’annuncio dell’ex sindaco di Milano, il coordinatore regionale pdl Mario Mantovani ha spiegato che il nome del candidato sarà fatto solo dopo che si conoscerà con più certezza la data del voto.
E comunque sarà “indispensabile” un faccia a faccia fra Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e il segretario leghista Roberto Maroni.
Insomma – al di là degli insulti fra il Carroccio e Formigoni – il Pdl non chiude la porta all’alleanza.
“Senza la Lega – ha ribadito Mantovani – consegniamo la Lega alla sinistra. In Lombardia non credo al centro: ci crederò in Sicilia, dove l’Udc ha il 10 per cento, ma non qui”.
E nemmeno Maroni chiude completamente al Popolo della libertà , tanto che definisce le ipotetiche primarie di coalizione una “soluzione utile e intelligente” , anche se spiega che non c’è alcuna paura ad andare da soli.
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Novembre 4th, 2012 Riccardo Fucile
“NON POSSO ESSERE IL CANDIDATO DEL PDL”: ATTORNO A LUI SI FORMA UNA ALLEANZA RIFORMATRICE COM MONTEZEMOLO, GIANNINI, UDC, FLI … E ANNUNCIA AMBROSOLI COME ASSESSORE ALLA TRASPARENZA
Sembrava uno dei candidati possibile del Pdl alla poltrona che sta per lasciare Roberto Formigoni dopo scandali e inchieste.
Ma ha spiegato durante la trasmissione Omnibus su La7: “Se non fossi, come sarò, il candidato di una lista civica con espressioni della società civile che provengono anche da movimenti come quello di Giannino e Montezemolo — ha spiegato — non potrei tenere insieme rappresentanti del Ppe italiano come Fli e l’Udc, che non starebbero con un candidato del Pdl”.
Albertini ha ribadito di avere la tessera del Pdl, ma di “non frequentare il partito” e di essere stato “sindaco indipendente per anni”.
“Sono d’accordo che la Lega (che potrebbe far correre il neo segretario Roberto Maroni, ndr) esprima un proprio candidato — ha poi sottolineato — perchè è giusto che un partito che ha avuto i problemi che conosciamo, con una leadership divisa tra movimentisti e governisti, torni alle sorgenti del Po e chieda ai propri elettori di votare”.
Solo ieri proprio il presidente uscente della Lombardia invitava il partito di Silvio Berlusconi a non ripetere “gli errori siciliani” e dividersi sull’appoggio a un candidato piuttosto che a un altro.
Dal suo profilo Facebook Formigoni scriveva: “Diversi osservatori segnalano il rischio per il Pdl di ripetere le disavventure siciliane: andarono divisi nell’appoggio a due candidati e hanno consegnato la Regione alle sinistre. Hanno ragione. E’ un rischio che va evitato”.
Per il governatore “in campo in Lombardia c’è già un candidato forte, riconoscibile, con un profilo civico che oggi è indispensabile: è Gabriele Albertini. Stia bene attento chi punta ad alternative che sarebbero meno forti e meno credibili e che rischierebbero di spaccare il Pdl. Non ripetiamo gli errori siciliani”.
Da settimane Formigoni sponsorizzava l’ex primo cittadino alla guida della Regione, ma oggi il “candidato forte” si è tirato fuori.
Parlando del futuro, Albertini ha annunciato quale sarebbe la sua prima mossa come governatore: “La prima cosa che farei se fossi presidente della Regione Lombardia – ha spiegato – è proporre in pubblico a Umberto Ambrosoli di fare l’Assessore alla trasparenza e all’etica nella gestione della Regione. E’ un amico che stimo moltissimo – ha proseguito l’ex sindaco – mi farebbe piacere se potesse dare il suo contributo alle istituzioni anche se è stato candidato dall’altra parte politica, perchè la vera differenza la fanno le persone, non le appartenenze o le categorie o il partito per cui si vota”.
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Ottobre 31st, 2012 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DAVANTI ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA EUROPEA… VENTIDUE AZIENDE ALLONTANATE, INFILTRATI ANCHE NEI LAVORI DELL’EXPO E DELLA TAV
“Non esiste un solo grande cantiere pubblico lombardo che non abbia problemi di criminalità e che non sia stata oggetto di un
provvedimento di interdizione da parte delle autorità ”.
Non usa mezzi termini il colonnello Alfonso Di Vito, a capo della Dia milanese, nel corso dell’audizione che si è tenuta presso la Commissione Antimafia Europea (Crim) in visita in città .
Expo, Brebemi, Tav, Pedemontana, Metropolitana 5, Ospedale San Paolo e SS42 a Bergamo: hanno tutte visto lavorare imprese collegate alla mafia.
Da sottolineare che in Lombardia si sta realizzando il 30% delle Grandi opere italiane.
I dati presentati dal colonnello sono impressionanti: 500 sono i fascicoli già avviati e due sono gli accessi diretti che la Dia ha già effettuato sui cantieri di Expo (dove, per altro Di Vito ha annunciato sorprese in vista).
Ventidue sono le imprese allontanate dai cantieri con provvedimento interdittivo, ma negli ultimi tre anni la Dia si è fatta promotrice di più di 200 ispezioni nei cantieri, controllando più di 5000 imprese e 20.000 persone.
Questo perchè vi è stato un cambiamento strutturale nell’attività della criminalità organizzata, spiega Di Vito ai parlamentari europei presenti in sala, con forme di penetrazione significativa nel tessuto economico — imprenditoriale e rapporti importanti con la Pubblica amministrazione.
