Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
LA CONSIGLIERA REGIONALE DEL PDL ANNUNCIA LA SUA STRATEGIA: LINEA DIFENSIVA AFFINE A QUELLA DEL PREMIER CHE E’ UNO CHE “MANTIENE SEMPRE LE PROMESSE”…. SILVIO NON E’ PIU’ UN “PEZZO DI MERDA”, LEI UNA GIOVANE FORTUNATA CHE VIENE DALLA SOCIETA’ CIVILE E CON UN FUTURO DA MINISTRA DEGLI ESTERI…IL SUO MODELLO E’ LA GELMINI
Pantaloni rossi e aderentissimo pullover color crema, Nicole Minetti ti guarda di
sottecchi, dietro la sua scrivania da consigliere regionale, quando le chiedi di Berlusconi.
Poi sembra andare in automatico: “Affascinante, molto generoso, uno che mantiene sempre le promesse”.
Ma un difetto, uno solo, ce l’avrà anche lui, no?
“Troppo impegnato. E con troppe donne attorno che lo corteggiano”.
Sembra che lei questo difettuccio l’abbia un po’ assecondato, nel suo ruolo di procacciatrice di ragazze…
“Ma come si permette? Nessuna delle ragazze che compaiono nelle intercettazioni è stata presentata da me al presidente. Ci si ritrovava a cena, con Silvio si era creato un rapporto di amicizia. Era una specie di grande famiglia”.
I verbali offrono un quadro un po’ diverso. Non crede che la sua immagine sia ormai compromessa?
“Sì. Questo per me è ovviamente un problema, che spero di risolvere impegnandomi al massimo nel mio ruolo istituzionale: in Regione io non mi perdo una seduta”.
Non ha faticato molto per guadagnarsi un posto in consiglio regionale: listino bloccato, così ha voluto il presidente…
“Sono sincera: nella vita ci vuole anche un po’ di fortuna. Ma non c’è nulla di male nell’aiutare una donna giovane che viene dalla società civile e vuole affacciarsi alla politica”.
Società civile? Consigliere Minetti…
“Senta, adesso sta a me dimostrare quello che valgo. Se alla fine del mandato non ci sarò riuscita, mi tirerò indietro. Deve sapere che per le donne quello della politica è un mondo difficile. Essere giovane e carina può essere un handicap”.
Largo ai giovani
“E alle donne. In tutti i partiti”.
Chi è il suo modello?
“Mariastella Gelmimi. Riesce a conciliare molto bene la famiglia e la politica. E poi è stata la prima donna del Pdl con cui io ho avuto un contatto, ha avuto la sensibilità di capire che ero un po’ in difficoltà quando è venuta fuori questa faccenda: carina, molto carina”.
E dall’altra parte c’è qualcuno che stima?
“Matteo Renzi. C’è bisogno di svecchiare. A destra e a sinistra”.
Come si immagina tra dieci anni?
“Sposata e con tanti figli”.
Ancora in politica?
“Certo. Magari ministro, perchè no?”.
Se la Gelmini è un modello…
“Ma io preferirei gli Esteri”.
Nell’attesa c’è da superare lo scoglio del processo. È possibile che la sua linea difensiva si discosti da quella di Berlusconi?
“Lo escludo. È una linea assolutamente affine a quella del presidente”.
Il suo avvocato Daria Pesce in tv aveva fatto capire il contrario…
“E allora lo chieda a lei”.
Rodolfo Sala
(da “La Repubblica”)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
INSERITO DI SOPPIATTO NEL TESTO L’AUMENTO DEGLI ASSESSORI DA 12 a 15 E DEI CONSIGLIERI Da 48 a 60… INVECE CHE ABOLIRE LE PROVINCE, NE CREANO TRE NUOVE…I COSTI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO RADDOPPIANO
Il decreto “Millepoltrone”, inserito di soppiatto nel testo di governo che
ripristina i fondi del Fus, cancella l’aumento dei biglietti del cinema, e aumenta il costo della benzina, consentirà alle giunte comunali di Roma e Milano di creare tre poltrone in più da assessore (diventeranno 15 più il sindaco) e altre dodici da consigliere comunale (dovevano ridursi a 48, sono tornati 60).
È l’ultimo regalo (non ancora perfezionato vista la contrarietà già manifestata dal Colle sia per i decreti omnibus che non hanno necessità e urgenza sia per la norma in questione, già infilata e poi ritirata dal milleproroghe proprio su pressione di Napolitano) che la politica si concede mentre continua ad affermare che la cinghia la devono tirare tutti, politici compresi.
Rigore, trasparenza, tagli. Quando viene presentato un qualunque bilancio di un organo dello Stato sono questi i termini che vengono adoperati . Nell’annunciare che per il 2011 la Camera dei Deputati avrebbe speso la cifra record di 1.106.340.178,86 euro, si è adoperata la formula: “Si risparmia lo 0,98% rispetto all’anno prima”.
