Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
LA RELAZIONE SUL PRIMO SEMESTRE 2010 DENUNCIA IL COINVOLGIMENTO DI RAPPRESENTANTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CHE HANNO PILOTATO APPALTI AD AFFILIATI DELL’ASSOCIAZIONE CRIMINALE…. LE COSCHE PUNTANO ALL’EXPO 2015, ALTRO CHE PADAGNA DELLA LEGALITA’
Nel Nord Italia e soprattutto in Lombardia c’è una “costante e progressiva evoluzione” della
‘ndrangheta che, “radicata da tempo su quei territori, interagisce con gli ambienti imprenditoriali lombardi”.
E’ quanto sottolinea l’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia consegnata al Parlamento e relativa al primo semestre del 2010.
L’allarme della Dia arriva nel pieno della polemica scatenata dalla denuncia di Roberto Saviano a Vieni via con me.
La “consolidata presenza” in alcune aree lombarde di “sodali di storiche famiglie di ‘ndrangheta ha influenzato la vita economica, sociale e politica di quei luoghi”, si legge nella relazione della Dia, che sottolinea inoltre il “coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede ad impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l’assegnazione di appalti ed assestato oblique vicende amministrative”.
Per penetrare nel tessuto sociale, “le cosche – che in Lombardia godono di una certa autonomia ma dipendono sempre dalla ‘casa madre calabrese’ come ha dimostrato l’inchiesta ‘Crimine’ che ha ricostruito l’organigramma della ‘ndrangheta – si muovono seguendo due filoni: quello del consenso e quello dell’assoggettamento”, spiegano gli esperti della Dia.
Tattiche che “da un lato trascinano con modalità diverse i sodalizi nelle attività produttive e dall’altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione, che possano favorirne i disegni economici”.
Con questa strategia, e favorita da “una serie di fattori ambientali”, si consolida la “mafia imprenditrice calabrese” che con “propri e sfuggenti cartelli d’imprese” si infiltra nel “sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e, in alcuni segmenti dell’edilizia privata” come il “multiforme compartimento che provvede alle cosiddette ‘opere di urbanizzazione’.”
Il risultato è un vero e proprio “condizionamento ambientale” da parte della ‘ndrangheta, “a modificare sensibilmente le normali dinamiche degli appalti, proiettando nel sistema legale illeciti proventi e ponendo le basi per ulteriori imprese criminali”.
In Lombardia ormai la ‘ndrangheta si è ambientata talmente bene che non ha più bisogno di usare tecniche d’intimidazione.
Al contrario, sottolinea la Direzione investigativa antimafia, si serve di “nuove e sfuggenti tecniche di infiltrazione, che hanno sostituito le capacità di intimidazione con due nuovi fattori condizionanti: il ricorso al massimo ribasso” nelle gare d’appalto e la “decisiva importanza contrattuale attribuita ai fattori temporali molto ristretti per la conclusione delle opere”.
Insomma, una volta consolidata la propria presenza, la ‘ndrangheta ha imparato a usare bene leggi e bandi a proprio vantaggio, arricchendosi sempre di più.
Ricordando l’arresto di amministratori pubblici e imprenditori che collaborano con la ‘ndrangheta, la Dia però mette anche sull’avviso il governo per il futuro: si rischia che l’associazione criminale s’infiltri con successo negli appalti per l’Expo 2015.
Per evitarlo, si legge nella relazione, occorre un “razionale programma di prevenzione”.
Il cosiddetto ‘ciclo degli inerti’, la cantieristica e la logistica collegata, la manodopera e le bonifiche ambientali” costituiscono i settori – scrive la Dia – maggiormente esposti al rischio di infiltrazione dell’intero indotto che si muove attorno alle grandi opere, agli appalti pubblici e privati”.