Tre sono i fattori che rendono le imprese mafiose estremamente concorrenziali: l’estrema flessibilità , il ricorso al lavoro in nero, e una brutale evasione fiscale con esportazione di capitali all’estero.
Il tutto in danno delle imprese oneste, che perdono terreno e in alcuni settori, come quello del movimento terra, vengono buttate fuori dal mercato.
Proprio la scorsa notte, qualcuno ha divelto un recinto in uno dei cantieri Expo e ha portato via un camion — racconta Nando dalla Chiesa, presidente del Comitato di esperti varato dal Comune di Milano, secondo il quale l’unico mezzo per combattere la presenza mafiosa sono i controlli.
Controlli che dovrebbero esser fatti anche di notte, da gruppi interforze, formati da personale scelto, visti anche i recenti episodi di collusione da parte di alcuni elementi delle Forze dell’Ordine.
“Esiste una pressione particolare sull’area Ovest dell’hinterland milanese e sul territorio intorno a Rho”- ha proseguito Dalla Chiesa anticipando la materia del secondo rapporto del Comitato — che si manifesta attraverso attentati e incendi a pizzerie, ristoranti o auto.
“Registriamo — ha proseguito il sociologo — che in alcuni comuni, accreditati per ospitare una maggiore presenza mafiosa, avvengono meno incidenti, mentre in altre aree gli incendi si stanno sviluppando come fossero zona di conquista”.
L’europarlamentare Rita Borsellino, presente in sala, non si mostra sorpresa per la situazione lombarda che viene tratteggiata, ma dichiara: “Se prima la criminalità organizzata al Nord poteva essere considerata una presenza occasionale, oggi constatiamo quanto abbia permeato l’economia e una delle ragioni che ha portato a questo livello di infiltrazione è la mancanza di tre strumenti che è stata denunciata qui oggi: la legge sul falso in bilancio, quella sull’autoriciclaggio e la brevità delle prescrizioni. Tutte mancanze che si devono al governo Berlusconi. Mi ha colpita, però, favorevolmente, la Commissione istituita dal Comune di Milano, che spero si possa esportare, non solo in altri comuni, ma anche in Europa”.
Chiara Pracchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 17th, 2012 Riccardo Fucile
TUTTI I SONDAGGI DICONO CHE SE SI VOTASSE OGGI PD, IDV E SEL VINCEREBBERO CON QUALSIASI CANDIDATO
Un tempo il Celeste arrivava dal cielo in elicottero e si posava sulla nuvola dell’ufficio al
trentacinquesimo piano, abbassando uno sguardo sovrano sulla «sua» regione.
Ma ora ogni giorno porta una nuova pena. L’ultima, l’inchiesta della procura di Bergamo sulle discariche di amianto.
Inchiesta che minaccia di aprire lo scrigno dei misteri, gli affari della Compagnia delle Opere.
Formigoni infila l’ascensore di corsa, per fuggire le telecamere, e si arrocca in un bunker. L’altra sera s’è affacciato appena per osservare il migliaio di formichine di sinistra, colorate e festanti, che lo contestavano nel piazzale della Regione.
Poi si è rimesso alla scrivania, ha acceso tutti i notiziari e si è messo al computer per ingaggiare l’ennesima furibonda collutazione via Twitter.
Raffiche di esclamativi: «Lei è un ignorante!». «Maleducato!». «Cialtrone! ».
Di rado s’avventura sul terreno per lui scivoloso dell’ironia.
«Sono state scritte tonnellate di falsità su di me. Diventerò milionario coi soldi delle querele». Risposta ¨ «Bravo, così al prossimo giro le vacanze te le paghi da solo».
Ma che guardi giù dalle finestre o accenda il televisore o si metta a twittare, Formigoni s’imbatte ogni volta nello spettro che più ferisce il suo narcisismo stellare. L’uomo che presto prenderà il suo posto e di certo non lo farà rimpiangere.
Già , ma chi sarà ?
Tutti i sondaggi dicono che se si votasse oggi col maggioritario il centrosinistra vincerebbe con qualunque candidato.
Ma l’esperienza aggiunge che potrebbe perdere con un candidato qualunque.
E’ la fotografia esatta di quanto accadeva a Milano prima che spuntasse a sopresa il nome di Giuliano Pisapia. La caccia al «Pisapia lombardo» è dunque aperta.
Tanto per cominciare ci sarebbe il nome preferito dal Pisapia vero, Umberto Ambrosoli.
Un nome che scalda i cuori di molti.
Oggi, 17 ottobre, Giorgio Ambrosoli compirebbe 79 anni, se non fosse stato assassinato l’11 luglio 1979 da un sicario mafioso di Michele Sindona.
«Se l’andava cercando» fu l’agghiacciante commento di Giulio Andreotti, simbolo dell’eterno grumo di potere, dalla P2 alla mafia alla banca vaticana, che Ambrosoli aveva osato sfidare.
Per un paio di generazioni di onesti lombardi, la sola ipotesi che possa essere il figlio dell’eroe borghese a porre fine alla stagione del potere formigoniano e alla vergogna in cui è precipitata la Lombardia, è semplicemente un sogno.
Ancora più importante, per i padrini della ‘ndrangheta, sarebbe un incubo.
Cognome a parte, la figura di Umberto metterebbe d’accordo mondi altrimenti distanti, vertici del Pd ed elettori, rottamatori e rottamandi, vendoliani e centristi, cattolici e laici.