Che è una dicitura anomala se si pensa che nell’arco del 2009 la spesa effettiva di Montecitorio era stata di 1.054 milioni di euro.
Si è risparmiato, insomma, spendendo 52 milioni di euro in più.
Certo, c’è l’inflazione, ma non si comprende come questo affannarsi sui tagli, alla fine non produca risultati in termini reali.
È lo stesso per il Senato dove gli sbandierati tagli di “35 milioni” con i mille euro in meno al mese per le competenze accessorie dei Senatori e alcune formule di risparmio sui 981 dipendenti di Palazzo Madama, non si vedono nel calderone complessivo che ammonta sempre a 594 milioni di euro, contro i 421 del 2001.
Non fa meglio la Presidenza del Consiglio, che l’anno scorso, mentre continuava a parlare di crisi economica, è riuscita a spendere il doppio di quanto immaginato per il solo funzionamento (617 milioni contro i 363 previsti), facendo anche peggio nella spesa complessiva (con un aggravio di spesa di oltre un miliardo e mezzo di euro).
Alcuni casi eclatanti riguardano le promesse elettorali.
Pensiamo ai famosi “enti inutili” che di quanto in quanto sono oggetto di sforbiciate mediatiche tranne poi conservarsi uguali a sè stessi.
Chi si ricorda della cancellazione delle Province?
Anche loro erano finite nel calderone degli enti non fondamentali: tagliare, razionalizzare, spostare competenze.
Mentre ci si decideva sul da farsi, di province ne sono nate altre tre: quella di Monza-Brianza, quella di Fermo, e quella di Bat, acronimo che racchiude i territori pugliesi di Barletta, Andria e Trani. Giusto da ieri, con decreto della Presidenza della Repubblica, le tre nuove Province sono state dotate di tre nuove Prefetture.
Per essere “enti inutili” crescono bene.
Ma non è l’unico caso.
Una delle moltiplicazioni della rappresentanza politica ha creato in un breve volgere di anni la mutazione delle vecchie “circoscrizioni” (organi prettamente amministrativi) in organi politici territoriali.
Ne sono nate nelle grandi città come Roma e Milano, ma poi si sono estese a una larga fetta del territorio nazionale, tanto che nella finanziaria 2009 si era pensato di “limitarne” la presenza alle sole città con oltre 250mila abitanti.
Il risultato è stato un “Comitato Nazionale Circoscrizioni” che ha chiesto deroghe più o meno locali.
Così, Forlì, che ha poco meno di 120mila abitanti, dalle amministrative del 2009 è amministrata da un sindaco, da una giunta, da un consiglio comunale, e dalle sue tre circoscrizioni che contano altri 20 consiglieri circoscrizionali ciascuna.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva usato l’accetta, azzerando i compensi dei consiglieri e gettando nel panico una classe amministrativa che con una certa enfasi si era autodefinita, a Roma, degli “straccioni della politica”.
Adesso, con apposito decreto (è lo stesso del Fus, dei biglietti del cinema e della benzina) anche i consiglieri municipali di Roma riotterranno le loro spettanze.
Ma a quanto ammontano?
Oltre al gettone di presenza e al rimborso per le ore di lavoro mancate, la cifra per ciascuno è poco sopra i mille euro al mese.
La circostanza bizzarra è che quei 20-30mila euro al mese per il mantenimento dei consigli municipali a volte coincide con i 20-30mila euro mensilmente spesi per le attività che la stessa circoscrizione dovrebbe fornire ai cittadini.
È un po’ come se, arrivati i soldi dello Stato, si decidesse di fare a metà : metà ai residenti, metà ai consiglieri.
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Marzo 25th, 2011 Riccardo Fucile
ECCO LA LETTERA CON CUI MONICA RIZZI CHIEDEVA L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE AL LAVORO LEGHISTA DI BRESCIA PER BLOCCARE L’ATTIVITA’ ISPETTIVA DI UNA FUNZIONARIA, PENA SEGNALAZIONE ALLE AUTORITA’ SUPERIORI….”MANDATELA A CALCI NEL CULO IN BURUNDI” SCRIVEVA LA RIZZI CHE NEGAVA ANCHE CHE LA LETTERA ESISTESSE: ORA E’ STATA PUBBLICATA DAL FATTO… PER FORMIGONI NON E’ MOTIVO DI DIMISSIONI?
La Lega a Brescia e a Milano è alle prese con il giallo della lettera scomparsa. Ne ha rivelato l’esistenza il “Fatto Quotidiano”, il 10 marzo.
È una missiva inviata via fax all’assessore al lavoro della Provincia di Brescia, il leghista Giorgio Bontempi.
Firmata da Monica Rizzi, assessore regionale allo sport.