Ma c’è di più: secondo la Dia, infatti, il “condizionamento ambientale” delle cosche su parte dell’economia lombarda, va inteso come “partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato”.
argomento: criminalità, denuncia, economia, emergenza, federalismo, Giustizia, governo, mafia, Milano, Politica, radici e valori, Regione, subappalti | Commenta »
Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
LA LEGA AVREBBE VOLUTO UNA CRISI PILOTATA PER NON RISCHIARE IL FEDERALISMO… PER ASSICURARSI IL SOSTEGNO DI BOSSI, IL PREMIER HA OFFERTO LA PRESIDENZA DELLA REGIONE LOMBARDIA: FORMIGONI DIVENTEREBBE MINISTRO… E IERI HA TELEFONATO A MOLTI DEPUTATI FINIANI PROMETTENDO MARI E MONTI SE GLI VOTANO LA FIDUCIA: OFFERTE RESPINTE AL MITTENTE
I destinatari hanno confermato che il tenore della telefonata era più o meno il seguente: “Ma mi
dite come fate se andiamo a elezioni anticipate? Alle liste ci avete pensato? Chi vi garantisce la legislatura?”.
L’autore delle stesse non era un abbonato qualsiasi, ma il presidente del Consiglio in persona che per circa 20 giorni avrà di che dilettarsi via cavo.
I destinari erano invece la maggior parte dei deputati finiani che si sono dovuti sorbettare la solita litania: “Fini non è il futuro, se fate cadere il governo non avete possibilità di rielezione”.
Offerte respinte al mittente, ma non saranno certo le ultime.
Nella residenza di Arcore, il premier avrebbe confidato ai suoi collaboratori, con toni minacciosi: “Fini? Non sa cosa lo aspetta, se andiamo ad elezioni”. D’altronde è il leader del partito dell’amore.
Ormai si sente accerchiato, Fini non ha sbagliato una mossa negli ultimi mesi e difficilmente lo farà ora.
Chi lo conosce sa che è un freddo e gliel’ha giurata, come avrebbe peraltro fatto chiunque al suo posto, dopo essere stato espulso per lesa maestà dal partito che aveva cofondato e al quale aveva portato in dote un 10-12% di voti.
Senza i quali, è bene ricordarlo, a quest’ora Silvio non sarebbe a Palazzo Chigi, ma a Palazzo di Giustizia.
Nel pomeriggio di ieri, è poi arrivata la folta delegazione leghista (numerosa perchè si controllano a vicenda), divisa tra due opzioni.
Quella caldeggiata da Maroni, più possibilista verso le richieste d Fini, e quella di Bossi, convinto a seguire il premier, alzando di volta in volta il prezzo del ricatto.
Bossi ha ieri chiesto, in cambio del lasciapassare dal tribunale di Milano, la presidenza della Regione Lombardia.
Il premier ha servizievolmente chiamato Formigoni che si è messo a disposizione dell’emergenza.
Lascerebbe il Pirellone in cambio di un ministero.
Dopo Veneto e Piemonte, Silvio si è venduto al rigattiere leghista anche la Lombardia, senza neanche rendersi conto dei riflessi che una scelta suicida del genere potrà avere sulla classe dirigente pidiellina del Nord.
Un incapace politico che sta svendendo l’argenteria di casa giorno dopo giorno, mettendo a rischio la stabilità del Paese e creando un solco sempre più profondo tra nord e sud.
Ricattato dalla Lega, continua negli esosi pagamenti invece che andare in questura, ovvero di fronte al popolo italiano, a denunciarli.
Ma Bossi non si fida delle promesse del premier circa la possibilità di recuperare deputati in vista del voto di fiducia e si tiene aperta la porta del governo tecnico.
Non sarebbe la prima volta che fa fare a Maroni un’altra parte in commedia per poter così giocare su due tavoli.
Silvio non molla la poltrona perchè teme di non ritrovarla, ma se qualcuno gliela sfilerà saranno proprio coloro che oggi si fingono integerrimi alleati.
Nel Pdl non è solo Tremonti che si sta preparando al dopo, anche la Gelmini, Frattini e Alfano lavorano sottotraccia, insieme alle altre 20 correnti in cui ormai si è sbriciolato quello che rimane del partito.
In attesa della messa da requiem.
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Novembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
PISAPIA: “CON ME VINCE LA POLITICA, ORA DOBBIAMO BATTERE LA MORATTI”…L’ EX ESPONENTE DI RIFONDAZIONE CON IL 45% PREVALE SU BOERI (40%) E SU ONIDA (13%): 70.000 I VOTANTI….IL PREMIER INCORONA LA MORATTI, MA SE FINI CONVINCE ALBERTINI A PRESENTARSI PER IL TERZO POLO A MILANO SARANNO FUOCHI ARTIFICIALI
È un terremoto e la Puglia, al confronto, è nulla.