L’uomo è pieno di qualità , brillante penalista, 38 anni, intelligente e colto, con un qualche impaccio timido, ma accattivante, che si perde quando si mette al computer. Ha scritto in ricordo del padre un libro bello e toccante fin dal titolo: «Qualunque cosa succeda ».
Dalla lettera del padre alla moglie Anna. «Pagherò a molto alto prezzo l’incarico. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto dei valori ai quali noi abbiamo creduto…».
Da mesi Umberto ha ingaggiato un duello proprio su Twitter con Formigoni, con battute mica male. «Dice il Celeste: ho revocato le deleghe a Zambetti. Uao! Chissà come avrebbe fatto a esercitarle agli arresti ». «“Nel 2010 non volevo candidare Zambetti perchè giravano brutte voci su di lui”. Sarebbe una difesa?».
Per la verità , Ambrosoli non le risparmia neppure alla sinistra lombarda: «S’avvicina il giorno in cui Penati potrà tradurre in fatti la promessa di rinunciare alla prescrizione. Attesa».
Il candidato ideale Ambrosoli ha un solo grave difetto: non vuole candidarsi.
«Avessi avuto due anni o anche uno per costruire una squadra di governo, sì. Ma così, in due o tre mesi non ci s’improvvisa candidato in una regione di dieci milioni d’abitanti che per vent’anni è stata occupata da un’infernale macchina di potere. La questione non è sostituire Formigoni con una brava persona, qui si tratta di smantellare un metodo e una colossale massa d’interessi che opporrà una resistenza feroce. Io non mi sento ancora adeguato ».
L’«ancora» suona un po’ ottimista, gli faccio notare.
Certo occasioni si presentano una volta sola.
«Ma io sono ottimista in ogni caso. Il vento è cambiato. Mettiamola così, la mia rinuncia porterà ancora fortuna. Quando ho rifiutato di candidarmi a sindaco di Milano, subito dopo è arrivato Giuliano Pisapia. Si troverà un Pisapia anche per la regione ».
Se l’insistenza di Pisapia e di Pierluigi Bersani non riusciranno a smuovere Ambrosoli, per cercare l’altro possibile candidato bisogna abbassare lo sguardo sulle formichine dell’altra sera e puntare su quella al centro del cerchio più grande,
Pippo Civati. Un Renzi lombardo e di sinistra, più colto e meno spaccone del sindaco di Firenze, del quale condivide l’età , 37 anni, ma non più le idee.
E’ però altrettanto abile a manovrare la rete, potrebbe incarnare la voglia di voltare pagina e intercettare qualche voto dalle truppe dei grillini, che in Lombardia viaggiano verso il 20 per cento.
Professore di storia con la passione di Giordano Bruno, piace anche alle signore che vanno a messa, per via dell’aria del «bravo fioeu».
Ha maturato una bella esperienza da consigliere regionale, non se la tira da intellettuale e da bravo brianzolo è uno sgobbone capace di macinare chilometri in campagna elettorale.
Piace però molto meno all’apparato del Pd lombardo, in gran parte nominato da Penati.
Non si può dire che fosse un amico dell’ex braccio destro di Bersani, il che naturalmente non è un difetto. Di fatto Civati si è già candidato alle primarie, se si faranno. «Ma vorrei farlo con il partito e non contro».
Gli altri due nomi in corsa, per ora, sono quelli di Bruno Tabacci e Alessandra Kustermann.
Tabacci era vicepresidente della Lombardia negli anni Ottanta. Formigoni twitta: «Se candidano lui, è fatta!».
Alessandra Kustermann è un grande medico, primaria di ostetricia alla Mangiagalli e fondatrice dell’associazione contro la violenza sulle donne.
Come assessore alla sanità lombarda, sarebbe la rivoluzione. Molto apprezzata dalla borghesia milanese di sinistra, avrebbe solo poche settimane per farsi conoscere oltre la cerchia dei Navigli.
Alla fine saranno le primarie a decidere.
Il segretario del Pd lombardo, Maurizio Martina, sbarazza il campo dagli equivoci: «Le faremo, dobbiamo farle, anche se non è semplice. Sono nel nostro Dna».
L’idea è quella di accorparle con il ballottaggio delle primarie nazionali, il 2 dicembre.
Il vincitore, più che con gli improbabili eredi del Celeste, Albertini o Maroni, dovrà fare i conti con la storia.
Quella che ha visto la Lombardia governata dal centrodestra per vent’anni e prima per quaranta feudo democristiano.
Dovrà vedersela anche con la consolidata abitudine della sinistra lombarda alla sconfitta.
Giorgio Ambrosoli amava una frase di Sant’Ambrogio: «Voi pensate: i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi».
Curzio Maltese
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 15th, 2012 Riccardo Fucile
“POTREI RINUNCIARE A ROMA E PRESENTARMI IO”… “QUESTI MESI A PALAZZO MARINO MI HANNO FATTO REINNAMORARE DELLA GESTIONE AMMINISTRATIVA”
“Questa storia sta portando la Lombardia a un grado di scadimento senza precedenti. Gli ultimi cinque anni sono stati raccapriccianti: la sanità , le bonifiche ambientali, le fiere. Mancava soltanto un’accusa così infamante come quella del commercio di voti.
C’è stato un potere eccessivo senza contrappesi, accentuato dal fatto che il presidenzialismo all’italiana ha dimostrato di non avere gli anticorpi adatti: oggi Bill Clinton fa il conferenziere, Formigoni è al suo quarto mandato».