Nella lettera, la pasionaria leghista si lamenta con il compagno di partito per il comportamento di una funzionaria dell’ispettorato provinciale del lavoro, la dottoressa Papalia.
Colpevole, pensate un po’, di aver fatto i controlli di legge anche in aziende, la Team 2 e la Monteverde, in cui è coinvolto il fidanzato della Rizzi, l’imprenditore Alessandro Uggeri.
“La Monteverde srl”, scrive Rizzi il 16 luglio 2010, “è stata oggetto nelle settimane passate di tre — diconsi tre — ispezioni a cura dell’Ispettorato provinciale del lavoro nell’arco di 15 giorni”.
“Le citate ispezioni evidenziano quantomeno un’anomalia”: sono troppe ed “eccessivamente invasive”.
Minaccia finale: “Qualora tali azioni dovessero venire reiterate… mi riservo, nella mia qualità di pubblico amministratore, di effettuare una dettagliata segnalazione agli Enti preposti a livello regionale e centrale, per i provvedimenti di rispettiva competenza”.
“Questa lettera non esiste”, ha risposto Monica Rizzi.
“Non mi è mai arrivata”, ha confermato il destinatario.
Inesistente o scomparsa? Il “Fatto” la pubblica qui sopra.
Dunque esiste, anche se qualcuno ha pensato bene di farla sparire, per ora, in qualche cassetto.
Vedremo se riuscirà ad aprire quel cassetto il segretario generale della Provincia di Brescia, Giuseppina Fiorentino, che la sta cercando per obbligo di trasparenza amministrativa dopo le pressanti richieste dell’opposizione, Pd e Idv.
Non la troverete, ripete Monica Rizzi, che in un altro messaggio, più informale, auspicava che l’ispettrice Papalia (la quale oltretutto è anche meridionale) fosse “rimandata a calci in culo in Burundi”.
I vertici del Carroccio, preoccupati di dimostrare la “diversità ” della Lega e la sua correttezza, sono inquieti.
Umberto Bossi non ne vuole più sapere della donna che ha aiutato suo figlio, il Trota, ad essere eletto in Regione Lombardia con i voti della Valcamonica, patria di Monica Rizzi.
Giancarlo Giorgetti e Davide Caparini le hanno chiesto spiegazioni.
Perchè la letteraccia a sostegno del fidanzato è solo l’ultimo scivolone della assessora, che si qualifica “psicologa” e “psicoterapeuta infantile”, addirittura in collaborazione “con il Tribunale dei minori di Brescia”, senza avere nè laurea nè titoli.
Il suo nome nell’Albo degli psicologi non c’è, tanto che la procura ha aperto un’indagine per abuso di titolo.
Darà spiegazioni ai suoi capi, Giorgetti e Caparini, appena si sarà rimessa dal viaggio spirituale che ha appena terminato: a Santiago di Compostela e forse anche Medjugorje, in compagnia del fidanzato Uggeri e della sua guida spirituale, la maga Adriana Sossi, autrice del libro “La mia vita con gli spiriti” e in contatto, beata lei, con “un extraterrestre della galassia di Oron”, ma soprattutto beneficiaria di una piccola collaborazione remunerata (4 mila euro) con la Regione di Roberto Formigoni.
Ma Monica Rizzi ha promesso: spiegherà tutto.
Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 24th, 2011 Riccardo Fucile
IN CORSO L’INDAGINE DELLA PROCURA DI BRESCIA SULLA LAUREA IN PSICOLOGIA, MILLANTATA DALL’ESPONENTE DELLA LEGA… L’IPOTESI DI REATO E’ QUELLA DI ABUSO DI TITOLO…A GINEVRA SMENTISCONO LA RIZZI: “LA FORMAZIONE IN PSICOLOGIA E’ ALMENO DI 5 ANNI, IL CORSO BREVE NON CONFERISCE TITOLO”…MA LA RIZZI SI QUALIFICAVA COSI’ AI CONVEGNI DELLA REGIONE LOMBARDIA
Monica Rizzi, la laurea in Svizzera? L’ateneo non ne sa nulla
L’indagine aperta dalla procura di Brescia è ancora in corso.
I magistrati vogliono verificare se davvero Monica Rizzi, l’assessore leghista in Regione Lombardia, ha millantato una laurea in psicologia.
L’ipotesi di reato è quella di abuso di titolo.
Gli inquirenti stanno inoltre verificando la partecipazione della Rizzi a convegni e incontri pubblici in veste di specialista di problematiche infantili.
Ma i problemi maggiori per l’assessore leghista sembrano adesso arrivare dalla Svizzera. Fabio Lorenzi Cioldi, presidente della sezione di Psicologia- Fpse dell’università di Ginevra dove Rizzi sostiene di essersi laureata, spiega infatti in una mail che “la formazione in psicologia è di minimo 5 anni, il ‘breve corso’ al quale fa riferimento (Rizzi, ndr) non può assolutamente conferirne il titolo”.