Alle primarie del centrosinistra, l’avvocato Giuliano Pisapia batte l’architetto Stefano Boeri, dandogli 5 punti di distacco, e sbaraglia il Pd che lo ha sostenuto a tutti i livelli.
Forte del suo impegno civico e della sua passione, Pisapia ha rovesciato i pronostici: «È la vittoria della democrazia delle primarie», ha commentato a caldo ieri sera.
Poi, le lacrime e il ringraziamento ai suoi competitor (oltre a Boeri, primo a chiamare per congratularsi, il professor Valerio Onida e l’ambientalista Michele Sacerdoti) «con i quali c’è stato un leale confronto e con cui insieme dobbiamo battere la Moratti», e ai partiti che lo hanno sostenuto (Sel e Federazione della Sinistra), ma anche «al Pd che continua a essere la componente principale di un centrosinistra rigenerato, in grado di sconfiggere il centrodestra».
Giuliano Pisapia era stato il primo a scendere in campo per le primarie. «Bisogna spendersi per cercare di rendere il mondo migliore e farlo in tutti i modi in cui si può», aveva scritto sul suo sito poche ore prima del voto.
In fondo, Pisapia aveva già sperimentato la fatica e il sacrificio che spesso ti chiede la politica: eletto deputato indipendente per Prc nel ’96, il penalista ha presieduto la commissione Giustizia ed è stato rieletto nel 2001.
Poteva bastare.
Invece no: e così in giugno, mentre già impazzava il toto-candidati, l’avvocato per bene, con i modi gentili, ha rotto gli indugi: «Ci sono».
Lo ha fatto per amore della città , spinto da tanti milanesi «stanchi di vedere Milano andare a pezzi».
Una corsa continua, che lo ha sfinito anche fisicamente, ma che ha coinvolto sempre più persone.
Partito svantaggiato rispetto a Boeri, Pisapia ha capito che poteva farcela quando ha cominciato a raccogliere messaggi di incoraggiamento di persone che da tempo avevano smesso di votare e che invece hanno accarezzato il sogno di sconfiggere il centrodestra nella terra di Berlusconi e Bossi.
Poi c’è stata la sera magica, quella del 6 novembre, quando Nichi Vendola (che ieri notte ha commentato dagli Stati Uniti: «Una lezione di buona politica in un Paese sgomento») è arrivato a Milano a dichiarare stima, affetto e sostegno a Pisapia.
Una sera magica, appunto, con migliaia di persone uscite dalla routine del sabato amici-cena-cinema per assieparsi al Teatro dal Verme, dentro tutto pieno all’inverosimile e fuori altre migliaia di uomini e donne, giovani e di mezza età in piedi a condividere e ribadire la voglia di cambiamento.
«Per me la politica è soprattutto servizio», ha ripetuto fino alla fine facendo tesoro degli insegnamenti della madre Margherita, cattolica e attenta ai più deboli, e del padre Giandomenico, avvocato e sostenitore del tema dei diritti. Per questo ha voluto tenere lontane le polemiche e bassi i toni, anche quando le primarie hanno avuto momenti di asprezza e tensione, anche quando alcuni dei suoi collaboratori avrebbero voluto contestare duramente l’invasione di campo del Pd, che ha mobilitato tutti, dal segretario nazionale Pierluigi Bersani alla maggioranza degli eletti nelle istituzioni, per garantire sostegno a Boeri.
Pisapia, che ha precisato di essere «uomo di sinistra ma non comunista», potrebbe però faticare a raccogliere consensi moderati.
Per questo, l’esito delle primarie apre le porte alla possibilità di una candidatura di centro.
E il nome gettonato è sempre quello: Gabriele Albertini, che da oggi riprende incontri tra Milano e Roma.
A fronte di un candidatura della Moratti, annunciata ieri da Berlusconi e mal digerita sia dalla Lega che da ampi settori del Pdl, una eventuale terza lista con Albertini candidato sindaco per Futuro e Libertà , Udc e altri settori di centrodestra , farebbe davvero saltare il banco.
Rendendo le comunali di Milano una incognita, con pesanti ripercussioni sulla politca nazionale.
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