Bruno Tabacci, assessore al Bilancio della giunta Pisapia, già presidente della Regione Lombardia dal 1987 al 1989 per la Dc, non ha mai fatto sconti al governo Formigoni. E adesso che il Celeste è più in bilico che mai è pronto a darsi da fare per costruire un’alternativa di centro-sinistra, o di «sinistra-centro» – come preferisce chiamarla lui — per Palazzo Lombardia.
Onorevole Tabacci, l’alleanza Pdl-Lega sta implodendo. Pare proprio che si voterà in aprile. Siete pronti ad offrire un’alternativa?
L’alternativa si può creare. Però non ci si può limitare al centrosinistra così come emerge dalle sigle che sono in campo oggi. Tant’è vero che il fenomeno Pisapia è stato costruito intorno ad un movimento, quello degli arancioni, che andava ben oltre i partiti tradizionali».
Il modello Pisapia è esportabile a livello regionale?
«Sì, a patto di costruire una lista civica lombarda, alleata del Pd, che raccolga le forze centriste che in passato hanno ceduto alle lusinghe di Berlusconi, i sindaci delle liste civiche, la società civile».
Cosa pensa delle primarie?
«Le primarie si possono fare. Ma credo che la cosa principale sia fare le cose in modo molto ordinato. La Lombardia ha bisogno prima di tutto di qualcuno che si occupi di smantellare questo sistema di potere. Io stesso, candidandomi alle primarie nazionali, mi sono messo alla prova per costruire un’alternativa di “sinistra-centro” per il Paese. Certo, è un grave errore non aver inserito alcun riferimento all’agenda Monti nella carta d’intenti presentata ieri da Bersani, Vendola e Nencini».
Per il Pirellone pensa a un Monti lombardo?
«Meno tiriamo in ballo Monti e meglio è. Lo dico per rispetto alla sua persona. Di sicuro però la Lombardia ha bisogno di persone trasparenti che non abbiamo strutture politiche fameliche da mantenere».
Mettiamola così. Se nel 2013 dovesse scegliere fra ricandidarsi al Parlamento o impegnarsi in prima persona per la Lombardia cosa sceglierebbe?
«Non ho alcuna difficoltà a dire che potrei non candidarmi al Parlamento. Forse è stato solo un caso ma da quando Giuliano mi ha chiamato a far parte della sua squadra ho riscoperto un entusiasmo che credevo sopito dopo le esperienze balzane della politica nazionale. Aggiungiamoci pure che questi mesi a Palazzo Marino mi hanno fatto reinnamorare della gestione amministrativa…».
Francesco Moscatelli
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 11th, 2012 Riccardo Fucile
IL SISTEMA DEI CALABRESI PER CONQUISTARE I LAVORI DELL’EXPO
«Hai visto quel “pisciaturo” di Zambetti come ha pagato? Eh…lo facevamo saltare in aria!…
Cirù, tu l’avevi letta la lettera che gli avevamo mandato?… Il pizzino? Gli hanno mandato una lettera tramite me… che quando l’ha letta, figlio mio, le orecchie si sono incriccate così… gli abbiamo mandato una lettera talmente scritta bene e talmente con tanti di quei… si vede che avevano gente laureata nel gruppo, gli hanno fatto la cronistoria di come sono iniziate le cose, di come erano i patti e di come andava a finire…».
Milioni di euro di appalti
Già , come andava a finire per Domenico “Mimmo” Zambetti, assessore alla Casa della Regione Lombardia, uno in grado di firmare appalti per decine di milioni di euro, in fondo glielo avevano fatto scrivere chiaro e tondo «da gente laureata»: perchè si capisce, anche la mafia calabrese, tra un’estorsione e un’ammazzatina, ormai usa un certo stile.
E lui, «Zambe», il «pisciaturu», che in dialetto calabrese vuol dire «uomo di poco conto» ma anche qualcosa di peggio, la sua condanna l’aveva firmata il giorno che aveva chiesto almeno 4 mila voti per andare ad occupare una poltrona d’assessore nella giunta plurinquisita di Roberto Formigoni.
Poi, forse, si era pentito. Troppo tardi.
I boss, se la ridevano mentre sulla Bmw imbottita di cimici del capocosca Eugenio Costantino, il 18 marzo scorso, commentavano l’ultima rata da 30 mila euro pagata dall’assessore.
«Oh, si è messo a piangere davanti a me e a zio Pino (l’altro boss, Pino D’Agostino, ndr). E piangeva, per la miseria, si è cagato sotto, cagato completo, totale… ogni tanto, solo così possiamo prenderci qualche soddisfazione, altrimenti non ne avrei mai nella vita di soddisfazioni, perchè il potere lo hanno i politici e la legge, però ogni tanto, vaffanc…, con l’aiuto degli amici, ogni tanto una soddisfazione ce la prendiamo…vaffanc… lo sai lui quante persone fa piangere?…E ogni tanto piangono anche loro, ma solo così, Ciro, non c’è altra alternativa che puoi farli piangere…ecco perchè io starò sempre dalla parte della delinquenza!». Incredibile.
Ma come si sa, certe disgrazie, hanno sempre un’origine precisa.