L’assessore, più volte interpellata sull’argomento, ha preferito non chiarire la propria posizione.
I suoi collaboratori, il portavoce, il gruppo della Lega in Regione Lombardia e l’ufficio stampa del consiglio regionale e quello della giunta, contattati, non hanno avuto modo di parlare con Monica Rizzi nè rispondere su ciò che la riguarda.
E la questione, per come la sta ricostruendo la procura lombarda, appare semplice.
Dal 2002 e fino al marzo del 2010, l’assessore ha partecipato a numerosi convegni in qualità di psicoterapeuta infantile, titolo di studio esibito, tra l’altro, nel suo curriculum al Pirellone.
L’aspetto più clamoroso riguarda un convegno sponsorizzato dalla Provincia di Brescia: siamo nel giugno del 2002, e la “dottoressa Monica Rizzi” partecipa come relatrice alla seconda giornata di studio contro l’abuso sessuale sui minori. Il convegno dal titolo “Dì di No! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale?” è curato da Sabrina Fabbri e da Claudia Remondina dell’Ufficio Pari Opportunità della Provincia.
“I relatori — si legge nella presentazione del convegno — affronteranno questi temi con l’esperienza che deriva loro dall’essere in trincea, direttamente coinvolti nella lotta contro l’abuso sessuale”.
Al tavolo dei relatori Rizzi siede con il Procuratore Capo presso il Tribunale per i minori di Brescia, Emilio Quaranta, impegnato in una relazione dal titolo: “L’abuso sessuale e la legge”; Ivana Giannetti, presidente del Telefono Azzurro-Rosa, interviene con una relazione dal titolo “Intervista del minore”; Anna Grazia Rossetti, psicologa esperta in linguaggio non verbale, spiega come meglio cogliere nel minore i segnali del disagio; all’incontro non mancano i massimi rappresentanti del mondo istituzionale come il presidente della provincia Alberto Cavalli e il Prefetto Annamaria Cancellieri.
Tra gli specialisti chiamati a discutere di abusi sui minori, intervengono anche Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile e terapeuta famigliare del Cbm” e, appunto, Monica Rizzi presentata come “psicoterapeuta infantile”, con una relazione dal titolo “Evoluzione del bambino maltrattato”.
Il Comitato scientifico del convegno si è fidato senza preoccuparsi di verificare i titoli e l’esperienza professionale maturata nel campo specifico dall’allora futuro assessore Monica Rizzi, che infatti interviene e firma il suo discorso in qualità di psicoterapeuta infantile, arrivando ad affermare: “Collaboro per i problemi relativi all’infanzia con il Senato della Repubblica e in specifico con il senatore bresciano Franco Tirelli”.
Un intervento in cui la Rizzi parla di “evoluzione del bambino abusato e di sintomi psicologici e fisici che il minore può sviluppare” e “degli indicatori e dei segni ritenuti, dagli studiosi del fenomeno, caratteristici del bambino vittima di violenza”.
Nel corso del suo intervento Monica Rizzi afferma: “la mia esperienza personale e le centinaia di documenti letti, mi portano ad affermare con certezza che spesso il minore vittima di abuso manifesta un interesse inusuale verso questioni sessuali, disturbi del sonno, ansia, depressione, comportamenti di isolamento e, a volte, comportamenti seduttivi nei confronti degli adulti”.
Un intervento da specialista, che si spinge a consigliare alla magistratura “l’intervento di un tecnico esperto in materia al fine di ridurre quanto più possibile il numero degli interrogatori del minore coinvolgendolo se non quando strettamente indispensabile”.
La relazione prosegue affrontando i temi del reinserimento del bambino abusato e la disamina di alcuni casi riguardanti l’incesto e “le strategie di seduzione a cui ricorre l’abusante nell’incesto, come la svalutazione della figura materna”.
Ma la “psicoterapeuta infantile” va oltre, parlando di “terapie psicofarmacologiche nell’elaborazione del trauma e nel superamento dello stesso” e “dei percorsi terapeutici familiari con l’obbiettivo di ricostruire le relazioni familiari dal punto di vista psicologico e relazionale”.
E pensare che Rizzi è “solo” un ragioniere.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 17th, 2011 Riccardo Fucile
TENSIONE A MILANO, IN PIAZZA DELLA SCALA, DECINE DI CONTESTATORI NON ORGANIZZATI SI INDIGNANO PER L’UFFICIO MOBILE DEL CIALTRONE PADANO CHE CONTESTA L’UNITA’ D’ITALIA… GRIDANO “FUORI LA LEGA DALLO STATO” E INTONANO L’INNO DI MAMELI…A PROTEZIONE DEL PADAGNO SI DEVONO SCHIERARE I CARABINIERI IN ASSETTO ANTISOMMOSSA, IL BANCHETTO VIENE RIMOSSO E SALVINI MESSO IN SALVO DAGLI “ITALIANI” CHE LUI DISPREZZA
Momenti di tensione in piazza della Scala a Milano, nel giorno dei festeggiamenti per
l’Unità d’Italia, dove il capogruppo della Lega al Comune, l’eurodeputato Matteo Salvini, ha organizzato “un ufficio mobile dove sta lavorando per raccogliere le segnalazioni dei cittadini”: di fatto, un modo per contestare la decisione di tenere chiusi gli uffici pubblici nel giorno della festa.
La solita provocazione del ciarpame leghista e secessionista che “con il tricolore si pulisce il culo”.
Ma stavolta è successo qualcosa di inedito: una trentina di cittadini hanno contestato animatamente il lavoro di una decina di esponenti e sostenitori del Carroccio al grido di “buffoni”, “fuori la Lega dallo Stato” e intonando l’Inno di Mameli.
Una protesta pacifica ma molto accesa, che ha costretto la polizia a schierare di fronte al banchetto un cordone di carabinieri in assetto antisommossa perchè la situazione stava per degenerare.
I contestatori erano semplici cittadini, giovani e anziani, che si sono via via ammassati all’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele, dove si trova il banchetto, dopo le prime rimostranze verbali di alcuni milanesi che indossavano bandiere e coccarde tricolori.
Quindi non “centri sociali” o “comunisti” come delira solitamente Salvini, quando non è impegnato in rutti o in canzoni razziste contro i meridionali, ma cittadini di passaggio (come conferma anche la foto che pubblichiamo).
Gente che ha cominciato a capire come ci si deve regolare per liberarsi della fogna razzista che sta inquinando le coscienze del nostro Paese, al di là delle appartenenze di origine.
Dopo momenti di tensione le forze dell’ordine hanno proceduto con la rimozione del banchetto e Salvini e suoi scherani sono stati protetti dalle forze delll’ordine “italiane” durante la ritirata.
Ma il meglio Salvini doveva ancora darlo.
Ha infatti poi commentato che “questi contestatori si dovrebbero vergognare a usare il tricolore in quel modo”, definendoli squadristi.
Certo, lui il tricolore è notorio come ama usarlo, al posto della carta igienica.
Lui che gira con la maglietta “Padania non è Italia” è solo un clandestino in Italia, quindi non avrebbe diritto a percepire nessun stipendio da parlamentare italiano in Europa, nè gettoni comunali a Milano.
E la prossima volta, le forze dell’ordine “dei terroni italiani” non è giusto che proteggano un provocatore straniero.
Lo respingano o lo affoghino tramite Gheddafi, come Salvini ama fare con gli immigrati.
Il vero clandestino in Italia è solo lui e la sua accozzaglia padagna.
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Marzo 15th, 2011 Riccardo Fucile
LE TELEFONATE TRA LELE MORA E I BOSS…IL CONTROLLO DEI LOCALI NOTTURNI E DELLA DISTRIBUZIONE DELLA TNT… GLI APPOGGI ELETTORALI A CERTI CANDIDATI, UN BOSS SOCIO DEL TESORIERE LOMBARDO DEL PDL, AVVOCATO DI MORA E RUBY
Campagne elettorali organizzate e seguite dai boss. 
Il controllo dei locali notturni, della distribuzione della Tnt (ex Traco) e soprattutto continue telefonate tra Paolo Martino, il capobastone inviato dalle ‘ndrine in Lombardia per gestire i business più importanti, e Lele Mora (non indagato), il manager accusato di sfruttamento della prostituzione per aver portato decine di ragazze ad Arcore.
Sono alcuni degli aspetti evidenziati dalla nuova inchiesta su mafia politica e affari al nord che questa mattina mattina ha fatto scattare le manette ai polsi di 35 persone.
Tutti uomini che avevano avevano come punti di riferimento i tre boss Pepè Flachi, Paolo Martino e Giuseppe Romeo.
L’operazione è stata condotta dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, dei Carabinieri del Ros, in collaborazione con la Polizia locale. E sono stati sequestrati anche beni per due milioni di euro.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state disposte dal gip Giuseppe Gennari su richiesta della dda milanese.
Gli arrestati sono indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, minacce, smaltimento illecito di rifiuti e spaccio di sostanze stupefacenti.
L’operazione è coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini, insieme ai pm Alessandra Dolci, Paolo Storari e Galileo Proietto.
E spiega bene anche perchè proprio Ilda Boccassini si sia occupata del caso Ruby, la minorenne marocchina che, secondo l’accusa, si è prostituita con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Il boss Martino, secondo gli investigatori, era di fatto socio di Luca Giuliante (non indagato), tesoriere del Pdl lombardo, avvocato di Mora, del presidente della regione, Roberto Formigoni e anche di Karima El Mahroug, meglio conosciuta come Ruby Rubacuori.