Nel caso dell’assessore Zambetti è una cena del 2009 per le elezioni nel comune di Sedriano, dove il futuro assessore, già onusto d’incarichi pubblici, si presenta per appoggiare la candidatura per il Pdl di Teresa Costantino, la figlia del boss delle cosche platiote al Nord, un tipo sempre elegante e dalla faccia pulita, un boss «2.0» come si direbbe adesso: uomo d’affari, titolare della catena di gioiellerie «compro oro», affamato di appalti pubblici che potrebbe accaparrarsi, come spiega al suo compare e plenipotenziario Giuseppe D’Agostino detto «zio Pino», tramite una sua «testa di legno», tale Paolo Antonio, presidente di una cooperativa, la «Nuova Coseli», con sede in viale Bianca Maria, la strada che a Milano raccoglie studi professionali e uffici di prestigio.
Zambetti capisce in fretta l’antifona e il personaggio e al momento giusto, alla vigilia delle elezioni regionali del 2010 firmerà il suo patto col Diavolo: 4.000 voti in cambio di 200 mila euro e una serie di appalti e favori.
Un vero peccato che l’antimafia di Ilda Boccassini, intercetti il boss per una delle tante indagini sulla criminalità organizzata.
Scoprendo, come mai prima d’ora, quello che da tempo si sapeva e scriveva: e cioè che la ‘ndrangheta al Nord, quella dei Barbaro e dei Morabito, dei Bruzzaniti e Palamara, ha messo da un pezzo le mani sulle città e la Regione.
Il «cavallo di Troia» al Pirellone
Piazzando il suo «cavallo di Troia» dentro il Pirellone: nientemeno che l’assessore alla Casa: «Noi gli diciamo: Mimmo, guarda che c’è quel lavoro, c’è che ce lo devi far dare, adesso tu sai che c’è l’Expo, lui ci può aiutare e li guadagniamo tutti».
Un politico di rango che li riceve nel suo ufficio in via Mora 22, in pieno centro.
Che fa avere una casa all’amante, una licenza alla sorella, sistema la figlia del boss nella direzione centrale dell’Aler, l’ente che controlla le case popolari…
«Però aspetta, adesso bisogna vedere se non l’ha presa per il culo… se non le rinnovano il contratto, poi dopo andiamo a prenderlo a Zambetti… gli diciamo: vieni qua, pisciaturu e gli facciamo un culo così».
Vatti a fidare dei politici.
Sebbene Zambetti, che viene ricattato anche attraverso fotografie di una cena elettorale a Magenta dove i boss si affollano per stringergli la mano, s’impegni soprattutto per gli appalti.
L’elezione pagata a rate
In più, paga la sua elezione. A rate: tre in tutto, l’ultima, da 15 mila euro, il 15 marzo scorso.
Mentre i carabinieri intercettano, filmano e fotografano, appostati sotto il suo ufficio, per un’indagine che non lascia scampo.
E sarebbe bello capire anche, dove li trovava tutti questi soldi l’assessore, accusato non a caso, oltre che di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, anche di corruzione.
Secondo l’inchiesta, Zambetti si consegna totalmente alle cosche calabresi. Ne riceve l’appoggio, grazie anche ai voti trovati da un personaggio già noto alle cronache, Ambrogio Crespi, fratello minore del più celebre Luigi, il sondaggista che inventò «il contratto con gli italiani» di Silvio Berlusconi.
Crespi, giornalista e sondaggista a sua volta, ha contatti con i «napoletani», che controllano interi condomini alla periferia di Milano.
«Ambrogio se vuole, 2000 voti come niente, a me. Lo fa per soldi, no?» E «per gli amici che si disturbano, ci vuole almeno un pensiero, una cinquina di mila euro…». Anche se poi Crespi si lamenta perchè ha preso «solo» 80 mila euro e così, con la scusa di farsi pagare un sondaggio, va a trovare pure lui l’assessore Zambetti.
Ognuno ha il suo bel tornaconto in questa storia squallida e pericolosa che rivela il degrado etico e di legalità raggiunto ormai da certi politici e imprenditori.
Perchè probabilmente, questa non era nemmeno la prima volta che l’assessore ricorreva agli «amici degli amici».
«Scusa, com’è che glieli hanno dati i 2.500 voti a Milano l’altra volta a Zambetti… E va bè, tanto ci ha messo le mani la famiglia Barbaro per i voti…. Perchè io – spiega Costantino a una sua amica nel giugno del 2011 – ne sto vedendo di tutti i colori. Io per l’assessore ho fatto la campagna elettorale per le provinciali del 2009, per quelle del Comune di Milano del 2011 perchè dove ci sono mi chiamano ormai…».
Paolo Colonnello
(da “La Stampa“)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
PSICODRAMMA DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA CHE SPERAVA IN UNA CANDIDATURA (POI SFUMATA) NELL’UDC
Mi dimetto. Non mi dimetto. Ho annunciato le dimissioni. Non ho annunciato le dimissioni.
E’ stata una giornata di psicodramma per Guido Podestà , presidente della Provincia di Milano, finita con una conferenza stampa in cui il politico del Pdl assicura che resterà al suo posto.
E se già si fa fatica a comprendere la versione “ufficiale” dell’interessato, si aggiungono i retroscena.
Il più accreditato dei quali vuole che Podestà abbia annunciato le dimissioni per poter correre alle elezioni politiche, dato che per legge possono candidarsi i presidenti di Provincia che abbiano lasciato il loro incarico almeno sei mesi prima del voto, previsto ad aprile.
Ma dopo aver ricevuto un no dall’Udc — a Milano Podestà rappresenta la minoranza del Pdl — il presidente sarebbe tornato in fretta sui propri passi.