Agli atti ci sono telefonate in cui Giuliante si occupa di una gara d’appalto a cui era interessata la famiglia di costruttori calabresi Mucciola.
Dalle carte emerge una spaventosa capacità dell’organizzazione criminale d’infiltrarsi nelle realtà economiche e politiche milanesi.
Secondo gli investigatori la famiglia del celebre boss Pepè Flachi avrebbe seguito l’ultima campagna elettorale del consigliere regionale Pdl Antonella Majolo, sorella delle più celebre Tiziana, già assessore comunale a Milano.
Giuliante racconta al cronista de Il Giornale la sua versione sui contenuti delle sue telefonate con Paolo Martino: ”E’ un episodio, se ben ricordo, che risale a due anni fa. Questo Martino mi venne presentato da Lele Mora, che era in contatto con lui per l’organizzazione di alcune serate in Calabria. All’epoca facevo parte della commissione aggiudicatrice di un appalto per l’allargamento del Pio Albergo Trivulzio. Martino mi venne a trovare chiedendomi se potevo fare qualcosa per agevolare una azienda a lui vicina. Io lo ricevetti e con estrema cortesia gli spiegai che non potevo fare assolutamente nulla, anche perchè la gara d’appalto era già stata chiusa”.
La ‘Ndrangheta gestiva anche i servizi di distribuzione per la Lombardia della Tnt (ex Traco), società che si occupa anche della consegna di pacchi e posta. Secondo il provvedimento del giudice, la Tnt aveva dato in subappalto a consorzi e cooperative di trasporto (con proprietà dei camion) i servizi di recapito di plichi. Ed è proprio di questi servizi che la ‘Ndrangheta avrebbe assunto il controllo, secondo l’inchiesta della dda, da almeno due anni; anche se da alcune intercettazioni tra Pepe Flachi con il figlio emerge che la criminalità organizzata ha infiltrazioni da almeno un ventennio nella società di spedizione e consegne pacchi in Lombardia.
Le riunioni tra Martino e la famiglia Flachi avvenivano in un ufficio dell’istituto ortopedico Galeazzi, dove due capisala calabresi si preoccupavano che i vertici di mafia avvenissero lontano da occhi indiscreti.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 13th, 2011 Riccardo Fucile
E’ QUANTO EMERGE NELLE 1.110 PAGINE DI DATI NELLA RELAZIONE ANNUALE DELLA DIA…LE REGIONE HA IL MASSIMO INDICE DI PENETRAZIONE NEL SISTEMA ECONOMICO LEGALE: TRAPIANTATI RITI E TRADIZIONI
La Lombardia si conferma la regione del nord Italia che registra «il maggiore indice di
penetrazione nel sistema economico legale dei sodalizi criminali della ‘ndrangheta, secondo il modello della “colonizzazione”».
È l’allarme lanciato dalla Relazione annuale della Direzione nazionale Antimafia, 1.110 pagine di dati e analisi sulla criminalità organizzata made in Italy. «In Lombardia», chiariscono gli analisti, «la ‘ndrangheta si è diffusa non attraverso un modello di imitazione, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di “colonizzazione”, cioè di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso.
La ‘ndrangheta ha «messo radici», divenendo col tempo un’associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla «casa madre», «con la quale però comunque continua ad intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche».
In altri termini, in Lombardia «si è riprodotta una struttura criminale che non consiste in una serie di soggetti che hanno semplicemente iniziato a commettere reati in territorio lombardo»; al contrario, gli indagati «operano secondo tradizioni di ‘ndrangheta: linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono tipici della criminalità della terra d’origine e sono stati trapiantati in Lombardia dove la ‘ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza».
La ‘ndrangheta è presente anche in Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio ed in particolare Roma, Abruzzo, ove sono emersi inquietanti interessi negli appalti per la ricostruzione dopo il sisma del 2009, Umbria ed Emilia Romagna.
Per quanto attiene ai rapporti sul territorio, insomma, la ‘ndrangheta «è oggi l’assoluta dominatrice della scena criminale, tanto da rendere sostanzialmente irrilevante, e comunque, in posizione subordinata, ogni altra presenza mafiosa di origine straniera».
Non solo: la ‘ndrangheta si è da tempo proiettata anche verso l’Europa, il Nord America, il Canada, l’Australia.
C’è inoltre l’allarme per le infiltrazioni nella pubblica amministrazione: «Emerge in modo costante e preoccupante, soprattutto nel Centro-Nord del Paese, la presenza sempre più gravemente pervasiva di soggetti collegati alle organizzazioni criminali, soprattutto di matrice ‘ndranghetistica».
Una situazione che viene definita«particolarmente temibile».