“Credo non ci sia motivo per dare le dimissioni”, ha affermato in conferenza stampa, spiegando che in un momento difficile “bisogna rispettare il patto con i cittadini”. L’esposizione dei fatti che avrebbero portato all’equivoco è stata quanto meno contorta. Podestà ha assicurato di non aver cambiato idea rispetto a quando, poche ore prima, aveva convocato la conferenza stampa medesima con un messaggio su Twitter. Che recitava: “Alle 16 conferenza stampa sulle ragioni delle mie dimissioni. Governare una provincia in queste condizioni è (quasi) impossibile”.
Poi ha “spiegato” che è sempre stata sua intenzione andare avanti, ma di aver discusso “pure con la famiglia” e di aver capito le ragioni di altri presidenti che oggi si sono dimessi, chiamando in causa i tagli del governo.
E alla fine ha anche attribuito la colpa al suo ufficio stampa, che avrebbe sbagliato a scrivere il “twit” incriminato.
Nel fuorionda il presidente si rivolge al portavoce Andrea Radic. “Tu hai mandato veramente ‘sti twit?”. “Sì”. E il presidente: “E’ una stronzata. Se lo hai fatto è una cosa inaccettabile” .
In precedenza, Podestà aveva spiegato ai giornalisti che il twit conteneva un “mie” di troppo, dal che si dedurrebbe che fosse sua intenzione parlare di “dimissioni” altrui.
Sui motivi delle annunciate dimissioni erano circolate diverse ipotesi.
Da una parte nel 2014 la Provincia di Milano scomparirà perchè nascerà l’Area metropolitana. Dall’altra, appunto, una possibile candidatura alle prossime elezioni politiche.
Altra ipotesi, un gesto per protestare contro i tagli alle Province (stesso motivo addotto dalla presidente di Asti, Maria Teresa Armosino), e quindi che si tratti di una provocazione. E’ il caso anche del presidente della Provincia di Biella Roberto Simonetti (che è anche parlamentare della Lega Nord).
E ancora tra tre giorni Podestà si presenterà davanti al giudice per l’udienza preliminare per il caso delle firme false presentate per consentire alle liste Pdl di partecipare alle elezioni regionali del 2010.
L’accusa per l’attuale presidente della Provincia di Milano è quella di falso ideologico.
All’epoca il presidente della Provincia era coordinatore regionale lombardo del Pdl: è imputato perchè sarebbe stato il promotore della presunta falsificazione delle firme a sostegno della lista di Roberto Formigoni e di quella provinciale del Pdl per le regionali del 2010.
L’estate scorsa il procuratore aggiunto Alfredo Robledo aveva chiesto il processo per altre nove persone, tra cui Clotilde Strada, all’epoca responsabile della raccolta firme del partito e che è stata anche collaboratrice della consigliera regionale Nicole Minetti.
E poi, sullo sfondo, c’è il crepuscolo del Pdl, perfino a Milano.
Mentre Silvio Berlusconi dice di ritirarsi per far spazio a un’area dei moderati la più ampia possibile, il partito resiste solo nella figura del presidente di Regione, Roberto Formigoni.
Milanese, classe 1947, Podestà ha iniziato a lavorare con Silvio Berlusconi nella Edilnord nel 1976, diventandone anche amministratore delegato.
La sua carriera politica è iniziata nel 1994 in Forza Italia quando è stato eletto al Parlamento europeo, di cui in seguito è diventato anche vicepresidente.
E’ rimasto eurodeputato fino al 2009, quando è diventato presidente della Provincia, che sparirà nel gennaio 2014 per diventare città metropolitana.
Nel maggio 2008 è diventato coordinatore regionale di Forza Italia e poi del Pdl fino al 2011 quando è stato sostituito da Mario Mantovani.
Lo scorso febbraio si è candidato alla segreteria provinciale del Pdl a Milano, ottenendo il 22% dei voti contro il 72% dell’eletto Sandro Sisler.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
AI BOSS CALABRESI BEN 200.000 EURO… IN MANETTE ANCHE AMBROGIO CRESPI, FRATELLO DEL SONDAGGISTA… COINVOLTO ANCHE IL PADRE DI SARA GIUDICE PER AVER FATTO DIROTTARE I VOTI SULLA FIGLIA
Ordine d’arresto per un assessore regionale della giunta Formigoni.
I carabinieri parlano di operazione “senza precedenti”, un’espressione non raramente abusata, ma in questo caso suona a proposito: sinora non s’era mai visto in Lombardia un politico pagare i gangster della ‘ndrangheta per avere un pacchetto di voti sicuri. Erano voti pagati in contanti, a caro prezzo, 50 euro circa l’uno, quelli presi da Domenico Zambetti, 60 anni, Pdl.
Era stato eletto alle ultime competizioni con 11.217 voti di preferenza, quindi nominato assessore alla Casa al Pirellone.
Secondo l’inchiesta, ha dovuto pagare ai clan calabresi, in varie rate, 200mila euro. Una è di 80 mila, una versata il 31 gennaio 2011 e l’ultima rata, 30 mila euro, è stata pagata nell’associazione culturale ‘Centro e libertà ‘ con sede in via Mora 22 il 15 marzo 2011.
Ad incassarli, secondo l’accusa, Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni, già condannato negli anni scorsi per traffico di droga, che appartiene alla cosca calabrese Morabito-Bruzzaniti; l’altro, referente del clan Mancuso, è l’imprenditore Eugenio Costantino.
E’ un altro colpo per una giunta, come quella Lombarda, che vede il presidente Roberto Formigoni indagato per corruzione con i faccendieri Antonio Simone e Piero Daccò, e ha visto altri arresti per appalti e inchieste per tangenti.