Infatti, spiega la Dna, «c’è il rischio che si crei una schiera di “invisibili” che, germinata dalle cellule silenti delle mafie al Centro-Nord, penetri in modo silente ma insidioso il tessuto politico, istituzionale ed economico delle regioni oggetto dell’espansione mafiosa».
E non si ritiene sia una caso se, come si ricorda, «l’Unione Europea e la comunità internazionale convergono verso l’attribuzione di un medesimo coefficiente d’allarme per i delitti di corruzione e quelli di criminalità organizzata, a riprova di un coacervo illecito che andrebbe congiuntamente esplorato, con i medesimi mezzi probatori e le stesse tecniche investigative». come «le intercettazioni telefoniche e ambientali».
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Marzo 9th, 2011 Riccardo Fucile
ABUSO EDILIZIO: 500 METRI CON BOTOLA….IL SINDACO PRENDE LE DISTANZE: “HA 32 ANNI, NON LO SEGUO PIU”…LE TAPPE DELLA VICENDA CHE HANNO PORTATO IL FIGLIO GABRIELE AD ESSERE SOTTO INCHIESTA A MILANO
“Mio figlio è indipendente, ha 32 anni, io lo seguivo quando era più piccolo”. Così Letizia
Moratti, dopo giorni di dure polemiche, prende le distanze da suo figlio Gabriele, coinvolto nello scandalo del loft stile caverna di Batman.
Erano 500 metri quadri di laboratori artigiani in via Ajraghi, a Milano.
Sono stati trasformati dal Morattino in una super-residenza con zone soggiorno, cucina, area party, camere padronali e per gli ospiti, servizi, giardino, piscina, palestra, ring, poligono di tiro, parcheggio auto a scomparsa.
Se sono stati commessi reati, violazioni edilizie, irregolarità amministrative, lo verificherà il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che si è trasformato in Joker e ha aperto un’inchiesta sulle mirabolanti metamorfosi della casa di Batman.
Ma la mamma, che è anche sindaco della città , non sapeva niente delle scelte del figlio?
“Francamente non mi occupo di queste questioni tecniche”, dice ora con aria leggermente indispettita.
Gabriele, garantisce, “si assumerà le sue responsabilità ”.
Eppure fino a ieri ci teneva a far sapere di essere molto unita al figlio, tanto da dichiarare a una giornalista del settimanale Oggi: “Sa quante volte mi sono travestita e con mio figlio Gabriele, travestito pure lui, ce ne siamo andati di notte in giro per le vie a rischio di Milano, dove c’è droga, prostituzione, delinquenza, per capire che cosa succede veramente e poi prendere provvedimenti?”.
Non sappiamo se il travestimento fosse quello di Batman, nè chi dei due facesse Robin.
Certo che il fumettaccio dell’abuso edilizio, per ora solo presunto, sta rovinando le notti di donna Letizia.
Tutto comincia a luglio, quando un cronista del Giornale scopre, girando per il palazzo di giustizia milanese, che è in corso una causa civile intentata da una azienda che vuole essere pagata per i lavori realizzati in uno stabile di via Cesare Ajraghi, zona Certosa.
Così la lite su alcune fatture non saldate porta alla luce la miracolosa trasformazione di quattro unità accatastate sotto la sigla C3, ovvero “laboratori per arti e mestieri”, in residenza di superlusso.
Il consigliere comunale Basilio Rizzo (Lista Fo) chiede conto al sindaco. Partono gli accertamenti amministrativi.
Si avvia l’inchiesta di Robledo-Joker. Il 12 agosto Gabriele Moratti cerca di correre ai ripari chiedendo al Comune (cioè alla mamma) che l’immobile da “produttivo” diventi “commerciale”.
Il 28-29 settembre i vigili riescono finalmente a entrare per i controlli.
Rilevano soltanto modeste irregolarità .
Eppure ci sono le camere da letto, i divani, le cucine con i frigoriferi pieni. Ufficialmente, però, la Bat-caverna con piscina, sauna e ponte levatoio è “spazio espositivo per abbigliamento multi-marca”: uno showroom di moda.
Attività inedita per Gabriele Moratti, che ha un paio di lauree, in psicologia e storia dell’arte, prese negli Stati Uniti, alla Duke University di Durham (dove ha studiato Richard Nixon) ed è inserito nel management del colosso petrolifero di famiglia , la Saras, come consigliere d’amministrazione e assistente del direttore generale.
Ha poi una sua attività autonoma, a cui tiene molto, che ha però a che fare non con la moda, bensì con la sicurezza: ha fondato insieme all’ex campione mondiale di kick boxing Andrea Vittori l’agenzia Manta Security. Bodyguard e investigazioni.
Bebe (così lo chiamano gli amici) ha dimostrato di non essere tutto chiacchiere e distintivo.
La “sicurezza” se la fa da sè, senza bisogno di guardie del corpo: lo ha dimostrato il 20 dicembre 2008, quando ha ingaggiato una memorabile rissa nel privè della discoteca Hollywood con Eddie Irvine, ex pilota di Formula Uno.
Questioni di donne, con seguito di cazzotti e qualche parola di troppo.
Ora i due litiganti sono entrambi imputati per lesioni gravi, ma per Bebe c’è anche l’accusa di minacce.
A Palazzo Marino, intanto, è rimasto il vice sindaco, Riccardo De Corato, a dover affrontare il fumetto della Bat-caverna.
Ieri Letizia Moratti non si è presentata e ha lasciato al suo vice il compito di fare ai capigruppo una relazione sull’argomento.
“Mi auguro che dalla Moratti, che non poteva non essere a conoscenza della situazione abitativa del figlio, arrivi un chiarimento sotto tutti i punti di vista”, ha commentato Barbara Ciabò, consigliera comunale di Fli e presidente della Commissione casa.
Gianni Barbacetto e Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 5th, 2011 Riccardo Fucile
LA GUARDIA DI FINANZA VERIFICA NELLA NOTTE LA CASA DI GABRIELE MORATTI: 500 METRI QUADRI A MILANO, ACCATASTATI COME LABORATORIO, POI PASSATI A UNITA’ COMMERCIALI, MA IN REALTA’ TRASFORMATI IN ABITAZIONE DI LUSSO, CON PISCINA DI ACUQA SALTA, POLIGONO DI TIRO, BAGNO TURCO E IMMENSE CAMERE DA LETTO
Mezzo migliaio di metri quadri ristrutturati, cinque capannoni trasformati sulla carta in «laboratorio» ma di fatto in una specie di reggia residenziale abusiva, magari con la garanzia di regolarizzarla senza problemi grazie al nuovo Piano del territorio appena approvato dal Comune: è questo il sospetto che ha fatto finire sotto inchiesta il 32enne Gabriele Moratti, figlio del sindaco milanese Letizia, con l’ipotesi di violazione edilizia.
Sospetti – appunto – di cui non solo si parlava ma erano anche già finiti sui giornali da tempo, salvo prendere improvvisamente corpo formale nel pomeriggio di ieri allorchè i militari della Finanza si sono presentati all’ingresso dell’edificio in questione con un mandato per entrare, fotografarlo, compiere tutti i rilievi del caso e acquisire i relativi documenti.
Di lì a poco, sulla base del loro rapporto, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha valutato che l’iscrizione di Moratti Jr. nel registro degli indagati non fosse rinviabile neppure di un giorno.
I cinque (ex) capannoni che oggi hanno comunque l’aspetto di un unico complesso da 447 metri quadri stanno al numero 30 di via Ajraghi, appena fuori dal centro storico di Milano in direzione nord-ovest: ristrutturati nel 2009, fin da subito oggetto di polemica in consiglio comunale, accatastati come laboratori.
Senonchè l’architetto Gian Matteo Pavanello, artefice del progetto, contestualmente a una lite giudiziaria tra lui e i Moratti sul mancato pagamento dei lavori pubblica un libro per dire che non di laboratorio si trattava bensì di magione «in stile Batman» con «bagno turco, piscina salata, camere da letto immense» e persino «poligono di tiro» sotterraneo.
Nel 2010, con 102mila euro di oneri, l’accatastamento si trasforma in commerciale.
Mai in abitativo, anche se l’architetto accusava già allora il giovane Gabriele di «averci abitato».
I tentativi di ispezione fatti in passato si erano fermati contro una porta chiusa: ma le foto scattate ieri dalla Finanza potrebbero finalmente aiutare a capire come stanno veramente le cose.
Nel frattempo l’ultimo capitolo – di questi giorni – è che l’approvazione del Piano generale del territorio consentirebbe comunque di regolarizzare tutto quanto con un semplice timbro.
Esplosa mentre ancora è ben vivo a Milano il rumore sulle case degli enti a vip e affini – il cui fascicolo è in mano allo stesso Robledo – la vicenda ha ovviamente mandato la politica locale in ulteriore fibrillazione.
Il Pd ha chiesto inutilmente al sindaco Letizia Moratti di presentarsi in Consiglio: «Se i sospetti fossero confermati – dice il capogruppo Pierfrancesco Majorino – la Moratti non dovrebbe presentarsi alle elezioni». «Ben venga la chiarezza ma così come le colpe dei padri non ricadono sui figli – ha replicato Giulio Gallera per il Pdl – al sindaco non possiamo certo imputare niente».
Sulla stessa linea il capogruppo della Lega, l’europarlamentare Matteo Salvini.
Nessun commento dal candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia.
Paolo Foschini
Rossella Verga
(da “Il Corriere della Sera“)
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