L’ordinanza firmata dal gip Alessandro Santangelo viene eseguita in queste ore e nell’elenco degli arrestati figura, accanto all’assessore Zambetti, anche Ambrogio Crespi: è il fratello minore del più celebre Luigi, ex sondaggista preferito di Silvio Berlusconi.
Era proprio Crespi, secondo l’accusa, a rastrellare i voti nei quartieri periferici di Milano, grazie ai suoi numerosi contatti con la malavita organizzata.
Ai detective, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe D’Amico, non è sfuggito il ruolo di Marco Scalambra, un chirurgo che ha collaborato con Gavannezini Humanitas a Bergamo e con l’istituto Galeazzi, 55 anni, ma impegnato in politica come faccendiere del centrodestra.
Viene considerato il burattinaio del sindaco di Sedriano, Alfredo Celeste, il quale finisce agli arresti domiciliari. In tutto sono venti le persone destinate al carcere, ma quello che emerge ancora una volta, da quando Ilda Boccassini è il coordinatore della distrettuale antimafia milanese, è la cosidetta ‘zona grigia’.
E’ quel mondo di persone apparentemente lontane dal crimine ma in realtà disposte a ubbidire, manovrare, avere vantaggi grazie a gangster molto pericolosi, in questo caso legati a due gruppi, i Mancuso della provincia di Vibo Valenzia e i Morabito-Palamara Bruzzaniti di Africo Nuovo, con i loro affiliati in Lombardia.
Una microspia, che i ‘cacciatori’ del nucleo investigativo milanese sono riusiti a piazzare dentro una Bmw, è diventata una specie di bussola per tracciare la rotta degli insospettabili: un’operazione che pare da manuale.
Qualcuno ricorderà Sara Giudice: è la giovane ex esponente del Pdl a Milano che organizzò, anzi creò la la campagna ‘anti-Nicole Minetti’. Invocava liste pulite, opponendosi alla ‘politica del bunga bunga’, partecipando a trasmissioni come Anno Zero, l’Infedele, Un giorno da pecora.
Ebbene, anche lei, non eletta a causa della legge elettorale, ha ricevuto i voti della ‘ndrangheta, anche se probabilmente a sua insaputa.
E’ stata la più votata della della lista del Terzo Polo nel capoluogo lombardo, con 1.028 preferenze. “Non vi deluderò”, aveva promesso.
A fare l’accordo con i mafiosi calabresi, ma non c’è prova che sapesse con chi avesse a che fare, è stato suo padre, Vincenzo Giudice, ex consigliere comunale Pdl.
Uno molto chiacchierato ma intoccabile, finito nelle carte giudiziarie sempre per suoi incontri con uomini delle cosche.
Per favorire sua figlia aveva promesso non soldi, ma appalti in Calabria, grazie a una società partecipata del Comune di Milano di cui, nominato dalla giunta Moratti, è al vertice.
L’assessore Zambetti era in contatto con Eugenio Costantino, che gli presenta il boss Giuseppe D’Agostino, da qualche tempo detenuto, come ‘portavoce’ della ‘ndrangheta. Da quel momento, Zambetti è sotto scacco: “Bisogna fare attenzione … con il mangiare”, gli fa sapere il boss.
Gli mostrano anche una lettera-pizzino con la ricostruzione precisa della genesi dei loro rapporti e l’assessore fa assumere all’Aler, l’ex istituto case popolari, Teresa Costantino, consigliere comunale pdl a Sedriano, con la complicità di persone ancora da individuare.
Quando Zambetti capisce che non ha molto spazio di ribellione e deve sottostare alle richieste di appalti e favori, “s’è messo a piangere, e piangeva per la miseria, si è cagato sotto, cagato completo, totale, ogni tanto solo così possiamo prenderci qualche soddisfazione. Il potere lo hanno i politici e la legge, però ogni tanto, vaff…, con l’aiuto degli amici, ogni tanto una soddisfazione ce la prendiamo”, si dicono gli ndranghetisti.
La gang si occupava anche di estorsioni e di un traffico di gru, elevatrici, ruspe rubate in Italia e spedite nei paesi emergenti.
Circa sessanta imprenditori verranno ascoltati nei prossimi giorni, perchè nessuno – e si conferma l’allarme lanciato dalla Procura milanese – si è rivolto alle forze dell’ordine.
Da notare, invece, un candidato di una lista vicina alla Lega, che a Rho rifiuta di essere sponsorizzato dal medico-faccendiere Scalambra, che gli propone “i voti della “lobby calabrese””.
L’inchiesta è in pieno svolgimento ma alle 13, nell’ufficio del procuratore capo, si terrà una conferenza stampa.
Piero Colaprico
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 9th, 2012 Riccardo Fucile
UN APPARTAMENTO DELL’ISTITUTO DEI CIECHI AFFITTATO AL FIGLIO DEL PREFETTO… TRA I BENEFIT ANCHE FINANZIAMENTI PER LE ASSOCIAZIONI
Entrare nella «cerchia» significa avere «una rete di conoscenze estesa a diversi ambiti
imprenditoriali, politici e amministrativi ».
Entrare nella cerchia garantisce «numerosi vantaggi, scambi di favori», perfino «appartamenti in condomini di lusso a prezzi stracciati, incarichi prestigiosi, cariche pubbliche, finanziamenti, gare d’appalto».
Lo slogan: «Benefici per tutti».
Le parole intercettate dalla Guardia di Finanza sono di Patrizio Mercadante, fino a ieri insospettabile funzionario comunale, arruolato a Palazzo Marino nell’aprile del 2009 dall’allora assessore alla Famiglia della giunta di Letizia Moratti, Mariolina Moioli. Dalle indagini dei pm Pradella e Siciliano gli oltre 100mila euro di stipendio annui a Mercadante non bastavano proprio.
Ecco, dunque, la scorciatoia.
Dal suo ufficio di Palazzo Marino allarga i cordoni della borsa comunale per finanziare i più disparati progetti destinati alle politiche sulla famiglia. In almeno due casi, poi, ricopre il doppio ruolo di funzionario erogatore e simultaneamente consulente dell’ente beneficiato dalle generose elargizioni.
I FINANZIAMENTI SOSPETTI
I nomi dei progetti? I più bizzarri: 80mila euro sono stati spesi dalla giunta Moratti per le «Olimpiadi della sicurezza stradale», addirittura 223mila euro garantiti per il progetto comunale del «Pedibus», brillante idea per risparmiare il denaro dei mezzi pubblici, affidando il trasporto dei giovanissimi alunni a mamme volontarie (ma così tanti soldi a chi sarebbero andati, allora?).
Per finire con i 100mila euro che la giunta Moratti avrebbe garantito alle suore Marcelline per «Crescere imparando».
Sono stati oltre 13 milioni i finanziamenti passati in un triennio alla firma di Mercadante e su cui ora la procura di Milano vuole fare chiarezza. Ieri, i militari del Nucleo di polizia tributaria sono stati spediti in una quarantina di fondazioni alla caccia delle pezze giustificative di tutto questo fiume di denaro.
Di certo c’è che dei 100mila euro garantiti alla fondazione Adolfo Pini per finanziare «Uno sguardo sulla città » (di cui era commissario l’altro indagato andato in carcere ieri, l’avvocato Antonio Picheca), Mercadante se ne è fatti girare quasi la metà sotto forma di consulenze (per l’accusa fittizie) e lavori inesistenti fatturati da una società di un’amica.
Per questo progetto, inoltre, il denaro pubblico è stato utilizzato anche per pagare (13mila euro), una cena di gala all’interno della stessa fondazione.
Tra gli ospiti anche alti magistrati, cui quella sera pare non essere davvero mancato nulla: il 6 ottobre 2010 è stato allestito uno scenario da favola, con illuminazione per 4.600 euro e biglietti di invito per una spesa di 2.800 euro.
IL GRUPPO DI POTERE
I protagonisti di questo scandalo «sono accumunati dalla stessa militanza politica», si sono convinti gli investigatori.
Mercadante, la sua segretaria tutto fare, Giulia Pezzoli, sono stati nel comitato elettorale della Moioli, nel 2011, quando senza successo speravano di essere confermati a Palazzo Marino in una nuova giunta Moratti.
E lo stesso Picheca risulta essere stato «attivo nella campagna elettorale dell’assessore con la quale manteneva stretti legami».
La Moioli al momento non è indagata, ma pesanti ombre si allungano sul suo operato. Il 29 marzo scorso, dopo che i presunti scandali sui finanziamenti delle case vacanze erano finiti sui giornali, Mercadante intercettato sbotta: «Io tutti i progetti che ho fatto sono tutti a persone sue….. Lei secondo me sbaglia quando dice “non ne so niente”, cazzo, come non ne sai niente? eeeeeh, saiiiiii».
IL PREFETTO E SUO FIGLIO
Rientra nella «Cerchia» — definizione della Procura — anche l’attuale prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi (il suo nome era già emerso nel Rubygate, ndr), trait d’union tra tutte le persone coinvolte nell’inchiesta (anche se l’interessato ha smentito ogni addebito e allo stato non è indagato).
Lo schema che emerge dall’ordinanza firmata dal gip Anna Vicidomini vede il prefetto nominare nel 2011 l’avvocato Picheca commissario della Fondazione Pini (carica che prevede uno stipendio annuo di 45mila euro).
L’avvocato, grazie anche alla carica di segretario generale dell’Istituto dei ciechi, sembra sdebitarsi riservando lussuosi appartamenti del patrimonio immobiliare dell’ente a persone a lui vicine.
Così si spiegherebbe come i figli della Moioli e del Prefetto risultino entrambi affittuari di «appartamenti di lusso» in via Alberto da Giussano, zona Pagano, una delle più ricche della città . Lo stesso trattamento sarebbe stato riservato a Mercadante e a un’altra funzionaria di Palazzo Marino, Carmela Madaffari.
Alla figlia, fino a pochi mesi fa era riservata una casa in Porta Nuova (pieno centro), oltre che «un incarico part-time presso la Fondazione Pini».
In più, la Cerchia muove la pedina del prefetto per cercare di rendere più «dignitoso» il lavoro del funzionario comunale Mercadante.
Caduto in disgrazia nel giugno del 2011, dopo la vittoria della giunta Pisapia. Al telefono con Mercadante, Picheca lo tranquillizza, dicendo di aver parlato direttamente al prefetto: «Gli ho detto – spiega l’avvocato – “guardi che c’è Patrizio che è un po’ in difficoltà in Comune… si sente un po’ demotivato, siccome è rimasto affezionato al mondo della scuola gli piacerebbe andare a lavorare in Regione con la Aprea (attuale assessore della Lombardia)».
Secondo questo racconto, Lombardi davanti al commissario della Fondazione avrebbe telefonato direttamente all’assessore.
Garantendo che «se Patrizio vuole andare da lei, a me difficilmente la Aprea dice no».
Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)
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